Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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16 dicembre 2017

Il crepuscolo dei media


Il tramonto della carta stampata, il suo inevitabile declino e superamento in favore di nuovi media, questo l’argomento trattato dal saggio Il crepuscolo dei media di Vittorio Meloni, esperto di comunicazione. L’analisi effettuata risulta impietosa, il quarto potere, così lo definì il politico e scrittore inglese Edmund Burke, dopo una storia ultracentenaria dedicata all’orientamento del grande pubblico sui temi più disparati, sta affrontato un gravissimo periodo di crisi, non destinato ad arrestarsi. I dati del Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, mostrano come i lettori di quotidiani e periodici siano diminuiti del 26,5% nell’arco di tempo che va dal 2007 al 2016, nel medesimo intervallo un significativo declino è toccato anche alle vendite complessive, passate da 5,8 milioni di copie giornaliere a 3 milioni; questo crollo editoriale si è fatto maggiormente evidente in seguito alla grande crisi mondiale cominciata proprio nell’anno 2007, costringendo gli italiani a rinunciare all’acquisto di alcuni beni di consumo, ritenuti superflui, come i giornali.
La situazione editoriale italiana risulta nettamente peggiore rispetto a quella di altri grandi paesi europei, infatti, per via degli scarsi investimenti statali nel settore dell’istruzione, la penisola italiana risulta essere uno dei paesi meno colti, tanto che i cittadini, non possedendo gli strumenti minimi indispensabili per la comprensione degli articoli eccessivamente costellati di termini tecnici, tendono a prendere le distanze dai quotidiani. A causare un preliminare calo editoriale contribuirono la radio, potente mezzo di propaganda a partire dagli anni 20, seguito dalla televisione negli anni 50, dapprima con la Rai, emittente pubblica, e dalle reti private Mediaset dell’imprenditore Silvio Berlusconi successivamente, capaci di accalappiare un vasto pubblico palesemente meno elitario rispetto a quello della carta stampata.
Ai giorni nostri i media sopraccitati, denominati vecchi media, si trovano a dover costituire un fronte compatto nei confronti dei nuovi media, termine che sta ad indicare internet con social network e app, favoriti dai giovani per via dei contenuti maggiormente adatti alla loro cultura e ai loro gusti personali. Attraverso social come Facebook, il più popolare, ogni individuo può partecipare direttamente alla creazione di notizie e opinioni diventando uno scrittore per caso, nonostante nella maggior parte dei casi chi pubblica in rete lo fa con un’insufficiente padronanza della lingua italiana e, cosa ancor peggiore, rischia di alimentare le cosiddette fake-news, notizie inventate, create con il solo scopo di disinformare il lettore.
La pubblicità rappresenta da sempre il maggiore introito finanziario di quotidiani e periodici, fondamentale quindi per la loro sopravvivenza, tuttavia, proprio con l’arrivo di internet, numerosi investitori pubblicitari, attratti dall’immediatezza e dai costi inferiori del nuovo mezzo, hanno deciso di pubblicizzare i propri prodotti attraverso questa innovativa piattaforma, causando pertanto il crollo di numerosi giornali, costretti a chiudere avendo perso ben il 65% di fondi a disposizione.
L’ultimo grande periodo del quotidiano risale agli anni della rivolta studentesca avvenuta nel 1968, durante il quale i giovani nutrivano un grande interesse nei confronti della politica, per questa ragione si poté assistere alla fondazione di numerose testate; nell’epoca attuale questo interesse è quasi totalmente svanito, i ragazzi non consultano gli organi di stampa quanto facevano le generazioni precedenti e la fascia di età di lettori di periodici e quotidiani è quella degli over 65. Per contrastare il dominio del web, la carta stampata è corsa ai ripari dando vita ad una propria versione digitale, si tratta dei quotidiani online, consultabili tramite smartphone e tablet nella maggior parte dei casi gratuitamente, raramente a pagamento come nel caso de “ Il Sole 24 Ore”; quel che li diversifica rispetto alla versione cartacea è l’aggiornamento in tempo reale e l’utilizzo di nuove tecnologie come video e registrazioni, ma nonostante un gran numero di utenti ne venga attirato i ricavi rimangono ugualmente esigui per via di software AdBlock che impediscono all’utente di visionare i banner pubblicitari, non consentendo ai giornali di assicurarsi un guadagno. Anche la televisione ha tentato di arginare il web aumentando i propri incassi con la Pay tv, ma difficilmente si potrà reggere il passo con la televisione del futuro rappresenta da Netflix e Amazon, consultabile direttamente dal proprio computer.
Quel che appare certo è che nei prossimi anni l’informazione subirà una totale mutazione, gli investimenti pubblicitari destinati ai social network aumenteranno ulteriormente, rendendoli sempre più centrali nel loro ruolo informativo, dunque all’industria editoriale non rimane altro che rinnovarsi e sperimentare nuovi sistemi per coinvolgere il lettore.
Giulia Novello

Vittorio Meloni
Il crepuscolo dei media. Informazione, tecnologia e mercato
Laterza, Bari-Roma, 2017, pp. 133.



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