Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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27 gennaio 2020

Extramedia. Evoluzione del giornalismo.

Il mondo del giornalismo sta vivendo un’epoca di trasformazione; una transizione che ha avuto inizio con l’avvento di Internet ed ha subìto una rapida accelerazione con la venuta degli smartphone.
La tecnologia ci ha condotti così “al passaggio dalla comunicazione di massa ad una individuale, con impatti notevoli per l’industria dei media“ (Domenico Ioppolo).
Nel libro Giornalismo aumentato. Attualità e scenari di una professione in rivoluzione, a cura di Giorgio Triani, (Franco Angeli, Milano, 2017), ci viene offerta una panoramica di quella che è oggi la professione del giornalista e i nuovi percorsi del giornalismo nell’era dei social media.
Principalmente il web ha determinato la disintermediazione dell’informazione, riducendo l’oggetto “giornale” a mero veicolo e slegandolo dal rapporto di fiducia con il lettore. Nel momento in cui le notizie sono fruibili in rete gratuitamente, perché pagare per leggerle? Per la stampa l’esito è stato disastroso con un vertiginoso calo progressivo delle vendite di quotidiani e periodici.
Il processo di svalutazione dell’informazione ha colpito sia economicamente che qualitativamente, ed anche bufale e notizie fake hanno fatto la loro parte. I nuovi colossi del web hanno colto impreparati i media tradizionali e a farne le spese è stato più di tutti il lavoro giornalistico che ha perso prestigio agli occhi del pubblico a favore dei social media.
Il cambiamento fondamentale è avvenuto proprio nei lettori che d’un tratto sono divenuti potenziali autori e creatori di contenuti a loro volta; da qui il flusso di informazioni è diventato inarrestabile, “virale”.
È la realizzazione di quello che M. McLuhan aveva definito, con notevole anticipo, il villaggio globale (Gli strumenti del comunicare, 1964).
“In quarant’anni - scrive a proposito Antonio Mascolo - è avvenuta una rivoluzione ben più importante – anche se terribilmente simile – di quella di Gutenberg” e aggiunge “Tutte le unità (di tempo, di luogo ecc.) sono state spazzate via”, scrivere e pubblicare sono diventati un unico gesto.
Inevitabilmente, l’unica soluzione è l’integrarsi del giornalismo nel mondo digitale, ovvero il suo “ri-contestualizzarsi”. Diventa perciò fondamentale adottare la giusta strategia di marketing, occorre trovare nuovi linguaggi, nuovi modelli di business e sistemi per attrarre l’audience e far fronte anche ad un nuovo tipo di utente: il navigatore “nomade”. Si tratta perlopiù di un lettore distratto, superficiale, spesso “occasionale”, che ricalca il modello del telespettatore annoiato che fa zapping tra un canale e l’altro.
Ecco allora che gli articoli online si fanno più brevi, i titoli accattivanti, e si corredano di immagini e filmati per adattarsi allo schema (e allo schermo) di lettura social.
Il linguaggio pubblicitario e quello giornalistico si fondono in nuove forme di comunicazione e moltiplicano anche le figure professionali: dal data journalist allo specialista SEO (Search Engine Optimization) al Social Media Manager.
È un giornalismo aumentato, quello della raccolta dei dati, del “Visual Journalism” e dello “storytelling”, che si muove in un panorama ancora tutto da definire e che riscrive le sue regole in nome del “digital first” per competere con blogger, influencer e youtubers, ponendosi l’obbiettivo di riorientare l’opinione pubblica facendosi strumento di formazione oltre che di informazione.
Fabiana Pinna

Giornalismo aumentato. Attualità e scenari di una professione in rivoluzione
a cura di Giorgio Triani,
Franco Angeli, Milano, 2017.
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02 marzo 2018

In libreria

Giorgio Triani
Giornalismo aumentato
Attualità e scenari di una professione in rivoluzione

 FrancoAngeli, Milano, 2017, pp. 196.

Descrizione
C'era una volta e non c'è (quasi) più. Il giornalismo degli inviati (speciali), dei fotoreporter, del microfono in mano e la telecamera in spalla. Delle corse sui luoghi degli eventi per essere i primi sulla notizia. Al suo posto, una schiera di giornalisti e comunicatori di nuovissima generazione. Sono citizen journalist, blogger, youtuber, storyteller, social reporter: figure ibride, così come lo è l'intero eco-sistema dell'informazione. I modelli di produzione e distribuzione non sono più le aziende editoriali classiche, le redazioni contigue alle tipografie, le edicole, i grandi studi radio-televisivi centralizzati. È invece la rete, il web che ha progressivamente disintermediato i media tradizionali e ridotto il valore delle notizie. Dunque del giornalismo come professione. Le news online sono commodities. Girano libere e, rimbalzando da un sito all'altro, da un blog a un aggregatore di news, sono non di rado fuori controllo. Bufale e fake news: (sotto) prodotto dell'informazione al tempo dei social network. Della post-verità. È un giornalismo aumentato, quello che vede imporsi nuovi modelli in cui  scrivere e pubblicare sono un unico gesto. L'accesso agli archivi, alle agenzie, agli eventi in corso, ai dati è istantaneo; la visualizzazione, i video, le immagini sono la nuova narrazione; la professione si disperde nei nuovi ambiti dello storytelling, del brand reporting, del data journalism.  Un giornalismo ubiquo, forse 3.0 o addirittura 4.0, che consente di essere ovunque e in tempo reale, senza però esserci fisicamente. Giornalisti e comunicatori sono prossimi, o già entrati, nell'era dell'extra media. Questo
libro corale e polifonico raccoglie la sfida di mostrare i vari aspetti di questa rivoluzione, fornendo uno strumento di scenario e orientamento, utile per gli studenti dei corsi di laurea in comunicazione e delle scuole di giornalismo, ma anche per i professionisti e tutti i creatori e fruitori di informazione.
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