Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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Visualizzazione post con etichetta Storia dei media. Mostra tutti i post
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10 aprile 2021

In libreria

Luca Barra e Giuliana C. Galvagno (a cura di) 
Media-storie. Lezioni indimenticate di Peppino Ortoleva
Viella, Roma,  2020, pp. 104.

Descrizione
Questa raccolta sottolinea la ricchezza degli interessi accademici e intellettuali di Peppino Ortoleva, la molteplicità dei suoi punti di vista, la profondità e originalità delle sue analisi, la generosità nell’aprire campi inesplorati o percorrere traiettorie meno battute. E, insieme, testimonia con forza quanto il suo modo di studiare la storia contemporanea, e la storia dei media in particolare, sia stato fecondo. Ogni capitolo riprende un intervento, un seminario, una relazione in un convegno, un’introduzione, uno scritto d’occasione, un momento di insegnamento o di divulgazione tra i molti che non hanno trovato spazio altrove. Queste “lezioni indimenticate” sono qui trascritte o parafrasate, in forma completa o per ampi stralci, così da consentire un accesso diretto a queste riflessioni, da metterne in luce varietà e ricchezza, da fissarle e da lasciarle a disposizione. Ogni contributo funziona inoltre da innesco a una riflessione e un inquadramento generale. Per riprendere Marshall McLuhan, questo libro è un medium “freddo”, che offre una conoscenza frammentaria, ma al tempo stesso obbliga il lettore a unire i puntini, a inserirsi in prima persona e farsi parte di un percorso intellettuale

*link all' Indice del libro.

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07 agosto 2020

In libreria

Carlo Timio - Mario Timio
Breve storia dell'informazione. Dall'oralità all'intelligenza artificiale
Rubettino, 2020, pp. 222.
Descrizione

I passaggi cruciali nella storia della comunicazione hanno sempre determinato significativi mutamenti, innescando crisi di identità nel mondo dell'informazione. Anche oggi si sta assistendo a un cambio di paradigmi e di piattaforme, frutto della rivoluzione digitale, che tra social network e intelligenza artificiale sta provocando una variazione nella fruibilità delle notizie. Percorrere la storia dell'informazione dimostra la necessità di conoscere e di sapere, soprattutto in tempi di crisi, sia per la tenuta della democrazia, che per dare forma a una propria coscienza e bagaglio culturale. E mentre da un lato la libertà dei giornalisti è spesso messa a dura prova da censure, lobby e dittature, dall'altro il mare magnum dell'informazione con le variegate tipologie di giornalismo, tra quello scientifico, d'inchiesta, locale, sta creando un'infodemia che ha provocato la nascita delle fake news generando al contempo l'esigenza di essere costantemente informati con notizie di qualità.

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23 novembre 2019

In libreria

Marco Imarisio
Le strade parlano. Una storia d'Italia scritta sui muri, 
Rizzoli, Milano, 2019, pp. 240.
Descrizione
A poco a poco, negli ultimi vent’anni le città italiane si sono vestite di un abito nuovo, la street art. I murales, inizialmente per lo più illegali, sono diventati oggi decorazioni urbane che catturano e divertono lo sguardo. Opere in perpetua trasformazione, fragili ed effimere (spesso vengono cancellate o rimosse), non hanno però un valore esclusivamente estetico. Sono anche, o forse innanzi tutto, specchio e commento dell’attualità. Dipingono persone e fatti, individuano comportamenti e tendenze in una chiave nuova – ora commossa, ora ironica, ora irriverente –, mai piatta. Questo libro nasce da un’idea originale. Marco Imarisio, che da vent’anni racconta l’Italia giorno dopo giorno, si lascia ispirare dall’arte urbana per cogliere i fenomeni più significativi del nostro tempo dall’immigrazione alle battaglie per i diritti, dalle questioni “a margine” (TAV, trivelle...) agli eroi come Totti, Maradona e Pavarotti. Se poi i poster estemporanei di TvBoy leggono lucidamente la vita politica del Paese, gli occhi tristi del contadino ritratto da Vhils sui silos del porto di Catania ci portano alle vicende della Diciotti e della Aquarius che sono state bloccate proprio lì davanti. Armando Cossutta in versione Andy Warhol fa pensare alla trasfigurazione di un’ideologia, oggi tanto mutata rispetto al secolo scorso. Al contrario, le sfumature di nero e di grigio del cadavere di Moro o del ritratto di Falcone e Borsellino ci ricordano lutti che la nostra società non potrà mai elaborare. Ricchissimo di immagini preziose (alcuni dei murales riportati non esistono più e ne sono state recuperate rare foto da archivi specializzati), Le strade parlano è un libro unico per capire quanto siamo cambiati nell’ultimo quarto di secolo, come si siano evolute le nostre città – da una Milano all’avanguardia europea, ma ancora memore di luci e ombre del suo passato, a una Genova sempre ferita, tra G8 e Ponte Morandi – e quali fattori abbiano forgiato immaginario, bisogni e desideri di tutti noi.

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30 ottobre 2019

In libreria

Jussi Parikka
Archeologia dei media. Nuove prospettive per la storia e la teoria della comunicazione
Carocci, Roma, 2019, pp. 284.
Descrizione
Da alcuni anni la storia dei media è al centro di profondi rivolgimenti. Scavando sotto l’apparenza di un paesaggio lineare ed evolutivo, gli studiosi hanno iniziato a scoprire congegni straordinari mai sviluppati, invenzioni bizzarre che tornano inaspettatamente a distanza di anni, dispositivi immaginari che preannunciano con grande anticipo quelli reali. L’archeologia dei media indaga con strumenti innovativi la logica non lineare di tale sviluppo. Jussi Parikka, uno dei protagonisti di questo nuovo corso di studi, propone un’introduzione completa e approfondita alla disciplina. L’archeologia dei media, all’incrocio tra l’archeologia del sapere di Michel Foucault e la storia materiale dei media di Friedrich Kittler, attrae e fa dialogare non solo la storia e la filosofia dei media, ma anche le pratiche artistiche che tematizzano le identità dei mezzi di comunicazione. Ne deriva un libro fondamentale per comprendere che cosa sono oggi i media, che cosa non sono più e che cosa stanno diventando.

*Link all'Indice del libro

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07 luglio 2019

La RAI, modello di tv generalista per gli italiani


Enrico Menduni, giornalista e professore universitario, percorre e analizza la storia italiana della televisione, di cui è stato protagonista come consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al 1993, collegando le scelte politiche ed economiche dei governi dagli anni del “centrismo” a oggi alle loro ripercussioni sulla produzione dei programmi e la fruizione degli utenti.
Dalla “veterotelevisione” del monopolio Rai (1954-1974) alla digitalizzazione di oggi, passando per gli anni della nascita delle emittenti “libere” e dello sviluppo della “neotelevisione” generalista degli anni ‘80, un anno fondamentale, nel progressivo passaggio dal rigore dell’obiettività, dell’imparzialità e della completezza dell’informazione verso la manipolazione della realtà per renderla rassicurante, neutra e spettacolare, è il 1972, quando scade la convenzione tra Stato e Rai del 1952 e iniziano i dibattiti che portano alla riforma con la legge 103/1975, con cui si ribadisce il monopolio. L’anacronicità di questa scelta non impedisce lo sviluppo delle reti private, che favoriscono la nascita del cosiddetto “contenitore” e dei talk show, in cui le discussioni non arrivano a un approfondimento o a una conclusione, e alla tv senza opinioni ardite e scienza, ma intrattenimento e spettacolo. Il neoliberismo economico degli anni ’80 spinge alla trasformazione dell’uomo in un consumatore e richiede di non soffermarsi sulle tradizioni e sulle usanze, di non tollerare la routine o di rimandare la gratificazione.
Il libro è utile per approfondire la conoscenza della società italiana dalla seconda metà del Novecento e per comprendere quanto la costruzione televisiva della realtà nasca dalle esigenze del pubblico e quali effetti abbia agevolato.
L’autore segue un doppio canale: uno di stampo più tecnico sulle dinamiche imprenditoriali e sulle soluzioni tecnologiche, uno di carattere sociologico. Nonostante il linguaggio generalmente chiaro, alcuni termini specifici non sono efficacemente spiegati e quindi il lettore non preparato potrebbe rimanere confuso di fronte agli argomenti che rientrano di meno nei suoi interessi o nelle sue conoscenze.
Sicuramente però l’analisi sociologica del fenomeno televisivo coinvolge e fa riflettere. Menduni ricalca la visione di Bauman (Intervista sull’identità, 2003) riconoscendo nella diffusione della televisione in Italia il bisogno di stili di vita nuovi di fronte ai cambiamenti radicali dovuti al boom economico prima, all’era globale poi. Le più facili possibilità di ascesa sociale e la condivisione di beni e di servizi portano a una società in cui si è tutti più uguali, a patto di riuscire a mantenere il passo. La televisione, dunque, esprime il bisogno di essere informati facilmente e rapidamente e di occupare il tempo libero, sentendosi parte di una comunità virtuale e non isolati. Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie non sono la causa della fine delle relazioni tra gli uomini, ma in realtà ne sono la conseguenza, e un loro progredire potrebbe aiutare ad accettare le sfide che il mondo globale, dominato dalla inevitabile dipendenza reciproca, propone. Lo spirito critico di ciascuno può giovarsi dei contenuti liberamente circolanti in rete.
Fabrizio Rosasco

Enrico Menduni
Videostoria. L’Italia e la tv 1975-2015,
Bompiani, Milano, 2018, pp. 314.
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02 marzo 2019

In libreria

Carlo Verdelli
Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la Rai
Feltrinelli, Milano, 2019, pp. 224.
Descrizione
Tutto quello che dovremmo sapere sulla Rai ma non abbiamo mai osato chiedere. O forse non abbiamo mai voluto vedere. Un viaggio senza precedenti nei corridoi di viale Mazzini, dove si sta giocando la partita della nostra democrazia. I cittadini italiani sono azionisti di maggioranza, a loro insaputa, della Rai, una delle più grandi televisioni pubbliche d'Europa: 13 canali televisivi, 10 canali radio, 11 sedi all'estero, per un totale di 13.000 dipendenti. Bene, nel corso degli anni, circa una settantina, questa proprietà è stata gestita senza cura, ha perso colpi sul mercato, non si è rinnovata come i tempi avrebbero richiesto e oggi ha i conti in rosso. Però gli italiani continuano a finanziarla. Dunque il Servizio pubblico è pubblico nel senso che è nostro, ne siamo proprietari. Ma non solo. La Rai resiste anche come una delle principali fonti di informazione del Paese: in anni in cui sembra che ci siano solo internet, social e app, è bene ricordare che il Tg1 delle 20 ha oltre 5 milioni di spettatori. È facile quindi intuire come, per entrambe queste ragioni, la Rai sia legata a doppio filo alla vita democratica del Paese. Carlo Verdelli è stato il primo direttore dell'informazione del Servizio pubblico tra il 26 novembre 2015 e il 3 gennaio 2017. Il progetto era ambizioso: un piano di riforma di 470 pagine suddivise in cinque volumi di analisi, confronti internazionali e proposte per "svecchiare la Rai, disinfestarla dai parassiti della politica e proiettarla nel mondo di oggi". Ma qualcosa non ha funzionato. Quali sono gli interessi che hanno impedito un rinnovamento così indispensabile e urgente? Perché e a chi conviene che le cose non cambino? Verdelli ci guida per la prima volta nelle stanze e nei corridoi di viale Mazzini, e spiega perché riformare il Servizio pubblico e sottrarlo alle sabbie mobili del potere romano è impossibile. La Rai mancata diventa così "un tassello non marginale di un puzzle complesso. Messo insieme ad altri pezzi, forma l'immagine di un tessuto svolazzante. Sinistro, più che di sinistra". E il problema dell'informazione si conferma essere più che mai cruciale per la nostra democrazia.
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16 gennaio 2019

In libreria

Daniela Attilini
Quelli di via Teulada
Graphofeel, Roma, 2018, pp. 126.
Descrizione
 "[....] via Teulada non è un posto segnalato da guide turistiche, non è un noto monumento e nemmeno un'opera d'arte; ma ognuno di noi può trovarvi un pizzico della propria storia. Ognuno di noi deve qualcosa a quel cancello, a quel cortile ben curato con l'aiuola centrale fiorita. Ognuno di noi, se alza il viso per leggere da lì la storica scritta "Rai-Radiotelevisione Italiana", sa che quella Rai - quei programmi realizzati lì dentro, tra le mura di quegli studi - è entrata tra le mura di casa nostra. E lo ha fatto prima di tutti. Quando la si chiamava, tanti tanti anni fa, Mamma Rai forse l'appellativo non era poi tanto sbagliato". - Prefazione di Tito Stagno.
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24 settembre 2018

In libreria

Vanni Codeluppi
Il tramonto della realtà
 Come i media stanno trasformando le nostre vite

 Carocci, Roma, 2018, pp. 124.

Descrizione
Se ci guardiamo intorno, in qualsiasi città del mondo, ovunque vediamo persone con la testa bassa rivolta allo schermo di uno smartphone. Tuttavia abbiamo una scarsa consapevolezza dei cambiamenti che i media possono indurre nei nostri modi di pensare e di vivere la realtà. I media contemporanei, in particolare, devono gran parte del loro successo alla capacità di confezionare un mondo più piacevole e attraente di quello reale, privo di difetti e problemi. Per quanto tempo la realtà avrà ancora un senso per noi? Avremo ancora la necessità di vivere direttamente le nostre esperienze? Il libro descrive il ruolo sempre più invasivo dei media nella società contemporanea e il processo di progressiva fusione tra media e corpo umano, per farci riflettere sulle conseguenze di tali fenomeni per la nostra vita quotidiana.

Indice
Prologo
 1. I media e il “tramonto della realtà”
2. Entrare nello spettacolo
 3. Dai marziani di Orson Welles alla postverità
 4. Transtelevisione: lo spettatore va in scena
 5. Lo schermo e il tatto: fusione con i media
 6. Verso media biologici
 7. Vedersi nello schermo: fotografie liquide e selfie
 8. Dominare lo spazio: il mito della realtà aumentata
 9. Il tempo sospeso dei media
 10. Verso l’oblio digitale
 11. Vita da social
 12. Un capitale sociale virtuale
 13. Il potere della pubblicità sui media
 14. I media-zombi: fusione con il soprannaturale
 Epilogo
 Opere di riferimento
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27 giugno 2017

La radiovisione



La storia della radio ha radici alla fine del diciannovesimo secolo. Il fisico e matematico scozzese James Maxwell fu il primo a studiare il carattere ondulatorio della luce. Questi studi portarono il fisico tedesco Heinrich Hertz a capire che si sarebbe potuto trasmettere informazioni tramite le onde elettromagnetiche. L’ingegnere Nikola Tesla utilizzò per primo un dispositivo che conteneva tutti gli elementi simili alla radio, che però non riusciva né a trasmettere e né a ricevere segnali. Si deve quindi all’italiano Guglielmo Marconi, nel 1901, l’invenzione vera e propria del primo sistema in grado di trasmettere segnali radio a grandi distanze.
La radio ha subito grandi mutamenti nel corso del ventesimo secolo e sempre di più ha assunto importanza, divenendo uno strumento di comunicazione di massa. Negli anni ’20 italiani, questo strumento divenne fulcro dell’EIAR, fondamentale per la propaganda fascista. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, la radio giunse alla sua età dell’oro. Nel 1951 la prima edizione del Festival di Sanremo venne riprodotta tramite radio. Da lì in poi, per la radio, fu un vero e proprio successo. L’arrivo delle televisioni non scalfì il grande utilizzo che gli italiani fecero di questo strumento e, anzi, a fine degli anni ’90 sarà proprio l’arrivo delle web radio a rendere queste un punto fermo dell’intrattenimento. Questo portò la radio a sbarcare anche sulle televisioni, sia come semplice modo di ascoltare la musica, sia come alternativa ai programmi televisivi.
Simone di Biasio, nato a Fondi nel 1988, laureato in Editoria e Giornalismo all’Università “La Sapienza” di Roma, con il libro Guardare la radio. Prima storia della radiovisione italiana discute del successo di questo mezzo di comunicazione. Guardare la radio assume una duplice valenza. Da un lato la possibilità di osservare gli speaker al lavoro, prima erano solo delle voci fuoriuscite da uno strumento. Dall’altro osservare come la musica prende forma, i video dietro le canzoni di successo.
Il libro è una storia, racconta l’evoluzione di questo mezzo di comunicazione di massa. La radiovisione che, come dice Maurizio Costanzo, «È una radio che studia la televisione». La nascita di un nuovo medium, un nuovo strumento di comunicazione che non soppianta l’altro ma che lo integra. La radio che si fa radiotelevisione. «Che un giorno non tanto lontano noi potremo radiovedere non è in alcun modo dubbio», così scriveva "Il Corriere della sera" nel 1931. In fondo, ogni mezzo di comunicazione di massa ha subito un’evoluzione. La radio lo dimostra.

Samuele Aiesi

 

Simone di Biasio
Guardare la radio. Prima storia della radiovisione italiana
Mimesis, Milano, 2016

13 novembre 2014

In libreria


Emanuele Ballacci
Inviato di guerra 2.0. Dal calamaio allo smartphone.
I casi delle «social netwar» in Egitto e Libia

Civitavecchia, Prospettiva Editrice, 2014, 250 pp.

Descrizione
Da eroe a intruso, da scomodo nemico fino a prezioso alleato. Il destino dell'inviato di guerra è sempre stato mutevole e problematico. Questo viaggio, lungo oltre un secolo e mezzo, ne ripercorre le principali fasi storiche: dal calamaio usato da William Russell nel 1853, passando per il telegrafo, la radio e la tv, fino alla Rete e al web 2.0. Con la suola delle scarpe intatta e i polpastrelli consumati. La nuova era del giornalismo di guerra è indissolubilmente legata al mondo delle nuove tecnologie: blog, social media e smartphone. Le primavere arabe in Egitto e Libia ne costituiscono il caso più recente ed emblematico, seppur con numerosi interrogativi. Le interviste agli inviati Cristiano Tinazzi, Fausto Biloslavo, Mimosa Martini e Giovanni Porzio illustrano un possibile futuro del mestiere, capace di rinnovarsi costantemente e trovare nuove vie di espressione per scrivere - o twittare nuove pagine di storia.
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09 novembre 2014

In libreria

Gabriele Balbi - Paolo Magaudda
Storia dei media digitali. Rivoluzioni e continuità

Prefazione di Peppino Ortoleva
Editori Laterza, 2014, 208 pp.

disponibile anche in formato ebook
Descrizione
Quanto è rivoluzionaria la cosiddetta ‘rivoluzione digitale’? E quanto, invece, il digitale affonda le proprie radici nei vecchi media analogici dell’Otto-Novecento? Partendo da questi interrogativi, Gabriele Balbi e Paolo Magaudda ci guidano in un originale viaggio attraverso la storia dei media digitali, dalla prima metà del Novecento ai giorni nostri. Con un’ottica globale, gli autori ripercorrono le tappe principali della storia del computer, di internet, del telefono cellulare e della digitalizzazione di alcuni settori dell’industria culturale quali musica, stampa, cinema, fotografia e radiotelevisione. Tra rotture rivoluzionarie e sorprendenti continuità, Storia dei media digitali getta uno sguardo disincantato su una delle mitologie del nostro tempo.

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29 luglio 2014

Saper scegliere, conoscere e commentare

"[...] Dopo le invenzioni della scrittura e della stampa la comunicazione digitale rappresenta la terza grande innovazione sul piano dei media. Con la loro introduzione, questi tre media hanno consentito a un sempre maggior numero di persone di accedere, sempre più facilmente, a una massa sempre più grande di informazioni rese sempre più durevoli. Con l’ultimo passo rappresentato da internet abbiamo anche una sorta di “attivazione“: gli stessi lettori diventano autori. Ma questo, di per sé, non crea automaticamente progresso sul piano della sfera pubblica. Nel corso dell’Ottocento – con l’aiuto dei libri e dei giornali di massa – abbiamo visto nascere delle sfere pubbliche nazionali dove l’attenzione di un numero indefinito di persone poteva applicarsi simultaneamente sugli stessi identici problemi. Questo però non dipendeva dal livello tecnico con cui i dati erano moltiplicati, distribuiti, accelerati, resi durevoli. Si tratta, in fondo, degli stessi movimenti centrifughi che avvengono anche oggi nel web. Piuttosto, la sfera pubblica classica nasceva dal fatto che l’attenzione di un anonimo pubblico di cittadini veniva “concentrata“ su poche questioni politicamente importanti che si trattava di regolare. Questo è ciò che la rete non sa produrre: anzi la rete, al contrario, distrae e disperde. Pensi per esempio ai mille portali che nascono ogni giorno: per i collezionisti di francobolli, per gli studiosi di diritto costituzionale europeo, per i gruppi di coscienza degli ex-alcolizzati. Nel mare magnum dei rumori digitali queste comunità comunicative sono come arcipelaghi dispersi: ce ne saranno miliardi. Ciò che manca a questi spazi comunicativi (chiusi in se stessi) è il collante inclusivo, la forza inclusoria di una sfera pubblica che evidenzi quali cose sono davvero importanti. Per creare questa “concentrazione” occorre prima saper scegliere – conoscere e commentare – i temi, i contributi e le informazioni che sono pertinenti. Insomma, anche nel mare magnum dei rumori digitali non dovrebbero andare perse quelle competenze del buon vecchio giornalismo che sono oggi non meno indispensabili di ieri."
Jurgen Habermas
"Reset", 25.7.2014


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17 febbraio 2013

La radio nel cuore, l'attimo di una canzone


Viaggio itinerante sulla storia della radio, un intreccio di avvenimenti che hanno generato uno dei più importanti mezzi di comunicazione dei giorni nostri. Un insieme di ingegni, creatività che hanno contribuito a creare uno strumento che ha raggiunto il cuore di ognuno nelle varie epoche attraverso:  l'informazione,  la musica,  gli audio romanzi, ossia il testo adattato al linguaggio radiofonico, come quello della guerra dei mondi di Orson Welles che venne annunciato  bruscamente come cronaca giornalistica in diretta, durante una programmazione e diede l'impressione, che veramente gli alieni fossero sbarcati nel  New Jersey, e spinse gli abitanti a lasciare le loro case; forse uno degli episodi più significativi del potere del linguaggio, ma soprattutto dell'ascolto.  Prodotto di cultura di massa specchio della società del tempo, un gioco cattriottico, riflessione di un pensiero riconducibile alla comunicazione  di accorciare le distanze, vario nei suoi generi e contenuti.  La divisione in quattro punto ci visualizza la sua origine e il suo evolversi. Curioso è il fatto che nei suoi primi vent'anni i soggetti a cui erano rivolti fossero differenti in quanto era un codice accessibile a pochi e si avesse il timore che i suoi messaggi venissero decifrati trasformandosi con il tempo  nell'interattività che l'avrebbe contraddistinto, significativo il caso che ha segnato la memoria è stato: la tragedia del Titanic, metafora delle divisioni e contrapposizioni di classe, nel quale ebbe un ruolo centrale il radiotelegrafista, un marconista David Sarnoff che a partire da quella notte sarebbe entrato prepotente nella storia della radio con l'intuizione rivoluzionaria del broadcasting.
L'autore ripercorre la storia della radio con sottile maestria dando degli spunti da imprimere sulla nostra memoria dal titolo di un fortunato programma televisivo realizzata dalla rai in occasione dei sessant'anni della radiofonia italiana, il punto centrale attorno a cui si è sviluppata la ricostruzione è quello linguistico, l'evoluzione del linguaggio radiofonico inteso nell'insieme dei suoi significanti, il progetto e lo scambio comunicativo che ha realizzato. In questa digressione storica si ripercorre anche gli spazi fisici che ha occupato nella società dai salotti in prima vista ad arrivare a un'intimità dell'io come la cucina, il bagno, le spiagge, nelle automobili come per cogliere quei momenti di riflessione con se stessi e con gli altri. Questo libro lo si potrebbe definire un ascoltare il proprio cuore, giusto il tempo di una canzone, un viaggio nel tempo e nello spazio per darci l'idea della complessità delle vicende umane inteso come mondo.
Jenniffer Flores Guevara

 
Giorgio Simonelli
Cari amici vicini e lontani.L'avventurosa storia della radio
Milano, Bruno Mondadori, 2012, 151 pp.

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16 dicembre 2012

In libreria


Adriano Ardovino
Raccogliere il mondo. Per una fenomenologia della rete
Roma, Carocci, 2012, 326 pp.

Descrizione
Dalla nascita di Internet e del Web, storici della tecnologia, antropologi, sociologi e teorici dei mezzi di comunicazione di massa hanno fornito apporti essenziali all'intelligenza del fenomeno e alla ricostruzione dei suoi presupposti culturali. In questo variegato approccio "umanistico" è mancata una sintesi specificamente filosofica. Il pensiero contemporaneo, infatti, haspesso ricondotto l'innovazione a un generico mutamento epocale, preferendo concentrarsi sulla descrizione di singoli dispositivi e pratiche esemplari, dall'iPad al social networking. Questo volume offre un contributo
fenomenologico, mettendo a fuoco alcune categorie centrali - dall'intelligenza collettiva all'ipertesto - e indicando il loro orizzonteunitario - la capacità di raccolta della Rete - come qualcosa di distinto, anche se non separato, dagli aspetti applicativi e infrastrutturali. L'obbiettivo è pensare questo orizzonte come forma di mondo, comunità e linguaggio, aldilà di metafore riduttive che invitano ancora a percepire la Rete come collezione di luoghi virtuali ("posta", "piazza", "mercato", "biblioteca", "archivio" ecc.) o a scorgervi dinamiche puramente mass-mediali. Muovendo dalla "fenomenologia della tecnica" di Heidegger e da alcune suereinterpretazioni contemporanee, l'analisi coinvolge quegli autori - su tutti Lévy, Castells, Rheingold, Landow, Bolter, de Kerckhove - che con più passione e competenza hanno osservato l'evoluzione della Rete e fornito rilevanti categorie descrittive.
 
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30 luglio 2012

In libreria

Fausto Colombo
Il paese leggero. Gli italiani e i media tra contestazione e riflusso (1967-1994),
Roma-Bari, Laterza, 2012, 318 pp.
Descrizione
Fra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta l'Italia cambia due volte pelle, corpo, anima. Prima, nel decennio 1967-1977, scopre la partecipazione, l'egualitarismo, il femminismo, la democratizzazione della cultura; poi, negli anni fino al 1994, l'individualismo, la microimprenditorialità, il diritto al consumo, la seduzione del benessere e della moda. Due paesi, o meglio due immaginari, il secondo sovrapposto al primo e alla fine vittorioso. Il libro li racconta attraverso un'analisi trasversale dei media: stampa, cinema, fumetto, musica, radio e televisione.
Scorrono, riscoperti in un'analisi del tutto inedita, i fatti, i personaggi, le storie e i testi che hanno appassionato e avvinto gli italiani, guidandoli dalla contestazione al riflusso. Canzoni, film, programmi televisivi, eventi sportivi, protagonisti della cultura e della politica entrano a far parte di un racconto nuovo, che rileggendo il passato ci porta al cuore dell'Italia di oggi. Ne emerge la biografia culturale di un paese leggero: leggero come la fantasia, capace di grandi voli, ma anche come il disimpegno, il disinteresse, la fuga dalla realtà, fino alla tragica dimenticanza delle proprie virtù.
*link all'Indice del libro.
* disponibile anche in formato e-book.

24 giugno 2012

In libreria

Daniela Manetti
Un'arma poderosissima. Industria cinematografica e Stato durante il fascismo 1922-1943

Milano, Franco Angeli, 2012, 272 pp.
Descrizione
Il cinema in Italia è stato studiato nella sua evoluzione critico-estetica, come prodotto intellettuale e nella sua importanza sociale quale oggetto di consumo e nuova forma di spettacolo e di intrattenimento legata alla nascita del tempo libero, nonché come mezzo di comunicazione di massa o "deposito" di memoria. Alcuni saggi vanno attribuiti anche a giuristi, soprattutto esperti di diritto pubblico dell'economia. A questi ambiti di ricerca e ai relativi approcci e metodologie sono sostanzialmente da ricondurre anche i diversi studi che, a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta, si sono occupati degli aspetti economici del film o del cinema, spesso in prospettiva storica. Nell'ottica della storia economica, il volume ricostruisce le vicende dell'industria cinematografica italiana durante il fascismo e i suoi rapporti con lo Stato, per la rilevanza dei fattori politico-istituzionali e per il ruolo che questi ebbero nel ventennio e nella ripresa e nell'espansione economica del settore. La ricerca non si limita, però, alla legislazione incentivante: l'azione dello Stato è in quegli anni talmente pervasiva da richiedere la parallela considerazione di altri aspetti, dal controllo alla censura, dalla comunicazione alla propaganda. Aspetti che si intrecciano costantemente, facendo dell'industria cinematografica un settore al quale il regime dedicò particolare attenzione per la consapevolezza che il duce ebbe della potenza dell'immagine e del cinema come strumento fondamentale nell'organizzare il consenso e nell'autopromozione

*link all'Indice  del libro.

11 giugno 2012

In libreria

Andrea Sangiovanni
Le parole e le figure.
Storia dei media in Italia dall’età liberale alla seconda guerra mondiale
Roma, Donzelli,  2012, 374 pp.
Descrizione
C’è stata una «rete» capace di connettere il mondo molto prima di internet. «L’intera superficie del paese – sosteneva infatti Samuel Morse nel 1873, a proposito del telegrafo e degli Stati Uniti – sarà solcata da quei nervi che hanno il compito di diffondere, alla velocità del pensiero, la conoscenza di tutto quello che accade in tutto il territorio, cosa che trasformerà l’intero paese in un unico grande quartiere»: ecco le fondamenta della contemporanea comunicazione di massa, di quello che McLuhan avrebbe definito «villaggio globale». Il libro ripercorre, in un continuo confronto con i modelli internazionali, la nascita e l’evoluzione in Italia di un sistema dei media fondato sulla parola e l’immagine. Parole scritte e lette, attraverso l’industria del libro e della stampa quotidiana e periodica, ma anche ascoltate, attraverso gli strumenti per la riproduzione meccanica del suono e la radio. E immagini, figure che occhieggiano ammiccanti dai manifesti suggerendo nuovi consumi, o che vengono disegnate dalla luce, dalla «matita della natura», come uno dei primi sperimentatori, William Talbot, definiva la fotografia. O, ancora, che iniziano ad animarsi nelle sequenze fotografiche di Muybridge e stupiscono il mondo con i primi rulli cinematografici dei fratelli Lumière. Intrecciando prospettive diverse – dalla storia della tecnologia a quella sociale, dalle trasformazioni dei linguaggi alla costruzione dei pubblici – prende forma, in queste pagine, l’avvincente ricostruzione del lungo processo di formazione del sistema delle comunicazioni di massa nel nostro paese.

10 maggio 2012

In libreria

Elena Valentini
Dalle gazzette all'iPad. Il giornalismo al tempo dei tablet
Milano, Mondadori Università, 2012, XXII-250 p. (collana Azimut)
Descrizione
L'evoluzione dei quotidiani è legata a un'interazione dinamica tra processi culturali, sociali, economici e politici e innovazioni tecnologiche. Tra queste, il tablet è solo l'esempio più recente, ma ad alta visibilità. Che ruolo hanno avuto questi aspetti nella storia del giornalismo? Dalle gazzette ai quotidiani on line e su iPad, come sono cambiati linguaggi, formati, rapporto con i lettori, modalità di consumo e strategie di marketing? Nell'obiettivo di rispondere a questi interrogativi, il volume presenta uno studio, in prospettiva sociale e comunicativa, sui tablet e su potenzialità e limiti dei nuovi device nel mercato editoriale e dell'informazione. L'iPad non salverà i giornali, né li condannerà alla scomparsa. È però una sfida e un'occasione per innovare contenuti, esperienze di consumo, relazione con i pubblici e modelli di business. Per il momento sono rintracciabili alcuni aspetti di continuità con il cartaceo, ma non mancano segnali incoraggianti di sperimentazione. La scommessa del cambiamento non si gioca però solo sul tablet, bensì anche sulla carta stampata, su Internet e sui rapporti tra i diversi media. Ma, soprattutto, sui valori irrinunciabili del giornalismo professionale.

12 aprile 2012

Libri ri/trovati

Diego Verdegiglio
La TV di Mussolini
Sperimentazioni televisive nel Ventennio fascista
Roma, Castelvecchi, 2003, 486 pp.
Descrizione
Questo libro vuole far conoscere al pubblico un fenomeno ancora largamente ignoto: l’esistenza di regolari trasmissioni televisive giornaliere in Italia poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Molti pensano, infatti, che la televisione italiana sia nata con la Rai agli inizi degli anni Cinquanta, ma in realtà gli esordi sono negli esperimenti che l’Eiar effettuò a Roma, Milano e Torino tra il 1939 e il 1940, con tanto di artisti, presentatori, interviste sportive in studio, trasmissioni di film, sketch, commediole, canzoni, imitatori, balletti e concerti. Le grandi aziende elettrotecniche italiane e straniere intuirono l’importanza del mezzo televisivo e iniziarono immediatamente la fabbricazione di televisori a valvole destinati a un piccolo pubblico di gerarchi, docenti, industriali e imprenditori che installarono sui tetti delle tre grandi città italiane le prime antenne per la ricezione delle immagini: non fecero eccezione i Palazzi Vaticani e Villa Torlonia, dimora di Mussolini. La regolare programmazione televisiva del tempo, testimoniata in gran parte sul «Radiocorriere», riporta tutta una serie di novità assolute per l’Italia di quell’epoca, e sorprendenti ancora oggi: la presenza, ad esempio, della prima, vera «signorina buonasera» del video italiano, rintracciata e intervistata appositamente per questo libro. E di uno dei primi presentatori televisivi, che fu Nunzio Filogamo. Non mancano opere relative alla radio, al cinema e al teatro di quegli anni: ma la televisione (a parte qualche paragrafo isolato qua e là) non aveva mai avuto prima d’ora una ricerca di così vasta e documentata portata.
* link ad alcuni estratti del libro.

19 febbraio 2012

Verso la TV 3.0

Uno in cucina, uno in salotto. E poi quello in camera da letto per vedere un film sotto le coperte o per addormentarsi con il sottofondo di chiacchiere del talk show previsto per la seconda serata. Un altro nella cameretta dei bambini. Per i cartoni animati, ovviamente.
Ne è passato di tempo dalla nascita della Signora Televisione. Eh si proprio Signora; perché se volessimo impersonificare il media che ha cambiato la storia dell’umanità come ci suggerisce Luca Tomassini in Internet@TV.Dalla televisione alla retevisione, questa,sarebbe proprio una Signora alle soglie della sessantina.
E come ogni donna, nel corso degli anni, è cresciuta, è cambiata. Ha cambiato modo di vestire e di atteggiarsi, adeguandosi ai tempi che si evolvono.
Ne è passato di tempo da quando “guardare la tv” era considerato un evento. Da quando familiari e amici si riunivano intorno a questo magic box che per molti anni è stato appannaggio di pochi.
Il libro di Tomassini ci porta alla scoperta di questi cambiamenti, con un occhio verso l’Europa oltre che fra le mura di casa. Ma non è solo cambiata la tv, bensì il nostro modo di viverla, la tipologia di fruizione.
Un tempo esisteva un unico canale disponibile e quindi nessuna possibilità di scelta. Adesso la scelta è molto ampia, forse troppo.
La prima vera rivoluzione avvenne negli anni Settanta,con l’arrivo delle immagini a colori. E da li, una continua escalation. Immagini, video, montaggi. Una tv che non ha più come obbiettivo primario quello di informare ed istruire bensì di divertire. E’ l’era dell’infotainment.
Nuove parole iniziano a farsi largo tra le persone comuni e non solo tra gli addetti al settore.
Reclame, zapping, reality, iptv, pay per view, web tv e il tanto decantato audience. Il primo comandamento per quella che è ormai diventata una vera e propria industria commerciale. Il telespettatore non è più passivo, non subisce un’unica programmazione ma può scegliere all’interno di un’ampia offerta e diventa lui stesso autore di contenuti nel mondo del web.
Se un tempo televisione significava televisore, adesso i contenuti sono indipendenti e possono essere fruiti su molteplici dispositivi. Siamo di fronte al fenomeno della convergenza che non è una parolaccia.Internet e tv cominciano ad essere sempre meno estranei e confluiscono uno verso l’altro creando un’offerta originale. Possiam quindi parlare di TV 3.0, di una televisione che esce dal televisore ed invade la vita quotidiana. Un nuovo mercato quindi in cui i confini tra produttore e consumatore diventano molto labili.
Cresce la tv ed ognuno di noi è chiamato a prendere una posizione:o la si odia o la si ama.
Come ci suggerisce la prefazione ad opera di Irene Pivetti, in cui vengono sottolineati gli aspetti più romantici ed affettivi provocati dalla signora che tutti conosciamo, la Signora TV.
Giorgia Cenni





Luca Tomassini
Internet@Tv. Dalla televisione alla retevisione
Milano, Franco Angeli, 2010
*link al sito dell'autore Luca Tomassini

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