___
Le riviste dell'informazione
- Bollettino LSDI
- British Journalism Review
- Columbia Journalism Review
- Comunicatori & Comunicazione
- Cuadernos des Periodistas
- Digital Journalism
- Etudes de communication
- Image of the Journalist in Popular Culture Journal
- International Journal of Press Politics
- Journal of Computer-Mediated Communication
- Journalism
- Journalism Practice
- Journalism Studies
- Key4biz.it
- Le Temps des médias
- Les Cahiers du Journalisme
- Media2000
- Mediascape Journal
- Nieman Reports
- Prima comunicazione
- Problemi dell'informazione
- Tabloid
Visualizzazione post con etichetta Giornalismo femminile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giornalismo femminile. Mostra tutti i post
24 ottobre 2017
In libreria
Irene Brin
Il Mondo. Scritti 1920-1965
a cura di Flavia Piccinini
Edizioni Atlantide, 2017.
Descrizione
Il Mondo per la prima volta raccoglie in un unico volume una scelta degli scritti firmati da Irene Brin. Da Coco Chanel a Greta Garbo, da James Joyce ai principi Mdivani, passando per luoghi culto come il Florida di Roma o le Giubbe Rosse di Firenze, e per attività perdute quali la Casa Line o la Cas Pas, Irene Brin si mostra non solo la brillante autrice de Il Galateo e
del suo dizionario, assunto come classico da migliaia di lettrici e
appassionate, ma anche un’autrice dalla prosa raffinata ed
elegante. Poliedrica, inafferrabile e trasformista, nel corso della sua
vita fu giornalista, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere e
di pessime abitudini. Meglio di chiunque altro seppe raccontare con
spietatezza e ironia il nostro Paese nel dopoguerra, spiegando agli italiani l’educazione, il gusto e lo stile. L’ampia scelta di racconti e articoli suggerita da Flavia Piccinni attraverso Usi e Costumi, Cose Viste, Le Visite e Il Galateo confermano come Irene Brin,
ingiustamente dimenticata dopo la sua morte, non sia una semplice
giornalista di costume, ma l’attenta interprete e protagonista di un
tempo. Una grande scrittrice che per la prima volta si svela attraverso
un ritratto complesso, delicato e struggente, che ne mostra l'originale e
moderno sguardo impietoso.
17 marzo 2017
In libreria
Tilde Capomazza
TiVù, passione mia
Harpo Editore, Roma, 2016, 244 pp.
TiVù, passione mia
Harpo Editore, Roma, 2016, 244 pp.
Descrizione
Tilde Capomazza, dopo aver lavorato ai programmi culturali di Rai1, nel 1977 ha realizzato e diretto per Rai2 Si dice donna, il primo programma al femminile della Rai del dopo riforma. “Essere donna e intervistare una donna non è cosa semplice. Ricordo il rapporto di fiducia che si stabiliva nel corso dell’intervista: io ponevo domande che riguardavano la vita intima della donna che mi stava di fronte. Lei mi guardava negli occhi e dal mio ascolto attento traeva sempre più coraggio ad aprirsi: ne venivano fuori le viscere e i sentimenti”.
Tilde Capomazza, dopo aver lavorato ai programmi culturali di Rai1, nel 1977 ha realizzato e diretto per Rai2 Si dice donna, il primo programma al femminile della Rai del dopo riforma. “Essere donna e intervistare una donna non è cosa semplice. Ricordo il rapporto di fiducia che si stabiliva nel corso dell’intervista: io ponevo domande che riguardavano la vita intima della donna che mi stava di fronte. Lei mi guardava negli occhi e dal mio ascolto attento traeva sempre più coraggio ad aprirsi: ne venivano fuori le viscere e i sentimenti”.
___
Etichette:
Giornalismo femminile,
Giornalismo televisivo,
Libreria,
TV
14 giugno 2013
Un percorso arduo, ma ne è valsa la pena
Un lungo percorso, quello delle giornaliste americane. A partire dal Settecento, in cui scrivere per un giornale era considerato sconveniente per una donna e allo stesso tempo le vedove degli editori si trovavano a dover mandare avanti l’attività per garantire un futuro alla famiglia, fino ai giorni nostri. Un percorso difficile, pieno di ostacoli, in cui le donne spesso si sono trovate chiuse fuori dai colleghi uomini. Eppure, si sono rialzate, hanno rifiutato di conformarsi agli standard che le volevano mogli e madri e hanno lottato. Fino ad essere quasi la metà della forza lavoro nei giornali attuali.
Cristina Scatamacchia ci accompagna in un viaggio ricco di personaggi indimenticabili, provenienti dai più diversi retroscena, ma accomunati da un solo obiettivo: quello di entrare a far parte del mondo dell’informazione, un campo precluso al genere femminile per troppo tempo. E così, ci ritroviamo al fianco di giornaliste come Margaret Fuller, definita dall’autrice "la più grande giornalista dell’Ottocento"; Nellie Bly, che con le sue inchieste sotto copertura mise a nudo gli abusi nei manicomi e nelle fabbriche di New York; Martha Gellhorn, una delle primissime reporter di guerra; e così via fino alle odierne Christiane Amanpour e Oprah Winfrey. Un viaggio trasversale che, senza pretendere di essere esaustivo, prende in considerazione protagoniste con diverse provenienze e idee.
Le giornaliste americane dal Settecento ad oggi è un libro denso, scritto con grande passione ed entusiasmo, che ci ricorda quanta strada sia stata percorsa per arrivare ai risultati attuali, e quanta ce ne sia ancora da fare. Nella sua analisi l’autrice non si ferma al passato: guarda al presente e al futuro, mettendo in evidenza il fatto che le donne in posizione di potere nei giornali sono ancora poche e che la crisi economica mette in pericolo i traguardi finora raggiunti: le testate tendono a non voler assumere nuovo personale e a licenziare quello già presente, a partire dalle giornaliste.
Un libro apparentemente "piccolo" (appena un centinaio di pagine), ma che contiene un mondo tutto da scoprire. Sempre che si riesca a trovarlo: il titolo è fuori catalogo e non ordinabile in libreria. Tuttavia, internet (e Amazon) contengono risorse illimitate, quindi non è il caso di disperare. In fondo, vale la pena lottare per ciò che vale davvero, sia esso un libro o la libertà di informazione.
Mariarosa Milazzo
Cristina Scatamacchia
Le giornaliste americane dal Settecento ad oggi
Bologna, I Libri di Emil, 2012
*link al sito dell'editore I libri di Emil.
____
29 novembre 2012
In libreria
Patrizia Guida
La rivista post-unitaria "Cornelia".
Donne tra politica e scrittura
Milano,
Franco Angeli, 2012, 192 pp.La rivista post-unitaria "Cornelia".
Donne tra politica e scrittura
Descrizione
A Firenze,
nel dicembre 1872, esce "Cornelia", che riscuote un immediato consenso di
pubblico e sarà pubblicata con cadenza quindicinale fino al 1880. La promotrice
dell'iniziativa è Aurelia Folliero de Luna Cimino, figlia della poetessa arcade
Cecilia, fervente patriota e appassionata sostenitrice dell'emancipazione delle
donne italiane. L'aspirazione di "Cornelia" è creare un "giornale serio" che
affrontasse la questione femminile con "moderazione", allo scopo di promuovere
la costruzione di una donna "libera cittadina del mondo". La rivista, il cui
sottotitolo "Rivista letteraria educativa dedicata principalmente agli interessi
materiali e morali delle donne italiane" dichiara l'attenzione verso le
problematiche femminili, si presenta come voce e strumento per la formazione di
un modello di femminilità intimamente legato agli ideali di democrazia sociale
nell'Italia post-risorgimentale. Attraverso le pagine di "Cornelia" si è
ricostruito un percorso ideale che, seppure con interventi diversi e a volte
discordi, si dipana lungo i temi dei diritti delle donne, del lavoro, del
divorzio, del suffragio e, soprattutto, dell'istruzione delle donne, vera chiave
di volta di un processo stagnante. Degno di nota è il parterre dei
collaboratori, che annovera i nomi più rinomati della cultura dell'epoca da
giuristi come C.F. Gabba, F. Forlani e G. Urtoller, a intellettuali e scrittori
come Tommaseo, Aleardi, De Amicis, Guerrazzi, Ida Baccini, Dora D'Istria,
Malvina Frank, Claudia Antona Traversi, Emma Perodi, Erminia Fuà Fusinato,
Francesca Zambusi Del Lago e la Marchesa Colombi.
___
Etichette:
Giornalismo femminile,
Libreria,
Storia del giornalismo
16 novembre 2012
In libreria
Cristina Scatamacchia
Ripercorrere le
modalità con cui si è dipanata la storia collettiva delle giornaliste americane
equivale a ricostruire le lotte coraggiose e le vicende spesso spettacolari di
donne che, nel corso di tre secoli, sono riuscite ad imporsi in un mondo a loro
ostile, come è stato quello della carta stampata. Malgrado le difficoltà, negli
Stati Uniti una ristretta minoranza è stata in grado di inserirsi nella
redazione e a volte nella direzione dei giornali fin dal Settecento. Si è
trattato di antesignane, di "donne eccellenti" che si sono affermate sfidando
pregiudizi e superando ostacoli in settori tradizionalmente maschili (come
quelli della cronaca nera, dei reportage di guerra e degli affari
internazionali). Senza l'apporto di queste pioniere la stampa quotidiana e
periodica in America oggi non sarebbe la stessa. Questa raccolta di medaglioni e
profili biografici ritrae personaggi in qualche caso abbastanza noti anche in
Italia, ma in genere ancora largamente sconosciuti: da Mary Katherine Goddard a
Margaret Fuller, da Ida B. Wells a Nellie Bly, da Jennie June a Dorothy Dix, da
Martha Gelhorn a Christiane Amanpour, da Arianna Huffington a Jill Abramson.
Etichette:
Giornalismo femminile,
Giornaliste,
Libreria,
Storia del giornalismo,
USA
17 marzo 2012
Giornalismo femminile ecuadoriano
Venerdì scorso si è svolta presso la nostra Università la conferenza Giornalismo femminile ecuadoriano e cultura patriarcale nel XIX secolo: El tesoro del Hogar. Tenuta dal Dottor Juan Carlos Grijalva, professore di Letteratura Latino-americana presso l’Assumption College negli Stati Uniti, essa ha inoltre visto la partecipazione del Console generale dell’Ecuador a Genova, Esther Cuesta, e della professoressa Giuliana Franchini.
Analizzando contenuti e obiettivi di uno dei primi periodici del Sud America diretto da una donna e aperto a giornaliste e scrittrici emergenti, El tesoro del Hogar (Il tesoro del Focolare), pubblicato a Guayaquil dal 1887 al 1893, l’incontro ha offerto interessanti spunti di riflessione sul tema della libertà di espressione delle donne, nonché una breve panoramica sui movimenti emancipazionisti dell’America meridionale, spesso oscurati da una prospettiva di studio eurocentrica. Se qualcuno poi pensasse che la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sia tipica solo della donna di oggi, verrebbe smentito, fra le altre, dall’esperienza delle prime giornaliste sudamericane.
Come chiaramente espresso dal saggista Juan Montalvo in Las invasiones de las mujeres (Le invasioni delle donne) del 1885, in Ecuador alla fine dell’Ottocento la convinzione era quella diffusa che gli uomini fossero le figure naturali dell’autorità e che, altrettanto naturalmente, le dimensioni deputate alla realizzazione personale femminile fossero solo quelle del focolare domestico e della maternità. Una minoranza di donne istruite iniziava però ad “invadere” le università e ad ambire a professioni maschili, minacciando, secondo l’autore, l’ordine pubblico. Le donne scrittrici, prime fra tutte, dovevano essere contrastate, censurate e addirittura inabilitate a prime e seconde nozze. In un’epoca in cui una donna che si esprimeva in pubblico suscitava ancora sospetto e biasimo, El tesoro del Hogar rappresentò dunque una conquista, seppur nel solco della cultura patriarcale. La sua fondatrice e direttrice, Lastenia Larriva de Llona, arrivò nella città ecuadoriana di Guayaquil dal Perù nel 1860, nel pieno del boom economico derivato dalla crescente esportazione di cacao, dallo sviluppo della rete ferroviaria e da importanti riforme bancarie e postali. Dal 1875 inoltre, con l’assassinio del generale Gabriel Garcìa Moreno e la fine del suo regime di censura, si ebbe una vera e propria proliferazione della stampa, con pubblicazioni molto diversificate e la comparsa di un pubblico femminile. Il progetto editoriale realizzato da Larriva de Llona fu un settimanale di letteratura, atre, scienza, attualità e moda, una pubblicazione femminile cosmopolita, che uscì ogni sabato per sei anni, dal 1887 al 1893. Convinta che la stampa fosse il luogo dove “le belle arti femminili” potessero contrapporsi alla produzione pamphlettistica degli scrittori più importanti (fra gli altri José Martì, Juan Montalvo e Domingo Faustino Sarmiento), la direttrice voleva che la sua rivista fosse uno spazio apolitico proprio come quello domestico. L’autocensura era quindi d’obbligo per un progetto culturale elitario che non mirava a contrastare l’ordine precostituito. Il suo target erano donne istruite, colte, cattoliche e appartenenti alle classi più alte, donne che vestivano secondo i gusti della moda europea, in linea col sogno di fare di Guayaquil la nuova Parigi. Pur consapevole di vivere in un paese enormemente sfruttato dal punto di vista agricolo e dove la ricchezza era nelle mani di pochissimi, Larriva de Llona non diede mai voce alle classi povere né alle donne di colore, appoggiando una critica femminile mai aspra né diretta, giacchè per lei la donna era innanzitutto moglie e madre. Queste convinzioni, che le valsero il plauso dell’arcivescovo della capitale Quito, qualificano oggi El tesoro più come una semplice concessione della società patriarcale che come un luogo di effettiva rivendicazione; una rivista molto diversa dalle altre produzioni del giornalismo femminile sudamericano di quegli anni, come La Alborada del Plata, diretta dall’argentina Juana Manuela Gorriti, o l’Album de Señoritas della scrittrice Juana Manso, dove comparvero articoli di denuncia della condizione femminile. Quale fu dunque il merito di questa prima rivista femminile ecuadoriana? Lungi dal farsi portavoce del femminismo, anzi assimilando come propria la mentalità del patriarcalismo, Larriva de Llona riuscì tuttavia a creare uno spazio per la produzione artistica delle donne e per vere e proprie sorellanze letterarie. Scrittrici di fama internazionale, come Emilia Pardo Bazan, Dolores Sucre e Soledad Acosta de Samper, tennero a battesimo i primi numeri di El tesoro del Hogar, in un’ottica di legittimazione vicendevole: la loro collaborazione legittimava l’esistenza della rivista che, a sua volta, le consacrava come firme prestigiose. Pur restando di stampo cattolico e conservatore, questo periodico ha inoltre scoperto voci femministe e liberali, come quella della giornalista ecuadoriana Zoila Ugarte de Landivar, rendendosi protagonista di una trasgressione inconsapevole. Lastenia Larriva de Llona, del resto, ammise sempre quanto fosse più difficile per le donne svolgere un ruolo pubblico con l’attività di giornalista, una sfida intellettuale e pratica per la gestione delle mansioni più tecniche e meccaniche della vita di redazione, ma soprattutto incarnò il problema, sempre attuale per le donne, di conciliare lavoro e dimensione privata.
Giulia Sciola
Analizzando contenuti e obiettivi di uno dei primi periodici del Sud America diretto da una donna e aperto a giornaliste e scrittrici emergenti, El tesoro del Hogar (Il tesoro del Focolare), pubblicato a Guayaquil dal 1887 al 1893, l’incontro ha offerto interessanti spunti di riflessione sul tema della libertà di espressione delle donne, nonché una breve panoramica sui movimenti emancipazionisti dell’America meridionale, spesso oscurati da una prospettiva di studio eurocentrica. Se qualcuno poi pensasse che la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sia tipica solo della donna di oggi, verrebbe smentito, fra le altre, dall’esperienza delle prime giornaliste sudamericane.
Come chiaramente espresso dal saggista Juan Montalvo in Las invasiones de las mujeres (Le invasioni delle donne) del 1885, in Ecuador alla fine dell’Ottocento la convinzione era quella diffusa che gli uomini fossero le figure naturali dell’autorità e che, altrettanto naturalmente, le dimensioni deputate alla realizzazione personale femminile fossero solo quelle del focolare domestico e della maternità. Una minoranza di donne istruite iniziava però ad “invadere” le università e ad ambire a professioni maschili, minacciando, secondo l’autore, l’ordine pubblico. Le donne scrittrici, prime fra tutte, dovevano essere contrastate, censurate e addirittura inabilitate a prime e seconde nozze. In un’epoca in cui una donna che si esprimeva in pubblico suscitava ancora sospetto e biasimo, El tesoro del Hogar rappresentò dunque una conquista, seppur nel solco della cultura patriarcale. La sua fondatrice e direttrice, Lastenia Larriva de Llona, arrivò nella città ecuadoriana di Guayaquil dal Perù nel 1860, nel pieno del boom economico derivato dalla crescente esportazione di cacao, dallo sviluppo della rete ferroviaria e da importanti riforme bancarie e postali. Dal 1875 inoltre, con l’assassinio del generale Gabriel Garcìa Moreno e la fine del suo regime di censura, si ebbe una vera e propria proliferazione della stampa, con pubblicazioni molto diversificate e la comparsa di un pubblico femminile. Il progetto editoriale realizzato da Larriva de Llona fu un settimanale di letteratura, atre, scienza, attualità e moda, una pubblicazione femminile cosmopolita, che uscì ogni sabato per sei anni, dal 1887 al 1893. Convinta che la stampa fosse il luogo dove “le belle arti femminili” potessero contrapporsi alla produzione pamphlettistica degli scrittori più importanti (fra gli altri José Martì, Juan Montalvo e Domingo Faustino Sarmiento), la direttrice voleva che la sua rivista fosse uno spazio apolitico proprio come quello domestico. L’autocensura era quindi d’obbligo per un progetto culturale elitario che non mirava a contrastare l’ordine precostituito. Il suo target erano donne istruite, colte, cattoliche e appartenenti alle classi più alte, donne che vestivano secondo i gusti della moda europea, in linea col sogno di fare di Guayaquil la nuova Parigi. Pur consapevole di vivere in un paese enormemente sfruttato dal punto di vista agricolo e dove la ricchezza era nelle mani di pochissimi, Larriva de Llona non diede mai voce alle classi povere né alle donne di colore, appoggiando una critica femminile mai aspra né diretta, giacchè per lei la donna era innanzitutto moglie e madre. Queste convinzioni, che le valsero il plauso dell’arcivescovo della capitale Quito, qualificano oggi El tesoro più come una semplice concessione della società patriarcale che come un luogo di effettiva rivendicazione; una rivista molto diversa dalle altre produzioni del giornalismo femminile sudamericano di quegli anni, come La Alborada del Plata, diretta dall’argentina Juana Manuela Gorriti, o l’Album de Señoritas della scrittrice Juana Manso, dove comparvero articoli di denuncia della condizione femminile. Quale fu dunque il merito di questa prima rivista femminile ecuadoriana? Lungi dal farsi portavoce del femminismo, anzi assimilando come propria la mentalità del patriarcalismo, Larriva de Llona riuscì tuttavia a creare uno spazio per la produzione artistica delle donne e per vere e proprie sorellanze letterarie. Scrittrici di fama internazionale, come Emilia Pardo Bazan, Dolores Sucre e Soledad Acosta de Samper, tennero a battesimo i primi numeri di El tesoro del Hogar, in un’ottica di legittimazione vicendevole: la loro collaborazione legittimava l’esistenza della rivista che, a sua volta, le consacrava come firme prestigiose. Pur restando di stampo cattolico e conservatore, questo periodico ha inoltre scoperto voci femministe e liberali, come quella della giornalista ecuadoriana Zoila Ugarte de Landivar, rendendosi protagonista di una trasgressione inconsapevole. Lastenia Larriva de Llona, del resto, ammise sempre quanto fosse più difficile per le donne svolgere un ruolo pubblico con l’attività di giornalista, una sfida intellettuale e pratica per la gestione delle mansioni più tecniche e meccaniche della vita di redazione, ma soprattutto incarnò il problema, sempre attuale per le donne, di conciliare lavoro e dimensione privata.
Giulia Sciola
Etichette:
America Latina,
Giornalismo femminile,
Storia del giornalismo
08 giugno 2010
Genova in libreria
Antonella Picchiotti
Flavia Steno una giornalista, una donna (1875-1946)
Genova, Fratelli Frilli Editori, 2010, 496 pp.
Scheda
Flavia Steno una giornalista, una donna (1875-1946)
Genova, Fratelli Frilli Editori, 2010, 496 pp.
Scheda
Flavia Steno, pseudonimo di Amalia Osta Cottini (1875-1946), entrò giovanissima, nel 1898, a "Il Secolo XIX", allora diretto dal grande giornalista Luigi Arnaldo Vassallo. Immediatamente considerata una vera redattrice, le fu assegnato l'incarico di scrivere servizi giornalistici di rilievo, campagne di denuncia, "pezzi" di politica interna ed estera, ma anche di trattare soggetti di moda e di emancipazionismo femminile, argomento assai dibattuto a fine secolo: più di un migliaio di articoli redatti nel solo decennio "gandoliniano". Il suo femminismo particolare, quasi un a-femminismo, non le impedì di battersi in favore dell'emancipazione delle donne, invitandole ad elevare il loro livello culturale, a dotarsi di un'alta struttura morale, di lavorare per essere indipendenti materialmente da ogni appoggio maschile: un vero richiamo alla dignità. La sua fortunata esperienza subì una decisa involuzione a seguito della precoce morte di Vassallo e del mutamento di tutta l'impostazione economico-politica de "Il Secolo XIX", che alla luce degli eventi della guerra di Libia e dell'avvento del nazionalismo, si trasformò in "giornale- impresa", imponendo scelte redazionali, in conseguenza delle quali la Steno perse quasi del tutto la sua visibilità. L'unica parentesi di vera libertà professionale fu costituita per la giornalista da "La Chiosa", la rivista di politica rivolta alle donne, da lei fondata e diretta nel 1919 che durò, sia pure con notevoli difficoltà, fino alla fine del 1925. In tale esperimento la Steno profuse le sue convinzioni sui temi femminili, ma soprattutto, da convinta liberale, il suo credo politico antifascista. Invisa ai sostenitori del fascismo genovese, fu costretta ad un forzato "rientro nei ranghi", cui fece presto riscontro l'involuzione subita da tutta la stampa italiana in conseguenza dei provvedimenti adottati dal governo fascista nel 1925, che ridusse le mansioni dei giornalisti a compiti di semplici funzionari dell'informazione. La ripresa della sua attività al foglio genovese, dopo le drammatiche vicissitudini conseguenti alla caduta del fascismo e al periodo della repubblica di Salò, fu interrotta dalla sua improvvisa morte nel 1946.
____
Etichette:
*Genova,
Giornalismo femminile,
Giornaliste,
Grandi firme,
Libreria,
Storia del giornalismo
14 marzo 2010
In libreria
Gisella Bochicchio e Rosanna De Longis
La stampa periodica femminile in Italia. Repertorio 1861-2009
Roma, Biblink, 2010, 220 pp.
La stampa periodica femminile in Italia. Repertorio 1861-2009
Roma, Biblink, 2010, 220 pp.
Questo repertorio censisce e descrive oltre 1600 periodici italiani diretti alle donne editi tra il 1861 e il 2009. Rappresenta così l’intero spettro dell’esperienza unitaria, senza trascurare quei titoli che, nati in anni precedenti, attraversano il 1861 e proseguono oltre.
Scorrendo le testate censite, ci si rende facilmente conto che dall'Unità a oggi le donne sono state oggetto e destinatarie di una grande quantità di pubblicazioni periodiche, dalle forme e dai contenuti più vari. Si spazia dalla letteratura educativa di fine Ottocento rivolta alla formazione delle «buone italiane», ai coevi giornali emancipazionisti; dai fogli, a dimensione nazionale e locale, che hanno accompagnato le successive tappe organizzative del movimento cattolico, alle riviste sindacali e professionali dirette agli ambiti lavorativi tradizionalmente femminili (ostetriche, infermiere, maestre) ai fogli di ordini e congregazioni religiose femminili molto attive nel corso del XX secolo; dai bollettini dedicati all'attività femminile durante la Prima guerra mondiale alle riviste fasciste di propaganda; dai giornali clandestini delle formazioni partigiane alla stampa di consumo e ai ‘femminili’ per eccellenza del secondo dopoguerra; dalle riviste delle organizzazioni femminili dei partiti ai fogli sorti nell'ambito del neofemminismo o dietro la sua onda.
Risulta così una ‘lista’ che racconta e suggerisce molte storie, offrendo uno spaccato significativo sui processi di formazione dell’opinione pubblica in Italia e in particolare su quella ‘sfera pubblica femminile’ messa a tema dalla storia di genere come un’area di confine nella quale si delinea la presenza attiva e originale delle donne.
*link al sito del'editore biblink
Etichette:
Giornalismo femminile,
Libreria,
Storia del giornalismo
Iscriviti a:
Post (Atom)
Archivio blog
- lug 2026 (1)
- giu 2026 (2)
- mag 2026 (2)
- mar 2026 (2)
- feb 2026 (1)
- gen 2026 (3)
- dic 2025 (2)
- nov 2025 (2)
- set 2025 (2)
- lug 2025 (1)
- mag 2025 (1)
- apr 2025 (1)
- mar 2025 (2)
- feb 2025 (1)
- dic 2024 (1)
- nov 2024 (2)
- ott 2024 (1)
- set 2024 (2)
- giu 2024 (1)
- feb 2024 (1)
- gen 2024 (1)
- nov 2023 (1)
- ott 2023 (1)
- set 2023 (1)
- ago 2023 (1)
- giu 2023 (2)
- mag 2023 (1)
- apr 2023 (2)
- mar 2023 (2)
- feb 2023 (1)
- gen 2023 (2)
- dic 2022 (3)
- ott 2022 (1)
- ago 2022 (1)
- lug 2022 (2)
- giu 2022 (3)
- mag 2022 (4)
- apr 2022 (5)
- mar 2022 (2)
- feb 2022 (6)
- gen 2022 (1)
- dic 2021 (4)
- nov 2021 (8)
- ott 2021 (9)
- set 2021 (4)
- ago 2021 (3)
- lug 2021 (5)
- giu 2021 (5)
- mag 2021 (1)
- apr 2021 (4)
- mar 2021 (7)
- feb 2021 (3)
- gen 2021 (4)
- dic 2020 (2)
- nov 2020 (2)
- ott 2020 (2)
- set 2020 (1)
- ago 2020 (3)
- lug 2020 (1)
- giu 2020 (5)
- mag 2020 (2)
- apr 2020 (2)
- mar 2020 (1)
- feb 2020 (6)
- gen 2020 (9)
- dic 2019 (11)
- nov 2019 (9)
- ott 2019 (15)
- set 2019 (6)
- ago 2019 (5)
- lug 2019 (5)
- giu 2019 (9)
- mag 2019 (5)
- apr 2019 (6)
- mar 2019 (6)
- feb 2019 (13)
- gen 2019 (13)
- dic 2018 (14)
- ott 2018 (15)
- set 2018 (12)
- ago 2018 (2)
- lug 2018 (7)
- giu 2018 (6)
- mag 2018 (10)
- apr 2018 (8)
- mar 2018 (11)
- feb 2018 (7)
- gen 2018 (11)
- dic 2017 (11)
- nov 2017 (11)
- ott 2017 (7)
- set 2017 (9)
- ago 2017 (6)
- lug 2017 (2)
- giu 2017 (12)
- mag 2017 (13)
- apr 2017 (8)
- mar 2017 (7)
- feb 2017 (9)
- gen 2017 (6)
- dic 2016 (6)
- nov 2016 (17)
- ott 2016 (10)
- set 2016 (11)
- ago 2016 (1)
- lug 2016 (4)
- giu 2016 (10)
- mag 2016 (13)
- apr 2016 (12)
- mar 2016 (4)
- feb 2016 (11)
- gen 2016 (12)
- dic 2015 (11)
- nov 2015 (4)
- ott 2015 (6)
- set 2015 (9)
- ago 2015 (6)
- lug 2015 (3)
- giu 2015 (6)
- mag 2015 (10)
- apr 2015 (8)
- mar 2015 (12)
- feb 2015 (11)
- gen 2015 (4)
- dic 2014 (7)
- nov 2014 (5)
- ott 2014 (10)
- set 2014 (6)
- ago 2014 (1)
- lug 2014 (6)
- giu 2014 (14)
- mag 2014 (10)
- apr 2014 (4)
- mar 2014 (11)
- feb 2014 (10)
- gen 2014 (12)
- dic 2013 (20)
- nov 2013 (9)
- ott 2013 (9)
- set 2013 (4)
- ago 2013 (8)
- lug 2013 (8)
- giu 2013 (20)
- mag 2013 (13)
- apr 2013 (9)
- mar 2013 (11)
- feb 2013 (16)
- gen 2013 (8)
- dic 2012 (10)
- nov 2012 (8)
- ott 2012 (16)
- set 2012 (12)
- ago 2012 (5)
- lug 2012 (12)
- giu 2012 (27)
- mag 2012 (35)
- apr 2012 (21)
- mar 2012 (19)
- feb 2012 (21)
- gen 2012 (26)
- dic 2011 (20)
- nov 2011 (16)
- ott 2011 (30)
- set 2011 (10)
- ago 2011 (5)
- lug 2011 (14)
- giu 2011 (19)
- mag 2011 (24)
- apr 2011 (15)
- mar 2011 (18)
- feb 2011 (25)
- gen 2011 (18)
- dic 2010 (14)
- nov 2010 (15)
- ott 2010 (10)
- set 2010 (9)
- ago 2010 (6)
- lug 2010 (8)
- giu 2010 (12)
- mag 2010 (18)
- apr 2010 (20)
- mar 2010 (12)
- feb 2010 (23)
- gen 2010 (22)
- dic 2009 (18)
- nov 2009 (26)
- ott 2009 (25)
- set 2009 (14)
- ago 2009 (12)
- lug 2009 (16)
- giu 2009 (11)
- mag 2009 (17)
- apr 2009 (15)
- mar 2009 (18)
- feb 2009 (6)
- gen 2009 (13)
- dic 2008 (18)
- nov 2008 (37)
- ott 2008 (30)
- set 2008 (22)
- ago 2008 (6)
- lug 2008 (35)
- giu 2008 (5)
- mag 2001 (1)
Copyright
Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.