"Beati i perplessi"Guido Ceronetti
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08 aprile 2022
Il giornalista perplesso
Il perplesso si pone domande, cerca di capire "l'oltre" l'apparente evidenza, procede con cautela, cerca altre fonti meno scontate, studia il "prima" per collocare nel giusto contesto quel "durante" che e' il fatto che ha sotto gli occhi e si pone domande sul "dopo". Perchè è successo proprio questo? / Quali obiettivi/cui prodest? Ecc. E quando il perplesso raggiunge una ragionevole certezza su quel fatto finalmente quel fatto diventa NOTIZIA, o si lancia nel commento riflessivo, fondato su una pluralita' di dati accertati (da lui stesso) con criteri verificabili. Per questo "Beati i perplessi", capaci dell'umiltà (e della fatica) della ricerca. I perplessi non sono i rassegnati, si prendono il giusto tempo per capire e far capire al lettore che la complessità del mondo impone la regola della cautela, anche se tutte le sollecitazioni spingono verso la velocità e l'accelerazione della "consegna" della NOTIZIA, già interpretata da spedire al talk di turno, dove gli ospiti di turno si lanceranno all'attacco per avvalorare, smentire, reinterpretare nel quadro di parametri propri o della parte che rappresentano, di ignorare e passare oltre, di aizzare l'audience maciullando la notizia passata sotto il rullo lento del buon giornalista perplesso.
mmilan
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11 febbraio 2022
Liberare la verità
"Qual è lo scopo della conoscenza? Questo lo sappiamo: la verità. È attraverso la conoscenza che l’uomo è tenuto ad avvicinarsi alla verità. Ma perché dobbiamo cercarla, braccarla, questa verità? Dov’è e da quale nemico si nasconde? Chi rischia di mettere in pericolo svelandosi a degli sconosciuti? Esistono delle verità che, per prudenza, è meglio circondare di segreto, come accade nelle dittature? Dobbiamo batterci per liberare la verità, visto che è imprigionata. Una volta liberata, sarà la verità che, a sua volta, ci renderà liberi".
Elie Wiesel
*Elie Wiesel, I paradigmi del sapere, "Problemi dell'informazione," 2001, 2-3, p. 127.
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10 dicembre 2019
In libreria
Cailin O'Connor - James Owen Weatherall
L'era della disinformazione. Come si diffondono le false credenze
FrancoAngeli, Milano, 2019, pp. 280.
Descrizione
L'era della disinformazione. Come si diffondono le false credenze
FrancoAngeli, Milano, 2019, pp. 280.
Descrizione
Questo libro è prezioso per capire come le notizie false e la sfiducia negli esperti si originano e si diffondono nella nostra società. Semplici modelli che descrivono il pensiero umano interagente e la comunicazione sono usati in modo intelligente, sottolineando sempre i loro limiti. E, cosa molto significativa, la responsabilità diretta degli scienziati è descritta e analizzata criticamente con molti esempi. Un libro importante per orientarci in questa società complessa e fluida e difenderci da ogni forma di propaganda. Carlo Enrico Bottani, docente di Fisica sperimentale della materia, Politecnico di Milano, autore de ll mestiere della scienza
Indice
Introduzione / L'agnello vegetale della Tartaria / Che cos'è la verità? / Polarizzazione e conformismo / L'evangelizzazione dei popoli / La rete sociale / Bibliografia.
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Disinformazione,
Etica della comunicazione,
Libreria
02 dicembre 2019
Priorità alla verità
"Se diamo la priorità alla verità rispetto alle falsità, alla tolleranza e non al pregiudizio, all’empatia e non all’indifferenza e agli esperti e non agli ignoranti allora forse, e dico forse, potremo fermare la più grande macchina di propaganda della storia. Potremo salvare la democrazia, potremo avere ancora uno spazio per la libertà di espressione e per la libertà di parola."
Sacha Baron Cohen
Sacha Baron Cohen
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Citazioni,
Disinformazione,
Etica della comunicazione
13 ottobre 2019
In libreria
Adriano Fabris
L' etica del giornalismo negli attuali scenari comunicativi
Pacini Editore, Pisa, 2019, pp. 56.
Descrizione
L' etica del giornalismo negli attuali scenari comunicativi
Pacini Editore, Pisa, 2019, pp. 56.
Descrizione
Gli odierni sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno non solo conseguenze significative sui nostri comportamenti quotidiani, ma producono anche trasformazioni importanti in varie professioni: anzitutto quelle legate proprio agli ambiti comunicativi. L’attività giornalistica è la prima a esserne interessata, e a veder addirittura messo in questione il proprio ruolo. È necessario allora comprendere fino in fondo tali mutamenti e individuare nuovi criteri, accanto a quelli tradizionali, che consentano al giornalista di far bene il suo mestiere. Di questo si occupa l’etica del giornalismo negli attuali scenari comunicativi.
Adriano Fabris è professore di Etica della comunicazione all’Università di Pisa. È giornalista pubblicista e direttore della rivista «Teoria». Ha pubblicato recentemente i seguenti volumi: Etica della comunicazione (Carocci, Roma 2014), Twitter e la filosofia (Edizioni ETS, Pisa 2015), Etiche applicate. Una guida (a cura di; Carocci, Roma 2018), Etica per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Carocci, Roma 2018).
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14 maggio 2015
Formazione permanente dei giornalisti
Corso LM interdipartimentale in Informazione
ed Editoria
Ordine Ligure dei Giornalisti
L’Ateneo
di Genova è stato inserito tra gli Enti convenzionati per la formazione permanente dei giornalisti
in ottemperanza alla legge 148/2011 che obbliga tutti gli iscritti agli Ordini professionali a seguire corsi di
formazione per l’acquisizione di 60 crediti nell’arco di un triennio. Il corso
LM in Informazione ed Editoria e l’Ordine Ligure dei Giornalisti a partire da questo a.a. avviano un
programma di seminari tra docenti e giornalisti, aperti anche agli studenti del
corso di laurea che avranno l’opportunità di approfondire tematiche specifiche
e di confrontarsi con il mondo dell’informazione.
Siete
pertanto invitati ai primi due incontri
il 14 e il 15 maggio presso l’Aula Mazzini (via Balbi 5, III piano). Sarà
presente il Presidente
dell’Ordine Ligure dei giornalisti Filippo Paganini.
14.05.2015, ore
11,30-13,30
Da Troika a
QE (Quantitative Easing). Il lessico della crisi europea
Relatori: Adriano Giovannelli, Raul de Forcade e Filippo
Paganini.
15.05.2015, ore 11,30-13,30
Comunicazione politica e
opinione pubblica. Varianti nella preparazione del moretum
Relatori: Andrea Pirni e Filippo Paganini.*Link al sito dell’Ordine Ligure dei Giornalisti
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*Genova,
Etica della comunicazione,
Professione giornalistica,
Università
17 ottobre 2014
Il diritto diventa virtuale
L’evoluzione dei media costringe la nostra società a confondere il reale con l’immaginario.
Reale è la partecipazione del presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha istituito una commissione ad hoc per realizzare una prima bozza della Carta della Rete, una sorta di “Costituzione del web”. Così come reale è l’evidenza, posta dalla stessa Boldrini, su come i diritti sociali possano meritare l’attenzione della UE esattamente come il pareggio di bilancio.
Difendere i diritti umani sembra un’ovvietà. Ma se le istituzioni si mobilitano per regolamentare Internet, vuol dire che l’ovvietà è mutata in qualcosa di più importante. Forse troppo importante. Essere connessi è vitale come essere collegati al cordone ombelicale del mondo. Essere sconnessi è mortale come essere seppelliti nel mondo.
L’identità e le relazioni si sono trasferite dalla televisione alla rete internet, spostando il baricentro del potere e del diritto all’interno della connessione digitale. Tutto ciò è reale e quasi ovvio. Meno reale e banale è pensare che le istituzioni, nel contesto di un mondo dove il bene più esportato sembra essere la democrazia, si dimentichino dei diritti di quelle categorie di persone che la rete non la possono usare perché lasciate ai margini della società come i poveri, o gli anziani, considerati ormai di troppo, o come i “diversi”, evitati in quanto difficili da manovrare. Senza tralasciare gli immigrati, i diseredati, i disoccupati o gli esodati, ecc… Tutte quelle categorie di persone prive di spazio e voce.
Sorge il sospetto che il “pensiero debole” di questi ultimi anni sia improvvisamente diventato “forte” solo colonizzando l’universo del web. O forse che la Rete sia magicamente in grado di purificare le coscienze che nella vita reale rimangono insudiciate da bugie e scandalose defezioni. Una sorta di grande lavatrice dove centrifughiamo ogni vergogna e viltà, dove prevale lo smarrimento davanti a un oceano di parole e di visioni che confondono e, strategicamente, distraggono. Così, la certificazione della nostra esistenza deve passare per forza dalla paura di non essere presenti in tale mondo virtuale poiché si potrebbe correre il rischio di essere dimenticati. Ma a ricordarci che contiamo qualcosa ora ci pensa il Governo con la nuova Carta di Internet presentata alla Camera in formato “bozza”, in attesa di essere sottoposta all’attenzione popolare dal prossimo 27 ottobre. Parteciperemo entusiasti a questo nuovo “gioco” per ridefinire il rapporto tra pubblico e privato e, forse, vinceremo anche un premio inatteso: la partecipazione al processo democratico del controllo sociale. Finalmente anche a Roma si sono accorti che, oggi, il consenso si crea utilizzando la Rete. (Ne hanno scritto tutti i principali quotidiani: dal “Corriere della Sera” a “Repubblica” al “Sole 24ore” del 14 ottobre 2014).
Nella Carta si parla di “diritto d’identità”, di “diritto di accesso”, di “diritto all’educazione”, persino di “diritto all’oblio”. E ancora di sicurezza, di anonimato, di parità e soprattutto di libertà. Sembra di essere ai tempi della Rivoluzione francese: liberté, égalité, fraternité.
Peccato che, nella vita reale, quegli stessi diritti, ogni giorno, vengano regolarmente disattesi, violati, ignorati proprio da quelle stesse istituzioni.
Essere una società civile, evoluta e democratica, a quanto pare, consente di possedere una doppia identità. Una virtuale, carica di simboli e valori, che sta cercando di creare delle regole per definire il suo caos. L’altra, quella reale, che al caos ormai si è abituata e ha trovato pure il modo di farlo sembrare un grande passo verso la democrazia.
Reale è la partecipazione del presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha istituito una commissione ad hoc per realizzare una prima bozza della Carta della Rete, una sorta di “Costituzione del web”. Così come reale è l’evidenza, posta dalla stessa Boldrini, su come i diritti sociali possano meritare l’attenzione della UE esattamente come il pareggio di bilancio.
Difendere i diritti umani sembra un’ovvietà. Ma se le istituzioni si mobilitano per regolamentare Internet, vuol dire che l’ovvietà è mutata in qualcosa di più importante. Forse troppo importante. Essere connessi è vitale come essere collegati al cordone ombelicale del mondo. Essere sconnessi è mortale come essere seppelliti nel mondo.
L’identità e le relazioni si sono trasferite dalla televisione alla rete internet, spostando il baricentro del potere e del diritto all’interno della connessione digitale. Tutto ciò è reale e quasi ovvio. Meno reale e banale è pensare che le istituzioni, nel contesto di un mondo dove il bene più esportato sembra essere la democrazia, si dimentichino dei diritti di quelle categorie di persone che la rete non la possono usare perché lasciate ai margini della società come i poveri, o gli anziani, considerati ormai di troppo, o come i “diversi”, evitati in quanto difficili da manovrare. Senza tralasciare gli immigrati, i diseredati, i disoccupati o gli esodati, ecc… Tutte quelle categorie di persone prive di spazio e voce.
Sorge il sospetto che il “pensiero debole” di questi ultimi anni sia improvvisamente diventato “forte” solo colonizzando l’universo del web. O forse che la Rete sia magicamente in grado di purificare le coscienze che nella vita reale rimangono insudiciate da bugie e scandalose defezioni. Una sorta di grande lavatrice dove centrifughiamo ogni vergogna e viltà, dove prevale lo smarrimento davanti a un oceano di parole e di visioni che confondono e, strategicamente, distraggono. Così, la certificazione della nostra esistenza deve passare per forza dalla paura di non essere presenti in tale mondo virtuale poiché si potrebbe correre il rischio di essere dimenticati. Ma a ricordarci che contiamo qualcosa ora ci pensa il Governo con la nuova Carta di Internet presentata alla Camera in formato “bozza”, in attesa di essere sottoposta all’attenzione popolare dal prossimo 27 ottobre. Parteciperemo entusiasti a questo nuovo “gioco” per ridefinire il rapporto tra pubblico e privato e, forse, vinceremo anche un premio inatteso: la partecipazione al processo democratico del controllo sociale. Finalmente anche a Roma si sono accorti che, oggi, il consenso si crea utilizzando la Rete. (Ne hanno scritto tutti i principali quotidiani: dal “Corriere della Sera” a “Repubblica” al “Sole 24ore” del 14 ottobre 2014).
Nella Carta si parla di “diritto d’identità”, di “diritto di accesso”, di “diritto all’educazione”, persino di “diritto all’oblio”. E ancora di sicurezza, di anonimato, di parità e soprattutto di libertà. Sembra di essere ai tempi della Rivoluzione francese: liberté, égalité, fraternité.
Peccato che, nella vita reale, quegli stessi diritti, ogni giorno, vengano regolarmente disattesi, violati, ignorati proprio da quelle stesse istituzioni.
Essere una società civile, evoluta e democratica, a quanto pare, consente di possedere una doppia identità. Una virtuale, carica di simboli e valori, che sta cercando di creare delle regole per definire il suo caos. L’altra, quella reale, che al caos ormai si è abituata e ha trovato pure il modo di farlo sembrare un grande passo verso la democrazia.
Anna Scavuzzo
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Diritto dell'informazione,
Etica della comunicazione,
Web
05 febbraio 2014
Il giornalista non è un burattino
“Se non capisci la Storia non capisci l’oggi. Tempo fa il mestiere del giornalista era preso sul serio, si scriveva tanto e con un piccolo episodio racconti una grande storia, perché la storia raccontata da un’esperienza personale, attraverso un piccolo aneddoto della vita di un uomo o di un villaggio, impressiona di più. Parlando di qualcosa che hai vissuto sulla tua pelle trasferisci al lettore quell’emozione che hai provato. Il giornalista non è un burattino che partecipa alle conferenze e prende appunti o fa interviste ma, invece, chiede spiegazioni, esplora e capisce più degli altri del suo mestiere. Quando si è ad un bivio e si trovano una strada che va in su e una che va in giù, prendi quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida”.
Tiziano Terzani
* cit. in EuroMedFocus.
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Etica della comunicazione,
Giornalisti,
Grandi firme
11 settembre 2012
In libreria
Luciano Floridi
La rivoluzione dell’informazione
Torino, Codice edizioni, 2012, 184 pp.
Descrizione
*link all'Indice e ad un estratto del libro.
La rivoluzione dell’informazione
Torino, Codice edizioni, 2012, 184 pp.
Descrizione
La cultura delle società occidentali si è via via trasformata, nell’ultimo mezzo secolo, da materiale a immateriale. Oggi viviamo e lavoriamo letteralmente circondati da informazioni: parole scritte e pronunciate, media di ogni tipo, database più o meno sterminati, e infine internet, che sembra racchiudere in sé il concetto di informazione infinita e sempre reperibile. Il filosofo Luciano Floridi sostiene che non si è trattato solo di un cambio di paradigma ma di una quarta rivoluzione, analoga a quelle alimentate dal pensiero di Copernico, Darwin e Freud. La rivoluzione dell’informazione oggi in corso sta già offrendo una nuova, profonda comprensione dell’uomo, concepito come essere sempre connesso e costituito da informazioni, e dell’ambiente stesso in cui ci muoviamo, un ecosistema vitale e sociale che supera la divisione tra reale (offline) e virtuale (online).
*link all'Indice e ad un estratto del libro.
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29 maggio 2012
In libreria
Ignazio Sanna
L'etica della comunicazione nell'era digitale
Milano, Studium, 2012, 260 pp.
Descrizione
Tradizionalmente, per “comunicazione” intendiamo lo scambio di informazioni tra diversi soggetti. Tuttavia, essa include l’idea di comunità, di partecipazione, e risponde a quel bisogno di comunione che ispira il nostro sporgerci verso l’altro. In questa era digitale si moltiplicano i mezzi che consentono agli utenti del web di interagire, ma spesso nella fretta di predisporre nuove tecnologie sempre più avanzate non si dà ai loro fruitori il tempo di sviluppare un minimo abbozzo di dialogo. Occorre perciò uno sforzo prima di tutto concettuale per ricomporre le parole, restituendo loro tutto il significato che hanno sempre avuto, controllare attentamente la complessa semantica che origina e si sviluppa su internet per non doversi trovare un giorno a parlare in uno stesso luogo, o forse in uno stesso non-luogo, in mille lingue diverse senza riuscire a comunicare. Il volume in una prima serie di saggi tratta la problematica della comunicazione nell’era digitale per poi occuparsi delle implicanze sociali e morali per l’uomo in una vita dominata dalle innovazioni tecnologiche.
L'etica della comunicazione nell'era digitale
Milano, Studium, 2012, 260 pp.
Descrizione
Tradizionalmente, per “comunicazione” intendiamo lo scambio di informazioni tra diversi soggetti. Tuttavia, essa include l’idea di comunità, di partecipazione, e risponde a quel bisogno di comunione che ispira il nostro sporgerci verso l’altro. In questa era digitale si moltiplicano i mezzi che consentono agli utenti del web di interagire, ma spesso nella fretta di predisporre nuove tecnologie sempre più avanzate non si dà ai loro fruitori il tempo di sviluppare un minimo abbozzo di dialogo. Occorre perciò uno sforzo prima di tutto concettuale per ricomporre le parole, restituendo loro tutto il significato che hanno sempre avuto, controllare attentamente la complessa semantica che origina e si sviluppa su internet per non doversi trovare un giorno a parlare in uno stesso luogo, o forse in uno stesso non-luogo, in mille lingue diverse senza riuscire a comunicare. Il volume in una prima serie di saggi tratta la problematica della comunicazione nell’era digitale per poi occuparsi delle implicanze sociali e morali per l’uomo in una vita dominata dalle innovazioni tecnologiche.
*segnalato da C.S.
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18 marzo 2011
Tutti i particolari in cronaca? Una piccola riflessione
In questi giorni dominati dalla catastrofe giapponese, e dalla minaccia nucleare che ci tiene col fiato sospeso, vorrei condividere con voi una piccola riflessione di tutt'altro tenore, su un fatto che mi ha colpito.
Due giorni fa, mentre monitoravo il Correio da Manhã per la nostra rassegna stampa, all'interno della sezione Mundo mi sono imbattuta in un tipo di notizia che mi ha lasciato molto turbata, non per il fatto raccontato, purtroppo piuttosto comune in ogni parte del mondo (una ragazza violentata e uccisa in Brasile) ma per il taglio che si è scelto di dare alla notizia, una breve di 4 capoversi.
La cosa che inizialmente ha attratto la mia attenzione è stata l'immagine: un disegno che raffigurava in modo piuttosto realistico un'aggressione sessuale. Un tipo di immagine che sui nostri quotidiani è difficile trovare. Questo mi ha spinto a leggere, con l'aiuto del traduttore di Google, che uso abitualmente per fare la rassegna. Il breve articolo non lesina particolari crudi e usa un linguaggio estremamente diretto, per descrivere sevizie su cui, solitamente, almeno da noi, si usa sorvolare, anche perché nulla aggiungono al resoconto.
Ma l'immagine resta la cosa che mi ha colpito di più. E' di regola corredare un pezzo, qualsiasi pezzo, con una immagine. Accade per esempio che a commento di un articolo su uno stupro, si veda a volte una foto d'archivo che raffigura una giovane seduta con le braccia intorno alle ginocchia, i capelli a coprirle il volto, a rappresentare in modo astratto la violazione della femminilità di tutte le donne che ogni giorno sono vittime della violenza. Non credevo invece possibile che un disegnatore arrivasse a ricostruire per un quotidiano la scena dell'aggressione, con tanto di particolari realistici: le mani dell'aggressore intorno al collo della vittima, la donna che urla, la camicetta aperta.
Mi sono chiesta il perché di una scelta di questo tipo, e il perché di questa diversa sensibilità tra i media portoghesi e i nostri. In fondo, si tratta di due realtà che dovrebbero avere diversi punti di contatto. Non sono riuscita per il momento a trovare una risposta. Voi che cosa ne pensate? Una ipotesi potrebbe essere che la contaminazione del mezzo televisivo rende assuefatti a questo tipo di immagini; il suo linguaggio, pervasivo, penetra anche nella carta stampata. E' questo che dobbiamo dare al telespettatore tipo, se vogliamo farlo diventare/rimanere lettore di quotidiani.
Ma allora mi sono resa conto che viene a cadere un presupposto: noi non siamo diversi dai portoghesi, a ben guardare. Che senso ha ritenerci superiori, con i nostri plastici delle villette e le ricostruzioni sceneggiate degli interrogatori degli indagati per omicidio? Forse l’unica differenza è che – per il momento – da noi il peggio resta confinato nel teleschermo, ma è proprio così?
Elisabetta Ferrando
05 maggio 2010
In libreria
Ferdinando Scianna
Etica e fotogiornalismo
Milano, Electa, 2010, 74 pp.
Scheda
Etica e fotogiornalismo
Milano, Electa, 2010, 74 pp.
Scheda
"L'etica è l'etica. Non credo che esista un'etica specifica del giornalismo, con una conseguente sottoetica del fotogiornalismo". Le parole sono di Ferdinando Scianna, tra i nomi più grandi della fotografia italiana. Scianna comincia a fotografare negli anni Sessanta mentre studia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo.Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica il primo di numerosi libri poi realizzati insieme: Feste religiose in Sicilia per il quale riceve il Premio Nadar. Dal 1967 lavora per "L'Europeo" come fotoreporter, inviato speciale e, in seguito, come corrispondente da Parigi dove rimane per dieci anni. Qui conosce Henri Cartier-Bresson e nel 1982 entra a far parte dell'agenzia Magnum Photos.
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11 aprile 2010
Dalla carta al web: questioni di leggibilità del quotidiano
Aprire un quotidiano, tuffarsi nella lettura: gesti semplici che compiamo ogni giorno senza pensarci. Eppure il formato tipico di un quotidiano cartaceo, può essere una insormontabile barriera per molte persone (soprattutto anziani e disabili) che per mancanza di forza o difficoltà di movimento non riescono a sorreggerlo e sfogliarlo.
Prendendo spunto dalla nuova veste e dal nuovo formato del "Secolo XIX", si è avuto modo di accennare anche a queste problematiche con il Direttore Umberto La Rocca, durante l’incontro “Il giornale utile” tenutosi all’Università degli Studi di Genova il 10-3-2010.
Formati “diversamente” leggibili: dalla carta al web
Dice La Rocca che quando ha pensato ad un formato diverso per il Decimonono, la sua preferenza sarebbe andata addirittura al piccolo e maneggevole “Berlinese” classico; ma già la nuova misura un po’ accorciata delle pagine del Decimonono ha avuto riscontro positivo, è risultata gradita al Pubblico, ottenendo anche un risparmio notevole sui costi.
Racconta qualche aneddoto sull’imprevedibilità del feedback: alcuni taxisti hanno apprezzato di poterlo finalmente leggere appoggiato sul volante (guidando? Si spera di no), altri lettori hanno riferito che così sembra più largo e sembra pesare di più (esatta considerazione dato che ha più pagine di prima).
E’ indiscutibile comunque che la qualità della nuova veste vada a beneficio di molti lettori, anche disabili; essa deriva da un mix di elementi: formato di misura contenuta quindi maneggevolezza, stampa più nitida di testo e foto quindi miglior leggibilità (specie per chi ha problemi di vista), impaginazione più ordinata offrendo al lettore un miglior orientamento nella pagina e facilità di approccio ai contenuti.
Siamo in un’epoca di transizione, ha detto il Direttore, e in futuro assisteremo alla graduale scomparsa del quotidiano stampato su carta così come lo conosciamo oggi, a favore di altri media, in primis il web.
La versione cartacea avrà quindi sempre meno importanza e sarà cruciale la versione elettronica che, già adesso, è quella più apprezzata dai disabili stessi specie i giovani, perché fruibile in piena autonomia tramite un computer e le personali tecnologie informatiche di aiuto; il Direttore ha annunciato che sta valutando di “creare condizioni economiche di favore per determinate categorie di lettori, sulle versioni Internet del quotidiano”.
Ma, attenzione, persino nelle pubblicazioni online la barriera è in agguato se il sito web non risponde ai requisiti di accessibilità stabiliti in Italia da apposita Legge (Legge 4/2004).
Alcune esperienze per facilitare la lettura a persone disabili:
-“La Stampa” online compatibile con gli strumenti di web browsing utilizzati da persone con disabilità visiva, in accordo con l'Istituto per i ciechi di Bologna.
-Edizioni in braille: "Braille News", settimanale d'informazione allegato a “Il Tempo” e il trimestrale “Sesto senso” della Regione Toscana.
Non sempre i benefici arrivano da interventi realizzati ad hoc per le persone con disabilità: Youtube inserirà in modo automatico sottotitoli in più lingue diverse, con una soluzione nata per l’intercultura che si rivela utilissima per i navigatori sordi.
Infine, un accenno all'accesso dei disabili alla professione giornalistica. Lo scenario dell’occupazione, in ogni settore è difficile e di conseguenza ancor più lo è per i disabili. La Legge 68 del 1999 in Italia promuove l'inserimento e l’integrazione lavorativa tramite servizi di sostegno e di collocamento mirato”. Ad esempio le aziende che superano i 50 dipendenti devono avere almeno il 7% di personale disabile.
Nel settore dell’informazione la presenza attiva dei disabili non appare significativa; si segnala lo spazio disabilità sul “Redattore sociale” e la penna di Claudio Imprudente su "Superabile", portale Inail di informazione e consulenza per la disabilità.
Anche se “i tempi non sono favorevoli” l’invito di La Rocca è quello di guardare con maggior attenzione alle pratiche, alle forme e agli strumenti della comunicazione, perché “i risultati si ottengono, quando si punta in alto, si ha fiducia in sé” e questo, forse, è un po’ il noto punto debole di tutti noi liguri.
Silvia Dini
Università degli Studi di Genova
Corso di Laurea magistrale interfacoltà in Informazione ed Editoria
Corso di Laurea magistrale interfacoltà in Informazione ed Editoria
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Comunicazione sociale,
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Il quotidiano e i lettori diversamente notizi..abili
Nell’incontro “Il giornale utile” all’Università degli Studi di Genova il 10-3-2010 il Direttore del quotidiano “Il Secolo XIX” ha toccato molti temi importanti per chi aspira alla professione di giornalista; durante il dibattito con gli studenti è stato invitato a esprimersi anche su un argomento in genere poco considerato, cioè il rapporto fra i disabili e la stampa; la domanda “Direttore, ci pensa ai lettori disabili? e alle notizie che li riguardano?” pur riscuotendo, sul piano umano, un prevedibile consenso, ottiene risposte non entusiasmanti: “Purtroppo ammetto che sono considerati molto poco”, esordisce Umberto La Rocca, poi confermando in gran parte lo scenario sul rapporto fra stampa e disabilità descritto in questa piccola indagine.
Chi sono e quanti sono i lettori diversamente abili
Ci sono diverse ampiezze e significati da dare al termine disabilità. In passato si è ritenuta disabile ogni persona con un qualche tipo di menomazione. Più di recente l’Organizzazione mondiale della Sanità propone un approccio culturalmente rivoluzionario, secondo il quale tutte le persone sono da considerarsi uniche e diverse. Si sposta l’attenzione da “quello che manca” a una persona, a “quello che può fare”, senza ignorare le oggettive differenze, specialmente manifeste nei “modi” in cui si possono fare le cose. Ne deriva la rapida adozione nel vocabolario comune dell’espressione “diversamente abile”.
Secondo l’Istat (www.disabilitaincifre.it ) in Italia ci sono ~3.000.000 di persone disabili (di cui 60% donne e 40% uomini) pari a circa il 5 % della popolazione; in Europa si stimano circa 50 milioni le persone con disabilità o fasce deboli, pari al 10% circa della popolazione complessiva (fonte: www.edf-feph.org).
Significa che circa il 14 % delle famiglie italiane è interessato al tema.
Sono numeri importanti di un target di mercato ma, risponde il Direttore La Rocca, considerata la crisi e le difficoltà generali di mercato dei quotidiani, nella sua professione si è costretti a ragionare sul modello di “lettore indifferenziato”.
I criteri di notiziabilità rispetto ai disabili
Conferma il Direttore Umberto La Rocca che in genere l’attenzione ai disabili è poca, perché “andare a cercare questi lettori è costoso”; infatti, osservando per un periodo i quotidiani, si scopre che le notizie originate dalla difficoltà del vivere diversamente emergono solo quando diventano acute, esasperate.
Quando le Amministrazioni pubbliche creano o potenziano servizi; allora l’articolo o il comunicato, esce sia per giustificare la validità della spesa pubblica, sia per dare informazione a tutti i potenziali beneficiari. Esempio da "Il Secolo XIX" del 2 marzo 2010: “Atc: 20 nuovi bus per disabili. Sono circa 12 mila i cittadini della provincia affetti da disabilità. Per la maggior parte si tratta di persone rese disabili dall’età, oltre che invalidi civili con minorazioni congenite o acquisite, sordomuti e ciechi. Per favorire la loro mobilità l’Atc immetterà presto in servizio 20 nuovi autobus dotati di piattaforma per il carico delle carrozzelle mentre alcune delle principali fermate cittadine saranno modificate con idonee aree di sosta. Per questi lavori il Comune della Spezia ha stanziato 50 mila euro. Da parte sua la società “Radiotaxi” si doterà di un taxi in grado di accogliere una carrozzina (quelle a motore infatti non sono pieghevoli) che opererà a tariffa convenzionata e del quale avranno la chiave tutti i tassisti per poter svolgere il servizio speciale a chiamata.”
Quando “è cronaca degli eccessi”, fa notizia. Da accadimenti locali, ad es. “Violenta disabile, in manette un tassista”, “Badante rapina la catenina al disabile che assiste”, al caso planetario delle condanne a tre dirigenti di “Google” (proprietaria di YouTube) per il video di un disabile picchiato; o il caso italiano del gruppo su Facebook con l’invito a fare tiro al bersaglio con i bambini Down. L’autore, presto individuato, era folle; ora dovremmo piuttosto preoccuparci dei duemila che si sono iscritti!
Quando la burocrazia ne combina una delle sue, fa sempre notizia. La Legge 104/92 (cfr www.italia.gov.it ) descrive le molte agevolazioni previste per i disabili per compensare le difficoltà inevitabili della loro condizione. Ma, nella pratica, ottenere l’applicazione del diritto può diventare esasperante; le lettere nelle rubriche accolgono spesso lo sfogo dei lettori disabili. Alcune di queste testimonianze hanno toni decisamente un po’ sopra le righe, sebbene giustificabili. Un esempio da "Il Secolo XIX" di Genova del 22-1-2010 “Disabile multata perché passa nella ZTL” storia di lotte impari fra autorizzazioni e deroghe da ri-dimostrare continuamente, al punto che la protagonista esasperata invoca la velocità decisionale dei forni crematori… affermazione decisamente forte, ma se voleva colpire c’è riuscita. Viene da chiedersi se la frase sarebbe accettabile, qualora scritta da altro lettore egualmente esasperato ma non disabile o piuttosto cancellata di netto, non fosse altro perché di cattivo gusto.
Ma della difficoltà di dare equo spazio a tutti e anche dei toni più corretti per trattare temi così delicati non c’è stato modo di approfondire con il Direttore che, però, ha auspicato in un maggior contatto diretto fra cittadini e redazione del "Secolo XIX" specie per le segnalazioni di “cosa non va in città”.
I disabili, genovesi e liguri, oltre che le persone che stanno accanto a loro, intanto non dovrebbero lasciarsi sfuggire questo spazio!
Silvia Dini
Università degli Studi di Genova
Corso di Laurea magistrale interfacoltà in Informazione ed Editoria
Corso di Laurea magistrale interfacoltà in Informazione ed Editoria
Etichette:
Comunicazione sociale,
Etica della comunicazione
08 febbraio 2010
L'informazione sul web, quali regole per un nuovo luogo

Convegno, Orvieto, 11 febbraio 2010
Nel luogo relativamente nuovo dell'informazione sul web, la creazione dei contenuti non è più affidata solo ai professionisti, ma lascia ampio spazio all'interattività dei lettori-attori.
Nel luogo relativamente nuovo dell'informazione sul web, la creazione dei contenuti non è più affidata solo ai professionisti, ma lascia ampio spazio all'interattività dei lettori-attori.
Mi ricorda, in chiave moderna e digitale lo spirito dei fogli e delle "gazzette" settecentesche; la generazione e la diffusione di "User Generated Content" spesso senza il controllo di editori e direttori, porta di nuovo in primo piano l'attenzione sulle problematiche connesse alla diffusione, alla qualità e alle responsabilità dei contenuti.
Ne discutono riuniti in Convegno editori, giornalisti, tecnici, giuristi l'11 febbraio 2010 al Centro Congressi di Palazzo del Popolo Sala dei Quattrocento, a Orvieto.
Silvia Dini
* Link:Programma e info
___
12 gennaio 2010
In libreria
Gianluca Gardini, Pina Lalli
Per un'etica dell'informazione e della comunicazione. Giornalismo, radiotelevisione, new media, comunicazione pubblica
Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 224.
Descrizione
Per un'etica dell'informazione e della comunicazione. Giornalismo, radiotelevisione, new media, comunicazione pubblica
Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 224.
Descrizione
La "discussione pubblica", nell'accezione ampia del termine, si è trasferita dai luoghi tradizionali di incontro, come le piazze, i caffè e le assemblee, alle arene mediatiche. I media veicolano informazioni, aiutano a interpretare le dinamiche della società contemporanea e, soprattutto, dettano l'agenda dei problemi e orientano le opinioni dei cittadini. Alla conoscenza diretta di ciò che ci circonda si aggiunge una conoscenza mediata degli avvenimenti, difficile da controllare e da verificare.
I mezzi di comunicazione di massa assicurano maggiore visibilità alle procedure decisionali e alle figure pubbliche: ciò aumenta sia il loro potere sia la loro responsabilità nei confronti dei cittadini. La comunicazione e l'informazione rivestono ormai un ruolo tale da coinvolgere la dimensione dell'etica pubblica: al suo centro, infatti, si trova il corretto funzionamento della sfera pubblica, ossia uno spazio di dibattito, il più possibile libero da restrizioni e interessi privati, che serve come luogo di esplorazione delle idee per la formazione di un'opinione pubblica. [leggi tutto...]
*segnalato da C.S.
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31 marzo 2009
In libreria
Carlo Guglielmo Izzo -Fabio Ranucci
Giornalista Italiano
Roma, Centro di Documentazione Giornalistica editore, 2009 300 pp.
Manuale per l'esame da giornalista professionista con un corredo di 750 domande e risposte .
______
Roidi Vittorio
«Cattive notizie» dell'etica del buon giornalismo e dei danni da malainformazione
Roma, Centro Doc. Giornalistica, 2009, 269 pp.
Giornalista Italiano
Roma, Centro di Documentazione Giornalistica editore, 2009 300 pp.
Manuale per l'esame da giornalista professionista con un corredo di 750 domande e risposte .
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Roidi Vittorio
«Cattive notizie» dell'etica del buon giornalismo e dei danni da malainformazione
Roma, Centro Doc. Giornalistica, 2009, 269 pp.
Descrizione dal sito di Wuz
"Il diritto all'informazione non è un privilegio del giornalista, ma una componente della libertà del cittadino, una garanzia della democraticità del sistema". A scriverlo è Stefano Rodotà nella prefazione a questo libro. Ed è sicuramente così. Ma affinché ciò corrisponda poi alla realtà dei fatti occorre che il giornalismo sia scrupoloso, corretto e oltremodo rigoroso. Il giornalista per il ruolo che rappresenta è oggetto di pressioni, lusinghe e tentazioni. Per questo il suo corredo di regole e responsabilità deve essere chiaro. I confini della professione ben marcati e in nessun caso mobili o confusi. "Cattive Notizie" è un libro sui principi di un corretto giornalismo e sui danni della malainformazione. Un vademecum per il giornalista che nella sua professione non vede solo il lavoro che gli dà da mangiare ma anche il piccolo quotidiano contributo alla costruzione di una società migliore.
"Il diritto all'informazione non è un privilegio del giornalista, ma una componente della libertà del cittadino, una garanzia della democraticità del sistema". A scriverlo è Stefano Rodotà nella prefazione a questo libro. Ed è sicuramente così. Ma affinché ciò corrisponda poi alla realtà dei fatti occorre che il giornalismo sia scrupoloso, corretto e oltremodo rigoroso. Il giornalista per il ruolo che rappresenta è oggetto di pressioni, lusinghe e tentazioni. Per questo il suo corredo di regole e responsabilità deve essere chiaro. I confini della professione ben marcati e in nessun caso mobili o confusi. "Cattive Notizie" è un libro sui principi di un corretto giornalismo e sui danni della malainformazione. Un vademecum per il giornalista che nella sua professione non vede solo il lavoro che gli dà da mangiare ma anche il piccolo quotidiano contributo alla costruzione di una società migliore.
18 ottobre 2008
In libreria
Renato Stella
Media ed etica. Regole e idee per la comunicazione di massa,
Roma, Donzelli, 2008, 238 p.
scheda dell'editore
Fin dove è lecito parlare di sesso, di eutanasia o di fecondazione assistita in televisione? È bene che un neonazista, un mafioso, un pedofilo abbiano una loro ribalta nei media, in nome del diritto all’informazione? Domande come queste sollevano questioni che toccano i confini di accettabilità del discorso dei media intorno a temi controversi.Nasce da qui una «preoccupazione etica», intesa come consapevolezza del fatto che, in un mondo complesso come il nostro, il sistema dei media parla contemporaneamente a più persone, propone modelli comportamentali in conflitto, racconta storie prese dalla realtà, e in ciascuna di tali occasioni applica e legittima principi morali condivisi. Essi trovano ampio spazio di esemplificazione all’interno di film, fumetti, talk show o reality nei quali non è difficile riconoscersi.Ci si attende però, al contempo, che i media mantengano essi stessi una condotta etica, nel senso di rispettare norme che consideriamo fondamentali per tutelarci come cittadini e come lettori-spettatori. Tali norme sono comprese nel quadro di leggi e codici di autoregolamentazione pensati e sottoscritti dalle diverse categorie di persone che lavorano nella stampa, in tv o su internet.La «preoccupazione etica», così, alla fine tocca regole e modelli morali «rappresentati» nei messaggi insieme a regole e modelli morali «applicati» ai messaggi, ponendo l’interrogativo centrale del libro. Se cioè occuparsi di comunicazione comporti un «ragionare etico» parzialmente diverso da quello necessario altrove, tanto da individuare nei media un ambito specifico, e perciò anche originale, di considerazione
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