Essa è infatti la
rivista specializzata più antica del mondo, tanto che gli oltre 900 numeri
della collezione completa sono allineati sugli scaffali della biblioteca di
Wimbledon, sede del più prestigioso torneo del circuito professionistico. Le
sue pagine hanno ospitato l’esordio di grandi firme, da Gianni Clerici, che
inizia a scrivere nel 1948, a Rino Tommasi, il cui primo pezzo è del 1953. Ma
la lista dei collaboratori di alto livello è lunga: comincia con Riccardo
Piatti, Alberto Castellani e Claudio Pistolesi, gli unici tre coach italiani
riconosciuti dall’ATP, l’Associazione dei giocatori professionisti, e prosegue
con il comitato scientifico della rivista che comprende tecnici del calibro di
Nick Bollettieri, Emilio Sanchez e Dennis Van Der Meer. E non finisce qui. Nel
2003 è stata votata dal Professional Tennis Registry, la prestigiosa
associazione internazionale di insegnanti di tennis, come la più bella rivista
dedicata a questo sport. Sono tanti i riconoscimenti e i trofei esposti in
bacheca da Il Tennis Italiano che
viene alla luce a Milano nel 1929 e ancora oggi, 77 anni dopo, rappresenta una
delle espressioni più caratteristiche della vivacità intellettuale eimprenditoriale
della città. La rivista infatti è rimasta sul mercato oltre tre quarti di secolo
senza perdere un colpo, raccontando uno sport come il tennis, complesso dal
punto di vista tecnico, e duro, estremamente competitivo, al limite della
spietatezza per quanto riguarda l’aspetto mentale. Il segreto di una così lunga
e straordinaria vita è la passione, l’amore illimitato ed esclusivo per il
gioco.
Oggi la “Bibbia del
tennis” incontra una nuova sfida. Ossia l’istituzione, attraverso la storia
narrata nelle sue pagine, di un museo del tennis con una forte connotazione
digitale. Tale progetto è ideato dall’associazione milanese Memoria &
Progetto che, attraverso la partnership con Il
Tennis Italiano, intende avvicinare le nuove generazioni al tennis,
promuovendo la cultura di questo sport.
La dimensione
multimediale permette di implementare, modificare e rinnovare i contenuti, in
modo che la visita sia un’esperienza sempre diversa, modellata sul tipo di
pubblico.
Tale disegno diviene un
esempio positivo di multimedialità, capace di mantenere tutta la storia e la
tradizione dello sport in Italia, ampliandone la fruibilità.
Chiara Gianni
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