Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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04 febbraio 2018

Così andava il giornalismo

Sentivo in me la reazione di chi è stato educato al giornalismo in un certo modo: non si nasconde niente.” Gianni Minà, giornalista da più di cinquant’anni, ha mosso i primi passi all’interno di Tuttosport per approdare poi alla RAI; nel corso della sua carriera ha seguito e documentato otto mondiali di calcio e sette olimpiadi sportive, ha incontrato e intervistato grandi figure artistiche, sportive e politiche della storia contemporanea come Muhammed Ali, Fidel Castro, Chico Buarque, Lula da Silva, il subcomandante Marcos, Hugo Chávez. Ma più di tutto il suo lavoro si è caratterizzato per un grande amore, accompagnato da diversi documentari e libri, per l’America Latina. Ora, insieme all’attivista Giuseppe De Marzo, nella conversazione-intervista lunga 240 pagine dal titolo Così va il mondo. Conversazioni su giornalismo, potere e libertà edita da Edizioni Gruppo Abele per la collana Palafitte, ci fornisce un nuovo punto di vista sul mondo e sulle dinamiche che lo animano. Attraverso le sue esperienze come giornalista e reporter ma soprattutto come uomo, Gianni Minà ci porta all’interno di un universo, quello dei paesi del Centro e Sud America, ricco di storia, di cultura, di ideali politici e rivoluzioni sociali vissute da un popolo pronto a non arrendersi, un universo ancora imprigionato nella gabbia degli interessi del neoliberalismo e di un sistema economico capitalistico ormai antiquato ed anacronistico. Grazie alla musica conosce prima il Brasile all’inizio degli anni Settanta, durante gli anni più duri della dittatura militare, e scopre il dramma dell’ingiustizia sociale in una parte del mondo priva delle logiche occidentali; poi l’Argentina, nel vivo della Operacion Condor e della crudele realtà dei desaparecidos; nel 1987 e nel 1990 incontra e intervista Fidel Castro, protagonista indiscusso del Novecento, artefice della Rivoluzione cubana; nel 1996 riesce ad intervistare il subcomandante Marcos, portavoce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e della resistenza nella regione del Chiapas in Messico. Il racconto però non si dimentica di ricordare come gli Stati Uniti, protagonisti indiscussi del contesto globale dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, abbiano avuto il ruolo di regista negli eventi passati e recenti di una zona del mondo in cui la democrazia ha faticato e tuttora fatica ad affermarsi, in cui le lotte socialiste hanno prodotto risultati ben diversi rispetto all’Occidente e in cui la lotta per il diritto alla vita non si è mai esaurita. Gli stessi Stati Uniti che oggi sembrano essere lo specchio di una crisi che vede l’implosione di un’economia basata sugli interessi delle grandi multinazionali e sul consumismo e la sempre più evidente collisione tra libertà e giustizia sociale, crisi che si personifica nel neoeletto Presidente degli USA, Donald Trump che, come sostiene Minà, “rappresenta perfettamente questo momento di grande mediocrità della civiltà occidentale”. Civiltà occidentale a cui appartiene anche l’Italia che dagli anni Sessanta, con la “strategia della tensione” e l’allarme terrorismo, ad oggi, con le stime più basse di partecipazione politica e governi di sinistra interessati solo a favorire il mercato capitalistico, ha attraversato decenni di decadimento con cui la cittadinanza sembra non aver fatto ancora i conti. Da queste esperienze prendono spunto le critiche di Minà al sistema di informazione (o meglio disinformazione, mancata informazione, informazione manipolata) italiano ed internazionale che ha dimenticato il proprio scopo, servire la cittadinanza e fare servizio sociale. Il giornalismo ha chiuso gli occhi di fronte agli avvenimenti, per convenienza o per obbedienza, per non tradire un modello di civiltà all’apparenza liberale e democratico che non accettava alternative, e questo, secondo gli autori di Così va il mondo, ha creato un clima di paura, menefreghismo, cattiveria, mancanza di giudizio: un clima da cui uscire solo attraverso un radicale cambiamento di rotta. Grazie a questa intervista Minà ci fornisce una nuova chiave interpretativa della storia mondiale e ci aiuta a comprendere i nuovi fenomeni geopolitici, partendo dal terrorismo ideologico e dai flussi migratori verso l’Europa, ma anche, e soprattutto, quale dovrebbe essere il ruolo del giornalismo e dei giornalisti nel nuovo scenario globale economico, politico e sociale. Un’intervista, in definitiva, che ha molto da dire, che riflette e fa riflettere sull’attualità, sul presente e sul futuro del mondo occidentale e non.
Alessia Malcaus

Così va il mondo. Conversazioni su giornalismo, potere e libertà
di Gianni Minà con Giuseppe De Marzo
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 240.
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27 marzo 2015

In libreria

Alejandro Zambra
I miei documenti 
Sellerio, Palermo, 2015, 120 pp.
disponibile anche in formato e-book
Descrizione
 Una delle nuove grandi voci della letteratura latinoamericana. Il primo sudamericano a essere pubblicato in anteprima sul New Yorker, segnalato dalla rivista «Granta» tra i maggiori narratori di lingua spagnola. Undici brevi romanzi, un mondo di personaggi e di oggetti, smarriti e ritrovati. «Mio padre era un computer e mia madre una macchina da scrivere» si legge nelle prime pagine di questo libro, ed è proprio nell’incrocio e nella sovrapposizione tra la vita degli oggetti e quella degli esseri umani che prende forma l’epica quotidiana, intima e minuta, ma non per questo meno potente, di Alejandro Zambra. Lo scrittore cileno mette in rassegna bugiardi impenitenti e fantasmi in carne e ossa, banditi armati e giovani amanti, uomini ossessionati da un’idea superata della mascolinità o che si giocano l’ultima carta scommettendo sull’amore. Altri personaggi scoprono l’obsolescenza, come di merce, di sentimenti che sembravano eterni, o inseguono invano un padre che esiste solo nella memoria dell’infanzia. Il loro mondo è al tempo stesso modernissimo e antico, la cultura digitale del nostro secolo permea i dialoghi intensi e brillanti, ma nel cuore dei personaggi si insinua spesso una malinconia senza tempo, una passione romantica, un dubbio amletico. Le storie di Zambra scrutano vite che ci sembrano tanto più riconoscibili quanto più sono diverse dalle nostre, e risvegliano un desiderio di conoscenza, un sentimento della curiosità, quello in cui risiede la vera natura dell’arte narrativa quando prova a essere chiave di lettura del mondo, della sua crisi, del suo enigmatico ritrarsi. Queste vicende, questi documenti, vivono di suspense e fine ironia, humour e passione, spirito parodico e a tratti rabbioso. Sullo sfondo c’è il Cile con le sue recenti trasformazioni politiche e sociali («L’adolescenza era vera. La democrazia no» sostiene uno dei personaggi), e poi il mondo intero, da Oriente a Occidente, da Sud a Nord. Perché Zambra e le sue pagine plasmano e raccontano senza timore una sensibilità nuova e contemporanea, quel senso di apparente connessione che sembra unirci tutti nelle reti della comunicazione globale e che alla fine, paradossalmente, nasconde a noi stessi quanto siamo davvero vicini.
Alejandro Zambra è nato nel 1975 a Santiago del Cile. Poeta, narratore e critico, insegna letteratura all’Università Diego Portales e scrive per alcune riviste. Il suo primo romanzo, Bonsai (Neri Pozza 2007), ha vinto il premio cileno della critica. Ha poi pubblicato La vida privada de los árboles (2007) e Modi di tornare a casa (Mondadori 2013). È tradotto in oltre dieci paesi e ha vinto l’English Pen Award e il Premio Príncipe Claus in Olanda per l’insieme della sua opera.

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21 marzo 2013

Libri ri/trovati



Enrico Calamai
Niente asilo politico. Diplomazia, diritti umani e desaparecidos
Milano, Feltrinelli, 2006, 212 pp.

Descrizione
Nel 1972 il giovane diplomatico Enrico Calamai viene inviato dal Ministero degli affari esteri in Argentina con la carica di viceconsole. A Buenos Aires sembra di stare in Occidente, in Italia o in Spagna, e in effetti metà della popolazione è di origine spagnola e l'altra metà italiana. Sono tanti gli argentini con doppio passaporto, figli di emigrati che hanno la cittadinanza italiana. La comunità italoargentina è forte, variegata e ben integrata. Ci sono una miriade di associazioni italiane e non mancano quelle legate alla destra fascista, alla Dc, alla Cgil e al Pci. La situazione economica non è rosea, il clima politico è teso e sono molti i giovani impegnati. I militari aspettano e Isabelita Peron è sempre meno credibile. Nel 1974, poco dopo il golpe cileno, Calamai viene spedito a Santiago del Cile: l'ambasciata si è riempita di rifugiati di origine italiana (450 persone) che chiedono un asilo politico che il governo italiano non vuole concedere per non pestare i piedi all'esercito cileno e agli americani. Calamai, invece, aiuta i rifugiati: mette a punto una strategia che consente loro di scappare in Italia. Il periodo cileno è un'esperienza fondamentale per il giovane diplomatico. Nel 1976, quando i generali argentini prendono il potere, il governo italiano (siamo nel periodo non solo della guerra fredda ma anche della P2) è stato avvisato in tempo e l'ambasciata ha rafforzato i suoi dispositivi di sicurezza per impedire agli italoargentini in cerca d'asilo di entrare. La repressione argentina è più dura e subdola di quella cilena, ma Calamai riesce comunque ad aiutare molte persone, in maniera discreta, con una rete di soccorso e informazione che comprende l'inviato del "Corriere della Sera", il rappresentante della Cgil a Buenos Aires, un frate coraggioso, alcuni volontari dell'ambasciata e suo fratello, che lavora a "Rinascita". Ne salva tanti e cerca di avere notizie anche dei desaparecidos, fino a quando viene richiamato a Roma nel 1977.
Niente asilo politico è stato pubblicato per la prima volta da Editori Riuniti nel 2003.

*v. anche E. Calamai, Faremo l'America: l'impossibile normalità di un console italiano in Argentina negli anni della dittatura, Torino, Angolo Manzoni, 2003.
 
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13 marzo 2013

Dalla fine del mondo

13 marzo 2013
Jorge Mario Bergoglio diventa Francesco I, é argentino ma nel cognome è incisa tutta la storia dei milioni di italiani emigrati in ogni parte del mondo. Ora  dalla "fine del mondo" arriva a Roma e trova una piazza e l'Italia intera popolata di immigrati, giunti da ogni continente per vivere e costruire futuro qui.

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17 marzo 2012

Giornalismo femminile ecuadoriano

Venerdì scorso si è svolta presso la nostra Università la conferenza Giornalismo femminile ecuadoriano e cultura patriarcale nel XIX secolo: El tesoro del Hogar. Tenuta dal Dottor Juan Carlos Grijalva, professore di Letteratura Latino-americana presso l’Assumption College negli Stati Uniti, essa ha inoltre visto la partecipazione del Console generale dell’Ecuador a Genova, Esther Cuesta, e della professoressa Giuliana Franchini. 
Analizzando contenuti e obiettivi di uno dei primi periodici del Sud America diretto da una donna e aperto a giornaliste e scrittrici emergenti, El tesoro del Hogar (Il tesoro del Focolare), pubblicato a Guayaquil dal 1887 al 1893, l’incontro ha offerto interessanti spunti di riflessione sul tema della libertà di espressione delle donne, nonché una breve panoramica sui movimenti emancipazionisti dell’America meridionale, spesso oscurati da una prospettiva di studio eurocentrica. Se qualcuno poi pensasse che la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia sia tipica solo della donna di oggi, verrebbe smentito, fra le altre, dall’esperienza delle prime giornaliste sudamericane.
Come chiaramente espresso dal saggista Juan Montalvo in Las invasiones de las mujeres (Le invasioni delle donne) del 1885, in Ecuador alla fine dell’Ottocento la convinzione era quella diffusa che gli uomini fossero le figure naturali dell’autorità e che, altrettanto naturalmente, le dimensioni deputate alla realizzazione personale femminile fossero solo quelle del focolare domestico e della maternità. Una minoranza di donne istruite iniziava però ad “invadere” le università e ad ambire a professioni maschili, minacciando, secondo l’autore, l’ordine pubblico. Le donne scrittrici, prime fra tutte, dovevano essere contrastate, censurate e addirittura inabilitate a prime e seconde nozze. In un’epoca in cui una donna che si esprimeva in pubblico suscitava ancora sospetto e biasimo, El tesoro del Hogar rappresentò dunque una conquista, seppur nel solco della cultura patriarcale. La sua fondatrice e direttrice, Lastenia Larriva de Llona, arrivò nella città ecuadoriana di Guayaquil dal Perù nel 1860, nel pieno del boom economico derivato dalla crescente esportazione di cacao, dallo sviluppo della rete ferroviaria e da importanti riforme bancarie e postali. Dal 1875 inoltre, con l’assassinio del generale Gabriel Garcìa Moreno e la fine del suo regime di censura, si ebbe una vera e propria proliferazione della stampa, con pubblicazioni molto diversificate e la comparsa di un pubblico femminile. Il progetto editoriale realizzato da Larriva de Llona fu un settimanale di letteratura, atre, scienza, attualità e moda, una pubblicazione femminile cosmopolita, che uscì ogni sabato per sei anni, dal 1887 al 1893. Convinta che la stampa fosse il luogo dove “le belle arti femminili” potessero contrapporsi alla produzione pamphlettistica degli scrittori più importanti (fra gli altri José Martì, Juan Montalvo e Domingo Faustino Sarmiento), la direttrice voleva che la sua rivista fosse uno spazio apolitico proprio come quello domestico. L’autocensura era quindi d’obbligo per un progetto culturale elitario che non mirava a contrastare l’ordine precostituito. Il suo target erano donne istruite, colte, cattoliche e appartenenti alle classi più alte, donne che vestivano secondo i gusti della moda europea, in linea col sogno di fare di Guayaquil la nuova Parigi. Pur consapevole di vivere in un paese enormemente sfruttato dal punto di vista agricolo e dove la ricchezza era nelle mani di pochissimi, Larriva de Llona non diede mai voce alle classi povere né alle donne di colore, appoggiando una critica femminile mai aspra né diretta, giacchè per lei la donna era innanzitutto moglie e madre. Queste convinzioni, che le valsero il plauso dell’arcivescovo della capitale Quito, qualificano oggi El tesoro più come una semplice concessione della società patriarcale che come un luogo di effettiva rivendicazione; una rivista molto diversa dalle altre produzioni del giornalismo femminile sudamericano di quegli anni, come La Alborada del Plata, diretta dall’argentina Juana Manuela Gorriti, o l’Album de Señoritas della scrittrice Juana Manso, dove comparvero articoli di denuncia della condizione femminile. Quale fu dunque il merito di questa prima rivista femminile ecuadoriana? Lungi dal farsi portavoce del femminismo, anzi assimilando come propria la mentalità del patriarcalismo, Larriva de Llona riuscì tuttavia a creare uno spazio per la produzione artistica delle donne e per vere e proprie sorellanze letterarie. Scrittrici di fama internazionale, come Emilia Pardo Bazan, Dolores Sucre e Soledad Acosta de Samper, tennero a battesimo i primi numeri di El tesoro del Hogar, in un’ottica di legittimazione vicendevole: la loro collaborazione legittimava l’esistenza della rivista che, a sua volta, le consacrava come firme prestigiose. Pur restando di stampo cattolico e conservatore, questo periodico ha inoltre scoperto voci femministe e liberali, come quella della giornalista ecuadoriana Zoila Ugarte de Landivar, rendendosi protagonista di una trasgressione inconsapevole. Lastenia Larriva de Llona, del resto, ammise sempre quanto fosse più difficile per le donne svolgere un ruolo pubblico con l’attività di giornalista, una sfida intellettuale e pratica per la gestione delle mansioni più tecniche e meccaniche della vita di redazione, ma soprattutto incarnò il problema, sempre attuale per le donne, di conciliare lavoro e dimensione privata.
 Giulia Sciola


15 dicembre 2011

Scaffale amico

Maura Fioroni,
I colori di Cuba
Piombino, Edizioni Il foglio, 2011, 130 pp.
Descrizione
I colori di Cuba non è un saggio e neppure un romanzo, ma è il classico reportage narrativo, un racconto partecipe di una viaggiatrice che non si nasconde dietro alle ideologie e non pensa di avere in tasca verità preconfezionate. Maura Fioroni per tre mesi osserva un mondo nuovo, si immerge in un panorama insolito, si nutre di un sogno che non è suo, vive una realtà difficile da capire. Ma lo fa in mezzo alla gente, ascoltando, parlando, chiedendo informazioni e cercando di soddisfare tante curiosità. Tra le pagine di questo libro incontrerete personaggi che cercano di modificare un difficile presente, ma non mancano Mariela Castro, Raúl, il fantasma di Fidel, Che Guevara e il sogno d’un uomo nuovo. L’autrice incontra Yoani Sánchez e raccoglie il suo parere insieme a quello di Elio Menzione, ambasciatore italiano a Cuba. Non esprime opinioni, ma racconta fatti, trasmette immagini e comunica sensazioni. Un libro utile per un primo approccio con la vera Cuba, fuori da troppi facili schematismi. [Gordiano Lupi].
Maura Fioroni (Albenga, 1981). Laureata in Scienze Politiche all'Università di Bologna con la tesi La percezione della stampa italiana nei confronti di Cuba. Ha conseguito una seconda laurea in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo (Università degli studi di Genova), con la tesi Ventiquattro ore dopo. Yoani Sánchez: una voce alternativa a L’Avana. Ha collaborato al quotidiano online "Il Ponente". Il suo primo libro, I colori di Cuba, è un mix di pensieri, frutto di una permanenza a Cuba e del suo interesse verso l’isola. Vive ad Alassio.
*link al sito dell'Associazione Culturale Il Foglio.
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02 marzo 2011

In libreria

Rolando Belvedere
Dietro i media del quarto mondo.
Nuova geopolitica dell'informazione
Roma, Armando Editore, 2011, 128 p.
Scheda
Capita spesso che notizie fondamentali riguardanti la politica e la cronaca internazionale vengano ignorate dalla radio, dalla televisione e dai giornali dei 40 Paesi appartenenti allo sprofondo dell’emarginazione meridionale di Africa, Asia e Caraibi. Così, gran parte degli oltre 805 milioni di esseri umani subisce molta propaganda e poca informazione. In questo saggio, per la prima volta, si analizzano in maniera approfondita i media del Quarto Mondo, le loro contraddizioni, le relazioni con i media del Primo Mondo, gli interessi tutelati, le tecniche di manipolazione e la competizione anche mediatica dei vecchi e nuovi colonizzatori.

 
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01 febbraio 2010

In libreria

Federica Bertagna
La stampa italiana in Argentina

Roma, Donzelli, 2009, 202 pp.
Scheda
La storia della stampa italiana in Argentina è straordinaria quanto la vicenda migratoria da cui scaturì. Per numero e qualità, durata in vita e diffusione, i giornali e i periodici pubblicati al Plata tra la metà dell’Ottocento e gli anni sessanta del XX secolo non hanno paragone con quelli prodotti dalle collettività italiane in altre parti del mondo. Del resto, l’insediamento dei nostri emigranti fu precoce e massiccio, tanto che, ancora oggi, il peso demografico degli italiani nel paese è fortissimo. Non deve dunque sorprendere che a ognuna delle fasi che scandiscono la storia dell’immigrazione italiana in Argentina si possano associare una o più importanti testate. Il libro ricostruisce questa parabola, dalle prime iniziative dell’esule mazziniano Giovanni Battista Cuneo, che nel 1854 e nel 1856 avviò a Buenos Aires la pubblicazione de «L’Italiano» e «La Legione agricola», fino alla rivoluzione di internet ai giorni nostri, e si sofferma su tre delle testate più importanti – «La Patria degli italiani», «L’Italia del popolo», «Il Corriere degli Italiani» – studiandole in frangenti particolarmente significativi della storia degli italiani in Argentina: la guerra di Libia, il secondo conflitto mondiale, e l’ultima ondata di arrivi dalla penisola, a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del Novecento. La riflessione si concentra in queste pagine su due nodi fondamentali: il ruolo della stampa italiana nello stimolare il patriottismo degli emigrati e la funzione dei giornali nella costruzione di una collettività nel paese di insediamento. Un tassello importante, dunque, nella storiografia sulla nostra emigrazione, prezioso per chiunque voglia comprendere il complesso declinarsi delle dinamiche migratorie.
*segnalato da G.S.
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08 luglio 2009

In libreria

Federico Guiglia
Ho toccato l'Italia col piede destro. La vita controcorrente di un giornalista che ha sempre creduto nei suoi sogni
Reggio Emilia, Aliberti editore, 2009

*link alla scheda del libro dal sito dell'editore Aliberti.
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Il libro sarà presentato a Genova Martedì 7 luglio, ore 17.30, Fondazione Casa America - Villa Rosazza Piazza Dinegro, 3 16126 Genova.
*segnalato da Roberta B.

24 aprile 2009

Scaffale amico

Marco Coscione (cur.,)
America Latina dal basso. Storie di lotte quotidianeMilano, Punto Rosso, 2009

Descrizione
Raccolta di saggi, interviste, pagine di diario e storie di vita che ci raccontano il continente latinoamericano visto dal basso, con gli occhi degli attivisti, dei movimenti sociali, di ricercatori e giornalisti latinoamericani ed europei che conoscono a fondo il continente.
Indice del libroPrefazione (José Luiz del Roio)
Introduzione Continuano a muoversi (Marco Coscione)
Capitolo 1. Un movimento di movimenti…L’Altra Campagna: in basso e a sinistra (Lola Sepúlveda)/ Ecuador al bivio: tra movimento, leadership e “rivoluzione cittadina” (Pablo Ospina Peralta)
Capitolo 2 …in difesa del diritto all’educazione…
Cile: il movimento “pinguino” (Marco Coscione) /
El Salvador: costruendo l’utopia dall’università (Augusto Rigoberto López Ramírez) /La scuola di formazione politica del Movimento Indigeno e Contadino di Cotopaxi (María Belén Cevallos)

Capitolo 3 …e della Pacha Mama…
Uruguay: mobilitazione sociale in difesa dell’acqua (Raúl Zibechi) /La lotta del Movimento contadino paraguayano contro l’avanzata dell’agro-business nel nuovo scenario politico (Marielle Palau) / Pascua Lama: il clamore di un popolo grida “Vogliamo vita, vogliamo acqua!” (Javier Karmy Bolton)
Capitolo 4
…con un maggior protagonismo cittadino…
Brasile: il bilancio partecipativo di Porto Alegre (Marco Coscione) /Potere popolare ed organizzazione locale: i Consigli Comunali in Venezuela (Dario Azzellini)
Capitolo 5 …e più informazione dalla base…Multidirezionali e dialogici: i media della base in Venezuela (Malte Daniljuk) /La pazzia come forma di resistenza. Intervista a Hugo López, di Radio La Colifata (Verónica Gago) / No al TLC, tra movimenti sociali e mezzi di comunicazione in Costa Rica (Jan Ullrich)
Capitolo 6 …tra eguali ma differenti…
Nicaragua: con le nostre proprie parole, tessendo la nostra realtà di donne (Collettivo donne di Matagalpa)/
Movimento LGBT in Cile 1973-2010: la guerra dei “colas” in vista del bicentenario della Nazione (Iván Falcón Pizarro) /Le donne nel Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST).
Intervista a Maria do Carmo, dell’accampamento “Ho Chi Minh”, Minas Gerais, Brasile (Francesca Baggia)
Le dimenticate che continuano a morire… /Conversazione con Tatiana Sepúlveda, presidente di “Trans per il cambiamento” della città di Talca, Cile (Luís Venegas)
Capitolo 7 …occupando, resistendo e producendo…Argentina: “Tessere il futuro” tra contadini, fabbriche recuperate e commercio equo (Marco Coscione)
/ Tra costruzione alternativa e conflitto: le sfide collettive dell’economia solidale e socialista in Venezuela (Dario Azzellini)
Capitolo 8 ...riaffermando la propria anima indigena...
Territorialità del Potere Indigeno e rottura dello Stato Bianco-Meticcio: “Micro governi di quartiere” nella città di El Alto (Bolivia) (Pablo Mamani) /Colombia: resistenza indigena dal Nord del Cauca (Manuel Rozental e Vilma Almendra) /Genesi, esperienza, trasformazione e crisi del Movimento Indigeno Ecuadoriano (Alejandra Santillana y Stalin Herrera)
Capitolo 9 …in pace e senza dimenticare…
L’ombra degli invisibili… Rifugiati colombiani in Ecuador (Teresa Casanova)
/Colombia: con le comunità in resistenza civile (Giuseppe Coscione) /“Siamo uscite per dare forma ad un’opzione di vita”. Intervista a Estela de Carlotto (Verónica Gago) /La lotta per l’identità (Marco Coscione) /Guatemala: dal basso e verso il futuro (Miguel Ángel Albizures y Ruth del Valle Cóbar)
Capitolo 10 …affinché un’altra America sia possibile!
Cile 2004, è arrivata l’allegria. Primo Foro Sociale Cileno: speranze, sogni ed il bisogno di un mondo più giusto (Luís Venegas) / Ricordo del vero foro sociale… Caracas 2006 (Marco Coscione) /Il terzo Foro Sociale delle Americhe in Guatemala: suoni e colori dei popoli in marcia (Luciana Ghiotto)
Per concludere… se è possibile (Marco Coscione)
*Link alla pagina Web www.altramerica.com.es, a cura di Marco Coscione
*segnalato da Marco Coscione
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15 novembre 2008

Battuta d’arresto delle rimesse, la crisi dei mutui arriva in Perù

LIMA - Se già nel 2007 le rimesse dei peruviani avevano registrato un rallentamento quasi impercettibile, quest’anno l’ingresso in Perù dei risparmi degli emigrati è destinato a fermarsi, a causa principalmente della crisi dei mutui negli Stati Uniti. A dirlo sono alcuni dei principali analisti ed economisti peruviani. Tra questi il professore dell’Università Centrum Catòlica Jorge Torres Zorrila: “Noi prevediamo - spiega - , così come il Banco interamericano del desarrollo (Bid) che nell’anno corrente ci sarà un arresto delle rimesse. La situazione non è però così cattiva, ci aspettavamo un calo vero e proprio in conseguenza della crisi finanziaria americana”. Secondo il Centrum Catòlica di Lima, gli invii di denaro da parte degli emigrati residenti negli Usa sono diminuiti del 20% tra gennaio e ottobre a fronte delle rimesse registrate nel 2007. Questo significa che sono stati inviati 600 milioni di dollari in meno a causa della crisi finanziaria negli Stati Uniti, il Paese dal quale proviene la fetta più grossa di rimesse. La crisi che ha messo in ginocchio il Paese ha colpito soprattutto il settore edile lasciando migliaia di peruviani disoccupati. Gli effetti della bolla dei mutui Subprime sono stati conseguenza della recessione che si è verificata negli ultimi due trimestri negli Stati Uniti. Ma il fatto che le rimesse dirette in Perù partano anche dall’Europa ha aiutato a evitare un eccessivo calo degli invii. “Quello che si è perso con gli Stati Uniti – precisa Torres - si compensa con gli euro provenienti dall’Europa, principalmente dalla Spagna. Al momento il dollaro è deprezzato rispetto all’euro”. Per questo, spiega Torres, in Perù non ci sono preoccupazioni su un generale calo delle rimesse. Nella classifica dei Paesi da cui provengono le rimesse verso il Perù, elaborata dal Fomin (Fondo Multilateral de Inversiones) vede al primo luogo gli Stati Uniti, seguiti da Spagna, Giappone e America Latina (Argentina, Venezuela e Cile). “Nonostante in Perù ci sia una crescita economica - conclude Torres - e veniamo indicati come il miracolo dell’America Latina, la migrazione verso l’estero continua ad aumentare” .

Fonte. http://www.metropoli.repubblica.it/ (16 ottobre 2008)

02 luglio 2008

Liberata Ingrid Betancourt

Miglior occasione non poteva capitare per inaugurare la mia partecipazione, sfruttando così la bella opportunità che la professoressa Milan ha creato lanciando questo blog.
Ad alcuni potrà sembrare una notizia apparentemente OT, ma sono piuttosto convinto che da sei anni il cuore della riflessione sul mondo giornalistico pulsasse anche a partire da questo contesto.

Ebbene questa sera è stata LIBERATA INGRID BETANCOURT!

Ecco la notizia data da Repubblica.it e Peacereporter :

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