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14 settembre 2012
L'informazione locale diventa digitale
In un mondo tutto proteso verso le vicende di terre lontane, quali l’America, ci siamo mai domandati o interessati veramente a ciò che accade dietro l’angolo? E se sì, come siamo venuti a conoscenza dei fatti? Andrea Bettini dedica il suo libro proprio a questo argomento, alla prossimità, sostenendo che la gente sia più interessata a ciò che accade vicino a casa piuttosto che a ciò che accade in politica, anche perché gli avvenimenti della nostra città possono avere una ripercussione più concreta sulla nostra vita.
Negli ultimi vent’anni, sono stati molti i giornali ad accorgersi dell’interesse crescente per la cronaca locale e, facilitati dall’approdo su internet, molti si sono specializzati negli aggiornamenti sempre più ristretti in questo ambito.
Con il passare del tempo, si moltiplicavano le sezioni locali dei quotidiani più importanti a livello nazionale e nascevano moltissime piccole testate on line, le quali però dovevano faticare di più in quanto gli inserzionisti pubblicitari continuavano a privilegiare i media tradizionali.
In questo libro, di facile e piacevole lettura, il giornalista di Tgr Rai, ci illustra l’evoluzione dell’editoria nel web, sempre più seguita dagli utenti grazie anche allo sviluppo dell’iperlocale: questa nuova frontiera tratta la cronaca di aree geografiche molto ristrette, permettendo quindi al pubblico di poter conoscere nel dettaglio i fatti del proprio quartiere. Ovviamente la prima insidia è costituita dal fatto che più ristretta è l’area, più ristretto è il pubblico, di conseguenza spesso si deve chiedere agli utenti stessi di fungere da veri e propri reporter di quartiere e ci si deve rivolgere ai piccoli inserzionisti per garantirsi la pubblicità.
L’autore non manca di sottolineare la valenza sociale che la rete può avere, portando ad esempio il tam tam di messaggi durante l’alluvione in Veneto del 2010; in passato, per conoscere la cronaca del proprio comune o della propria zona, la voce principale era rappresentata dal quotidiano locale, soppiantato ora dalle nuove testate sulla rete, in radio o nelle tv locali.
In una rassegna di tutte le iniziative, italiane e non, approdate con successo al web, Bettini esamina le differenze tra l’on line e le “vecchie” gazzette cartacee, individuando nel primo un’opportunità di rilancio, adatto all’avvio di progetti inediti, alla sperimentazione e alla descrizione del proprio Paese. Le differenze vengono individuate nel medium, nei contenuti e nell’organizzazione, senza tralasciare il fatto che internet permette un aggiornamento in tempo reale, la multimedialità e l’interattività.
Nel libro viene presentata anche la realizzazione di pensate quasi futuristiche, quali la ricerca di notizie ristretta persino ad un indirizzo, o quella appositamente studiata per la telefonia mobile (realizzate da EveryBlock.com), oppure l’informazione nomadica, sensibile agli spostamenti degli interessati grazie a dispositivi di nuova generazione.
Tenendo i piedi per terra, l’autore ci elenca anche i problemi legati alle gazzette digitali: primo fra tutti il problema economico, rappresentato dal fatto che alcuni siti dei quotidiani, dovendo produrre profitti e non chiudere in perdita, sono stati resi a pagamento; ma il lettore, abituato a leggere gratis il quotidiano on line, spesso non accetta di pagare per lo stesso servizio: per questo capita sovente che le suddette testate perdano lettori.
Per raccogliere fondi, quindi, la soluzione migliore è stata individuata nel richiedere un pagamento per contenuti premium, come archivi o servizi extra.
Per concludere, lasciando la parola all’autore stesso, si può riassumere il tutto dicendo che “la rete permette di parlare del nostro mondo con un livello di dettaglio, una ricchezza di strumenti e una tempestività senza precedenti. La cronaca locale è una delle frontiere del giornalismo online. In molte località i siti che se ne occupano sono già affermati, in altre stanno crescendo. Di certo, grazie al web, nei prossimi anni il panorama dell'informazione potrà contare su una folta schiera di nuove voci, giovani e intraprendenti. È una buona notizia per i giornalisti in cerca di opportunità di lavoro e soprattutto per i lettori ”.
Alice Merlo
Andrea Bettini
Gazzette digitali. L’informazione locale sulla rete globale
Firenze, Edi.it, 2011, 156 pp.
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13 giugno 2012
"Il Lavoro" di Genova

“…sui banchi di pietra se ne stanno seduti i vecchi del porto con “Il Lavoro” in mano ancora da sfogliare, muti e attenti come se ci fosse bisogno di loro per presidiare anche solo il riflesso del varco di Caricamento, l’ultima porta della città. […] I giovani portano tutti le giacchette della festa, come era la moda solo pochi anni fa e tengono il Lavoro infilato nella tasca posteriore dei calzoni. Il giornale spunta fuori dal lembo della giacca, come un attrezzo di lavoro tenuto pronto per l’evenienza.”
Maurizio Maggiani (La Regina disadorna, 2002, pp. 83-84).
Sala del Consiglio Provinciale
Largo Eros Lanfranco, 1 Genova
Largo Eros Lanfranco, 1 Genova
Presentazione del volume
"Il Lavoro" di Genova. Storie e testimonianze (1903 - 1992)
"Il Lavoro" di Genova. Storie e testimonianze (1903 - 1992)
a cura di Marina Milan e Luca Rolandi
Genova, Provincia di Genova, 2012, 401 pp.
In occasione della digitalizzazione del quotidiano.
Saluto di Piero Fossati - Commissario straordinario della Provincia di Genova.
Interventi di Tirreno Bianchi - Compagnia Pietro Chiesa; Francesco De Nicola - Università degli studi di Genova; Franco Manzitti - Ultimo direttore de "Il Lavoro";
Franco Monteverde - Capo Redattore de "la Repubblica" di Genova.
Saranno presenti gli Autori.
Link al video
Interventi di Tirreno Bianchi - Compagnia Pietro Chiesa; Francesco De Nicola - Università degli studi di Genova; Franco Manzitti - Ultimo direttore de "Il Lavoro";
Franco Monteverde - Capo Redattore de "la Repubblica" di Genova.
Saranno presenti gli Autori.
Link al video
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18 giugno 2011
In libreria
Andrea Bettini
Gazzette digitali. L'informazione locale sulla rete globale
Firenze, ED.IT , 2011, 156 p.
Descrizione
Descrizione
Mentre i colossi dell’editoria cartacea sono alle prese con un calo preoccupante delle copie vendute, negli Stati Uniti un sito internet che si occupa di cronaca locale assume decine di giornalisti. Altre pubblicazioni sopravvivono da anni sulla Rete globale facendo informazione su paesini e persino su singoli quartieri. Anche in Italia la piazza e le strade sotto casa sono sempre più al centro della scena: le testate online che parlano di tematiche cittadine si moltiplicano ovunque. Sono gazzette digitali, le ultime eredi di una tradizione secolare. Sperimentano, innovano e si ritagliano ruoli di primo piano pubblicando contenuti di qualità e offrendo alle proprie comunità inediti spazi di confronto e di discussione. Evoluzione, potenzialità e prospettive di uno dei settori più promettenti del nuovo giornalismo, dove l’intraprendenza può ancora consentire di creare dal nulla una nuova testata e dove giornali dalla lunga storia possono ritrovare vitalità investendo sul futuro. Perché sul web essere piccoli e provinciali può garantire il successo.
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dello stesso autore vedi anche:
Andrea Bettini
Giornali.it/2.0 - La storia dei siti internet dei principali quotidiani italiani
Catania, edizioni ED.IT, 2009, 296 p.
Descrizione
Sul monitor del computer o sul cellulare, nel salotto di casa o nella camera di un albergo al di là dell'oceano, grazie ad internet le notizie ci raggiungono ovunque. Quello che quindici anni fa era solo un sogno oggi è diventato realtà. In un periodo così breve, tra momenti di euforia e cocenti delusioni, è stato creato dal nulla un intero settore del giornalismo, uno dei più fiorenti del mondo dell'informazione. Dalla Repubblica al Corriere della Sera, dalla Gazzetta dello Sport alla Stampa, da Quotidiano Nazionale al Sole 24 Ore, le vicende di ogni sito e le interviste ai loro curatori raccontano un quindicennio senza precedenti e forniscono strumenti per orientarsi in un mondo in continuo mutamento.
*link ad alcune pagine del libro sul sito dell'editore.
*link ad alcune pagine del libro sul sito dell'editore.
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03 aprile 2010
Genova in libreria
Sergio Maifredi
Una regia per Genova. Cronache spettacolari da una città sequestrata (dai Comunisti)
Genova, De Ferrari, 2010, pp.128.
Una regia per Genova. Cronache spettacolari da una città sequestrata (dai Comunisti)
Genova, De Ferrari, 2010, pp.128.
Dalla penna di un regista teatrale genovese doc, titolare della rubrica “ Note di regia” sull'edizione genovese de Il Giornale, nasce questa raccolta di articoli nei quali si affrontano e commentano i grandi temi culturali che hanno coinvolto Genova dal 2007. La cronaca della città partendo dal mondo, ritenuto periferico, della cultura, attraverso lo sguardo di Sergio Maifredi, candidatosi alle scorse elezioni per il consiglio comunale nelle liste di Forza Italia e quindi automaticamente eretico rispetto al suo mondo, “ altro” dalla stragrande maggior parte dei suoi colleghi. Ma i suoi articoli hanno dimostrato di non essere riconducibili agli schemi precostituiti e inutili destra-sinistra: a fianco di pezzi molto polemici nei confronti dell’ amministrazione comunale di centro-sinistra, ce ne sono altri in cui riconosce agli amministratori il merito di opere e iniziative culturali lodevoli.
[ leggi tutto sul sito dell'editore De Ferrari].
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17 novembre 2008
Una Babele in Via Balbi
Alessandra Costante
La casa di Babele dell’Università
La casa di Babele dell’Università
"Il Secolo XIX", 17 novembre 2008
"La fasciatura di tubi innocenti è già sparita da qualche settimana intorno al Milano Terminus. Una volta era un albergo per i viaggiatori che scendevano alla stazione Principe. Oggi, il grande stabile d’epoca in via Balbi 34, è una delle 20 case per gli studenti che l’Azienda regionale per i servizi scolastici e universitari mette a disposizione degli universitari che hanno ottenuto la borsa di studio e il diritto all’alloggio. Regione Liguria e Arssu lo inaugurano mercoledì e con le sue 62 stanze porta a 856 posti letto la disponibilità per gli universitari meritevoli. «La meritocrazia praticata», come osserva il presidente della Regione, Claudio Burlando. Che ha un obiettivo nel cassetto: portare i posti a 1.223 nel 2011 per estendere il beneficio di una camera a “canone moderato” anche ai cosiddetti studenti fuori fascia, l’equivalente della locazione permanente dell’edilizia residenziale. Progetto che vedrà l’alba tra breve, con la partenza di altri due appalti, 296 posti divisi tra l’ex caserma Garibaldi di Salita delle Neve (8 milioni di euro) e il convento di San Nicola in salita Madonnetta (6 milioni di euro).
Il Firenze-Zurigo, lo Stella, il Marinella e ora il Milano Terminus stanno trasformando la zona di Principe, in passato terra di alberghi, in un grande ostello per gli studenti. Italiani e no. A dire il vero, anche se di poco, gli italiani (309), sono la minoranza. Nei 754 posti (un altro centinaio non è disponibile per i borsisti) alloggiano 411 stranieri che provengono da Paesi extra Unione Europea e 343 da Paesi Ue, compresa ovviamente l’Italia. Tra gli italiani la parte del leone la fanno i liguri (120), seguiti dai siciliani (47), dai piemontesi (42) e dai calabresi. Tra gli stranieri Ue i meritevoli più numerosi sono i polacchi (13) e i romeni (7). Ma è tra gli universitari che arrivano da oltre i confini dell’Europa a 27 che ci sono le sorprese maggiori: 149 albanesi, 71 cinesi, 33 camerunesi, 24 iraniani e 23 tunisini. E proprio quest’ultima comunità, nei giorni scorsi, ha incontrato il presidente della Regione, Claudio Burlando.
Nel 2002 i posti letto nelle case degli studenti erano 382, alla fine del 2008 sono il 124% in più. Nel 2007 le domande di alloggio erano state 939, quest’anno 1037 su una popolazione universitaria di 38.059 studenti (il 5,27% dei quali extra Ue). Così, con un’impennata del 10 per cento all’anno delle domande di alloggio, rende più impegnativo il raggiungimento dell’obiettivo di riuscire a soddisfare il 100% delle richieste. Cosa che, invece, è un risultato acquisito per le borse di studio semplici: erano 3.900 nel 2007, sono 4.100 nel 2008 tutte finanziate. «Questo è uno dei settori su cui abbiamo puntato di più, continuando ad investire anche nei momenti di difficoltà - spiega Burlando - Nelle borse di studio riusciamo a soddisfare le richieste di tutti coloro che ne hanno diritto, mentre per gli alloggi siamo sempre all’inseguimento. Speriamo di andare il pari il prossimo anno con l’apertura della casa di vico Marinella (71 posti disponibili dal luglio 2009, ndr) così almeno potremo dedicarci a dare una risposta anche agli studenti che sono meritevoli, ma che non appartengono alla fascia sociale da tutelare». Nelle case dello studente gli alloggi per i fuori fascia sono un centinaio, ma nel giro di due o tre anni la Regione (che nella costruzione di alloggi per gli universitari in cinque anni ha investito circa 30 milioni di euro) vorrebbe quanto meno triplicarli anche per cominciare a dare qualche spallata al mercato parallelo gestito da privati e immobiliaristi. Se un posto letto in una struttura gestita dall’Azienda regionale per i servizi scolastici e universitari costa circa 250 euro, sul libero mercato parte da 400 o 500 euro. «Anche se è una città molto anziana, Genova è ancora capace di attrarre giovani che in futuro potranno mettere in campo professionalità importanti. Gli stranieri sono circa 700 tra Iit e Università: alcuni andranno via, altri resteranno qui. E anche questo è marketing territoriale», aggiunge Burlando che nel gruppo di universitari stranieri vede anche un motivo di rilancio per l’Università genovese.
«Chiaro che deve essere un punto di riferimento per il Mediterraneo ma per diventarlo bisogna mettere a disposizione degli studenti anche molti alloggi. Oggi il tappo è costituito da un numero insufficiente di camere a meno che non si sia disposti a spendere cifre pazzesche. È una delle sfide che bisogna vincere in tempi brevi» fa eco il magnifico rettore, Giacomo Deferrari che vorrebbe aumentare la dotazione di alloggi usando anche un’ala dell’Albergo dei Poveri (al netto del trasferimento delle facoltà che oggi sono in via Balbi) e recuperare Casa Paganini, foresteria nella zona di Santa Maria di Castello che potrebbe essere utilizzata per giovani ricercatori stranieri e docenti stranieri in trasferta."
*segnalato da Daniele Martina
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05 novembre 2008
Agitazione nell'ex Telecittà
da "Il Secolo XIX" del 5 novembre '08
"Telecittà, licenziati tre giornalisti e un tecnico05 novembre 2008 Au. Bos.
A perdere il lavoro Giovanna Rosi, storica anchor woman dell’emittente di recente acquistata da Maurizio Rossi, editore di Primo Canale e i giornalisti sportivi Beppe Nuti e Gabriele Remaggi. Lettera di licenziamento anche al rappresentante sindacale Cgil dei tecnici di Telecittà. La reazione della Federazione nazionale della stampa italiana, dell’Associazione ligure dei giornalisti e del Gruppo nazionale cronisti
Tre giornalisti e un tecnico licenziati. La scure dei tagli al personale non ha risparmiato il mondo delle tv locali dove Maurizio Rossi, patron di Primo Canale e Telecittà, ha inviato alla fine dello scorso mese le lettere di licenziamento a tre volti molto noti ai telespettatori genovesi. E cioè all’anchor woman Giovanna Rosi, da 16 anni davanti alle telecamere e ai giornalisti sportivi Beppe Nuti e Gabriele Remaggi. Una lettera di licenziamento è stata consegnata anche ad Andrea Rocchiccioli, rappresentante sindacale Cgil dei tecnici di Telecittà.
Di fatto, il licenziamento dei tre giornalisti, ha dimezzato la redazione della tv che Coopsette ha ceduto a Rossi pochi mesi fa. Immediata la replica della Federazione Nazionale della stampa (Fnsi) che, in un comunicato congiunto con l’Associazione ligure dei giornalisti e l’Unione nazionale cronisti, condanna i licenziamenti: «Coopsette, colosso cooperativistico dell’edilizia, dopo anni vendeva a Maurizio Rossi, padrone di Primo Canale. E tutti garantivano per i sei giornalisti di Telecittà la continuità del lavoro, del contratto giornalistico». Quindi, prosegue il comunicato, «Maurizio Rossi “scopriva” che la Liguria era stata inserita nel programma anticipato del digitale terrestre. Chiudeva allora di fatto il tg di Telecittà, il sito web senza alcuna comunicazione, accorpando il tutto con il Tg e le programmazioni di Primo Canale, destinando Telecittà alla sperimentazione del digitale terrestre. Nelle more di una trattativa sul piano editoriale alla vigilia di un incontro fondamentale previsto per venerdì, attivava tre licenziamenti. Due dei quali colpivano i rappresentanti sindacali di Telecittà: Gabriele Remaggi componente del direttivo della Associazione Ligure dei Giornalisti e Giovanna Rosi, fiduciaria di redazione e consigliera nazionale del Gruppo Cronisti». Concetto che ribadisce il presidente dell’Associazione giornalisti liguri, Pierpatrizia Lava: «Faremo tutte le iniziative legali e contrattuali per trovare una soluzione. Alcuni dei colleghi hanno un ruolo sindacale, valuteremo se questo ha avuto un peso. I tre colleghi esprimono in modo diverso tre alte professionalità, il licenziamento ci lascia perplessi».
«Era in corso una trattativa e non capisco proprio come sia stato possibile uscire con un comunicato con questi toni», è la replica di Maurizio Rossi, che prosegue: «Sembra uno scatto d’ira non meditata. Mi amareggia, ma se qualcuno ha sbagliato a scrivere, ne risponderà. Avevo detto che o si chiudeva tra settembre e ottobre, o arrivavano le lettere di licenziamento. Ma che comunque la trattativa sarebbe continuata, sono lettere che danno un preavviso di due o tre mesi, tutto lo spazio per proseguire. Abbiamo offerto a tutti delle soluzioni. Ora la trattativa con la parte giornalistica non la porterò avanti di persona, come ho fatto finora, la faranno altri».
A perdere il lavoro Giovanna Rosi, storica anchor woman dell’emittente di recente acquistata da Maurizio Rossi, editore di Primo Canale e i giornalisti sportivi Beppe Nuti e Gabriele Remaggi. Lettera di licenziamento anche al rappresentante sindacale Cgil dei tecnici di Telecittà. La reazione della Federazione nazionale della stampa italiana, dell’Associazione ligure dei giornalisti e del Gruppo nazionale cronisti
Tre giornalisti e un tecnico licenziati. La scure dei tagli al personale non ha risparmiato il mondo delle tv locali dove Maurizio Rossi, patron di Primo Canale e Telecittà, ha inviato alla fine dello scorso mese le lettere di licenziamento a tre volti molto noti ai telespettatori genovesi. E cioè all’anchor woman Giovanna Rosi, da 16 anni davanti alle telecamere e ai giornalisti sportivi Beppe Nuti e Gabriele Remaggi. Una lettera di licenziamento è stata consegnata anche ad Andrea Rocchiccioli, rappresentante sindacale Cgil dei tecnici di Telecittà.
Di fatto, il licenziamento dei tre giornalisti, ha dimezzato la redazione della tv che Coopsette ha ceduto a Rossi pochi mesi fa. Immediata la replica della Federazione Nazionale della stampa (Fnsi) che, in un comunicato congiunto con l’Associazione ligure dei giornalisti e l’Unione nazionale cronisti, condanna i licenziamenti: «Coopsette, colosso cooperativistico dell’edilizia, dopo anni vendeva a Maurizio Rossi, padrone di Primo Canale. E tutti garantivano per i sei giornalisti di Telecittà la continuità del lavoro, del contratto giornalistico». Quindi, prosegue il comunicato, «Maurizio Rossi “scopriva” che la Liguria era stata inserita nel programma anticipato del digitale terrestre. Chiudeva allora di fatto il tg di Telecittà, il sito web senza alcuna comunicazione, accorpando il tutto con il Tg e le programmazioni di Primo Canale, destinando Telecittà alla sperimentazione del digitale terrestre. Nelle more di una trattativa sul piano editoriale alla vigilia di un incontro fondamentale previsto per venerdì, attivava tre licenziamenti. Due dei quali colpivano i rappresentanti sindacali di Telecittà: Gabriele Remaggi componente del direttivo della Associazione Ligure dei Giornalisti e Giovanna Rosi, fiduciaria di redazione e consigliera nazionale del Gruppo Cronisti». Concetto che ribadisce il presidente dell’Associazione giornalisti liguri, Pierpatrizia Lava: «Faremo tutte le iniziative legali e contrattuali per trovare una soluzione. Alcuni dei colleghi hanno un ruolo sindacale, valuteremo se questo ha avuto un peso. I tre colleghi esprimono in modo diverso tre alte professionalità, il licenziamento ci lascia perplessi».
«Era in corso una trattativa e non capisco proprio come sia stato possibile uscire con un comunicato con questi toni», è la replica di Maurizio Rossi, che prosegue: «Sembra uno scatto d’ira non meditata. Mi amareggia, ma se qualcuno ha sbagliato a scrivere, ne risponderà. Avevo detto che o si chiudeva tra settembre e ottobre, o arrivavano le lettere di licenziamento. Ma che comunque la trattativa sarebbe continuata, sono lettere che danno un preavviso di due o tre mesi, tutto lo spazio per proseguire. Abbiamo offerto a tutti delle soluzioni. Ora la trattativa con la parte giornalistica non la porterò avanti di persona, come ho fatto finora, la faranno altri».
Daniele Martina
19 ottobre 2008
Giornali locali
Leonardo Sciascia
Il ruolo dei giornali locali: opposizione concreta
1985
Il ruolo dei giornali locali: opposizione concreta
1985
"Posso cominciare con un aneddoto che è piuttosto significativo: uno dei più intelligenti, colti ed onesti giornalisti italiani, che si è trovato a dirigere uno dei più grandi giornali (“Corriere della Sera”, ndr) di questo paese, quando ci incontravamo proprio nel tempo in cui lui dirigeva questo giornale, facendo delle considerazioni sulla situazione italiana o su situazioni particolari del nostro paese, a conclusione delle sue considerazioni mi diceva sempre: “Ci vorrebbe un giornale”. Questo vuol dire che il giornale che lui dirigeva non corrispondeva ai suoi intenti e non consentiva di dire quello che lui voleva dire. A me questo pare molto significativo e credo che lo si possa ripetere considerando la stampa nazionale: ci vorrebbe un giornale.
Perché in Italia col caso Moro in effetti la libertà di stampa è venuto a mancare: questa è una terribile e grave verità. Col caso Moro la stampa italiana si è uniformata; è un po’ diventata come ai tempi di quello che è chiamato il “Minculpop”, per dire Ministero della Cultura Popolare del tempo fascista quando si diramavano le veline e ogni giornale era tenuto a rispettare quell’ordine. Le veline non ci sono state credo nemmeno durante il caso Moro; perciò la stampa italiana ha acquistato una uniformità, un conformismo che ancora oggi continua: prima uno che voleva farsi un’idea di una cosa acquistando tre o quattro giornali poteva farsela; oggi basta acquistarne uno; per non farsi un’idea, non per farsela.Voglio ricordare anche, per chi non lo conosce, che c’è un libro sul fascismo scritto da un grande intellettuale italiano, Giuseppe Antonio Borgese, in cui tra l’altro è raccontata come finì la libertà di stampa in Italia: non c’è stata nessuna legge che la facesse finire. E’ finita automaticamente, per conformazione e conformismo. Questa è una considerazione preliminare: in Italia ci vuole un Giornale.
Per fortuna contemporaneamente a questa carenza sono nate iniziative locali, che però non possono sostituire la mancanza di una grande stampa nazionale libera, non conformista, capace di passare al vaglio critico di tutto. Non la possono sostituire, però è già qualcosa. L’importante è che ogni giornale di questo tipo resti un giornale locale; che non dia fondo ai problemi del mondo e della nazione, ma che osservi criticamente e onestamente la realtà locale. Che poi da ciò, tirando le somme, si può anche estrarre una verità di più ampio respiro. Il giornalismo in questi ultimi anni ha subito, bisogna riconoscerlo, anche una certa degenerazione. La sentenza della Cassazione ci irrita perché è una sentenza. Ma se fosse nata come deontologia professionale, come morale professionale dentro il giornalismo stesso, sarebbe una delle cose più sacrosante da dire e da osservare.
Io ho citato spesso come esempio di giornalismo quello che, tra l’altro, racconta un grande giornalista americano del “New York Times”, Herbert Matthews, un uomo che si è sempre trovato dalla parte giusta. E se il suo paese avesse seguito le indicazioni date da questo grande giornalista, si troverebbe oggi ad avere meno problemi (per esempio riguardo a Cuba e Fidel Castro).
Matthews, che ha scritto una specie di manuale attraverso il racconto della sua esperienza, ha scritto un manuale del giornalismo, se così si può dire. E racconta un episodio molto significativo per dire che cosa è il giornalismo. Lui che si è sempre trovato dalla parte giusta, si trovò anche dalla parte della Repubblica Spagnola: perché i giornali americani avevano inviati che stavano dalla parte di Franco e inviati che stavano dalla parte della Repubblica.Matthews aveva una grande simpatia per la causa repubblicana, ma comunque faceva il suo mestiere di giornalista con assoluto scrupolo. Un giorno i giornali che avevano corrispondenti dalla parte di Franco, diedero la notizia che un paese, un piccolo paese spagnolo, era stato occupato dalle truppe franchiste. Matthews sapeva che non era vero. Allora prese la macchina e andò in quel paese e dall’ufficio telegrafico fece un telegramma al “New York Times” per dimostrare che quel paese era ancora in mano ai repubblicani. Quando uscì dall’ufficio telegrafico le avanguardie franchiste stavano entrando dall’altro capo della strada; però Matthews dice: “Io ho smentito la notizia”. Perché il giornalismo è questo: è la verità del momento, a quell’ora il paese non era ancora in mano ai franchismi, un’ora dopo lo era, ma Matthews smentì la notizia. Ecco, questo è il giornalismo praticato con oggettività, con serenità, con scrupolo. Oggi invece il giornalismo si pratica in un certo modo, e specialmente in rapporto all’amministrazione della giustizia, che è una cosa su cui si deve vigilare più intensamente e anche a livello locale.La carenza che ritrovo nei giornali locali è questa: poca attenzione all’amministrazione della giustizia e tanta attenzione a episodi di sottocultura.
Ci si deve augurare che questi giornali siano sempre più attenti ai fatti locali e facciano “opposizione”: i giornali nazionali, i grandi giornali e anche quelli medi, sono diventati ingovernabili per la presenza e la compromissione partitica. I giornali locali dovrebbero fare opposizione seria sui fatti quotidiani, sulle cose da fare, prendendo così il ruolo di opposizione vera che in molte amministrazioni viene mancando.Opposizione quindi non per principio, per il gusto di farla: ma opposizione sulle cose concrete". (Aprile 1985)
*articolo estratto dal sito Amici di Leonardo Sciascia
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