Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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13 marzo 2015

Morire d'amianto

Sabato 14 marzo 2015, ore 9, nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia, presenterò il mio libro "Morire d'amianto a Pistoia. Il caso Breda e l'informazione", discutendone con il sindaco Samuele Bertinelli. Il lavoro, che ha avuto origine dalla mia tesi di laurea, è stato pubblicato da Settegiorni Editore grazie al contributo della Fondazione Valore Lavoro di Pistoia e della Cgil Toscana. La mattinata proseguirà poi con una tavola rotonda dal titolo "Le parole per dirlo: l'amianto tra cronaca, reportage e romanzo". Al dibattito prenderanno parte Alberto Prunetti (scrittore, autore di Amianto. Una storia operaia), Giampiero Rossi (giornalista de Il Corriere della sera, autore di La lana della salamandra), Silvana Mossano (giornalista de La Stampa, autrice di Malapolvere) e Silvano Balestreri (giornalista, docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico presso l'Università di Genova, nonché relatore della mia tesi). Nella locandina trovate il programma completo della mattinata. Io vi aspetto. Sono sicura che sarà una mattinata intensa e piena di emozioni (per me sicuramente!)
Valentina Vettori


Valentina Vettori
Morire d'amianto a Pistoia. Il caso Breda e l'informazione
Settegiorni editore, Pistoia, 2015.


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27 aprile 2012

Smontando l'ambiente sul Web

Gran parte del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è incentrato sui nuovi linguaggi della comunicazione, quindi sul web. Anche l'incontro riguardante i temi ambientali e della scienza si è focalizzato sull'informazione nel web 2.0, sui nuovi media e sul loro utilizzo. Sono state presentate alcune esperienze in questo senso.
La prima esperienza è quella del progetto realizzato da Marco Tozzi con Avoicomunicare. Molti esperti e giornalisti hanno raccontato e continuano a raccontare i disagi ambientali recandosi nei posti dove avviene un fatto e realizzando reportage, interviste, inchieste. Mentre il progetto itali@ambiente utilizza i contributi della gente che vuole denunciare il degrado ambientale dei posti in cui vive. Si tratta di un tipo di comunicazione dal basso. Attraverso il web, la gente comune è diventata parte attiva del progetto. Inviando storie, immagini silenziose, interviste ha contribuito alla realizzazione di un filmato che sensibilizza sulla devastazione ambientale presente in varie parti d'Italia. I temi trattati sono vari: dai rifiuti a Napoli, all'inquinamento degli impianti industriali; dalla cementificazione insensata, alle catastrofi causate dall'uomo che non rispetta l'ambiente. Non è nato un filmato come tutti gli altri, ma gli attori, i protagonisti e i registi sono i cittadini comuni, siamo tutti noi. Da settembre 2010 sono stati raccolti più di duecento video di cui sono state scelte e montate alcune parti per creare un filmato di 39 minuti che presto sarà disponibile sul web. Tutto questo processo è avvenuto nel modo più democratico possibile, cercando di raccogliere i pareri di tutte le persone interessate tramite una piattaforma wiki. Alcune parti del video sensibilizzano su disagi ambientali e hanno previsto alcuni fenomeni che poi si sono avverati. Ad esempio l'alluvione di Genova.
Nell'intervento successivo, Caterina Vinci ha presentato l'Enea web tv. Si tratta di un progetto interno all'ente, un contenitore di servizi giornalistici nell'ambito dei temi dell'energia e dell'ambiente. Sempre afferente all'Enea è la rivista Energia, ambiente e Innovazione che negli ultimi anni è diventata una rivista online e si aperta ai social media. Questa apertura ha portato anche dei cambiamenti all'interno della rivista stessa. Come ha ben spiegato Vincenzo Ferrara, responsabile della rivista, essa prima si rivolgevaad un target puramente scientifico. Ora questo target si è allargato e ad una parte specifica è stata affiancata una parte divulgativa accessibile a tutti.
Infine, Marco Fratoddi, direttore La Nuova Ecologia, ha analizzato l'informazione intorno ai fenomeni ambientali tra il 2005 e il 2009. Questa è stata la “stagione d'oro” delle tematiche ambientali, grazie anche ad eventi come l' Uragano Katrina o al Vertice di Copenaghen. Forse, però, si è caricata troppo la mano sul catastrofismo e questo ha un po' allontanato l'informazione da questi temi.
Anna Lucia Dimasi

*link al video del panel discussion.


08 novembre 2011

La cattiva informazione amplifica le catastrofi


Genova, 4 novembre 2011
 
Peu après la pluie qui a changé la géographie de la Ligurie le 25 octobre, Gênes nage dans son propre drame. Parmi ceux qui préfère le voir comme un échec politique vu les critiques qu'a reçue l'hôtel de ville, plus précisément adresser à Madame le maire, d'autre part ceux qui l'analyse comme manque d'information, parmi ce dernier groupe opposition, journalistes et professionnels de l'information. Gênes s'est réveillée vendredi avec l'unique information, non développée, de qu'elle allait vivre une journée de pluie inoubliable, effectivement... elle l'a été, surtout pour les familles des 7 victimes qu'a emporté le fleuve, mais le bilan ne peut pas être vu uniquement comme chiffre de pertes humaines et d'infrastructure. Il est clair que si une tempête est prévu, estimée dangereuse, et dont les titres seront toujours archivées sous «alerte a niveau 2» , les citoyens avaient droit pour ne pas utiliser le mot besoin, de conseille plus spécifique pour faire face a la réalité dramatique qu'en moins d'une heure a porté parti du patrimoine du pays le 25 octobre dernier et inondée le centre ville de la capital de la région le 4 novembre. A quoi bon susciter à une psychose générale, quand la journée de vendredi  est passé, suivi d'un weekend end assez calme, ou du moins, le suffisamment calme, permettant que  même les plus jeunes de la ville mettent la main dans la boue pour réduire les dégâts. Les journée se ressemblent, surtout si toutes les activités sont encore suspendues par les autorités.
Ceci dit ...bienvenue en Italie.

Zine El Abidine Larhfiri
studente Erasmus

04 novembre 2011

Tra fango e speranza

Il 25 ottobre 2011 è una data che rimarrà impressa per sempre nella memoria dei comuni di Borghetto di Vara, Brugnato, Monterosso al Mare, Vernazza in provincia della Spezia e di Aulla in provincia di Massa-Carrara. Quel giorno, infatti, una precipitazione abbondante ha riversato in poche ore circa 580 mm di acqua causando lo straripamento dei maggiori fiumi di Vara e Magra che sono dilagati nelle pianure intorno ai borghi di Brugnato, Borghetto, Ameglia, Pontremoli e Aulla; per quanto riguarda le Cinque Terre l’acqua ha causato frane e quindi ha trasportato ingenti quantità di fango nell’impluvio nei paesi di Vernazza e Monterosso, dove le vie principali si sono trasformate in fiumi in piena. Le prime conseguenze hanno riguardato le comunicazioni che sono diventate complicate: le strade sono state interrotte a causa delle frane, queste hanno danneggiato anche la circolazione ferroviaria, già compromessa per l’allagamento delle gallerie. Queste le circostanze che hanno determinato l’isolamento dei paesi alluvionati; dalle parole di Betta, sindaco di Monterosso, si evince la gravità della situazione: “Qui manca tutto, viveri, acqua, energia elettrica. La gente entra nelle case passando dai terrazzi, è tutto allagato. Monterosso non c’è più. Col passare delle ore la situazione qui è sempre più grave: sono saltate le condutture del gas, l’energia elettrica, i telefoni fissi. Siamo totalmente isolati e ci sono milioni di metri cubi di terra che potrebbero riversarsi sul paese“. Io sono cresciuta e abito a Monterosso da sempre, non sono stata spettatrice diretta dell’alluvione e ho raggiunto il mio paese solo il 27 ottobre con il battello, poiché per i primi giorni è stata l’unica via possibile. Nei due giorni che ho trascorso lontano da casa mi sono documentata grazie alle innumerevoli immagini e video presenti in rete, sui giornali e in televisione; nonostante ciò lo scenario che mi si è presentato di fronte ha superato ogni mia aspettativa: ovunque ho trovato fango e devastazione, tutte le attività commerciali erano sepolte dalle terra dal mio ristorante preferito al bar dove facevo colazione ogni mattina. Camminando per le strade, distrutte dalla furia dell’acqua, il mio iniziale senso di disperazione lasciava il posto alla speranza, nutrita dalla vista di tutti i miei compaesani e di tutti i volontari che insieme lavoravano per far rinascere Monterosso. Dopo pochi istanti ero coperta di fango a trasportare secchi per svuotare il locale dove ero stata a mangiare proprio il giorno prima del disastro. Anche i giorni seguenti ho deciso di contribuire ai lavori, per quanto mi è stato possibile. Ho imparato ad usare una pala e il modo migliore per mettere i sacchi di sabbia come barriera di fronte alle porte per impedire allagamenti, ma soprattutto ho capito che la solidarietà è più forte di qualsiasi calamità naturale.
Giulia Cavallo
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17 ottobre 2011

Alta velocità, Bassa felicità

Nel nostro paese si è iniziato a parlare di trasporti ad alta velocità verso la fine degli anni '80. Nel 1991 si approda al progetto TAV, super tunnel sotto le Alpi di oltre 50 chilometri per treni ad alta velocità sulla tratta Torino-Lione. Il così detto "corridoio 5" ha messo d' accordo politici di destra e sinistra, francesi e italiani, all' unanimità, gli ultimi definendo l' opera "irrinunciabile". Le autorità, dagli esordi, hanno promosso il progetto come fondamentale per lo sviluppo dei trasporti italiani, un' ancora di salvezza per non restare tagliati fuori dall' Europa. Tuttavia l' idea si è rivelata ben più che ambiziosa e di complicata realizzazione, senz' altro troppo per un paese come il nostro. A tutto questo hanno assistito per anni gli abitanti della Val di Susa, in provincia di Torino, non certo senza reagire. Il paradosso è che l' opera è stata sostenuta dal governo come metodo contro l' inquinamento, poichè si ritiene che il trasporto su rotaie inquini meno di quello stradale. Ma di certo non è il caso della Val di Susa: l' insostenibilità del progetto, anni e anni di cantieri, tonnelate di materiali da smaltire, macchinari da far funzionare, infiniti viaggi di camion sono sufficienti ad aver determinato uno spreco di risorse ed energia così notevole da avere un impatto devastante, che perdurerà negli anni, sull' ambiente. La realtà è che, per ridurre l' inquinamento, si sarebbe dovuto rinnovare e migliorare la rete ferroviaria già esistente. Secondo le stime di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia:" Il tratto di ferrovia in discussione, in gran parte in galleria, dovrebbe essere completato dopo il 2030 e sarà utilizzato, a regime, da 16 treni passeggeri al giorno, pur avendo una capacità di 250 treni. Secondo gli esperti, esso non influirà sullo spostamento delle merci dalle strade sovraffollate alla ferrovia e in più avrà un costo per l’ Italia, al netto del contributo dell’ UE, tra i 9 e i 12 miliardi di euro ad essere prudenti). Questo in un Paese che ha perso, dal 1939 a oggi, 7000 chilometri di ferrovie, (la Francia ne ha perse 4.225, la Gran Bretagna 2.403) e, solo dal 1970, più di 4000 km,  portando la percentuale di merci trasportate per ferrovia tra le più basse d’Europa, con riflessi pesanti sui consumi di energia e di suolo, sugli inquinamenti e sul paesaggio."
I soldi che verranno impiegati per la Torino-Lione, secondo le ultime stime, ammontano tra i 15 e i 20 miliardi di euro, tre volte tanto il costo del Ponte di Messina, per il risparmio di circa un' ora di viaggio ne può valere la pena? L' opera oltre che costosa è completamente inutile, dal momento che già esiste la linea ferroviaria del traforo del Frejus, che collega Torino alla Francia passando dalla Valle, affiancata inoltre dal tunnel autostradale. Se i pro TAV esaltano la possibilità di nuovi posti di lavoro, la promessa viene subito smentita, come ha affermato recentemente a Firenze il Professor Ponti, ordinario di economia applicata al Politecnico di Milano: "L’ occupazione creata per ogni euro speso per l’alta velocità è bassa, si tratta di un’ opera ad alta intensità di capitale ma non di lavoro. Per creare occupazione nel sistema dei trasporti, dovremmo piuttosto pensare a fare lavori di manutenzione e sicurezza, a realizzare piccole opere. Solo così il lavoro sarà duraturo e il suo termine non coinciderà con il completamento dell’opera”. Tenendo poi conto che parte delle contestazioni degli abitanti sono connesse ai rischi legati alla presenza di uranio, amianto e radon nei tratti dove passeranno i tunnel, documentata da medici e geologi esperti, questa sarà solo l' occasione per erigere l' ennesimo "cantiere della morte", un vero inferno per la salute dei lavoratori e di chi abita in zone limitrofe. Invece di creare occasioni di impiego nella manutenzione e ristrutturazione di opere che già esistono, ma non funzionano o funzionano male come ospedali, scuole, ferrovie, acquedotti, energie rinnovabili, la classe dirigente si preoccupa di creare "grandi opere", che non saranno di nessun aiuto all' economia disastrata del paese. Anzi, Le Osservazioni ai progetti 2010 della Comunità Montana Valli Susa e Sangone, come molti altri studi compiuti, smentiscono i calcoli sull' utilità del progetto stimati dalla società francese LTF, Lyon Turin Ferroviaire, infatti:" Rispetto alla scala delle previsioni di crescita di LTF – un aumento di sei volte del traffico merci per ferrovia tra oggi e il 2030, nel corridoio della nuova linea – si ritiene che i flussi tra Italia e Francia rimarranno sostanzialmente stazionari nel prossimo decennio. Si potranno avere nei prossimi dieci anni variazioni di qualche decimo attorno ai valori attuali, forse un aumento del 50% se le condizioni politiche e normative saranno particolarmente favorevoli al trasporto su ferro, ma i 20 milioni di tonnellate immaginati da LTF, non saranno raggiunti, nemmeno nel caso del tutto improbabile che al 2020 sia in funzione la nuova linea ".
Questa è solo un' ennesima prova che il paese non potrà giovare in nessun modo della Torino-Lione. Proprio in questi giorni in cui si parla tanto di Black Bloc, vandali, delinquenti in rivolta vale la pena ricordare le proteste e i movimenti che da anni lottano pacificamente in Val di Susa. Gente comune, padri di famiglia, pensionati, agricoltori, donne, bambini, ambientalisti, giovani, in una parola i NO TAV, si battono con immensa dignità per la propria terra. Queste persone incarnano il diritto e la responsabilità di ogni cittadino di battersi per l' ambiente in cui si vive e che si spera di lasciare, un giorno, ai figli. Non si tratta di prendere posizione contro il progresso, ma si sceglie di stare dalla parte del futuro, dell' ambiente, l' unica terra a nostra disposizione. Siamo d' accordo che l' Italia necessiti un grosso cambiamento, ma può iniziare solo dal basso, dalle piccole cose di tutti i giorni, per questo un treno veloce non cambierà certo le nostre vite, ma tanti treni locali che partono in orario si! Come ha affermato lo scorso giugno l' associazione Pro Naturta Torino:" Se anche si rinunciasse a costruire il TAV non ci sarebbero penali di alcun genere, al contrario di quanto ha dichiarato il Ministro Maroni: gli esperti di diritto internazionale francesi che nel 2003 hanno esaminato il Trattato di Torino del 2001 per l’audit al parlamento commissionato dal governo hanno sentenziato che il Trattato italo-francese dice, al primo articolo, che la nuova linea “dovrà entrare in servizio alla data di saturazione delle opere esistenti”; questo significa che se non c’è prospettiva di saturazione non c’è impegno e quindi nessuna sanzione per chi abbandona."
Siamo acora in tempo a rimediare e soprattutto a toglierci dalla testa che la solita minoranza che guadagna a discapito dei più deboli abbia irrimediabilmente deciso per tutti quanti.
Ludovica Brunamonti
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28 agosto 2011

Nel silenzio della campagna

Vorrei approfittare di questo spazio per raccontare una piccola storia, un'esperienza personale, lavorativa di questo agosto ormai agli sgoccioli. Un amico a fine luglio, sapendomi alla continua disperata ricerca di lavoro, mi contatta dicendomi che nell'agriturismo del nonno si è liberata per tutto agosto la figura del pastore - contadino. Senza neppure pensarci accetto il lavoro , del resto risalendo l'albero genealogico di famiglia di tre - quattro generazioni con orgoglio sono certo di poter affermare che i lavori praticati dai miei avi non si discostassero molto da quelle occupazioni. Sveglia alle sei, tragitto obbligato nel bosco di tre chilometri affrontato di corsa per non perdere tempo, lavori faticosi sotto il sole cocente per ore e ore sono stati per me un toccasana, non solo per il fisico ma soprattutto per l'anima. Nel silenzio della campagna, tra pecore, asini e faggi ho potuto scindere dalla fatica fisica manuale e ripetitiva del tagliare legna, innaffiare piante e tagliare erba l'attività intellettuale. Mi sono così tornate in mente con una forza nuova e mai provata prima le parole che Esiodo tuonava al fratello Perse, difendendo la straordinaria virtù celata nel lavoro manuale, fisico; l'esaltazione della natura allo stato primitivo dei carmi bucolici di Teocrito e la lucidità degli insegnamenti di Virgilio sulla vita agreste e pastorale. Il sudore della fatica di tante ore di studio al liceo con la curiosità dell'adolescenza e all'università con più consapevolezza si è mescolato per la prima volta al sudore vero e proprio e il piacere che ho provato nel prendere coscienza del fatto che quei versi sono stati ispirati a quei poeti e sapienti dalle stesse mansioni che ora io, insignificante uomo del duemila, svolgo con le mie braccia restituite all'agricoltura è immenso.
Davide Olivieri

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25 marzo 2011

La nube "buona"

Durante la giornata di ieri è avvenuto il previsto passaggio, prima in Francia e poi in Italia, della nube d'aria proveniente dal Giappone, contenente cesio e iodio e che, a detta delle autorità competenti, non comporterebbe alcun pericolo per la salute dei cittadini italiani.A garantire la nostra sicurezza, ieri, si sono messi in moto l'ARPA, la rete di supervisione del Ministero degli Interni e quella del Ministero dell'Ambiente.
Il ministro della salute Fazio, rassicura l'opinione pubblica con un uso inflazionistico di condizionali che descrivono la massa d'aria in questione come una via di mezzo tra la nuvoletta di Fantozzi e una sorta di aerosol antiallarmismo.
Sempre secondo il parere degli esperti, non ci sarebbero rischi nemmeno per i prodotti agricoli, vista la bassissima radioattività rilevata nell'aria che ieri passava sulle nostre teste. Le uniche note allarmistiche hanno riguardato il Giappone e le raccomandazioni sono state tutte volte a sconsigliare l'acquisto di prodotti giapponesi freschi e a non comprare quelli confezionati dopo il disastro di Fukushima.
Mentre alcuni balbettanti opinionisti pro-nucleare continuano a parlare di "sicurissime centrali figlie dell' ultima generazione tecnologica"e le lobbies che controllano l'informazione mondiale, seppelliscono nel dimenticatoio una tragedia dal corpo ancora caldo, l'Europa si divide tra chi, come la Germania di Angela Merkel, abbandona il nucleare per imboccare la strada delle energie rinnovabili, e chi, come la Francia dell'affarista Sarkozy, rimane nuda di fronte ad un possibile incidente come quello del Giappone. La Francia è il primo paese nucleare d'Europa, con ben 19 centrali e 58 reattori. Se, per un attentato o un incidente, una di queste infrastrutture deflagrasse, gran parte della Francia e dell'Italia diventerebbero zone desertiche.
Adiacenti alle polemiche sul nucleare, si possono scorgere i fatti e le azioni delle nazioni straniere che vogliono rispondere ai propri cittadini, allarmati per ciò che è accaduto in Giappone, con dei piani ben precisi atti alla salvaguardia del bene primo: la salute.
I principali stati europei stanno puntando sull'energia eolica perchè è una fonte pulita che abbatte le emissioni di CO2, perchè non causa la dipendenza energetica di un paese da altri, e perchè oltre ad essere rinnovabile, riduce drasticamente i costi dell'elettricità.
Il nostro paese, come spesso accade, si fa notare in negativo per avere un governo che si muove in controtendenza, facendo di tutto per bloccare il progetto di un impianto eolico nel Golfo di Oristano, in Sardegna e che per mano e per verbo del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, è rimasto ancorato sulla scelta del nucleare, fino all'ordine di inversione obbligata, dato qualche giorno fa dal Sovrano d'Arcore.
Mentre in Italia i politici si sorpassano in retromarcia, superandosi nei gradi d'impopolarità conseguente alle scelte contrarie al volere comune, in Germania, martedì, è stato inaugurato il più grande parco eolico off-shore al mondo, in grado di fornire energia a 50 mila abitazioni.
In Inghilterra, i giornali hanno pubblicato dati tecnici che attestano il superamento della soglia dei 1000 megawatt di potenza, da parte dei parchi eolici.
Addirittura in Canada, grande produttore mondiale di petrolio e uranio, ci si sta impegnando per arrivare a coprire più del 20% del fabbisogno energetico, solo col vento. Il raggiungimento di tale obiettivo, è previsto per il 2025.
In California è in atto un progetto che vedrà iniziare i lavori entro la fine dell'anno, di un'enorme centrale solare funzionante con la tecnologia degli specchi parabolici più grandi del mondo. I tecnici prevedono che, una volta che sarà operativa, con le sue quattro unità produttive da 250 MW, avrà una produzione energetica da record.L'impianto sarà costruito vicino alla città di Blythe su una superficie di 94 km quadrati nella contea di Riverside, vicino alla punta sud-orientale della California e dovrebbe fornire energia elettrica sufficiente ai bisogni di circa 800.000 abitazioni. I dubbi sul progetto erano rivolti all'impatto ambientale della struttura, ma le incertezze a questo livello si sono sgretolate velocemente grazie alla considerazione della grande quantità d'energia prodotta e al ricavo occupazionale. Si calcola infatti che la struttura darà lavore ad oltre 600 persone, per un costo complessivo di 5 milioni di euro.
Non certo in secondo piano rispetto all'eolico, sono le possibilità offerte dalle centrali a fusione fredda, soprattutto perchè rappresentano il frutto di una scoperta italiana, più precisamente dello studio per l'energia alternativa dell'Università di Bologna.
Concludo il mio articolo con una bella citazione che però condivido solo nella prima parte.
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo." (Carlo Rubbia)
Federico Italiano

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15 maggio 2010

In libreria

Piero Dominici
La società dell'irresponsabilità.

L'Aquila, la carta stampata, i "nuovi" rischi, le scienze sociali
Milano, Franco Angeli, 2010, pp. 192.

Scheda:
Il volume indaga la rappresentazione/narrazione prodotta dalla “grande stampa” sul terremoto dell’Aquila e offre una lettura critica sulle dinamiche che caratterizzano i nuovi rischi e, nello specifico, gli eventi disastrosi. Il “terremoto di carta” ha messo in evidenza quali saperi esperti siano stati coinvolti nell’analisi dell’evento disastroso, ma anche il preoccupante ritardo culturale del nostro sistema-Paese nell’acquisire consapevolezza della dimensione sempre più complessa (non solo tecnica), multidimensionale e sistemica della prassi.  [leggi tutto sul sito dell'editore]
*link all'Indice
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19 marzo 2010

In libreria

Alessandra E. Cascino
Giornalismo e ambiente. Elementi interpretativi sul caso «pet-coke» di Gela Roma, Aracne , 2009, 144 pp.

Questo libro presenta l’analisi della copertura giornalistica compiuta sulla città di Gela nel corso della vicenda pet coke del 2002. In quell’anno parte degli impianti dello stabilimento petrolchimico cittadino furono chiusi perché funzionanti tramite pet coke, “scarto” della lavorazione del greggio. Tutta la città di Gela protestò contro la chiusura dello stabilimento ENI, fonte di lavoro per gran parte della popolazione. A partire dalle riflessioni sul Conflict Consensus e sulla Consensus Communication, che presentano gli effetti della società sul prodotto giornalistico, è stata operata un’analisi del contenuto come “inchiesta” su un corpus di articoli scelti da giornali nazionali, regionali e locali che si sono occupati della vicenda. Attraverso la presentazione dei dati emersi nell’indagine si è cercato di far luce sulla cronaca dei fatti evidenziando i metodi di scelta della notizia, le diverse facce e sfumature messe in luce dai media e le informazioni rimaste celate per non essere rientrate nei criteri di notiziabilità degli organi di informazione studiati. Poiché i conflitti sociali evidenziati dall’informazione non sono che il risultato di più convergenze, questo libro dimostra che quanto è accaduto a Gela non è che il risultato dell’errato comportamento di più attori sociali.
Leggi tutto sul sito dell'editore Aracne

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27 novembre 2009

Guerra alla terra

Guerra alla Terra. I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse
(Prefazione di Gino Strada)
Milano, Edizioni Ambiente, 2009


Presentazione del libro dal sito di Peacereporter
"Esce il 18/11/2009 nelle librerie Guerra alla Terra, pubblicato da Edizioni Ambiente nella collana "VerdeNero Inchieste", un testo che cerca di analizzare i conflitti nel mondo per la conquista delle risorse. La prefazione è di Gino Strada, fondatore di Emergency, l'associazione cui andrà parte del ricavato delle vendite. L'introduzione è del direttore di PeaceReporter, Maso Notarianni.
I giornalisti di PeaceReporter raccontano cinque storie di paesi che lottano per mantenere le loro risorse all'interno del territorio. Le materie prime servono a produrre beni e servizi utili alla società ma non sono infinite e nemmeno equamente distribuite. Per un paradosso, in molti casi, le risorse che garantiscono gli elevati standard di vita alla parte ricca e pacifica del mondo di trovano in quella povera e squassata da guerre e conflitti sociali. Nessuno però, sembra essere disposto a pagare il giusto prezzo. Guerra alla Terra è un'incursione giornalistica in quelle zone di conflitto.
Sono guerre per le risorse. Guerre dove la risorsa stessa è il fine stesso del conflitto, magari celato da altre ragioni. Guerre dove la natura paga un prezzo troppo alto alla follia di uomini validi"..... [leggi tutto ...]




*link a Peacereporter
*segnalato da Selena Marvaldi

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15 novembre 2009

Invito proiezione film "The age of stupid"


Ciao a tutti!
Ho ricevuto questo interessante invito (a fianco la locandina), da un' amica con la quale ho collaborato in passato con Greenpeace, e lo giro volentieri a tutti coloro fossero interessati.
Il film in oggetto è ambientato nel 2050, con una serie di flash back reali e cinematografici sul nostro presente: l'era dello stupido...per l'appunto. Pellicola indipendente, preparata in 6 anni di lavoro e data in esclusiva al WWF e a Greenpeace. Qui il link al sito del film con il trailer:
Verrà proiettato lunedì 16, ore 20.00, al Cineclub Nickelodeon, via della Consolazione 1 (traversa di via XX Settembre). Alle 19.30 ci sarà un piccolo rinfresco e a seguire sarà a disposizione un esperto WWF per domande e dibattito.
Ultimo, ma non ultimo, l'ingresso è gratuito
Spero di vedervi in molti, grazie
Riccardo Marini

04 ottobre 2009

"Se l’informazione non circola...."

"[...] L’indebolirsi della politica e la non volontà di governare il territorio li tocchiamo con mano e hanno ormai un loro teatrale, quasi macabro rituale. L’Italia è divenuta massima esperta in funerali, opere misericordiose, messe riparatrici, offerte di miracoli stile padre Pio. Tutta l’attenzione si concentra, spasmodica, compiaciuta, sulla nostra inclinazione a piangere, a ricevere le stigmate da impersonali forze esterne, a ripartire da zero nella convinzione (falsamente umile, ancora una volta) che da zero comunque si ricomincia sempre. Come vi sentite lì all’addiaccio? avete voglia di ricostruire? forza di credere, sopportare? così fruga l’inviato tv, il microfono brandito come una croce davanti ai flagellanti, e le lacrime sono assai domandate. L’occhio della telecamera punta su ricostruzione e espiazione, più che sul crimine che viene trattato alla stregua di fatalità. Importante è vivere serenamente il disastro, più che evitarlo cercandone con rabbia le cause. Anche il politico agisce così: non lo interessa la stortura, ma l’anelito alla lacrima e alle esequie teletrasmesse. Simbolo del disastro riparato più che prevenuto, la Protezione Civile è oggi un immenso lazzaretto, un potere divoratore di soldi e non controllato. [...] Se l’informazione non circola, non esce dai recinti di Internet, di Legambiente, delle associazioni volontarie antimafia. Se la gente non smette di ascoltare solo messe funebri. Mario Calabresi ha scritto ai lettori indignati di questo giornale, ieri, che il «grande sacco dell’Italia» è avvenuto e avviene perché esiste un terreno fertile a disposizione di mafie e criminalità: non c’è politica seria se al primo posto non sarà messo il ripristino della legalità. Legalità e parola libera sono il farmaco di cui c'è bisogno [...]".
Barbara Spinelli,
"La Stampa", 4 ottobre 2009
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25 settembre 2009

Fa' la cosa giusta! a Genova

Da venerdì 25 a domenica 27 settembre si terrà a Genova, area Porto Antico, Fa' la cosa giusta! la Fiera del consumo critico e degli stili sostenibili a Genova e in Liguria. Si tratta della seconda edizione genovese dell'evento che Terre di mezzo organizza a Milano dal 2004 ed è rivolta ad operatori e produttori del mondo dell'economia solidale e sostenibile, ma anche a tutti coloro che sono interessati a intraprendere un nuovo stile di vita attraverso le scelte e i comportamenti di tutti i giorni.
Sul sito dell'iniziativa è possibile consultare il programma completo delle tre giornate. In particolare segnalo il seminario che si terrà nel pomeriggio di sabato 26: Decrescita: istruzioni per l'uso, a cura del GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) Camogli e del circolo genovese del Movimento della decrescita felice.
Per sapere qualcosa di più sulla decrescita e sulle iniziative locali, potete consultare il blog del circolo genovese.
*segnalato da Simona Calissano

13 settembre 2009

Festival del reportage ambientale

Genova e Arenzano
17-19 settembre 2009

Il Festival Internazionale del Reportage Ambientale (FIDRA) è nato per contribuire a creare una sensibilità sempre più diffusa verso le problematiche ambientali.
Ideatori e realizzatori di
FIDRA sono il Genova Film Festival, il più importante evento culturale cinematografico ligure e uno tra i più apprezzati in Italia e la Fondazione Muvita che ad Arenzano gestisce un centro scientifico dedicato alle tematiche dei cambiamenti climatici.
Oltre alle proiezioni ed agli incontri con autori e registi,
FIDRA è l'occasione per approfondire diverse tematiche legate all'ambiente
Il Festival vuole avvicinare i giovani al linguaggio filmico tramite la proposta di pellicole di interesse culturale e promuovere i nuovi talenti che si esprimono sempre più con le nuove tecnologie digitali. In prospettiva futura l’obiettivo è anche creare nuove professionalità nel campo delle produzioni audiovisive - in particolare quella del documentarista specializzato nella creazione di documentari e reportage - legati alle tematiche dell'ambiente.
*Link al sito di Fidra e al Programma del Festival 2009
* segnalato da R.C.
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10 luglio 2009

Genova e il giornalismo ambientale 2.0

L'associazione genovese "Ambiente+Energia", presieduta dall'architetto Marco Cuomo ha lanciato pochi giorni fa il "numero 0" di AE Review, webzine finalizzato alla diffusione della cultura della sostenibilità. L'Associazione, nata da un progetto collettivo, porta avanti una visione a tutto tondo che abbraccia non solo le politiche ambientali ed energetiche, ma anche gli aspetti sociali, educativi, ricreativi, culturali e socio-sanitari. Il fine concreto, come si evince dallo statuto, è quello di promuovere "le ricerche e gli studi settoriali con applicazione alle start up di ottimizzazione del processo produttivo attraverso parametri di qualità e d’efficienza energetica; di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale; di programmazione della realtà costruita attraverso i parametri di architettura sostenibile ed eco-ingegneria; di gestione e pianificazione del territorio e dell’ambiente costruito".
Questo numero di "AE Review" si apre con l'editoriale di Matteo Dell'Antico (direttore della rivista) Nel segno di Obama, dedicato alla svolta "green" della nuova presidenza statunitense. La rubrica "Lo stato dell'arte" viene inaugurata con l'intervento Le parole della sostenibilità di Simona Magioncalda (coordinatrice della redazione), incentrato sulla genesi di termini come "ecologia", "sostenibilità" e sulla trasformazione dei loro significati nel corso del tempo; segue Le città diversamente vivibili di Maria Grazia Capra, un excursus sui progetti di "rinascimento urbano" e quindi sulle città più "vivibili"; infine Le periferie urbane "paesaggi umanizzati" dove Marco Cuomo si sofferma sul fondamentale contributo dell'architettura ecosostenibile per realizzare una maggiore qualità del vivere. Antonella Silipigni apre la rubrica "Emergenze" con La terra bussò, una riflessione sullo stato attuale della sicurezza degli edifici pubblici; infine in "Recensioni&pillole" troviamo il breve saggio di Giorgio Cirilli sul "consumo" del territorio e la speculazione edilizia in Liguria: L'architetto nella terza riflessione. Non mancano le sezioni dedicate alle news e agli eventi, dossier e progetti. I prossimi numeri della rivista saranno dedicati ai quattro elementi naturali: terra, fuoco, acqua e aria.
L'Associazione AE è anche su Facebook: iscrivendosi all'omonimo gruppo sarà possibile ricevere la newsletter con i principali aggiornamenti.

14 aprile 2009

L'ultimo saluto

Per ricordare il terremoto che ha distrutto le città abruzzesi. Senza pietismi, né altro. Solo un modo per ricordare le vittime.

L’ULTIMO SALUTO
Un boato lungo venti secondi e poi il silenzio. Un cratere che inghiotte tutto ciò che poteva, lasciando morte e disperazione. Erano le 3:32 del 6 aprile.
Le lancette dell’orologio in piazza ancora ferme al momento della tragedia. Testimoniano quella notte. Macerie. Case che si sbriciolano ancora davanti agli occhi dei superstiti. Voragini che si aprono sotto ai piedi. La terra trema e non accenna a smettere. Le scosse di assestamento non rendono pace agli abitanti. Terrore. Ancora.
Duecentonovantaquattro i morti. Un’intera regione spazzata via. Solo cumuli di terriccio e pietre. Non ci sono neanche le bare nel piazzale della scuola “Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza” di Coppito (Aq). Non c’è più nessuno.
Solo le pale meccaniche danno vita alle città. Ogni tanto qualche abruzzese ritorna lì. Forse per recuperare qualcosa. Forse per cercare qualcuno. Forse, solo per credere di aver sognato tutto quanto. Shock.
Giornali, radio, tv ci hanno bombardato in questi giorni di immagini di orfani. Di madri e padri sopravvissuti ai propri figli. Di genitori che si sono sacrificati, a volte invano, per ridare la vita al proprio bambino. Di studenti che sono morti solo perché volevano costruirsi un futuro dignitoso. Perché credevano ad un futuro migliore: il proprio. Un futuro passato. Immagini strazianti. Così come quelle di chi ce l’ha fatta. Di chi ha voluto vivere. Di chi non si è fidato delle scosse che si rincorrevano da mesi. E da giorni insistentemente.
Di chi è vivo e non capisce perchè. Di gente che vaga senza sapere dove si trovi.
Sono trascorsi otto giorni dalla sciagura e le immagini si rincorrono ancora per i notiziari. Le donazioni fioccano da tutta Italia e anche dall’estero. Anche dalla Germania, da Rottweil, gemellata proprio con il capoluogo.
Ricominciare. Ricostruire. Rinascere.
Queste le prerogative imposte dal governo e dagli stessi abitanti. Tutti si stanno mobilitando per non lasciare nell’oblio questa gente, queste persone che non hanno più nulla. Solo la loro dignità. Anche nel momento dell’ultimo saluto alle vittime. Compostezza. Fierezza mista a dolore, si leggeva nei loro occhi non bagnati dalle lacrime. Occhi che raccontavano, tuttavia, di aver ancora paura. Di non risollevarsi dal fumo che ancora circonda le loro case. Quel fumo che avvolgeva anche le duecentocinque bare. E i giocattoli appoggiati a quelle bianche. Quelle dei venti bambini.
Ed è proprio per queste persone, per quel silenzio che riecheggia nell’aria che bisogna ricordare. E non nuovamente accantonare. Non dovranno esserci solo parole dette per placare gli animi. Non dovrà essere una nuova “Irpinia”. Non dovranno essere abbandonati e costretti nei prefabbricati. Non dovrà essere solo una promessa “Ricominciare, ricostruire e rinascere”. Dovrà essere la realtà.
E adesso che anche le ruspe scaveranno negli ultimi edifici e profaneranno ciò che di più intimo si celava in quelle mura, in quelle case, saremo noi a ricordare. Per quegli occhi e quei lamenti mai urlati.
Cinzia Forcellino
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26 marzo 2009

Caccia alle foche

Cosciente del fatto che questo mio post possa sollevare un enorme polemica decido ugualmente di scrivere.

Oggi in Canada é stato dato il via alla caccia alle foche. Questa sera i telegiornali, verso il 25 minuto, manderanno in onda un servizio su quanto sia disumana e tremenda questa pratica che massacra piccoli e innocenti cuccioli di foca (é prevista l'uccisione di 280.000 esemplari). Inorridiremo di fronte alle immagini del massacro (probabilmente immagini d'archivio), ma riusciremo comunque a dormire sonni tranquilli. Vorrei solo che ci soffermassimo a riflettere su quanti animali subiscono una vita di maltrattamenti e una morte tremenda ogni giorno, spesso solo per soddisfare non una presunta, e a mio parere falsa, necessità di tipo nutrizionale, ma un inutile capriccio (parlo di tutti gli animali usati come cavie per testare i cosmetici).

Proviamo a pensare anche a quegli animali, che magari non sono così "carini" come i cuccioli di foca, ma esistono e soffrono.

19 dicembre 2008

Energie rinnovabili ed etica del risparmio

Con il tema del rinnovabile siamo, volenti o nolenti, costretti a fare i conti. E questi conti li dobbiamo fare sia a livello per così dire macro: centrali idroelettriche, sistemi di mino idro, pale eoliche e pannelli solari, sia a livello micro, nella nostra quotidianità, nel nostro reale.
La problematica del cercare soluzioni nuove per produrre energia ha assunto, talvolta giustamente, forme di vero e proprio allarmismo che si è però spesso unito a forme di scarsa conoscenza e largo uso di luoghi comuni (Consiglio a questo proposito il film di Al Gore “Una scomoda verità”); fatto è, comunque, che siamo davvero arrivati al momento in cui queste soluzioni “ alternative” vanno ricercate, e ancor più, devono radicarsi profondamente nella nostra cultura, nelle nostre abitudini e nei nostri schemi mentali.
Punto primo: risparmio. Materialmente parlando si può avere un risparmio economico. Il rinnovabile è un investimento. Prendiamo ad esempio i pannelli solari: porre dei pannelli ha un suo costo (che con l’avanzare della tecnologia è però inevitabilmente destinato a calare), tuttavia questa spesa iniziale viene ammortizzata in un tempo relativamente breve dal fatto che auto- producendosi l’energia necessaria per riscaldare l’ acqua, sempre ad esempio, le bollette avranno necessariamente importi meno elevati e nel breve periodo si andrà a “coprire” la spesa sostenuta per l’ installazione dei pannelli, mentre sul lungo periodo si otterrà un vero e proprio guadagno.
Altro elemento da ricordare a proposito è che le varie Regioni e il Governo hanno stanziato dei fondi per i privati che hanno installato nelle loro abitazioni strutture per garantire maggiore efficienza energetica, a partire dai vetri doppi o tripli alle finestre per mantenere il calore all’interno delle abitazioni. Molteplici sono anche i fondi creati per le aziende che si occupano di energia rinnovabile stanziati dalla Comunità Europea
Secondo punto: etica. Concetto spesso sottovalutato, probabilmente perché vi era la possibilità di “mettere da parte” ciò che era eticamente corretto fare in nome di comodità, risparmio, guadagno, disinformazione. Tutto questo oggi non è più possibile. Abbiamo, tutti noi, il dovere di attivarci in questo settore, perché le fonti da cui abbiamo sempre preso l’energia che ci serviva stanno finendo, è scientificamente ed economicamente (109 dollari al barile l’attuale prezzo del petrolio) provato; la Terra e la natura stessa ci inviano sempre più messaggi chiari, a partire dall’innalzamento del livello dell’ acqua. Tale innalzamento provocherebbe l’ effetto di sommergere città lagunari come Venezia o territori a livello del mare. Tutto questo ha come conseguenza diretta, oltre alla irreparabile perdita di bellezza, il formarsi di zone paludose e in pochi anni potremmo dover ricominciare a parlare di malattie come la malaria.
Purtroppo tali conseguenze non si limitano a ciò ma hanno un effetto diretto o indiretto su tutto il pianeta.
Terzo punto:etica del risparmio. In realtà questo è proprio il punto da cui dovremmo partire: radicare in noi un’etica del risparmio, un modo corretto di concepirlo e affrontarlo modificando quelle che sono le nostre abitudini. Banalmente, oltre a misure che necessitano di investimenti e l’installazione di strutture, il primo obiettivo che ognuno di noi è tenuto, nel suo piccolo, a porsi è quello dei “ rifiuti zero” con la raccolta differenziata e il riciclaggio. Tutto il resto è una conseguenza, un modo più sofisticato di concepire il risparmio energetico, che necessita, per affondare profondamente le sue radici nella nostra cultura, di avere alla base gesti semplici e quotidiani.
Giorgia Notari

Conseguenze della fusione Iride Enia

Alla fine l’accordo è stato concluso e vi è stata la fusione di Iride ed Enia, con l’esclusione all’ultimo momento della bolognese Hera.
Il piano prevede, in primo luogo, “una completa integrazione industriale e societaria di grande valenza strategica, per complementarietà dei business” dei due gruppi e le municipalità coinvolte nel progetto hanno sottolineato, in una nota congiunta, che “i manager delle due società hanno elaborato un progetto industriale e societario che porterà, in primo luogo, all’aggregazione delle due utility, lasciando aperte le porte ad ulteriori partner”. Aprendosi la possibilità per l’ingresso, in un secondo momento, di altri attori non viene assicurata la permanenza della maggioranza pubblica; nello stesso articolo 9 del nuovo statuto si afferma che “Il capitale sociale della società deve essere detenuto in misura rilevante da enti pubblici” senza però specificarne la quota; lo statuto pre- fusione prevedeva che i Comuni di Genova e Torino non potessero detenere meno del 51% del capitale sociale e in tal modo i cittadini avevano assicurata la maggioranza, quindi la loro possibilità di far valere le proprie opinioni. Ovviamente, questa fusione ha l’obiettivo di creare maggior guadagno per gli azionisti. In tutto questo non credo vi sia nulla di sbagliato, sarebbe profondamente utopistico (e ai limiti dello sciocco) rimanere scandalizzati dal fatto che il primo obiettivo che si cerca di perseguire sia il guadagno. Questa fusione però implica grandi cambiamenti soprattutto riguardo la gestione dell’acqua e dei rifiuti.

ACQUA. Vi è indubbiamente la necessità di una corretta gestione del ciclo integrato dell’acqua però questa deve essere una gestione pubblica, sotto il controllo di Enti di Diritto Pubblico, nelle quali siano i cittadini a detenere le quote di maggioranza e che non siano sottoposte alla logica commerciale e del business.
Il caso di Veolia (con l’aumento delle bollette del 300% ) e di Parigi (il 24 novembre 2008 ha votato per una ripubblicizzazione dell’acqua a seguito dell’esperimento di privatizzazione) credo siano precedenti da tenere bene a mente; infatti il primo probabile risultato di questa privatizzazione sarebbe proprio l’aumento dei costi dei servizi, quindi,delle bollette.

RIFIUTI. Con la fusione Iride- Enia si vorrebbe includere anche la gestione dei rifiuti tra le competenze della nuova società (vorrei sottolineare che a Genova, città tra le più coinvolte da questa fusione, la gestione dei rifiuti era al 100% in mano al Comune).
Il presidente di Enia, Andrea Allodi, ha dichiarato che “il 40 % dei rifiuti di Parma (altra città coinvolta nella fusione) finisce in Emilia, il 40% a Reggio Emilia e il resto in altre Regioni”. Per evitare questi costi dal 2012 a Parma sarà attivo un inceneritore che garantirà al Comune una tantum di 900 000 euro sborsati da Enia per la costruzione della struttura sul territorio comunale.
Tutto ciò equivale a dire che 900mila euro una tantum valgono più della salute dei cittadini non solo di Parma ma dell’intera Regione e ben oltre questi confini.
I cosiddetti termovalorizzatori (nelle normative europee e italiane di riferimento sono semplicemente detti inceneritori) attualmente attivi in Italia sono già 50 di cui due senza alcun recupero di energia (uno in Toscana e uno in Sicilia). Nell’ Italia settentrionale sono presenti soprattutto piccoli impianti a scarso livello tecnologico con basso rendimento ed anche impianti ristrutturati e “adeguati” recentemente presentano talvolta livelli di emissioni fuori norma: è il caso, tra i vari, dell’inceneritore di Terni che nel gennaio 2008 è stato posto sotto sequestro perché i gestori (società ASM) avrebbero nascosto emissioni gassose e nelle acque pesantemente fuori norma e sarebbero persino stati bruciati materiali radioattivi di origine ospedaliera; un altro “celebre” caso è quello dell’inceneritore di Brescia, dichiarato il migliore impianto del mondo, che nonostante questa “illustre” qualifica ha violato due direttive europee e subito una condanna da parte dell’Unione Europea.
Il punto centrale è che questa fusione rischia di mutuare una serie di altre azioni (le cosiddette Iniziative di Sviluppo) con effetti devastanti dal punto di vista economico, ambientale e della salute pubblica.

Giorgia Notari

26 novembre 2008

Privatizzazione dell'acqua

E’ il 1992, ho solo sei anni e sono seduta dietro un banchetto come altri 18 bambini; la maestra mi sta spiegando il processo dell’acqua, i suoi diversi stadi e il passaggio tra l’uno e l’altro ma, soprattutto, la maestra ci spiega che l’acqua sgorga direttamente dalla Terra ed è per questa ragione un bene naturale ed un diritto inalienabile dell’uomo; è di tutti e per tutti. L’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza degli esseri viventi.
E’ il 5 agosto 2008 e il Parlamento Italiano, con l’appoggio dell’opposizione (in particolare del Pd) approva una legge (legge 133/ 2008) che fa parte della c. d. “finanziaria triennale” del Ministro Tremonti, poi diventato decreto legge 112, che affida “il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica […] ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati […] tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché in materia di acqua” ; tutto questo con la finalità di “ favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operanti economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”. In altre parole: privatizzazione dell’acqua. In questo modo in Italia l’acqua non è più un bene pubblico ma semplicemente una merce di cui si impadroniscono le multinazionali internazionali.
Questa situazione trova un antecedente nel caso di Latina, dove la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha aumentato le bollette del 300 %. A seguito di questa crescita spropositata della spesa per il consumo di acqua i consumatori hanno deciso di attuare una politica di resistenza non pagando le bollette alla Veolia ma direttamente al Comune; come risposta, la multinazionale ha inviato squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
Le questioni fondamentali legate a questo provvedimento che necessitano di essere messe in luce sono molteplici.
In primis la questione che possiamo definire “etica”. Come sopra detto l’acqua è un bene di prima, anzi primissima necessità, senza la quale l’uomo non può sopravvivere, è quindi assurda anche solo l’idea di renderla privata e sottomessa ad una gestione non pubblica ed alle leggi del mercato e dell’economia.
In secondo luogo, questa legge è l’ennesima azione che priva i Comuni di entrate, a favore delle multinazionali. Il problema è che in tutta Europa si procede nel senso opposto, ponendo come imperativo socio- politico il principio di sussidiarietà; tale principio, in estrema sintesi, postula che gli enti più vicini ai cittadini devono compiere tutte le azioni che autonomamente e singolarmente sono in grado di fare, senza ricorrere ad enti o strutture “gerarchicamente superiori” (ad esempio le Regioni o lo Stato). Ciò deve avvenire per un duplice motivo: perché i Comuni conoscono più da vicino, e quindi meglio, la realtà che amministrano e possono rispondere con maggiore prontezza ed efficacia alle esigenze dei cittadini; in secondo luogo agire seguendo il principio di sussidiarietà equivale ed eliminare oneri agli enti c. d. “gerarchicamente superiori” che potrebbero così dedicarsi con più attenzione alle questioni di loro competenza. Se però si continua a procedere nella direzione dell’eliminazione di fondi ai Comuni, saranno sempre meno le iniziative che questi potranno promuovere e sempre con minor efficacia ed efficienza porteranno avanti i progetti in corso.
In terzo luogo reputo importante mettere ancora una volta l’accento sullo stato di disinformazione in cui viviamo, per cui si comincia a parlare di questo tema a più di quattro mesi dall’emanazione delle legge, quindi, di fatto, a danno compiuto.
Fortunatamente si stanno moltiplicando le iniziative dal basso, promosse da associazioni, enti pubblici e cittadini contrarie alla privatizzazione dell’acqua e dirette a far riflettere sui consumi della risorsa idrica (non dimentichiamo che l’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua in bottiglia di cui il 65% di plastica). Esempi di questa mobilitazione sono la campagna di Altreconomia per diffondere l’uso dell’acqua del rubinetto; il progetto “100% pubblica” in atto a Venezia che si basa su strategia di marketing proprie delle grandi marche di acqua e rielaborate nel segno dell’acqua come bene pubblico; infine,di particolare interesse credo possa essere il Forum Italiano dei Movimenti dell’ Acqua, che ha raccolto un gran numero di testimonial nel mondo dello spettacolo a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per sottrarre l’acqua dalla leggi di mercato e per garantire a tutti l’accesso ad un quantitativo minimo, ma vitale, di acqua al giorno. Tale proposta “si prefigge l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale”.
*Giorgia Notari

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