Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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24 febbraio 2026

L'ignoranza

 "Internet non è la bacchetta magica della democrazia. Chi ha studiato, e studiato, e studiato ancora, può usare le sue risorse come la lampada di Aladino: chiedete (a Google) e i vostri desideri saranno realizzati (almeno per chi ha una carta di credito valida). Chi usa internet per mettere le foto delle vacanze su Facebook non diventerà per questo un cittadino informato e responsabile".
Fabrizio Tonello

F. Tonello, L'età dell'ignoranza, È possibile una democrazia senza cultura?Bruno Mondadori, 2012.
*disponibile in formato pdf in pensierocritico.eu

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25 febbraio 2022

Studiare i 'Promessi sposi'

In ogni pagina dei Promessi Sposi si ritrova la nostra contemporaneità, che ogni docente o adulto appassionato saprebbe indicare agli studenti con ampi riferimenti a quel che accade in Italia e nel mondo (e che ragazzi e ragazze conoscono). In questo modo Manzoni è un sicuro supporto per ben decodificare il perchè, emozioni, comportamenti e scelte obbligate e libere. Chi ancora non ha ritrovato questa traccia profonda del nostro tempo complesso dovrebbe provare a rileggerlo tutto o alcune parti a caso cercando proprio il collegamento con le nostre vicende umane, quelle che vediamo nei tg, che leggiamo nei giornali, quelle di cui abbiamo esperienza personale.
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17 febbraio 2022

Se la scuola ha una funzione educativa

Premesso che non solo i docenti devono sempre ben calibrare ogni parola e ben valutare il contesto, tanto più in tempi in cui in ogni ambito il linguaggio è slabbrato, intriso di espressioni volgari. Forse quel che è accaduto al liceo Righi di Roma deve essere inquadrato in un prima, un durante e un dopo per valutare senza pregiudizio i fatti. Dopo l'esplosione su tutti i media del caso a Radio24 è stata intervistata la Preside del liceo ed è saltato fuori che la studentessa nell'intervallo della ricreazione ballava sul banco con mosse poco appropriate mentre la scena era ripresa con alcuni cellulari e il video era destinato alla chat di alcune classi, come già era accaduto per altri episodi che rasentavano il cyberbullismo. Non a caso nella stessa scuola era stata istituita una commissione ad hoc. Se nel 'prima' la scena era stata quella descritta, cambia radicalmente la valutazione del fatto, senza dover criminalizzare l'insegnante, probabilmente sconcertata per quel che aveva visto con i propri occhi entrando in classe. Si è anche saputo che la stessa docente fa parte della commissione sul cyberbullismo (con buona soddisfazione degli studenti, che avevano approvato la scelta). Soprattutto dovremmo chiederci se la Scuola debba (o possa) continuare ad avere una funzione formativa della Persona nella sua interezza. Perchè a Scuola esiste una infinità di modi appropriati per fare ricrerazione in tutta allegria onorando la dignità dell'Istutizione e di tutti coloro che la frequentano o vi lavorano. Perché il contenimento del fenomeno del cyberbullismo dovrebbe partire proprio da un'aula scolastica dove si fa un uso smodato e improprio dei cellulari.
mmilan
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10 febbraio 2022

Fare ordine nella testa



Meglio parlare perché gli errori perdono importanza.
E invece per scrivere devi fare prima fare ordine nella testa”*



In una inchiesta a puntate che "la Repubblica" dedica alla polemica nata per le 2 prove scritte previste per l'esame di maturità, uno degli studenti intervistati non avrebbe potuto definire con più chiarezza l'utilità e le finalità della scrittura: "fare ordine nella testa". Infatti per scrivere, anche la frase più breve, è necessario pensare in modo compiuto, scegliere vocaboli e verbi appropriati e rispettare le regole della grammatica, della sintassi e della punteggiatura (di rilevanza non secondaria). In una parola la scrittura insegna a diventare persone riflessive.


*cfr. Paolo di Paolo, "La Repubblica", 9.2.2022, pp.20-21.
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02 dicembre 2021

Scrittura e libertà

 "Se vuoi affrontare questioni complesse hai bisogno della parola scritta. E io mi riferisco sia alla riflessione intellettuale sia all’elaborazione del tuo vissuto personale. La scrittura è un formidabile strumento di libertà: chi scrive è proiettato in una dimensione di invenzione permanente. La scuola insegna a tutti questa capacità di padroneggiare idee e sentimenti, che poi porterà ad occupare ruoli medi e alti nella società e ad avere una vita abbastanza sofisticata. Se noi neghiamo alla scuola questa funzione, di cui la prova scritta alla maturità è il simbolo più potente, certifichiamo una cosa orribile: che la capacità di scrivere e quindi di leggere sarà patrimonio solo di chi se la ritrova in famiglia. La società può delegare alle famiglie uno strumento così importante?".
Andrea Graziosi  

*Simonetta Fiori, Ridiamo fiducia alla maturità, La Repubblica, 2.12.2021 (intervista  a Andrea Graziosi).

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26 novembre 2021

L'Università

"[...] Per l'Università non esiste solo il mercato. Esiste la società, la società civile, nel suo complesso e nelle sue articolazioni. Esistono domande di ricerca non economiche in senso stretto, ma meritevoli di essere perseguite. C'è la competizione ma anche la solidarietà. Esistono le tecniche, le professionalità, ma anche la cultura."
Prof. Lorenzo Caselli


*L Caselli, "La Repubblica-Il Lavoro", 25.11.2021, p. 11.
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21 maggio 2020

Priorità

In questi mesi non abbiamo mai sentito un imprenditore, un commerciante, un professionista, un preside, un politico, un sindaco lanciare la proposta di fare scuola in ogni modo possibile nei mesi estivi con tutta l'inventiva di cui gli italiani sarebbero capaci? Nessuno, proprio nessuno. L'economia è la priorità, il turismo è la priorità, l'outlet da intasare è la priorità ma non la scuola, non l'istruzione, non la formazione così necessaria per la buona economia, così necessaria per il ben-essere di una società intera. La scuola no. La scuola può aspettare, la scuola è rinviabile e magari potrà proseguire da settembre a distanza. Di fronte a questa "dimenticanza", dovrebbe scattare quel "potere dei senza potere", che è il titolo del magnifico libro di Vaclav Havel, che proprio si dovrebbe far leggere a scuola (anche ai docenti): coinvolgere bambini e adolescenti in una straordinaria esperienza sul campo di educazione civica con la più impensata delle utopie.
Per questo l'estate 2020 richiede a chi crede nella urgenza della scuola una straordinaria prova di Volontariato per fare lezione ovunque sia possibile, in ogni modo possibile, con creatività e passione, per svegliare le coscienze e rendere ben visibile la priorità dell'istruzione, al di là di ogni altro interesse. Possiamo trasformare questa emergenza in una straordinaria lezione di etica pubblica. In Italia ci sono tre mesi, giugno, luglio e agosto, pieni di luce e di sole, pieni di spazi all'aperto, sale pubbliche e private tutte da occupare per fare scuola a piccoli gruppi nel rispetto delle regole sulla distanza fisica (non sociale) con modalità in presenza docenti, bambini e ragazzi. In qualsiasi luogo è possibile attrezzare un'aula con sedie e tavoli e una lavagna (basta una lavagna per fare una lezione coinvolgente!). Questa dovrebbe essere la vera invenzione-rivoluzione: mille, diecimila, centomila  “aule” nelle piazze, nei giardini pubblici, nei parchi, nelle scuole, nei musei, nei teatri, al mare, in montagna, nelle città, oasi dell'apprendimento dove l'insegnare sia la grande lezione per la politica che risolve il problema scuola rimuovendolo.
Marina Milan
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09 aprile 2019

Io dico che no

«A scuola gli immigrati vanno tutelati, ma prima i nostri figli» - 9.4.2019


Si dovrebbe segnalare che con molta probabilità anche gli alunni (definiti dal Ministro dell'Istruzione "i nostri figli") che frequentano le nostre scuole di ogni ordine e grado sono figli, nipoti e pronipoti di IMMIGRATI, arrivati da ogni parte d'Italia nelle grandi città (non solo del nord) e la loro origine è confermata dalla sequenza dei cognomi specificatamente "meridionali" che si mescolano ai vari Brambilla, Parodi, Furlan, ecc. (in minoranza anche sull'elenco telefonico).
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25 gennaio 2019

Scuola Holden. Tra Academy, Università e scrittori in serie

La Scuola Holden, nota scuola di scrittura che si fa vanto del volto di Alessandro Baricco come testimonial, diventa università. Sembra una bufala, ma non lo è. Il sito infatti è già aggiornato e nella nuova sezione “Academy” fa sorridere il peso dato alle “sette discipline” insegnate (che conferiscono un diploma simile ad una laurea al Dams).
Queste sono, e cito: “un ristrettissimo numero di capacità fondamentali per chiunque voglia abitare il mondo reale. Sono sette, e le abbiamo chiamate Discipline”. Fa sorridere perché una frase simile, così fresca e giovane, così pubblicitaria, implica una proposizione fondamentale: tutti coloro che non conoscono queste Discipline non sono capaci di abitare il mondo reale.
Ma sorvolando quest'enorme ambizione (giustamente equiparata al costo di
ogni corso proposto), vorrei soffermarmi su ciò che conta davvero in questa scuola: la scrittura. La Scuola nasce come scuola di scrittura, e un paradosso fondamentale sorge navigando a caso nel sito; giustamente la scrittura è considerata un “mestiere artigianale”, nella presentazione. Ma non ne sono sicuro. L'opinione diffusa (da cui, però, bisogna spesso riguardarsi) è che la Scuola sia una officina di autori tutti uguali o simili come i pezzi usciti da una fabbricazione in serie. Tutti capaci di scrivere libri, e molti sono pubblicati dalla stessa casa editrice. Ma li rende, una sola pubblicazione (e, direi, seriale), degli scrittori? O sono una trovata recente, un ingranaggio del piccolo, e poco ridente, mercato librario?
A voi le vostre opinioni, a me le mie. Ma sono convinto che la scrittura non si possa insegnare, e sono ancor più convinto che si possa esercitare a casa, nel silenzio della propria stanzetta o pure sulla metro, nella bolgia di pendolari stressati e simpatici perdigiorno. Non c'è bisogno di pagare una cifra enorme per migliorare i muscoli nella palestra sotto casa. Allo stesso modo, non si paga una cifra simile per allenarsi nella “questione privata” che è la scrittura, ma forse solo per avere gli agganci per pubblicare. O peggio, per scrivere come vogliono gli altri che tu scriva. E dov'è lo scrittore? Dov'è l'artista? E l'ingegno? Dov'è la fantasia? Dove sono gli scrittori? No, non credo siano alla Scuola Holden. Ma queste sono mie opinioni, e se voi siete appena usciti (poveri) da una Scuola simile, non provo nessun odio per voi, ma solo compassione.
Cosimo Angelini
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08 marzo 2016

In libreria

Alessia Lirosi
Libere di sapere. Il diritto delle donne all'istruzione dal Cinquecento al mondo contemporaneo 

Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2015, 322 pp.
Descrizione
La storia del diritto delle donne all’istruzione e il secolare pregiudizio riguardante le capacità razionali del cosiddetto ‘sesso debole’ non sono mai stati finora oggetto di una trattazione sistematica. Partendo dalla questione della formazione femminile nella storia dell’Europa e soprattutto in quella italiana tra XVI e XX secolo, la prospettiva si allarga a tutto il contesto mondiale, prendendo in esame le principali conferenze e i documenti internazionali e regionali sul tema, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 alla Piattaforma di Pechino del 1995.
Vedi Indice
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09 aprile 2013

I danni dell'analfabetismo di ritorno

Sembrerebbe seriamente assurdo pensare che in un’ epoca in cui  la comunicazione scritta (articoli, slogan, SMS, e-mail, chat, post, hashtag) prevale su quella orale, vi siano persone incapaci di comprendere tali messaggi, e la situazione andrà peggiorando sempre più in quanto le innovazioni tecnologiche non sembrano voler pazientare per dar tempo a tutti di stare al passo. D’altro canto non si può neanche negare a coloro i quali si nutrono di tecnologia, di sperimentare e provare tecniche di comunicazione sempre più immediate, sempre più accurate. Il problema maggiore nasce quando a non essere compresi non sono solo i moderni modi di fare comunicazione scritta, ma la comunicazione in senso stretto, la “commuico” latina: mettere in comune, far partecipe.  Dall’articolo emerge benissimo la gravità della questione, emerge quanto sia pericoloso vivere in una società dove a causa dell’analfabetismo galoppante, l’opinione pubblica è impedita nel formarsi la sua “opinione”. Ecco quindi che non solo si avrà una società non formata, ma ancor peggio una società non informata.
Trovare la soluzione al problema non è semplice in quanto la piaga dell’analfabetismo riguarda un panorama eterogeneo, di conseguenza andrebbero adottati metodi differenziati. Uno però potrebbe essere il metodo per eccellenza: invertire il classico paradigma del genitore che ha qualcosa da insegnare al figlio, e prendere coscienza che la “i-generation”  ha molto da insegnare, ma cha a sua volta ha l’obbligo di maneggiare con cautela gli strumenti informativi che ha a disposizione, facendone un uso produttivo ed intelligente. 
Ilaria Vitiello

28 agosto 2012

AcademicInsight per collegare studenti e opportunità

Ciascuno di noi è ambizioso, vorrebbe sempre il meglio e spesso ciò che incontra non lo soddisfa. Partiamo da un dato di fatto: per incontrare qualcosa di interessante, occorre sperimentare e il periodo universitario è il migliore per farlo. Possiamo sbagliare, anche più e più volte, nessuno ci può licenziare. Avere l'occasione di mettere in pratica quello che studiamo ogni giorno, ad esempio simulando le discussioni che avvengono all'interno delle Nazioni Unite o nei fori dei tribunali, sarà sempre e comunque un modo per arricchirci, non solo a livello di curriculum, ma anche a livello di personalità. E non importa se poi non avremo trovato la strada da intraprendere dopo la laurea, avremo comunque sempre una certezza in più su quello che non vogliamo fare. Tali esperienze sono inoltre il mezzo migliore per distinguersi tra i tanti e per non far dipendere il proprio successo futuro solo dalla media universitaria. Ma qui nasce il problema: dove trovare informazioni complete e dettagliate che aiutino a capire quali scegliere tra le tantissime opzioni? Spesso infatti non si comprende bene quale sia il valore aggiunto di una determinata esperienza e in che cosa effettivamente consista.
L’obiettivo principale di AcademicInsight.it/ è proprio quello di colmare il vuoto di informazioni in ambito universitario, di raccontare cioè tutto ciò che di un’esperienza, soprattutto extracurriculare, può interessare, pro e contro inclusi. E ció comprende anche la partecipazione ad associazioni studentesche, la maggior parte delle quali offre opportunità di stage. Sono inoltre presenti interviste a professionisti volte a comprendere come si arriva a determinate scelte per permetterti di orientare meglio le tue decisioni future in ambito lavorativo e valutare anche la possibilità di studiare e lavorare all'estero. Non a caso il blog è bilingue e il contenuto in inglese aumenta giorno dopo giorno. Non dobbiamo avere paura di andare a fare esperienze all'estero, perché, paradossalmente, sono quelle che poi permettono di ottenere un buon lavoro in Italia. O, per i più coraggiosi, di aprirsi nuove porte all'estero. Ricorda che non esistono soltanto Londra e Parigi e che ci sono comunque borse di studio pronte ad aiutarti. Occorre far circolare informazioni, perché più circolano e più aumentano le possibilità di conoscere nuove realtà, a vantaggio di tutti. Questo è il motivo principale per cui nasce AcademicInsight.it: diffondere informazioni poco accessibili. Se hai un'esperienza da raccontare o un'iniziativa o associazione studentesca da promuovere, condividila qui. E' giunto il momento di collegare studenti e opportunità!
Gherardo Liguori

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03 ottobre 2011

La cultura del pollo

Al Festival Internazionale del giornalismo di Ferrara il noto linguista Tullio de Mauro è intervenuto all'incontro intitolato: "Non di solo parole. Un'idea di cultura. Un'idea di scuola".
Questo il punto chiave della sua riflessione: da dove partire per riformare il sistema scolastico?
De Mauro propone di iniziare riattribuendo alla parola cultura il suo significato più ampio ossia le conoscenze utili alla vita di tutti i giorni. Per dirla con Kant la "cultura della sopravvivenza".
Pare che da un recente sondaggio sia emerso che i bambini americani credono che la carne nasca direttamente nelle scatole...
Fino a qualche generazione fa i bambini giungevano a scuola più preparati e più "ricchi" sul fronte culturale; sapevano come si tira il collo a un pollo o come si rammenda un abito. Nozioni importanti di vita quotidiana oggi del tutto assenti non solo nei bambini ma anche in molti adulti.
Sono proprio le famiglie a giocare un ruolo fondamentale in questo senso. Oggi, complici il consumismo che rende facilmente fruibile ogni tipo di bene e le famiglie "nuove" meno numerose e anche meno unite, i bambini giungono a scuola con basi meno solide alle spalle e, in un certo senso, più impoveriti.
Ottimo punto di partenza quello di De Mauro che ci ricorda che troppo spesso confondiamo la cultura con l'erudizione.
Simona Chioino

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08 dicembre 2010

Nella lingua universale della musica

Ieri sera il direttore d'orchestra Daniel Barenboim - maestro scaligero - ha inaugurato la tradizionale stagione del Teatro La Scala di Milano ricordando l'art. 9 della Costituzione italiana:
«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
L'evento è ricco di significati. Daniel Baremboin da sempre, in ogni ambito, ricorda che la musica è la "lingua" dell'intera umanità, senza distinzioni di razza, di religione, di ideologie. Ieri nel luogo più solenne della storia della musica ci ha ricordato che la cultura è nutrimento, diritto tutelato dalla Nostra Costituzione. La cultura è Civiltà e la tutela dell'istruzione e della ricerca  ne garantiscono il cammino, di generazione in generazione.

15 aprile 2010

Lezione di etica pubblica

"Io non ci sto. Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
-Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.
Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?
Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?
E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.
Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.
Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro 

Quel cittadino anonimo ha dato una lezione di etica pubblica  al Sindaco del comune di Adro che aveva sospeso il pranzo degli alunni della scuola materna ed elementare perché i loro genitori non avevano pagato la retta;  con limpida sobrietà ha ricordato a tutti noi che la comunità umana si fonda sulla reciproca solidarietà e sulla dignità di ogni persona, la dignità dei bambini primi fra tutti. Il "Corriere della Sera" ha poi rivelato che quel cittadino della ricca provincia di Brescia é Silvano Lancini. - 14 aprile 2010.

14 aprile 2010

Dietro ai formalismi...le idee

L’obbligo di indossare il grembiule a scuola, come sta avvenendo nel paesino vicino a Treviso, può sembrare buona cosa, ma dietro a “certi formalismi”a volte si celano le idee e convinzioni profonde.
Negli anni settanta, quando si cercava di riformare la scuola con l’introduzione dei decreti delegati e vivo era il dialogo pedagogico- didattico, molti insegnanti preferirono accogliere i loro alunni anche senza il grembiule tristemente nero con tanto di fiocco blu per i maschi e rosa per le femmine.
Stavano cambiando le modalità anche formali della scuola, molte aule si arricchivano di cartelloni colorati, si cominciava a dare importanza alle attività espressive e grafico pittoriche, si introduceva l’attività psicomotoria vista come attività per apprendere e usando la propria fisicità, ampio spazio era dato anche all’attività teatrale. Insomma nuove modalità per aiutare gli alunni a diventare i protagonisti dell’apprendimento, per aiutare i più deboli ad esprimere le proprie potenzialità.
Non era insolito iniziare l’attività puramente curriculare proponendo giochi di psicomotricità, oppure vedere bambini in cerchio seduti per terra che svolgevano attività ludiche o formative. Il tutto facilitava e rafforzava la relazione e creava un clima sereno e gioioso, più consono allo studio e all’apprendimento. In questo contesto il grembiule nero, per tutti uguale, era solo un fastidio, più facile indossare una tuta acquistata al mercato per potersi muovere con agilità.
Inoltre il grembiule nero ricordava a molti di noi l’uniforme usata nel periodo del fascismo e molti insegnanti (non tutti), in collaborazione con i genitori, optavano per un abbigliamento decoroso, ma personale e adatto alle attività che si svolgevano. Ora, è giusto non mostrare l’ombelico, come ho letto sui giornali e avere un abbigliamento decente a scuola, ma non vorrei che dietro all’obbligo del grembiule si celasse una mentalità retriva e riduttiva dell’insegnamento, un ritorno al passato che ora sembra proprio di moda, un segnale che unito ad altri, mi sconforta.
Valentina

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