Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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27 novembre 2021

In libreria


"Detta in parole semplici: non siamo più noi a scegliere da dove attingere alle notizie, ma sono gli algoritmi a decidere al nostro posto. Oggi il 54,5% dell’utenza, secondo il Rapporto sul consumo di informazione di AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), accede all’informazione online prevalentemente attraverso i social network e i motori di ricerca. Ed è qua che si annida una pericolosa insidia. Perche´ nel momento in cui un motore di ricerca o una piattaforma social decidono per noi, l’algoritmo ci proporrà informazioni e opinioni considerate più in linea con i nostri « gusti » e le nostre aspettative. Un processo che finisce per alterare la nostra percezione della realtà, rappresentandola ai nostri occhi in modo parziale e rafforzando i nostri pregiudizi. Disinformazione, bufale, post-verità, clickbait, overloading information, infodemia, fonti algoritmiche: sono queste le ombre che si allungano ogni giorno di più sul nostro diritto a essere informati. A queste si uniscono no il potere discrezionale delle piattaforme, la crisi del giornalismo, la notizia trasformata in prodotto, la manipolazione di regime, la gestione del potere politico attraverso i social network, la propaganda prodotta da una campagna elettorale non-stop, il complottismo. (Matteo Grandi, 2021, pp. 12-13)


Matteo Grandi 
"La verità non ci piace abbastanza. 
Il virus della disinformazione fra bufale, web e giornali
Longanesi, Milano, 2021, pp. 288. 
Descrizione
Oggi la disinformazione è un mostro tentacolare che si allarga a macchia d’olio e che può contare su una rete di fiancheggiatori, più o meno consapevoli, molto nutrita. Dalla politica che ha scelto le fake news come nuova forma di propaganda, al giornalismo tradizionale che, travolto dalle nuove tecnologie e dalla competizione con le dinamiche del web, sta rincorrendo sensazionalismo e clic spesso a scapito della veridicità e della qualità delle notizie, fino all’enorme potere di mediazione delle piattaforme, nuovi arbitri (interessati) della verità. Ne parla nel suo nuovo saggio, edito da Longanesi, Matteo Grandi, giornalista e autore televisivo (e di testi musicali), molto attivo sui social.
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04 novembre 2021

In libreria

 Matteo Grandi
La verità non ci piace abbastanza
l virus della disinformazione fra bufale, web e giornali
Longanesi, Milano, 2021, pp. 288.
Descrizione
Oggi la disinformazione è un mostro tentacolare che si allarga a macchia d'olio e che può contare su una rete di fiancheggiatori, più o meno consapevoli, molto nutrita. Dalla politica che ha scelto le fake news come nuova forma di propaganda, al giornalismo tradizionale che, travolto dalle nuove tecnologie e dalla competizione con le dinamiche del web, sta rincorrendo sensazionalismo e clic spesso a scapito della veridicità e della qualità delle notizie, fino all'enorme potere di mediazione delle piattaforme, nuovi arbitri (interessati) della verità. E mentre la notizia si trasforma in prodotto e come tale viene trattata, noi utenti online, già disorientati e spesso condizionati dalle fake news tradizionali, siamo portati ulteriormente fuori strada da profilazione e algoritmi che hanno la pretesa di selezionare per noi le fonti e le informazioni. Un quadro estremamente instabile in cui la pandemia e l'infodemia che ne è scaturita hanno contribuito a creare la tempesta perfetta. Eppure anche noi utenti abbiamo le nostre responsabilità. Spesso troppo pigri per approfondire, a volte troppo pieni di pregiudizi per mettere in discussione le cose che leggiamo, ci stiamo assuefacendo a una forma di informazione che proprio grazie alla rete potremmo invece testare e verificare. Se solo la verità ci stesse abbastanza a cuore.

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02 novembre 2021

In libreria

Antonio Nicita
Il mercato delle verità
Come la disinformazione minaccia la democrazia
Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 240.

Descrizione
Perché la «questione della verità» è tornata così prepotentemente proprio nell’epoca della massima disponibilità delle informazioni? E perché servono nuove regole sul rapporto tra disinformazione e democrazia o, se si vuole, tra libertà e verità? Il dramma della pandemia e le elezioni americane del 2020 ci hanno consegnato il trionfo della disinformazione. Notizie false, distorte, emozionali si presentano a noi in modo sempre più credibile. Non siamo dunque immersi in un libero e aperto «mercato delle idee», dove la concorrenza tra le informazioni genera nuove possibilità di conoscenza e di scelta, ma precipitiamo in un paradossale «mercato delle verità», dove compriamo e vendiamo fatti verosimili, spinti da una manipolazione fondata sulle nostre preferenze. Questo libro ci propone un’analisi provocatoria e pungente, da cui emerge con urgenza il bisogno di nuove regole per riconciliare libertà d'espressione e buon funzionamento della democrazia.

*Link all'Indice del libro.

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25 ottobre 2021

Ansia da informazione

Siamo nell'era della sovrainformazione che produce ansia da informazione*, ovvero disinformazione per cui si dovrebbero conoscere le regole della buona selezione delle fonti di informazione. Selezionare e scartare, scartare tutto quel che pare incerto o inattendibile. Scartare per scremare, selezionare e confrontare, e di nuovo selezionare per ben decodificare fatti e commenti, per decidere il che fare in ogni scelta della nostra vita. Questo si dovrebbe insegnare a scuola, precisando sempre che nella società complessa, multimediale e interconnessa non esiste democrazia senza una buona informazione. I CARE sintetizzava Don Lorenzo Milani perchè anche l'informazione è un dovere di civile convivenza.
mmilan

*cfr. Richard Saul Wurman, L'ansia da informazione, Leonardo, Milano, 1991, pp. 469 (pubblicato in anni in cui per il giornalismo il mondo internet era agli albori).
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15 gennaio 2021

La Storia illumina la contemporaneità



"La mia opinione personale è che conoscere i sistemi politici del passato (non solo quello fascista) ci permette di individuare e concettualizzare elementi del presente che altrimenti ignoreremmo, e di pensare in modo più ampio alle possibilità future. A ottobre del 2020 mi è sembrato evidente che il comportamento di Trump lasciava presagire un tentativo di colpo di stato, e l’ho scritto. La mia previsione non nasceva tanto dalla convinzione che il presente ripeta il passato, ma dall’idea che il passato illumini il presente. Come i leader dei regimi fascisti, anche Trump si è presentato ai cittadini dicendo di essere l’unica fonte della verità.Il modo in cui parla di fake news ricorda un’espressione usata dai nazisti: "Lügenpresse", stampa bugiarda. Come i nazisti, anche Trump ha definito i giornalisti “nemici del popolo”. Come Adolf Hitler, anche lui ha conquistato il potere in un momento in cui i giornali erano in crisi.
Timothy Snyder


*Timothy Snyder ("New York Times), Abisso americano, Internazionale, 14.1.2021.

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12 maggio 2020

In libreria

Fabio Paglieri, 
La disinformazione felice. Cosa ci insegnano le bufale
Il Mulino, Bologna, 2020, pp. 256.
Descrizione
Elefanti nani, inesistenti regni medievali, parodie politiche scambiate per vere, panzane virali e dibattiti privi di senso sui social media. Le bufale un tempo erano oggetto di curiosità, bizzarri orpelli della credulità umana di cui discutere fra il serio e il faceto. Oggi causano allarme sociale, come ci dimostra la cronaca recente: la baraonda digitale prodotta dal diffondersi di un’epidemia può minare alla radice i tentativi di combatterla, o al contrario facilitare una risposta collettiva sensata ed efficace. Perché la disinformazione online è soprattutto il sintomo di cambiamenti radicali nelle nuove tecnologie di comunicazione. Convivere felicemente con tutto questo è possibile, e persino necessario. Per farlo, bisogna considerare le bufale non spazzatura di cui sbarazzarsi, ma piuttosto fantastici laboratori su cui affinare le nostre competenze. Una proposta originale per orientarsi meglio nella nuova ecologia dell’informazione.

*link all'Indice

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29 gennaio 2020

Le bugie hanno le gambe corte, ma in rete un po’ meno

Se la disinformazione esistite da sempre, perché solo oggi prende il nome di fake news?  Giuseppe Riva, professore di Psicologia della Comunicazione e direttore del Laboratorio dell’Interazione Comunicativa e delle Nuove Tecnologie (LICENT) di Milano, decide di rispondere a questo e ad altri interrogativi nel suo libro Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità (Bologna 2018).Il testo mira a chiarire un concetto che, come più volte ribadito dall’autore, è stato inserito nel linguaggio corrente solo a partire dal 2015; infatti, le fake news appartengono ad una realtà del tutto nuova, o per utilizzare un termine coniato dallo stesso Riva, ad un’«interrealtà». Quest’ultima emerge come risultato della fusione fra mondo concreto/offline e mondo virtuale/online, due dimensioni che influenzandosi l’una con l’altra possono generare particolari effetti psicologici sugli individui. Ma procediamo con ordine, così come ordinata appare la riflessione di Riva.A partire dal primo capitolo del saggio, Riva fornisce una panoramica dettagliata sulle modalità con cui nascono le fake news e sul significato che esse assumono, in modo tale che ai lettori risulti possibile comprenderne la profonda diversità rispetto alla comune disinformazione. La differenza, spiega Riva, è segnata soprattutto dalla odierna presenza dei social network, luoghi in cui, senza troppa fatica, una fake news può essere divulgata e condivisa, oltre che ripercuotersi sulle credenze degli individui.L’autore sottolinea più volte il mutamento avvenuto con il passaggio dai vecchi ai nuovi media, in seguito al quale il click per sottoscrivere un «mi piace» ad un post non può essere ritenuto equivalente al click per cambiare un canale della televisione. Un click sui social network comporta conseguenze, può fornire informazioni sulla personalità degli utenti, può essere sfruttato per la diffusione di contenuti inappropriati. Da qui, Riva presenta un’analisi strettamente psicologica dei mezzi tramite i quali prendono campo le fake news e dei fattori umani che ne incrementano la riuscita, tra cui un recente, e scientificamente provato, calo della soglia d’attenzione. Nell’ultimo capitolo, Riva illustra quali escamotage sono stati messi in atto dalle istituzioni e dalla rete stessa per tutelare gli utenti dalla valanga di fake news che giornalmente invadono le pagine web, ma il focus maggiore viene posto sul singolo: secondo l’autore, siamo noi, a livello individuale, i principali responsabili incaricati di prendere misure di sicurezza. Pertanto, dobbiamo imparare a sviluppare un adeguato senso critico ed a seguire precise norme comportamentali, da applicare ogniqualvolta ci accingiamo a leggere o ad intervenire online.Alla luce di quanto esposto, ci accorgiamo che l’attuale rischio di incorrere in una visuale distorta della realtà ci attende dietro l’angolo e, come evidenzia lo studioso, ciò non mette a repentaglio soltanto la nostra percezione inerente alla sfera politica, economica e sociale, bensì influisce addirittura sulla nostra emotività. Il presente saggio, dunque, rappresenta un’occasione per riflettere sul mondo virtuale nel quale ormai siamo immersi e ci dimostra propriamente come le bugie online non abbiano sempre le gambe così corte.Nel corso del libro, Riva raggiunge gli obiettivi che si era prefissato, ovvero fornire valide risposte ai quesiti riguardanti le fake news e presentare i più complessi meccanismi che le caratterizzano, il tutto con grande capacità esemplificativa. Di fatto, la scrittura vivace, ordinata e pungente dell’autore colpisce dritta alle coscienze dei lettori e consegna nelle mani di ciascuno gli strumenti per ricercare la verità anche laddove quest’ultima viene offuscata da una subdola – e forse più alla moda–post-verità. Ragion per cui, bisogna prestare attenzione: abbassare la guardia è questione di un attimo.
Giulia Marino

Giuseppe Riva
Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità

 il Mulino, Bologna, 2018.


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18 dicembre 2019

Fake news: una guerra non convenzionale

Le fake news sono solo un modo diverso di nominare i processi di disinformazione e manipolazione, da sempre presenti nell’agone della politica?
Questo è il primo quesito che compare nell’agile libello di Giuseppe Riva Fake News, edito da Il Mulino. Per affrontare in maniera completa il tema, l’autore, che è professore ordinario di Psicologia della comunicazione nell’Università Cattolica di Milano, ricorre a tutti gli strumenti interpretativi delle scienze della comunicazione, compresa la “scienza delle reti” e una nuova area della psicologia (la “ciberpsicologia”) che ha per obiettivo proprio lo studio dei processi di cambiamento generati dall’interazione dell’uomo con i nuovi media comunicativi, social media in primis.
Per Riva, il tema delle fake news, divenuto molto popolare solo dopo le elezioni americane che hanno visto trionfare Trump, è fenomeno del tutto nuovo rispetto ad antichissimi esempi di disinformazione (le prime tracce risalgono addirittura a Sparta) e rispetto all’uso del termine che si è fatto in epoca moderna (verso la fine del XIX secolo) per indicare “storie inventate, di solito in ambito politico, utilizzate per danneggiare una persona o una istituzione”.
Il libro affronta quindi, in maniera asciutta ma serrata, un’analisi dei meccanismi “tecnologici e psicosociali” che hanno permesso la nascita e la diffusione delle fake news per come oggi le conosciamo, per concludere con alcuni ipotesi e proposte per difenderci dalla loro diffusione.
Naturalmente è giusto lasciare al lettore il gusto della scoperta in autonomia delle analisi e delle ricette che il Professor Riva svolge nelle sue argomentazioni, scritte peraltro in maniera approfondita ma semplice e fruibile.
Alcuni temi degni di nota, tuttavia, vanno evidenziati. Riva infatti coglie il carattere centrale, per il dibattito pubblico contemporaneo, del tema delle fake news e non riduce quindi la sua analisi a mera trattazione “scientifica” di un argomento qualunque: è una forma di “guerra non convenzionale”, dice.
Le differenze con la semplice disinformazione dell’età moderna sono i numeri impressionanti di persone coinvolgibili attraverso i sociali media e la velocità di trasmissione. La fake news inoltre sfugge alla classica dinamica verticale presente tra chi emette il messaggio e chi lo riceve: ogni persona può appropriarsi volontariamente o involontariamente di una fake news e condividerla nella propria rete di relazioni social, diventando protagonista della sua diffusione.
Un libro davvero prezioso che affronta i temi più caldi della comunicazione, del delicato equilibrio che compone lo spazio dell’opinione pubblica e, in ultima istanza quindi, delle democrazie liberali per come le abbiamo conosciute sinora.
Sono presenti i temi “caldi” del dibattito, da Cambridge Analytica a Facebook, da Uber ai social influencer, dai Big data ad Airbnb, da Putin a Trump.
Insomma, un libro davvero utile per districarsi in uno dei nodi centrali della contemporaneità. Quali le soluzioni possibili? Riva ne propone alcune. Quanto credibili ed efficaci, lo scoprirà il lettore.
Massimiliano Morettini

Giuseppe Riva 
Fake News. Vivere e sopravvivere in un mondo di post-verità
Il Mulino, Bologna, 2018.

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10 dicembre 2019

In libreria

Cailin O'Connor - James Owen Weatherall
L'era della disinformazione. Come si diffondono le false credenze
FrancoAngeli, Milano, 2019, pp. 280.
Descrizione
Questo libro è prezioso per capire come le notizie false e la sfiducia negli esperti si originano e si diffondono nella nostra società. Semplici modelli che descrivono il pensiero umano interagente e la comunicazione sono usati in modo intelligente, sottolineando sempre i loro limiti. E, cosa molto significativa, la responsabilità diretta degli scienziati è descritta e analizzata criticamente con molti esempi. Un libro importante per orientarci in questa società complessa e fluida e difenderci da ogni forma di propaganda. Carlo Enrico Bottani, docente di Fisica sperimentale della materia, Politecnico di Milano, autore de ll mestiere della scienza
Indice
Introduzione / L'agnello vegetale della Tartaria / Che cos'è la verità? / Polarizzazione e conformismo / L'evangelizzazione dei popoli / La rete sociale / Bibliografia.

05 dicembre 2019

L'algoritmo dell'odio

"[...] I social media usano algoritmi per attivare emozioni come la rabbia e la paura. Che portano a restare connessi e attivi. Così molti hanno guadagnato con le fake news, molti estremisti isolati sono diventati influenti sul web".
Maria Laura Rodotà 


*L'odio paga, se è nel web,  La Repubblica 4.12.2019 (recensione del saggio di Andrew Marantz, Antisocial, New York. 2019).
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02 dicembre 2019

Priorità alla verità

"Se diamo la priorità alla verità rispetto alle falsità, alla tolleranza e non al pregiudizio, all’empatia e non all’indifferenza e agli esperti e non agli ignoranti allora forse, e dico forse, potremo fermare la più grande macchina di propaganda della storia. Potremo salvare la democrazia, potremo avere ancora uno spazio per la libertà di espressione e per la libertà di parola."
Sacha Baron Cohen

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06 novembre 2019

In libreria

Dario Fertilio
Ultime notizie dal diavolo. 
I segreti della disinformazione dall'antichità alle fake news
Guerini scientifica, Milano, 2019, pp. 284.
Descrizione
Le notizie del diavolo, oggi conosciute come fake news, non nascono con internet ma sono antiche quanto il mondo. Dagli albori della guerra di Troia, fino alle manipolazioni digitali di oggi e all'uso spregiudicato degli algoritmi, l'ombra oscura della disinformazione, simile a un veleno inodore e insapore, accompagna e avvelena ogni tipo di nostra comunicazione, privata e pubblica, giornalistica e scientifica, letteraria e commerciale. Prolungando in forme diverse l'arte della guerra e della politica, la disinformazione si è ingigantita insieme con lo sviluppo dei mass media, e oggi ha raggiunto il culmine attraverso il mezzo digitale. Nessuno può sperare di esserne immune e anzi, come si usa dire a proposito del diavolo, uno dei suoi trucchi è quello di far credere che non esista. Per contrastarla abbiamo bisogno di conoscerne la storia, le motivazioni e le tecniche. "Ultime notizie dal diavolo" di Dario Fertilio si propone come un manuale di autodifesa e uno strumento di libertà contro le menzogne di massa.

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05 giugno 2019

In libreria



Andrea Fontana
Regimi di verità. Convivere con leggende e fatti alternativi
Codice edizioni, Torino, 2019, pp. 144. 
Descrizione
C’era una volta la verità dei fatti. Siamo nati e cresciuti in un mondo in cui l’appello ai fatti era imperativo, il ricorso alla scienze un obbligo, la ragione delle competenze un vincolo del comportamento professionale, la vita privata un sacro segreto. Poi ci siamo ritrovati in un ambiente sociale, economico e politico completamente diverso, in cui leggende e credenze valgono come notizie e conoscenze reali e accertate; quello che conta non è il contenuto, ma come viene raccontato. Siamo capaci di usare questa nuova forma di intelligenza narrativa, gestendo contenuti testuali e visivi di tutti i tipi, tra parole, link, hashtag, video, foto e meme? Nella fiction economy e nel mondo della post-verità, infatti, siamo noi il bottino da conquistare. Come sopravvivere quindi in questo nuovo regime di verità in cui siamo entrati? Questo libro propone alcune soluzioni.
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22 maggio 2019

L'informazione tra reale e percepito


Nell'era digitale e dell'esplosione delle telecomunicazioni, anche le informazioni sbagliate o false viaggiano alla stessa velocità delle notizie vere e verificate. Questo è uno dei problemi principali che sta alla base della disinformazione contemporanea, e col termine “disinformazione” ci si riferisce alla “falsificazione intenzionale di dati e notizie al fine di manipolare le percezioni di un bersaglio, influenzarne le decisioni”. In questa definizione emerge subito la caratteristica che rende l'attività manipolatoria negativa e pericolosa: l'intenzione dietro all'azione. Dietro ad ogni azione che ha lo scopo di disinformare si nasconde la volontà di qualcuno (industriali, politici, poteri occulti come quello mafioso), che è la volontà di disinformare per i propri scopi personali. In quest'ottica la consapevolezza della presenza di campagne di disinformazione è fondamentale per distinguere fonti, giornali e notizie autorevoli da emittenti che trasmettono notizie false o fallaci. 
Le notizie, per disinformare, non devono essere necessariamente false. Anche notizie vere possono essere deformate o amplificate per modificare la percezione della realtà delle cose; e l'accumulo di notizie simili, non false ma neanche del tutto veritiere, può aggravare la percezione dei lettori creando un clima di sfiducia e di paura. Per evitare questo è importante la conoscenza di certi meccanismi mistificatori; solo con la comprensione di quanto sia facile fare disinformazione è possibile armarsi per contrastarla. 
Cosimo Angelini

Disinformazione e manipolazione delle percezioni. 
Una nuova minaccia al Sistema-paese 
a cura di Luigi Sergio Germani
Eurilink, Roma, 2017, pp. 154.


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08 maggio 2019

Disinformazione

"Ci siamo abituati a mangiare il pane duro della disinformazione e siamo finiti prigionieri del discredito, delle etichette e dell'infamia."
Papa Francesco


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04 febbraio 2019

Tra infobesità e fake news


Paolo Pagliaro, giornalista e voce nota della tv - dal 2008 cura l’editoriale Il Punto di Paolo Pagliaro nella trasmissione Otto e mezzo in onda su La7 -dallo stile riconoscibilissimo per freschezza e lucidità.
Questo libro prende le mosse dalle riflessioni del giornalista sul declino dell’informazione. Con uno sguardo partecipe e analitico Pagliaro pone di fronte al lettore una serie di problematicità che sembrano ormai un tutt’uno con l’informazione stessa: il sensazionalismo a tutti i costi, la manomissione delle parole, l’infobesità e, soprattutto, le fake news nell’epoca della post-verità (dove “post” sta per dopo, ma anche oltre).
“In un periodo d’inflazione di informazioni” - scrive Pagliaro - “per catturare l’attenzione non serve approfondire, verificare, filtrare, sistematizzare. Spesso basta proporre un pensiero semplificato, non importa se labile o bugiardo”. Così torna in essere un abuso che sembrava scomparso da tempo, quello della credibilità popolare, perché, seppur paradossale che sia, “sappiamo sempre di più, ma capiamo sempre di meno”. I dati della classifica OCSE sull’analfabetismo funzionale parlano tristemente chiaro in questo senso: 8 italiani su 10 hanno difficoltà a utilizzare quello che ricavano da un testo scritto, 7 su 10 hanno difficoltà abbastanza gravi nella comprensione e 5 milioni di persone hanno completa incapacità di lettura;preoccupanti anche i dati sulla circolazione delle bufale, dato che il fatto di non capire cosa si stia leggendo non implica che venga evitato di condividerlo sui social.
Gli Stati Uniti d’America meritano una digressione particolare sul versante delle fake news, dato che “la madre di tutte le bufale” è nata proprio negli USA: il fatto che il regime iracheno di Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa, semplicemente, non era vero, ma fu un fondamento necessario per l’invasione e la distruzione dell’Iraq. È interessante notare, come fa Pagliaro, anche il fenomeno Donald Trump per la quantità di false notizie che sono circolate in rete durante la campagna elettorale del 2016, la quantità di bugie dette dal candidato stesso e l’incapacità della stampa americana di capire e prevedere il cambiamento politico in atto nel paese. Per questa analisi è fondamentale la decisione dell’Huffington Post di trattare la candidatura di Trump nella sezione intrattenimento e non in quella politica. Questa scelta, esaminata sul sito dell’European Journalism Observatory, è stata vista come specchio dell’omogeneità dei lavoratori di spicco dei media statunitensi: uomini bianchi, liberali e tendenzialmente benestanti, che vivono in quelle parti di paese in cui l’avversario politico di Trump, Hillary Clinton, ha preso percentuali che vanno dal 70% al 98%, persone che vivono e lavorano in una bolla evidentemente distante dalla realtà.
Come nella celebre opera del 1968 di Mario Merz riecheggia, stavolta non in una pentola vuota, ma in quel mare magnum che è Internet la domanda “Che fare?”. Innanzi tutto investire nell’informazione di qualità, andare a ingrossare le file dei debunkers, la più funzionale difesa contro le fake news, puntare sulle breaking news e sulle inchieste; ma i singoli giornalisti cosa possono fare? Due parole: autoregolamentazione volontaria. Idee esposte dal giurista Cass R. Sunstein già più di quindici anni fa, teorizzando un accordo tra produttori per impedire che i notiziari siano una continuazione delle fiction, il prevalere di sensazionalismo e di opinioni rispetto a notizie e fatti. In assenza di questa autoregolamentazione secondo Sunstein è doveroso l’intervento della legge.
Secondo Pagliaro i giornalisti dovrebbero attenersi alle regole d’oro del mestiere: controllare i fatti, essere onesti e avere passione.
Tutto qui?
Sì, tutto qui: questo è il Punto.
 Flavia Dell’Ertole

Paolo Pagliaro
Punto. Fermiamo il declino dell’informazione
Il Mulino, Bologna, 2017, pp. 128.
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11 gennaio 2019

Fake news e post-verità


Quanto sono affidabili le notizie che leggiamo sui social network e sulle pagine online? Su quali criteri ci basiamo per stabilire se una notizia è vera o frutto di una mente pronta a sviarci pur di ottenere consenso e affondare un nemico? Quali fonti possono essere ancora ritenute autorevoli?
In un mondo tecnologico sempre più soggetto alle fake news, in un continuo oscillare tra vita online e vita offline, Giuseppe Riva tenta di analizzare il fenomeno spiegando le origini, i processi di creazione e gli strumenti di difesa da queste notizie ingannevoli ma create ad opera d'arte.
Fake news, vivere e sopravvivere in un mondo post-verità, è infatti l’ultimo libro di Riva, pubblicato nel 2018 ed edito dal Mulino, Bologna; Riva, professore di Psicologia della Comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano, è presidente dell’Associazione Internazionale di CiberPsicologia e autore di altri libri a tema social network e news online tra cui I social network (2016) e Nativi digitali (2014).
In Fake news l’autore, come dichiarato fin dalla premessa, si pone l’obiettivo di rispondere a tre domande: se il termine “fake news” sia solo un modo per definire i processi di disinformazione che da sempre sono presenti in ambito politico; quali sono i meccanismi tecnologici e psicosociali che consentono la creazione e la diffusione delle fake news; come si ci può difendere al giorno d’oggi dalle notizie false che ci sommergono quotidianamente al punto da non saper più distinguere cosa sia vero e cosa sia falso. Nel corso della riflessione per rispondere a tali quesiti, in un viaggio lungo cinque capitoli attraverso quello che l'autore definisce un “mondo di post-verità”, Riva utilizza ed incrocia nozioni di diverse discipline quali filosofia, scienze della comunicazione, psicologia, informatica, sociologia, ciberpsicologia e la scienza delle reti.
L'autore riesce a delineare un quadro generale del fenomeno delle moderne fake news attraverso l'utilizzo di termini semplici e esempi storici che facilitano la comprensibilità; dopo l'analisi dell'influenza che queste notizie hanno sulla comunità e sulle scelte dei singoli individui, passa quindi a spiegarne i metodi di diffusione tramite la persuasiva metafora delle cybertruppe, costituite da bot e troll che contribuiscono quotidianamente a farle penetrare nelle case degli italiani in una non convenzionale guerra alla disinformazione.
Seppur alcuni riferimenti possano sembrare datati (si fa riferimento ad esempio al dipartimento D del KGB russo del 1954), Riva riesce ad attualizzare l'argomento tramite l'analisi delle smart mobs, della nuova sharing economy (con riferimento a Uber e Airbnb) e del ruolo incisivo dei social network; se non avete mai sentito nessuno di questi termini tecnici non fatevi tuttavia spaventare, il libro spiega chiaramente ogni concetto rendendo la lettura accessibile a tutti, anche a coloro che non “masticano” questi concetti.
L'autore utilizza uno stile chiaro, conciso e lineare, con periodi semplici e lessico accessibile a tutti; è chiaro l'intento di rendere la lettura facilmente fruibile e di “alleggerire” concetti tecnici che potrebbero risultare complicati e talvolta incomprensibili. Il tipo di scrittura evita perifrasi, è scorrevole e adatta ad ogni tipo di lettore: anche chi non ha alcuna conoscenza sull’argomento infatti, può facilmente comprendere tutti i concetti trattati, dal momento che l’autore esplica tutto ciò di cui parla anche attraverso esempi facili ed intuitivi.
Camilla Conti


Giuseppe Riva
Fake news, vivere e sopravvivere in un mondo post-verità
Il Mulino, Bologna, 2018.
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24 ottobre 2018

In libreria

Daniele Giglioli
All'ordine del giorno è il terrore. I cattivi pensieri della democrazia
Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 269 (prima ed. 2007)
Descrizione
Dacci oggi il terrore quotidiano. Il terrore che è il rovescio della democrazia, il suo doppio segreto e insostituibile, il suo miglior nemico. Perché nulla come il terrore genera assetti politici, suscita desideri, costruisce identità e immaginario. Guerriglieri, folli isolati e fanatici religiosi; regimi autoritari che praticano la violenza di Stato e regimi democratici che ordinano bombardamenti o torture; aerei dirottati, camion dirottati, spari all’impazzata nei luoghi pubblici: sono il metronomo del presente, la mitologia giornaliera di una specie che si nutre di simboli come quella umana. Eppure nessuno si definisce terrorista: il terrorismo è sempre la violenza dell’altro. Eppure nessuna definizione permette di carpire la natura del terrore, perché non bastano la morte o la paura a distinguerlo da altre forme di violenza, e non basta il suo intento prettamente comunicativo, se è vero che in ogni violenza politica la vittima è il messaggio. Al centro del terrore c’è un vuoto, pronto a ricevere da noi impotenza e paura, violenza e desiderio, per restituire immaginario, identità e fantasmi. In una parola: mito. La letteratura cala i personaggi in quel vuoto. Non spiega cos’è o come funziona: ci mostra cosa succede ad abitarlo. Non chiarisce com’è fatto il terrore ma ci permette di profanare la sua sacralità, di farne esperienza lasciandoci indossare i panni del mostro. È quello che fanno gli autori attorno a cui si snoda All’ordine del giorno è il terrore, da Artaud a Ballard, da Dostoevskij a Updike, da Sade a Ellroy. Attraverso i loro testi, Daniele Giglioli decostruisce la più potente macchina narrativa contemporanea, mostrando come tra i suoi fumi sulfurei si celi l’impotenza del soggetto moderno, la fragilità dei nessi sociali, l’estromissione dell’individuo dalla sfera pubblica. Il terrorista è uno di noi: uno spettatore, un escluso. Questo sembra dirci il killer per caso, l’emarginato Oswald in Libra di Don DeLillo, finalmente inquadrato dalla telecamera nel momento della morte: «Requisito nel cielo senza atmosfera della gloria mediatica, il suo quarto d’ora di celebrità durerà in eterno».
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04 ottobre 2018

In libreria

Giuseppe Riva
Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità
Il Mulino, Bologna, 2018, pp. 200.
Descrizione
Con l’avvento dei social media è scomparso il solco che divideva mondo reale e mondo virtuale, consentendoci di identificarli abbastanza nettamente. Oggi quello che troviamo on line è un mondo post-verità, al cui interno le notizie deliberatamente false o distorte sono usate per orientare anche in maniera significativa le decisioni individuali, soprattutto in relazione allo scontro politico e alle scelte elettorali. Fake news è solo un nuovo modo per definire i processi di disinformazione che da sempre sono presenti nella sfera pubblica? Diversamente, quali sono i meccanismi tecnologici e psicosociali che hanno permesso la nascita e la diffusione di questo fenomeno? Dove nascono le fake news? E come possiamo difenderci?
*Link all' Indice del libro
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15 settembre 2018

In libreria

 Francesco Pira - Andrea Altinier
 Giornalismi. La difficile convivenza con Fake News e Misiformation
Libreria Universitaria, Roma, 2018, pp.152.
Descrizione
Oggi la comunicazione è in costante evoluzione e questo cambiamento coinvolge anche il mondo dell’informazione e del giornalismo, che sempre più spesso si trovano a dover fronteggiare fake news e misinformation. Mai come oggi, quindi, è necessario riuscire a sviluppare nuovi strumenti, nuovi modelli e nuovi linguaggi che possano rispondere alle esigenze del lettore. Questo manuale, pensato per tutti gli operatori del settore comunicativo, offre un inquadramento teorico preciso dei mass media e un’attenta analisi del profilo dei lettori di oggi. In particolare, è presente un focus sui social network grazie al quale non solo è possibile delineare nuove forme di giornalismo, ma anche le modalità con cui affrontare i cambiamenti in atto, esaminando aspetti come post verità, fake news e misinformation. Nel volume, che vuole essere uno strumento di lavoro, sono presenti anche alcune case-history, in grado di tracciare percorsi comunicativi innovativi e sostenibili.
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