Molto è stato detto e molto è
stato scritto su come l'avvento di internet abbia cambiato il mestiere del
giornalista, che oggi cerca nuove strade per sopravvivere ma sembra non aver
ancora trovato una soluzione sicura. Il calo delle vendite dei giornali
stampati ha prodotto una crisi che le edizioni digitali non sembrano ancora in
grado di arginare; inoltre sono ormai entrati in scena Google e i social network
come Facebook e Twitter, che si stanno sempre più intrecciando con
l'informazione con il rischio, per il giornalista, di perdere il suo ruolo di
mediatore tra i fatti e il pubblico. Come si può leggere nel sottotitolo, il
libro di Michele Mezza cerca di dare ai giornalisti i mezzi per mantenere una
certa indipendenza e “per non diventare sudditi di Facebook e Google”,
un'ipotesi che non dobbiamo giudicare esagerata. Sin dalle prime pagine
l'autore si concentra su un recente accordo tra il social network di Mark
Zuckerberg e grandi testate come il “New York Times” o il “Guardian” secondo il
quale i giornali cederebbero a Facebook le loro notizie e il social network si
occuperebbe di farle arrivare ai propri utenti a seconda dei loro interessi,
intuiti attraverso un'analisi dei profili. Risulta quindi chiaro che in questa
situazione i giornalisti devono ritagliarsi un nuovo spazio e capire in quale
direzione sta andando il loro mestiere. È proprio questo che cerca di fare
Mezza nel suo saggio, prima studiando lo scenario attuale e poi parlando delle
tecnologie e delle nuove possibilità alle quali i giornalisti possono e devono
guardare.
L'autore si rende conto che un
libro sul giornalismo scritto nel 2015, che si concentra proprio sui
cambiamenti di questa professione, rischia di rimanere subito indietro rispetto
a quanto sta accadendo nel mondo, per questo il suo lavoro non si esaurisce
nelle pagine stampate. Il libro è costantemente arricchito con numerosi QR code
che, una volta inquadrati con lo smartphone, rimandano a siti, video, o
contenuti di altro tipo che si collegano a quel che scrive Mezza, primo fra
tutti il sito giornalisminellarete.donzelli.it, che fa da punto di
riferimento e raccoglie notizie sull'argomento del libro. L'idea è buona:
permette al lettore di essere aggiornato in tempo reale su quello che legge e,
al tempo stesso, dimostra un uso concreto della tecnologia da parte
dell'autore, che quindi non si limita solo a parlarne. Ma il libro di Mezza
funzionerebbe bene anche senza l'aiuto dei QR code e probabilmente le sue
indicazioni risulteranno utili ancora per diverso tempo, perché la
trasformazione del giornalismo è sì veloce – come tutto nell'era di internet –
ma forse non così tanto come si credeva qualche anno fa.
Un aspetto che traspare subito è
la grande passione che sta alla base di questo saggio, un interesse vivo che si
traduce in ipotesi e osservazioni non banali e in un'attenzione ai nuovi
fenomeni che stanno coinvolgendo il mondo del giornalismo: nuovi strumenti,
nuovi canali ma soprattutto un nuovo modo, ormai necessario, di pensare il
giornale, quello che l'autore definisce un'operazione di re-thinking, invece di
un semplice re-styling. A questo proposito va senza dubbio citato l'acquisto
del “Washington Post” da parte di Jeff Bezos, il proprietario di Amazon, un
fatto che segna una svolta di importanza pari all'accordo tra Facebook e le
grandi testate cui si accennava. Tutto ciò non lo apprendiamo solo dalle parole
di Mezza, ma anche da alcune interviste e conversazioni con giornalisti e
direttori di giornali o siti di news, una soluzione che contribuisce a rendere
il saggio più scorrevole. In effetti il libro è piuttosto denso di concetti e a
volte non è dei più semplici da seguire, del resto è più indirizzato agli
addetti ai lavori che al pubblico generalista. In ogni caso il saggio di
Michele Mezza può risultare un valido aiuto per chi cerca di schiarirsi le idee
sulla attuale situazione del giornalismo, che se da un lato ci sta togliendo
alcuni punti di riferimento, dall'altro ci propone nuove possibilità. Proprio
questo è il punto: non bisogna lasciarsi ingannare dal sottotitolo che, pur
sottolineando un aspetto di importanza fondamentale nel pensiero dell'autore,
potrebbe suggerire una visone essenzialmente negativa di internet. Al
contrario, quello su cui più si concentra Mezza sono gli strumenti e le
potenzialità offerti dalla tecnologia. Certo, rimangono ancora diversi
interrogativi, e dovremo dimenticarci di quel giornalismo che faceva consumare
le suole delle scarpe ma, nel frattempo, sta prendendo forma una nuova figura,
un mestiere più complesso che tocca campi diversi, e capire come funziona è
l'obiettivo di un libro come “Giornalismi nella rete”.
Michele Mezza
Giornalismi nella
rete, per non essere sudditi di Facebook e Google,
Donzelli, Roma, 2015.
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