Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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29 luglio 2014

Saper scegliere, conoscere e commentare

"[...] Dopo le invenzioni della scrittura e della stampa la comunicazione digitale rappresenta la terza grande innovazione sul piano dei media. Con la loro introduzione, questi tre media hanno consentito a un sempre maggior numero di persone di accedere, sempre più facilmente, a una massa sempre più grande di informazioni rese sempre più durevoli. Con l’ultimo passo rappresentato da internet abbiamo anche una sorta di “attivazione“: gli stessi lettori diventano autori. Ma questo, di per sé, non crea automaticamente progresso sul piano della sfera pubblica. Nel corso dell’Ottocento – con l’aiuto dei libri e dei giornali di massa – abbiamo visto nascere delle sfere pubbliche nazionali dove l’attenzione di un numero indefinito di persone poteva applicarsi simultaneamente sugli stessi identici problemi. Questo però non dipendeva dal livello tecnico con cui i dati erano moltiplicati, distribuiti, accelerati, resi durevoli. Si tratta, in fondo, degli stessi movimenti centrifughi che avvengono anche oggi nel web. Piuttosto, la sfera pubblica classica nasceva dal fatto che l’attenzione di un anonimo pubblico di cittadini veniva “concentrata“ su poche questioni politicamente importanti che si trattava di regolare. Questo è ciò che la rete non sa produrre: anzi la rete, al contrario, distrae e disperde. Pensi per esempio ai mille portali che nascono ogni giorno: per i collezionisti di francobolli, per gli studiosi di diritto costituzionale europeo, per i gruppi di coscienza degli ex-alcolizzati. Nel mare magnum dei rumori digitali queste comunità comunicative sono come arcipelaghi dispersi: ce ne saranno miliardi. Ciò che manca a questi spazi comunicativi (chiusi in se stessi) è il collante inclusivo, la forza inclusoria di una sfera pubblica che evidenzi quali cose sono davvero importanti. Per creare questa “concentrazione” occorre prima saper scegliere – conoscere e commentare – i temi, i contributi e le informazioni che sono pertinenti. Insomma, anche nel mare magnum dei rumori digitali non dovrebbero andare perse quelle competenze del buon vecchio giornalismo che sono oggi non meno indispensabili di ieri."
Jurgen Habermas
"Reset", 25.7.2014


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17 novembre 2013

In libreria

Marco Pratellesi
New journalism. Dalla crisi della stampa al giornalismo di tutti
Milano, Bruno Mondadori, 2013, 238 pp.
Descrizione
Il modo di fare giornalismo è cambiato. E cambierà in futuro. La stampa e il suo modello industriale sono entrati in profonda crisi; la rete, i dispositivi mobili e i social media hanno creato un'informazione multimediale, continuamente aggiornata, aperta al contributo dei cittadini. Nel raccontare le trasformazioni del giornalismo post-internet, il libro riflette sulle possibilità aperte dalle nuove tecnologie, si interroga sul ruolo del giornalista di oggi, mette a fuoco pratiche e regole della professione. Ne emerge un quadro caratterizzato da affascinanti prospettive di integrazione tra saperi, forme, linguaggi, media.
 
*Link a testi di supporto disponibili online.

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13 luglio 2013

In libreria

Angelo Cimarosti
Te la do io la notizia!
Milano, Ugo Mursia Editore, 2013, 134 pp.

Descrizione
Nessuna redazione può avere decine di migliaia di corrispondenti da ogni città, quartiere, cortile. Negli ultimi anni però il giornalismo partecipativo ha reso possibile la moltiplicazione delle fonti delle notizie nel mondo. Videocamere e smartphone collegati al web, in mano ai cittadini, sono uno strumento potentissimo. Dopo pochi secondi un evento può essere diffuso in rete e ripreso dai media tradizionali. In Italia YouReporter.it, con 65.000 iscritti e 400.000 contributi nei primi cinque anni, è una finestra per capire chi sono i citizen journalist e cosa li spinge a raccontare le proprie storie. Terremoti, frane e alluvioni, incidenti e naufragi, manifestazioni e scontri di piazza, rifiuti in strada e monumenti abbandonati, tradizioni e qualche follia, tutto passa attraverso "file" inviati sul web. Dal telefonino ai media italiani e ai network internazionali, è l'epoca delle "news from you", le notizie fai da te. Con tutti i cambiamenti, i vantaggi e i rischi che questo comporta.

11 febbraio 2013

" ... Se la realtà fosse così!"

“Ragazzi, se la realtà fosse così!” esulta Allen, sbugiardato il saccente dirimpettaio di coda al cinema, professore alla Columbia, in una delle scene più famose di Io e Annie” e del cinema del regista newyorkese in generale. Woody, splendida maschera come sempre, ha appena estratto da un punto non ripreso dalle telecamere, dietro ad un cartellone, quel Marshall McLuhan grande sociologo di opere come La galassia Gutemberg e Gli strumenti del comunicare. McLuhan è appena stato citato nel discorso del “nerd”. Erroneamente. Il sociologo canadese, che ha sentito tutto, contraddice il piccolo “intellettuale” da cineforum. Woody è soddisfatto. Noi siamo soddisfatti. Il misunderstanding, il qui pro quo, è stato immediatamente smascherato dall’analisi immediata delle fonti. Qui in carne ed ossa.
Ma se la vita, ormai, data l’amplissima possibilità di consultazione delle fonti, fosse davvero così? Il concetto di interazione, di partecipazione, capitelli dell’idea di 2.0 tout court, l’impiego di tecnologie che permettono di velocizzare l’immagazzinamento e il riciclo di informazioni e nozioni, ci costringono a riconsiderare il mondo della comunicazione quindi anche del giornalismo sotto una nuova luce. Sergio Maistrello ci conduce in maniera organizzata, analitica e attenta nei meccanismi del giornalismo di oggi, il giornalismo al tempo del web, in un libro, Giornalismo e nuovi media, che rappresenta una lettura efficace ed efficiente, consigliabile a neofiti e “smanettoni”. Sin dall’introduzione il tema è specificato:
«L’industria dei contenuti giornalistici del XX secolo si sta infrangendo sulle tecnologie del primo scorcio del XXI, lasciando a ogni risacca professionalità e sicurezze».
La tecnologia alza l’asticella di un salto (qualitativo e quantitativo) in alto sempre più da record, lo fa con rapidità disegnando una specie di ottovolante. La tecnologia è democratica (anche se l’utilizzo spesso non lo è) e Maistrello ce lo fa capire illustrando gli effetti di una rivoluzione che ha i connotati di una palinodia luterano-gutemberghiana in cui i “mediatori” tra noi e le informazioni non hanno più senso di essere come il clero temette per se stesso all’indomani degli eventi scatenanti la Riforma. Il millenarismo, il catastrofismo, lasciano il passo al vero merito rappresentato da questo libro, formato a suo tempo da dispense che il prof. Maistrello dedicò ai suoi studenti durante i corsi tenuti all’Università di Trieste dove tuttora insegna; la sorpresa è come l’autore riesca ad analizzare la situazione senza allarmismi o crisi di panico, ma con razionale distacco, un obbiettività che porta l'autore al risultato opposto: nel nostro libro si percepiscono conclusioni - mai invasive - velate di speranza: «Non è necessariamente la fine del giornalismo e dell’editoria. E’, più probabilmente, la fine di tutto ciò che non si nutre avidamente di qualità, che non alimenta empatia, che non fa battere il cuore. E’ la fine della pubblicità che non è capace di farsi servizio, dell’editoria che seleziona scientificamente il target per spremerlo meglio; del giornalismo che copre i fatti del mondo in modo distratto, superficiale, senz’anima…».
Uno dei lati più interessanti della discussione è proprio il provare a segnare i passi successivi della nostra società 2.0 attraverso i meccanismi comunicativi del giornalismo tanto che c’è spazio per un affresco molto più ampio: «dalla società verticale e basata sulle gerarchie alla società orizzontale e peer to peer». Una collettività in metamorfosi che partendo dalla propria (ormai disusa) dimensione locale, passando per quella globale,
raggiunge un concetto tutto nuovo, quello di glocal.
In sintesi, questo libro ritrae le vicissitudini di una materia spesso poco agevole, ma lo fa con maestria e abilità: il giornalismo si dimostra rafforzato nella sua nuova veste “civica” e le persone diventano perno della comunicazione stessa. Non era in fondo proprio McLuhan che diceva che «il medium è il messaggio».
Emanuele Podestà

Sergio Maistrello
Giornalismo e nuovi media.
L’informazione al tempo del citizen journalism

Milano, Apogeo, 2010, 228 pp.


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02 febbraio 2013

In libreria


Umberto Lisiero
News(paper) Revolution.

L’informazione online al tempo dei social network
Milano, Lupetti editore, 2012, 205 pp.

Descrizione
News(paper) Revolution è un saggio sulle modalità di approccio dei quotidiani alla Rete, su alcuni dei tratti distintivi del Web (multimedialità, ipertestualità, interattività…) e sul modo con il quale questi vengano sfruttati per diffondere le notizie. Nessuna ambizione di riuscire a “imbrigliare” un mondo – quello online – sempre in continuo mutamento e sviluppo, quanto piuttosto una riflessione sullo scenario attuale e su come sia cambiato il modo di comunicare, sulle odierne sfide e sui nuovi strumenti a disposizione. Il volume risponde alle esigenze sia dei professionisti del settore (giornalisti, docenti, responsabili PR e comunicazione) sia a quelle di studenti universitari e semplici lettori che vogliano approfondire e comprendere appieno le potenzialità della comunicazione online. Il libro, frutto di uno studio dell’autore iniziato nel 2006, concilia la teoria con la pratica, per delineare i tratti della comunicazione online e chiarire le caratteristiche essenziali della Rete. Il volume, con prefazione di Angelo Perrino (fondatore e direttore Affaritaliani.it), è strutturato in cinque sezioni. La prima è una breve introduzione sulle nuove tecnologie della comunicazione, la seconda è la cronistoria del giornalismo online, la terza sintetizza i cambiamenti del ruolo del giornalista, dell’editore e della redazione. La quarta sezione espone le caratteristiche salienti del quotidiano online mentre l’ultima analizza gli sviluppi futuribili del “quarto potere”. Chiudono il libro, come appendice, le considerazioni di Mario Tedeschini Lalli, (vicedirettore, direzione Innovazione e Sviluppo, Gruppo Editoriale L'Espresso).
Umberto Lisiero, nato a Padova, laureato in Scienze della Comunicazione indirizzo Giornalismo, Master in Comunicazione e Marketing Web & Nuovi Media, è co-founder di Promodigital, società acquistata nel 2010 da Ebuzzing, gruppo francese specializzato nella diffusione di video online. Giornalista pubblicista, è incuriosito da tutto ciò che concerne dinamiche e implicazioni della comunicazione con i nuovi strumenti digitali. È tra i co-autori di Buzz Marketing nei Social Media del 2009 e di Viral Video del 2012, entrambi editi da Fausto Lupetti Editore.

01 giugno 2012

Digital Democracy, un esempio di libertà sul web

Internet è uno strumento che ha una capacità fondamentale per l’epoca in cui viviamo, ovvero connettere persone lontane e dar voce potenzialmente a tutti, anche a chi si trova ai margini della società. Questa possibilità è stata sfruttata da moltissime persone che vivono in ambienti sociali dove la democrazia fatica ad affermarsi. Diverse popolazioni hanno capito l’enorme potenziale che viene offerto loro dalla tecnologia e hanno deciso di sfruttarlo per ribellarsi e cambiare la società in cui vivono. Ogni giorno, sono migliaia i ribelli digitali che rischiano la vita per opporsi a forme di governo che controllano i comportamenti dei propri cittadini. Armati solo di telefoni cellulari, macchine fotografiche o computer portatili trasmettono in tempo reale gli orrori della società, pubblicano documenti riservati, smentiscono verità di stato al fine di rendere il loro (e il nostro) mondo più trasparente. Su questo argomento, Giovanni Ziccardi ha scritto un saggio  Hacker e un romanzo L'ultimo hacker Il richiamo della libertà, pubblicati da Marsilio nel 2011 e nel 2012. L'autore descrive come i dissidenti digitali sviluppano tecniche per aggirare le censure o per svelare e pubblicare su internet i segreti nelle questioni di interesse pubblico. Negli ultimi anni, proprio su e attraverso internet, sono nate piccole e grandi rivoluzioni. Basti pensare al ruolo della rete nella ‘primavera araba’, o nella lotta contro la censura dei media in Birmania. Parallelamente, sono nati movimenti e associazioni a supporto di coloro che rivendicano le proprie libertà. Digital Democracy ne è un esempio. Si tratta di un’organizzazione non profit che, nei Paesi in via di sviluppo, insegna ai cittadini a usare la tecnologia per costruire il loro futuro. Secondo Digital Democracy, sono i singoli cittadini a dover scegliere cosa è meglio per il loro futuro ("Prima Comunicazione", ottobre 2011, p.81). La rete può aiutare a rendere giustizia, ma solo se viene sfruttata in tutta la sua potenzialità. Molti attivisti per i diritti umani hanno così imparato a scambiarsi informazioni e a pubblicarle senza rischiare di essere individuati e arrestati. La diffusione della rete e dei cellulari nelle comunità marginalizzate offre una possibilità senza precedenti per promuovere la partecipazione politica e democratica. In una società come la nostra, nella quale siamo costantemente connessi, anche le lotte diventano digitali. Oggi si sta combattendo, quindi, una battaglia a colpi di internet. Una battaglia per la libertà e per ottenere quei diritti fondamentali per l’uomo che in alcuni luoghi ancora non sono considerati tali. Ma affinché questa battaglia sia equa e accessibile a tutti, diventa di fondamentale importanza sostenere l’espansione dell’alfabetizzazione digitale. Questa è una delle numerose sfide della nostra società tardo-moderna che vede coinvolti tutti, in particolare i professionisti dell’informazione.
Selena Zamarian

*link a Digital Democracy

24 marzo 2012

In libreria

Wael Ghonim
Rivoluzione 2.0. Il potere della gente è più forte della gente di potere
Milano, Rizzoli, 2012, 324 pp.
Descrizione
Il 25 gennaio 2011 piazza Tahrir straripa di dimostranti. È ormai chiaro che le difese del potere si stanno sgretolando, la gente si è svegliata, l'esercito interverrà. Wael Ghonim scrive su Twitter: "Buongiorno, Egitto! Mi sei mancato negli ultimi trent'anni". La scintilla della rivolta l'ha accesa lui, su facebook, coordinando la protesta dalla sua pagina "Siamo tutti Khaled Said", dedicata al giovane torturato e ucciso dalla polizia nel
giugno 2010. La reazione dei giovani egiziani, nauseati da decenni di soprusi e sfiancati da un regime inamovibile, è quasi miracolosa. E Wael finisce in prigione, arrestato con l'accusa di fomentare il dissenso. La sua prima intervista dopo il rilascio, appena emerso dall'incubo degli interrogatori, farà il giro del mondo: in lacrime davanti alle telecamere
incita i suoi connazionali a continuare a manifestare. La ribellione riprende vigore e poche ore dopo Mubarak si dimette. "Non sono io l'eroe: voi siete gli eroi!" grida il giovane blogger alla folla, ed è per tutti il nuovo leader del movimento. A un anno da Piazza Tahrir, Wael Ghonim racconta quei giorni, le piazze affollate, il carcere, riflette sulle proteste popolari che oggi stanno percorrendo il pianeta, ma soprattutto ci ricorda come Internet sia stata fondamentale per abbattere un potere autocratico e violento. Come è accaduto? Come potrebbe accadere ancora, con altri poteri, in altre parti del mondo? Dalla Tunisia alla Spagna, da piazza Tahrir a Wall Street, la voglia di libertà e partecipazione dei cittadini si è svegliata, alimentata da un'informazione sempre più globale e da mobilitazioni sempre più rapide. E Ghonim si rivolge a chi vuole e deve tornare protagonista della politica: il popolo. La breccia nel muro del dispotismo e della corruzione ormai si è aperta, e allargarla è un dovere di tutti. Anche di unsolitario blogger.
*segnalato da Sarah Esposito

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21 marzo 2012

In libreria

Sara Stefanini
Descrizione
Il giornalismo partecipativo dà voce a quei cittadini considerati da sempre passivi e avvolti dalla grande spirale neumanniana del silenzio. Il narcisismo digitale altro non è che l’altra faccia della medaglia. Chiamato anche egosurfing, è presente nell’Oxford English Dictionary già dal 1998 ed indica il presenzialismo su Internet. Ormai, l’informazione si costruisce insieme, nel piccolo grande villaggio globale, unito dalla Rete e diventato glocale eliminando le distanze e dimezzando i tempi.

28 ottobre 2011

In libreria

Comunicazione liberata. Altri modi di comunicare e partecipare

a cura di Luca Cian,
Milano, Brioschi Editore, 2011, 256 pp.
Descrizione
"Internet, giornalismo, televisione, teatro, musica, arte, pubblicità, marketing sono mezzi potenti ma devono tornare nelle nostre mani"

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13 febbraio 2011

Dal giornale al blog: quando l’evoluzione porta alla dispersione


La crisi del giornalismo classico, la subordinazione dell’informazione allo spettacolo, l’assenza di introiti pubblicitari, l’avvento delle integrated newsroom, il citizen journalism, il dilagante fenomeno dei blog. Sono queste alcune delle tematiche affrontate da Paolo Costa all’interno del proprio testo, La notizia smarrita.Modelli di giornalismo in trasformazione e cultura digitale.
In una società come quella odierna, contraddistinta da una costante evoluzione tecnologica, è credenza comune che lo straripante impatto dei nuovi media, in primis il web, rappresentino la causa primaria della crisi del giornalismo su carta stampata. In realtà, il problema, come sottolinea Costa, risiede altrove, in quello che è un processo di cannibalizzazione ad opera della televisione. Un dominio incontrastato del mezzo televisivo che sviluppa un tipo di informazione diversa, l’infotainment, in cui le notizie si fondono con l’intrattenimento, in un inscindibile continuum. La notizia finisce così per essere inghiottita dalle logiche televisive che subordinano l’informazione alla spettacolarizzazione. Il piccolo schermo crea una realtà verosimile che, secondo Costa, viene assorbita pedissequamente dal singolo, presa per buona nella propria totalità. Questo comportamento errato dell’individuo porta ad una omogeneizzazione del pensiero, spesso costruita su basi aleatorie e superficiali, tipiche del mezzo televisivo.
Un processo in cui la notizia tende a perdere la propria importanza, ad eclissarsi, a divenire mero contorno alla programmazione, all’interno di un sistema che rivela, in maniera sempre più forte, la propria dipendenza dal guadagno, dal ricavo pubblicitario e dall’audience.
Si sviluppa così una crisi del giornalismo su carta stampata che trova nel costante calo delle inserzioni pubblicitarie una delle sue più drammatiche conseguenze. I dati presentati da Costa sono sintomatici di una crisi che sembra ormai essere giunta ad un punto di non ritorno. Un fenomeno che ha condotto, e sta conducendo, ad una vera e propria gara per la sopravvivenza mediatica, nella quale va avanti il più forte, il più ricco. Un processo di selezione naturale che ha pesanti ripercussioni sulla struttura stessa dei media. Ad avere la peggio sono inevitabilmente i giornalisti, che spesso finiscono a lavorare in condizioni di precariato, con contratti a termine o collaborazioni occasionali, che li rendono vulnerabili, li pongono in una situazione nella quale risultano facilmente manipolabili, giacché, proprio a causa del proprio status lavorativo, rischiano di finire assoggettati alle logiche di potere.
In questo contesto di crisi profonda per il giornalismo tradizionale si è giunti alla creazione delle integrated newsroom, redazioni unificate nelle quali la notizia viene elaborata contemporaneamente su più media. Un fenomeno spesso criticato, perché subordina la qualità del prodotto alla tempestività. All’interno di questa logica risulta più importante arrivare per primi, con la possibilità di fare uno scoop, piuttosto che arrivare bene al lettore, col rischio di essere superati dai propri competitor. Il lavoro di copy editing scompare gradualmente o, perlomeno, viene posposto all’interno di un processo che mira principalmente a catturare il lettore e, soltanto in secondo luogo, alla qualità dei contenuti.
All’interno di questo panorama frammentato emerge una nuova realtà che, come sottolinea lo stesso Costa, porta ad una riconfigurazione del concetto stesso di giornalista: è il caso del citizen journalism, la nuova frontiera dell’informazione. Un giornalismo che si pone come verità alternativa. Il lettore diventa soggetto attivo nel processo di confezionamento della notizia. La sua visione, pura ed estranea dalle logiche insite al mondo giornalistico, lo rende più attendibile rispetto al giornalista professionista, offrendo così una visione della realtà esente da distorsioni o manipolazioni. Il cittadino diventa così protagonista nel processo di gatekeeping. In realtà, Costa evidenzia come si realizzi proprio il meccanismo inverso, in quanto il citizen journalist, a causa della mancanza d’esperienza, tende inevitabilmente a seguire l’istinto nel processo di selezione delle notizie e, quindi, a non agire in maniera obiettiva.
In questo percorso evolutivo la tappa finale, l’estrema sintesi, è rappresentata dal mondo dei blog, pseudo-realtà che portano ad un ripensamento non soltanto del concetto di giornalista ma anche, e soprattutto, del concetto stesso di notizia. In questo continuo ipertesto, in cui le realtà si rivelano continuamente comunicanti tra loro, quello che emerge è il carattere frammentario della notizia, spesso decontestualizzata e inattendibile. L’assenza di questi due elementi porta ad una distorsione della notizia e fa perdere all’individuo le proprie, ormai residue, certezze di fronte all’immensità del mondo virtuale.
La riflessione di Costa si snoda in maniera semplice e chiara. Emerge, soprattutto, il problema della cattiva informazione, legata alla manipolazione delle notizie, all’alterazione dei contenuti che, spesso, vengono filtrati per seguire le logiche di potere politico-economiche.
La soluzione sta nell’andare oltre la superficie, nel cercare di documentarsi il più possibile e nel riuscire a discernere, con spirito critico, il vero dal falso. Soltanto attraverso un’analisi critica dei contenuti si può arrivare ad una buona interpretazione della realtà, al fine di ritrovare la notizia smarrita.
Giovanni Larosa

Paolo Costa
La notizia smarrita
Modelli di giornalismo in trasformazione e cultura digitale

Torino, Giappichelli Editore, 2010, 224 p.

*link al blog Grande Globo di Paolo Costa, autore del libro.

http://www.paolocosta.net/
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05 febbraio 2011

In libreria

Michele Mezza
Sono le news, bellezza. Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale
Roma, Donzelli, 2011, pp. XIV+194.
Scheda
Con un occhio rivolto a Google e l’altro a Marx, l’autore analizza il mondo dell’informazione guardando agli sconquassi del mercato editoriale internazionale, per individuare perdenti e vincenti di una guerra che sta selezionando la specie del giornalismo. Il brulicare di infiniti produttori di comunicazione al tempo dei social network comporta una mutazione professionale del profilo del giornalista: non più disvelatore esclusivo della notizia, ma selezionatore, decifratore, e soprattutto coproduttore dei nuovi sistemi intelligenti che tendono sempre più a sostituirsi alla meccanica redazionale. Nel centenario della nascita di Marshall McLuhan – come spiega nella Prefazione Derrick de Kerckhove, già direttore del McLuhan Center di Toronto e riconosciuto erede del fondatore della mass-mediologia moderna – si conferma l’intuizione del computer come protesi del cervello umano, che disintermedia le funzioni delegate. Convinto che questa sia più una chance che una iattura, Michele Mezza – giornalista di lungo corso e ideatore di Rai News 24 – prova a delineare la figura di un nuovo mediatore, capace di governare le potenze tecnologiche, di declinare linguaggi sociali, di dare un’anima all’informatizzazione della vita, a patto di bruciare ogni nostalgia e conservatorismo. Con la convinzione, condivisa da Pier Luigi Celli – in passato direttore generale della Rai e oggi direttore della Luiss di Roma –, che i tempi siano ormai maturi per una svolta radicale. Ne sortisce una concreta proposta alternativa di giornalismo, che prefigura filiere produttive, soluzioni editoriali, organizzazioni redazionali capaci di dare al sistema Italia l’ambizione di non essere solo magazzino o retrobottega di una comunicazione «importata». Il messaggio è che il giornalismo ha un grande futuro, oltre che un passato, e che i giornalisti devono rimettersi in gioco con la certezza che l’informazione digitale è un’impresa culturale troppo importante per lasciarla solo ai giornalisti. Ma che diventa impossibile senza di loro.
                                                                                                     *segnalato da Laura Tosetti

21 febbraio 2010

La crisi della notizia

A distanza di pochi giorni arrivano in libreria due libri in cui gli autori indagano sulla crisi del giornalismo tradizionale e sulle prospettive  che si aprono per editori e giornalisti. I due saggi hanno già suscitato un ampio dibattito con recensioni ed editoriali nei principali quotidiani italiani e nel Web.

Marco Bardazzi - Massimo Gaggi,  L'ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell'era di vetro, Milano, Rizzoli, 2010, pp. 274.
Scheda del libro
Il "Los Angeles Times" ha dichiarato bancarotta prima di essere salvato, il "Washington Post" resiste a malapena, ovunque le redazioni chiudono, i corrispondenti esteri fanno fagotto e tornano a casa. In tutto il mondo, quotidiani con secoli di storia alle spalle ormai vivono alla giornata. E se fino a qualche tempo fa il web, potente vetrina promozionale, sembrava un utile alleato, oggi infuria una guerra senza quartiere tra chi vuol mettere ogni notizia a portata di click e chi cerca di proteggere contenuti di qualità faticosamente prodotti. Nelle battaglie tra i giovani leoni dell'informatica e le vecchie volpi dell'editoria, sono queste ad avere la peggio, mentre monta l'onda del giornalismo "dal basso", con lettori che chiedono di partecipare in maniera sempre più attiva al flusso delle notizie: un cinguettio di Twitter, un link condiviso su Facebook, l'inchiesta fai da te di un blogger, le news di un aggregatore sono ormai più fruibili del classico quotidiano. E l'Apocalisse? In un certo senso siccome dimostrano Massimo Gaggi e Marco Bardazzi in questa disamina felicemente ricca di aneddoti quanto acuminata nell'analisi. Ma ciò non significa che non si possa ripensare e reinventare il giornalismo nell'"era di vetro" che ci sta regalando un'informazione più trasparente ma più fragile.

*link al blog Da Gutenberg a Twitter di Marco Bardazzi nel sito del quotidiano "La Stampa" di Torino.  Su questo giornale il direttore Mario Calabresi ha dedicato una sua recensione al volume di Gaggi Bardazzi: v. M. Calabresi, Giornalismo, é l'anno della tigre, "La Stampa", 17 feb. 2010  [leggi tutto].
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Paolo Costa, La notizia smarrita. Modelli di giornalismo in trasformazione e cultura digitale, Torino, Giappichelli, 2010, 244 pp. 

*link all' Intrdoduzione e ad alcuni stralci del libro disponibili sul sito dell'editore  Giappichelli [leggi tutto]
*link al blog  Grande Globo di Paolo Costa, autore del libro.
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08 febbraio 2010

L'informazione sul web, quali regole per un nuovo luogo


Convegno, Orvieto, 11 febbraio 2010
Nel luogo relativamente nuovo dell'informazione sul web, la creazione dei contenuti non è più affidata solo ai professionisti, ma lascia ampio spazio all'interattività dei lettori-attori.
Mi ricorda, in chiave moderna e digitale lo spirito dei fogli e delle "gazzette" settecentesche; la generazione e la diffusione di "User Generated Content" spesso senza il controllo di editori e direttori, porta di nuovo in primo piano l'attenzione sulle problematiche connesse alla diffusione, alla qualità e alle responsabilità dei contenuti.
Ne discutono riuniti in Convegno editori, giornalisti, tecnici, giuristi l'11 febbraio 2010 al Centro Congressi di Palazzo del Popolo Sala dei Quattrocento, a Orvieto.
Silvia Dini
* Link:
Programma e info
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15 gennaio 2010

Media del domani: siamo tutti reporter

Ustation, il portale dei media universitari italiani, promuove per la prima volta un'iniziativa sul tema del giornalismo partecipativo e lancia una sfida aperta alla diffusione delle notizie nell'era del web 3.0.
Gli studenti aspiranti reporter sono inviati a partecipare al contest di Ustation Challenge sul giornalismo partecipativo "I media del domani. Siamo tutti reporter" comunicando la personale visione della società attuale e del futuro in un mondo che cambia grazie alle nuove tecnologie.
I "giornalisti dal basso" possono inviare inchieste, servizi, reportage, piccoli documentari realizzati in formato video, audio o immagini; una giuria tecnica e gli utenti del portale Ustation voteranno i migliori; ai vincitori saranno assegnati notebook MacBook.
Sono previste a giugno 2010 altre 2 iniziative analoghe rispettivamente dedicate a due temi di attualità: "Un paese sostenibile" e "La realtà come la vuoi tu".

Per tutti i dettagli consultare Ustation.

Silvia Dini

19 dicembre 2009

In libreria

Gennaro Carotenuto
Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet
Modena, Nuovi Mondi, 2009, 352 p.

Scheda del libro
Il conformismo, la sciatteria, la sudditanza culturale, il servilismo e il carrierismo sono i primi motori di omologazione dei media tradizionali. Una speranza viene da Internet. Nella nebulosa informativa, i “media personali di comunicazione di massa”, dove milioni di liberi cittadini possono dire la propria, libertà di stampa vuol dire biodiversità informativa e giornalismo come bene comune. [
leggi tutto..]


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27 ottobre 2009

Il giornalismo nell’era di Internet

Quante trasformazioni ha subito il giornalismo nell’era di Internet.
Ultimamente gli stimoli sulle nuove tecnologie sono innumerevoli e sarebbe impossibile non rendersi conto di quanto il mondo si stia plasmando intorno ad esse, sfuocando i contorni.
Ho avuto modo di leggere il libro Da mamma Rai alla tv fai da te di Ercolani e Rognoni, per realizzare ciò che già sospettavo ampiamente e cioè,che la prima vera vittima della rete, è stata la parola scritta e i bilanci odierni confermano davvero questa triste profezia.
Insomma il mondo dell’editoria s’è dovuto adattare ad un’abbondanza di materiale informativo proveniente da ogni dove, sms, Internet, televideo, IPtv, reti All News.
Come fare allora per il giornalista, rimanere a galla e mantenere vivo il suo ruolo? Il giornalista è colui che lavora la materia prima – la notizia e deve fare leva sempre su questo suo ruolo imprescindibile; dunque nell’epoca dei media oriented il giornalista dovrebbe trasformarsi in un inviato... si ma un inviato nel vasto mondo della rete e rendersi parte finale di una catena produttiva fondata sulla partecipazione spontanea e sui social network.
E’ proprio necessario che il giornalista rinnovi la propria figura, purtroppo il suo lavoro spesso e volentieri non è più valorizzato come dovrebbe come ho avuto modo di leggere in un articolo di Pablo Trincia, giovane giornalista laureatosi a Londra e ora d’istanza a Nuova Delhi dove scrive per diversi quotidiani e settimanali, in cui prospetta una visione pressoché catastrofica per la futura classe giornalistica partendo da una conversazione con un’amica che dichiara di percepire 13 euro per articolo scritto.
Un tempo il giornalista al quale venissero assegnati un reportage o un inchiesta poteva ritenersi veramente fortunato, ormai entrambi questi tipi di fare giornalismo (il primo analizza la notizia contestualizzandola e approfondendone appunto tanti fattori – territoriale, sociale, culturale; mentre il secondo è un intreccio di tanti stili giornalistici) sono sorpassati, o meglio, adesso sono appannaggio della rete.
La rete, l’onnipresente rete!
L’editoria tradizionale, verticale e gerarchica, si trova scavalcata da un’editoria più immediata, piatta e orizzontale arricchita dal quel citizen journalism (giornalismo partecipativo) praticato dai net-native in una dimensione di collaborating publishing.
C’è anche chi pensa che i ragazzi del futuro non conosceranno neanche il libro cartaceo ma che leggeranno solo tramite gli e-books; le case editrici e i giornali si stanno attrezzando. Alcuni di questi ultimi ormai hanno la propria testata anche online, quasi la maggior parte per la verità (tra le altre http://www.repubblica.it/, http://www.lastampa.it/, http://www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com/ ).
E’ vero che l’immediatezza di fruibilità della notizia dai nuovi media è impagabile, ma per il momento continua a darmi immensa soddisfazione il colore grigiastro che la carta di giornale mi lascia ogni volta su pollice e indice quando ho finito di leggerlo…


Chiara Lavezzo

25 agosto 2009

Oltre il giornale

Quando il Web libera parole e sentimenti delle comunità, anche quelle più piccole
Osservando i progetti editoriali delle varie comunità emigrate in Italia, è possibile notare il proliferare di produzione cartacea, dettato dalla necessità di informare la propria comunità sul vari aspetti della vita nella nuova situazione in terra straniera. Certo, questo è possibile e utile quando sono chiamate in causa etnie il cui destino ha portato un buon numero di persone a spostarsi alla ricerca di un futuro migliore, ma in un mondo sempre più cosmopolita, impariamo ogni giorno che abbiamo la fortuna di ospitare e di confrontarci con persone che arrivano nel nostro paese da ogni angolo del pianeta. Un esempio di ciò sono i diversi giapponesi che, da diversi anni, arrivano in Italia per i casi più disparati: si parte da soggiorni di studio per passare a motivi di lavoro, senza dimenticare le questioni sentimentali. Cause ben differenti da quelle che normalmente portano a tentare la fortuna nel Bel Paese, come ben diverso si dimostra il modo di far sentire la propria “voce”.
Sarebbe logicamente impensabile aspettarsi che una presenza tanto esigua avesse potuto dare vita a produzioni editoriali di livello nazionale, riducendo di fatto a zero l'aspettativa di giornali o simili progetti. Quel che però ci hanno insegnato secoli di storia del giornalismo, è che quando una persona ha qualche cosa da dire e vuole veramente dirla, trova sempre il modo per farlo. Certo, fortunatamente non siamo più calati in un contesto dove censura e controllo della parola sono vigenti (qualcuno, con ironia non troppo fuori luogo, potrebbe chiedersi ancora per quanto), tanto più che le innovazioni tecnologiche hanno ampliato a dismisura le possibilità d'espressione di milioni di persone. Se il torchio di Gutenberg diede il via alla stampa e alla sua diffusione su scala mondiale, stiamo vivendo da diversi anni l'impulso quasi incontrollabile che internet ha saputo dare a tutti coloro che sentivano e ancora sentono il bisogno di esprimere i propri pensieri e le proprie idee.
Analizzando la grande rete, è infatti abbastanza facile imbattersi in siti o blog creati da giapponesi trapiantati nel nostro paese, in quella che si rivela come una situazione ottimale e privilegiata per chi non ha la sicurezza di poter contare su un ampio numero di lettori e sostenitori.
Una prima domanda che si può porre, è il motivo che possa spingere queste persone a prendere in mano “penna e calamaio”. Possiamo senza indugio eliminare fattori legati al mantenere compatti i rapporti con i propri conterranei, vista la scarsità della presenza di giapponesi in Italia. Compaiono dunque diversi fenomeni che andremo ad osservare attraverso una analisi diretta delle stesse produzioni presenti in rete.
Una delle casistiche più frequenti, è quella in cui ci troviamo davanti a individui intenti nel raccontare il proprio impatto con la nuova realtà. Estremamente interessante il fatto che, ad essere i primi destinatari dello sforzo compositivo, siamo proprio noi italiani: anche a costo di esibire una padronanza non completa della lingua, è chiaro l'intento di cercare il popolo ospitante come proprio interlocutore.
Per iniziare, ritengo sia estremamente interessante osservare il blog Questo piccolo grandeBanzai.
Emblematico è l'occhiello che ci dà il “benvenuto” prima della lettura: “Siamo due ragazze giapponesi che vivono in Italia da una decina di anni. Abbiamo deciso di diffondere la cultura giapponese per chiarire molte delle idee confuse che ancora ci sono”. Parte da qui una serie di interventi estremamente schietti e naturali, a cavallo tra lo stupore per alcune nostre abitudini estremamente bislacche agli occhi di un orientale e usanze nipponiche che spesso per noi risultano misteriose. Le due giovani mostrano di volersi districare senza troppi problemi tra argomenti di ogni tipo. Non è raro leggere post riguardanti cenni storici sul Giappone e subito dopo trovarsi a scoprire i gusti musicali e letterari delle autrici. Sfondo di tutto rimane, in ogni caso, lo spirito di apertura per favorire l'incontro tra le due culture. Inutile dire che, tra un argomento e l'altro, non mancano piccole lezioni di giapponese, estremamente apprezzate dei lettori più affezionati. Ecco alcuni esempi interessanti:
Torii Mototada, un vassallo fedele

Ryuta Naruse (nihon.blog.kataweb.it) è invece un ex redattore di un giornale sportivo giapponese. Dopo un viaggio di piacere in Italia si è appassionato a dismisura alla nostra cultura, decidendo così di “mollare” tutto e tentare la vita a Bologna. Decisione impensabile in una società rigida come quella giapponese, ma Ryuta ha davvero presentato la lettera di licenziamento, fatto fagotto e iniziato una nuova vita. Nasce così un interessante incontro/scontro tra due culture, dove il nostro improvvisato cicerone con gli occhi a mandorla non manca di far notare le profonde differenze e talune eguaglianze tra i diversi modi di vivere. Rapporti sociali, presenza delle istituzioni e modi di vivere la fanno da padrone, sino ad una quasi naturale evoluzione del tutto, che è sfociata nella autoproduzione di un libro, dove tra serio e faceto si racconta la sua esperienza, non priva di “traumi” ma colma di soddisfazioni. Siamo naturalmente curiosi se il nostro “amico” potrà trasformare questo progetto in un vero lavoro o continuerà a dare lezioni di giapponese per cercare di tenere vivo il suo sogno di vivere in Italia. A seguire alcuni suoi interventi:
Introduzione
Io e le mie bici
Si o No
Di tutt'altro carattere è l'informazione presente su Wa-sabi. Il sito nasce come impresa economica, creata dalla mente di una coppia formata da una ragazza nipponica e un italiano. Come la storia ci insegna, moltissime produzioni editoriali sono venute alla luce perché spinte da motivi commerciali, e questa sembra ricalcare le orme di un meccanismo abbastanza naturale: portare all'estero i prodotti della propria terra e cercare di mostrare al possibile pubblico la bellezza e le usanze che ne fanno da contorno. Così, a margine delle pagine votate all'e-commerce, assistiamo ad una sezione dedicata alla storia e alle curiosità legate ai vari prodotti. Riferimenti profondi o leggende popolari, il tutto condito da una discreta presenza di note e bibliografie. Gli stessi beni in vendita hanno schede complete e ricche di informazioni, senza scordare una sezione dedicata agli eventi d'incontro tra Giappone e Italia. Insomma, qualcuno potrebbe dire che, per entrare nel cuore degli italiani, si debba passare dallo stomaco. L'importante è farlo con garbo e stimolando l'interesse per quanto offerto, senza dimenticare la qualità. Ecco un paio di articoli estremamente completi e ben scritti:
Il sake dimenticato
La cerimonia del te

Di notevole interesse risulta essere anche Youkoso Italia. Dall'idea di una coppia formata da Gianluca e Kanako (coppia mista italo-giapponese) è nato un web-ring, un “ritrovo” virtuale per altre coppie formate da giapponesi e italiani. Tutto gravita sulla possibilità di passare quasi immediatamente da un sito all'altro, potendo così vedere le differenti idee e impostazioni dei vari nuclei famigliari. Il progetto ha avuto un discreto successo, e si è già superata la decina di famiglie partecipanti. Gli argomenti trattati sono principalmente di natura quotidiana. Tra il faceto e consigli di cucina, non mancano però momenti e spunti per riflessioni più profonde. Presenti, ad esempio, le commemorazioni per eventi come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, o l'indignazione per articoli di giornali italiani che non sempre apprezzano le culture estere. Sicuramente quel che più attira è vedere gli esempi di nuclei famigliari misti che hanno saputo coniugare due culture tanto diverse con ottimi risultati.
A voi due articoli tratti dai contenuti del sito:
Analizzati i vari esempi riportati (ma è possibile scovarne in rete molti altri), non si fa fatica a capire quanto si riveli ancora una volta utile (se non indispensabile) il web per dare voce anche a chi non può contare sulla forza dei grandi numeri. Dobbiamo però notare che, a differenza degli organi di stampa curati da altre comunità, non stato affatto facile scovare argomenti di sfondo politico con chiari schieramenti da parte degli interessati. Pochi accenni, spesso segnati da una filosofia di ferreo rispetto delle istituzioni, anche quando al lettore italiano sembra di vedere il pericolo di soprusi o simili rischi. Forse, per superare alcune differenze, è ancora troppo presto, ma la strada tracciata non può che farci essere ottimisti anche riguardo agli scogli che paiono più insormontabili.
Fabio Fundoni


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17 febbraio 2009

...E Invece...

“Dicono tutti che non succede niente, e invece...”. Mi permetto una piccola omissione nel citare lo slogan della rivista “Invece”, creata alla fine degli anni '80 da Franco Carlini, ma credo che sia oltremodo adatta per descrivere l'attuale situazione legata al mondo dell'informazione. Quanto è grande la rivoluzione messa in atto dall'avvento di internet? In potenza, siamo davanti a qualcosa di epocale, impossibile negarlo. Ma in atto? Come ha detto Luca De Biase, ricordando appunto Carlini, “L'opportunità, in effetti, conta. Però, quello che conta è, poi, coglierla”. Impossibile non chiedersi se e come questo stia avvenendo. Il proliferare dell'uso della rete come passatempo non può certo definirsi una totale presa di coscienza del mezzo, ma rimane, ad ogni modo, un primo passo. Ma iniziare una passeggiata non basta per portare a termine un percorso. Non per nulla, era lo stesso Carlini a dire che il giornalista che si forma oggi, deve essere conscio delle possibilità conferite da internet. Non solo, deve mostrarle al lettore. Il lettore, si, quello che oggi si sta candidamente staccando sempre più dai surriscaldatissimi media (per dirla alla Marshall McLuhan) per passare il proprio tempo davanti al pc. Perché la rete è duttile, ti fa sentire al centro del mondo, in un fulcro che tutto può raggiungere e per cui nulla è accessibile. Almeno, è quello che ci hanno sempre detto. Miliardi di ipertesti, possibilità infinite. Infatti, “possibilità”. Torna in gioco il campo del possibile, quel che si potrebbe fare. Volenti o nolenti, oltre ai blog più o meno impegnati, che nascono veloci come funghi (ma altrettanto velocemente spesso muoiono per inedia), i principali portali specializzati nell'informazione, soprattutto in Italia, continuano mediamente a vivere in un limbo. “Vorrei, ma non posso”. Spesso figli, anzi figliastri, di storiche testate, dopo l'iniziale boom fatto di investimenti e progetti, paiono aver raffreddato l'entusiasmo, forse per il non immediato ritorno economico, forse per la composizione talvolta “reazionaria” delle redazioni. Ed ecco che i siti diventano l'accessorio. L'etichetta dell'etichetta. Lo strillo della notizia del giorno, con contorno di gossip. Vita politica, anzi, vita dei politici. No, evitiamo decisamente di fare di tutta l'erba un fascio e teniamoci stretti quelli che si sforzano di fare informazione vera, ma qualcosa non quadra, e forse spesso non è nemmeno l'argomento trattato. Anche senza voler prendere come riferimento McLuhan, se il medium è il messaggio o, quantomeno, la correlazione tra le due cose è stretta, sarebbe bene cercare di capire quello su cui il medium si fonda. Internet è veloce. Internet è cangiante. Puoi correggere, integrare, interagire. Internet non va in stampa all'ora prefissata. Allora perché ostinarsi a gestire un portale come se fosse un giornale? Perché rallentarne l'immediatezza, dandogli una gestione a “piramide”? O usarlo come una mera trasposizione degli articoli cartacei? Così, la rete, non diventa un posto dove rapportarsi, ma una scatola. Una grossa scatola, fatta di contenuti da vedere. Ma mettere in una scatola un oggetto nato per un altro contenitore, non sembra essere una buona idea. Sia che ci stia troppo largo o troppo stretto. Sembra un concetto facile, ma ancora oggi, non tutti sembrano capire l'importanza di creare per internet, preferendo usare la rete per emulare altro. E così, i meccanismi non combaciano e la macchina non funziona. S'inceppa. E quando succede, è anche troppo facile ritirare gli investimenti. Eppure, lo sanno tutti che non basta buttare monete in un campo per veder nascere un albero di zecchini...
Fabio Fundoni


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20 gennaio 2009

Convegno per Franco Carlini


"Politica condivisa: altruismo e democrazia nella rete”
20 gennaio 2009


"Parole e idee dedicate a Franco Carlini" questo il titolo del convegno oragnizzato da Totem per il 20 gennaio 2009 a Genova, a partire dalle ore 9.00, presso l'Aula Mazzini dell'Università degli Studi di Genova, Facoltà di Scienze Politiche (Via Balbi 5, III piano).
Franco Carlini, prematuramente scomparso alla fine di agosto 2007, è stato tra i primi in Italia a interessarsi a internet e alla rivoluzione digitale e alle sue conseguenze sulla cultura, la società e la politica.
Ha raccontato questi cambiamenti come giornalista, li ha analizzati come saggista, ha provato a indirizzarli come intellettuale militante, li ha esplorati come imprenditore. Tra i motivi che spiegano il suo interesse per la rete c' erano, non ultime, le opportunità che questa apre per la costruzione di relazioni sociali altruistiche e non esclusivamente utilitaristiche e commerciali. Di certo, Franco era affascinato dalle tensioni prodotte nel confronto fra le pratiche altruistiche emergenti, potenziate dalle reti digitali, e il funzionamento delle istituzioni sociali presenti, a cominciare dal mercato. Di certo, si divertiva moltissimo a indagare i conflitti e le opportunità che questa tensione produceva.

Lo scopo di questo incontro è dunque quello di continuare a discutere di questi temi con quell'approccio libero e multidisciplinare che era di Franco Carlini.

Programma
Ore 9.00: Saluti
Stefano Monti Bragadin Corso di Laurea interfacoltà in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo,Università degli Studi di Genova
Milò Bertolotto Assessora Organizzazione e Personale, Sistemi informativi, Carceri, Iniziative per la pace, Provincia di Genova
Giovanni Battista Pittaluga Assessore Organizzazione, Risorse umane, finanziarie e strumentali, Informatica, Regione Liguria

Ore 9.30: Tavola rotonda - prima parte Modera: Totem
"La città digitale" Andrea Ranieri - Assessore Sviluppo dell’Innovazione e dei Saperi, Comune di Genova
"Scienza, saperi, cultura: Genova in rete. Altruismo, internet ed economia del dono" Luca De Biase - Giornalista - Nova-Il Sole 24 Ore
"Quel che resta delle cyberutopie" Carlo Formenti - Università di Lecce
"Da Mary Parker Follett a Obama" Ferdinando Fasce - Università di Genova
"La conoscenza come bene comune" Juan Carlos De Martin - Nexa Center for Internet & Society

Ore 11.45: Pausa caffé equosolidale
Ore 12.00: Tavola rotonda - seconda parte Modera: Totem
"Il capitalismo e la knowledge economy" Benedetto Vecchi - Giornalista - il manifesto
"Il giornalismo all'epoca della rete"Anna Masera - Giornalista - La Stampa
"Terra Madre: la comunità del cibo come scambio di saperi" Carlo Petrini, Silvio Barbero - Slow Food

13.30: Conclusioni di Stefano Rodotà Università La Sapienza - Roma

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*Link all'inedito di Franco Carlini, Il circolo della conoscenza (il Manifesto, 20 gennaio 2009).
*Link ai resoconti della tavola rotonda e alla rassegna stampa pubblicati nel sito di Totem.to.
*Link ai file audio degli interventi pubblicati nel sito di Totem.to.

24 ottobre 2008

"Il Tg1 riferisce ma non reagisce" di Antonio Dipollina

Segnalo a seguire questo breve articolo di Antonio Dipollina apparso su "La Repubblica"di oggi , venerdì 24 ottobre , sulle sconfortanti, e tragicamente contraddittorie affermazioni del Presidente del Consiglio degli ultimi due giorni.

"Al check di mercoledì c'è un Berlusconi che minaccia l'uso della forza pubblica in ambito scolastico e attacca la stampa, i telegiornali RAI e l'informazione tutta per i suoi comportamenti.
Alla sera i telegiornali riferiscono.
Al check di giovedì c'è Berlusconi che smentisce di aver mai parlato di forza pubblica e a quel punto , per coazione , ri-attacca i giornali , tg e l'informazione tutta per aver detto il falso.
Alla sera , ieri sera , i telegiornali riferiscono.
Ora , non si pretende che i telegiornali medesimi si mettano ad eccepire pesantemente , magari con i redattori che salgono in silenzio sulle scrivanie , in diretta tv- metti che arriva la forza pubblica.

Il punto è che soprattutto il beneamato TG1 riferisce e basta.
Accusato di essere bugiardo , non reagisce : si limita a rinviare pilatescamente il telespettatore a consultare sul sito RAI l'edizione del tg del giorno prima.
Mettiamo che invece fosse comparso il conduttore autorevole e avesse detto : " Cari telespettatori , avete ascoltato cosa dice oggi il Presidente del Consiglio . Ora ascoltiamo cosa ha detto ieri".E via con la registrazione.
A immaginarla , una scena simile , sembra una cosa a metà tra la rivoluzione e il terrorismo - evocato anch'esso da Berlusconi.
A questo punto siamo.
Questo - un atto di pura e semplice informazione-avrebbe un non so che di rivoluzionario,oggi in Italia.

La normalità è invece quella che va in onda tutte le sere."


Questo breve pezzo ha colpito la mia attenzione questa mattina : preciso, freddo, tagliente. Centra il punto in maniera essenziale ed efficace.
Nel nostro paese il Presidente del Consiglio ha la possibilità , il coraggio e diciamo pure la sfacciataggine ( o forse , come sostiene il Nobel Dario Fo, è più semplicemente un presagio di imminente follia) di fare affermazioni come quelle di ieri , di annunciare l'arrivo della polizia nelle scuole , ed il giorno dopo sostenere che tutto ciò sia pure invenzione giornalistica.
Ci si chiede come possa proprio lui , profondo conoscitore del mezzo televisivo e del suo devastante potere di controllo , dimenticare che le sue parole sono state trasmesse in video , che esiste la prova evidente e lampante che quelle parole ( forse riconosciute da lui stesso, dopo qualche ora, come tragicamente inadatte) non sono state partorite dalla penna fantasiosa di nessun bolscevico della carta stampata , da nessun sovversivo infiltrato nelle redazioni delle maggiori testate nazionali.
Nel nostro paese i telegiornali nazionali riferiscono, selezionano, tagliano e aggiustano.
Non informano.
Non poter mettere in evidenza due dichiarazioni discordanti a distanza di breve tempo evidenzia la mancanza della minima autonomia , è indice di timore , è indice di servilismo .
Timore e servilismo non sono termini che rimandano al vivere democratico , sono parole che ricordano oscurantismo e dittatura.
Il delirio dei potenti coinvolge nel suo non-senso il sistema intero , nulla è più reale , si può smentire l'evidente , negare l'innegabile .
I due problemi , ovvero la gravità delle affermazioni riguardo all'intervento della forza pubblica nelle nostre scuole (con la successiva smentita) e l'attacco alla stampa e all'informazione sono intimamente connessi : richiamano entrambe ad una idea di potere che non ammette un contraddittorio , che non chiede nulla a nessuno , che impone senza conoscere , che decide senza dibattere.

Enrico Garello
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