Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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20 settembre 2019

In libreria

Massimo Di Felice
La cittadinanza digitale. 
La crisi dell'idea occidentale di democrazia e la partecipazione nelle reti digitali
Meltemi, Milano 2019, pp. 228.
Descrizione
L'idea occidentale di democrazia basata sull'opinione degli umani e sulla somma dei voti è divenuta obsoleta. Alla forma deliberativa esclusivamente umana viene a sostituirsi un nuovo tipo di contrattualità che, attraverso le architetture digitali, l'internet delle cose e i sensori, estende la partecipazione a tutte le diverse entità che compongono il nostro habitat. I parlamenti, le assemblee cittadine, i partiti e tutte le architetture di interazione politica, ispirate al modello della polis e portatrici di forme di governance limitate ai soli soggetti umani, stanno lasciando spazio alle piattaforme, alle blockchain e ai diversi ambienti di reti. In questi ecosistemi interattivi gli umani, i dati, il clima, i sensori, le +biodiversità e i territori informatizzati hanno iniziato ad articolare politiche e soluzioni collaborative attraverso il dialogo con i dati e la connessione tra diversi tipi di intelligenze. L'idea occidentale di società, fondata sul contratto tra i cittadini e ristretta al convivio dei soli soggetti umani, così come quella di cittadinanza, basata solo sui diritti fondamentali delle persone, oggi, dinanzi alle sfide dei mutamenti climatici e alle ultime generazioni di reti intelligenti, risultano entrambe inadeguate. La cittadinanza digitale è oggi l'ambito di ricerca che si concentra sul superamento del progetto politico occidentale e sull'inizio di una nuova cultura della governance in reti complesse, caratterizzata dalle interazioni all'interno di architetture non più composte né da soggetti né da oggetti.


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09 settembre 2019

in libreria

Amedeo Ricucci
Cronache dal fronte. Parole e immagini
Prefazione di Ennio Remondino
Castelvecchi, Roma, 2019, pp. 144.
Descrizione
In genere i libri degli inviati di guerra sono epici e trasudano coraggio. Questo no. Qui si raccontano solo storie, ma con onestà e nel rispetto dei fatti, in modo da avvicinarsi il più possibile alla verità del momento, l’unica a cui un cronista che consuma la suola delle sue scarpe può avere accesso. Queste storie sono raccontate sia con parole sia per immagini: due linguaggi diversi, da mettere a confronto, per poterne evidenziare in controluce i rispettivi punti di forza e di debolezza. L'autore Amedeo Ricucci, giornalista Rai, inviato speciale del Tg1 ha raccontato i principali conflitti e le crisi internazionali degli ultimi venticinque anni, 
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06 settembre 2019

In libreria

Edoardo Lombardi Vallauri
La lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione
Il Mulino, Bologna, 2019, pp. 288.
Descrizione
La democrazia è un sistema politico in cui le persone hanno in teoria potere di scelta su chi delegare; allo stesso modo, il libero mercato è un sistema economico in cui le persone potrebbero scegliere che cosa comprare. Di fatto, la competizione politica e quella commerciale si giocano ormai in gran parte sulla limitazione di tale potere. Questo libro si occupa delle strategie linguistiche della persuasione, che sfruttano soprattutto i contenuti impliciti. A illustrare il tema, l’autore porta una ricca messe di esempi attuali e meno attuali di pubblicità commerciali e di discorsi politici, di cui si svelano logiche e meccanismi cognitivi. Alla luce dei recenti studi sul cervello, si chiarisce poi perché è più facile far passare per vero un contenuto falso se, invece che parlarne esplicitamente, lo si dà per presupposto o si induce chi ascolta a dedurlo da sé.

*link all'Indice del libro.
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28 agosto 2019

In libreria

Paolo Murialdi
L’informazione tra riforma e controriforma (1974-1981)
a cura di Giancarlo Tartaglia
Edizioni All Around, Roma, 2019, pp. 240.
Descrizione
Paolo Murialdi giornalista professionista, redattore capo del quotidiano milanese Il Giorno, è stato presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana dal 1974 al 1981. Questo volume raccoglie gli scritti e gli interventi di Murialdi nel periodo in cui ha presieduto la Federazione e che testimoniano il suo determinante impegno nel processo di riforma dell’editoria. Impegno che sfocerà finalmente nell’elaborazione e nell’approvazione della legge n. 416 del 1981, che ha previsto la gradualità degli interventi economici dello Stato a favore dell’editoria giornalistica. Paolo Murialdi ha inoltre  introdotto per la prima volta nel panorama legislativo italiano le misure antitrust, ha dato vita a una authority di garanzia e di controllo, ha attuato dopo decenni di inerzia legislativa il mandato dell’art. 21 della Costituzione sulla pubblicità delle proprietà editoriali e sui suoi nuovi mezzi di finanziamento. Tutti obiettivi che Murialdi aveva sollecitato, come testimonia questa raccolta di scritti.


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10 agosto 2019

In libreria

Pieremilio Sammarco
Giustizia e social media 
 Mulino, Bologna, 2019, pp. 312.
Descrizione
Il rapporto tra l’attività giurisdizionale e la sua conoscenza da parte del pubblico è storicamente complesso: sono note le interazioni tra informazione e processo giudiziario e le influenze reciproche che possono determinare distorsioni sull’accertamento della verità e sul rispetto dei diritti fondamentali dei soggetti coinvolti. Internet e soprattutto i social media alimentano incessanti flussi informativi che coinvolgono anche il processo giudiziario e i suoi protagonisti (giudici, avvocati e parti) provocando effetti che non si erano mai prodotti precedentemente. Dallo streaming del processo, alle sue rappresentazioni mediatiche, passando per le petizioni online, fino al profluvio di commenti presenti sui social media sui casi giudiziari di maggior interesse pubblico, anche in considerazione della natura della rete telematica che rende oltremodo difficoltoso il controllo circa la legittimità delle informazioni, la tutela e la dignità della persona sono fortemente compromesse e il principio di innocenza costantemente disatteso. Questo volume, nel descrivere l’attuale fenomeno della giustizia mediatica, anche esaminando le esperienze straniere, si interroga sui possibili rimedi.

*Link all'Indice del libro.

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06 agosto 2019

Giornali e libri

"Giornali e libri, dépliants e almanacchi, visioni accampate su una tela o su un vetro, suoni messi insieme per darci un'impressione fisica motrice, dinamica, notizie e nozioni gettate su noi a piene mani costituiscono un vociferante abracadabra che dovrebbe dire all'uomo solo: Ci siamo anche noi, non sei tanto solo."
Eugenio Montale


*E.Montale, Nel nostro tempo,  Rizzoli, Milano, 1972, p. 17.

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02 agosto 2019

In libreria

Claudia Fusani 
"Il tuo nome sarà Irene". Il romanzo della vita di Irene Brin
 All Around,  Roma, 2019, pp. 384.
Descrizione
Irene Brin, (1911-1969), maestra di stile e di bon ton, come giornalista adottò vari pseudonimi: Marlene, Oriane, Mariù, Maria Del Corso, Geraldina Tron, Clara Radjanny von Schewitch e, soprattutto, Contessa Clara e Irene Brin. Con la sua scrittura brillante e inconfondibile rivoluzionò il linguaggio paludato e depressivo delle testate italiane dell'epoca, prima interprete del cosiddetto "giornalismo di costume". Ruolo che le rimase sempre stretto. Per fare l'inviata di guerra e Esteri dovette assumere vari pseudonimi dribblando la censura del fascismo. Dopo un paio di generazioni, la sua lezione aprì la strada al lavori di Lietta Tornabuoni, Camilla Cederna, Natalia Aspesi e Oriana Fallaci. Con il marito Gaspero Del Corso fece della galleria L'Obelisco a Roma il  luogo dei debutti dei più rivoluzionari artisti a cavallo degli anni 40 e 50, da Vespignani a Burri, da Calder a Rauschenberg. Maestra di stile e di bon ton, aprì la strada alla moda italiana nel mondo.

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31 luglio 2019

In libreria

Silvana Turzio
Il fotoromanzo. Metamorfosi delle storie lacrimevoli
Meltemi, Milano, 2019, pp. 216.
Descrizione
Che cosa ha significato il fotoromanzo per la cultura italiana? Cosa ne ha determinato l‘impressionante successo nel corso degli anni Cinquanta? Superando l’idea di un prodotto subculturale in cui si narrano solo banali storie d’amore a lieto fine, Silvana Turzio ripercorre l’evoluzione di questo genere, di fama ambivalente, indagandone i rapporti con il cinema e la letteratura “popolare” (dal rosa al giallo), ma non solo. Scopriamo infine che il fotoromanzo è stato un genere anche politico e di controinformazione. Arricchito da un prezioso apparato fotografico, questo viaggio nelle “storie lacrimevoli” è la più completa ricostruzione di un genere, fondamentale per portare uno sguardo più contemporaneo sulla cultura visiva popolare.

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18 luglio 2019

Il cambiamento “normale” del giornalismo



Sergio Splendore è un docente di Communication Research e Sociologia della comunicazione all’Università degli Studi di Milano e visiting professor all’Ècole de Journalisme de Grenoble. Nel seguente libro si occupa di come cambia il mondo del giornalismo. Le nuove tecnologie hanno portato alla mutazione del modo di fare informazione e degli strumenti utilizzati. Tutto questo viene definito “ecologia dei media”. Ciò ha comportato un cambiamento anche nel lavoro del giornalista, che si distacca inevitabilmente dalle modalità “tradizionali”.
La trasformazione avviene soprattutto a partire dagli anni 2000. Infatti l’autore riporta come avvenimento divisorio, tra la “vecchia” tradizione e le nuove modalità, il discorso di R. Murdoch del 2005. Le parole dell’imprenditore americano vanno dritte al punto: i giornalisti inizialmente disprezzavano il web ma, furono costretti ad adeguarsi ed avvicinarsi alle nuove tecnologie quando tutto il mondo iniziò a farlo. Splendore vuole far capire, partendo da queste parole, come il “vecchio” mondo non esisteva più ma l’idea positiva del giornalismo digitale non fu immediata, almeno non ovunque.
Ma cosa cambia nel legame tra cittadino e mondo dell’informazione? Il ruolo del lettore assume un’importanza differente perché attraverso i social media può partecipare quando vuole e comunicare ciò che vuole. Chi legge non è passivo ma può intervenire, commentare, dando visioni differenti e spesso offrendo fonti al giornalista. Questo tipo di giornalismo è definito “partecipativo” perché il mondo del web, rispetto alla carta stampata, può essere interattivo. Il problema di tutto questo è che non si hanno limitazioni e non tutti quelli che scrivono online hanno un “filtro morale”.
Ruolo nuovo e fondamentale è quello dell’uso dei dati e di algoritmi. Questi servono al giornalista per distribuire al meglio le notizie e per garantirsi una diffusione massima dell’informazione. Tutto questo si denota come “indicizzazione” dei motori di ricerca.
Splendore evidenzia come il punto di forza del giornalismo online sia l’eliminazione dei limiti temporali e fisici per la scrittura di un articolo. Questa è la grande differenza tra la carta e lo schermo. La mancanza di barriere offre maggiori possibilità e un flusso di notizie continuo. Il lettore può essere sempre informato e il giornalista può sempre informare.
Innovazione dell’autore è la considerazione “normale” di questo processo Le sue riflessioni non esprimono nessun giudizio negativo tra ciò che è stato e ciò che è ma vengono unicamente esposte le differenze. Questa trasformazione è sinonimo di normalità e soprattutto di utilità.
Il libro si occupa del giornalismo italiano, spesso confrontandolo con quello anglosassone. In Italia i tratti distintivi, che si differenziano dal mondo inglese, sono sempre uguali: il legame con la politica, la mancanza di obiettività e la presenza invasiva del commento. Questo evidenzia che il cambiamento ha mutato il contenitore ma non la tradizione del contenuto. L’autore espone anche la difficile e lenta adozione delle nuove tecnologie da parte dei giornalisti italiani, che tuttora si trovano arretrati rispetto ad altri.
Splendore propone una riflessione positiva ed esaustiva dell’ambito del giornalismo che, come molti altri, è cambiato, stando al passo con i tempi. Il giornalismo muta e si trasforma ma non cessa la sua natura.
Alessia Lancini

Sergio Splendore 
Giornalismo ibrido. Come cambia la cultura giornalistica italiana 
Carocci, Roma, 2017, pp. 144.

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17 luglio 2019

Mafia onnipresente



Attilio Bolzoni è un giornalista nato nel settembre del 1955 in una provincia della Lombardia, esattamente a Santo Stefano di Lodigiano. Intraprende la carriera di giornalista dal 1983 e scrive cronaca nera per il quotidiano L’Ora. Trascorre un lungo periodo della propria vita in Sicilia, a Palermo, dal 1979 al 2004, dove viene arrestato insieme al collega Saverio Lodato de L’Unità per aver pubblicato le rivelazioni del pentito Antonio Calderone, violando il segreto istruttorio. Viene assolto nel 1991 dall’accusa di peculato e amnistia per quella di rivelazioni del segreto istruttorio. Non scrive solo articoli di giornali sulla mafia, ma bensì diverse opere tra quali: “La Giustizia è cosa nostra”, “Rostagno: un delitto tra amici”, “Parole d’onore”, che ha ispirato uno spettacolo teatrale.
La sua arte si estende anche alla sceneggiatura e, nel 2004 partecipa alla miniserie televisiva Paolo Borsellino e del docufilm Silencio.
Lascia la Sicilia nel 2004, poiché inviato per il suo giornale in Iraq.
Bolzoni, per la sua carriera come “penna” contro la mafia, riceve nel 2009 il Premio “E’giornalismo”, perché tratta delle vicissitudini siciliane da oltre trent’anni.
Giornalisti in terre di mafia è un grido fatto in coro di diversi giornalisti, che in queste centoquaranta pagine condannano la situazione l’intera situazione Italiana, affermando che la Mafia non è soltanto quell’entità legata al Sud, a Corleone o a “Cosa Nostra, bensì si è costruita il suo nido anche al Nord.
L'opera è scritta da trenta cronisti, oltre ad Attilio Bolzoni, che attraverso brevi racconti, riferiscono quale sia stato il loro “rapporto” con la mafia.
Queste voci raccontano di una mafia travestita in una realtà imprenditoriale e politica. Di quanto oggi il ruolo del cronista faccia paura a queste realtà, ma anche di quanto sia difficile raccontare della mafia. A costo della libertà propria e dei propri famigliari, come scrive Federica Angeli, o addirittura in cambio della vita, come racconta Alessandra Ziniti, le persone che decidono di scrivere di questo tema, sono spinte sì, dal denunciare e migliorare la società, ma soprattutto dalla passione.
Nel testo, ritroviamo un altro tema, quello della solitudine, perché decidere di scrivere di Mafia, ti emargina: colleghi, redazioni e persino gli amici iniziano ad escluderti, come tratta Elisa Marincola.
Ho trovato questa lettura interessante, e molto facile da capire: una lettura d’impatto, mirata a colpire chi non ha remore, chi non ha un’etica, chi scrive tanto per scrivere. Le voci che animano questo libro, sposano il loro mestiere nel bene e nel male, ed è questa la ragione che ti mi ha spinto a leggere pagina dopo pagina. Facendomi un esame di coscienza, non so se potrei fare come questi autori, rischiare la vita, rischiare querele, rischiare la libertà, perché siamo consapevoli tutti in fondo che avere la scorta a vita, è una sorta di ergastolo. Probabilmente io sarei come quei giornalisti che gli autori definiscono inetti e facili, che preferiscono fare una cronaca “comoda”.
Hanaa Sobhi

Attilio Bolzoni
Giornalisti in terre di mafia.
Quelli che scrivono e quelli che si voltano dall'altra parte
Melampo, Milano, 2019, pp.176

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09 luglio 2019

Tesi di laurea in Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale


Valentina Foti,Turisti per mare. Lo sviluppo di un mito tra giornalismo e pubblicità,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, 2018-2019.
Micol Burighel, Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Giordano, 2017-2018 (La tesi ha ottenuto la dignità di stampa).
 (consultabile sul sito tesionline.it)
Francesca Caporello, Immigrazione.La stampa italiana tra multiculturale e interculturale per una comunicazione positiva, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Aime, 2017-2018.
Chiara Biffoni,  La notizia internazionale in formato fotografia, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. P. Macrì, 2016-2017.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Benedetta Federica Rovero, Il femminicidio in formato notizia,  tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Pasini, 2016-2017.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Silvia della Rocca, "Le monde diplomatique" e il dibattito su informazione e disinformazione, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Catanzaro, 2016-2017.
Maria Valacco, Enrica Basevi tra mediazione culturale e giornalismo scientifico (1928-2013), tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. P. Macrì, 2015-2016. (La tesi di laurea è stata ritenuta meritevole di segnalazione dal Premio tesi di laurea del Centro studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino - Bando 2017).
(consultabile sul sito tesionline.it)
Manuela Montignani, Passaparola 2.0. Dal giornalismo tradizionale ai blog tematici, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Catanzaro, 2015-2016.
Enrica Orrù, Gli spazi del dibattito sull'informazione. I festival del giornalismo in Italia, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. N. Buratti, 2014-2015.
Ludovica Brunamonti, Dalla strenna all'ebook. Nuove strategie di marketing per il giornalismo, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. R. Bianco, 2013-2014.
Valentina Risaliti, Il giornalismo di pace. Modelli, tecniche e contenuti, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Pasini, 2013-2014.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Sara Marmifero, Modelli di Graphic Journalism, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Pirni, 2013-2014.
Alessandra Torre, Modelli di giornalismo tra politica e arti: "Marianne" (1933-1935)tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Maurizia Migliorini, 2012-2013.
Dario Veglia, Stampa e informazione a Savona da Gutenberg al Web tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2012-2013.
Cristina Pongiluppi, Il giornalismo militante di Alexander Langer, Tesi di laurea in Storia del giornalismo, Facoltà di Lettere, Università degli studi di Genova, relatore M. Milan /correl. Franco Contorbia, 2012-2013.
Sabrina Bruzzone, Linee editoriali a confronto. La Spagna di Zapatero tra "El Pais" e "la Repubblica", tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2011-2012.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Silvia Rivetti, Il "Progetto Lavoro" di Paolo Murialdi. Storia di un libro mai nato, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Silvano Balestreri, 2011-2012.
Francesca Astengo, Le grandi firme della critica televisiva in Italia (1954-2000), tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Mario Bottaro, 2010-2011.  (consultabile sul sito tesionline.it). La tesi è stata poi pubblicata (v. http://www.tesi-italiane.it/francesca-astengo ).
Francesco Bianconcini, "Bellezza, è la stampa...!" Giornali e giornalisti nel cinema italiano (1943-2009) tesi di laurea magistrale in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Aime, 2010-2011.
Simone D'Ambrosio, Tursi 2.0. Dai bollettini statistici all'informazione diffusa. Il Progetto di Genova "Città digitale",  tesi di laurea magistrale  interfacoltà in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. S. Monti Bragadin, 2010-2011. La tesi ha ottenuto la dignità di stampa.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Elisabetta Ferrando, The "Beautiful Country". Le inchieste di "Economist" sull'Italia (1964-2011), tesi di laurea magistrale in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. A. Pirni, 2010-2011.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Francesco Abondi, "Il Lavoro" di Genova negli anni dell'ascesa di Craxi (1975-1985), tesi di laurea magistrale in Scienze politiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2009-2010
(consultabile sul sito tesionline.it)
Giorgia Notari, L'informazione migrante. Il caso Liguria, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. Mario Bottaro, 2009-2010. 
(consultabile sul sito tesionline.it)
Gloria Sormani, Percorsi del giornalismo di moda a Genova tra ottocento e novecento, tesi di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Migliorini, 2009-2010.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Stefania Scappini, Le riviste di teatro a Genova fra Otto e Novecento, tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. M. Bottaro,  a.a. 2008-2009.
(consultabile sul sito tesionline.it)
Laura Colombo, L'hanno detto in televisione. TG3 e TGg5 a confronto, tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Bottaro/ correl. M. Milan, a.a. 2008-2009
Francesco Bottino, Le battaglie europeistiche di Radio Radicale (1992-2008), tesi di laurea specialistica in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan / correl. S. Monti Bragadin, a.a. 2007-2008
Giorgio Silvestri, I media della diaspora italiana. Dal bollettino al blog, tesi di laurea specialistica in Scienze Politiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2007-2008. La tesi ha ottenuto la dignità di stampa; nel 2009 ha ottenuto il Premio internazionale Gaetano Scardocchia 2009 ed è stata pubblicata su iniziativa del Comite-Spagna.
v. anche il blog Dal Bollettino al Blog.
Chiara Franceschi, Il linguaggio delle cooperazione internazionale nella stampa europea, tesi di laurea specialistica in Scienze internazionali e diplomatiche, Università degli studi di Genova, rel. M. Milan, a.a. 2005-2006

07 luglio 2019

La RAI, modello di tv generalista per gli italiani


Enrico Menduni, giornalista e professore universitario, percorre e analizza la storia italiana della televisione, di cui è stato protagonista come consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al 1993, collegando le scelte politiche ed economiche dei governi dagli anni del “centrismo” a oggi alle loro ripercussioni sulla produzione dei programmi e la fruizione degli utenti.
Dalla “veterotelevisione” del monopolio Rai (1954-1974) alla digitalizzazione di oggi, passando per gli anni della nascita delle emittenti “libere” e dello sviluppo della “neotelevisione” generalista degli anni ‘80, un anno fondamentale, nel progressivo passaggio dal rigore dell’obiettività, dell’imparzialità e della completezza dell’informazione verso la manipolazione della realtà per renderla rassicurante, neutra e spettacolare, è il 1972, quando scade la convenzione tra Stato e Rai del 1952 e iniziano i dibattiti che portano alla riforma con la legge 103/1975, con cui si ribadisce il monopolio. L’anacronicità di questa scelta non impedisce lo sviluppo delle reti private, che favoriscono la nascita del cosiddetto “contenitore” e dei talk show, in cui le discussioni non arrivano a un approfondimento o a una conclusione, e alla tv senza opinioni ardite e scienza, ma intrattenimento e spettacolo. Il neoliberismo economico degli anni ’80 spinge alla trasformazione dell’uomo in un consumatore e richiede di non soffermarsi sulle tradizioni e sulle usanze, di non tollerare la routine o di rimandare la gratificazione.
Il libro è utile per approfondire la conoscenza della società italiana dalla seconda metà del Novecento e per comprendere quanto la costruzione televisiva della realtà nasca dalle esigenze del pubblico e quali effetti abbia agevolato.
L’autore segue un doppio canale: uno di stampo più tecnico sulle dinamiche imprenditoriali e sulle soluzioni tecnologiche, uno di carattere sociologico. Nonostante il linguaggio generalmente chiaro, alcuni termini specifici non sono efficacemente spiegati e quindi il lettore non preparato potrebbe rimanere confuso di fronte agli argomenti che rientrano di meno nei suoi interessi o nelle sue conoscenze.
Sicuramente però l’analisi sociologica del fenomeno televisivo coinvolge e fa riflettere. Menduni ricalca la visione di Bauman (Intervista sull’identità, 2003) riconoscendo nella diffusione della televisione in Italia il bisogno di stili di vita nuovi di fronte ai cambiamenti radicali dovuti al boom economico prima, all’era globale poi. Le più facili possibilità di ascesa sociale e la condivisione di beni e di servizi portano a una società in cui si è tutti più uguali, a patto di riuscire a mantenere il passo. La televisione, dunque, esprime il bisogno di essere informati facilmente e rapidamente e di occupare il tempo libero, sentendosi parte di una comunità virtuale e non isolati. Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie non sono la causa della fine delle relazioni tra gli uomini, ma in realtà ne sono la conseguenza, e un loro progredire potrebbe aiutare ad accettare le sfide che il mondo globale, dominato dalla inevitabile dipendenza reciproca, propone. Lo spirito critico di ciascuno può giovarsi dei contenuti liberamente circolanti in rete.
Fabrizio Rosasco

Enrico Menduni
Videostoria. L’Italia e la tv 1975-2015,
Bompiani, Milano, 2018, pp. 314.
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04 luglio 2019

In libreria


Federico Rampini
L'oceano di mezzo. Un viaggio lungo 24.539 miglia 
Laterza, Bari-Roma, 2019, pp. 208.
Descrizione
«Nella mia vita di nomade non ho mai smesso la ricerca di radici. Immaginarie, costruite, conquistate. Ma indispensabili.» 
Le austere memorie di Genova, le atmosfere nordiche di Bruxelles e le sorprese di Parigi, l’iniziazione all’Oriente in Indonesia, poi verso Ovest a respirare l’aria decadente di New York, lo spaesamento di San Francisco, a riscoprire un’armonia celeste di Pechino, i bambini del Sichuan, le case a fior d’acqua del Kerala, il destino marittimo di Tokyo, le sorgenti del Nilo... Tre oceani e quattro continenti. Federico Rampini ci racconta grande storia e vita quotidiana di tanti luoghi e personaggi indimenticabili. E forse qualche lezione appresa. 

Link all'Indice del libro.

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29 giugno 2019

La Storia è complessità



"Tendiamo a semplificare anche la storia; ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili; tuttavia, è talmente forte in noi, forse per ragioni che risalgono alle nostre origini di animali sociali, l'esigenza di dividere il campo fra "noi" e "loro", che questo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri".
 Primo Levi

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26 giugno 2019

In libreria

Giovanni Scirocco
Una rivista per il socialismo. “Mondo Operaio” (1957-1969)
Carocci, Roma, 2019, pp. 200.

Descrizione
“Mondo Operaio” fu fondata nel dicembre 1948 da Pietro Nenni, inizialmente come rivista della corrente di sinistra del psi, per poi diventare, a partire dal 1951, la rivista ufficiale dello stesso partito. Nel periodo più duro della Guerra fredda la rivista si adeguò quindi ai dettami della politica frontista (antiamericanismo e mitizzazione del “socialismo reale” compresi), tuttavia, a partire dalla distensione, si fece gradualmente portavoce delle varie istanze del “socialismo di sinistra”, marxista, ma critico nei confronti dello Stato-guida, come testimoniato dagli articoli di Nenni pubblicati nel corso del 1956 e dai dibattiti che si svilupparono sulle sue pagine. Un periodo particolare nella storia della rivista fu poi quello della breve condirezione di Raniero Panzieri (1957-59), contrassegnato dai temi della ricerca dell’autonomia della classe operaia e dello studio del neocapitalismo. Molte questioni che ci troviamo ad affrontare ancora oggi, a partire da quelle fondamentali del governo dell’economia e del ruolo dello Stato, negli anni del primo centro-sinistra furono oggetto delle analisi di Panzieri, Nenni, Lombardi, Giolitti, De Martino, Guiducci, Arfè, che cercarono di dare una risposta, talvolta velleitaria, spesso generosa, quasi mai scontata, ai problemi che politicamente li assillavano, primo tra tutti quello della costruzione del socialismo in un paese dell’Occidente capitalistico con una radicata presenza comunista.

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