Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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24 ottobre 2017

In libreria


Irene Brin
Il Mondo. Scritti 1920-1965
a cura di Flavia Piccinini
Edizioni Atlantide, 2017.
Descrizione
Il Mondo per la prima volta raccoglie in un unico volume una scelta degli scritti firmati da Irene Brin. Da Coco Chanel a Greta Garbo, da James Joyce ai principi Mdivani, passando per luoghi culto come il Florida di Roma o le Giubbe Rosse di Firenze, e per attività perdute quali la Casa Line o la Cas PasIrene Brin si mostra non solo la brillante autrice de Il Galateo e del suo dizionario, assunto come classico da migliaia di lettrici e appassionate, ma anche un’autrice dalla prosa raffinata ed elegante. Poliedrica, inafferrabile e trasformista, nel corso della sua vita fu giornalista, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere e di pessime abitudini. Meglio di chiunque altro seppe raccontare con spietatezza e ironia il nostro Paese nel dopoguerra, spiegando agli italiani l’educazione, il gusto e lo stile. L’ampia scelta di racconti e articoli suggerita da Flavia Piccinni attraverso Usi e CostumiCose VisteLe Visite e Il Galateo confermano come Irene Brin, ingiustamente dimenticata dopo la sua morte, non sia una semplice giornalista di costume, ma l’attenta interprete e protagonista di un tempo. Una grande scrittrice che per la prima volta si svela attraverso un ritratto complesso, delicato e struggente, che ne mostra l'originale e moderno sguardo impietoso. 


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17 marzo 2017

In libreria

Tilde Capomazza
TiVù, passione mia
Harpo Editore, Roma, 2016, 244 pp.

Descrizione
Tilde Capomazza, dopo aver lavorato ai programmi culturali di Rai1, nel 1977 ha realizzato e diretto per Rai2 Si dice donna, il primo programma al femminile della Rai del dopo riforma. “Essere donna e intervistare una donna non è cosa semplice. Ricordo il rapporto di fiducia che si stabiliva nel corso dell’intervista: io ponevo domande che riguardavano la vita intima della donna che mi stava di fronte. Lei mi guardava negli occhi e dal mio ascolto attento traeva sempre più coraggio ad aprirsi: ne venivano fuori le viscere e i sentimenti”.
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14 giugno 2013

Un percorso arduo, ma ne è valsa la pena


Un lungo percorso, quello delle giornaliste americane. A partire dal Settecento, in cui scrivere per un giornale era considerato sconveniente per una donna e allo stesso tempo le vedove degli editori si trovavano a dover mandare avanti l’attività per garantire un futuro alla famiglia, fino ai giorni nostri. Un percorso difficile, pieno di ostacoli, in cui le donne spesso si sono trovate chiuse fuori dai colleghi uomini. Eppure, si sono rialzate, hanno rifiutato di conformarsi agli standard che le volevano mogli e madri e hanno lottato. Fino ad essere quasi la metà della forza lavoro nei giornali attuali.
Cristina Scatamacchia ci accompagna in un viaggio ricco di personaggi indimenticabili, provenienti dai più diversi retroscena, ma accomunati da un solo obiettivo: quello di entrare a far parte del mondo dell’informazione, un campo precluso al genere femminile per troppo tempo. E così, ci ritroviamo al fianco di giornaliste come Margaret Fuller, definita dall’autrice "la più grande giornalista dell’Ottocento"; Nellie Bly, che con le sue inchieste sotto copertura mise a nudo gli abusi nei manicomi e nelle fabbriche di New York; Martha Gellhorn, una delle primissime reporter di guerra; e così via fino alle odierne Christiane Amanpour e Oprah Winfrey. Un viaggio trasversale che, senza pretendere di essere esaustivo, prende in considerazione protagoniste con diverse provenienze e idee.
Le giornaliste americane dal Settecento ad oggi è un libro denso, scritto con grande passione ed entusiasmo, che ci ricorda quanta strada sia stata percorsa per arrivare ai risultati attuali, e quanta ce ne sia ancora da fare. Nella sua analisi l’autrice non si ferma al passato: guarda al presente e al futuro, mettendo in evidenza il fatto che le donne in posizione di potere nei giornali sono ancora poche e che la crisi economica mette in pericolo i traguardi finora raggiunti: le testate tendono a non voler assumere nuovo personale e a licenziare quello già presente, a partire dalle giornaliste.
Un libro apparentemente "piccolo" (appena un centinaio di pagine), ma che contiene un mondo tutto da scoprire. Sempre che si riesca a trovarlo: il titolo è fuori catalogo e non ordinabile in libreria. Tuttavia, internet (e Amazon) contengono risorse illimitate, quindi non è il caso di disperare. In fondo, vale la pena lottare per ciò che vale davvero, sia esso un libro o la libertà di informazione.
Mariarosa Milazzo

Cristina Scatamacchia
Le giornaliste americane dal Settecento ad oggi
Bologna, I Libri di Emil, 2012

*link al sito dell'editore I libri di Emil.

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29 novembre 2012

In libreria

Patrizia Guida
La rivista post-unitaria "Cornelia".

Donne tra politica e scrittura
Milano, Franco Angeli, 2012, 192 pp.
Descrizione

A Firenze, nel dicembre 1872, esce "Cornelia", che riscuote un immediato consenso di pubblico e sarà pubblicata con cadenza quindicinale fino al 1880. La promotrice dell'iniziativa è Aurelia Folliero de Luna Cimino, figlia della poetessa arcade Cecilia, fervente patriota e appassionata sostenitrice dell'emancipazione delle donne italiane. L'aspirazione di "Cornelia" è creare un "giornale serio" che affrontasse la questione femminile con "moderazione", allo scopo di promuovere la costruzione di una donna "libera cittadina del mondo". La rivista, il cui sottotitolo "Rivista letteraria educativa dedicata principalmente agli interessi materiali e morali delle donne italiane" dichiara l'attenzione verso le problematiche femminili, si presenta come voce e strumento per la formazione di un modello di femminilità intimamente legato agli ideali di democrazia sociale nell'Italia post-risorgimentale. Attraverso le pagine di "Cornelia" si è ricostruito un percorso ideale che, seppure con interventi diversi e a volte discordi, si dipana lungo i temi dei diritti delle donne, del lavoro, del divorzio, del suffragio e, soprattutto, dell'istruzione delle donne, vera chiave di volta di un processo stagnante. Degno di nota è il parterre dei collaboratori, che annovera i nomi più rinomati della cultura dell'epoca da giuristi come C.F. Gabba, F. Forlani e G. Urtoller, a intellettuali e scrittori come Tommaseo, Aleardi, De Amicis, Guerrazzi, Ida Baccini, Dora D'Istria, Malvina Frank, Claudia Antona Traversi, Emma Perodi, Erminia Fuà Fusinato, Francesca Zambusi Del Lago e la Marchesa Colombi.
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16 novembre 2012

In libreria

Cristina Scatamacchia
Le giornaliste americane dal Settecento ad oggi
Bologna, I Libri di Emil, 2012.

Descrizione
Ripercorrere le modalità con cui si è dipanata la storia collettiva delle giornaliste americane equivale a ricostruire le lotte coraggiose e le vicende spesso spettacolari di donne che, nel corso di tre secoli, sono riuscite ad imporsi in un mondo a loro ostile, come è stato quello della carta stampata. Malgrado le difficoltà, negli Stati Uniti una ristretta minoranza è stata in grado di inserirsi nella redazione e a volte nella direzione dei giornali fin dal Settecento. Si è trattato di antesignane, di "donne eccellenti" che si sono affermate sfidando pregiudizi e superando ostacoli in settori tradizionalmente maschili (come quelli della cronaca nera, dei reportage di guerra e degli affari internazionali). Senza l'apporto di queste pioniere la stampa quotidiana e periodica in America oggi non sarebbe la stessa. Questa raccolta di medaglioni e profili biografici ritrae personaggi in qualche caso abbastanza noti anche in Italia, ma in genere ancora largamente sconosciuti: da Mary Katherine Goddard a Margaret Fuller, da Ida B. Wells a Nellie Bly, da Jennie June a Dorothy Dix, da Martha Gelhorn a Christiane Amanpour, da Arianna Huffington a Jill Abramson.

17 marzo 2012

Giornalismo femminile ecuadoriano

Venerdì scorso si è svolta presso la nostra Università la conferenza Giornalismo femminile ecuadoriano e cultura patriarcale nel XIX secolo: El tesoro del Hogar. Tenuta dal Dottor Juan Carlos Grijalva, professore di Letteratura Latino-americana presso l’Assumption College negli Stati Uniti, essa ha inoltre visto la partecipazione del Console generale dell’Ecuador a Genova, Esther Cuesta, e della professoressa Giuliana Franchini. 
Analizzando contenuti e obiettivi di uno dei primi periodici del Sud America diretto da una donna e aperto a giornaliste e scrittrici emergenti, El tesoro del Hogar (Il tesoro del Focolare), pubblicato a Guayaquil dal 1887 al 1893, l’incontro ha offerto interessanti spunti di riflessione sul tema della libertà di espressione delle donne, nonché una breve panoramica sui movimenti emancipazionisti dell’America meridionale, spesso oscurati da una prospettiva di studio eurocentrica. Se qualcuno poi pensasse che la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sia tipica solo della donna di oggi, verrebbe smentito, fra le altre, dall’esperienza delle prime giornaliste sudamericane.
Come chiaramente espresso dal saggista Juan Montalvo in Las invasiones de las mujeres (Le invasioni delle donne) del 1885, in Ecuador alla fine dell’Ottocento la convinzione era quella diffusa che gli uomini fossero le figure naturali dell’autorità e che, altrettanto naturalmente, le dimensioni deputate alla realizzazione personale femminile fossero solo quelle del focolare domestico e della maternità. Una minoranza di donne istruite iniziava però ad “invadere” le università e ad ambire a professioni maschili, minacciando, secondo l’autore, l’ordine pubblico. Le donne scrittrici, prime fra tutte, dovevano essere contrastate, censurate e addirittura inabilitate a prime e seconde nozze. In un’epoca in cui una donna che si esprimeva in pubblico suscitava ancora sospetto e biasimo, El tesoro del Hogar rappresentò dunque una conquista, seppur nel solco della cultura patriarcale. La sua fondatrice e direttrice, Lastenia Larriva de Llona, arrivò nella città ecuadoriana di Guayaquil dal Perù nel 1860, nel pieno del boom economico derivato dalla crescente esportazione di cacao, dallo sviluppo della rete ferroviaria e da importanti riforme bancarie e postali. Dal 1875 inoltre, con l’assassinio del generale Gabriel Garcìa Moreno e la fine del suo regime di censura, si ebbe una vera e propria proliferazione della stampa, con pubblicazioni molto diversificate e la comparsa di un pubblico femminile. Il progetto editoriale realizzato da Larriva de Llona fu un settimanale di letteratura, atre, scienza, attualità e moda, una pubblicazione femminile cosmopolita, che uscì ogni sabato per sei anni, dal 1887 al 1893. Convinta che la stampa fosse il luogo dove “le belle arti femminili” potessero contrapporsi alla produzione pamphlettistica degli scrittori più importanti (fra gli altri José Martì, Juan Montalvo e Domingo Faustino Sarmiento), la direttrice voleva che la sua rivista fosse uno spazio apolitico proprio come quello domestico. L’autocensura era quindi d’obbligo per un progetto culturale elitario che non mirava a contrastare l’ordine precostituito. Il suo target erano donne istruite, colte, cattoliche e appartenenti alle classi più alte, donne che vestivano secondo i gusti della moda europea, in linea col sogno di fare di Guayaquil la nuova Parigi. Pur consapevole di vivere in un paese enormemente sfruttato dal punto di vista agricolo e dove la ricchezza era nelle mani di pochissimi, Larriva de Llona non diede mai voce alle classi povere né alle donne di colore, appoggiando una critica femminile mai aspra né diretta, giacchè per lei la donna era innanzitutto moglie e madre. Queste convinzioni, che le valsero il plauso dell’arcivescovo della capitale Quito, qualificano oggi El tesoro più come una semplice concessione della società patriarcale che come un luogo di effettiva rivendicazione; una rivista molto diversa dalle altre produzioni del giornalismo femminile sudamericano di quegli anni, come La Alborada del Plata, diretta dall’argentina Juana Manuela Gorriti, o l’Album de Señoritas della scrittrice Juana Manso, dove comparvero articoli di denuncia della condizione femminile. Quale fu dunque il merito di questa prima rivista femminile ecuadoriana? Lungi dal farsi portavoce del femminismo, anzi assimilando come propria la mentalità del patriarcalismo, Larriva de Llona riuscì tuttavia a creare uno spazio per la produzione artistica delle donne e per vere e proprie sorellanze letterarie. Scrittrici di fama internazionale, come Emilia Pardo Bazan, Dolores Sucre e Soledad Acosta de Samper, tennero a battesimo i primi numeri di El tesoro del Hogar, in un’ottica di legittimazione vicendevole: la loro collaborazione legittimava l’esistenza della rivista che, a sua volta, le consacrava come firme prestigiose. Pur restando di stampo cattolico e conservatore, questo periodico ha inoltre scoperto voci femministe e liberali, come quella della giornalista ecuadoriana Zoila Ugarte de Landivar, rendendosi protagonista di una trasgressione inconsapevole. Lastenia Larriva de Llona, del resto, ammise sempre quanto fosse più difficile per le donne svolgere un ruolo pubblico con l’attività di giornalista, una sfida intellettuale e pratica per la gestione delle mansioni più tecniche e meccaniche della vita di redazione, ma soprattutto incarnò il problema, sempre attuale per le donne, di conciliare lavoro e dimensione privata.
 Giulia Sciola


08 giugno 2010

Genova in libreria

Antonella Picchiotti
Flavia Steno una giornalista, una donna (1875-1946)

Genova, Fratelli Frilli Editori, 2010, 496 pp.
Scheda
Flavia Steno, pseudonimo di Amalia Osta Cottini (1875-1946), entrò giovanissima, nel 1898, a "Il Secolo XIX", allora diretto dal grande giornalista Luigi Arnaldo Vassallo. Immediatamente considerata una vera redattrice, le fu assegnato l'incarico di scrivere servizi giornalistici di rilievo, campagne di denuncia, "pezzi" di politica interna ed estera, ma anche di trattare soggetti di moda e di emancipazionismo femminile, argomento assai dibattuto a fine secolo: più di un migliaio di articoli redatti nel solo decennio "gandoliniano". Il suo femminismo particolare, quasi un a-femminismo, non le impedì di battersi in favore dell'emancipazione delle donne, invitandole ad elevare il loro livello culturale, a dotarsi di un'alta struttura morale, di lavorare per essere indipendenti materialmente da ogni appoggio maschile: un vero richiamo alla dignità. La sua fortunata esperienza subì una decisa involuzione a seguito della precoce morte di Vassallo e del mutamento di tutta l'impostazione economico-politica de "Il Secolo XIX", che alla luce degli eventi della guerra di Libia e dell'avvento del nazionalismo, si trasformò in "giornale- impresa", imponendo scelte redazionali, in conseguenza delle quali la Steno perse quasi del tutto la sua visibilità. L'unica parentesi di vera libertà professionale fu costituita per la giornalista da "La Chiosa", la rivista di politica rivolta alle donne, da lei fondata e diretta nel 1919 che durò, sia pure con notevoli difficoltà, fino alla fine del 1925. In tale esperimento la Steno profuse le sue convinzioni sui temi femminili, ma soprattutto, da convinta liberale, il suo credo politico antifascista. Invisa ai sostenitori del fascismo genovese, fu costretta ad un forzato "rientro nei ranghi", cui fece presto riscontro l'involuzione subita da tutta la stampa italiana in conseguenza dei provvedimenti adottati dal governo fascista nel 1925, che ridusse le mansioni dei giornalisti a compiti di semplici funzionari dell'informazione. La ripresa della sua attività al foglio genovese, dopo le drammatiche vicissitudini conseguenti alla caduta del fascismo e al periodo della repubblica di Salò, fu interrotta dalla sua improvvisa morte nel 1946.

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14 marzo 2010

In libreria

Gisella Bochicchio e Rosanna De Longis
La stampa periodica femminile in Italia. Repertorio 1861-2009
Roma, Biblink, 2010, 220 pp.

Questo repertorio censisce e descrive oltre 1600 periodici italiani diretti alle donne editi tra il 1861 e il 2009. Rappresenta così l’intero spettro dell’esperienza unitaria, senza trascurare quei titoli che, nati in anni precedenti, attraversano il 1861 e proseguono oltre.

Scorrendo le testate censite, ci si rende facilmente conto che dall'Unità a oggi le donne sono state oggetto e destinatarie di una grande quantità di pubblicazioni periodiche, dalle forme e dai contenuti più vari. Si spazia dalla letteratura educativa di fine Ottocento rivolta alla formazione delle «buone italiane», ai coevi giornali emancipazionisti; dai fogli, a dimensione nazionale e locale, che hanno accompagnato le successive tappe organizzative del movimento cattolico, alle riviste sindacali e professionali dirette agli ambiti lavorativi tradizionalmente femminili (ostetriche, infermiere, maestre) ai fogli di ordini e congregazioni religiose femminili molto attive nel corso del XX secolo; dai bollettini dedicati all'attività femminile durante la Prima guerra mondiale alle riviste fasciste di propaganda; dai giornali clandestini delle formazioni partigiane alla stampa di consumo e ai ‘femminili’ per eccellenza del secondo dopoguerra; dalle riviste delle organizzazioni femminili dei partiti ai fogli sorti nell'ambito del neofemminismo o dietro la sua onda.
Risulta così una ‘lista’ che racconta e suggerisce molte storie, offrendo uno spaccato significativo sui processi di formazione dell’opinione pubblica in Italia e in particolare su quella ‘sfera pubblica femminile’ messa a tema dalla storia di genere come un’area di confine nella quale si delinea la presenza attiva e originale delle donne.

*link al sito del'editore biblink

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