Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



18 novembre 2017

Cos’è il giornalismo, oggi?




È questa la domanda a cui i professionisti intervenuti al Glocal di Varese 2017 hanno cercato di dare una risposta, quest’anno. E di ritorno da una delle più importanti iniziative giornalistiche italiane, proviamo a fare un riassunto delle tematiche che sono state affrontate.

Che il settore del giornalismo sia cambiato è indubbio: che ci si sia allontanati dal giornalismo classico, anche. Si ha l’impressione che ci sia stata un’accelerazione improvvisa che nessuno si aspettava. Il problema del tempo è fondamentale: la rapidità e la facilità della condivisione hanno provocato una modifica importante nel rapporto tra giornalismo e lettori, perché al di là della fortuita casualità, è pressochè impossibile che un reporter si trovi sul luogo della notizia prima della persona che vive lì, ad esempio, o che lavora nel palazzo di fronte, o che passa per quella strada ogni giorno, e che ha a disposizione uno smartphone con cui fare un video. Nell’arco di pochi secondi, la notizia è online: spesso, la notizia è online in diretta. E il giornalismo rimane indietro. Ma il tempo influisce sull’attività giornalistica anche in un altro modo: le persone oggi digitano le proprie domande, e Google ha abituato il suo pubblico ad una risposta immediata. Nessuno attende i giornali del mattino, nessuno attende più nemmeno i telegiornali della sera: e così i giornalisti per rimanere sul “pezzo”, hanno smesso di approfondire gli argomenti, e invece di portare a sé il progresso, e dunque i lettori, gli sono andati incontro, senza modificare il mezzo, ma spostandolo così com’era sulla piattaforma online.

È dunque internet il nemico del giornalismo? Internet ha introdotto mezzi nuovi, a cui i media hanno opposto resistenza, proprio come le grandi testate avevano opposto resistenza alla televisione negli anni cinquanta del novecento. Non conoscere internet e i suoi algoritmi significa divenirne vittime, certo: sono mezzi straordinari, che bisogna saper usare in relazione al proprio apporto personale, e non certo a discapito dello stesso. Istruendoli a lavorare per noi, non a sottometterci. Ma cos’è un algoritmo, nella pratica? Un codice, che ci permette di creare un BOT virtuale: in sostanza un’intelligenza artificiale che è in grado di operare al posto del redattore stesso, facendo più rapidamente lavori che abitualmente erano considerati manuali, per esempio una traduzione, o una ricerca dati. La rapidità di internet viene accusata di aver compromesso quello che definiamo slow journalism, il giornalismo lento, della ricerca e della qualità: ma in verità (e ne abbiamo numerosissimi esempi, a partire dal docu-film “Un unico destino” prodotto da L’Espresso, Repubblica e 42° parallelo) questo esiste ancora, e quel nuovo grande media che è internet può aiutarlo a migliorarsi, trasmettendo un messaggio alle persone con una nuova straordinaria modalità: il video, la diretta, la testimonianza visiva di coloro che erano presenti.

Quali sono, appurato questo, i due grossi problemi che permangono?

  1. La carta stampata mantiene la sua nomea di “informatore affidabile”, ma le persone sono meno disposte a pagare per avere una notizia, perché sanno di poterne disporre “gratis” sulla rete;
  2. La privacy diventa un lusso che nessuno si può permettere.
Le conseguenze sono la nascita del brand journalism ovvero di quel giornalismo che assume la funzione di “influencer” pagato, per cui in sostanza un giornalista diventa impiegato di un’azienda, per la quale fa comunicazione pubblicitaria; e l’assenza totale di intimità, nella vita di tutti i giorni: il discorso sulla privacy è spesso sottovalutato dal pubblico, banalmente perché non è a conoscenza di quanto effettivamente sia controllato. Non solo tramite il cellulare o il pc: le telecamere, gli elettrodomestici intelligenti, le carte di credito, le tessere fedeltà… il progresso ha reso più liberi ma la libertà, paradossalmente, rischia di rendere il mondo schiavo delle grandi compagnie, quelle che hanno accumulato così tanti “numeri” da fare ormai parte di ogni ambito della vita professionale e personale di ognuno, sconvolgendo così anche il mondo dei media. Primi fra tutti, naturalmente, Google e Facebook (ma anche Amazon e Netflix).
In conclusione: il giornalismo è cambiato, è in continua evoluzione, perché è una materia sociale che viaggia di pari passo con le persone, non solo con quelle che la fanno, ma anche con quelle che ne divengono parte. La figura del giornalista è nuova: si è giornalisti senza giornale, senza scrivania, è necessario tornare indietro, scendere per strada a parlare con la gente, ma farlo con gli strumenti del presente, imparando a governarli. Bisogna costruirsela, la “cassetta degli attrezzi”: sviluppare una propria attenta capacità critica e pensare, riflettere, senza rifiutare il progresso, ma imparando a interpretare questa nuova realtà senza tentare di farlo con griglie passate che non possono dare alcun buon risultato.
Micaela Ferraro

___

17 novembre 2017

Privacy, deontologia e fake news: fare giornalismo oggi

La storia racconta che sono stati innumerevoli i momenti di “passaggio” che il giornalismo ha dovuto affrontare: dalla parola scritta alla radio, dalla radio alla televisione, dalla televisione al web, l’informazione è costretta ad ogni passaggio a re-inventarsi, esplodere e ricominciare (quasi) dall’inizio. Ma che giornalismo stiamo vivendo, oggi? È questa la domanda che è stata oggetto del primo panel al Glocal news di Varese 2017. E per dare una risposta, sono intervenute varie personalità del mondo dell’informazione: Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Raffaele Fiengo, giornalista storico del Corriere della Sera,  Annalisa Monfreda, direttrice Donna Moderna, Luca Sofri, direttore IlPost.it e infine Michele Vitiello, ingegnere informatico forense. La grossa evoluzione del giornalismo moderno è che l’informazione è diventata pubblica: diffondere una notizia non è più prerogativa dei grandi quotidiani, chiunque può comunicare qualunque cosa desideri usando il web. La rete ha permesso la globalizzazione, e ha condizionato una sempre maggiore rapidità. L’avvento dei social network ha estremizzato questa realtà, fino al verificarsi delle due grosse conseguenze con le quali il giornalista deve oggi confrontarsi: il fenomeno delle “fake news” e la perdita della privacy. Le notizie false sono all’ordine del giorno, e sono sicuramente il risvolto della medaglia dell’informazione “pubblica”: in assenza di mediatori, e con la libertà che concede la rete, chiunque può scrivere e mettere in circolazione qualunque informazione, con il risultato che per vincere questa sfida contro la rapidità nasce il “giornalismo del sentito dire” ma soprattutto il cyber-terrorismo: sia esso posto in essere per campagne pericolose contro i vaccini per esempio, oppure per condizionare campagne elettorali come avvenuto negli USA con l’elezione di Donald Trump.
Per quanto riguarda la privacy, non è contemplata dal web: “Ciò che pubblichiamo non è più nostro, nel momento stesso in cui lo diffondiamo su Facebook”, spiega Vitiello, illustrando i modi in cui è possibile oggi tener traccia dei movimenti di una persona utilizzando la tecnologia di cui è circondata, dallo smartphone agli elettrodomestici intelligenti. Il paradosso, come sottolinea Galimberti, è che la privacy si difende nelle situazioni in cui non andrebbe difesa: e cioè quando si desiderino ottenere dei dati che determinati brand, per esempio Apple, non concedono nemmeno agli organi di stato maggiori. Ma in questa giungla di finta informazione e numeri che fanno da padroni a discapito della sicurezza, come deve muoversi, il giornalista, per uscire dalla crisi in cui il settore sembra vertere? “Occorre aumentare la comunicazione con più giornalismo di qualità. I singoli devono investire sulla propria dignità, aderendo al giornalismo deontologico, e le istituzioni devono tutelare i professionisti in quanto tali” dice Raffaele Fiengo. Allontanarsi dunque dalla moda del “brand journalism”, per non divenire “influencer a pagamento”, come sempre più spesso accade, e tornare alla qualità. Evitando di far diventare il pubblico “dittatore”: “I giornali dipendono troppo dai lettori, sono plagiati da ciò che il lettore vuole leggere”, spiega Luca Sofri, IlPost. “La tecnologia e internet non sono il nemico”. Rincara la dose la dottoressa Monfreda: “il giornalismo deve essere responsabile”. E per responsabilità si intende che deve essere approfondito, trasparente con il lettore: dare al pubblico ciò di cui ha bisogno, non ciò che “di pancia” pensa di desiderare. Bisogna tornare, insomma, al journalism first.  Ma senza fare del progresso il capro espiatorio di ogni male.
Micaela Ferraro
____

16 novembre 2017

Seminari di pratica giornalistica

Venerdì 17.11.2017 l’intervento di Maksymilian Czuperski (direttore del Digital Forensic Research Lab) sarà su "Understanding Disinformation: strumenti e tecniche per il giornalismo".
 Parteciperà anche il dott. Luca Lottero laureato in Informazione ed Editoria
(Lezione in inglese con traduzione in aula)
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 16.

___

14 novembre 2017

Seminari di pratica giornalistica

Mercoledì 15.11.2017 ospiteremo il giornalista Gianfranco Sansalone (Agenzia di stampa AbaNews) che parlerà su "Fare il giornalista negli House Organ". Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 19 (h.16-18).

___

07 novembre 2017

Seminari di pratica giornalistica


A.A. 2017-2018


A partire da mercoledì 8 novembre 2017 inizia un nuovo percorso di pratica giornalistica su specifici argomenti del settore ampio dell'informazione con la partecipazione di giornalisti ed esperti. Nel primo semestre gli incontri si svolgeranno al mercoledì h. 16-18 presso l'aula 19 dell'Albergo dei Poveri. Nel primo incontro ospiteremo  Antonella Spalluto  (Grafic  & Advertising) sul tema “Comunicare con la grafica”.
_____

05 novembre 2017

In libreria

Timoty Garton Ash
Libertà di parola. 10 principi per un mondo connesso
Garzanti, Milano, 2017, 540 pp.
Descrizione
Mai, nella storia, abbiamo avuto così tante possibilità di esprimere le nostre opinioni: con un semplice accesso a Internet, ognuno di noi può pubblicare ciò che desidera e raggiungere milioni di uomini e donne. Eppure mai come oggi siamo costretti a fare i conti anche con i mali e i difetti di una libertà di espressione senza limiti: violenze, intimidazioni, abusi, violazioni della privacy sono all’ordine del giorno. La rapidità delle comunicazioni permette esiti un tempo impensabili: un uomo brucia una copia del Corano in Florida, e in risposta un attentato fa strage di militari americani in Afghanistan. Dopo una vita di studi sulla dissidenza e le dittature, in questo libro Timothy Garton Ash afferma che nel mondo interconnesso di oggi per conciliare libertà e diversità, comunicazione e rispetto umano, è necessario non solo espandere i diritti – non certo censurarli – ma anche ridefinirli. Grazie a un progetto globale condotto insieme all’Università di Oxford e attraverso il racconto di casi esemplari che vanno dalla sua personale esperienza orwelliana con la censura in Cina alle controversie suscitate dalle vignette di Charlie Hebdo, Garton Ash propone un nuovo modello e un nuovo lessico per interpretare la realtà di oggi, e per far rientrare nei confini della civiltà i conflitti che stanno esplodendo attorno a noi.
___

01 novembre 2017

In libreria

Riccardo Gualdo
L'italiano dei giornali
 Carocci, Roma, 2017, 144 pp.

Descrizione
I quotidiani sono ancora un modello di lingua scritta per gli italiani di oggi? Come è cambiata la scrittura dei giornali negli ultimi vent'anni? Come sono scritti e come vanno letti gli articoli di un giornale? Il volume risponde a queste domande ripercorrendo la storia linguistica dei giornali italiani dall'Ottocento a oggi, e offre ai lettori non specialisti un’agile guida alle tecniche della scrittura giornalistica, con esempi di analisi di testi. La nuova edizione aggiorna ampiamente i capitoli dedicati ai giornali in rete e presenta inoltre una riflessione sull'etica dell’italiano giornalistico al tempo della cosiddetta post-verità.
 Indice del libro
Introduzione. Lingua dei quotidiani e lingua quotidiana
 1. Breve storia della scrittura giornalistica
 Dalle origini al secondo dopoguerra/ Dal miracolo economico agli anni Ottanta/ Verso il 2000: giornali gratuiti e d’opinione, tv e Internet/Computer, tablet, telefono: la notizia su più piattaforme
 2. Com’è fatto il giornale
 Formato e impaginazione/Titoli/ Forme e tipi testuali/ Testo e immagine
 3. Notizie e realtà: l’etica del giornale
 Costruire la notizia/ Consumo e ciclo di vita delle notizie/ Le fonti e il loro uso/ Narrazione e punto di vista/ “Parlare civile”: l’uso non discriminatorio delle parole
 4. La scrittura giornalistica
 Dall’agenzia di stampa all’articolo/ La cronaca/Approfondimenti, riflessioni, polemiche/ L’intervista
 5. I giornali in rete
 Il giornalismo digitale/ Due canali diversi ma non troppo/ Nuovi paradigmi di scrittura e ipertestualità/ Sintassi e testualità della scrittura in rete/ Regole per la scrittura digitale?
 Bibliografia
____

30 ottobre 2017

In libreria

"Intorno alla fotografia si deve costruire un sistema radiale che le consenta di essere vista in termini allo stesso tempo personali, politici, economici, drammatici, quotidiani e storici” - John Berger

John Berger

Sul guardare
Il Saggiatore, Milano, 2017, 266 pp. 
Descrizione

Osservare il linguaggio sgretolarsi in un’opera di Magritte. Scoprire la medesima, disperata assenza in un volto urlante di Bacon e in un animale antropomorfo di Walt Disney. Guardare il sangue nero e denso in una foto di guerra di Don McCullin. Scrutare l’abisso che si apre negli occhi di un elefante rinchiuso dietro le sbarre di uno zoo. Rivedere, a distanza di dieci anni, la pala d’altare di Grünewald a Colmar, e riconoscere la propria epoca tra le sfumature di una luce antica, dipinta cinque secoli prima. Sul guardare è un libro di immagini che interrogano la scrittura. Ma è tutta l’opera di John Berger a confermare questo vincolo indissolubile tra visione e linguaggio: dal guardare si irradia l’enigma del senso, si innesca il racconto come tentativo di fissare la propria esistenza nel tempo, che può assumere la forma di romanzo o critica d’arte, poesia o intervento politico. Come si legge in Questione di sguardi, «Il vedere viene prima delle parole. Il bambino guarda e riconosce prima di essere in grado di parlare». Attraversando il pensiero di Walter Benjamin e Susan Sontag, John Berger mette in luce come la fotografia abbia trasformato la memoria in spettacolo; analizzando la Tempesta di neve di Turner, si trova avvolto dalla violenza della natura come in un maelstrom; osservando una foto di Cartier-Bresson che ritrae Giacometti mentre cammina sotto la pioggia, riconosce la stessa solitudine che anima tutte le sue sculture. Sul guardare – che il Saggiatore propone in una nuova traduzione di Maria Nadotti – è molto più di una raccolta di saggi critici: è un testo organico in cui ogni immagine è un evento inatteso e perturbante, ogni incontro con l’opera d’arte un’esperienza reale o, per usare le parole di John Berger, un «momento vissuto» che diviene scrittura.

25 ottobre 2017

Il fascismo è stato...

Ogni giorno dobbiamo ascoltare o leggere parole a favore dei "benifici" prodotti dal fascismo. Per chiarire bene: il fascismo è stato le intimidazioni, gli assalti alle redazioni dei giornali (es. "Il Lavoro" di Genova), il delitto Matteotti, le leggi fascistissime del 1925 (abolizione dei partiti, dei sindacati, della libertà di stampa, la censura preventiva), i tribunali speciali, il confino, anni ed anni di carcere duro per i dissidenti, le (trionfalistiche) guerre coloniali, le leggi razziali del 1938 (da ricordare sempre come una vera onta per gli italiani tutti), la guerra a fianco di Hitler, la Repubblica di Salò con le persecuzioni e i rastrellamenti nazi-fascisti contro un popolo stremato.
___

24 ottobre 2017

In libreria


Irene Brin
Il Mondo. Scritti 1920-1965
a cura di Flavia Piccinini
Edizioni Atlantide, 2017.
Descrizione
Il Mondo per la prima volta raccoglie in un unico volume una scelta degli scritti firmati da Irene Brin. Da Coco Chanel a Greta Garbo, da James Joyce ai principi Mdivani, passando per luoghi culto come il Florida di Roma o le Giubbe Rosse di Firenze, e per attività perdute quali la Casa Line o la Cas PasIrene Brin si mostra non solo la brillante autrice de Il Galateo e del suo dizionario, assunto come classico da migliaia di lettrici e appassionate, ma anche un’autrice dalla prosa raffinata ed elegante. Poliedrica, inafferrabile e trasformista, nel corso della sua vita fu giornalista, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere e di pessime abitudini. Meglio di chiunque altro seppe raccontare con spietatezza e ironia il nostro Paese nel dopoguerra, spiegando agli italiani l’educazione, il gusto e lo stile. L’ampia scelta di racconti e articoli suggerita da Flavia Piccinni attraverso Usi e CostumiCose VisteLe Visite e Il Galateo confermano come Irene Brin, ingiustamente dimenticata dopo la sua morte, non sia una semplice giornalista di costume, ma l’attenta interprete e protagonista di un tempo. Una grande scrittrice che per la prima volta si svela attraverso un ritratto complesso, delicato e struggente, che ne mostra l'originale e moderno sguardo impietoso. 


___

20 ottobre 2017

In libreria

Alessandro Palermo
La Chiesa mediale. Sfide, strutture, prassi per la comunicazione digitale
Edizioni Paoline, 2017, 128 pp.
Descrizione
La società contemporanea si struttura su azioni e prassi comunicative. La cultura digitale è il vero e proprio ambiente in cui le generazioni nascono e si sviluppano. Adulti e giovani hanno un nuovo modello antropologico, caratterizzato dagli sviluppi digitali; essi modificano e apprendono un particolare modo di stare nel mondo e di relazionarsi. Può dunque la Chiesa non essere mediale in una società mediale? L'autore, con uno stile teorico pratico affronta questa urgentissima sfida e propone percorsi di rinnovamento. Il testo può essere un valido supporto nella formazione di operatori pastorali che lavorano soprattutto negli uffici di Comunicazione e
che sono chiamati a reinventarli, ristrutturarli, progettare in modo nuovo la pastorale della comunicazione.
___

18 ottobre 2017

In libreria

Lella Mazzoli
Il patchwork mediale.
Comunicazione e informazione fra media tradizionali e media digitali
FrancoAngeli, Milano, 2017, 128 pp.
Descrizione
Marshall McLuhan non può dirsi superato se ancora oggi dobbiamo ricordare che il medium è il messaggio e se, come amava sottolineare, i media nuovi incalzano quelli precedenti portandoli ad adattarsi a diversi contesti comunicativi. Il sociologo canadese, pur non avendo vissuto Internet, aveva già intuito che sarebbe arrivato un medium che avrebbe prodotto mutamenti e assestamenti nel sistema complessivo della comunicazione. Nel volume ci si chiede proprio quale messaggio, o forse quali messaggi, porti con sé la rete. Messaggi di libertà, di coinvolgimento attivo, di qualità, di partecipazione? Oppure, o insieme, messaggi di riproduzione di vecchie e sempre rinnovate stratificazioni, gerarchie e rapporti di potere? Il testo ripercorre alcune tematiche chiave degli studi sulla comunicazione e sui media, che ancora oggi possono darci suggestioni sul tempo presente. Vista l'attualità dei fenomeni osservati e il loro rapido evolversi, l'intento è fornire alcune risposte pur provvisorie e ri-formulare nuovi quesiti di ricerca a partire da una survey dell'Osservatorio News-Italia sul consumo di informazione degli italiani, capaci di muoversi tra vecchi e nuovi media, con abilità e bisogni differenziati: consumatori tradizionali, onnivori, mobili, partecipativi... E questo sullo sfondo di una consapevolezza: che il rapporto tra comunicazione mainstream e non mainstream, che attraversa i media, sia tuttora una prospettiva di osservazione di grande interesse.
__

16 ottobre 2017

In libreria

Lorenzo Tomasin
L'impronta digitale. Cultura umanistica e tecnologia
Carocci, Roma, 2017, pp. 144.

Descrizione
L’informatica è davvero il latino del XXI secolo, come afferma oggi chi propone la cultura tecnologica quale nuovo cardine di istruzione, ricerca e politica culturale? La tecnologia sta influendo profondamente sulla cultura umanistica: dalla formazione di base alla ricerca avanzata, essa non offre solo preziosi strumenti al servizio delle scienze, e delle scienze umane in particolare, ma in molti casi tende a riscriverne obiettivi e linguaggi, ponendone in discussione il ruolo nella società e nel sistema dei saperi. Anziché come proficuo mezzo a disposizione di tutte le discipline, la tecnologia si pone spesso come fine o centro del discorso culturale. Il rimedio a questa deriva non è la tecnofobia, ma un’alternativa ragionevole all'oltranza digitale. Nel volume l’autore propone una risposta graffiante ai pericoli di una diffusa idea ingegneristica di lingue, storia e cultura.

Indice del libro
Preambolo /1. Prova di verifica su un ritaglio di giornale / 2. Nuotare e navigare / 3. Roghi di libri / 4. Il potere degli acronimi / 5. Il genio delle lingue / 6. Stoltezza dei letterati / 7. Dell’obsolescenza / Quasi una conclusione / Opere di riferimento.
___

06 ottobre 2017

In libreria

Mauro Pecchenino  -  Eleonora Dafne Arnese 
Digital corporate communication.
Le cinque leve della comunicazione d'impresa nell'era del web
FrancoAngeli, Milano, 2016, pp. 160.

Descrizione
Il volume presenta per la prima volta in Italia un excursus dettagliato sul significato e l'utilizzo delle 5 Leve della Comunicazione d'impresa (Relazioni Pubbliche, Marketing Diretto, Pubblicità, Promozioni e Sponsorizzazioni), tradizionali e digitali. Il lavoro tiene conto sia della realtà ed esperienza italiana, sia di quella internazionale, con una comparazione continua di teoria e pratica. Il libro ha un occhio di riguardo per l'importanza della Comunicazione Integrata e del ruolo chiave della figura professionale dell'Integratore della Comunicazione e delle nuove professioni 2.0. Ciascun capitolo conduce il lettore ad una riflessione sull'attualità della comunicazione ai nostri giorni, per svilupparsi in un'analisi che parte da un caso aziendale nato nella Rete, per passare poi all'approfondimento dell'evoluzione delle 5 Leve della Comunicazione aziendale nell'era del Web, per arrivare infine ad un'analisi degli adattamenti della comunicazione tradizionale nello spazio digitale.
___

30 settembre 2017

In libreria

Samar Yazbek
Passaggi in Siria
Sellerio, Palermo, 2017, pp.  348.

Descrizione
«Dall’istante in cui inizierete a leggere questo libro, la scrittura di Samar Yazbek vi colpirà come un pugno nello stomaco. La sua prosa è talmente raffinata che riuscirete a udire perfino gli uccellini in gabbia e a sentire il profumo di donne truccate alla perfezione. Dopodiché, da qualche parte nelle vicinanze cadrà una bomba e dal soffitto si staccherà una scheggia di intonaco, perché la storia raccontata in queste pagine è una condanna senza appello». Sono le parole di Christina Lamb, autrice di Io sono Malala, dall’introduzione all’edizione inglese di questo Passaggi in Siria, straordinaria testimonianza del conflitto siriano. All’inizio delle rivolte, nel marzo 2011, Yazbek, giornalista e scrittrice affermata, regista e sceneggiatrice per il cinema e la tv, sceglie di scendere in piazza per difendere la libertà di espressione, regolarmente negata dai regimi autoritari che si sono succeduti nel suo paese. Denuncia i crimini perpetrati da Bashar
al-Assad, rivendica maggiori diritti per le donne e l’abolizione della censura. Viene prima trattenuta dalle forze dell’ordine, poi, quando la sua voce diventa troppo invisa al governo e la sua presenza in Siria un rischio, si trasferisce a Parigi, dove persevera nel suo attivismo politico.. In esilio continua a battersi denunciando le atrocità, urlando all’Occidente il bisogno disperato di aiuti umanitari e la necessità di intervenire per fermare ulteriori spargimenti di sangue. Ma il richiamo delle radici e il senso di responsabilità si rivelano troppo forti e Samar Yazbek inizia così a migra; a ritornare in Siria illegalmente, attraversando a piedi il confine turco. Una volta dentro la scrittrice visita le zone «liberate» dal controllo del regime di Assad e occupate dal Free Army dei ribelli o dagli estremisti islamici. Si impegna per offrire sostegno alle persone bisognose. Ascolta testimonianze, storie di singoli individui e di intere famiglie, molte donne, ragazze e bambine che mutano l’orrore in parole da consegnare al mondo. Raccoglie immagini ed emozioni, assiste a scontri armati, alla crudeltà dei cecchini, ai bombardamenti. Vive lutti e speranze, e con questa materia incandescente plasma un racconto che non è un romanzo né un saggio ma li contiene entrambi, senza mai tradire la realtà. Secondo The Observer è un libro essenziale, «uno dei primi classici politici del XXI secolo».
___

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.