Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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10 aprile 2021

In libreria

Luca Barra e Giuliana C. Galvagno (a cura di) 
Media-storie. Lezioni indimenticate di Peppino Ortoleva
Viella, Roma,  2020, pp. 104.

Descrizione
Questa raccolta sottolinea la ricchezza degli interessi accademici e intellettuali di Peppino Ortoleva, la molteplicità dei suoi punti di vista, la profondità e originalità delle sue analisi, la generosità nell’aprire campi inesplorati o percorrere traiettorie meno battute. E, insieme, testimonia con forza quanto il suo modo di studiare la storia contemporanea, e la storia dei media in particolare, sia stato fecondo. Ogni capitolo riprende un intervento, un seminario, una relazione in un convegno, un’introduzione, uno scritto d’occasione, un momento di insegnamento o di divulgazione tra i molti che non hanno trovato spazio altrove. Queste “lezioni indimenticate” sono qui trascritte o parafrasate, in forma completa o per ampi stralci, così da consentire un accesso diretto a queste riflessioni, da metterne in luce varietà e ricchezza, da fissarle e da lasciarle a disposizione. Ogni contributo funziona inoltre da innesco a una riflessione e un inquadramento generale. Per riprendere Marshall McLuhan, questo libro è un medium “freddo”, che offre una conoscenza frammentaria, ma al tempo stesso obbliga il lettore a unire i puntini, a inserirsi in prima persona e farsi parte di un percorso intellettuale

*link all' Indice del libro.

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29 novembre 2019

In libreria

Daniele Biacchessi
Radio on. I ragazzi che fecero l'impresa delle radio libere
Jaca Book, Milano, 2019, pp. 288.
Descrizione
Radio On è la storia straordinaria e inedita dei ragazzi che fecero la grande impresa: trasformare le prime radio libere in aziende vere e proprie. Dalle prime sperimentazioni piratesche della prima metà degli anni Settanta alla riforma Rai (la prima legge n.103 del 14 aprile 1975 che introduce nuove norme in materia di diffusione radiotelevisiva in Italia), fino alla sentenza della Corte costituzionale del 1976 che dichiara il monopolio Rai ancora legittimo per quanto riguarda le trasmissioni nazionali, ma afferma il principio della libertà d’impresa radiotelevisiva a livello locale. Si tratta di una storia che attraversa la grande Storia italiana, narrata dall’interno delle radio private. L’autore è stato infatti uno di quei ragazzi che alla metà dei Settanta ruppero il monopolio e costruirono negli anni ciò che ascoltiamo oggi: dalle prime cassette ai registratori a bobina, dai primi computer arcaici fino ai gioielli delle nuove tecnologie di oggi.

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03 settembre 2019

In libreria

Rodolfo Sacchettini
Scrittori alla radio. Interventi, riviste e radiodrammi per un'arte invisibile
Firenze University Press, 2018, pp. 140. 
Descrizione
Questo libro racconta il complesso rapporto che lega gli scrittori alla radio, offrendosi come un inedito, originale strumento per misurare gli obiettivi culturali e politici del servizio radiofonico pubblico negli anni Trenta-Sessanta. Dalle iniziali diffidenze ai tentativi pionieristici, al consolidamento produttivo, la nuova arte invisibile riflette in modo significativo le resistenze, le sperimentazioni, gli slanci della società letteraria italiana. Con grande competenza Rodolfo Sacchettini – uno dei massimi specialisti sul tema – rivolge la sua attenzione ad opere realizzate appositamente per la radio: radiodrammi, conferenze, trasmissioni culturali… Gli anni Trenta sono raccontati come un vortice di paura e ipnosi, avventure e modernità: dalla Germania di Benjamin e la Polonia di Korczak, con l’invenzione di programmi per bambini e adolescenti, all’Italia fascista, con i record di ascolto della rivista I 4 moschettieri di Nizza e Morbelli. Sullo sfondo gli Stati Uniti di Welles e MacLeish che, giocando sul confine della credibilità, annunciano al microfono lo sbarco di marziani e di misteriosi conquistatori stranieri. La seconda parte del volume è dedicata al dopoguerra italiano, quando gli scrittori collaborano sistematicamente alla radio, realizzando opere importanti che hanno anche il merito di mettere a fuoco e valorizzare le potenzialità di un genere artistico ancora in via di definizione e sviluppo. Avvalendosi anche di copioni inediti, Sacchettini analizza i radiodrammi di Savinio, Gadda, Pratolini e Dessí: testi d’autore per una radio che a lungo sarà anche radio degli scrittori.

*link all'Indice del libro.

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25 ottobre 2018

In libreria

Riccardo Cucchi
Radiogol. Trentacinque anni di calcio minuto per minuto
Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 272.
Descrizione
La voce di Riccardo Cucchi è stata il cuore di ogni domenica per circa trent’anni. Dalla sua postazione appartata, isolata in mezzo alla folla formicolante sulle tribune, ha riempito i nostri pomeriggi di emozioni narrando da testimone diretto decine di campionati, centinaia di partite, migliaia di minuti di calcio. In una notte d’estate ha gridato per quattro volte «Campioni del mondo», ed è iniziata la festa di tutti, da Berlino alle piazze di paesi e città dell’Italia intera. Attraverso il suo microfono ha accompagnato vittorie impossibili da dimenticare: la Champions League dell’Inter, lo scudetto travolgente della Roma, quello del riscatto bianconero nel 2012. Il segreto della sua voce è un paradosso: l’equilibrio perfetto tra passione ed eleganza, entusiasmo e riservatezza. Ecco perché Riccardo Cucchi ha confessato di essere un tifoso biancoceleste soltanto al termine dell’ultima radiocronaca, quando è stato abbracciato dal pubblico di San Siro come si fa con i grandi campioni e i grandi amici. Ed ecco perché diciassette anni prima, mentre annunciava lo scudetto della sua squadra, lo ha tradito una vibrazione sottile, una palpitazione che in pochi hanno saputo percepire fra le pieghe del suo annuncio: «Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio 2000, la Lazio è campione d’Italia!». Oggi la voce che ha trasformato quegli attimi in racconto radiofonico, dando vita a una piccola epica dell’istante, abbandona il microfono e si riversa in un libro, ancora entusiasmante, ancora più intimo. Un libro che ci mostra come, a televisione spenta, la radio sappia trasformare lo sport in parola, ritmo, narrazione: perché la radio è il mondo, come lo immaginiamo noi. Radiogol è un memoir in cui scorrono trentacinque anni di calcio perduto e ritrovato e un autentico atto d’amore per la radio e i suoi protagonisti, da Enrico Ameri a Sandro Ciotti. Attraverso le sfide a cui ha assistito in prima persona, i ricordi di un’infanzia trasognata e gli incontri con fuoriclasse come Carlo Ancelotti, i fratelli Abbagnale e Diego Armando Maradona, Riccardo Cucchi ci sintonizza su un’epoca e un calcio che sono parte di noi. Minuto per minuto.
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17 ottobre 2018

In libreria


Carlo Emilio Gadda 
Norme per la redazione di un testo radiofonico
a cura di Mariarosa Bricchi 
Adelphi, Milano, 2018, pp. 56.
Descrizione
Che i più dignitosi accademici chiamati, negli anni Cinquanta, a collaborare al Terzo Programma Rai abbiano avuto un sussulto nel leggere l'opuscolo di norme redazionali allegato alla lettera-contratto non stupisce. Con una fermezza sotto la quale fremeva un'esplosiva ironia, li si invitava a bandire il tono dottrinale e l'esibitivo «io», incisi e litoti a catena, vocaboli antiquati o tecnici e mostruose forme verbali (come l’indigesto svelsero). Non potevano sapere che l'autore di quell'opuscolo era il più sovversivo degli scrittori italiani, per una volta nelle vesti di ligio e irresistibile anti-Gadda.
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27 giugno 2017

La radiovisione



La storia della radio ha radici alla fine del diciannovesimo secolo. Il fisico e matematico scozzese James Maxwell fu il primo a studiare il carattere ondulatorio della luce. Questi studi portarono il fisico tedesco Heinrich Hertz a capire che si sarebbe potuto trasmettere informazioni tramite le onde elettromagnetiche. L’ingegnere Nikola Tesla utilizzò per primo un dispositivo che conteneva tutti gli elementi simili alla radio, che però non riusciva né a trasmettere e né a ricevere segnali. Si deve quindi all’italiano Guglielmo Marconi, nel 1901, l’invenzione vera e propria del primo sistema in grado di trasmettere segnali radio a grandi distanze.
La radio ha subito grandi mutamenti nel corso del ventesimo secolo e sempre di più ha assunto importanza, divenendo uno strumento di comunicazione di massa. Negli anni ’20 italiani, questo strumento divenne fulcro dell’EIAR, fondamentale per la propaganda fascista. Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, però, la radio giunse alla sua età dell’oro. Nel 1951 la prima edizione del Festival di Sanremo venne riprodotta tramite radio. Da lì in poi, per la radio, fu un vero e proprio successo. L’arrivo delle televisioni non scalfì il grande utilizzo che gli italiani fecero di questo strumento e, anzi, a fine degli anni ’90 sarà proprio l’arrivo delle web radio a rendere queste un punto fermo dell’intrattenimento. Questo portò la radio a sbarcare anche sulle televisioni, sia come semplice modo di ascoltare la musica, sia come alternativa ai programmi televisivi.
Simone di Biasio, nato a Fondi nel 1988, laureato in Editoria e Giornalismo all’Università “La Sapienza” di Roma, con il libro Guardare la radio. Prima storia della radiovisione italiana discute del successo di questo mezzo di comunicazione. Guardare la radio assume una duplice valenza. Da un lato la possibilità di osservare gli speaker al lavoro, prima erano solo delle voci fuoriuscite da uno strumento. Dall’altro osservare come la musica prende forma, i video dietro le canzoni di successo.
Il libro è una storia, racconta l’evoluzione di questo mezzo di comunicazione di massa. La radiovisione che, come dice Maurizio Costanzo, «È una radio che studia la televisione». La nascita di un nuovo medium, un nuovo strumento di comunicazione che non soppianta l’altro ma che lo integra. La radio che si fa radiotelevisione. «Che un giorno non tanto lontano noi potremo radiovedere non è in alcun modo dubbio», così scriveva "Il Corriere della sera" nel 1931. In fondo, ogni mezzo di comunicazione di massa ha subito un’evoluzione. La radio lo dimostra.

Samuele Aiesi

 

Simone di Biasio
Guardare la radio. Prima storia della radiovisione italiana
Mimesis, Milano, 2016

14 novembre 2016

Radio e TV tra informazione e svago

Enrico Menduni, professore ordinario di Cinema, fotografia e televisione presso il Dams dell'Università di Roma Tre - con alle spalle una lunga esperienza lavorativa nel campo dell'organizzazione dello spettacolo e sette anni di permanenza nel Consiglio di amministrazione Rai – tratta in questa sua opera dei due media d'informazione che hanno maggiormente caratterizzato il XXI secolo: la radio e la televisione. Più antica la prima, più giovane la seconda, un po' rivali ed un po' complementari, entrambe hanno contribuito e contribuiscono in maniera incisiva ed indiscutibile alla formazione dell'opinione pubblica. Ma sono state e tutt'ora sono anche un'importante fonte di svago alle quali il pubblico, con intenti più o meno impegnati, si è sempre rivolto con l'intenzione di ricevere curiosità ed emozioni.
In questo volume, l'autore esplica in maniera particolarmente chiara e dettagliata tutti i processi tecnologici e di elaborazione contenutistica dei programmi che hanno portato la radio e la televisione ad essere quello che oggi sono: due mezzi d'informazione sui quali il pubblico, da ascoltatore/spettatore qual'era, è arrivato ad avere un'influenza sempre più presente, ponendosi talvolta quasi al pari degli operatori che vi lavorano. Attraverso la selezione di playlist musicali su suggerimento degli ascoltatori, interventi telefonici, presenza di persone comuni nei programmi d'intrattenimento e nei reality e possibilità di scelte esclusive delle programmazioni attraverso web radio e tv a pagamento, lo spettatore, oltre ad essere formato ed intrattenuto, decide sempre più attivamente come formarsi ed intrattenersi. Con uno stile chiaro, competente ed amichevole, ed uno sguardo sospeso tra  il positivo ed il pensieroso – lo sguardo che sempre richiede il progresso – Menduni conduce il lettore verso un mondo in cui si assiste ad un'affascinante – e sempre più sottile – ibridazione di finzione e realtà, in cui l'una finisce per plasmare l'altra, ed il cui risultato si riflette sulla percezione della vita di ognuno di noi.
Silvia Marcantoni Taddei


Enrico Menduni
Televisione e radio nel XXI secolo
Laterza, Roma-Bari, 2016, 240 pp.
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11 ottobre 2016

Seminari di pratica giornalistica


 A partire da mercoledì 12 ottobre 2016 inizia un percorso di pratica giornalistica su specifici argomenti del settore ampio dell'informazione con la partecipazione di giornalisti ed esperti. Nel primo semestre gli incontri si svolgeranno al mercoledì h. 14-16 presso l'aula 7 dell'Albergo dei Poveri. Mercoledi 12/10 il giornalista Andrea Ferro (Radio 24) parlerà del corrispondente radiofonico.

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11 settembre 2016

In libreria

Simone di Biasio
Guardare la radio. Prima storia della radiovisione italiana
Mimesis, Sesto San Giovanni, 2016, 136 pp.

Descrizione
“Che un giorno non tanto lontano noi potremo radiovedere non è in alcun modo dubbio”: così scriveva il Radiocorriere nel 1931. Ma quanti oggi guardano la radio, oltre che sentirla? Che cos’è la radiovisione? Secondo Maurizio Costanzo “è una radio che studia da televisione” e questo aiuta già a distinguere: la storia della radiovisione non è la storia della radiotelevisione italiana. O meglio, è una storia della televisione dal punto di vista della radio, il medium sempre dato per spacciato e invece puntualmente rinato. Attualmente la radiovisione è una precisa tecnologia di trasmissione e dunque il termine ha bisogno di essere definito univocamente. Non si tratta di un’espressione moderna: dal 1920 al 1947 è stato il vecchio nome della “grande sorella” tv ai tempi dei primi “esperimenti radiovisivi” dell’EIAR (ma anche di singoli), mentre nel 2000 il network Rtl 102.5 (e con esso altre realtà) ha ridefinito il concetto dando uniformità ai processi di rimediazione. Al centro di queste due epoche sta inoltre il periodo florido della “musica da vedere” negli Anni Settanta e Ottanta, quando le prime radio libere trasmettevano anche in televisione e quest’ultima prendeva in prestito dalla radio linguaggi e fortunati programmi.
Questo saggio è una storia di convergenza tecnologica e l’affermazione dell’ecologia comunicativa secondo cui ogni nuovo medium non espunge il precedente, bensì lo integra nel proprio ecosistema mediale. La radio è il (super)medium con il maggior numero di resurrezioni.

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07 settembre 2016

In libreria


Arturo Marzano,
Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43)
Carocci, Roma, 2015, 448 pp.
Descrizione
Il volume ricostruisce l’esperienza di Radio Bari (1934-43), la prima stazione europea a trasmettere in arabo. Grazie ad una ricerca condotta in numerosi archivi in Italia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Marocco, emergono da queste pagine i protagonisti di Radio Bari, dai responsabili politici agli autori, agli ospiti, agli speaker, nonché i programmi che la radio ospitò. Le trasmissioni culturali (conversazioni, canzoni, pièce teatrali) furono apprezzate dal pubblico arabo, mentre quelle politiche (i notiziari) non ebbero successo perché scontavano una contraddizione insuperabile della propaganda e, più in generale, della politica estera fascista: Roma corteggiava i nazionalismi arabi e attaccava Londra e Parigi con l’obiettivo di sostituirvisi come potenza egemone nel Mediterraneo e in Medio Oriente, senza considerare che quei nazionalismi si sarebbero opposti con uguale forza al dominio coloniale italiano. Proprio attraverso Radio Bari e la sua “guerra delle onde” con Radio Londra, Radio Paris Mondial e Radio Berlino, il libro, al confine tra storia delle relazioni internazionali, storia transnazionale e storia dei media, mette in luce come la politica araba dell’Italia fascista fosse, nonostante le ambizioni imperiali, destinata al fallimento.
*Link all'Indice del libro:
http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843067497

28 maggio 2016

In libreria

Enrico Menduni
Televisione e radio nel XXI secolo
Laterza, Bari-Roma, 2016, 248 pp.
Descrizione
La radio e la televisione non sono più le stesse dopo il passaggio definitivo al digitale e l'intreccio con la rete e i social network. Questo aggiornatissimo manuale offre uno sguardo tutto orientato al presente sui due grandi media contemporanei: palinsesti, format, programmi, audience, video on demand, Youtube e Facebook, rapporti con la società, strategie di produzione e distribuzione.


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Enrico Menduni
I linguaggi della radio e della televisione. Teorie, tecniche, formati
Laterza, Bari-Roma, 2016, 244 pp.

Descrizione
Audience, infotainment, qualità televisiva, reality show, TV digitale, web radio, multimedialità. In questo manuale il complesso delle culture, delle teorie e delle tecniche della radio e della TV, nell’intreccio con le tecnologie delle telecomunicazioni fino ai loro più recenti sviluppi, ai nuovi formati, alle tecnologie e piattaforme emergenti, ad Internet 2.0.

20 febbraio 2016

Umberto Eco

 "[...] la comunicazione pesante era entrata in crisi verso la fine degli anni settanta. Sino ad allora lo strumento principe della comunicazione era il televisore a colori, una scatola enorme che troneggiava in modo ingombrante, emetteva nel buio bagliori sinistri e suoni capaci di disturbare il vicinato. Un primo passo verso la comunicazione leggera era stato fatto con l'invenzione del telecomando: con esso non solo lo spettatore poteva abbassare o addirittura azzerare l'audio ma anche eliminare i colori e lavorare di zapping. Saltellando tra decine e decine di dibattiti, di fronte a uno schermo in bianco e nero senz'audio, lo spettatore era già entrato in una fase di libertà creativa, detta «fase di Blob». Inoltre la vecchia tv, trasmettendo avvenimenti in diretta, ci rendeva dipendenti dalla linearità stessa dell' evento. La liberazione dalla diretta si è avuta col videoregistratore, con cui non solo si è realizzata l' evoluzione dalla Televisione al Cinematografo, ma lo spettatore è stato in grado di mandare le cassette all' indietro, sfuggendo così del tutto al rapporto passivo e repressivo con la vicenda raccontata. A questo punto si sarebbe potuto persino eliminare completamente l' audio e commentare la successione scoordinata delle immagini con colonne musicali di pianola, sintetizzata al computer; e - visto che le stesse emittenti, col pretesto di venire in aiuto ai non udenti, avevano preso l' abitudine di inserire didascalie scritte a commento dell' azione - si sarebbe pervenuti ben presto a programmi in cui, mentre due si baciano in silenzio, si sarebbe visto un riquadro con la scritta «Ti amo». In tal modo la tecnologia leggera avrebbe inventato il film muto dei Lumière. Ma il passo successivo era stato raggiunto con l' eliminazione del movimento dalle immagini. Con Internet il fruitore poteva ricevere, con risparmio neurale, solo immagini immobili a bassa definizione, sovente monocolori, e senza alcun bisogno del suono, dato che le informazioni apparivano in caratteri alfabetici sullo schermo. Uno stadio ulteriore di questo ritorno trionfale alla Galassia Gutenberg sarebbe stato - dicevo allora - l' eliminazione radicale dell'immagine. Si sarebbe inventata una sorta di scatola, pochissimo ingombrante, che emetteva solo suoni, e che non richiedeva neppure il telecomando, dato che si sarebbe potuto eseguire lo zapping direttamente ruotando una manopola. Pensavo di aver inventato la radio e invece stavo vaticinando l' avvento dell' I-Pod [...]".
Umberto Eco
"Repubblica", 31.1.2006.

07 dicembre 2014

Genova in libreria

Maria Paola Comolli
Qui Viazzi ... a voi studio
Genova, Erga, 2014, 120 pp.

Descrizione
Cinquant’anni di storia dell’informazione italiana scritta e parlata: dal periodo d’oro della radio alla sperimentazione della terza rete televisiva RAI, dalle esperienze dell’inviato speciale alla riorganizzazione di alcune sedi regionale dell’Azienda secondo le esigenze della comunicazione moderna. Varie svolte significative del giornalismo radiotelevisivo sono state vissute nell’arco dell’attività professionale di Cesare Viazzi, un signore con il microfono, che ha poi trasmesso la sua esperienza ai giovani nei primi corsi universitari di giornalismo.  Nel libro ci sono varie testimonianze di coloro che furono accanto a Viazzi in quegli anni o lo videro all’opera, da giornalisti quali Giorgio Bubba, Emanuele Dotto, Mario Rigoni e Moreno Cerquetelli a personaggi pubblici come Mario Sossi, Giuliano Montaldo, Tullio Solenghi e Vito Molinari.
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23 maggio 2014

Raccontare la crisi



Crisi economica, spread, mutui subprime, crisi del debito sovrano. Questi sono solo alcuni dei termini più comuni che, negli ultimi anni, sono diventati giocoforza parte della nostra vita quotidiana. In particolare da quando le pagine dei giornali, i servizi dei Tg e i siti di informazione si sono riempiti di queste parole, nel tentativo di spiegare, raccontare ed interpretare questo periodo così particolare della storia del nostro paese e non solo. E come fare, allora, a districarsi in questi discorsi a noi così poco familiari? Come possiamo interpretare tutto il materiale che ci viene messo a disposizione? Ma, ancor prima, come possiamo essere certi dell’affidabilità di tutto ciò che leggiamo e ascoltiamo?
Antonio Preziosi, direttore dal 2009 al 2014 di Radio Uno e Giornale radio Rai, parte proprio da qui, cercando di fornire i mezzi, definiti da lui “cassetta degli attrezzi”, agli stessi giornalisti per fornire un’informazione per quanto possibile obiettiva, ma soprattutto etica e rigorosa.
L’analisi si sviluppa agilmente lungo le 143 pagine del libro, arenandosi solo raramente in complicati tentativi di districarsi nei processi economici che regolano il nostro paese e, più in generale, l’Europa. Preziosi non cade nella trappola dell’autocompiacimento, evitando di trasformare la sua opera in una continua lode al lavoro svolto da Radio Uno nel “raccontare la crisi”. Evita altresì di accanirsi su ciò di quanto accaduto finora che non lo convince, limitandosi a utilizzare alcuni esempi negativi legati al mondo del giornalismo, per fornire gli strumenti di analisi citati in precedenza. Il libro, pur necessitando di una certa dimestichezza da parte del lettore negli argomenti trattati, è accessibile e facilmente digeribile anche ai meno “ferrati”. Non attacca, nondifende e non sostiene singoli argomenti, preferendo analizzarli uno ad uno e cercando di volta in volta di trovare il giusto compromesso tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”. Si libera, ad esempio, del mito del giornalista obiettivo, conscio che, per quanto rigoroso esso sia, ogni articolo ha alle sue spalle una mente pensante, consapevole e piena di opinioni personali. Non per questo, però, il giornalista deve ritenersi esentato dal fornire ai propri lettori una versione credibile ed eticamente veritiera dei fatti, evitando di dar voce a opinioni personali o “voci” non verificate che minerebbero l’utilità della notizia.
I temi dell’analisi sono molteplici. Preziosi comincia facendo una rapida panoramica del mondo dell’informazione al giorno d’oggi, dando il giusto peso al web, di cui la stessa Radio Uno è stata pioniera, ma senza svalutare i classici mezzi di comunicazione di cui ovviamente la radio si fa capofila. Spaziando dai temi della crisi e di come andrebbe raccontata e interpretata, passando per l’importanza dell’Euro e, più in generale, della Comunità Europea, fino ad arrivare al ruolo fondamentale che la comunicazione svolge nei processi economici, Preziosi affonda con calma colpo su colpo, senza lasciarsi forzare la mano in critiche facili ma inutili e proseguendo la sua battaglia col motto “l’informazione dev’essere conoscenza”. Il tutto si risolve in un libro per certi versi illuminante, capace di raccontare e, allo stesso tempo, spiegare “come raccontare”, traducendosi indirettamente in una guida tanto per gli scrittori (i giornalisti) che per i lettori.
Preziosi, arrivato alla fine del suo ruolo di direttore nel marzo del 2014, non lascia spazio a incertezze, lasciando intendere che altrettanto dovrebbe fare ogni giornalista, ogni testata ed ogni organo di stampa.
Questo libro non si limita quindi a ragionare sulla singola professione del giornalista, ma ci rende tutti più consapevoli, e di conseguenza più partecipi, dei nostri doveri in questo periodo di difficoltà in cui ognuno di noi può veramente fare la differenza. Perché no, raccontando.

 Simone Bernardo

Antonio Preziosi
Radiocronaca di una crisi
Rai Eri, Roma, 2013, 143 pp.


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17 febbraio 2013

La radio nel cuore, l'attimo di una canzone


Viaggio itinerante sulla storia della radio, un intreccio di avvenimenti che hanno generato uno dei più importanti mezzi di comunicazione dei giorni nostri. Un insieme di ingegni, creatività che hanno contribuito a creare uno strumento che ha raggiunto il cuore di ognuno nelle varie epoche attraverso:  l'informazione,  la musica,  gli audio romanzi, ossia il testo adattato al linguaggio radiofonico, come quello della guerra dei mondi di Orson Welles che venne annunciato  bruscamente come cronaca giornalistica in diretta, durante una programmazione e diede l'impressione, che veramente gli alieni fossero sbarcati nel  New Jersey, e spinse gli abitanti a lasciare le loro case; forse uno degli episodi più significativi del potere del linguaggio, ma soprattutto dell'ascolto.  Prodotto di cultura di massa specchio della società del tempo, un gioco cattriottico, riflessione di un pensiero riconducibile alla comunicazione  di accorciare le distanze, vario nei suoi generi e contenuti.  La divisione in quattro punto ci visualizza la sua origine e il suo evolversi. Curioso è il fatto che nei suoi primi vent'anni i soggetti a cui erano rivolti fossero differenti in quanto era un codice accessibile a pochi e si avesse il timore che i suoi messaggi venissero decifrati trasformandosi con il tempo  nell'interattività che l'avrebbe contraddistinto, significativo il caso che ha segnato la memoria è stato: la tragedia del Titanic, metafora delle divisioni e contrapposizioni di classe, nel quale ebbe un ruolo centrale il radiotelegrafista, un marconista David Sarnoff che a partire da quella notte sarebbe entrato prepotente nella storia della radio con l'intuizione rivoluzionaria del broadcasting.
L'autore ripercorre la storia della radio con sottile maestria dando degli spunti da imprimere sulla nostra memoria dal titolo di un fortunato programma televisivo realizzata dalla rai in occasione dei sessant'anni della radiofonia italiana, il punto centrale attorno a cui si è sviluppata la ricostruzione è quello linguistico, l'evoluzione del linguaggio radiofonico inteso nell'insieme dei suoi significanti, il progetto e lo scambio comunicativo che ha realizzato. In questa digressione storica si ripercorre anche gli spazi fisici che ha occupato nella società dai salotti in prima vista ad arrivare a un'intimità dell'io come la cucina, il bagno, le spiagge, nelle automobili come per cogliere quei momenti di riflessione con se stessi e con gli altri. Questo libro lo si potrebbe definire un ascoltare il proprio cuore, giusto il tempo di una canzone, un viaggio nel tempo e nello spazio per darci l'idea della complessità delle vicende umane inteso come mondo.
Jenniffer Flores Guevara

 
Giorgio Simonelli
Cari amici vicini e lontani.L'avventurosa storia della radio
Milano, Bruno Mondadori, 2012, 151 pp.

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07 dicembre 2011

Scaffale amico

Luca Policastro
I segreti dell'etere. Storia e stile del giornalismo della radio
Civitavecchia, Prospettiva editrice, 2011, pp. 157.
Descrizione

Le caratteristiche dell'odierno linguaggio radiofonico sono dovute da un lato alle peculiarità tecniche del mezzo, dall'altro all'evoluzione dell'ascolto in un'epoca, la seconda metà del ventesimo secolo, che ha visto la nascita e L'affermazione della televisione. Questo libro, dopo aver ripercorso le principali tappe evolutive della radio (da Marconi alla BBC, dalle radio libere alla radio digitale), vuole fornire le basi teoriche per comprendere a fondo gli ingredienti del flusso radiofonico, punto di arrivo di questa evoluzione. Vengono esaminati infine alcuni dei più importanti radiogiornali trasmessi quotidianamente sul territorio italiano, allo scopo di evidenzare i meccanismi che ne regolano la stesura, anche alla luce dei moderni software di messa in onda.
L'autore Luca Policastro (La Spezia, 1986) è dottorando in Lingue, culture e tecnologie dell'informazione e della comunicazione presso l'Università degli Studi di Genova, dopo aver conseguito la laurea in Giornalismo culturale ed editoria presso lo stesso ateneo. Autore e dj presso alcune emittenti radiofoniche locali, si interessa di radio, didattica delle lingue straniere e delle scienze, musica e sport di resistenza.
*link al sito di Prospettivaeditrice.
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23 maggio 2011

Questa è la BBC!

Il sistema mediatico, come ben studiato nel libro di Hallin, delinea diversi modelli e sistemi a seconda del contesto analizzato, in particolare, il Regno Unito, rappresenta un mondo a sé stante, del tutto eccezionale, sia sul suo sistema politico- amministrativo, che vede una particolare commistione tra monarchia e parlamento, fondata su una “prassi”, e non su una costituzione scritta, nel suo sviluppo storico e, di conseguenza, realtà del tutto particolare anche in quello che è il suo sistema mediatico.
In particolare, il sistema radiotelevisivo pubblico, di cui la BBC è sua particolare ed esemplare rappresentante, è un’eccezione anche in quel modello mediatico liberale entro cui si colloca.
La BBC, diminutivo di British Broadcasting Corporation, nacque nel 1922, sotto la guida di John Reith e di alcuni suoi colleghi operatori della telecomunicazioni.  Nel 1932 inizia il servizio di trasmissioni televisive sperimentali, e, dal 1936, diventa il primo operatore al mondo a fornire un servizio regolare.
La BBC, sotto il motto “National Shall Speak Peace Into Nation”, si dichiara da subito libera da influenze commerciali e politiche, e manterrà negli anni, sempre questo obbiettivo, diventando, anche nel bel mezzo di discussioni sulla legittimità del suo continuo sviluppo statale, l’emittente più autorevole tra gli operatori mondiali, anche in ragione delle tradizionali e rigorose modalità di produzione dei dati giornalistici, codice etico e professionale, diventato simbolo e punto di riferimento per la categoria.
In particolare, sotto la guida di Lord Reith, l’emittente costruì quelle che oggi sono le sue solide basi odierne, anche se un po’ mutate per stare al passo coi i tempi: quelle che sono chiamate le basi o principi reithiani. I principi del primo direttore della BBC, erano una triade composta da quelli, che secondo lo stesso Reith, dovevano essere gli obbiettivi finali del servizio radiotelevisivo pubblico, cioè: Informare / Acculturare / Intrattenere.
Questa linea editoriale, basata su principi di libertà e eticità di informazione, sarà per molti anni la guida della BBC, e sarà ciò che l’ha resa la più autorevole fonte di informazione, anche quando doveva attraversare critiche, rinnovi, cambi e umori politici e storici, che hanno visto l’avvento di nuove tecnologie e la sempre più arrogante ed ingombrante figura, nel panorama mediatico e informativo, della tv commerciale.
Nel Regno Unito si è sempre dibattuto molto, a livello civile e non solo istituzionale, di quelli che devono essere gli obbiettivi e le funzioni di un servizio pubblico informativo, nonché si è discusso spesso su come e con quali mezzi, sarebbe stato più corretto raggiungere tali obbiettivi.
Il libro di Matthew Hibberd, professore emerito di Media e Giornalismo, presso l’Università di Stirling, in Scozia, racconta le origini della BBC, il suo sviluppo e tutti i dibattiti che negli anni ha dovuto affrontare negli anni, con tutte le diverse commissioni parlamentari che si sono susseguite. La BBC infatti, mantiene il suo ruolo pubblico grazie al rinnovo di un contratto decennale o pluri, chiamato Royal Charter, e, ad ogni rinnovo, la legittimità del suo servizio o più precisamente la legittimità del fatto che non fosse ancora troppo commerciale e poco incline al clientelismo, crea ciclicamente larghi confronti e scontri tra parti politiche e sociali. Allo stesso tempo, se la legittimità della commercialità e la legittimità del canone sono state più volte prese in considerazione nella discussione pubblica, poche e rare volte è stato criticato o messo in dubbio l’operato e il lavoro svolto dall’emittente, che, super parters, è sempre stata in grado di informare al meglio i cittadini inglesi, fornendo il miglior lavoro d’informazione possibile, svolgendo, oltretutto, un’ indiscusso ruolo di coesione sociale, specie ai suoi inizi e nell’immediato secondo dopo-guerra.
La BBC, inoltre, è stata l’emittente pubblica che più ha saputo mettersi in discussione, rinnovandosi in tecnologia e contenuti per essere sempre all’avanguardia, subendo solo un arresto parziale con l’era del digitale, che, tra crisi economico-finanziaria, nazionale e democratica, ha inciso negativamente sulla sua supremazia.
Con l’avvento del commerciale molti punti fermi della British Broadcasting Corporation sono stati messi in forse e a rischio, sopra a tutto, la recente discussione sulla possibilità di eliminare il canone a favore di un abbonamento volontario, eventualità che vedrebbe l’azienda perdere quasi la metà delle sue rimesse, a cui dovrebbe sopperire con pubblicità e “compromessi” politici che la vedrebbero soggetta a dipendenza economica, e, di conseguenza di dipendenza informativa che minerebbe la sua capacità professionale unica.
L’esempio inglese di servizio radiotelevisivo pubblico, tra luci e ombre, è sicuramente l’esempio più concreto e professionale di quello che dovrebbe essere un servizio statale in favore al cittadino, che, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è solo consumatore, ma anche lettore e soprattutto e/lettore, nel senso che è la pietra miliare della legittimizzazione politica che, nei paesi democratici, è il fondamento di tutta la struttura del sistema.
Debora Fugazzi
Matthew Hibberd
Il grande viaggio della BBC
Storia del servizio pubblico britannico dagli anni Venti all’era digitale

Roma, RAI-ERI, 2005, 409 pp.
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15 maggio 2011

Accendere un libro, leggere radio e tv

Enrico Menduini, professore ordinario del DAMS all'Università Roma Tre, partendo dall'esplicazione di concetti inerenti la comunicazione post-moderna, i media e il loro rapporto sempre più complesso con la società di massa, intraprende un percorso brioso e vivace che ripercorre, senza mai cadere in noiosi tecnicismi, la storia degli strumenti d'informazione, dalla televisione (con la quale siamo cresciuti), ai più recenti ritrovati multimediali che stanno rivoluzionando il concetto di informazione.
Nella prima parte del suo saggio, l'ex consigliere d'amministrazione Rai prende in considerazione i media elettronici, il cinema, la televisione e la radio esplicandone storia, funzionamento ed applicazioni: riusciamo così, pagina dopo pagina, a farci una concreta idea di come funzionino gli apparati che "non si vedono" ma che rendono possibile ogni giorno la messa in onda di trasmissioni radio - televisive o internet.
Ai linguaggi della radio è interamente dedicata la seconda parte, dove ogni capitolo sposta l'attenzione sui vari aspetti della radiofonia: una breve storia della radio che ci ricorda , quando non esisteva ancora la TV, l'importanza che ha rivestito in alcuni momenti salienti del passato (uno su tutti Radio Londra durante la seconda guerra mondiale), la pratica di come si "faccia " nella pratica la radio, interessante per capire per esempio, la facilità con cui, ipoteticamente ognuno di noi potrebbe, con poche accortezze, installare un'emittente radio a bassissimo costo tra le proprie mura domestiche e, infine, il capitolo sui generi radiofonici sottolinea aspetti come il target radiofonico, descrive i generi musicali che vanno per la maggiore tra le diverse utenze, apre una finestra sulle nuove tecniche di fruizione radio che stanno raccogliendo sempre più consenso come la radio fruibile con internet e ora anche attraverso il digitale terrestre.
La terza parte, relativa ai linguaggi della televisione, è senz'altro quella che da maggior soddisfazione a chi sia interessato a comprendere i suoi meccanismi ma che non ha mai avuto la possibilità di vederseli sviscerare davanti agli occhi: la sensazione che si ha leggendo questo capitolo è di essere seduto accanto ad un regista che ti spiega passo passo ogni aspetto, anche quello che sembrerebbe più marginale della grande macchina che sta dietro al piccolo schermo, ma che marginale non è. Ecco così svelati i trucchi dell'inquadratura che ci fanno sembrare enorme uno studio televisivo che in realtà è grande quanto il nostro salotto, oppure quali leggi psicologiche vogliono che nel caso di una trasmissione che preveda l'intervento del pubblico tramite telefonata, compaia al centro dello studio un grosso telefono rosso che stia a legittimare lo squillo del telefono che in realtà non c'è. Interessanti i capitoli dedicati alle "ondate" (virtuosistico il termine, riferibile tanto al temine "onda" attinente alla sfera della TV quanto al significato più comune del termine) della tv nella sua storia italiana: ad ogni "onda" corrisponde un periodo storico in cui hanno vissuto programmi conoscitivi (l'autore ricorda, a ragione, che mamma Rai ha insegnato l'italiano ai suoi primissimi figli nati in un'Italia analfabeta e devastata dalla recente guerra), i primi talk show, i contenitori pomeridiani, i quiz, i concetti quali sportainment, edutainment, infotainment,  usando dei neo-inglesismi che magari non sono felicissimi ma che rendono l'idea della contaminazione che, dagli anni '80 dello scorso secolo, ha visto le componenti di sport, educazione e informazione amalgamarsi all'intrattenimento, spalmando quest'ultimo ad ogni ora del palinsesto in modo inversamente proporzionale a quanto accadeva invece ai primordi della TV, quando ogni aspetto era ben separato da un altro e a presentare i diversi momenti appariva una signorina dall'aspetto familiare. E poi, l'evoluzione della tv degli ultimi vent'anni, la fiction, il reality show, e le nuove forme di fruizione: la pay tv, pay per vie, il digitale terrestre con la felice conseguenza di poter veramente scegliere cosa vedere perché l'offerta è (quasi) adeguata ad ogni domanda.
Insomma un libro che va letto per più d'una ragione: per acquisire consapevolezza sui funzionamenti (a volte anche subdoli) dei media, per poterli smascherare, per ripassare la storia della nostra televisione, che è, per molti aspetti, lo specchio della nostra storia italiana e per farsi un'idea delle futuribili evoluzioni del rapporto tra consumatori e mass-media. Ruoli che cambiano con le nuove tecnologie offerte da internet, ma con un filo di nostalgia, è bello ogni tanto leggere dei tempi in cui a presentare i diversi programmi era una signorina gentile con un sorriso familiare.
Davide Oliveri

Enrico Menduini
I linguaggi della radio e della televisione: teorie, tecniche, formati

Roma-Bari, Laterza 2008, pp. 233.
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05 gennaio 2011

PrimaPagina, la rassegna stampa di Rai Radio3

PrimaPagina è la rassegna stampa di Rai Radio 3 trasmessa ogni mattina in diretta dalle h. 7,15 alle h. 8,40. Ogni settimana un giornalista commenta le principali notizie dei quotidiani italiani; poi segue una conversazione in diretta con gli ascoltatori. Le puntate di PrimaPagina possono essere riascoltate sul sito e scaricate.
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04 dicembre 2009

In libreria

Paolo Baudi di Vesme - Franco Brigida
L'evoluzione dei media e della pubblicità in Italia
Milano, Franco Angeli, 2009, 454 pp.
Collana: T.P. - a cura dell'Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti
Scheda
Un libro per chi si affaccia per la prima volta al mondo della comunicazione e della pubblicità, e al contempo uno strumento indispensabile di formazione e di aggiornamento per chi in questo mondo lavora ogni giorno. Il testo concentra la propria analisi teorica sul particolare ruolo giocato dalla pubblicità, descrivendo la struttura organizzativa del mercato pubblicitario italiano e analizzando i singoli mezzi pubblicitari, le diverse tipologie, le ricerche valutative, le prospettive e gli scenari futuri.[... leggi tutto]
*Link all' Indice del libro.

*segnalato da Martina Russano
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