Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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08 febbraio 2023

Disastri della censura

 "Se voi proibite, per esempio, di scrivere contro il governo, vi faccio osservare che in progresso di tempo non sarà' più permesso di parlare del governo, che per adularlo".

"Gazzetta nazionale della Liguria", 12.5.1798.



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03 aprile 2022

La chiusura di "Novaja Gazeta"

In questi giorni dalla Russia è giunta la notizia che la redazione ha deciso di sospendere la pubblicazione di "Novaja Gazeta", il foglio diretto dal Premio Nobel per la pace Dmitri Muratov. e ancor più noto per le corrispondenze di Anna Politkovskaja dalla Cecenia, assassinata nel 2006. La vicenda è strettamente collegata con la guerra all'Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022.
La chiusura di un giornale anche se volontaria, in un regime ha sempre valenza politica, che l'opinione pubblica deve saper decodificare per capire quel che accade nel proprio paese, non solo sotto il profilo dell'informazione. Infatti quando una testata chiude o decide di sospendere le pubblicazioni in un contesto di massima censura, proprio con quella scelta (obbligata) firma "l'editoriale" piu' politico, ben decifrabile dai lettori consolidati e da chi, pur non essendo lettore, puo' chiediersi "Perche? /che cosa sta succedendo in Russia? / forse quel che dicono a tamburo battente i media ufficiali non e' cosi' vero". E il dubbio si insinua nell'opinione pubblica attraverso il passaparola, proprio quello che a Parigi circolava all'ombra de "L'albero di Cracovia", luogo d'incontro e di scambio di notizie attendibili mentre fuori imperava la censura dell'Ancien Regime. (cfr. Robert Darnton, "L'età dell'informazione. Una guida non convrnzionale al Settecento", Adelphi, Milano, 2007).
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11 febbraio 2022

Liberare la verità

"Qual è lo scopo della conoscenza? Questo lo sappiamo: la verità. È attraverso la conoscenza che l’uomo è tenuto ad avvicinarsi alla verità. Ma perché dobbiamo cercarla, braccarla, questa verità? Dov’è e da quale nemico si nasconde? Chi rischia di mettere in pericolo svelandosi a degli sconosciuti? Esistono delle verità che, per prudenza, è meglio circondare di segreto, come accade nelle dittature? Dobbiamo batterci per liberare la verità, visto che è imprigionata. Una volta liberata, sarà la verità che, a sua volta, ci renderà liberi". 
Elie Wiesel


*Elie Wiesel, I paradigmi del sapere, "Problemi dell'informazione," 2001, 2-3, p. 127.

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14 gennaio 2020

La guerra era finita ma ...

In questo primo mese del nuovo decennio l'attenzione di varie reti tv si è sintonizzata sui primi mesi del secondo dopoguerra annunciando una serie di film particolarmente riflessivi, soprattutto per chi non sa in quale inferno sia stata scaraventata l'Europa negli anni dei nazifascismo. Ieri - e nelle prossime puntate - Rai1 con La guerra è finita racconta lo strazio dei bambini e adolescenti ebrei scampati allo sterminio e in quelle storie si può riconoscere anche la vicenda personale di Liliana Segre. Lunedì 6 gennaio su Cielo è andato in onda il film danese di Martin Zandvliet Land of Mine, che ha raccontato la storia vera di "ragazzi" - perché erano poco più che ragazzini - dell'esercito tedesco ormai sconfitto obbligati dai danesi a liberare le coste della Danimarca dai milioni di mine che i tedeschi stessi avevano interrato in vista di uno sbarco alleato. Una storia dolorosissima di vincitori e vinti, che ben evidenziava lo sconquasso umano della guerra. E difficile non mettere in connessione quelle storie con il film immenso di Renzo Rossellini Germania anno zero del 1948, proprio nel periodo in cui quegli stessi vincitori e vinti riuscivano ad avviare il progetto dell'Europa comunitaria (oggi quasi vilipeso).
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16 maggio 2019

In libreria

Lodovica Braida
L'autore assente
L'anonimato nell'editoria italiana del Settecento

Laterza, Roma-Bari, 2019, pp. 224.

Descrizione
L’editoria europea conosce nel corso del Settecento una fase di straordinario fermento: accanto all’estensione del mercato del libro, cresce sempre più l’affermazione della personalità creativa degli autori, e non è un caso che in quegli anni si inizi a riconoscere, almeno in Inghilterra, il diritto d’autore. L’Italia partecipa a questa vivacità intellettuale, ma accanto all’esigenza degli scrittori di affermare la propria identità, si affianca un’altra tendenza, sempre esistita, di segno contrario: la scelta di far circolare le proprie opere in forma anonima. Quali le ragioni dell’anonimato? Il silenzio d’autore è certamente legato a una logica di controllo per i generi su cui pesa il giudizio negativo della censura ecclesiastica. Ma c’è di più: scrivere libri che potevano essere considerati di basso profilo culturale, come molti romanzi o altri libri di larga circolazione, poteva nuocere al buon nome dell’autore. Meglio dunque rifugiarsi nell’anonimato. Un capitolo fondamentale e fin qui poco studiato della storia dell’editoria italiana.
Link all' Indice del libro.

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27 ottobre 2018

in libreria

Giorgio Fabre 
Il censore e l'editore. Mussolini, i libri, Mondadori
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, 2018, pp. 525.

Descrizione
La censura libraria fascista seguì un percorso incerto e contrastato rispetto ad altri tipi di controllo culturale, come quello su giornali, cinema, teatro e università. Solo in un secondo tempo, nel tentativo di plasmare l’opinione pubblica in senso nazionalista, razzista e bellicista, Mussolini si impegnò in prima persona nella creazione di un sistema di censura accentrato, pervasivo e articolato. Almeno fino al 1934, però, affrontò numerosi ostacoli di natura burocratica e diplomatica, e ancor più ostica si rivelò l’interazione con il mondo editoriale, un settore privato che contava già su un pubblico ampio e dai gusti raffinati. Ricco di molta documentazione inedita, questo libro offre una rilettura sorprendente di quell’evoluzione e del suo impatto sulla cultura e sull’editoria italiana, e indica anche quale fu l’intreccio tra le vicende della censura fascista e quelle della più importante casa editrice italiana, la Mondadori, il cui «sistema culturale» mostrava un profilo internazionale talvolta indigeribile per il duce. Mussolini fu solito dedicare moltissimo tempo non solo a valutare possibili sequestri e proibizioni, ma anche a indirizzare le pubblicazioni e le traduzioni, a offrire contratti, a lavorare i libri di suo interesse perfino da editor e correttore di bozze. Contro di lui, l’«editore» per eccellenza, Arnoldo Mondadori, difese l’azienda con straordinaria inventiva e un’attitudine pragmatica e camaleontica che spesso permise di aggirare di fatto le restrizioni del regime o di trarne addirittura vantaggio, smentendo le tesi spesso consolidate di una Mondadori allineata al fascismo. Concludono il volume 220 schede dettagliate su altrettanti libri e 170 autori Mondadori, coinvolti nella censura (tra loro Remarque, Faulkner, Zweig, Mann, Steinbeck, Vittorini, Moravia, Huxley, Simenon). Esse illustrano da un lato la pervicacia della censura, dall’altro la duttilità della casa editrice nel cercare di prevenirla rivedendo in modo opportuno testi, titoli e copertine, rimodulando le collane e tenendo «nel cassetto» le opere più scomode, in vista del crollo del regime.
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05 novembre 2017

In libreria

Timoty Garton Ash
Libertà di parola. 10 principi per un mondo connesso
Garzanti, Milano, 2017, 540 pp.
Descrizione
Mai, nella storia, abbiamo avuto così tante possibilità di esprimere le nostre opinioni: con un semplice accesso a Internet, ognuno di noi può pubblicare ciò che desidera e raggiungere milioni di uomini e donne. Eppure mai come oggi siamo costretti a fare i conti anche con i mali e i difetti di una libertà di espressione senza limiti: violenze, intimidazioni, abusi, violazioni della privacy sono all’ordine del giorno. La rapidità delle comunicazioni permette esiti un tempo impensabili: un uomo brucia una copia del Corano in Florida, e in risposta un attentato fa strage di militari americani in Afghanistan. Dopo una vita di studi sulla dissidenza e le dittature, in questo libro Timothy Garton Ash afferma che nel mondo interconnesso di oggi per conciliare libertà e diversità, comunicazione e rispetto umano, è necessario non solo espandere i diritti – non certo censurarli – ma anche ridefinirli. Grazie a un progetto globale condotto insieme all’Università di Oxford e attraverso il racconto di casi esemplari che vanno dalla sua personale esperienza orwelliana con la censura in Cina alle controversie suscitate dalle vignette di Charlie Hebdo, Garton Ash propone un nuovo modello e un nuovo lessico per interpretare la realtà di oggi, e per far rientrare nei confini della civiltà i conflitti che stanno esplodendo attorno a noi.
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31 maggio 2017

In libreria


Fabio Martini
La fabbrica delle verità.
L'Italia immaginaria della propaganda da Mussolini a Grillo
Marsilio, Venezia, 2017 pp. 208.
Descrizione
Da sempre per la politica sfruttare i media a proprio vantaggio è una tentazione irresistibile. Se Mussolini è stato tra i primi a ricercare il consenso attuando una persuasione sistematica, a seguirne le orme sono stati in molti. Fabio Martini ricostruisce in questo libro la storia della propaganda mirata a conquistare l’immaginario degli italiani e diffusa attraverso i film, i cinegiornali, la televisione, la pubblicità, il web. Nel farlo, mette in luce metodi ed espedienti delle diverse epoche. Il fascismo non si è accontentato di spegnere la libertà, ma, inviando le «veline» ai giornali, ha accreditato un’immagine pacificata dell’Italia, in cui, scomparsi i fatti di sangue, le porte di casa potevano restare aperte. I notabili della Democrazia cristiana, censurando film e narcotizzando la programmazione della prima Rai, hanno soffocato racconti della realtà «troppo realistici» e quindi scomodi. Nella Seconda Repubblica i politici hanno invaso la tv come in nessun altro paese europeo, ma la proliferazione dei talk show ha finito col produrre nei cittadini una sorta di rigetto nei confronti della politica. Infine, il Movimento Cinque Stelle ha intuito prima di altri la pervasività della Rete e, cavalcando sui social rabbia e pregiudizi, ha raggiunto una platea molto più ampia dei partiti tradizionali. Una trama, quella che emerge dal racconto di Martini, fitta di segreti, perché la propaganda più efficace agisce in modo occulto e parla all’inconscio.
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01 marzo 2016

In libreria

Alessandra De Nicola
La libertà di stampa è tutto.

Mario Borsa, cinquant'anni di giornalismo democratico
 Rubbettino, Soveria Mannelli, 2016.

Descrizione
Mario Borsa è stato scrittore, saggista e pubblicista di indiscussa capacità tecnica e stilistica. Per oltre venticinque anni fu un esponente di riferimento del "Secolo" di Milano, il principale quotidiano della democrazia italiana. Uomo dalla tempra ancora risorgimentale ebbe idee liberaldemocratiche: fu antimperialista, anti-triplicista e tra gli artefici dell'intervento nella Grande guerra. Nel primo dopoguerra, subendo "Il Secolo" la lenta penetrazione delle forze capitalistiche e l'inesorabile fascistizzazione, Borsa venne esautorato e fu costretto a dimettersi, ma poté testimoniare i momenti cruciali dell'instaurazione della dittatura attraverso le colonne del "Times" di Londra, di cui divenne corrispondente da Milano. Antifascista della prima ora, collaborò alle maggiori iniziative dell'opposizione legalitaria e clandestina. Strenuo assertore dell'indipendenza professionale, ispirò l'ultimo congresso libero della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e nel 1924 pubblicò Libertà di Stampa, pamphlet storico-politico contrario all'abolizione della libertà di espressione. Sorvegliato, diffidato, incarcerato: rappresentò una spina nel fianco del Regime tanto da essere internato nel 1940 per le sue idee che lo rendevano un "Italiano pericoloso". All'indomani della Liberazione, il prestigio e l'integrità mostrati nel corso della lunga carriera, ne fecero il candidato ideale alla direzione del "Corriere della Sera".
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07 settembre 2015

Oltre le barriere della censura

C'è un'alta letteratura che nasce e si sviluppa accanto a quella ufficiale: è quella del sottosuolo, cladestina, sotterranea, che per vedere la luce deve passare tra le mani di autori dissidenti, poeti maledetti e perseguitati dalle autorità. Questo fenomeno, diffuso in tutto il mondo, ma ancor più fortemente in Unione Sovietica, è noto con il nome di "samizdat". Questa tecnica, che vide la luce dopo la rivoluzione del 1917, si sviluppa soprattutto dopo la morte di Stalin, quando il popolo sovietico si risveglia dal lungo sonno della dittatura e pretende risposte e verità.
Proprio sulla questione delle pubblicazioni clandestine si basa il libro del russo Jurij Mal'cev, pubblicato nel 1976, anno in cui il samizdat era ancora largamente diffuso in Unione Sovietica. Il suo lavoro costituisce il primo studio sistematico della letteratura non ufficiale, che, dal Dottor Živago in poi, decide di manifestarsi oltre i canali ufficiali e libera dalle lame taglienti della censura sovietica. Mal'cev segue tutti gli sviluppi di quella che lui definisce "l'altra letteratura"; dal capolavoro di Boris Pasternak - che più che un libro rappresentò un "evento storico", un segno di vita dopo anni di silenzio della letteratura russa - a scrittori a lui contemporanei, come Georgij Vladimov, autore de Il fedele Ruslan.
La sua analisi è volta, soprattutto, a individuare le componenti estetiche e ideali di questa letteratura: l'influsso che ebbe il romanzo occidentale contemporaneo (Orwell, Sartre, Proust, Joyce, Kafka), il sentimento comune di indignazione e la ricerca della verità, causa principale della maggior parte delle pubblicazioni, prime tra tutte quelle di Solzenicyn. Capitolo dopo capitolo, Mal'cev si sofferma sulle opere dei singoli autori, alcuni dei quali conobbe di persona; accanto a nomi famosi in Occidente, come Solženicyn, Sinjavskij e Maksimov, l'autore accosta le storie di personaggi meno noti, come Grossman, Maramzin e moltissimi altri.
Artisti e personalità diverse unite dallo stesso desiderio di spezzare le catene, di liberarsi da un regime che logora nel profondo, che costringe a chiudere in un cassetto i manoscritti, così come gli ideali. Uomini arrestati, uccisi o creduti pazzi, uomini imprigionati in manicomi o in campi di concentramento. Uomini con la sola colpa di aver manifestato il proprio ideale. Ma non è forse questo il crimine più grande? Togliere a un uomo il proprio pensiero?
Chiara Tasso


Jurij Mal'cev
L'altra letteratura (1957-1976). 

La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn
Cooperativa editoriale "La Casa di Matriona", Milano, 1976, pp. 436.


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23 giugno 2014

L'information Warfare

Lo spazio cibernetico è un nuovo campo di battaglia e di competizione economica e geopolitica. Il web non è affatto garanzia di trasparenza e democrazia e quella per la libertà è una battaglia tuttora in corso.
Nel libro di Vito Campanelli Infowar troviamo ben esplicate le funzioni della NSA (National Security Agency), che è stata fondata, assieme alla CIA, nel 1947 e lavora in stretta collaborazione con il Dipartimento della Difesa statunitense, occupandosi delle informazioni crittografate e dell'Information Warfare.
L'Information Warfare, o Infowar, ha come scopo fondamentale quello di raccogliere e analizzare le informazioni del concorrente, per perseguire i propri interessi strategici e tattici. I bersagli possono essere sia persone che intere nazioni. Le principali minacce per le persone sono denotate da intromissioni fraudolente nei database (furti di identità che possono colpire più individui simultaneamente e che causano perdite finanziarie spesso ingenti), mentre per quanto riguarda gli stati, gli attacchi possono bersagliare sia il sistema dell' informazione che quello delle infrastrutture.
Internet è sempre stato, sin dalla sua nascita, oggetto di attenzioni da parte di tutti i servizi segreti e altri soggetti privati dediti alla ricerca di informazioni.
Le azioni in rete possono essere sia offensive che difensive, quindi si possono costruire notizie false o manipolate con l'obbiettivo di arrecare danno al proprio nemico o si possono diffondere notizie che mirano a contrastare quelle diffuse dal nemico. Queste azioni confluiscono nel settore di attività noto come disinformazione.
Sembra molto difficile dire in sintesi quale sia il problema della libertà della rete: la difesa dei dati personali, la censura statale, l'intervento attivo dei regimi autoritari per costruire consenso nel mondo dei social network e dei blog, o ancora le arcaiche leggi sul diritto d'autore... Sono moltissimi i fattori che vanno contro la libertà nella dimensione del web.
Il libro di Campanelli fa capire chiaramente che non esiste una sola sfida ma un fronte di combattimento aperto e scomposto, continuamente in trasformazione. Ogni avanzamento sul fronte democratico innesca la reazione dei grandi poteri.
Parlando di Infowar si può può riassumere l'intero discorso analizzando tre costanti di base: la prima è che la sovranità contemporanea è costituita da un complesso intreccio di diverse forme di governo, nelle quali spesso si verifica una massiccia estensione delle strategie di controllo poliziesco che agisce sempre più anche attraverso la rete. Il secondo punto descrive la natura di questa forma di potere che si identifica come un "capitalismo comunicativo": un potere che ingloba con facilità e rapidità gli altri e il cui unico obbiettivo è il profitto. Il terzo punto ci riporta alla battaglia per i diritti attraverso la rete e la battaglia per la democrazia all'interno della rete: solo la libera circolazione dei contenuti culturali, l'investimento su piattaforme social decentralizzate e meno invasive, possono porsi contro i poteri forti del sistema.
L'aspetto fondamentale che emerge da tutto il libro, comunque, è che nel contesto geopolitico in cui ci troviamo, dove le multinazionali sono più forti dello Stato-Nazione, L'Infowar si sovrappone alla guerra economica sostenuta appunto dalle corporation e dalle multinazionali.
Pietro Merello


Vito Campanelli
 Infowar. La battaglia per il controllo e la libertà della rete
 Milano, Egea, 2013, 164 pp.


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22 gennaio 2014

In libreria

Valentina Parisi
Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico, 1956-1990
Bologna, Il Mulino, 2014, 472 pp.

Descrizione
Frutto di estensive ricerche d’archivio, «Il lettore eccedente» offre un’interpretazione nuova del fenomeno del «samizdat» («autoedizione») in ambito sovietico, riposizionandolo nel contesto transnazionale della storia del libro, e ricostruendo le pratiche di lettura elaborate in parallelo all’apparizione di questa forma di autoeditoria a partire dagli anni Cinquanta. L’analisi degli elementi paratestuali che caratterizzano il «corpus» dei periodici letterari ed artistici del «samizdat» in un arco temporale che va dal 1956 al 1990 si accompagna a una più ampia rievocazione del retroterra socio-culturale d’origine, tra contestazione politica e dissenso estetico. Ne emerge la fisionomia collettiva di un lettore eccedente rispetto alle funzioni in genere assegnate al destinatario del testo letterario e, insieme, assai pervicace nella sua volontà di contendere allo Stato l’appannaggio esclusivo dell’attività editoriale.
Valentina Parisi, dottore di ricerca in letterature slave, ha usufruito di una borsa biennale di post-dottorato dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) dal 2009 al 2011. In seguito è stata borsista EURIAS presso l’Institute for Advanced Studies, Central European University, Budapest. Traduttrice dal russo, dal polacco e dal tedesco, collabora con le pagine culturali de «il manifesto» e «Alias».

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04 luglio 2013

In libreria

Nigel Warburton
 Libertà di parola
Milano, Raffaello Cortina Editore, 2013, 144 pp.

Descrizione
“Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.” Questa frase, attribuita a Voltaire, è spesso citata dai sostenitori della libertà di parola. Eppure è raro trovare qualcuno pronto a difendere ogni espressione in ogni circostanza. Quali ne sono, dunque, i limiti? Nigel Warburton offre una guida concisa a questioni importanti che sfidano la società moderna sul valore della libertà di parola: dove dovrebbe tracciare la linea di confine una società civilizzata? Dovremmo essere liberi di offendere la religione di altre persone? Ci sono buone ragioni per censurare la pornografia? Internet ha cambiato tutto? Questa breve introduzione è un’analisi provocatoria, chiara e aggiornata dell’assunto liberale secondo cui è opportuno proteggere la libertà di parola a ogni costo.
 
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27 giugno 2013

Il mondo trasparente di WikiLeaks

Fabio Chiusi è un giornalista e blogger. È redattore per Lettera43 e scrive di politica, social networking e critica della disinformazione sul blog il Nichilista.  Da qui il suo sicuro interesse per la vicenda di WikiLeaks, “l’organizzazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra internet, informazione e potere”.
Melbourne, in una stanza coi muri ricoperti di formule e diagrammi di flusso, Julian Assange trascorre le sue notti davanti al monitor di un computer, deciso a rinunciare per sempre alla vita da programmatore per mettere in piedi la più grande media organization, come l’ha definita lui stesso, che ha fatto della trasparenza assoluta la propria ragion d’essere.
È questa l’immagine del numero uno di WikiLeaks che Fabio Chiusi propone al lettore di Nessun segreto. Il libro ripercorre la vita di Assange dall’adolescenza fino all’apice del successo mediatico, passando attraverso le accuse di stupro e molestie sessuali a suo carico e agli anni da hacker, che segnano il vero punto di partenza per la nascita di WikiLeaks.
L’autore riesce con un linguaggio preciso ed una scrittura dinamica a catturare l’attenzione di chi legge attraverso il racconto di guerre, trame segrete e ingiustizie economiche, il lettore viene così catapultato in uno scenario degno di un libro sullo spionaggio intriso di congiure, scandali e ricatti.
Il senso del libro è quello di esaminare in profondità un nuovo modo di fare informazione grazie alla comparsa di internet e di analizzare in maniera efficace un nuovo modello di giornalismo, basato sulla pubblicazione in rete di materiali coperti da segreto, ma di interesse pubblico. A qualcuno tutto questo potrà certamente non piacere, ma non si può negare che abbia mostrato la propria forza ed efficacia.
A partire dal 2006 l’organizzazione di Assange ha scatenato una vera e propria cyber guerra culminata nel 2010 con pubblicazione del video Collateral Murder. Pubblicando centinaia di migliaia di documenti sul conflitto in Iraq, su quello in Afghanistan e sulla diplomazia statunitense WikiLeaks ha mostrato la facilità con cui è possibile trafugare documenti segreti, mettendo in imbarazzo i governi di tutto il mondo, Stati Uniti in testa, ed attirando per questo su di sé pesanti critiche e minacce. Sempre nel 2010, con la diffusione del Cablegate, l’organizzazione si ritrova in mano oltre 250.000 documenti classificati come sensibili e segreti pronti per la pubblicazione. Da questo momento in poi il sito internet viene messo sotto attacco, si cerca di farlo sparire dalla rete e lo stesso Assange viene marchiato come un pericolo per la sicurezza nazionale da parte del governo americano.
Come ha fatto WikiLeaks a diventare in pochi anni una minaccia tanto osteggiata in quasi tutto il mondo? Il modus operandi è sempre lo stesso: i comuni cittadini, i whistleblower, gli “anon” inviano dei file contenenti documenti sensibili, che vengono successivamente pubblicati sul sito internet dell’organizzazione senza alcuna modifica o censura, in nome del diritto alla libertà di espressione. Sono dunque gli stessi utenti, trasformati per l’occasione in lettori e redattori, a dettare la “linea editoriale”  di WikiLeaks.
Il giornalismo scientifico di Assange, basato su fatti verificabili, è riuscito grazie all’utilizzo di internet a catturare l’attenzione di ognuno di noi, lo ha fatto in modo nuovo e senza dubbio discutibile, ma mettendo a segno più scoop di tutti i media messi insieme.
Le azioni di Assange hanno costretto il mondo intero ad interrogarsi sul rapporto tra informazione e potere nell’era digitale, la rivoluzione fondata sui principi dell’hacking, del giornalismo investigativo e dell’attivismo porta con sé l’utopia, tanto a cuore ad Assange,  di un mondo senza segreti, ma la nostra società è davvero pronta ad adottare la regola della libera stampa e della trasparenza? L’interrogativo, anche alla luce dei nuovi scandali che vedono come protagonista il governo americano, rimane tuttora aperto.
Diletta Gabetti Costa

 
Fabio Chiusi
Nessun segreto. Guida minima a WikiLeaks, l’organizzazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra internet, informazione e potere.
Milano, Mimesis, 2010, 188 pp.
 
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25 giugno 2013

I Servizi Segreti, Mangiafuoco dell’informazione

Fonte di continue ed interessanti riflessioni risulta essere l’inchiesta effettuata da Aldo Giannuli sull’importanza del ruolo che i Servizi Segreti rivestono nel panorama dell’informazione. Il libro in esame, Come i servizi segreti usano i media pubblicato a Firenze da Ponte alle Grazie nel 2012, riprende in parte temi già affrontati dallo stesso Giannuli in una sua precedente pubblicazione intitolata «Come funzionano i servizi segreti» suggellando una attività di ricerca e di studio sul tema Intelligence che prosegue da oltre venticinque anni.
Un linguaggio ricercato, ma allo stesso tempo chiaro ed immediato, rende la lettura piacevole ed intrigante sia allo studente inesperto che si affaccia per la prima volta al tema dei Servizi Segreti, sia al lettore più informato ed efferato sull’argomento che potrà confrontare le proprie valutazioni riguardo particolari temi di carattere internazionale e non, con quelle di Giannuli, ex consulente parlamentare nelle commissioni di inchiesta sulle stragi.
Da subito l'autore pone l’accento sulla centralità dell’informazione nel mondo contemporaneo e dello stretto ed ormai imprescindibile legame tra informazione, comunicazione ed economia. Una società privata dei suoi strumenti di informazione e comunicazione, risulterebbe improvvisamente tagliata fuori dal resto del mondo. Assodata la rilevanza dell’informazione, occorre chiedersi in che misura gli interessi di un paese sono collegati alle informazioni che circolano al suo interno e quanto la comunicazione e i mass media incidono sulle scelte economiche, politiche, relazionali di uno Stato. Giannuli afferma che “Sapere è Potere” dunque la manipolazione e il controllo dell’informazione risultano essere strumenti essenziali per orientare ogni scelta di potere.
Coloro i quali, assumendo le più svariate forme, penetrano e si posizionano all’apice del sistema informativo sono i Servizi Segreti: i veri burattinai dell’informazione. Il compito dei Servizi Segreti è quello di tutelare gli interessi dello stato o dell’organo presso il quale lavorano, garantendo l’ordine e l’equilibrio interno. La supervisione dei media è quindi intrascurabile.
Per questi enormi Mangiafuoco dell’informazione, burattini indispensabili risultano essere le fonti aperte, quelle cioè consultabili liberamente e facilmente accessibili a tutti. Giannuli dedica un intero capitolo all’OSINT-Open Source Intelligence, soffermandosi su come l’informazione quotidiana, quella che leggiamo tra un morso di brioche e un sorso di cappuccino, sia anch’essa in gran parte figlia dell’Intelligence, detta appunto “delle fonti aperte”.
L’analisi del Professor Giannuli si conclude proponendo episodi vicini a noi fornendone una chiave di lettura più svincolata rispetto a quella canonica, esortando il lettore a dotarsi di un maggiore senso critico e ad impegnarsi in un’accurata selezione dello sterminato materiale informativo di cui dispone quotidianamente.
Il libro non mira a screditare la serietà del giornalismo moderno, ma introduce e presenta il personaggio Servizi Segreti, personaggio nuovo sul teatro della notizia, personaggio che molti non avevano idea esistesse, alcuni pensavano fosse una semplice comparsa confinata dietro le quinte, e solo pochi sapevano essere il vero regista.
Ilaria Vitiello


Aldo Giannuli 
Come i servizi segreti usano i media 
Firenze, Ponte alle Grazie, 2012, 236 pp.

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12 giugno 2013

Parola chiave: consapevolezza

Quando si studiano i processi che hanno portato all’informazione odierna ci si rende immediatamente conto dell’importanza che la struttura della società civile ha da sempre rivestito riguardo l’informazione. I detentori del potere, Regnanti e Chiese, hanno capito più di 500 anni fa l’importanza della gestione e della manipolazione del cosiddetto “quarto potere”: l’informazione. La richiesta di informazione va di pari passo con l’aumento della consapevolezza, quindi dell’istruzione delle popolazioni dei vari Stati.
Nel '400 - '500 non si sentiva il bisogno di un’informazione critica sull’operato di chi deteneva il potere in quanto questo proveniva da Dio e quindi era ricoperto da una sorta di scudo divino. A mio parere, nel tempo, la situazione nella sostanza non è cambiata di molto.
Il Novecento è stato caratterizzato dalle forti ideologie predominanti, nazionalsocialista e comunista, che hanno veicolato l’opinione pubblica verso le tre grandi catastrofi del XX secolo: la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale e la guerra fredda. Attraverso censura e propaganda si sono creati nemici ed eroi che hanno portato intere popolazioni allo scontro, alla sofferenza e alla fame.
Con l’aumento delle democrazie e dei nuovi valori post-materialistici i governi democratici hanno incontrato la necessità di spostare l’attenzione verso nuovi desideri, nuovi bisogni, nuove questioni e soprattutto nuovi modi per controllare le tecnologie e il consenso.
Così, prendendo ad esempio il nostro paese, l’utilizzo di una nuova fonte di intrattenimento alternativo a quella esistente e poco divertente quale è stato l’avvento di Mediaset in Italia ha permesso la discesa in politica nel 1993 di Silvio Berlusconi “colui che piace alle casalinghe”. Il suo impero mediatico gli ha consentito di attirare a sé nuove fasce di “consumatori” grazie al proprio prodotto di intrattenimento: uno specchietto per le allodole fatto di gambe al vento, costumi succinti, notizie velate e nascoste e notizie falsificate ad arte. La critica del nulla e il nulla dove la critica era necessaria.
L’avvento di internet, in particolar modo dei social network, ha sicuramente consentito un’apertura dal punto di vista della critica e un aumento della partecipazione diretta dei cittadini alle tematiche che si presentano di giorno in giorno ma ha anche provocato un’emorragia di notizie false e l’aumento di specchietti per le allodole.
Non riesco a comprendere la lotta al “mi piace” utilizzando e pubblicando notizie senza nemmeno averle verificate. In particolare mi riferisco ad un video apparso in questi giorni sul social network facebook. Il video in questione proviene dalla Spagna ed è intitolato Dopo aver visto questo video non berrai mai più la Coca Cola (bibita nota in tutto il mondo). Questo, a mio parere è un ottimo esempio di specchietto per le allodole all’interno della lotta al “mi piace”: viene ripresa una persona che mette in un pentolino la bibita accendendo la fiamma e aspettando una mezzora. Dopo la mezzora, per ragioni puramente chimiche, il liquido diventa denso e scuro e alla fine del cortometraggio appare una scritta “PENSA A COSA BEVI!”. Qualsiasi persona che si diletti minimamente di cucina sa benissimo che questo processo è normale in qualsiasi composto liquido che contenga zucchero e acqua ma il web si è scatenato contro la bevanda. Ora ci si potrebbe chiedere: questo cosa centra con la gestione del potere e dell’informazione? Questo è un ottimo esempio di come la corsa alla notizia flash e al “mi piace” abbia completamente fatto venir meno la verifica di quello che si legge e soprattutto di quello che si pubblica. Le nuove tecnologie permettono a tutti di diventare fonti dell’informazione ma questo dovrebbe avvenire di pari passo con la consapevolezza delle persone, proprio come nel 600, la maggiore consapevolezza della borghesia inglese ha fatto sì che si verificasse il processo che ha portato alla libertà di stampa e opinione.
Sheila Badano

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11 ottobre 2012

In libreria

Rinaldo Boggiani
Storia della libertà di stampa in Italia
Roma, Segnalibro edizioni, 2012, 158 pp.

Descrizione
Il saggio rappresenta una tappa nello studio comparato, storico, istituzionale, della libertà di stampa. In appendice, il discorso di Giuseppe Compagnoni pronunziato il 2 maggio 1797 nell'Università di Ferrara in occasione dell'istituzione della nuova cattedra di diritto costituzionale democratico e giuspubblico universale.

*disponibile anche in formato ebook nel sito di Segnalibro.
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20 aprile 2011

In libreria

Daniel Domscheit-Berg
Inside Wikileaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo. Venezia. Marsilio, 2011, 303 p.

Descrizione
WikiLeaks negli ultimi tre anni ha letteralmente sconvolto il mondo dell’informazione e le sue regole producendo più scoop del Washington Post negli ultimi trenta, dal video sull'uccisione di civili iracheni da parte di elicotteri Apache americani, alla recente diffusione di una ingente mole di dispacci riservati della diplomazia USA. Tutti documenti che non sarebbero mai venuti alla luce senza WikiLeaks. Ma cosa c'è dietro questo sito creato nel 2006 dall'hacker australiano Julian Assange, i cui server custodiscono come in una cassaforte inespugnabile i dossier segreti inviati da gole profonde a cui viene garantito il più completo anonimato? Chi vaglia e decide cosa deve essere reso pubblico e cosa no? Quali nuovi scoop si prepara a diffondere? E chi è Assange, questo enigmatico e controverso Robin Hood dell'informazione, bestia nera del Pentagono e di molti governi e servizi segreti, che predica l'assoluta trasparenza ma la cui vita e attività restano avvolte in una cortina impenetrabile di mistero? Daniel Domscheit-Berg è la persona più adatta per condurci dietro le quinte di WikiLeaks e svelarci per la prima volta i molti segreti del suo fondatore. L'informatico tedesco infatti è stato per tre anni il numero due dell'organizzazione, che ha lasciato nel 2010 per via di contrasti insanabili con Assange, di cui era il braccio destro e che poi ha accusato di una gestione dittatoriale e poco limpida del sito che ne ha tradito la vocazione e lo spirito originari.  Proprio perché continua a credere fermamente nel progetto, Domscheit-Berg ha deciso di raccontare la storia di WikiLeaks come nessuno l'ha mai letta. E vuole essere sicuro che i futuri informatori sappiano in che mani stanno per consegnare i loro segreti.
*segnalato da C.S.

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27 febbraio 2011

In libreria

Ermanno Rea
La fabbrica dell'obbedienza, il lato oscuro e complice degli italiani
Milano, Feltrinelli, 2011, 224 p.




"Non sono uno storico né un saggista: il mio, come ho detto, è un libro-sfogo, legittimamente disordinato, che non esita qua e là a farsi favola, immaginando un mitico passato di glorie durante il quale l'Italia fu la "civiltà" e gli altri si chiamarono 'barbari'". (Ermanno Rea)
Scheda di presentazione
Servili, bugiardi, fragili, opportunisti: il mondo continua a osservarci stupito e a chiedersi donde provengano, negli italiani, tante riprovevoli inclinazioni, tanta superficialità etica e tanta mancanza di senso di responsabilità. Colpa delle stelle? del clima? della natura beffarda che ci avrebbe fatti così per puro capriccio? In questo suo nuovo libro, sciolto e affabulatorio nella forma quanto ruvido e penetrante nella sostanza, Ermanno Rea ci trasporta indietro nel tempo alla ricerca delle origini stesse della "malattia", del suo primo zampillare all'ombra di quel Sant'Uffizio che, nel cuore del secolo xvi, trasformò il cittadino consapevole appena abbozzato dall'Umanesimo in suddito perennemente consenziente nei confronti di santa romana Chiesa.Dopo oltre quattro secoli, la "fabbrica dell'obbedienza" continua a produrre la sua merce pregiata: consenso illimitato verso ogni forma di potere (tanto meglio se dal cuore marcio, dal momento che la Controriforma – ci spiega l'autore – sa essere sempre molto indulgente con se stessa e con i propri alleati e sostenitori). Da allora nulla è più cambiato: l'italiano si confessa per poter continuare a peccare; si fa complice anche quando finge di non esserlo; coltiva catastrofismo e smemorante cinismo con eguale determinazione. Dall'Ottocento unitario al fascismo, dal dopoguerra democristiano alla stessa dinamica del compromesso storico, fino alla maestosa festa mediatica del berlusconismo, il proverbiale "Mario Rossi" ha indossato la stessa maschera del Girella ossequioso: viva il potere! viva i ricchi! viva la Chiesa! Saggio, pamphlet, sfogo, invettiva, manifesto, La fabbrica dell'obbedienza è un libro di straordinaria lucidità e saggezza, una riflessione che diventa sbrigliata ricognizione storica, appassionato atto di accusa, istigazione al pensiero. Un grande "no" scolpito nel tempo dei "sì" più vischiosi che la società civile italiana abbia mai conosciuto.
*link alla presentazione del libro sul sito dell'editore.



 

16 febbraio 2011

In libreria

Edoardo Tortarolo (a cura di)
La censura nel secolo dei Lumi. Una visione internazionale
Torino, Utet, 2011, 288 p.
Scheda
L'odierna discussione sulla libertà di stampa riprende un lungo dibattito il cui svolgimento ha attraversato la storia europea dall'invenzione della stampa a caratteri mobili. Che ogni uomo e donna abbia diritto a esprimersi liberamente rappresenta un principio entrato relativamente tardi nell'orizzonte della cultura europea. La profondità storica e la complessità delle riflessioni e delle situazioni politiche, legislative e sociali non sono tuttavia sufficientemente presenti quando si tenta di affrontare il tema dello spazio di non interferenza nel quale possono muoversi gli autori di libri, direttori di giornali e - dall'inizio del ventesimo secolo - responsabili dei mezzi di comunicazione di massa. I saggi raccolti in questo volume presentano un'ampia panoramica europea dei contesti nei quali sono stati elaborati argomenti pro e contro la libertà di stampa e hanno effettivamente operato le istituzioni di controllo nel corso del Settecento. La presenza della libertà di stampa nelle dichiarazioni dei diritti formulate in occasione delle rivoluzione americana e francese aggiunge un elemento di grande interesse a questo quadro complessivo. Svariando dalla Francia all'Italia, dalla Spagna ai paesi scandinavi, i saggi esplorano una tematica comune che dal Settecento a oggi ha profondamente influito sul livello della cultura politica e offrono elementi in grado di sostenere l'elaborazione di una nozione ampia e condivisa di che cosa si intenda per libertà di esprimersi e comunicare.
*segnalato da Gloria Sormani

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