Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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11 dicembre 2011

Il terzo settore nella provincia di Genova

Il peso del non profit, del cosiddetto Terzo Settore, continua a crescere in tutta Italia e rappresenta, ormai, un pilastro significativo anche dal punto di vista economico. Non a caso, lo stesso legislatore fiscale ha posto la sua attenzione sulla disciplina specifica che questo settore richiede, innanzitutto, per sopravvivere e, in secondo luogo, perdurare nel tempo.
La provincia di Genova è in linea con questo trend ed è interessante prendere visione di alcuni dati numerici messi a disposizione da CELIVO, il Centro Servizi al Volontariato. In attesa della rilevazione annuale, in arrivo come di consueto a dicembre, si può provare ad interpretare alcune delle statistiche del 2010 per cercare di orientarsi nel mondo del volontariato di Genova e provincia. Dividendo idealmente l’area di interesse in due, quella del Genovese e quella del Tigullio, si può constatare che il maggior numero di organizzazioni sia situato, come prevedibile, a Genova (610), seguita da Golfo Paradiso (22) e Scrivia (22). Per quanto riguarda l’area del Tigullio, invece, al primo posto per numero di organizzazioni non profit c’è Entella (45), che precede Golfo del Tigullio (29) e Petronio (18). In sintesi, è il Comune di Genova che vede la maggiore concentrazione di associazioni ed enti di vario tipo, per la precisione il 76% del totale, mentre la provincia racchiude il 24%. All’interno del comune, poi, si può notare una maggiore densità nei Municipi del centro est, del Medio Levante e della bassa Val Bisagno. Infine, sezionando ulteriormente la zona, si può osservare la distribuzione delle organizzazioni di volontariato nel Comune di Genova per quartiere: Pre Molo Maddalena in testa (81), seguito da Portoria (63), San Fruttuoso (40) e Foce (37).
Come sempre quando si cerca di sistematizzare lo sviluppo di un fenomeno più o meno diffuso, si arriva a risultati a volte contraddittori: pertanto, se non stupisce la preponderanza di attività di volontariato nella zona del centro storico, allo stesso tempo non è così evidente la diminuzione delle stesse muovendosi verso la periferia del Comune. E lo stesso vale se si estende il discorso alla provincia: l’area di Genova è al primo posto per numero di organizzazioni ma al terzo troviamo un’area “periferica” come la Valle Scrivia.
Certamente, laddove la concentrazione di etnie e ceti sociali differenti è maggiore, sono più evidenti fenomeni di marginalizzazione e discriminazione che determinano un rafforzamento quasi automatico del Terzo Settore. Nelle zone più interne della provincia, pensiamo alla Val Trebbia, per esempio ( ultimo posto dell’ area genovese con solo 4 organizzazioni), le differenze sociali ovviamente ci sono ma risultano, forse, meno avvertite a causa della minore densità abitativa.
Tra i dati più interessanti occorre evidenziare quelli relativi ai destinatari delle attività associative: innanzitutto bambini e/o bambine da 0 a 12 anni (198), dato che quasi fa sorridere se si pensa che Genova e tutta la Liguria, sono notoriamente “anziane”. E, non a caso, al secondo posto ci sono le organizzazioni rivolte agli anziani ( 197). Tale apparente contraddizione si spiega, naturalmente, con la migrazione e le ormai diffuse comunità di sudamericani e nordafricani, per fare gli esempi più noti, che vivono nel territorio genovese; al contempo, sono molti gli anziani soli, con una pensione misera e che spesso non possono permettersi un’assistenza. I meno considerati dalle organizzazioni non profit sono i consumatori (9), le prostitute/i (8) e gli omosessuali e/o transessuali, transgender (3). Fa riflettere, soprattutto, il dato relativo alla prostituzione che rappresenta un fenomeno ampiamente diffuso sul nostro territorio e che spesso, purtroppo, è collegato allo sfruttamento. Per quanto riguarda gli omosessuali, è molto difficile trarre delle conclusioni da un unico numero, tuttavia, se può colpire che una delle categorie più interessate da fenomeni di discriminazione e razzismo non riceva assistenza, si può anche riflettere sul fatto che determinate problematiche, laddove possibile, vengano affrontate con professionisti competenti, psicologi o psicoterapeuti.
Tra i principali settori di intervento, si può facilmente constatare che le organizzazioni di volontariato nella provincia di Genova sono rivolte, in primo luogo, al socio-assistenziale ( 35% ), seguito dal sanitario ( 24%) e dall’educativo-formativo (14%). Al quarto posto troviamo le associazioni che si dedicano al settore culturale ed alla tutela dei beni culturali ( 7%): lodevole l’attenzione della popolazione genovese al patrimonio quasi illimitato di cui disponiamo e che spesso non vediamo, d’altro canto sarebbe auspicabile che le Autorità locali riuscissero a svolgere tutte, o quasi, le attività necessarie alla conservazione del centro storico tra i più grandi e meglio conservati d’Europa.
Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico degli enti che operano nel Terzo Settore, com’è noto, essi possono operare come associazioni riconosciute, vale a dire iscritte nei pubblici registri o come associazioni non riconosciute. In Liguria vi è una netta prevalenza delle prime, circa 649, cifra che corrisponde all’81% del totale, mentre sono 153 quelle non iscritte, ovvero il 19% dell’ intera torta.
In conclusione, tenendo conto del periodo economico tutt’altro che roseo, dello smantellamento progressivo del c.d. Welfare a tutti i livelli, l’aumento delle attività non profit è, senza dubbio, un dato positivo, testimonianza viva di un certo spirito di responsabilità dei cittadini genovesi. Al contempo, occorre evidenziare quella che è una problematica a livello nazionale, vale a dire le finte associazioni che sfruttano le numerose agevolazioni, in particolar modo fiscali, per celare attività economiche tradizionali ed esercizi d’impresa. E’ importante, ed in questo senso tanto si sta già facendo, che tutti gli enti preposti, in primo luogo l’Agenzia delle Entrate, operino e vigilino al fine di stanare i soggetti fraudolenti sia per un bisogno di legalità di cui si sente ormai l’urgenza, sia per non macchiare l’eccellente lavoro che svolgono le associazioni vere operanti sul nostro territorio.
Michele Archinà

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