Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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23 aprile 2010

Confini

In diretta la direzione: scontro Berlusconi-Fini. Vorrei riflettere su un fatto positivo e uno negativo. Quello che è successo oggi è tanto incredibile quanto credibile. La situazione continuava a precipitare sempre più, dagli appunti politici agli insulti personali, dagli interventi ai microfoni ai gesti in piedi. La situazione precipitava sempre più e sempre più la direzione partecipava: applausi e urla da stadio, brontolii e facce da bar. Incredibile che le cose andassero così, ma credibile. Il fatto positivo: il faccia a faccia davanti alle facce, quelle dei membri in auditorium e quelle degli spettatori della diretta. Non solo, sono immagini che rimarranno: le loro espressioni, gli occhi e le dita, adulti e bambini, Berlusconi e Fini. Oltre i confini. Non ci sono state porte chiuse o agenzie stampa, non ci sono stati messaggi poi raccolti o giri di parole e volti. Le cose, Silvio e Gianfranco se le sono dette, i nomi sono stati fatti, gli esempi pure, per non parlare dei rimproveri e dei rancori, delle controversie e dei colori, delle intimità e delle intimidazioni. E l’han fatto in direzione e in diretta. Da un “vogliamoci bene” poco sincero, ma sereno a un “facciamola finita” poco sereno, ma sincero: il microfono fermo, la mano magari meno e “diciamolo davanti a tutti”. Questo mi ha sorpreso, ma non mi è spiaciuto. Domani forse. Mi ha sorpreso e spiaciuto invece il fatto negativo: i confini di Fini. Credevo che Gianfranco contasse di più. Quasi un’ora d’intervento e poi via col vento, appesi a un documento e con lui appena il sette per cento. Appena, apnea. Sottolineo che non mi è sembrato in ottimo stato Fini: sia nella forma che nei contenuti. Spento. Ripetitivo, ma poco incisivo. Meno duro del solito. Sottintendo che mi è sembrato sempre lui invece Berlusconi: sia nella forma che nei contenuti. Acceso. Sintetico, ma molto incisivo. Più duro del solito. Nonostante il punto di partenza fosse un sempre più illuminato Fini e un sempre più scuro in volto Berlusconi. Gli ultimi mesi sono stati così, almeno: al netto, consenso per Fini. Avevo pensato, che semmai fosse arrivato questo momento ci sarebbero state più firme al documento. Invece oggi i nodi sì, sono venuti al pettine, ma una mano l’ha tirato, una parrucca è venuta via con tutti i nodi e un’altra ce ne sarà sotto. Berlusconi ha stravinto, anche contro Fini. E non me l’aspettavo, non in questi termini. Concludendo la mia riflessione quindi, ora all’una di notte prima di andare a letto, sono colpito sia dall’esser andati oltre i confini della politica fatta dai dirigenti, dentro le dirigenze, diretti a se stessi, diritti e dietro. Sia dall’essere Fini risistemato entro i suoi confini. Lo scrivo ora, così tardi, perché domani, già presto, sarà diverso: in questi tempi veloci saremo già abituati ai faccia a faccia davanti a mille facce, in questi tempi duri saremo già abbattuti che un leader illuminato sia spento e confinato da un leader scuro in volto. Incredibile quanto credibile: abituati e abbattuti, tutti dentro i confini. In diretta. Buonanotte.


Ps. Solo un brutto sogno notturno:
“...Ti ho già detto che ho intenzione di vendere «Il Giornale», e se vuoi, se hai un uomo vicino a te o ad An, ci accordiamo: che lo comprasse lui…”.
Per fortuna Indro gli occhi li ha chiusi, non ha visto nè letto: l'idea che aveva di informazione libera e di illuminata destra sono confinate, quasi sfinite. Io invece no, domani mattina gli occhi li riaprirò. Con Fini.

Alessandro Ferraro

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