Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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14 maggio 2013

Stampa quotidiana in Albania


Il cambiamento del sistema politico in Albania viene associato con l’evoluzione e la trasformazione dei media. L’instaurazione del pluralismo politico e l’economia di mercato dopo gli anni ’90 ha portato il crollo del monopolio statale sui media. Considerando il fatto che per tutto il periodo comunista i media erano totalmente sotto il controllo del partito, i media ebbero un cambiamento radicale durante il passaggio da un sistema centralizzato a quello di libero mercato. A differenza degli altri paesi ex comunisti dove il passaggio avvenne gradualmente, in Albania avvenne in maniera radicale.
Durante il periodo 1990 fino al 1997 sparirono i giornali e le riviste controllate dallo stato comunista, fa eccezione solo “Zëri i Popullit” (La voce del popolo), che era il principale giornale del partito comunista, e il loro posto lo presero i nuovi quotidiani. Ormai la trasformazione stava prendendo una nuova via, quella della libertà di parola, fiorivano nuovi mezzi di comunicazione dove per la prima volta dopo il ’91 furono pubblicate quattro quotidiani e tre anni più tardi vide raddoppiare il numero, arrivando anno dopo anno a un aumento progressivo dei quotidiani.  Considerando il fatto che prima degli anni ’90 si pubblicavano solo due giornali: “Zëri i Popullit” (La voce del popolo), e “Bashkimi” (Unione), attualmente, riferendomi all’Union of Albanian Journalists [1] che è il sindacato dei giornalisti in Albania, sono all’incirca 22[2] i quotidiani nazionali con una diffusione di non più di 70.000 copie. Solo i quotidiani “Panorama” e Shekulli (Secolo) vendono da 15 mila fino a 25 mila copie, mentre le altre vendono solo 5 mila copie.
Con il libero mercato l’esplosione dei media ha portato una situazione un po’ caotica ovviamente colpa della legislazione che ha lasciato molti spazi a questo disordine nel mercato dei media. Secondo uno studio fatto da Mark Marku sui media, una delle caratteristiche principale del mercato dei media albanese è la mancanza di trasparenza finanziaria. I media privati quando entrano nel mercato  non dichiarano i loro investimenti. Questo causa problemi nel mercato perché entrano in scena grandi imprenditori da altri campi cambiando così il panorama dei media. Quindi i giornali di questi imprenditori, che entrano nel mercato con grossi investimenti, sono più diffusi nel paese[3], e anche se hanno perdite nel costo dello stampo del giornale recuperano con altri guadagni provenienti da altri business.
Freedom House ha segnalato che l’Albania è parzialmente libera classificandola al 96° posto (The 2013 World Press Freedom Index). Fatto sta che la risorsa primaria di sopravvivenza dei media albanesi, giornali e Tv, sono il guadagni che traggono dalle pubblicità, spesso diventano dipendenti di quest’ultima che poi diventa la chiave per distinguere i colori della bandiera che portano. Poiché il governo dispone di un budget pubblicitario per tutti i suoi ministeri la maggior parte dei soldi viene data ai media filo-governativi, quelli che hanno appoggiato la linea del governo, scatenando l’ira dei media di opposizione.
Eduart  Lleshaj


[1] Union of Albanian Journalists, http://unioni-gazetareve.com/shtypi.html
[2] ABC, Albania, Balli i Kombit, Gazeta 55, Gazeta Ballkan, Gazeta Shqiptare, Gazeta Start, Integrimi, Koha Jone, Korrieri, Metropol, Panorama, Rilindja Demokratike, Shekulli, Shqip, Sot, Sot, Sporti Shqiptar, Tema, Tirana Observer, Tirana Times, Zeri i Popullit.
[3] http://al.ejo-online.eu/293/ekonomia-e-medias/mediat-shqiptare-dhe-specifikat-e-tregut-lokal
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