“I heard revolution would not be televised, Al Jazeera proved them wrong.”
Così
viene reinterpretato il celebre brano di Gil Scott-Heron dal rapper
egiziano-statunitense Omar Al Offendum, alla luce delle proteste in Egitto che
nel 2011 fecero dimettere Mubarak. Ed è proprio in questo iconico verso che si
racchiude il senso di Voci da sud,
nato da una tesi di dottorato che viaggia dall’Orientale di Napoli a Doha e che
ruota attorno ad una questione oggi più che mai centrale nel mondo del
giornalismo: è possibile invertire il flusso che per secoli ha portato
l’Occidente a riversare la sua civiltà, la sua storia, le sue notizie verso un
Sud stereotipato, passivo e privo di voce?
Se
è vero, come affermava Robert Fisk, che nella storia occidentale cruciale è la
relazione tra potere, media e parole, quale può essere il contributo di una
singola emittente mediorientale nel processo di decolonizzazione dell’informazione?
Al Jazeera ha provato a cambiare verso all’informazione internazionale,
trasformando un monologo unilaterale in un dialogo eterodiretto che raccoglie
direttamente le voci dei protagonisti della storia e degli eventi di vaste
regioni mediorientali, per poi consegnarle all’attenzione dell’Occidente.
L’autrice
Viola Sarnelli ripercorre l’apertura del canale in lingua inglese, lanciato
dalla trasmittente del Qatar nel 2006 con il dichiarato obiettivo di diffondere
contenuti regionali e “alternativi” attraverso piattaforme, modelli e un
linguaggio accessibili anche al mondo occidentale, con l’emblematico slogan “Voice to the voiceless”.
Le
interviste ai giornalisti che hanno preso parte al progetto e le analisi di
massmediologi e studiosi raccolte nel libro si vanno direttamente ad inserire
in un dibattito ben più ampio che si interroga sul ruolo dei media. È così che
l’autrice, seguendo le tappe percorse dal canale ed i suoi effetti sul pubblico
internazionale, ci racconta cosa nel concreto voglia dire promuovere il
giornalismo di pace: Al Jazeera English
si pone come media conciliatorio, ponte tra due culture lontanissime eppure
necessariamente portate al dialogo, sfruttando la lingua come denominatore
comune e raccontandoci cosa succede “aldilà” dell’Occidente.
Se
è vero che troppo spesso i media occidentali rincorrono una chimerica
obiettività, senza dare il giusto peso alle prospettive e al contesto che
spiegano i fatti, Sarnelli ci dimostra come Al
Jazeera English abbia reso un altro approccio possibile: le testimonianze
dirette, gli interventi, i video amatoriali ed i commenti online sono parte
integrante delle fonti del canale, che mette a fuoco eventi storici come le
proteste tunisina o egiziana direttamente con gli occhi dei suoi protagonisti;
il tutto non resta inoltre chiuso in un dibattito interno fine a se stesso, ma
viene raccontato in inglese e trasmesso in tutto il mondo, così da raggiungere
non solo i protagonisti della diaspora “dal sud” in occidente, ma il pubblico
occidentale stesso. Con metodo e ricca capacità argomentativa, Voci da sud pone “un punto e virgola”,
come la stessa autrice suggerisce, un tassello finalmente propositivo
all’interno dello scontro tra civiltà di Huntington che certo non trova
soluzione grazie al singolo contributo di un’emittente, ma che necessariamente
passa anche per un coinvolgimento attivo dei media, nel ritrovato significato
letterale di “ponte”.
Marianna Mancini
Viola
Sarnelli
Voci
dal Sud. Al Jazeera English e i flussi delle notizie internazionali
Photocity.it
Edizioni, Napoli, 2014, pp. 236.
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