Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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11 dicembre 2019

Come la politica si è ripresa la RAI, che non ha mai perso

Il libro Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la RAI è stato pubblicato da Feltrinelli nel marzo 2019. L’autore,Carlo Verdelli, milanese 62 anni, ha una lunga carriera nel mondo della carta stampato, iniziata come collaboratore di “La Repubblica” e proseguita in Arnaldo Mondadori, poi come Direttore de” La Sette “ e Vicedirettore de “Il Corriere della Sera” per concludere la prima parte della sua carriera come Direttore de “ La Gazzetta dello Sport”, dove ha stabilito il record di copie per un quotidiano italiano, 2,3 milioni, all’indomani della vittoria italiana ai Campionati Mondiali di calcio del 2006. Nel novembre del 2015 assume l’incarico di Direttore Editoriale per l’offerta formativa alle dipendenze del CEO e Direttore Generale della RAI, Antonio Campo Dall’Orto, dimettendosi poi nel gennaio del 2017. Da febbraio 2019 è Direttore di “La Repubblica” ; nel 2014 ha scritto per Garzanti il libro I sogni belli non si scordano mai.
Nel libro il racconto, lungo poco più di un anno, del percorso all’interno dello stato di arretratezza di un’Azienda che ha dimenticato, o forse meglio non ha affrontato l’esistenza di Internet e dei cosiddetti social (i siti Rai viaggiano intorno ai 230.000 utenti contro i 2.300.00 utenti di La Repubblica) nonostante che “ I tempi non cambiano, sono già cambiati. L’informazione RAI no” e di sprechi, favoritismi, impossibilità del cambiamento nei rapporti con i giornalisti raccolti attorno all’USIGRAI, e intromissioni della politica per il tramite sia della Vigilanza Parlamentare che dei componenti del Consiglio di Amministrazione presieduto dalla giornalista Monica Maggioni.
Nella prima parte l’autore elenca alcune delle pressioni, dei condizionamenti politici e degli “assurdi economici”, dell’apparato RAI: le sedi regionali sono 24, più due distaccate, quando le regioni italiane 20, mentre in Gran Bretagna e Francia le sedi sono rispettivamente 15 e 13, la rete Rai News che sotto la direzione della futura Presidente Monica Maggioni ha raddoppiato gli organici ma non gli ascolti ed anche della “nuova politica” che non riesce a non interferire nella gestione RAI, Di Maio: “ la più grande sfida è mettere le mani sulla Rai”.
Niente di nuovo invero, niente che non sapessimo già, a parte nuovi piccoli dettagli e singoli casi: da sempre la RAI è stata per tutti i partiti e tutti i governi, fin dalla sua nascita, un torta da spartirsi, come lo stesso Verdelli scrive: “ Chi comanda li dentro è telecomandato da chi maneggia a Roma, e giudicato non in base ai risultati ma ai gradienti di fedeltà” o, come sempre l’autore riporta, il giudizio, altrettanto negativo, di Michele Serra su “La Repubblica”: ” ….. non si nominino più direttori generali o direttori di rete, se troppo lontani dalla politica vengono cacciati; viceversa sono solo scaldasedie che non decidono niente”.
Meraviglia come un uomo e giornalista esperto “ si meravigli” che, stante così le cose, ci sia una levata di scudi contro il suo Piano di ammodernamento dell’Informazione; come poteva essere diverso?
Il suo Piano, buono o cattivo che fosse stato, se messo in atto, avrebbe scombinato gli equilibri interni e quelli politici e questo nessuno poteva permetterselo e permetterglielo: il Piano viene bocciato da una maggioranza così vasta che non c’è stato neanche bisogno di metterlo ai voti, il Consigliere Diaconale “ va profondamente revisionato”, il Consigliere Siddi “ sono negativo su tutto”, il Consigliere Messa “ sono d’accordo solo sull’apertura in tempi rapidi di una sede a Washington” ed infine la Presidente Maggioni riportando il suo giudizio durante un Consiglio di Amministrazione” elencando i punti del Piano li ha ritenuti tutti parimenti inadatti al futuro prossimo dell’informazione del servizio pubblico”.
Era quindi inevitabile che Verdelli, non supportato da forze politiche “amiche” non potesse che dimettersi o essere rimosso. C’è da chiedersi se, per arrivare a queste ovvie conclusioni c’era bisogno di scrivere un nuovo libro sull’argomento, libro che nella seconda parte riporta un lungo elenco di giudizi negativi dell’Autore su tutto e su tutti, magari giudizi anche giustificati ma sicuramente “ovvi” stante la situazione di sempre alla RAI.
Contro Tutto: “ temo siano troppi e troppo organizzati: con il nostro (suo e del suo gruppo di lavoro)modo di lavorare, in cui pensiamo a fare bene per chi paga il canone, saremo sempre più vulnerabili a lupi e sciacalli” e “ …. non è più rinviabile una modifica strutturale dell’offerta informativa, meno la RAI cambia e più incerto sarà ilo suo futuro” e contro TUTTI, riportando frasi o giudizi a lui sfavorevoli: Fico, Presidente prima della Vigilanza e poi della Camera,” Campo dall’Orto sta facendo il suo lavoro, ma il punto oscuro è la struttura che fa capo a Verdelli”, Gasparri, sempre appassionato ai problemi delle televisioni, “ smantellare la dannosa struttura di Verdelli e company”, Maggioni “ avere un bagno privato al settimo piano ( della sede Rai di via Mazzini) è potere. Condividerlo logora”, ed ancora, anche sul futuro presidente RAI “ prima di lasciare la Presidenza nelle mani capaci o rapaci di Marcello Foa”, per finire con Renzi “ mai visto un essere umano cos’ felice di essere sé stesso”.
Quindi un libro che si legge bene e facilmente ma di nessuna utilità, del tutto superfluo, salvo ultime novità in casa RAI che però replicano, in chiave moderna, quelle antiche, che racconta la storia di una breve esperienza che è finita come era ovvio finisse, come ovvie sono i dati e le soluzioni, cosi come del tutto ovvie le ultime amare considerazioni di un uomo deluso e ferito da un’esperienza che non avrebbe dovuto provare. Le ultime pagine sono rivolte al Consiglio di Amministrazione “ Voi potete battere tutto e tutti, ma non il futuro”, ed al sistema politico: “ Partiti, lobby, pidocchi e pulci hanno tutto da guadagnare da una Rai inginocchiata, pronta a qualsiasi compromesso pur di garantire la permanenza dello status quo”.
Ma se è così, come in effetti è: perché questa scelta professionale e soprattutto perché questo libro?
Roberto Casini

Carlo Verdelli
Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la RAI
Feltrinelli, Milano, 2019.


20 novembre 2019

In libreria

Ada Fichera, 
L' Italia del «bello scrivere».
Storie del giornalismo culturale dalla Terza pagina a oggi
Minerva editori, Bologna, 2019, pp. 155.
Descrizione
La cultura è l'anima di una società, strumento per la sua elevazione e per la sua libertà. È da tale presupposto che ha inizio questa analisi storica, sociologica e filosofica, del giornalismo culturale di ieri e di oggi in Italia. Dalla "Terza pagina", perfetto connubio di letteratura e informazione, alle rubriche dei quotidiani odierni, Ada Fichera ripercorre più di un secolo di storia culturale del nostro Paese, narrando le vicende, ma anche le polemiche e i dibattiti relativi a un mondo tanto affascinante quanto complesso. Chi scrive per mestiere non può rimanere immune alla seduzione di quella che era "la Patria del bello scrivere". Così i contributi delle migliori penne della letteratura nazionale, quali D'Annunzio, Buzzati, Capuana, Pirandello, Calvino, Moravia, Montale, Deledda, divengono patrimonio da tramandare e fondamento per i successivi inserti centrali degli anni Novanta, per i supplementi domenicali attuali, per le rubriche on line e per gli ulteriori sviluppi digitali e "social" del terzo millennio, in un percorso che conduce il lettore attraverso una delle più belle tradizioni italiane di tutti i tempi. Prefazione di Gennaro Malgieri.

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16 dicembre 2015

In libreria

C'era una volta la terza pagina.
Atti del Convegno (Napoli, 13-15 maggio 2013)
a cura di Daniela De Liso - Raffaele Giglio
Cesati, Firenze, 2015, 486 pp.

Descrizione
C’era una volta la terza pagina… ma quando nacque questa mitica e ormai decaduta terza pagina? La mitologia giornalistica ne assegna l’invenzione ad Alberto Bergamini, direttore del “Giornale d’Italia”: era l'11 dicembre 1901. Un avvio casuale: la terza pagina nacque per “fare colpo”, per costruire giornalisticamente un “grande avvenimento” quale la prima a Roma, al teatro Costanzi, della Francesca da Rimini di Gabriele D’Annunzio con la compagnia della Duse. Quattro redattori per relazionare e descrivere una serata speciale: un grosso titolo disteso su tutte le colonne, un’intera pagina che, da quel giorno fece scuola e unì la materia letteraria, artistica e affine in una sola pagina, distinta, quasi avulsa da tutte le altre. Dapprima questo spazio fu incerto poi si affinò e affermò sempre più accogliendo rubriche letterarie, artistiche, mondane, scrittori affermati, corrispondenze internazionali che narravano bellezze e costumi di paesi lontani. Sulla terza pagine trovarono spazio scrittori come Tabucchi, Moravia, Ungaretti, Pasolini e molti altri ancora. Questo il dibattito del congresso napoletano del maggio 2013 che fa rivivere attraverso la storia e i personaggi che la fecero uno degli elementi del connotativi del giornalismo italiano.
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30 novembre 2011

In libreria

Stefania della Badia
Il Mattino 1892-1917

Casoria Loffredo editore, 2011, 204 pp.
Descrizione
Il volume ricostruisce il ruolo determinante svolto dal «Mattino», quotidiano fondato a Napoli il 16 marzo 1892 da Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, nell’opera di acculturazione e rinnovamento della società partenopea tra XIX e XX secolo, nonché il contributo notevole che esso apportò allo sviluppo e alla diffusione della produzione narrativa e poetica locale e nazionale. Scarfoglio riuscì, durante la sua direzione (1892-1917), a fare del «Mattino» un giornale battagliero, bene informato, vivo e non conformista, capace di fornire sempre, in ogni campo, anche e soprattutto in quello letterario, un’informazione attenta e sufficiente a mettere il pubblico più vario nelle migliori condizioni per farsi un’opinione non gratuita su figure e avvenimenti del tempo. [leggi tutto sul sito dell'editore]
Ciro Riccio
Il Mattino 1918-1942 (La terza pagina)
Casoria, Loffredo editore, 2011, 304 pp.
Descrizione
Il volume analizza la terza pagina del quotidiano napoletano «Il Mattino» nel periodo 1918-1942, che incorpora pressoché per intero il Ventennio fascista. Tale momento storico coincide con quello di massimo splendore della terza del «Mattino», costellata di firme illustri della cultura sia locale che nazionale. [leggi tutto].

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14 novembre 2010

Da Pasolini ai blogger, piccoli critici letterari crescono


Poliedricità. Marketing. Eternità. Collettività. Immaterialità. Queste le parole chiave della letteratura – e della critica letteraria - nel XXI secolo.
La terza pagina scompare, relegata a metà o in fondo al quotidiano sotto la dicitura “Cultura e spettacoli”. Gli elzeviri e le firme illustri si eclissano di fronte a interviste, spazi pubblicitari, tamburini e anonime mini-recensioni, in cui cinema, musica, televisione, arte e letteratura sempre più spesso si fondono come parti di un'unica entità.
L'informazione letteraria diventa informazione libraria: l'eredità di letterati socialmente e politicamente impegnati (un nome su tutti, Pier Paolo Pasolini) è raccolta da macinatori di best seller atti a riempire le scalette dei talk show, intervistati talvolta da chi - del loro ultimo libro (per quale altra ragione li si inviterebbe?) - ha letto solo titolo e quarta di copertina.
La Repubblica delle lettere si piega di fronte al mercato dei consumi, controllato dai grandi gruppi editoriali che già possiedono quotidiani, riviste e canali radiotelevisivi (in cui ospitare i loro autori) e si spartiscono la vittoria ai premi letterari. L'intellettualismo perde il suo primato di fronte alla cultura di massa, che a sua volta si parcellizza nell'individualismo dei blogger, nella micro-comunicazione che avviene nello spazio di un tweet.
Poliedricità. Lo scrittore perde il suo status di intellettuale per diventare showman: la recensione del suo libro è delegata a lui stesso nello spazio di un'intervista sul giornale, un'ospitata in tv, una pagina pubblicitaria a spese dell'editore che sottintende un 'Prossimamente sui vostri scaffali''. I libri sono venduti all'autogrill e nei supermercati, disposti in ordine di best seller fra lo scaffale delle bibite e quello dei cosmetici.
Marketing. L'editore da intellettuale diventa imprenditore, la cui 'azienda' mette sotto contratto addetti alle pubbliche relazioni piuttosto che correttori di bozze. L'80% del fatturato deriva non dal talento o dalla qualità, ma dalla novità: un libro ha successo solo se ha un lancio efficace e balza i primi posti delle classifiche di vendita in pochi giorni.
Eternità. A fronte di riviste letterarie che nascono e muoiono nell'arco di poche settimane, pochi mesi, pochi anni, Internet regala l'immortalità alle parole e ai suoi autori. Condisce l'informazione statica e lineare del testo con link, immagini e video, la proietta nel mondo attraverso blog e social network.
Collettività. Lo sviluppo del web 2.0, che ha introdotto la definizione di prosumer (crasi fra producer e consumer, il consumatore che diventa produttore di contenuti), fa sì che ai Pirandello, Moravia, Montale e Malaparte – questi alcuni fra i nomi che hanno caratterizzato la critica letteraria del Novecento – possa sovrapporsi una Marta Traverso qualunque, che in meno di cinque minuti crea il proprio blog e recensisce i libri che ha letto, diventa collaboratrice di uno dei tanti blog collettivi letterari presenti in rete (nel caso specifico, Sul Romanzo), si iscrive ad Anobii e costruisce la propria libreria virtuale. La demarcazione fra il critico 'intellettuale' e il lettore 'da istruire' si tramuta in una rete di nodi paritari, in cui ognuno è al tempo stesso lettore e recensore, critico e spettatore, autore e pubblico.
Immaterialità. Strumenti come Kindle e l'Ipad (seppur non citati nel testo) rendono la letteratura un prodotto etereo, immateriale, misurato in kilobyte prima che in numeri di pagina, fruito su un monitor da 9,7'' che non si può nemmeno sfogliare. Il contenuto diventa nomade, un romanzo si traspone dalla carta al pdf, passando per la fiction tv e il booktrailer caricato su YouTube.
Marta Traverso


Gian Carlo Ferretti, Stefano Guerriero
Storia dell'informazione letteraria in Italia dalla terza pagina a Internet 1925-2009

Milano, Feltrinelli, 2010, 451 pp.

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09 aprile 2010

In libreria

Gian Carlo Ferretti - Stefano Guerriero
Storia dell'informazione letteraria in Italia. Dalla terza pagina a internet (1925-2009)
Milano, Feltrinelli, 2010, 451 pp.
Scheda
La prima storia organica e completa dell’informazione letteraria dal fascismo a oggi, su terze pagine e supplementi, riviste letterarie e mensili librari, fogli politici e settimanali di attualità, rubriche radiotelevisive e siti internet. Un reticolo fittissimo di tendenze critiche e formule informative, che si articola nel vivo dei processi sociali e della spettacolarizzazione mediatica, della produzione e del mercato editoriale, dei dibattiti intellettuali e del lavoro di critici come Cecchi e Montale, Pampaloni e Pasolini, Baldacci e Cherchi, via via fino alle ultime generazioni. Tutto questo attraverso un discorso che armonizzando la rigorosa documentazione di prima mano e il vivace gusto dell’aneddotica, lo studio e l’intervento, il manuale e il racconto, con tante piccole e grandi riscoperte e scoperte, si rivolge sia agli operatori dell’informazione e dell’editoria, sia ai docenti e studenti delle discipline relative, sia al pubblico dei lettori.

*Leggi  tutto
*Link alla Presentazione video degli autori sul sito dell'editore Feltrinelli
* link alla recensione di Paolo Mauri, La terza pagina. Raccontare la cultura da Moravia al blog,  "La Repubblica", 8 aprile 2010.

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