Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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07 maggio 2018

In libreria

Roberto Bernocchi, Alberto Contri, Alessandro Rea
Comunicazione sociale e media digitali
Carocci, Roma, 2018, pp. 236.

Descrizione

Il web ha trasformato le abitudini, il modo di vivere e di comunicare. Ha prodotto cambiamenti straordinari e trasversali ai diversi settori di mercato. Anche la comunicazione sociale è a un bivio importante: replicare gli errori del passato, nello studio del messaggio e nell'uso dei media tradizionali; oppure sviluppare un nuovo approccio professionale, strategico, e rilevante per i propri destinatari. A tal fine, è importante sapere che cinquemila persone interessate a quello che hai da dire valgono più di cinquecentomila che non vogliono ascoltarlo. Il volume offre gli strumenti fondamentali per elaborare campagne sociali di successo utilizzando nuovi media e social network.

Indice

1.La comunicazione in un mondo che cambia 
La nascita della pubblicità/La nascita di Internet/La nascita della pubblicità sociale/Verso la rivoluzione digitale 
2. La comunicazione sociale che cambia 
I soggetti/Lo stato di salute della comunicazione sociale in Italia/Gli obiettivi di comunicazione/Il target/Strumenti, media e canali di comunicazione/I nuovi media/Dagli obiettivi alla strategia 
3. Tecniche di comunicazione sociale digitale 
Il nuovo paradigma della comunicazione sociale/Creare contenuti, seguendo una strategia/Amplificare i contenuti con i social media/Sponsored content/Al lavoro, chi fa cosa? 
Conclusioni 
Bibliografia 
Sitografia


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05 maggio 2018

In libreria


Francesca Rizzuto
La società dell'orrore. Terrorismo e comunicazione nell'era del giornalismo emotivo 
Pisa University Press, Pisa, 2018, pp. 104.

Descrizione

Nell’ecologia dei media contemporanei il tratto distintivo del gior­nalismo è un processo radicale di spettacolarizzazione della realtà, che ha rilevanti conseguenze sia nella logica professionale che sul rapporto con i destinatari, diventati producer e performer. Il libro introduce il tema del predominio degli imperativi commerciali nelle news, con la loro spinta verso eccessi intrattenitivi e spettacolari, che attingono al valore della narrazione tipico dello story model per offrire notizie capaci di emozionare informando. Focalizzando l’attenzione sul coverage del terrorismo contemporaneo, che dal 2001 ha accentuato il peso della componente simbolica nelle pro­prie strategie, il volume analizza i rischi connessi alla rappresen­tazione mediata delle sofferenze e della crudeltà: insistendo sulle emozioni degli spettatori, l’orrore nelle notizie può produrre esiti preoccupanti per il destino delle democrazie come, ad esempio, il sostegno dei news media alle politiche militariste o la spinta al disimpegno per milioni di spettatori-testimoni oculari del macabro in diretta.
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04 maggio 2018

Seminari di pratica giornalistica

Venerdì 4 maggio 2018 h. 14-16
Cristiano Palozzi (Direttore di Genova Film Festival)
La scrittura del documentario


Il seminario si svolgerà presso il Dispo, Torre centrale, IV piano - sala A. nell’ambito del corso del Prof. Guido Levi di Relazioni internazionali per i media  ed è esteso a tutti gli studenti e laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria.

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27 aprile 2018

In libreria


Raoul Manfrida
La violenza fascista attraverso le pagine del “Popolo”
Aprile 1923 - Novembre 1925

Aracne, Roma, 2018, pp. 268.
Descrizione
Il volume analizza la breve e travagliata esistenza del “Popolo” di Donati, giornale popolare nato a Roma il 5 aprile 1923, che rivestì un ruolo determinante nella drammatica storia civile italiana di fronte all’avanzante dittatura fascista. Allo scopo di aiutare il lettore in una più agile lettura, l’opera è stata suddivisa in tre capitoli. Il primo affronta il discorso sulla violenza fascista, dalla nascita del fascismo fino alla fine dei partiti politici, grazie allo studio e la consultazione dei più importanti e aggiornati testi sul periodo. Il secondo e terzo capitolo, invece, si soffermano sul giornale “Il Popolo” e sulla sua storica, per quanto breve, battaglia contro la violenza fascista. L’indagine è stata condotta attraverso lo studio metodico e sistematico del giornale, effettuando una lettura della testata, di giorno in giorno, dalla nascita del quotidiano fino alla sua soppressione del novembre 1925.

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26 aprile 2018

In libreria


Marco Lupis
Il male inutile. Dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali 
le testimonianze di un reporter di guerra. 
Rubettino, 2018, 248 pp.
Descrizione
Il Male Inutile raccoglie le testimonianze di guerra di un reporter "di lungo corso", inviato speciale e corrispondente in molte aree difficili del Pianeta. Tragedie che troppo spesso, nel frenetico flusso mediatico dell'informazione, vengono rapidamente e colpevolmente archiviate, anche se si collocano dietro l'angolo dell'attualità e della Storia. Guerre e massacri dimenticati trovano in questo libro una nuova attualità, nello sguardo lucido ma anche compassionevole e partecipe del giornalista-testimone, che pagherà anche un prezzo personale inevitabile ai drammi che deve raccontare.

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24 aprile 2018

In libreria

Sergio Belardinelli
L'ordine di Babele. Le culture tra pluralismo e identità
Rubettino, 2018, pp. 134.

Descrizione

I sei capitoli di questo libro vertono su temi di scottante attualità: l’identità e il pluralismo culturale; il dialogo tra differenti culture; il rapporto tra pluralismo, democrazia e verità; la religione e la ricerca di un’identità aperta, non aggressiva, ma nemmeno remissiva; il realismo e l’utopia in una società secolare e, infine, il tema della città. Il filo rosso che li tiene insieme, sullo sfondo della crisi dell’identità europea, è rappresentato da un ideale antropologico universale, che si esprime soprattutto come trascendenza e come linguaggio. La pluralità delle lingue, al pari della pluralità delle culture, questa la tesi che ricorre in tutti i capitoli del libro, rappresenta una grande opportunità per arricchirsi reciprocamente, non un limite o la conseguenza di un peccato. È perché gli abitanti di Babele hanno deciso di sacralizzare la loro lingua che Iddio li punisce, ristabilendo l’antico ordine, ossia la pluralità. È questo L’ordine di Babele.
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23 aprile 2018

In libreria

Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini
Liberi di crederci. Informazione, Internet e postverità
Codice Edizioni, Torino, 2018, 142 pp.

Descrizione
L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato la pretesa che questa porta d’ingresso conducesse alla conoscenza. La rete però pare stia tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. A colpi di paradossi e cortocircuiti, il World Economic Forum nel 2013 ha inserito la disinformazione come minaccia globale, e oggi molte di quelle minacce (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano aver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, post-truth è la parola del 2016.
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11 aprile 2018

In libreria

Luigi Barzini
Nell'Estremo Oriente
Luni Editrice, Milano, 2018, 352 pp.

Descrizione
Questo libro raccoglie le corrispondenze inviate da Luigi Barzini dalle zone di guerra e pubblicate sul Corriere della Sera tra il luglio 1900 e il marzo 1901, articoli nei quali, con una prosa piacevolissima e molto efficace e con perspicace spirito d’osservazione, descrive giorno per giorno l’evolversi degli eventi. Barzini è a Hong Kong alla fine di luglio del 1900. Ha 26 anni ed è al suo primo incarico impegnativo. L’avvicinamento a Pechino, teatro dei tragici fatti della Rivolta dei Boxer, è molto lento e difficoltoso per le precarie condizioni di tutta la zona. Ovunque morti e macerie. Villaggi distrutti, cadaveri ovunque, campi devastati. Scrive Barzini: «Tutto l’immenso piano non è che un cimitero. In questa caratteristica sta la fisionomia cinese. La Cina è il cimitero di una civiltà che è morta da mille anni …». Animato da un giovanile spirito patriottico e aggregato al contingente italiano, Barzini arriva a Pechino poco dopo la liberazione dall’assedio del quartiere delle Legazioni. Con fine capacità giornalistica riesce a ricostruire nei dettagli gli avvenimenti delle giornate cruciali dell’assedio delle Legazioni. A Pechino si rende conto della vera realtà dei fatti: denuncia apertamente sul Corriere della Sera l’infondatezza dell’intervento occidentale in Cina e l’inutilità di tante carneficine scrivendo «I barbari siamo noi. Perdo la netta percezione dei che cosa sia vera civiltà; tutto quanto credevo prima, crolla e si dilegua…». A conferma dei suoi dubbi, si dilunga a descrivere la vita quotidiana degli abitanti di Pechino subito dopo la fine dei disordini, evidenziandone l’operosità, la cortesia, la bellezza delle produzioni artistiche e artigianali. Ne descrive feste, riti funebri e cerimonie sottolineandone la dignitosa solennità e l’elegante accuratezza con uno sguardo nuovo e molto moderno su una civiltà “altra”, ma non per questo meno raffinata, antica e degna di tutto il nostro rispetto.
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10 aprile 2018

In libreria

Vittorio Roidi e Lorenzo Grighi
Giornalisti o giudici.
Quando la cronaca trova il "colpevole" prima della sentenza
Rai-ERI, 2018, Roma, pp. 156.

Descrizione
Se “il buon giornalismo è la fatica del cercare, del documentarsi, del controllare, senza paraocchi, senza settarismi e in modo indipendente”, che cosa è successo ai professionisti dell’informazione nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, e di Chiara Poggi a Garlasco? I due casi presentano conclusioni opposte, ma anche molte analogie: i due principali indagati, Raffaele Sollecito, nel primo caso, e Alberto Stasi, nel secondo, sono stati subito raffigurati e valutati dai media come “colpevoli”, senza rispettare quel diritto alla presunzione di innocenza che, secondo la legge italiana, deve essere riconosciuto sempre e comunque a ogni imputato. Vittorio Roidi e Lorenzo Grighi – due generazioni di giornalisti a confronto – esaminano le modalità con cui la cronaca nera tratta i suoi protagonisti, sottoponendoli a un processo mediatico prima ancora che giudiziario, in un saggio che è, al contempo, un atto di accusa contro le derive del giornalismo e un manifesto sui principi di un’informazione corretta.”.

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09 aprile 2018

In libreria

Valeria Deplano
Per una nazione coloniale.
Il progetto imperiale fascista nei periodici coloniali
Morlacchi, Perugia, 2018, pp. 200.
Descrizione
In concomitanza con il rilancio della politica coloniale da parte del regime fascista, dalla prima metà degli anni Venti in Italia aumentò il numero delle testate periodiche che si ponevano l’obiettivo specifico di accrescere le conoscenze coloniali dei propri lettori. Pur raggiungendo un pubblico che il regime giudicò sempre insufficiente, questo genere di pubblicazioni, nate in diversi casi per iniziativa privata ma più spesso edite da enti di cultura semi-pubblici o da strutture ministeriali, contribuirono alla creazione del discorso ufficiale del fascismo attorno all’espansionismo africano. Sulle pagine delle riviste gli elementi di – spesso pretesa – scientificità si intrecciavano con quelli più marcatamente propagandistici, fornendo idee, immagini, argomenti e interpretazioni che poi sarebbero stati ripresi e rimodellati nel discorso pubblico più ampio. La stampa periodica di argomento coloniale si trovava così a svolgere due funzioni cruciali all’interno del progetto fascista: da una parte sosteneva la “politica di potenza” rilanciata dal governo; dall’altra, attraverso la narrazione e l’esaltazione della impresa imperiale della nazione, contribuiva al proposito del regime di mobilitare attorno alle parole d’ordine del fascismo il popolo italiano, e di inculcargli nuovi valori. A causa di questo ruolo, le testate furono sottoposte al rigido controllo da parte del governo, che dall’inizio degli anni Venti sino alla seconda guerra mondiale intervenne a più riprese imponendo chiusure, fusioni, o sollecitando nuove pubblicazioni, nel tentativo di dare forma a una macchina centralizzata capace di incanalare il lavoro di giornalisti e studiosi e di produrre un discorso coloniale unico e univoco. Basandosi su fonti archivistiche e sulle stesse riviste, il volume ripercorre la storia dell’editoria coloniale mettendola in relazione con la storia del colonialismo fascista, per ricostruire i nessi tra politica culturale, politica coloniale e progetto totalitario.
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06 aprile 2018

SEMINARI DI PRATICA GIORNALISTICA


 Venerdì 6 aprile 2018 h. 16-18 Aula 19
Dipartimento di Scienze politiche
Albergo dei Poveri - Genova
 Francesca Scorcucchi (Agenzia KikaPress & Media)
 Giornalismo tra Los Angeles e Genova: Metodi e contenuti a confronto

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28 marzo 2018

In libreria

AA.VV.
Italia sotto inchiesta
Meltemi, Milano, 2018, pp. 182.

Descrizione
Una squadra di giornalisti provenienti dalle principali realtà d’informazione del nostro paese – da “Report” a “Piazzapulita”, da “Presadiretta” a “Nemo”, dal “Corriere della Sera” a “L’Espresso” – racconta in questo volume i casi che hanno segnato l’Italia degli ultimi anni. Gli integralisti di casa nostra, i ciarlatani della salute, le infiltrazioni mafiose e molto altro. Ogni capitolo del libro riapre una pagina di attualità, ricostruita come nella miglior tradizione del giornalismo d’inchiesta. La Prefazione è firmata da Riccardo Jacona.
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26 marzo 2018

In libreria

Harold Innis
Impero e comunicazioni
a cura di Andrea Miconi
Meltemi, Milano, 2018, pp. 264.

 Descrizione
Il ruolo decisivo dei mezzi di comunicazione nella storia dell’Occidente: questo è il tema di Impero e comunicazioni, testo grandioso e ambizioso come pochi altri a cui si sono rifatti tutti i teorici dei media degli ultimi decenni: McLuhan, Ong, Havelock, Goody, solo per citarne alcuni. Dalla società egizia a quella mesopotamica, dalla Grecia classica a Roma, fino alla dominazione coloniale moderna, Innis dimostra l’inscindibile legame tra media e potere. Considerato il classico per eccellenza della ricerca nordamericana sulla comunicazione, lo studio di Innis continua a illuminarci con la profonda attualità dei suoi risultati.
L'autore Harold Adams Innis (1894-1952), economista e storico canadese, si è occupato dei processi di produzione delle risorse primarie e di come queste hanno condizionato lo sviluppo delle società moderne. Il suo interesse per i mezzi di comunicazione ha portato alla fondazione della Scuola di Toronto e alla nascita di un nuovo modo di studiare i media.
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21 marzo 2018

In libreria

Nicola Zamperini
Manuale di disobbedienza digitale
Castelvecchi, Roma, 2018, pp. 240.
Descrizione
Quali sono gli effetti di ogni nostra interazione con Facebook, Google o Amazon? Cosa ci rubano gli algoritmi? Quali porzioni di noi stessi stiamo cedendo? Esiste un modo per difendersi? Manuale di disobbedienza digitale racconta la genesi culturale delle techno-corporation, le multinazionali che grazie alla tecnologia dominano la nostra vita quotidiana. Burning Man, un festival di arti nel deserto del Nevada, ha conferito alle aziende della Silicon Valley l’infrastruttura ideale su cui edificare un’inarrestabile crescita. Il libro ne narra la storia, analizzando lo snaturamento che gli algoritmi hanno provocato su alcune dimensioni centrali della nostra esistenza: dall’amicizia alla memoria, dalla nascita alla morte. E propone anche una via d’uscita dalla gabbia digitale in cui siamo rinchiusi: un “ennalogo” di azioni pensate per attuare una sorta di disobbedienza e provare a fuggire dal rischio predittivo delle nostre azioni, funzione ultima di ogni algoritmo.
L'autore Nicola Zamperini, giornalista e consulente per le strategie digitali di grandi aziende e istituzioni, insegna Digital Literacy ai professionisti della sanità; ha un blog sull’Huffington Post.
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19 marzo 2018

In libreria

Gabriele Turi
Libri e lettori nell'Italia repubblicana
Carocci, Roma, 2018, pp. 154.

Descrizione
Il mondo dell’editoria conosce ovunque, all’inizio del XXI secolo, un processo di concentrazione e di forte concorrenza internazionale. L’Italia non fa eccezione, come dimostra l’acquisto di RCS Libri da parte di Mondadori nel 2016, ma ha alcune caratteristiche che risalgono al periodo preunitario: marcate specificità regionali, ampia presenza di editori piccoli e medi, grande difficoltà nel creare “lettori”, il cui numero rimane molto al di sotto di quello di altri paesi europei e ancora oggi ammonta a meno della metà della popolazione rispetto ai due terzi in Francia e in Germania. Gabriele Turi racconta la storia dell’editoria nell’Italia repubblicana rifiutando modelli di tipo sociologico, spesso astratti o generalizzanti, ma considerandone tutti gli aspetti in rapporto all’evoluzione della società, e mette in dubbio che dalla concentrazione derivi una inevitabile omologazione dei linguaggi.
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