Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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13 gennaio 2026

Noi giornalisti nutriamo la politica

[....] E finalmente siamo al punto: quel che manca in diversi talk è un solido filo narrativo. Proprio l’assenza di questa tessitura professionale è il varco attraverso il quale si consente a una parte dei politici e dei cosiddetti opinionisti di proporre sentenze oracolari: io lo dico, quindi è vero. Ma se su qualsiasi questione ci si limita a dare la parola agli opposti pareri, a quel punto è ineluttabile che si apra una gara puramente emozionale: la caccia all’applauso. Tra l’altro una parte dei giornalisti che partecipano ai talk sono ingaggiati per interpretare il ruolo degli ultras nello spettacolo che prevede politici&giornalisti di destra contro politici&giornalisti di sinistra.
[....] per tenere il passo, i quotidiani tendono spesso a leggere gli eventi politici nella chiave agonistico-sportiva: l’horse race, la corsa dei cavalli. Si alimentano dualismi immaginari e anche contese minori sono lette nella logica “chi vince e chi perde” e questo finisce per eccitare il protagonismo vanesio dei leader. Caso esemplare le tante elezioni regionali degli ultimi due anni: pagine su pagine sono state dedicate all’influenza sul futuro dei principali leader. Spazi inauditi, del tutto sproporzionati per eventi che alla prova dei fatti, non avrebbero prodotto alcuna conseguenza apprezzabile....
Fabio Martini

*F. Martini, Noi giornalisti nutriamo la politica, Rivista Il Mulino, gennaio 2026.

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16 dicembre 2024

Il degrado della lingua

 " [...] La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee".

Cesare Segre, Il degrado della lingua, Corriere della sera, 13.1.2010.
*Cesare Segre, Diario civile, a cura di Paolo Di Stefano, Il Saggiatore, Milano, 2024.

23 settembre 2024

Italia 1928 Incontro con la dittatura

"Poiché, ancor più diffidente del lettore dei Paesi democratici è naturalmente quello dei paesi dittatoriali. Mentre il lettore generalmente diffida del “troppo” della notizia, quello italiano cerca dietro il “troppo poco” ancora uno spazio nascosto. Egli cerca “tra le righe”. La lettura del giornale diventa un’attività molto faticosa. Alla mia domanda ad amici che leggono il giornale: “Cosa c’è scritto?”, arrivava quasi regolarmente la risposta: “Chieda piuttosto cosa non c’è scritto!

Joseph Roth

Joseph Roth, La quarta Italia, Roma, Castelvecchi 2013   (reportage del 1928 pubblicato sul quotidiano "Frankfurter Zeitung").

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03 giugno 2024

In libreria

Antisemitismo di carta. La stampa italiana e la persecuzione fascista dei giornalisti ebrei, a cura di Enrico Serventi Longhi, Carocci, 2024, 316 pp. 

Il volume ripercorre le vicende dei giornalisti “ebrei” perseguitati in Italia dalle istituzioni politiche e corporative a seguito delle leggi razziali. A partire dal 1938, professionisti, pubblicisti, iscritti agli elenchi speciali dichiarati di “razza ebraica” subirono pesanti condizionamenti, dalla discriminazione all’espulsione dall’albo. La ricostruzione delle loro esperienze – e di quelle delle testate in cui lavoravano – permette di aprire una finestra sulle responsabilità della classe giornalistica in epoca fascista, quando la stampa nazionale divenne una delle espressioni più emblematiche dell’accelerazione totalitaria del regime e il principale motore della campagna antisemita che ne era alla base. Scritto da storici dell’età contemporanea e della letteratura, il libro intende contribuire all’avanzamento della comprensione delle più intime connessioni tra antisemitismo e modernità, tra società di massa e informazione, tra universi professionali e regimi politici, tra giornalismo e potere.
* link all'Indice
In particolare v.  il cap. 7
«Io di ebreo non ho che il nome». I casi studio dei giornalisti liguri e toscani di Andrea Masseroni
La comunità ligure /Il contesto fiorentino/I giornalisti liguri/Perseguitati e discriminati/I giornalisti toscani/Riferimenti bibliografici.
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09 marzo 2023

In libreria

Claudia Giurintano
La redazione del "Domani d'Italia" (1922-1924)
Valori cristiani e difesa delle libertà democratiche
FrancoAngeli, Milano, 2023, pp. 222.
Descrizione
Noto periodico di ispirazione popolare, edito a Milano dal 24 dicembre 1922 al 9 luglio 1924, il «Domani d’Italia» nacque come una «piccola fiaccola» che avrebbe dovuto illuminare in quel momento di “buio” «fino all’alba del domani». Attraverso il dibattito condotto dai suoi redattori è possibile cogliere l’unanime impegno a difesa della libertà, «valore dei valori», diritto naturale prima che civile e politico, e della democrazia.

*link all' Indice del libro

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18 aprile 2022

Enrico Serventi Longhi
Il dramma di un’epoca
L’affaire Dreyfus e il giornalismo italiano di fine Ottocento
Viella Editore, Roma, 2022 , pp.308.
Descrizione
Il volume ritorna sulla straordinaria vicenda di Alfred Dreyfus, accusato nel 1894 di spionaggio nei confronti della Germania, condannato all’esilio perpetuo e alla degradazione e infine “graziato” dopo un’imponente campagna internazionale in suo favore. Una folta schiera di giornalisti italiani ne seguì le alterne vicissitudini, scrivendo su organi di stampa di orientamento politico e culturale differenti e persino opposti: dal «Corriere della Sera» alla «Stampa», dalla «Tribuna» al «Secolo», fino ai giornali militanti di varia natura. Gli interventi di letterati e scienziati, esperti di affari militari e giudiziari, uomini politici e diplomatici, rivoluzionari e sacerdoti in esilio compongono un mosaico che restituisce la dimensione polifonica e internazionale di un evento capace di mettere in discussione consolidate convinzioni morali e politiche e di caratterizzare un’epoca densa di tensioni e di contraddizioni, di speranze e di illusioni. 

Indice  
Introduzione «L’assalto del dialettico nasconde delle collere profonde» 
1. La stampa crispina e la crisi della repubblica 
2. La stampa conservatrice e la difesa delle istituzioni 
3. La stampa progressista e il primato della notizia 
4. La stampa radicale e il trionfo della democrazia 
5. La stampa non-liberale e la critica alla borghesia 
6. Le questioni fondamentali: antisemitismo e militarismo 
Indice dei nomi 
Indice delle testate
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09 novembre 2021

In libreria

Gian Carlo Ferretti
L’altra Italia del “Politecnico” di Vittorini attraverso la posta dei lettori
Interlinea, Novara, 2021, pp. 116.
Descrizione
Chi leggeva “Il Politecnico” di Elio Vittorini? Quale Italia emerge oggi dalle lettere inviate al giornale garibaldino, segnato dai rossi di Albe Steiner, nel 1945-1947? Dopo tanto silenzio il saggio di Gian Carlo Ferretti offre un’immagine nuova e antistituzionale del dopoguerra anche con l’apporto di carte d’archivio. Scopriamo così lettori e lettrici, intellettuali e operai, che scrivono alla rivista e dibattono spesso con posizioni sorprendenti, più avanzate del periodico e degli stessi movimenti laici e comunisti: su fascismo e antifascismo, divorzio e aborto, scuola e religione, pubblico e privato. Nelle pagine del “Politecnico” maturano così le nuove élite della sinistra: lettori tra i quali si ritrovano i giovani e giovanissimi Sciascia, Venturi, Bettiza, Brera, Cavallari, Ceronetti, Cini, Edoarda Masi e Ripellino.
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07 novembre 2021

In libreria

 Milly Buonanno e Franca Faccioli (a cura di) 
Genere e Media: non solo immagini. 
Soggetti, politiche, rappresentazioni,
Franco Angeli, Milano, 2020, pp. 234

Descrizione

Il volume presenta i nuovi orientamenti di indagine dell'Unità di ricerca GEMMA (GEnder and Media MAtters) istituita presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza-Università di Roma. All'origine di GEMMA è la consapevolezza della crescente complessità del nesso 'genere e media' nella società contemporanea, in cui si osserva e si sperimenta sia una profonda trasformazione dello scenario mediale, sia una diffusa problematizzazione dell'assunto a lungo indiscusso del 'binarismo di genere'. Nonostante i mezzi di comunicazione abbiano esercitato da sempre una funzione di rappresentazione delle identità di genere, lungo un intervallo compreso tra gli estremi della messa in scena e quelli della stereotipizzazione, oggi l'espansione del contesto mediale e la sua declinazione contemporaneamente individuale e di massa implicano l'elaborazione di nuove prospettive di studio e di ricerca. Il libro intende fornire una pluralità di spunti di riflessione, riconducibili a piattaforme e a pratiche comunicative differenti: dalla televisione alla pubblicità, dalla comunicazione pubblica ai consumi culturali, fino alla Rete, ai Social Media e ai Social Network Sites, i diversi contributi qui raccolti mettono a fuoco le forme di agency dispiegate da individui, gruppi e istituzioni nei processi di creazione, diffusione e consumo di immagini di genere nei testi mediali. Il primario intento di lettura e interpretazione del presente, perseguito dal gruppo di ricerca, non esclude l'esercizio di uno sguardo retrospettivo; così come l'adesione a prospettive e strumenti dei feminist media studies non preclude il ricorso agli apporti fruttuosi della sociologia.

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30 ottobre 2021

In libreria

Massimo Fini
Il giornalismo fatto in pezzi 
Marsilio, Venezia, 2021, pp. 832
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Descrizione
Trent’anni di storia d’Italia, dai Settanta al Duemila e oltre. Uno spaccato di vita e degli eventi cruciali che hanno trasformato la nostra società in senso antropologico, sociologico, psicologico e, più ampiamente, culturale. Attraverso la sua attività di cronista e di inviato Massimo Fini ci racconta storie di vita, testimonianze di uomini e donne dall’estrazione sociale e dalle esperienze più diverse, ritratti di personaggi famosi, politici ma soprattutto artisti e letterati, la cui memoria affonda spesso ancora più lontano, nel periodo fascista e della guerra. Se, come afferma Benedetto Croce, «la Storia è il passato visto con gli occhi del presente», chi legge questo libro potrà, con gli occhi dell’uomo di oggi, trovarvi cosa rimane di quelle stagioni, di quelle speranze, di quelle illusioni e delusioni. Ci sono infine alcuni reportage internazionali – e qui il giornalista si salda con lo scrittore – che nel raffronto fra culture e società a volte omologhe, altre molto diverse, ci aiutano a capire meglio qual è stato, qual è e quale potrà essere il ruolo dell’Italia in un mondo divenuto globale.

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19 luglio 2021

In libreria

Silvia Resta
Il giornalista partigiano. 
Conversazioni sul giornalismo con Massimo Rendina,
All Around, Roma,2021, pp. 160. 
Descrizione
Massimo Rendina, esponente della Resistenza e giornalista (Venezia, 4 gennaio 1920 – Roma, 8 febbraio 2015). 
Un’analisi senza sconti sullo stato del giornalismo italiano e sul sogno – naufragato in parte ­– di chi ha combattuto nella Resistenza per una stampa libera e indipendente. Dalla mancanza di un editore puro al controllo della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere al conflitto di interessi: perché in Italia l’informazione soffre di un deficit di libertà. Un testamento sul mestiere di giornalista e sul suo ruolo di servizio pubblico, lasciato da uno degli eroi della Resistenza che fu primo direttore del telegiornale della Raie ne fu cacciato per disubbidienza alla politica.

*Link alla Prefazione 

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10 luglio 2021

In libreria

 
 Morena Corradi, Silvia Valisa (a cura di)
La carta veloce. Figure, Temi e politiche del giornalismo italiano dell'Ottocento
FrancoAngeli, Milano, 2021, pp. 250
Descrizione
La scrittura periodica non è tra le prime componenti che vengono in mente quando si pensa al secolo che ci ha fatti; eppure l'Ottocento non sarebbe stato lo stesso senza la presenza di gazzette, giornali e riviste nel contesto pre e postunitario, e il fascino che la "carta veloce" ha esercitato sul pubblico italiano. Strumento di dialogo intermediale transnazionale, i periodici emergono come veicoli di informazione e di acculturazione nei decenni centrali del secolo, e si affermano dopo l'Unità come punti di riferimento nella formazione di lettori e lettrici di specifiche comunità immaginate. Questo volume riflette sul giornalismo italiano a partire da una serie di interrogativi: chi è il pubblico dei periodici nell'Ottocento? Qual è il ruolo di giornali e riviste nella formazione della cultura moderna? Quale il rapporto tra istituzioni, potere politico e giornali? E ancora, in che modo l'evoluzione della professione del giornalista può essere approfondita dallo studio di figure meno note, come Giuditta Lampugnani e Camillo Cima a Milano, o Vincenzo Torelli a Napoli? Infine, in che modo il pensare l'Ottocento da momenti storici diversi ci consente di parlarne in modi nuovi, di tracciare linee guida e percorsi inediti, anche grazie al contesto digitale.
Indice del libro
Morena Corradi, Silvia Valisa, Introduzione
Loredana Palma, Un giornalista dimenticato della Napoli preunitaria: Vincenzo Torelli
Patrizia Landi, Novità per un pubblico nuovo. Periodici femminili e umoristici a Milano prima dell'Unità
Massimo Castellozzi, Dall'"Uomo di Pietra" al "Gazzettino rosa": "La Frusta" di Antonio Picozzi
Morena Corradi, Il giornalismo di Achille Bizzoni e Leone Fortis: paradigmi e sfide di una nuova professione nell'Italia unita
Bianca Maria Antolini, Il "Giornale della Società del Quartetto di Milano" (1864-1865): un episodio del giornalismo musicale nell'Italia unita
Alessandra Palidda, L'impresario editore e l'editore impresario: Edoardo Sonzogno e "Il Teatro illustrato" (1880-1892)
Maurizio Punzo, Un "faro" per il socialismo. I primi dieci anni della "Critica Sociale"
Sara Boezio, Un "Bilancio del Secolo XIX": resoconti fi n de siècle ne "La Vita Internazionale - Rassegna quindicinale politica, scientifica e letteraria di Ernesto Teodoro Moneta
Silvia Valisa, Un secolo dopo l'altro: i periodici ottocenteschi e la conservazione digitale
Principali repositori digitali (aggregatori o iniziative di digitalizzazione)
Indice delle riviste periodiche ottocentesche
Indice dei nomi
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04 giugno 2021

In libreria

Diego Divano
Bibliografia degli scritti di Giovanni Ansaldo (1913-2018)
prefazione di Franco Contorbia
GUP, Genova University Press, Genova, 2020, Tomi I e II, pp. 485 + 463.
Descrizione
Giovanni Ansaldo (Genova, 1895 - Napoli, 1969) esordisce presso la redazione del quotidiano socialista genovese «Il Lavoro» nel 1919, divenendone presto redattore capo. Figura di riferimento nel panorama culturale antifascista dell'epoca - è tra l'altro collaboratore della «Rivoluzione Liberale» e della «Stampa» - attira su di sé l'ostilità del regime, al punto da essere condannato al confino sull'isola di Lipari (maggio-agosto 1927) dopo un tentativo di espatrio in Svizzera. Rientra a Genova, riconquista il suo posto al «Lavoro» e si avvicina progressivamente al fascismo partecipando alla guerra d'Etiopia e assumendo, il 20 settembre 1936, la direzione del «Telegrafo», quotidiano livornese di proprietà della famiglia Ciano. Dopo la caduta di Mussolini prende la strada del fronte, viene catturato in Dalmazia e deportato in campi di lavoro polacchi e tedeschi, dai quali respinge ogni offerta di adesione alla Repubblica Sociale. Torna in Italia molti mesi dopo la Liberazione e, amnistiato, trova riparo nella sua villa di Pescia, dalla quale riprende l'attività letteraria, dando alla luce tra il 1947 e il 1949 presso Longanesi i volumi Il vero signore. Guida di belle maniere, Latinorum e Il ministro della buona vita. Giolitti e i suoi tempi. L'ultimo grande incarico della carriera è costituito dalla direzione del «Mattino» di Napoli, tenuta dal 9 aprile 1950 al 3 luglio 1965: un quindicennio contraddistinto anche dalle collaborazioni a importanti periodici tra i quali «il Borghese», «L'Illustrazione Italiana» e «Tempo».

*L'opera è anche disponibile in formato e-book

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02 marzo 2021

Ezio Bartalini, combattente per la pace


Il libro di Isa Bartalini prende slancio proprio da Genova dove il padre dell'autrice, Ezio Bartalini,  fondò il giornale "La Pace" (1903-1915), lasciando un segno indelebile per la storia del movimento antimilitarista e pacifista in Italia.  Bartalini (1884-1962) fu un vero "combattente" della pace per tutta la vita, quasi interamente trascorsa in esilio attraverso l'Europa intera fino a Istanbul, mantenendo sempre un solido contatto epistolare con amici e familiari, che costituisce l'ossatura del libro della figlia Isa. Nel dopoguerra rientrò finalmente in Italia, determinato a prendere la parola contro il pericolo della guerra atomica attraverso un nuovo foglio che ancora una volta si titolò "La Pace" (1950-1962). 
Sfogliando molte pagine del libro autobiografico di Isa Bartalini si ritrova la Genova viva dei primi anni del secolo xx, caratterizzata dalla vivace contrapposizione tra le numerose testate diffuse in città e la presenza di figure che meriterebbero di essere meglio ricordate, poco note come quella Fanny dal Ry (1877-1961), firma di tutto rilievo de "La Pace" e di altre testte di impronta socialista, impegnata anche nello studio delle problematiche scoiali della scuola.

Isa Bartalini 
I fatti veri. Vicende di una famiglia toscana,  
Edizioni scientifiche Italiane, Napoli, 1997, pp. 422.
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13 febbraio 2021

Notizie suggestive

 "La carta stampata è nata in mezzo alle rivoluzioni, è cresciuta in simbiosi con la democrazia, si è mantenuta vendendo se stessa, le copie dei giornali, ed è stata strumento essenzialmente politico, di una politica che ha l’ambizione di cambiare il mondo. La rete è nata in una società convinta che soltanto l’economia possa cambiare il mondo ed è uno strumento in prevalenza pubblicitario, che serve a vendere altro. L’opinione pubblica non esiste quasi più, sostituita da un pubblico di spettatori che non è in grado di distinguere tra finzione e realtà. Nell’universo della pubblicità, la buona notizia non è quella vera ma quella più suggestiva, quella che si vende meglio."
Curzio Maltese

*C. Maltese, Era la stampa, bellezza, "Venerdì di Repubblica", 5.2.2021, p. 6.

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03 gennaio 2021

In libreria

Giancarlo Tartaglia
Ritorna la libertà di stampa
Il giornalismo italiano dalla caduta del fascismo alla Costituente (1943-1947)
Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 624.
Descrizione
Fu grazie a un inciso dello Statuto Albertino, il cui articolo 28 recitava: «La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi» che il fascismo riuscì a sopprimere la libertà di stampa e a imporre la dittatura. Per tutti i decenni successivi all'unità nazionale il diritto alla libertà di stampa, così chiaramente affermato, aveva dovuto sempre lottare con quel «ma»; col fascismo dovette arrendersi. Successivamente, dalla fine del regime sino all’approvazione della Costituzione repubblicana, che l’ha sancita nell’articolo 21, la libertà di stampa ha vissuto una lunga fase di transizione ed è stata oggetto di aspre discussioni e conflitti politici. Nell’arco temporale che va dal 1943 al 1947 il mondo dell’informazione italiano ha subito una profonda trasformazione: epurazione dei giornalisti e dei giornali, nascita di nuove testate, riorganizzazione sindacale, regolamentazione della professione. In questo libro si ripercorrono le vicende che porteranno alla definizione della libertà di stampa e di quelle norme sul sistema dell’informazione che hanno regolato e regolano la vita democratica della nostra Repubblica dalla sua nascita a oggi.

Indice
Introduzione
I. «La libertà di stampa apparve sotto gli occhi di tutti»
II. Il Regno del Sud
III. Roma liberata
IV. «Una spietata epurazione dovrà essere compiuta anche in questo campo»
V. Dalla Stefani all’Ansa e dall’Eiar alla Rai
VI. Quanto è libera la libertà di stampa?
VII. Il vento del nord
VIII. Da Bonomi a Parri. La polemica sull’epurazione e l’albo professionale
IX. Verso la Repubblica
X. Nell’Italia repubblicana
XI. Verso la «normalizzazione» centrista
Note
Indice dei nomi
Indice delle testate
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27 dicembre 2020

In libreria


Pier Luigi Gaspa
Dal Signor Bonaventura a Saturno contro la Terra
Agli albori del fumetto in Italia (1908-1945)

Carocci, Roma, 2020, pp. 280.

Descrizione
I fumetti in Italia arrivano ufficialmente nel 1908 con il "Corriere dei Piccoli", che diventa il modello per le pubblicazioni successive, caratterizzando i primi quarant'anni del medium nel nostro paese. E se per un quarto di secolo il fumetto rimane in ambito umoristico, nel 1932 si assiste alla sua prima, grande rivoluzione, con l'arrivo di "Jumbo", dell'"avventuroso", di "Topolino" e di altri settimanali. Sono loro a presentare in Italia i grandi eroi del fumetto americano, da Flash Gordon a Mandrake, all'Uomo Mascherato. E si sviluppa anche una scuola di importanti autori italiani, tra cui Antonio Rubino, Enrico Novelli (Yambo), Gianluigi Bonelli (il papà di Tex Willer), Rino Albertarelli, Franco Chiletto, Walter Molino, Federico Pedrocchi e lo scrittore e sceneggiatore cinematografico Cesare Zavattini. Fra imposizioni di regime, influssi letterari e l'avvento di una "via italiana" alla fantascienza, il fumetto si impone quindi all'attenzione del pubblico e crea grandi storie e grandi personaggi: dal Signor Bonaventura a Saturno contro la Terra. Ed è questa la storia che il libro racconta.

*Link all'Indice del libro

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17 luglio 2019

Mafia onnipresente



Attilio Bolzoni è un giornalista nato nel settembre del 1955 in una provincia della Lombardia, esattamente a Santo Stefano di Lodigiano. Intraprende la carriera di giornalista dal 1983 e scrive cronaca nera per il quotidiano L’Ora. Trascorre un lungo periodo della propria vita in Sicilia, a Palermo, dal 1979 al 2004, dove viene arrestato insieme al collega Saverio Lodato de L’Unità per aver pubblicato le rivelazioni del pentito Antonio Calderone, violando il segreto istruttorio. Viene assolto nel 1991 dall’accusa di peculato e amnistia per quella di rivelazioni del segreto istruttorio. Non scrive solo articoli di giornali sulla mafia, ma bensì diverse opere tra quali: “La Giustizia è cosa nostra”, “Rostagno: un delitto tra amici”, “Parole d’onore”, che ha ispirato uno spettacolo teatrale.
La sua arte si estende anche alla sceneggiatura e, nel 2004 partecipa alla miniserie televisiva Paolo Borsellino e del docufilm Silencio.
Lascia la Sicilia nel 2004, poiché inviato per il suo giornale in Iraq.
Bolzoni, per la sua carriera come “penna” contro la mafia, riceve nel 2009 il Premio “E’giornalismo”, perché tratta delle vicissitudini siciliane da oltre trent’anni.
Giornalisti in terre di mafia è un grido fatto in coro di diversi giornalisti, che in queste centoquaranta pagine condannano la situazione l’intera situazione Italiana, affermando che la Mafia non è soltanto quell’entità legata al Sud, a Corleone o a “Cosa Nostra, bensì si è costruita il suo nido anche al Nord.
L'opera è scritta da trenta cronisti, oltre ad Attilio Bolzoni, che attraverso brevi racconti, riferiscono quale sia stato il loro “rapporto” con la mafia.
Queste voci raccontano di una mafia travestita in una realtà imprenditoriale e politica. Di quanto oggi il ruolo del cronista faccia paura a queste realtà, ma anche di quanto sia difficile raccontare della mafia. A costo della libertà propria e dei propri famigliari, come scrive Federica Angeli, o addirittura in cambio della vita, come racconta Alessandra Ziniti, le persone che decidono di scrivere di questo tema, sono spinte sì, dal denunciare e migliorare la società, ma soprattutto dalla passione.
Nel testo, ritroviamo un altro tema, quello della solitudine, perché decidere di scrivere di Mafia, ti emargina: colleghi, redazioni e persino gli amici iniziano ad escluderti, come tratta Elisa Marincola.
Ho trovato questa lettura interessante, e molto facile da capire: una lettura d’impatto, mirata a colpire chi non ha remore, chi non ha un’etica, chi scrive tanto per scrivere. Le voci che animano questo libro, sposano il loro mestiere nel bene e nel male, ed è questa la ragione che ti mi ha spinto a leggere pagina dopo pagina. Facendomi un esame di coscienza, non so se potrei fare come questi autori, rischiare la vita, rischiare querele, rischiare la libertà, perché siamo consapevoli tutti in fondo che avere la scorta a vita, è una sorta di ergastolo. Probabilmente io sarei come quei giornalisti che gli autori definiscono inetti e facili, che preferiscono fare una cronaca “comoda”.
Hanaa Sobhi

Attilio Bolzoni
Giornalisti in terre di mafia.
Quelli che scrivono e quelli che si voltano dall'altra parte
Melampo, Milano, 2019, pp.176

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04 luglio 2019

In libreria


Federico Rampini
L'oceano di mezzo. Un viaggio lungo 24.539 miglia 
Laterza, Bari-Roma, 2019, pp. 208.
Descrizione
«Nella mia vita di nomade non ho mai smesso la ricerca di radici. Immaginarie, costruite, conquistate. Ma indispensabili.» 
Le austere memorie di Genova, le atmosfere nordiche di Bruxelles e le sorprese di Parigi, l’iniziazione all’Oriente in Indonesia, poi verso Ovest a respirare l’aria decadente di New York, lo spaesamento di San Francisco, a riscoprire un’armonia celeste di Pechino, i bambini del Sichuan, le case a fior d’acqua del Kerala, il destino marittimo di Tokyo, le sorgenti del Nilo... Tre oceani e quattro continenti. Federico Rampini ci racconta grande storia e vita quotidiana di tanti luoghi e personaggi indimenticabili. E forse qualche lezione appresa. 

Link all'Indice del libro.

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12 settembre 2018

In libreria

Voci del verbo Avvenire.
I temi e le idee di un quotidiano cattolico. 1968-2018
a cura di Alessandro, Zaccuri
Vita e Pensiero, Milano, 2018, pp. 192.

Descrizione
Nato nel 1968 su iniziativa di Paolo VI e nello spirito del Concilio Vaticano II, da mezzo secolo il quotidiano Avvenire è una presenza forte e riconoscibile nel dibattito pubblico del nostro Paese. Una presenza che, come sottolinea il cardinale Gualtiero Bassetti nella prefazione a questo volume, viene a coincidere con la vocazione stessa del cristiano nel mondo.
I contributi raccolti in "Voci del verbo Avvenire" non intendono celebrare il passato, ma si presentano come occasioni di riflessione e di approfondimento sui temi che, fin dall’inizio, hanno caratterizzato l’impegno del quotidiano cattolico. Dall’analisi degli avvenimenti internazionali al racconto della società italiana, dall’esigenza di giustizia alla necessità di confrontarsi con i progressi della scienza, dal ruolo che la Chiesa è chiamata ad assumere nell’attuale «cambiamento d’epoca» agli sviluppi del confronto culturale, Avvenire si pone e intende continuare a porsi come strumento di dialogo tra posizioni differenti e, nello stesso tempo, come punto di riferimento per una comprensione consapevole e informata dei “segni dei tempi”. L’obiettivo è fornire «una testimonianza corale», come la definisce il direttore Marco Tarquinio, che renda conto della bellezza di dire e fare «il futuro ogni giorno». 

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27 aprile 2018

In libreria


Raoul Manfrida
La violenza fascista attraverso le pagine del “Popolo”
Aprile 1923 - Novembre 1925

Aracne, Roma, 2018, pp. 268.
Descrizione
Il volume analizza la breve e travagliata esistenza del “Popolo” di Donati, giornale popolare nato a Roma il 5 aprile 1923, che rivestì un ruolo determinante nella drammatica storia civile italiana di fronte all’avanzante dittatura fascista. Allo scopo di aiutare il lettore in una più agile lettura, l’opera è stata suddivisa in tre capitoli. Il primo affronta il discorso sulla violenza fascista, dalla nascita del fascismo fino alla fine dei partiti politici, grazie allo studio e la consultazione dei più importanti e aggiornati testi sul periodo. Il secondo e terzo capitolo, invece, si soffermano sul giornale “Il Popolo” e sulla sua storica, per quanto breve, battaglia contro la violenza fascista. L’indagine è stata condotta attraverso lo studio metodico e sistematico del giornale, effettuando una lettura della testata, di giorno in giorno, dalla nascita del quotidiano fino alla sua soppressione del novembre 1925.

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Archivio blog

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