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27 aprile 2025
Il diavolo oggi è l’approssimativo
18 febbraio 2025
Le parole, i social e la Storia
"Una parola, decisamente, domina e illumina i nostri studi: comprendere".
16 dicembre 2024
Il degrado della lingua
" [...] La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee".
23 ottobre 2022
Attenzione, Gentilezza e Linguaggio
07 novembre 2021
In libreria
Genere e Media: non solo immagini.
Franco Angeli, Milano, 2020, pp. 234
Descrizione
Il volume presenta i nuovi orientamenti di indagine dell'Unità di ricerca GEMMA (GEnder and Media MAtters) istituita presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza-Università di Roma. All'origine di GEMMA è la consapevolezza della crescente complessità del nesso 'genere e media' nella società contemporanea, in cui si osserva e si sperimenta sia una profonda trasformazione dello scenario mediale, sia una diffusa problematizzazione dell'assunto a lungo indiscusso del 'binarismo di genere'. Nonostante i mezzi di comunicazione abbiano esercitato da sempre una funzione di rappresentazione delle identità di genere, lungo un intervallo compreso tra gli estremi della messa in scena e quelli della stereotipizzazione, oggi l'espansione del contesto mediale e la sua declinazione contemporaneamente individuale e di massa implicano l'elaborazione di nuove prospettive di studio e di ricerca. Il libro intende fornire una pluralità di spunti di riflessione, riconducibili a piattaforme e a pratiche comunicative differenti: dalla televisione alla pubblicità, dalla comunicazione pubblica ai consumi culturali, fino alla Rete, ai Social Media e ai Social Network Sites, i diversi contributi qui raccolti mettono a fuoco le forme di agency dispiegate da individui, gruppi e istituzioni nei processi di creazione, diffusione e consumo di immagini di genere nei testi mediali. Il primario intento di lettura e interpretazione del presente, perseguito dal gruppo di ricerca, non esclude l'esercizio di uno sguardo retrospettivo; così come l'adesione a prospettive e strumenti dei feminist media studies non preclude il ricorso agli apporti fruttuosi della sociologia.
____
12 ottobre 2021
"La scomparsa della conversazione"
"La quasi totale scomparsa della conversazione (probabilmente il solo divertimento dei nostri antenati) ha fatto sì che lo scambio di idee sia diventato un genere particolare di spettacolo. Tre o quattro persone che sono ritenute qualificate, abilitate a esprimere idee, si radunano intorno a una tavola rotonda, e il pubblico, stupito e annoiato assiste al loro colloquio. Talvolta i conversatori appaiono sul video, talaltra sono presenti in carne ed ossa in una sala, di fronte a un certo numero di invitati. I conversatori esprimono le loro idee, le loro opinioni. C’è qui qualcosa di anacronistico perché anche le opinioni – materia prima di ogni conversazione non meramente utilitaria – hanno da tempo seguito la stessa sorte dell’arte del conversare: sono scomparse. Naturalmente non si dà scomparsa senza sostituzione dell’ente o dell’oggetto sparito; e in questo caso le opinioni, che sono giudizi di valore, indipendenti dalle fluttuazioni provvisorie del gusto e del costume, sono costituite da fiato di voce, da chiacchiere prive di consistenza ma dotate di una provvisoria efficacia. Coloro che reggono la vita pubblica (politici amministratori, uomini d’affari) non potrebbero impunemente mostrarsi a vuoto di idee generali, di opinioni; e quanto più il vuoto è reale tanto più essi sono tenuti a coprirlo col vento della loro verbosità. Non altrimenti potrebbero andare le cose, perché il linguaggio – veicolo di ogni opinione – è anch’esso in crisi. Una importante scuola filosofica si è sforzata di dimostrare che il linguaggio non afferra enti reali ma fantasmi. L’uomo, sostanzialmente, non sa nulla di sé, ma per vivere deve darsi significati del tutto provvisori. Il filosofo è consapevole della sua ignoranza, ma è necessario impedire che l’uomo della strada si renda conto dell’ignoranza dei clercs e dei filosofi.
15 luglio 2021
26 giugno 2020
09 marzo 2020
I titoli di "Libero"
24 ottobre 2019
Giornalismo e razzismo
Enrico Caniglia
23 settembre 2019
In libreria
“Il Giornalino” di Prezzolini. La lingua italiana tra promozione e propaganda nella New York degli anni ’30 e ’40
Franco Cesati editore, Firenze 2019, pp. 253.
Descrizione
06 settembre 2019
In libreria
22 marzo 2019
in libreria
Il linguaggio del giornalismo giudiziario
Pacini Editore, Pisa, 2018, pp. 452.
Descrizione
Indice del libro.
23 maggio 2018
Quel genere di giornalismo che genera sconcerto
10 gennaio 2018
I grandi Derby firmati da Gianni Brera
01 novembre 2017
In libreria
L'italiano dei giornali
Carocci, Roma, 2017, 144 pp.
I quotidiani sono ancora un modello di lingua scritta per gli italiani di oggi? Come è cambiata la scrittura dei giornali negli ultimi vent'anni? Come sono scritti e come vanno letti gli articoli di un giornale? Il volume risponde a queste domande ripercorrendo la storia linguistica dei giornali italiani dall'Ottocento a oggi, e offre ai lettori non specialisti un’agile guida alle tecniche della scrittura giornalistica, con esempi di analisi di testi. La nuova edizione aggiorna ampiamente i capitoli dedicati ai giornali in rete e presenta inoltre una riflessione sull'etica dell’italiano giornalistico al tempo della cosiddetta post-verità.
Indice del libro
Introduzione. Lingua dei quotidiani e lingua quotidiana
1. Breve storia della scrittura giornalistica
Dalle origini al secondo dopoguerra/ Dal miracolo economico agli anni Ottanta/ Verso il 2000: giornali gratuiti e d’opinione, tv e Internet/Computer, tablet, telefono: la notizia su più piattaforme
2. Com’è fatto il giornale
Formato e impaginazione/Titoli/ Forme e tipi testuali/ Testo e immagine
3. Notizie e realtà: l’etica del giornale
Costruire la notizia/ Consumo e ciclo di vita delle notizie/ Le fonti e il loro uso/ Narrazione e punto di vista/ “Parlare civile”: l’uso non discriminatorio delle parole
4. La scrittura giornalistica
Dall’agenzia di stampa all’articolo/ La cronaca/Approfondimenti, riflessioni, polemiche/ L’intervista
5. I giornali in rete
Il giornalismo digitale/ Due canali diversi ma non troppo/ Nuovi paradigmi di scrittura e ipertestualità/ Sintassi e testualità della scrittura in rete/ Regole per la scrittura digitale?
Bibliografia
19 maggio 2016
In libreria
goWare, Firenze, 2016, 304 pp. Ebook
Abbreviazioni, accenti, ausiliari, capoversi, controlli, concordanze, conferenze stampa, corsivi, costruzione delle frasi, dichiarazioni, didascalie, diffamazione, discorso diretto, frasi fatte, gergo, gossip, grafici, impaginazione, inizio e conclusione dell'articolo, indirizzi, internet, interviste, leggi sulla stampa, maiuscole, misure, musica, ndr, nomi e cognomi, nomi geografici, numeri, occhielli, ortografia, parolacce, plurali difficili, privacy, pubblicità, querela, rettifica, ripetizioni, scaletta dell'articolo, secondo capoverso, segreto professionale, sesso, sondaggi, stereotipi, sintassi, telefoni, url, verbali... e altre 1.000 voci per comunicare con chiarezza, concisione, eleganza su qualsiasi media, tradizionale e nuovo. Un libro di consultazione per chiunque voglia comunicare in modo professionale.
05 dicembre 2014
Le parole sono pietre
"Repubblica", 8.11.2014.
01 marzo 2014
La forza delle parole
Ho scelto di fare una tesina sul libro La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio perché l’ho trovato pulito, liscio, semplice, diretto e conclusivo. Un libro che ho letto in un periodo della mia vita in cui, credo, ho saputo recepirne pienamente la lezione. Un libro che mi è stato regalato dopo essere stata eletta consigliere comunale nel Comune della mia città: Massa Carrara. Un saggio che è arrivato tra le mie mani dopo "Indignez Vous!" del quasi centenario Stéphane Hessel, e dopo Ribelliamoci, l’alternativa va costruita della meravigliosa Luciana Castellina.
Il libro di Carofiglio si divide in due parti, la prima, che è anche quella che dà il titolo al volume, è lo sviluppo di una conversazione che l’autore ha avuto al Salone del Libro di Torino nel 2009. La seconda (Le parole del Diritto) rappresenta la rielaborazione di un dialogo tra Carofiglio ed un suo amico.
L'autore definisce il libro un saggio, ma lo chiama anche "antologia anarchica", dove si cerca il senso anche e soprattutto grazie alle parole di altri personaggi: Hannah Arendt, don Milani, Bob Dylan, Aristotele, Bob Marley, Primo Levi, Goethe, Gramsci… I capitoli sono uniti tra loro da un itinerario concettuale, ma il testo si può leggere anche senza seguire l’ordine delle pagine. Inoltre, nel finale, ci sono delle utilissime note curate da Margherita Losacco (docente di filosofia all’Università di Padova).
Quindi è un saggio sul linguaggio e sulle parole e sull’uso che oggi si fa di entrambi.
Le parole ovviamente servono per comunicare, per raccontare e raccontarsi, ma possono servire anche per cambiare il senso delle cose, il senso della realtà.
Quando non si da più importanza alle parole che vengono utilizzate, quando il linguaggio diventa povero nel lessico e nel contenuto, c’è sempre una perdita di senso.
A questo punto è vitale restituire alle parole la loro forza originaria, donargli dignità e prestare attenzione a come si parla e a quel che si dice. Questo non significa soltanto usare correttamente il congiuntivo, significa più profondamente, rendere nuovamente le parole aderenti alle cose : dare al significante il suo migliore significato.
Rosa Luxemburg ci insegna che chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario, e personalmente credo che in questo preciso periodo storico, sociale e culturale, ci sia bisogno di rivoluzione, anche nel senso stretto del termine (rivoluzióne s. f. [dal lat. tardo revolutio-onis «rivolgimento, ritorno», der. di revolvĕre: v. rivolgere].
Gianrico Carofiglio ha scelto di soffermarsi su cinque parole: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta.
Interessante è anche una sesta parole, quella presente nel titolo: manomissione. Manomissione è una parola che ha due significati. Il primo è quello di alterazione, violazione, danneggiamento. Il secondo, che ignoravo fino alla lettura del libro, deriva dall’antico romano: liberazione, riscatto, emancipazione (con il termine manomissione ci si riferiva alla cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato!).
Riflettere sulla parola vergogna, oggi è necessario. Viviamo in un paese dove è diventato quasi vergognoso vergognarsi. Niente di più sbagliato. Provare vergogna rappresenta è un segnale da ascoltare per non intaccare la nostra etica personale. Al lato opposto della vergogna troviamo l’onore e la dignità, parola quest’ultima che io credo debba essere inserita nell’alfabeto di ogni essere umano. Il sentimento della vergogna può aiutarci a migliorare.
Giustizia è una parola che sinceramente andrebbe rimodellata dal principio. Se ci pensiamo bene, chi non prova vergogna spesso non è nemmeno ben rivolto alla giustizia. La giustizia però va di pari passo con il nomos, con la legge, che è il fondamento stesso della democrazia. In molti si dimenticano purtroppo il principio di eguaglianza formale di tutti i cittadini davanti alla legge enunciato dall’art.3 della nostra Costituzione. Una giustizia come uguaglianza, come equa ripartizione dei beni, come abolizione di ogni forma di sfruttamento. Zeus, dona agli uomini Dike, la giustizia terrena: principi ordinatori di città e legami produttivi di amicizia senza i quali non esisterebbe la politica.
Ribellione invece è una parola che evoca la violenza fisica, il capovolgimento delle cose. Ma il contrario della parola ribellione qual è? Troviamo repressione, obbedienza, rassegnazione e secondo Carofiglio anche tirannia. Ribellione in opposizione all’obbedienza quindi. Ribellione come responsabilità, autonomia , come rimedio contro la bruttezza, l’umiliazione e la perdita di dignità. Ribellarsi è un diritto, dobbiamo farlo sempre e in qualsiasi settore.
Bellezza ha dentro di se un mondo. Secondo Camus, persino le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza. Una bellezza pura, una bellezza delle cose; non un ornamento, ma una forma di salvezza e insieme una categoria morale. "Il bene assoluto, nelle sue forme più antiche era composto inseparabilmente da giustizia e bellezza" ci dice Luigi Zoja. Bellezza estetica e bellezza etica, contro lo squallore.
Infine la parola scelta. Una parola che a me fa una paura terribile. Curioso notare che la parola scelta ha molti sinonimi ma nessun contrario. Un termine molto simile per etimologia alla parola dire (raccontare). Scelta significa anche fare un progetto, promettere, andare verso il futuro, e per capire ancora con più forza l’ importanza del significato di questa parola, possiamo semplicemente pensare a chi nella vita non ha possibilità di scegliere o ancora soffermarci sulla scelta dei senza scelta. Scelta può inoltre essere termine che lega gli altri analizzati in precedenza: scelta può essere ribellione non violenta, scelta può essere la ricerca della giustizia, scelta può essere la pratica etica della bellezza e ancora la salvezza dalla vergogna. La scelta è fondamentalmente l’unica grande ricchezza che ci rimane quando abbiamo perduto tutto, quindi ogni giorno dovremmo ringraziare per poter, nelle piccole e grandi questioni del mondo, aver a che fare con questo termine.
Questo libro, anche adesso che ne sto scrivendo un semplice riassunto personale, mi da forti emozioni. Ho 31 anni, mi definisco "una diversamente occupata"; sono stata sommersa, come gran parte dei miei coetanei, da quest’ondata di crisi e di precarietà. Una precarietà che ci dona il superfluo ma che ci fa guardare al futuro un mese alla volta, un contratto determinato alla volta. Una situazione che banalmente, mi fa provare vergogna, mi fa venire sete di giustizia, mi fa avere ancora la forza di scendere in piazza a ribellarmi, senza però perdere la bellezza della quotidianità e la consapevolezza che il mio scegliere giorno per giorno la persona che voglio essere non me lo può togliere nessuno.
Per non uscire troppo dal contesto, termino ricordando l’espressione del filosofo francese Brice Parain: torniamo a rendere le parole delle "pistole cariche".
Elena Mosti
Gianrico Carofiglio
La manomissione delle parole
Milano, Rizzoli, 2010
Carofiglio, è nato Bari il 30 maggio 1961 ed è magistrato, scrittore e politico.
29 gennaio 2014
In libreria
L'italiano nascosto. Una storia linguistica e culturale
Torino, Einaudi, 2014, pp. 328.
(disponibile anche in formato e-book)
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