15 luglio 2021

"Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire"
Alda Merini

Nella nostra contemporaneità logorroica si è persa la ricchezza del lessico, come evidenziava negli ultimi anni Tullio De Mauro. Di anno in anno centinaia di parole, verbi, avverbi escono dall'uso corrente della lingua, che si riduce a pochi codici di comunicazione sempre ripetitivi (e sistematicamente mescolati all'uso esorbitante di termini volgari, rozzi e inutili) che tutto riduce a "o con me /o contro di me", io sono il vero assoluto / tu sei il falso" o quel "Si vergogni" che dovrebbe stroncare l'avversario e zittirlo per sempre. In questo modo si macinano opinioni nella macchina del consenso trasformandole in verità da vendere al gran supermercato dei talk e dei social. Qui dopo poche battute salta fuori l'ingiuria, ovvero lo specchio più evidente di questa incapacità di argomentare con intelligenza e con la disponibilità all'ascolto dell'altro. L'insulto sovrasta tutto, è la replica piùsbrigativa, che sbarra le porte a ogni opportunità di approfondimento. Invece la società complessa nella quale in ogni parte del mondo viviamo richiederebbe il più ampio recupero del "lessico corrente" per esprimere in tutte le sfumature vicende e contesti, emozioni e insofferenze, per confrontare posizioni controverse al fine di trovare un compromesso lucido e costruttivo.
mmilan

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