Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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20 gennaio 2023

"La Grammatica Essenziale"

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, 
alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ennio Flaiano

(Almanacco del Pesce d’Oro, 1960)
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10 febbraio 2022

Fare ordine nella testa



Meglio parlare perché gli errori perdono importanza.
E invece per scrivere devi fare prima fare ordine nella testa”*



In una inchiesta a puntate che "la Repubblica" dedica alla polemica nata per le 2 prove scritte previste per l'esame di maturità, uno degli studenti intervistati non avrebbe potuto definire con più chiarezza l'utilità e le finalità della scrittura: "fare ordine nella testa". Infatti per scrivere, anche la frase più breve, è necessario pensare in modo compiuto, scegliere vocaboli e verbi appropriati e rispettare le regole della grammatica, della sintassi e della punteggiatura (di rilevanza non secondaria). In una parola la scrittura insegna a diventare persone riflessive.


*cfr. Paolo di Paolo, "La Repubblica", 9.2.2022, pp.20-21.
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02 dicembre 2021

Scrittura e libertà

 "Se vuoi affrontare questioni complesse hai bisogno della parola scritta. E io mi riferisco sia alla riflessione intellettuale sia all’elaborazione del tuo vissuto personale. La scrittura è un formidabile strumento di libertà: chi scrive è proiettato in una dimensione di invenzione permanente. La scuola insegna a tutti questa capacità di padroneggiare idee e sentimenti, che poi porterà ad occupare ruoli medi e alti nella società e ad avere una vita abbastanza sofisticata. Se noi neghiamo alla scuola questa funzione, di cui la prova scritta alla maturità è il simbolo più potente, certifichiamo una cosa orribile: che la capacità di scrivere e quindi di leggere sarà patrimonio solo di chi se la ritrova in famiglia. La società può delegare alle famiglie uno strumento così importante?".
Andrea Graziosi  

*Simonetta Fiori, Ridiamo fiducia alla maturità, La Repubblica, 2.12.2021 (intervista  a Andrea Graziosi).

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08 marzo 2019

In libreria

Tiziana Plebani
Le scritture delle donne in Europa
Pratiche quotidiane e ambizioni letterarie (secoli XIII-XX)

Carocci, Roma, 2019, pp. 368
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Descrizione
Fu la possibilità di scrivere nella propria lingua madre ad aprire la strada alle scritture femminili. Da quel momento, le donne iniziarono ad appuntare
note, inviare lettere, consegnare volontà ai testamenti e più vivo si fece in alcune il desiderio di sperimentare registri letterari ed esprimere le proprie propensioni spirituali e politiche. Quante più donne accedevano all'istruzione, per lo più ostacolata ma sempre da loro rivendicata e ricercata anche attraverso percorsi di autoapprendimento, tanto più numerose diventavano quelle che ambivano a utilizzare la scrittura anche al di fuori delle pratiche quotidiane. Una scarsa padronanza della penna e della grammatica non fu di eccessivo ingombro e la confidenza maturò nel tempo
un'originale relazione con la propria intimità. Ma le donne scrissero di tutto, dai pamphlet ai romanzi, dalle petizioni ai trattati, dalle poesie ai libri di cucina; scegliendo il mezzo di comunicazione più efficace e più in voga, intervenendo in ogni momento di rinnovamento sociale e partecipando al confronto tra i sessi attorno all'eterna interrogazione sulla differenza dei generi: una delle grandi narrazioni dell'umanità.
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25 gennaio 2019

Scuola Holden. Tra Academy, Università e scrittori in serie

La Scuola Holden, nota scuola di scrittura che si fa vanto del volto di Alessandro Baricco come testimonial, diventa università. Sembra una bufala, ma non lo è. Il sito infatti è già aggiornato e nella nuova sezione “Academy” fa sorridere il peso dato alle “sette discipline” insegnate (che conferiscono un diploma simile ad una laurea al Dams).
Queste sono, e cito: “un ristrettissimo numero di capacità fondamentali per chiunque voglia abitare il mondo reale. Sono sette, e le abbiamo chiamate Discipline”. Fa sorridere perché una frase simile, così fresca e giovane, così pubblicitaria, implica una proposizione fondamentale: tutti coloro che non conoscono queste Discipline non sono capaci di abitare il mondo reale.
Ma sorvolando quest'enorme ambizione (giustamente equiparata al costo di
ogni corso proposto), vorrei soffermarmi su ciò che conta davvero in questa scuola: la scrittura. La Scuola nasce come scuola di scrittura, e un paradosso fondamentale sorge navigando a caso nel sito; giustamente la scrittura è considerata un “mestiere artigianale”, nella presentazione. Ma non ne sono sicuro. L'opinione diffusa (da cui, però, bisogna spesso riguardarsi) è che la Scuola sia una officina di autori tutti uguali o simili come i pezzi usciti da una fabbricazione in serie. Tutti capaci di scrivere libri, e molti sono pubblicati dalla stessa casa editrice. Ma li rende, una sola pubblicazione (e, direi, seriale), degli scrittori? O sono una trovata recente, un ingranaggio del piccolo, e poco ridente, mercato librario?
A voi le vostre opinioni, a me le mie. Ma sono convinto che la scrittura non si possa insegnare, e sono ancor più convinto che si possa esercitare a casa, nel silenzio della propria stanzetta o pure sulla metro, nella bolgia di pendolari stressati e simpatici perdigiorno. Non c'è bisogno di pagare una cifra enorme per migliorare i muscoli nella palestra sotto casa. Allo stesso modo, non si paga una cifra simile per allenarsi nella “questione privata” che è la scrittura, ma forse solo per avere gli agganci per pubblicare. O peggio, per scrivere come vogliono gli altri che tu scriva. E dov'è lo scrittore? Dov'è l'artista? E l'ingegno? Dov'è la fantasia? Dove sono gli scrittori? No, non credo siano alla Scuola Holden. Ma queste sono mie opinioni, e se voi siete appena usciti (poveri) da una Scuola simile, non provo nessun odio per voi, ma solo compassione.
Cosimo Angelini
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