Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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18 marzo 2012

Quando la mafia entra nello showbiz

GENOVA.
Ieri, Sabato 17 marzo, si è conclusa la manifestazione per le vittime di tutte le mafie.
Una mobilitazione pacifica che ha visto partecipare centomila persone provenienti da svariate città.
I millenovecento assassinati dai killer delle molteplici cosche mafiose, sono stati ricordati in questa giornata della memoria, che si è svelata come un'iniziativa sentita e approvata da tutti, come dimostra la sorperendente affluenza e l'immagine di un insolito Piazzale Kennedy, occupato da un alto numero di pullmann.
Come vuole la tradizione, per ogni buona idea c'è un altro progetto che stride con il messaggio positivo che sarebbe dovuto passare.
Alla vigilia della tranquilla invasione usciva, sul Venerdì di Repubblica, un articolo che illustrava la presenza in America di un reality show chiamato Mob wives (mogli di gangster).Ambientato a Staten Island, il programma vede come protagoniste mogli e figlie di noti criminali mafiosi, riprese durante una giornata tipo.
Il ruolo della donna nelle cosche mafiose è sempre stato relegato dietro le quinte, luogo dove per altro si svolge come nei più grandi spettacoli, il grosso del lavoro. In questo caso, invece, il ruolo femminile viene portato alle luci della ribalta.
Quello su il Venerdì è certamente un articolo di denuncia, ma per la legge de "l'importante è che se ne parli", un'eccessiva attenzione a questo fenomeno risulta controproducente. Siamo, ormai, abituati ad una tv spazzatura che si occupa di intrattenimenti vuoti, ma che a questi livelli rischia di minare i concetti di rispetto e moralità. Cosa Nostra approda a Brooklyn negli anni dell'immigrazione ottocentesca e la ritroviamo oggi come protagonista di un reality, che spettacolarizza le donne di mafia.
Esiste, tuttavia, una teoria diversa che tenta in qualche modo di dare una giustificazione all'esistenza di questo format. La chiave di lettura consisterebbe nel vedere lo show come un brutto colpo alla mafia newyorkese. Le donne escono dal cono d'ombra creato attorno a loro dagli uomini delle famiglie mafiose e, mostrando sfumature che sin'ora erano rimaste segrete, dovrebbero riuscire in qualche modo a ridicolizzare la storica figura del Padrino, togliendo virilità (o sarebbe più appropriato parlare di viltà?) al gangster.
Questa mitizzazione della mafia, dovrebbe farla apparire come una storia conclusa.
Tralasciando le tante teorie possibili, siamo davvero disposti a dare momenti di celebrità a donne che probabilmente hanno agito più di quanto crediamo?
Ciascuno è libero di fare le scelte che ritiene migliori ma un altro aspetto ha lasciato un po' perplessi.
Venerdì, mentre proseguivano i preparativi per la manifestazione, mentre centinaia di famiglie si accingevano a partire per Genova, un altro giornalista concludeva il suo articolo in modo poco felice. Come commento al pezzo di cui si è parlato, poche pagine più avanti, seguiva un secondo articolo ricco di opinioni condivisibili ma che trovava un finale spiacevole. Il giornalista propone di importare il reality anche in Italia.
Gli ascolti del programma americano sono modesti e gli USA sembrano non temere più Cosa Nostra, ridotta a piccola organizzazione criminale.
Probabilmente per gli americani seguire uno show come Mob wives, contribuisce ad alimentare l'immaginario di un Italia tutta "pizza, mafia e mandolini". Le immagini che dovrebbero arrivare negli States, invece, dovrebbero essere quelle della manifestazione tenutasi nel nostro paese. Questo sancirebbe la fine di un "mito", non certo riportare a casa nostra, seppur sotto forma di show, ciò che per tanti anni, con forza, abbiamo tentato di eliminare. Realizzare in Italia un reality di questo tipo contrasterebbe troppo con l'impegno profuso contro la mafia, contrasterebbe troppo con la manifestazione avvenuta proprio il giorno dopo l'uscita dell'articolo.
L'Italia che deve apparire agli occhi degli americani non deve essere più quella delle cosche, ma quella di centinaia di persone riunite pacificamente per ricordare le vittemi di quei killer, mariti e padri delle nuove "dive" da reality.
Sara Azza




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