Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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05 maggio 2026

Lietamente accettarono

"Dieci anni dopo la conquista dell’Italia, Napoleone [...] tramutò, con poche eccezioni, tutti gli uomini di lettere in professori d’Università, in membri del suo Senato e del suo Istituto Reale - quali esaltatori e poeti delle sue nobili gesta, quali direttori e censori de’ suoi giornali [...] E allora molti scrittori LIETAMENTE accettarono il giogo della schiavitù, per volgere l’apostasia, a proprio profitto e a rovina dei loro rivali.”
Ugo Foscolo

Ugo Foscolo, "La letteratura periodica in Italia", "European Review", sett./ott. 1824.
* Meritevole di attenzione quel "lietamente", che più di moltI commenti, ben rappresenta il contesto dell'avventura napoleonica in Italia

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11 gennaio 2026

Sotto gli occhi del'Occidente




La cieca ferocia della regola autocratica che, respingendo ogni legalità, di fatto si fonda sull’assoluta anarchia morale, provoca la risposta altrettanto cieca e atroce di una concezione rivoluzionaria puramente utopica, votata alla distruzione ricorrendo ai primi mezzi a portata di mano”.
Joseph Conrad, 1911

Joseph Conrad, Sotto gli occhi dell'Occidente, 1911 (prima edizione italiana 1928, seguita da altre edizioni più recenti pubblicate da vari editori).
*Nel 1911 il romanzo di Conrad affrontava i fermenti della Russia zarista negli anni precedenti la Rioluzione del 1917. Non si può non notare che la citazione è adattabile a vicende e contesti del nostro tempo.

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23 ottobre 2021

Altri orizzonti

"Il contadino manteneva un legame permanente con l'immensa creazione del mondo, e spirava nelle profondità del pianeta, accanto ad Abramo. Invece noi, scorso il giornale, moriamo solitari sul nostro divano angusto e superfluo. Dove va a finire tutto il nostro orizzonte, tutta la nostra capacità ricettiva quando ci togliamo i calzoni o ce li sfilano di dosso? Oppure quando portiamo il cucchiaio alla bocca. Prima di impugnare il cucchiaio, il contadino cominciava col farsi il segno della croce e con questo solo gesto riflesso si legava alla terra e al cielo, al passato e al futuro".
Andrej Sinjavskij

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05 ottobre 2021

Il nuovo

 "La fisica è soprattutto questo: identificare fenomeni nuovi. Ma per cogliere al volo il”nuovo” devi avere coscienza di tutto ciò che conosci e di ciò che ti aspetti."

Giorgio Parisi - Premio Nobel per la fisica 2021

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09 febbraio 2020

La rete e il giornalismo

La rete non sta uccidendo il giornalismo?
«Al contrario. La rete è una straordinaria opportunità per arricchire l’informazione, e anche per verificarla. Certo, ci sono pure pericoli. La rete cambia tutto a una velocità fino a ieri impensabile. Anche il nostro modo di pensare».

Sergio Lepri

*Intervista a Sergio Lepri (101 anni) direttore dell' Agenzia Ansa dal 1961 al 1990, (Corriere della sera, 9.2.2020),



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02 dicembre 2019

Priorità alla verità

"Se diamo la priorità alla verità rispetto alle falsità, alla tolleranza e non al pregiudizio, all’empatia e non all’indifferenza e agli esperti e non agli ignoranti allora forse, e dico forse, potremo fermare la più grande macchina di propaganda della storia. Potremo salvare la democrazia, potremo avere ancora uno spazio per la libertà di espressione e per la libertà di parola."
Sacha Baron Cohen

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06 agosto 2019

Giornali e libri

"Giornali e libri, dépliants e almanacchi, visioni accampate su una tela o su un vetro, suoni messi insieme per darci un'impressione fisica motrice, dinamica, notizie e nozioni gettate su noi a piene mani costituiscono un vociferante abracadabra che dovrebbe dire all'uomo solo: Ci siamo anche noi, non sei tanto solo."
Eugenio Montale


*E.Montale, Nel nostro tempo,  Rizzoli, Milano, 1972, p. 17.

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28 febbraio 2019

Nati per il giornalismo

"Nessuno che non sia nato per il giornalismo e non sia pronto a morire per esso potrebbe resistere in una professione così incomprensibile e vorace, il cui lavoro finisce dopo ogni notizia, come se fosse per sempre, e non concede un attimo di pace fin quando non ricomincia, con più entusiasmo che mai, il minuto dopo".
Gabriel García Márquez




*cit. LaStampa.it, 26.2.2019.


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04 gennaio 2019

Corso di scrittura

Corso di scrittura all'Università Ben Gurion di Tel Aviv:
"Non posso insegnarvi a scrivere.
Però vi posso insegnare a cancellare". 
Amos Oz


*Corriere della sera, 4.1.2019.
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19 dicembre 2018

Migrazioni e migranti

"Essere "pro o contro" la Grande Migrazione non ha senso: sarebbe come essere "pro o contro" un'inondazione o una tempesta di neve che stanno seppellendo le nostre case. È molto più assennato cercar di capire che cosa è, cosa significa e cosa comporterà, e organizzare risposte adeguate prima che a fornirle siano i fatti"
Raffaele Simone, "L'ospite e il nemico. La Grande Migrazione e l'Europa", Garzanti, Milano, 2018, p. 23.
Infatti nel 2002 Zygmunt Bauman* aveva scritto:  
"Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire."
Riflessione trascritta da Bauman in tempi non sospetti o per lo meno in tempi in cui l'emigrazione non era così dilagante e debilitante per i migranti e per la Società: impreparata o egoista?
Joannes Timurian


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*Zygmunt Bauman, La società sotto assedio, Laterza, Bari-Roma, 2002.

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01 ottobre 2018

Fondare giornali

"L'ambizioso fonda un giornale o per difendere un sistema politico al cui trionfo è interessato, o per ridiventare un uomo politico facendosi temere. L'uomo d'affari vede in un giornale un investimento di capitali i cui interessi gli sono pagati in influenza, piaceri e qualche volta denaro."
Honoré de Balzac


*H. de Balzac, Monografia della stampa parigina, 1843.


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30 maggio 2018

Il giornalismo ha bisogno di verità

"Credo che i giornalisti dovrebbero continuare a considerare un importante componente della loro missione l'impegno di testimoniare la verità di fronte al potere. Ma se il giornalismo stesso é diventato un potere, ha anch'esso bisogno di verità." 
Timothy Garthon Ash 


*Timothy Garthon Ash, Il potere nascosto dei media globali, la Repubblica, 23.11.2006.
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14 gennaio 2018

Disinformazione



"Non sappiamo più riconoscere le cose feroci." 
Zerocalcare, 2017.


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25 novembre 2017

Ricordi del cronista


"Da cronista ho capito che nel mare di notizie mi interessava afferrare per i capelli uno di questi eventi per impedirne la rapida dissolvenza, scavarlo per fermarlo nella memoria. Questa per me è la funzione dello scrittore. Ma c'è sempre anche un rapporto molto forte con la vita: l'invenzione semmai
arriva in coda alla cronaca".
Ermanno Rea, 2011
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06 maggio 2017

La delegittimazione del giornalismo

"La delegittimazione del giornalismo libera il potere dal “pericolo” di un giudizio critico, e consente un esercizio di gestione in rapporto diretto – senza “disturbatori” - con la società; Pulitzer ricordava che l'opinione pubblica è la corte suprema di ogni società, ma sottolineava che questo si ha soltanto quando la società è «bene informata». Altrimenti, l'«opinione pubblica» è una pura astrazione concettuale. "
Mimmo Càndito
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14 giugno 2014

La cultura è ricchezza

"La cultura è per noi leva determinante ed essenziale non per il dominio, ma per la liberazione di ogni singolo individuo e della società nel suo complesso. Quanto più avanza la conoscenza scientifica e quanto più sofisticate si fanno le tecniche tanto più assurdo appare il ruolo marginale assegnato alle forze della cultura e del sapere. È ormai ovunque necessaria una capacità di previsione e di programmazione e tale capacità vuoi dire rapporto continuo tra politica e conoscenza, tra istituzioni democratiche e mondo della cultura e del sapere. Senza una tale razionale capacità di previsione e di programmazione le stesse conquiste della scienza e della tecnica possono rivolgersi contro l'uomo, anziché a suo vantaggio. Il pensiero ancora oggi dominante è che la natura sia da considerare come una sorta di mezzo di produzione, da sfruttare in modo indiscriminato e quando, soprattutto fra le giovani generazioni, si diffonde un senti mento di ripulsa verso questa concezione si obietta da parte di molti che non si vuole tener conto della preminenza delle necessità economiche; ma è proprio qui l'arretratezza culturale. Oggi, al contrario, è perfettamente concepibile uno sviluppo che non avvenga facendo irrimediabile violenza alla natura. Oggi le tecnologie offrono straordinarie possibilità tra loro alternative. E se non si sarà capaci di scegliere tra le diverse tecnologie quelle che consentono di rispettare la natura come un valore da salvaguardare con ogni sforzo, saranno alla fine negativi anche i conti economici. L'ambiente è anch'esso una risorsa e la sua dissipazione è un danno anche economico. Deve essere messa sotto accusa la politica generale, ma anche l'ignoranza e l'incultura che l'hanno generata. Niente può giustificare l'incuria o peggio l'abbandono alla speculazione, al saccheggio, ai furti sistematici del più straordinario patrimonio cultura le che esista nel mondo ereditato dalle grandi civiltà che, fatto pressoché unico, si sono succedute in Italia. In Italia in Italia, viviamo immersi in una ricchezza di testimonianze di epoche diverse, di civiltà che si sono succedute senza uguali, rispetto a tutti gli altri paesi dell'Europa. Questa ricchezza di beni esige tutela e valorizzazione già per il fatto che essa appartiene propriamente non solo a noi italiani, ma a tutta l'umanità. L'Italia ha verso gli uomini tutti, anche verso quelli che verranno dopo di noi, la responsabilità di salvare e conservare documenti che sono indispensabili a fare non appiattite ma alte, fornite di memoria storica, dotate di molti modelli ideali, le civiltà degli uomini di oggi e di domani. Certamente le regioni e gli enti locali più sensibili possono curare e curano questa ricchezza di valori e di testimonianze, come il comune di questo capoluogo. Ma per quanto siano efficaci gli sforzi e le iniziative loro, essi non possono bastare se manca il complessivo impegno dello Stato. Assurda appare la destinazione nel bilancio statale di somme tanto esigue ai beni culturali, zeroventicinque per cento del totale: la cifra si commenta da sola. In primo luogo i beni culturali costituiscono una risorsa per tutto il nostro popolo, che può svilupparsi a contatto con gli universi del passato e della bellezza, così naturalmente aprendosi al senso della complessiva vicenda umana, al senso critico verso il presente. La cultura di un popolo che utilizza largamente la pagina scritta, il documento, è cultura che si predispone a essere riflessione, consapevolezza scientifica, spirito critico contro le sottoculture che minacciano di diffondersi all'insegna dell'evasione, dell'irrazionale con quanto ne può derivare di smarrimento dell'identità nazionale, sociale, umana. La nostra critica al bilancio dello Stato è fondata anche su un'altra ragione incontestabile da ogni parte. La nostra ricchezza di beni culturali rappresenta infatti la possibilità di acquisire altra ricchezza. Possiamo essere ben più che un polo del turismo internazionale e di un turismo meno frettoloso e culturalmente più qualificato. Possiamo nei diversi settori dei beni culturali porci all'avanguardia; possiamo essere una capitale internazionale della ricerca nell'architettura, nell'archeologia, nella storiografia, nella storia dell'arte, nella biblioteconomia. Il fatto è che tutta la questione della cultura, dai beni culturali alla scuola, alla ricerca scientifica, indica l'esigenza di una nuova concezione della spesa statale e della sua distribuzione; un'altra concezione, non solo della quantità, ma della qualità dell'intervento pubblico. Il bisogno di progettualità e di programma asserito fin dall'inizio dal pensiero socialista, si fa oggi stringente e diventa un bisogno assoluto e un programma per l'Italia deve intendere la centralità della questione culturale come grande questione nazionale. Non si rimane nell'area dello sviluppo senza un balzo in avanti nella ricerca scientifica, senza una più alta tecnologia, senza una più elevata e diffusa cultura. Noi abbiamo proposto misure specifiche in ogni settore della vita e dell'organizzazione della cultura e ci batteremo per esse, ma l'insieme di questo tema ci rimanda inevitabilmente ai problemi dell'orientamento generale della politica del paese".
Enrico Berlinguer

E.Berlinguer, I beni culturali sono una ricchezza che produce ricchezza.
"l'Unità", 8.6.2014

30 agosto 2013

Schierandosi

"Due aspetti in ogni questione, certo, certo....
 ma ogni tanto, schierarsi è la sola cosa
 a cui si può ricorrere e senza
 discolparsi o compatirsi".

Seamus Heaney, 1939-2013



*link al testo integrale della poesia Schierandosi di Seanus Heaney, Premio Nobel per la Letteratura nel 1995.

11 settembre 2011

Poesia


Eugenio Montale
12 ott. 1898 - 12 sett. 1981


"[...]
Cerca una maglia rotta nella rete
Che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”.

Eugenio Montale

17 giugno 2011

I nemici della libertà

"[...] Conformismo, opportunismo, grettezza e debolezza: ecco dunque, della libertà, i nemici che l´insidiano "liberamente", dall´interno del carattere degli esseri umani. Il conformista la sacrifica all´apparenza; l´opportunista, alla carriera; il gretto, all´egoismo; il debole, alla sicurezza. La libertà, oggi, più che dal controllo dei corpi e delle azioni, è insidiata da queste ragioni d´omologazione delle anime. Potrebbe perfino sospettarsi che la lunga guerra contro le arbitrarie costrizioni esterne, condotte per mezzo delle costituzioni e dei diritti umani, sia stata alla fine funzionale non alla libertà, ma alla libertà di cedere liberamente la nostra libertà. La libertà ha bisogno che ci liberiamo dei nemici che portiamo dentro di noi. Il conformismo, si combatte con l´amore per la diversità; l´opportunismo, con la legalità e l´uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà. Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà: ecco il necessario nutrimento della libertà".
Gustavo Zagrebelsky

*G.Zagrebelsky, Fuga dalla libertà. Guida antropologica al "servo arbitrio","Repubblica", 16 giugno 2011.
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20 maggio 2011

La cultura non è un lusso

"Un segno dei tempi di intrinseca ricchezza che assume oggi un significato centrale è il riconoscimento del valore essenziale della cultura come fattore imprescindibile per un'esistenza autenticamente umana. Nel passato spesso la cultura veniva considerata un lusso, e vi sono luoghi dove questo passato ancora perdura. Vi erano e vi sono persone che vedono nella cultura la semplice conservazione di determinate tradizioni e che quindi ritengono di dover porre dei limiti al rinnovamento attraverso avvedute manovre di indirizzo. In tutti questi casi si pone la persona in funzione della cultura (invece che il contrario), oppure si abusa della cultura utilizzandola come arma contro la persona. A me pare che in realtà la cultura sia, al pari della maturità, un necessario completamento (compimento?) della personalità, senza il quale responsabilità individuale e democrazia non sarebbero nemmeno pensabili. Cultura è in ultima analisi capacità autonoma di valutare, comprensione di sé e del presente, senso delle cose e della storia, creatività umana, coraggio delle proprie idee e accettazione dei propri limiti. Se la cultura è un valore essenziale per l'umanità, allora a ciascuno dovrà essere data la possibilità di 'fare' cultura, e non di 'essere riempito' di cultura."
Alexander Langer

*A. Langer Segni dei tempi, 1967 (leggi il testo integrale sul sito della Fondazione Alexander Langer).
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