Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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09 marzo 2015

In Libreria

Carlo Gambalonga
Casa Ansa. Da settant’anni il diario del Paese
Roma, Edizioni Centro Documentazione Giornalistica, Roma, 2015

Descrizione
L'agenzia nazionale di stampa associata è la piu importante agenzia di stampa italiana e una delle più importanti a livello mondiale... Sarebbe questa la descrizione dell’Ansa fatta dall’Ansa. Ma non è così! L'Ansa è di più, molto di più. Lo sa bene chi l'ha vissuta da dentro per quasi quarant’anni e ce lo trasmette chiaramente in queste pagine. L’autore spiega come l'Ansa, vedendo la luce con la nascita della Repubblica, ne ha accompagnato tutta la sua storia. Ne è stata fedele testimone e, in molti casi, partecipe. La caduta del muro di Berlino, i comunicati delle Br, il ritrovamento di Moro, narrati in questo libro, dimostrano come da osservatrice è diventata, suo malgrado, spesso protagonista. Carlo Gambalonga ci fa capire come l'agenzia, nei suoi 70 anni di vita, sia stata una casa per i tantissimi giornalisti che ci hanno lavorato. La casa delle notizie: importanti, belle e drammatiche di questo e di altri paesi. La casa dell'indipendenza, dell’imparzialità e della libertà di stampa. Ma soprattutto come, attraverso i milioni di notizie prodotte e riprese da giornali, internet, radio e televisioni del mondo intero, l'Ansa sia diventata un po' per tutti la casa della verità.


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03 marzo 2014

In libreria

Bernardo  Cervellera ( a cura di)
Asia: la sfida del terzo millennio. I dieci anni di AsiaNews
Siena, Cantagalli, 2014, 216 pp.
Descrizione

Oggi l'Asia ci sfida con le sue culture, le sue religioni, le sue sproporzioni, con la sua forte potenza economica in mezzo a molta povertà. Nel tracciare un grande affresco di luci e ombre di quello che è stato definito il "secolo asiatico", il volume pubblicato in occasione dell'anniversario dalla fondazione dell'Agenzia giornalistica AsiaNews ripercorre le tappe attraverso cui le pagine web di AsiaNews sono divenute sempre più una fonte indispensabile di informazione sulla vita sociale, politica, economica e religiosa in Asia. Con il messaggio di Papa Francesco ad AsiaNews.

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12 novembre 2011

In libreria


Roberto Savio
I giornalisti che ribaltarono il mondo
Modena, Nuovi Mondi, 2011, 536 pp.
Descrizione
Sin dall’invenzione del telegrafo, le agenzie di stampa internazionali hanno orientato la visione del mondo di ognuno di noi, contribuendo invariabilmente a condizionarla in base agli interessi geopolitici dei poteri forti. Dopo la Seconda guerra mondiale, il 94% delle notizie dei giornali di tutto il mondo in materia di affari esteri proveniva da 4 agenzie, la AP, la UPI, la AFP e la Reuters. Una copertura che non lasciava spazio alla nuova realtà che stava nascendo dalla decolonizzazione e che accentuava gli schemi manichei della Guerra Fredda. Negli anni ’60, lanciandosi in un’avventura da molti considerata utopistica, un gruppo di giornalisti decise di creare un’agenzia internazionale che desse voce a chi non l’aveva – dai Paesi del Terzo Mondo ad attori marginalizzati, come le donne – privilegiando temi globali come l’ambiente, i diritti umani e la giustizia internazionale. Il loro intento era focalizzarsi non tanto sull’analisi dei singoli avvenimenti, quanto sui processi di fondo che costituiscono l’unica vera chiave di lettura di uno scenario politico internazionale in perenne e rapida evoluzione. Nacque così la Inter Press Service, che oggi vanta 50 milioni di pagine Internet lette ogni mese, in 27 lingue, ed è considerata la principale fonte d’informazione indipendente sui paesi in via di sviluppo, a cui attingono oltre 5000 mezzi di comunicazione in tutto il mondo. Ma raggiungere questo traguardo è stato possibile solo dopo una lotta aspra e su più fronti con il giornalismo “istituzionale”. Il Dipartimento di Stato americano inviò istruzioni a tutte le ambasciate affinché si adoperassero per la chiusura degli uffici IPS nei loro Paesi. Anche la TASS, l’agenzia di stampa ufficiale dell’Unione Sovietica, mise in piedi una feroce campagna ai danni dell’agenzia. Le agenzie tradizionali, europee e americane, fecero la loro parte. La IPS si trovò al centro degli scontri che alle Nazioni Unite si accompagnavano al dibattito sul nuovo ordine informativo. Soprattutto, si riteneva inaccettabile che una cooperativa internazionale di giornalisti senza fini di lucro ribaltasse il mondo, rifiutando di legittimare il Nord come suo unico interlocutore. Questo è un libro senza precedenti, perché è una storia corale, scritta da cento dei suoi protagonisti: uomini e donne di molti Paesi del mondo che raccontano le proprie battaglie per creare un’altra informazione. Molti di loro sono poi diventati scrittori o poeti affermati, ma non pochi sono stati assassinati a causa del loro lavoro. Queste pagine raccolgono 50 anni di racconti affascinanti, che offrono una lettura illuminante del progressivo cambiamento del mondo. Al libro hanno contribuito anche alcuni dei personaggi più rappresentativi degli ultimi 50 anni, da capi di stato a premi Nobel, che ci hanno regalato inedite testimonianze del loro sostegno alla Inter Press Service. La Inter Press Service (IPS) è un’agenzia internazionale di informazione e comunicazione specializzata in notizie e analisi riguardanti gli effetti della globalizzazione sullo sviluppo economico, sociale e politico delle nazioni, con particolare attenzione al Sud del mondo. Avvalendosi della collaborazione di 500 fra corrispondenti e stringer attivi in oltre 150 Paesi, l’agenzia ha conquistato un suo spazio nel panorama dei media mondiali, approfondendo quotidianamente i temi sopracitati. Gli argomenti trattati – generalmente trascurati dai mezzi di comunicazione tradizionali – e l’originale modalità di diffusione delle notizie hanno fatto della IPS la principale agenzia internazionale specializzata in tematiche legate allo sviluppo: un riconoscimento che ne mette in luce la capacità di penetrazione nel mercato mediatico tradizionale e la disponibilità a una stretta collaborazione con le organizzazioni indipendenti della società civile.
*link al sito di Inter Press Service - IPS
*link al sito di Inter Press Service - Italia
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02 febbraio 2010

Guerra alla guerra

Hannah Arendt, ne La banalità del male rifletteva su quanto i regimi totalitari, nello specifico la Germania nazista, avessero profondamente mutato il rapporto tra uomo e violenza. Nel Terzo Reich, l'azione criminale era diventata una prassi consolidata, un gesto abitudinario, e il concetto stesso di male perdeva la sua carica eversiva, divenendo, appunto, banale.
La banalità di allora è la stessa che oggi investe una realtà mostruosa come quella della guerra. Il lettore di quotidiani, animale in via di estinzione, presta poca attenzione alle notizie di politica nazionale, e ancor meno a quelle delle sezioni estere. “Lo stato permanente di guerra in cui versa il mondo ci dice che essa è legittima, è uno strumento sempre più normale da usare”. Così esordisce Maso Notarianni, direttore del quotidiano online Peacereporter, nell’introduzione al volume Guerra alla Terra. I conflitti del mondo per la conquista delle risorse, in cui quattro reporter del giornale raccontano storie di scontri che condividono uno scopo comune, quello di accaparrarsi le risorse naturali del pianeta.
Il tema della responsabilità dell'informazione occidentale in questo processo di banalizzazione è esposto con chiarezza da Notarianni e rappresenta un nodo cruciale. I mass media sarebbero complici della nuova pervasività con la quale la “cultura” della guerra ha inquinato il nostro habitus mentale, a partire da uno spartiacque storico che coincide con gli attacchi dell'11 settembre 2001. Da allora, secondo Peacereporter, la “strategia del terrore” d'importazione americana ha spalancato le porte del giornalismo ai “copia e incolla dei comunicati stampa ministeriali”, come denuncia Cecilia Strada nel suo reportage sull’Afghanistan. Una copertura dei conflitti che oscilla tra due estremi ugualmente deprecabili: da una parte, la mitraglia informativa dei numeri, slegati da un'analisi del contesto che restituisca alla violenza una dimensione umana, e dall'altra la retorica sensazionalistica dell'infotainment, che scatena la lacrima facile più che riflessione e approfondimento. Tutto ciò contribuisce a rendere la guerra un evento banale, nel senso di male necessario. Un quadro descrittivo che, se in certi casi non rende giustizia ai tanti professionisti che prestano servizi di qualità presso quotidiani e televisioni mainstream, certo pone l'accento su un fenomeno, reale, di impoverimento giornalistico. La latitanza del genere dell'inchiesta e la scomparsa dell'inviato di guerra non sono che le vittime più vistose di questa trasformazione.
A questo giornalismo di massa si contrappone Peacereporter. La testata nata nel 2003 dal matrimonio tra l'agenzia di stampa Misna e l'organizzazione umanitaria Emergency, ha alla base del proprio atto fondativo un diktat esplicito: l'abolizione della guerra. Alla luce di quest'idea, si chiariscono tutte le scelte giornalistiche operate dai suoi cronisti. Guerra alla Terra non sfugge a questa logica.
La raccolta si snoda tra conflitti noti e meno noti, ognuno dei quali serve a svelare le distorsioni operate dall’informazione. Ad esempio, l’oggetto del contendere dello scontro infinito tra israeliani e palestinesi non ha radice, bensì pragmatica: la conquista delle risorse idriche comprese tra Cisgiordania, Gaza e Territori. L’esposizione mediatica del conflitto, quindi, non ha evitato l’occultamento dei reali interessi in gioco. Si spengono le telecamere di fronte al bieco sfruttamento che le multinazionali operano nel Delta del Niger, in Nigeria, attraverso le attività estrattive del petrolio. In parallelo, i retroscena della corsa all’industrializzazione della Bolivia, che grazie alle riserve di litio, il carburante del futuro, può scommettere sul proprio sviluppo, ma, al contempo, rischia nuove “colonizzazioni” da parte delle economie più avanzate.
Il grido di ribellione nei confronti della guerra pervade le pagine come una sorta di sottotesto, un sottile fil rouge appena visibile. I reportage non affrontano il tema della deriva informativa denunciata da Peacereporter, ma si autoimpongono come esempi di controinformazione che, inevitabilmente, chiama in causa un confronto critico con il restante panorama giornalistico italiano.
Sara Marmifero

Christian Elia, Alessandro Grandi, Vauro, Matteo Fagotto, Cecilia Strada
Guerra alla Terra. I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse
(Prefazione di Gino Strada)
Milano, Edizioni Ambiente, 2009


*link alla scheda del libro
*link a Peacereporter
*link all'Agenzia Misna
*link a Emergency

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23 novembre 2009

I Reporters della speranza

A Parigi esiste l'Agence d’informations Reporters d’Espoirs, che tende a incrementare e valorizzare l'informazione utile nei diversi ambiti della società economia, finanza, salute, sviluppo sostenibile ecc. L'Agenzia, nata nel 2007 per iniziativa dell'associazione Reporters d'espoirs esistente dal 2003, collabora in partenariato con imprese, istituzioni pubbliche e rivate, media. Pubblica anche "Le Magazine Reporters d'Espoirs", mensile diffuso per abbonamento. Il 5 novembre scorso ha organizzato il secondo convegno "Et maintenant nous parlons de solutions" dedicato al tema dell'imprenditorialità sociale e il riscaldamento climatico, premessa alla Conferenza globale degli ATELIERS DE LA TERRE (Deauville- Francia, 27-28 novembre 2009) e al meeting internazionale di Copenaghen sui cambiamenti climatici.

Sede di Reporters d'Espoirs
9, rue du Colonel Rozanoff - 75012 Paris
* link al sito
www.reportersdespoirs.org
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20 novembre 2009

In libreria

Barbara Czarniawska
Ansa. Analisi etnografica di un'agenzia di stampaRoma, Carocci, 2009 , 112 p.

DescrizioneLe agenzie di stampa ricevono ogni giorno montagne di informazioni, delle quali circa il cinque per cento diventa "notizia". Ciò nonostante, producono esse stesse nuove informazioni attraverso i propri reporter e una continua ricerca. Come è possibile filtrare e verificare questa sovrabbondanza di materiale? Quali strategie e tecnologie esistono per gestirla? Il testo risponde a queste domande, conducendo un'analisi etnografica sull'agenzia ansa, evidenziando come i giornalisti si trovino coinvolti in una grande rete produttiva, in cui devono conciliare l'esigenza di ritmi sempre più veloci con la necessità di verificare l'esattezza delle informazioni.
*link all'Indice del libro
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