Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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19 dicembre 2019

In libreria

Alberto Riccadonna
"fffortissimo"
Edizioni Accademia Perosi, Biella, 2019, pp. 302.
Descrizione
Tre f sul pentagramma indicano “fortissimo”, eseguire con il massimo sforzo e quattro “elementi” vitali: testa, cuore, muscoli, polmoni. Vissute al massimo sono le vite dei compositori Malipiero, Petrassi, Boulez, Berio, Nono, Stockausen, Penderecki, Bussotti, Corghi, Henze, Rihm, Kurtag, Donatoni. Dei direttori Claudio Abbado, Riccardo Muti, Giuseppe Sinopoli, dei maestri Bernstein, Giulini e Gavazzeni dai quali hanno afferrato il testimone, dei loro colleghi Mehta, Maazel, Ozawa, Prêtre. Di solisti come Rostropovič, Ughi e Brunello, di registi come Zeffirelli e Ronconi, di scenografi come Emanuele Luzzati. Di artisti della musica popolari come Paolo Conte, Stefano Bollani, Ludovico Einaudi, Nicola Piovani. Interrogati in profondità, rivelano atmosfere, cultura, idee d’una stagione tra le più intense e innovative nella storia della musica.

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26 febbraio 2019

In libreria


Jacopo Tomatis
Storia culturale della canzone italiana
Milano, Il Saggiatore, 2019, pp. 810.
Descrizione
Tutti sappiamo – o pensiamo di sapere – che cos’è la canzone italiana. Ne parliamo con gli amici guardando Sanremo, la ascoltiamo su Spotify o su vinile, la cantiamo sotto la doccia, la amiamo, la odiamo, o tutt’e due le cose insieme. Ma che cosa rende «italiana» una canzone? «Felicità», siamo tutti d’accordo, suona come una tipica «canzone italiana», al punto che potremmo definirla «all’italiana». E allora «Via con me» di Paolo Conte, coeva eppure lontana miglia e miglia dal successo sanremese di Al Bano e Romina, non lo è? O forse lo è meno, con quello swing americano e quella voce roca? Jacopo Tomatis parte da qui, dal ripensamento delle idee più diffuse sulla canzone italiana («canzone italiana come melodia», «canzone italiana come specchio della nazione», «canzone italiana come colonna sonora del suo tempo»), per scriverne una nuova storia. Fatta circolare su spartito o su rivista, trasmessa dalla radio, suonata da dischi e juke box, al cinema e alla tv, in concerti e festival, la canzone è stata, per un pubblico sempre più giovane, il punto di partenza per definire la propria identità (su una pista da ballo come nell’intimità della propria stanza), per fare musica e per parlare di musica. E allora hanno qualcosa da dirci non solo «Vola colomba», «Il cielo in una stanza», «Impressioni di settembre», «La canzone del sole», «Preghiera in gennaio», ma anche i nostri discorsi su queste canzoni, come le ascoltiamo, come le suoniamo, come le ricordiamo. Storia culturale della canzone italiana ripercorre i generi e le vicende della popular music in Italia ribaltando la prospettiva: osservando come la cultura abbia pensato la canzone, quale ruolo la canzone abbia avuto nella cultura e come questo sia mutato nel tempo – dal Quartetto Cetra agli urlatori, da Gino Paoli al Nuovo Canzoniere Italiano, da De Gregori a Ghali. Con la consapevolezza e l’ambizione che fare una storia della canzone in Italia non significa semplicemente raccontare la musica italiana, ma contribuire con un tassello importante a una storia culturale del nostro paese. Del resto, quando parliamo di musica non parliamo mai solo di musica.
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07 febbraio 2017

Fermi tutti, arriva il Festival


Chissà se nel lontano 1950 Angelo Amato e Angelo Nizza, inventori del festival della canzone italiana, hanno pensato che un giorno proprio la loro creazione avrebbe bloccato un’intera nazione. Già perché, come ormai accade da lungo tempo, anche quest’anno è arrivato il tanto atteso Festival di Sanremo, un evento dalla portata mediatica eccezionale e probabilmente inarrivabile su scala nazionale che ferma, immobilizza, cattura l’attenzione di tutta l’Italia, Italia che per una settimana circa trasferisce il suo cuore pulsante nella piccola cittadina rivierasca. Volente o nolente l’argomento Festival si prende il primato nella sua settimana, solitamente a metà febbraio, ed entra in maniera importante in tutti i media. Dalla radio ovviamente, alla televisione, in parte ai giornali e a Internet che vede nei blog e nei moderni social  fabbriche di commenti e di opinioni su Sanremo e tutto ciò che gli ruota attorno. Per questi cinque giorni nel nostro Paese la crisi sembra scomparire, i compensi milionari percepiti da presentatori e vallette fanno scalpore fino a un certo punto, la tragedia di Rigopiano è quasi dimenticata, Renzi e la Raggi sostituiti da Conti e dalla De Filippi tutto si focalizza sul Festival, che diventa principale fonte di notizia. La manifestazione canora mobilita milioni di persone davanti allo schermo, registra ascolti impensabili per il resto della stagione televisiva tutti pronti per i 20 big. I cantanti in gara insomma, molte volte ex concorrenti di talent show o vecchie glorie della musica italiana, mai o molto difficilmente voci di prim’ordine. Eppure in questa settimana è il Festival la grande attrazione, come se la maggioranza degli italiani decidesse di prendersi una pausa, una vacanza dalla propria vita difficile e si mettesse lì seduta sul divano a guardare l’evento dell’anno. Quando c’è Sanremo tutto passa in secondo piano il protagonista è il Festival c’è poco da fare e a chi si chiede il perché, vien da rispondere con l’ormai celebre jingle: perché Sanremo è Sanremo.
Lorenzo Bonsignorio

10 dicembre 2016

Musica e poesia: musica è poesia?


                                    
È la domanda che, in varie forme, si sono posti probabilmente in molti quest'anno, quando si è deciso di consegnare il Nobel per la Letteratura al musicista americano Bob Dylan. In molti hanno infatti criticato l'assegnazione della commissione sostenendo che i testi scritti dal cantautore non posseggano la stessa valenza delle poesie normalmente intese; ovvero stampate su carta o qualsiasi altro supporto e fatte per essere lette o declamate. Di conseguenza, sarebbe stato meglio premiare altri autori, poeti “tradizionali”. Ma c'è davvero un motivo, al di là della consuetudine, per cui i testi di un cantautore popolare come Dylan non possano essere considerati poesia?
Della poesia condividono la forma: i versi. In numerosissimi casi si basano su figure retoriche, in particolare metafore: espedienti tipici di qualsiasi genere di poesia. E se ancora permanesse qualche dubbio sicuramente Francesco Ciabattoni, docente di Letteratura Italiana Medievale all'Università di Georgetown, potrebbe ben dissolverlo col suo ultimo libro: La citazione è sintomo d'amore. In quest'opera, che analizza i testi più o meno famosi di alcuni noti cantautori italiani – da De André a Guccini -, il professor Ciabattoni dimostra con un'attenta analisi come non soltanto tali composizioni possano essere considerate poesia esse stesse, ma come siano spesso ispirate ad altri testi letterari. E poesie che contengono riferimenti ad altre poesie « diventano più poesia della poesia stessa ».  Ed anche Bob Dylan è stato influenzato da molti poeti e scrittori da lui conosciuti ed amati, facendo rivivere frammenti del loro spirito attraverso la propria musica, donandogli una nuova personalità: la propria. E tra tutti i poeti, da secoli, vi sono frequenti giochi di riprese e citazioni.
Ma l'elemento della musica, come entra in tutto questo? Ciabattoni afferma che si tratta di un ulteriore arricchimento della dimensione poetica, capace di accompagnare o distorcere con una minima variazione il messaggio trasmesso dalle parole. Intrecciandosi alla lettura piana ed alla lettura metaforica può divenire, quindi, un terzo livello d'interpretazione. E dopotutto, la grande poesia europea difficilmente avrebbe potuto svilupparsi per come la conosciamo oggi se i trovatori provenzali non avessero cantato, girovagando per le strade, le loro romanze al suono del liuto. A seguito delle influenze che ha avuto la sua poesia sui posteri, se fosse vivo, non meriterebbe forse un Nobel anche Arnaut Daniel?

Silvia Marcantoni Taddei



Francesco Ciabattoni
La citazione è sintomo d'amore.
Cantautori italiani e memoria letteraria

Carocci, Roma, 2016



28 gennaio 2016

David Bowie, artista da leggenda

Mi sveglio la mattina di lunedì 11 gennaio, apparentemente un giorno come un altro. Un nuovo lunedì di studio e di lavoro. Il cielo è plumbeo su Genova, il termometro segna 12 gradi. Apro il mio portatile e clicco sul sito dell’ANSA, e mi rendo conto che no, non è un giorno come gli altri. L’articolo in primo piano recita “Addio al Duca Bianco Bowie”. Dalla Cnn al Financial Times fino ad Al Jazeera, la notizia della sua morte si trova sulla homepage di tutti i principali siti internazionali. Per chi come me è innamorato della musica, appassionato di tutta la musica in tutte le sue sfumature, questo è un giorno triste: una delle figure artistiche di maggiore successo della storia della musica, “un artista rivoluzionario, poliedrico, inarrivabile ed eclettico” (come lo definisce giustamente Veronica Bolognese in un articolo pubblicato sul sito www.staycool.it) è morto nella notte dopo una battaglia di 18 mesi contro il cancro. Solo tre giorni prima aveva compiuto 69 anni, e nello stesso giorno era uscito Blackstar, il suo ultimo album, che resterà il suo testamento.
David Robert Jones (questo il vero nome) nasce a Brixton, Londra, l'8 gennaio 1947. Il suo primo singolo, Can't help thinking about me, viene pubblicato nel 1966 a nome di David Bowie e The Lower Third. Nel 1967 avviene l'incontro cruciale per la sua carriera: quello con Lindsay Kemp. Dall'artista apprende i segreti della teatralità, della mimica, dell'uso del corpo, elementi fondamentali della sua personalità artistica che si affermerà attraverso le sue numerose “personalità”. L'album The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars è un disco incredibile, venerato dai fan e non solo, che racconta la storia del primo dei suoi alter ego scenici, Ziggy Stardust, un extraterrestre bisessuale e androgino trasformato in rockstar che fa di Bowie lo speaker della libertà sessuale. Ma Ziggy è solo uno dei tanti personaggi interpretati dall’artista, da Aladdin Sane ad Halloween Jack al Duca Bianco, “una continua reinvenzione di sé stesso che gli ha permesso di mostrare varie sfaccettature della sua arte nel corso della sua prolifica carriera” (“E’ morto David Bowie, il trasformista del rock”, Repubblica.it). Nel 1973, con uno straordinario concerto all'Hammersmith Odeon di Londra, Bowie annuncia la fine di Ziggy Stardust. All'inizio degli anni Ottanta è un mito, uno dei pochi artisti in grado di conciliare rock e teatro, pop e avanguardia, ambiguità sessuale e arti visive, trasgressione e letteratura.
“Dal folk acustico all'elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato tantissimi artisti. Artista prolifico, non si è mai adagiato sugli allori del successo continuando a sperimentare fino all’ultimo disco. Ha attraversato e inventato generi anche molto diversi tra loro: dal beat al R&B bianco, dal glam rock all'electro pop intellettuale al rock colto e raffinato” (“Addio a David Bowie, il camaleonte del rock è morto a 69 anni”, Il Mattino).
Non si fa mancare le incursioni nel cinema: dopo alcune piccole apparizioni arriva al successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza L'uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Absolute beginners e Labyrinth del 1986 fino Basquiat di Julian Schnabel del 1996, dove interpreta il ruolo di Andy Warhol.
Nel 1997 viene quotato in borsa grazie all'emissione dei Bowie Bonds effettuata offrendo a garanzia le royalties ricevute per i dischi venduti fino al 1993 (circa un milione di copie l'anno). Nel 2007 riceve il Grammy alla carriera e nel 2008 viene inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo la rivista Rolling Stone.

Un artista a tutto tondo che è già leggenda. 
Silvia Marcenaro

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27 febbraio 2014

Premio tesi di laurea



Venerdì 28 febbraio, alle 10,30, nell’Aula magna della Scuola di Scienze Umanistiche, via Balbi 2, a Genova, sarà consegnato il premio "Borsa di Studio Franco Mamone", promosso da Assomusica, Associazione organizzatori e produttori di spettacoli di musica dal vivo, alla dott. Debora Fugazzi, autrice della tesi "La controcultura editoriale in Italia tra anni '60 e anni ‘70" per il corso di laurea magistrale in Informazione ed Editoria dell’Università degli studi di Genova.
Saranno presenti Mirella Pasini, coordinatrice del corso di laurea magistrale in Informazione ed Editoria, Lorenzo Coveri, professore di Italianistica, Mario Bottaro, docente di Teorie e Tecniche del linguaggio giornalistico e relatore della tesi, Vincenzo Spera, presidente nazionale dell’associazione Assomusica, Fulvio De Rosa, Stefano Senardi e Renato Tortarolo, componenti del comitato scientifico costituito da specialisti nei vari ambiti, che svolge il ruolo di giuria del premio. La borsa di studio è intitolata a Franco Mamome, il più importante organizzatore di concerti in Italia, assai apprezzato in ambito  internazionale. Il premio sarà consegnato da sua figlia Gaia Mamome.
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04 maggio 2012

La banda di piazza Caricamento


Dopo Babel Sound, la Banda di Piazza Caricamento torna con un nuovo cd e un nuovo spettacolo. La Banda è composta da giovani immigrati e meticci under 30 residenti a Genova con origini e provenienze da 11 paesi diversi dei cinque continenti. Dal vivo, il nuovo repertorio di Nu--Town e i brani del primo Cd Babel Sound. La Banda di Piazza Caricamento, nata nel 2007, è un’orchestra definita “etnopunk” per la sua incredibile energia e spontaneità. Tra le sue peculiarità l’uso delle voci, della danza e della sezione ritmica, composta da percussioni differenti delle diverse tradizioni. In tre anni di attività la Banda ha suonato in Italia, in Francia, in Svizzera, in Bosnia. Il primo cd, Babel Sound, segnalato con ottime critiche dalla stampa, ha avuto il riconoscimento di Amnesty International per l'impegno sui diritti umani. Rilevanti le collaborazioni e i progetti speciali avvenuti nel corso degli anni tra cui quello con Gnawa dal Marocco, Yungchen Lhamo dal Tibet, Celia Mara dal Brasile e la cantante italiana Antonella Ruggiero. “Uno spettacolo che finisce regolarmente con tutto il pubblico in piedi a ballare” (Andrea Baroni).
La Banda di piazza Caricamento nasce come simbolo artistico della convivenza e della non violenza, della creatività e della metamorfosi culturale, per la definitiva consacrazione di Genova città multietnica. formata da 16 musicisti, la banda è un ensamble di giovani provenienti dai cinque continenti che risiedono nel capoluogo ligure; si fanno portavoce d'integrazione e testimoni delle tradizioni dei loro paesi fondendo, in un sound incalzante e prorompente, i ritmi cubani delle congas, quelli africani della darabouka e del djembe, le voci rap delle metropoli, le melodie vocali dell'europa dell'est, del brasile, dell'india e dell'italia, i magici arpeggi della kora, l'arpa africana, e tanti altri strumenti che dialogano e si fondono. Il flusso sonoro è corredato da interventi di danza. Già dal loro primo esordio, nell'aprile del 2007 a Palazzo Ducale in occasione della festa della Liberazione, con la potenza delle percussioni e l'incanto delle voci hanno riscosso un notevole successo di pubblico e critica , ottenuto anche in diverse città e importanti festival: al Mondo mare festival, del teatro dell'Archivolto, Intramundi a Roma in piazza Vittorio, Le notti di San Lorenzo a Cascina Monluè  a Milano, la 'prima' Notte bianca di Genova e 'percussionistica' a Umbertide. Ora inizia un nuovo viaggio musicale dai forti contenuti sociali diretto ed ideato da Davide Ferrari, prodotto da echo art e sostenuto dal Comune di Genova.
Zine El Abidine Larhfiri

Prima data della stagione 2012
IN CONCERTO
4 maggio 2012
TEATRO DELL’ARCHIVOLTO
Genova


*link al Sito artistico della Banda di Piazza Caricamento
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29 novembre 2011

La rabbia del brigante "Inferno"





Zona Editore incontro con l’autore
introduce Maria Laura Privitera
Al termine della presentazione, breve performance acustica chitarra e voce

Sabato 3 dicembre, alle ore 17 a la passeggiata librocaffè,

Maremma Sangue: la vera storia di Dante Busonero detto "Inferno"
di Luca Faggella
Il libro. Luca Faggella si racconta attraverso le sue canzoni, le sue poesie e la rabbia del brigante “Dante Busonero detto Inferno”, protagonista di Maremma Sangue, suo primo libro, edito dalla casa editrice ZONA. Un racconto ispirato alla “murder ballad” che chiude il suo ultimo album pubblicato: Ghisola (Goodfellas, 2010). È la storia di un bracciante maremmano ambientato alla fine dell'Ottocento, che si vendica del proprio destino di miseria e desolazione con il brigantaggio. Completano il volume le “Tredici Poesie” e tutti i testi delle sue canzoni.
L’autore. Luca Faggella è un compositore e autore livornese, chansonnier, è considerato l’unico crooner italiano. Inizia la sua carriera nel 1996 portando in scena “Faggella canta Ciampi”. Dal 1998 inizia a proporsi come autore con un concerto (“Mezmerism”) ispirato alle tradizioni musicali ebraiche, sia yiddish che sefardite, rielaborate come energiche sferzate di “etno-dark”. Nel 2002 pubblica l’album fondato su questo lavoro, intitolato Tredici canti per il quale riceve il Premio Tenco/SIAE come “miglior autore emergente”. Nel 2004 cambia rotta con Fetish, proponendosi nella veste inconsueta di chansonnier dark, ispirandosi chiaramente alla scena musicale ’77-’79 (Joy Division, Pére Ubu, Virgin Prunes). L’album dal vivo Questa notte suona forte, tutto bene (2007) lo pone ancora all’attenzione della critica mettendo “nero su bianco” le sue potenzialità come “animale di scena”. Tre anni dopo Ghisola si impone come il suo miglior lavoro: disco essenziale, elegante, con la voce in primo piano e la produzione molto accurata di Giorgio Baldi.
Nel 2009 e 2010 riceve la Targa Leo Ferré dedicata prima a Jacques Brel, l’anno seguente a Piero Ciampi, come loro buon interprete e “erede” della tradizione rinnovata degli chansonniers. Come attore, Faggella è stato diretto da Michelangelo Ricci, interpretando Jarry (Ubu Re), Beckett (Finale di Partita) e Borges (La biblioteca di Babele), da Massimo Luconi (Bianciardi/Ciampi), e Maria Teresa Pintus in Poesia ‘70.



la passeggiata librocaffè
piazza di Santa Croce, 21r
16128 Genova

01 agosto 2010

In libreria

Enrico de Angelis
Musica sulla carta.
Quarant'anni di giornalismo intorno alla canzone 1969-2009
Civitella in Val di Chiana-Arezzo, editriceZona, ZONA 2009, pp. 538.

*link alla Presentazione del libro ed ad alcune pagine del libro consultabili sul sito dell'editore Zona [leggi tutto]


*segnalato da C.S.

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25 febbraio 2010

Italia, amore mio

Dialogo (a senso unico, forse senza senso) sulla democrazia
Italia, amore mio, sei tu una monarchia fondata sul televoto quindi? Posso chiederti, Italia, come mai ti opponi a ogni opportunità? Ti spiego: io, sai, sono dell’estrema Liguria d’occidente e qui il Festival di Sanremo si segue. Ha vinto un amico di Maria come l’anno scorso… la conosci Maria no? Sì, conoscerai anche il pupo e il principe che sono arrivati secondi, e anche i due ragazzetti col bel viso, bella voce e, evidentemente, l’x-factor, che sono arrivati uno terzo tra i grandi e l’altro primo tra i giovani. Li conoscerai tutti sì, so che guardi tanta tivù. Ecco, leggevo Repubblica l’altro giorno… come cosa vuol dire? Ah vero, non leggi i giornali: no no, non sto cospirando (semmai sospirando), “repubblica” è solo il nome di un quotidiano, se vuoi anche una forma... vabé, non importa ora (so che non sei in forma). Allora, dicevo: ho letto un interessante intervento di Ilvo Diamanti che dice che «c'è il popolo informato e interessato, che corrisponde alla giuria popolare, selezionata da Ipsos (…) rappresentativa delle persone che acquistano musica (…) o comunque la conoscono e la ascoltano con regolarità. Sono elettori esperti. Poi, ci sono gli specialisti. I maestri orchestrali. Più che elettori interessati: veri e propri militanti. In grado di valutare le qualità dei concorrenti e della loro offerta. Le canzoni e i cantanti. I programmi e i candidati. Infine ci sono gli elettori disinteressati. Quelli che ascoltano la musica in modo disattento. Quando passa in tivù. Interessati ai personaggi più che alle canzoni. Non indifferenti alle qualità canore dei concorrenti, ma assai più attenti alla loro immagine e al loro appeal mediatico». Sono giorni questi sia di canzoni che di elezioni, sono giorni in cui si discute di come (e se) comunicare in regime… di par condicio. Sono stati anni in cui si è parlato di conflitto d’interessi, di sistema televisivo, di personalismo (a dire la verità di molte cose che finiscono in –ismo), di liste e lustrini, paillettes e pagliativi. Vedi, Italia, come è importante l’informazione? Più che l’informazione anzi, la comunicazione, avanzi solo avanzi. «Perché stupirsi o, peggio, scandalizzarsi, allora? Quando la televisione prende il sopravvento e la tivù diventa l'unica arena della competizione - musicale, ma anche politica - vince chi recita meglio la parte. Chi è più telegenico, chi è più conosciuto dal pubblico, chi dispone di consulenti e bravi e impresari potenti. È la democrazia del pubblico». Vedi, Italia, si parla ormai di pubblico, non più di popolo. La doppia “b” di “pubblico” ricorda, rafforza, più la “plebe” che non il “popolo”, vero? Tu non lo sai perché ancora non esistevi, eri a pezzi, ma già Eleonora Fonseca Pimentel, una giornalista di tre secoli fa (è morta per le sue idee, sai?), distingueva tra “plebe” e “popolo”. Il primo senza possibilità d’esprimersi e forse nemmeno pensante, il secondo alla ricerca d’espressione e desiderio d’esser pesante. Oggi c’è “il pubblico”: si esprime, pesa e forse non pensa. È la gente del televoto che vota la gente dal televolto. Capisci, Italia, come è importante la comunicazione. Cosa si vuol far sapere e cosa no, anzi: chi e come lo dice o non lo dice (duce, avanzi solo avanzi). A me il televolto fa paura, so che non esiste, ma Italia, il problema è che resiste. È più reale del reale. Virtualizzando la realtà, realizza la virtualità. Torniamo al Festival: hanno vinto tutti quei telecantanti che sanno usare meglio il teleschermo, quel telepubblico che sa usare meglio il televoto, che è peggio. Amici, pupi e principi, ragazzine e nonnette. Ma sono solo canzonette, Italia amore mio, tu, tu continua a ballare sotto le stelle.
Ma lascia che ti canti una canzone, quella di Simone Cristicchi (è arrivata tra gli ultimi al Festival, come quella di Malika Ayane, arrivati prima però per gli orchestrali, gli elettori specializzati):
La gente non ha voglia di pensare cose negative / la gente vuol godersi in pace le vacanze estive / Ci siamo rotti il pacco di sentire che tutto va male, della valanga di brutte notizie al telegiornale / C’è l’Italia paese di Santi, pochi idraulici e troppe badanti / C’è l’Italia paese della Liberté, Egalité e del Gioca Giuè! / C’è l’Italia s’è desta ma dipende dai punti di vista / C’è la crisi mondiale che avanza e i terremotati ancora in vacanza / Meno male che c’è Carla Bruni / Siamo fatti così - Sarkonò Sarkosì / Che bella Carla Bruni, se si parla di te il problema non c’è /io rido… io rido… / Ambarabàciccicoccò soldi e coca sul comò / C’è l’Italia dei video ricatti / c’è la nonna coi seni rifatti e vissero tutti felici e contenti, ma disinformati sui fatti / Osama è ancora latitante, l’ho visto ieri al ristorante! / Lo so che voi non mi credete / se sbaglio mi corigerete (...) La verità è come il vetro, che è trasparente se non è appannato, per nascondere quello che c’è dietro basta aprire bocca e dargli fiato! Io me la prendo con qualcuno / tu te la prendi con qualcuno / lui se la prende con qualcuno / E sbatte la testa contro il muro / Io me la prendo con qualcuno / tu te la prendi con qualcuno / lui se la prende con qualcuno /noi ce la prendiamo...
Alessandro Ferraro

20 ottobre 2009

Motel Woodstock al cinema

Nelle sale italiane dal 9 Ottobre l'ultima fatica di Ang Lee ( regista alla ribalta negli States per lo scandaloso I segreti di Brokeback Mountain) dedicata al più grande festival musicale della storia. Un punto di vista inaspettato, extra-hippy, quello scelto per la ricostruzione nostalgica e anniversariale della manifestazione che fa da genesi ai '70s. Non solo l'evento ma un focus umanizzante sulle persone (i cittadini di Catskill), coloro che hanno reso possibile il "trip" artistico del Secolo, superando, su tutti, i propri pregiudizi. Tutto si riconduce ad un urlo di libertà. Libertà di vita, libertà di musica, libertà di parola. Non a caso la svolta che intercorre nel timido bravoragazzo protagonista avviene "guardando in camera"; letteralmente durante la conferenza stampa d'inaugurazione: il ring su cui combattere conservatorismi e buonismi pregiudiziali. La stampa, come mezzo, non delude, ergendosi a cassa di risonanza di un messaggio cifrato di indubbia potenza ed essenzialità. Si scrive "il concerto è gratis" si legge "la rivoluzione è iniziata"!
Ve lo consiglio, in particolare il discorso della scena sopracitata.
Peace...and love.
*Francesca Astengo

02 dicembre 2008

Quando la cronaca era cantata

dal portale della RTSI
50 anni di canzone ribelle
Il Piemonte ricorda i "Cantacronache"

Nell'inverno a cavallo fra il 1957 e il 1958, su iniziativa di Michele Luciano Straniero, Sergio Liberovici, Fausto Amodei e Gianni Bosio , nacque a Torino il gruppo-movimento dei Cantacronache.
L’intento era quello di rompere il fronte delle canzonette di consumo in stile festival di San Remo, creando una nuova forma di canzone, una canzone che traesse spunto direttamente dalla cronaca per dedicarsi a tematiche - il lavoro in fabbrica, la guerra partigiana, il presunto miracolo economico - da cui la canzone, fino ad allora, s’era quasi sempre tenuta lontana. I riferimenti formali erano gli chansonnier francesi (Brassens, Brel, Ferré), ma anche le canzoni composte per il teatro brechtiano o la grande tradizione di certa canzone popolare italiana (su tutti il recupero della figura del cantastorie, del raccontatore orale, letteralmente annichilito dall'avvento prodigioso dei mass media). Al gruppo aderirono molti musicisti e intellettuali dell'epoca, da Italo Calvino a Franco Fortini, da Giacomo Manzoni a Umberto Eco, passando per Giorgio De Maria, Emilio Jona, o la cantante Margot.
A cinquant'anni dalla nascita dei "padri dei cantautori" si terrà una serata-evento in quel di Rivoli, in provincia di Torino, mercoledì 3 dicembre, a partire dalle 21.00, presso la Maison Musique, in via Rosta 23. La serata prevede dei momenti prettamente musicali che saranno affidati ai vari Fausto Amodei, Gualtiero Bertelli, Cantosociale, Frankie Hi NRG MC, Isa, Alessio Lega, Giovanna Marini, i Mau Mau, Carlo Pestelli, e i Tête de Bois, e dei momenti di riflessione, con interventi di Emilio Jona, Enrico de Angelis e di Giovanni Straniero - figlio di Michele e autore del libro Cantacronache, i 50 anni della canzone ribelle, edito da Zona 2008. [CA]
* segnalato da Daniele Martina

19 ottobre 2008

"Ho visto anche degli zingari felici"

Oggi sembra che in Italia sia risorta una certa xenofobia. Questo fenomeno, certamente poco esaltante, penso debba essere risolto più su un piano culturale che su un piano politico, anche se, spesso, i due piani hanno confini labili. Ad ogni modo per una riflessione sull' integrazione, e più a 360° sulla societa, potrebbe essere un buon punto di partenza l' LP di Claudio Lolli, cantautore, scrittore e professore liceale bolognese, nato nel capoluogo emiliano nel 1950, "ho visto anche degli zingari felici", uscito nell' ormai lontano 1976.
Certamente a prima vista l' opera potrebbe sembrare datata, ma i problemi legati al razzismo, ed alla società non hanno tempo, purtroppo.
L' LP contiene 8 canzoni: 1) Ho visto anche degli zingari felici(introduzione); 2) Agosto; 3) Piazza bella piazza; 4) 1° Maggio di festa; 5) La morte della mosca; 6) Anna di Francia; 7) Albana per Togliatti; 8) Ho visto anche degli zingari felici(conclusione).
Si nota immediatamente che la prima e l' ultima canzone hanno il medesimo titolo, con una diversa precisazion fra parentesi. Le due canzoni infatti sono molto simili: hanno lo stesso fondo musicale, sono differenziate soltanto dal testo nella parte iniziale e centrale, introduzione e conclusione, appunto.
La seconda e la terza canzone affrontano il tema della sensibilità personale, della coscienza civile, e dell' inevitabile mix di questi due fattori nelle manifestazioni di piazza.
La quarta canzone è un riferimento, ed un ricordo delle manifestazioni e delle feste del 1° Maggio.
La quinta canzone è forse quella più filosofica("alle mosche rimane la merda, il cielo appartiene ai potenti"); parla della precarietà della vita, e di ciò che ogni uomo può lasciare al mondo durante la sua vita. Sarebbe interessantissimo fare un confronto con "La ginestra" del Leopardi, e con alcuni temi foscoliani.
La sesta canzone prendo spunto da un probabile evento autobiografico. La protagonista è una ragazza anarchica, Anna, e la canzone, nella prima parte, si snoda nel confronto fra una certa ideologia di sinistra e l' anarchia, la seconda parte della canzone è più romantica e sensuale, ma ugualmente intensa e mlto curiosa.
La settima canzone è una riflessione(amara) sulla sinistra, impersonata da Togliatti, il quale può stare tranquillo, poichè la sinistra, quella vecchia e quella nuova, sono mischiate con il vino.

Sandro Ancillotti

19 settembre 2008

Notte Bianca 2008: Piero Parodi

Mi piace pensare che per un genovese più o meno legato alle proprie origini Piero Parodi non abbia bisogno di presentazioni: non solo è la canzone genovese in persona ma è anche uno dei più noti ambasciatori della nostra cultura natale.
Poterlo conoscere di persona durante il lunghissimo pomeriggio di attesa della Notte Bianca è stata davvero un'esperienza unica. Rispetto agli altri servizi, quello dedicato a Piero Parodi è decisamente più originale: tra intervista e numerosi backstage, in una chiacchierata a più riprese, è stata toccata un'infinità di temi alternando discussioni serie a battute e piccoli sketch improvvisati in puro stile genovese.

* Guarda il mio servizio su YouTube

Vi segnalo, infine, che tutta la parte tecnica, montaggio compreso, dei servizi che ho realizzato durante la Notte Bianca e che vi ho segnalato in questi post è stata curata dagli amici della xeniaproductions.

18 settembre 2008

Genova Notte Bianca 2008: Roberta Alloisio e l'orchestra Bailam

La seconda intervista girata durante le ultime prove della Notte Bianca vede protagonista Roberta Alloisio, che poche ore dopo avrebbe dovuto cantare insieme all'Orchestra Bailam. Proprio a causa delle rumorosissime prove del gruppo, è stato necessario tagliare dal video due momenti molto interessanti in cui l'aritsta di casa nostra, rispondendo ad alcune mie curiosità, spazia da Fabrizio De André a don Andrea Gallo. Per chi non la conoscesse, Roberta Alloisio è una delle più brillanti cantanti e attrici genovesi: di lei mi piace ricordare soprattutto la partecipazione al concerto "Faber Amico Fragile" il 12 marzo 2000, nel 2006 lo spettacolo "Esistenza soffio che ha fame" con Don Gallo e Carla Peirolero e, infine, nel 2007 l'album - considerato dal Manifesto tra i 10 più belli dell'anno - e progetto culturale "Lengua serpentina" con l'orchestra Bailam.

Una volta cliccato sul link, vi consiglio di guardare il video in HD!

* Guarda la mia intervista a Roberta Alloisio
* Link al sito di Roberta Alloisio

16 settembre 2008

Genova Notte Bianca 2008: Marcello Colasurdo, i N.U.N.U. e la tammurriata napoletana

Marcello Colasurdo è uno dei più popolari cantanti della tradizione partenopea: la sua specialità è la tammuriata, una tradizionale danza napoletana che prende il nome dal particolare tamburello con cui viene suonata, la tammorra appunto. Insieme al gruppo N.U.N.U avrebbe dovuto prendere parte alla particolare "sfida" tra la canzone genovese e quella napoletana, organizzata sul palco di piazza De Ferrari in occasione della Notte Bianca di sabato scorso. La pioggia ha però impedito a qualsiasi artista di esibirsi, ma il sangue partenopeo, gli anni di vita operaia e la voglia matta di stare insieme alla gente hanno portato Marcello e la sua band a improvvisare più di un'ora di "tammurriata" tra le colonne di Palazzo Ducale. Il pubblico genovese, e non solo, non aspettava altro...e così con danze, canti e qualche strumento improvvisato ha potuto diventare co-protagonista di un concerto davvero sui generis.

*Guarda il servizio e la mia intervista a Marcello Colasurdo
*Link al sito di Marcello Colasurdo

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