Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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16 febbraio 2010

Quando la ricerca non porta a una grande scoperta

Scorrendo una lunga lista di titoli di libri a cui fare la recensione, ho scelto questo,di Manuela Malchiodi perché mi immaginavo di compiere un lungo viaggio fantastico, attraverso i ricordi e le immagini della mia infanzia, rivivere i momenti in cui guardavo i cartoni animati, a quelle ore fisse del giorno...la mattina, all'ora di colazione, e alle 4 del pomeriggio, all'ora della merenda...un rito. Ero ansiosa di immergermi nella lettura di questo libro, di staccare per un po' dalla realtà...e trovarmi, non so, a compiere delle missioni con Sailor Moon, a vivere una storia romantica con Piccoli Problemi di Cuore, o a risolvere un caso difficile con L'Ispettore Gadget.
Vedo il libro ... è piacevole all'occhio ... la copertina è di cartone, e ovviamente richiama il titolo: viva, bella, grezza, proprio come il cartone degli scatoloni, e inoltre, sopra, e sparsi un po' per tutto il libro ci sono disegni, fatti da bambini di una scuola elementare, con un evidenziatore rosa shocking. Leggo la prefazione di Aldo Grasso, che già dalla prima riga, inizia a nominare quei cartoni, i miei cartoni animati. Sono soddisfatta della scelta che ho fatto, e inizio a leggere. Scopro però, con enorme disappunto che, l'autrice indaga soprattutto su cartoni animati moderni, che non ho mai sentito nominare, e questa, ovviamente, non è una colpa da imputare a lei, ma li analizza con superficialità, facendo una lunga lista di nomi e titoli, forse a causa della sua mentalità da ricercatrice, infatti, la Malchiodi lavora presso l'Osservatorio di Pavia, (del quale si è servita per i monitoraggi occorsi per questo volume), dove è responsabile di indagini riguardanti in particolare il tema tv e minori e la qualità televisiva nell'emittenza locale. La lunga lista che va da cartoni animati giapponesi, francesi, italiani, inglesi e americani, accanto a una lunga e altrettanto noiosa lista di valori, disvalori e tipizzazioni di personaggi è stata ripresa da reti che propongono programmazioni regolari di cartoni animati, quali Raidue, Raitre, Italia 1, MTV, Rai Gulp, Boing, Disney Channel, Cartoon Network e jetix, in onda tra le 6.30 e le 20.30, di una settimana campione, dal 25 al 31 maggio 2008. Proprio nel primo capitolo l'autrice afferma che sono nati ultimamente, a causa della riduzione di programmi per l'infanzia, molti canali tematici che riempiono i palinsesti quotidiani di “PERSONAGGI DISEGNATI” , e dunque, il grande rischio è il caos.
Alla lettura di questo libro, penso che un po' di caos lo abbia creato lei stessa. L'autrice afferma che il fine di questo testo è di rilevare valori, sia positivi, sia negativi trasmessi dai Cartoni animati, usando un approccio sia quantitativo che qualitativo. Un approccio un po' freddo se si riferisce ad una sfera così divertente e piena di sentimenti quale è invece quella dei cartoni. Infatti ad ogni singolo cartone animato è stata applicata una scheda di analisi strutturata, (riportata in modo dettagliato in appendice del libro), che si riferisce sia ai palinsesti, (quantità di cartoni che trasmettono e la loro collocazione oraria, e i target di età privilegiati), sia alle caratteristiche dei cartoni animati stessi, (origine geografica, culturale e temporale, i generi, i formati, i registri narrativi, la caratterizzazione dei personaggi e i modelli valoriali proposti dalle narrazioni). Viene indagato il linguaggio dei cartoni animati per cogliere le strutture linguistiche proposte, esplorare i significati latenti accompagnati a ogni testo e comprendere quali valori, stili di vita e modelli relazionali affiorano attraverso questo ponendo più che altro attenzione a quelli negativi.
Ebbene, essendo i cartoni animati rappresentazioni della realtà, ed essendo la realtà piena di valori positivi e negativi, è normale e auspicabile che nei cartoni essi vi siano rappresentati, seppur in modo molto più delicato, di come ciò accade nella vita reale.
Si insiste molto sulla figura del bullo, sul fatto che i cartoni dedicati alle bambine si basino soprattutto sull'estetica, sulla figura dell'adulto, e sul fatto che c'è, ma è come se non ci fosse...di che c stupiamo? La vita è questa!! Non sono solo i cartoni ad essere tipizzati, sono i “personaggi” della vita reale che lo sono.
Si scredita anche il linguaggio utilizzato dai cartoni, oltre che i personaggi. Non voglio nemmeno immaginare come potrebbe sentirsi, un bambino che non impara subito questo linguaggio tanto denigrato, quello che tutti i suoi compagni usano. A mio avviso è un bene che esistano cartoni fatti in questo modo, con bulli, vittime, genitori assenti, adulti cattivi, insegnanti ipocriti, e la classica vicina di casa vanitosa, tutto ciò non va criticato, con numeri, elencando lemmi, frasi e personaggi che si ripetono. Tutto ciò va celebrato! Guadando questi cartoni, il bambino, già da piccolo capisce cosa deve fare per sopravvivere in un mondo che spesso fa paura. Ha la possibilità di scegliere di essere (è cinico, ma è la realtà) un bullo, o una vittima, invece, non guardandoli e trovandosi poi ad interagire con altri bambini, non potrebbe essere in grado di rapportarsi in modo immediato con i valori, ma soprattutto con i disvalori che essi rappresentano e presentano. Forse per un genitore sarebbe utile leggere questo libro, non tanto per avere gli strumenti per capire quali cartoni o no far guardare a suo figlio, proteggendolo dalla violenza, ma proprio per capire che in realtà il mondo dei bimbi è più complicato di come sembri in realtà.
Sara Lemmetti


Valori di cartone. Esperienze e personaggi dell'animazione televisiva
A cura di Manuela Malchiodi (Prefazione di Aldo Grasso)
Bologna, LINK idee per la televisione, RTI Mediaset (MI), 2009, pp. 166.



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