Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Informazione. Mostra tutti i post

03 giugno 2026

In ricordo di Carola Frediani

Carola Frediani insegnò solo un anno nel nostro corso LM di Informazione ed Editoria ma in quel poco tempo riuscì a distinguersi per una innata capacità di consegnare saperi di un ambito sempre in evoluzione con sapienza e umanità. In seguito noi siamo rimaste sempre in contatto su fb e ogni volta i suoi scritti erano il segno di tutta la sua colta curiosità. Conosceva tutto del Web illuminando tutte le positività e indagando sempre gli aspetti più oscuri che pure dovevano essere conosciuti ed affrontati, come ben appare dalla navigazione nel sito di Guerre di rete. Non a caso il suo ultimo lavoro è titolato "Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti" in formato ebook, ed. Guerre di rete, 2025. Soprattutto Carola Frediani era stata allieva e collaboratrice di Franco Carlini, indimenticabile docente e amico prezioso del DUG.
mm

*link a Guerre di rete - Associazione


_____


31 marzo 2026

Libertà di informazione

 "[...] L’informazione, ogni giorno di più, si modella su format che non le appartengono e sono estranei alla sua funzione: che non è dare spettacolo, non è emozionare, non è scandalizzare, è dare notizie. I media, come è ovvio, devono rendere conto del presente, ma senza farsene colonizzare. Selezionare con intelligenza e con rispetto umano i materiali che si pubblicano fa parte, a pieno titolo, della libertà di informazione".
Michele Serra

M. Serra, Libertà di informazione, La Repubblica, 31.3.2026 (L'Amaca)


_____

25 ottobre 2021

Ansia da informazione

Siamo nell'era della sovrainformazione che produce ansia da informazione*, ovvero disinformazione per cui si dovrebbero conoscere le regole della buona selezione delle fonti di informazione. Selezionare e scartare, scartare tutto quel che pare incerto o inattendibile. Scartare per scremare, selezionare e confrontare, e di nuovo selezionare per ben decodificare fatti e commenti, per decidere il che fare in ogni scelta della nostra vita. Questo si dovrebbe insegnare a scuola, precisando sempre che nella società complessa, multimediale e interconnessa non esiste democrazia senza una buona informazione. I CARE sintetizzava Don Lorenzo Milani perchè anche l'informazione è un dovere di civile convivenza.
mmilan

*cfr. Richard Saul Wurman, L'ansia da informazione, Leonardo, Milano, 1991, pp. 469 (pubblicato in anni in cui per il giornalismo il mondo internet era agli albori).
___

07 agosto 2020

In libreria

Carlo Timio - Mario Timio
Breve storia dell'informazione. Dall'oralità all'intelligenza artificiale
Rubettino, 2020, pp. 222.
Descrizione

I passaggi cruciali nella storia della comunicazione hanno sempre determinato significativi mutamenti, innescando crisi di identità nel mondo dell'informazione. Anche oggi si sta assistendo a un cambio di paradigmi e di piattaforme, frutto della rivoluzione digitale, che tra social network e intelligenza artificiale sta provocando una variazione nella fruibilità delle notizie. Percorrere la storia dell'informazione dimostra la necessità di conoscere e di sapere, soprattutto in tempi di crisi, sia per la tenuta della democrazia, che per dare forma a una propria coscienza e bagaglio culturale. E mentre da un lato la libertà dei giornalisti è spesso messa a dura prova da censure, lobby e dittature, dall'altro il mare magnum dell'informazione con le variegate tipologie di giornalismo, tra quello scientifico, d'inchiesta, locale, sta creando un'infodemia che ha provocato la nascita delle fake news generando al contempo l'esigenza di essere costantemente informati con notizie di qualità.

___

06 agosto 2019

Giornali e libri

"Giornali e libri, dépliants e almanacchi, visioni accampate su una tela o su un vetro, suoni messi insieme per darci un'impressione fisica motrice, dinamica, notizie e nozioni gettate su noi a piene mani costituiscono un vociferante abracadabra che dovrebbe dire all'uomo solo: Ci siamo anche noi, non sei tanto solo."
Eugenio Montale


*E.Montale, Nel nostro tempo,  Rizzoli, Milano, 1972, p. 17.

____

26 maggio 2019

“L'ho letto su internet”. L'informazione ai tempi del web


Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, nel saggio Liberi di crederci. Informazione internet e post-verità, ci spiegano che verità e internet non spesso vanno d'accordo.
L'avvento di internet, ma soprattutto dei social network, da un lato ha facilitato l'accesso a una grande massa di informazione senza mediazioni, con l'illusione che questo portasse a una maggiore conoscenza e al trionfo dell'uomo comune, che erode spazio all'élite tradizionale.
L'altra faccia della medaglia però è molto più oscura di quanto ci si aspettasse quando, all'inizio degli anni Novanta, si pensava all'internet come potente mezzo per la diffusione dell'informazione.
Come spiegano gli autori, il problema non sta tanto nel mezzo adoperato (internet e i social network), quanto nell'uso che se ne fa: tanti sono i riferimenti all'interno del testo a meccanismi psicologici e comportamentali con cui l'uomo regola l’assimilazione e la gestione delle informazioni, da sempre.
Si parla di bias (definizione di Martic Haselton, Daniel Nettle e Damian Murray) che guidano l'interpretazione di quello che circonda l'uomo in base alle informazioni che si possiedono.
Si parla di post-truth o pensiero illusorio, entrato nell'Oxford Dictonary nel 2016 e indicato come meccanismo mentale che è parte della natura dell'uomo.
Ma soprattutto si parla di disinformazione: un problema tanto grave al punto che già nel 2013 il World Economic Forum inserisce questo termine (e le sue conseguenze) tra le principali minacce globali.
In questo saggio non vengono raccontate cose nuove, bensì si trattano tematiche ancora oggi molto attuali, sebbene la pubblicazione sia del 2018 (a distanza di un anno la situazione pare essere sempre la stessa). Fake news, fact checking, cyber terrorismo, debunking, citizen journalism sono solo alcuni dei termini che si sentono citare ogni giorno, su tutti i media.
Interessante però come venga sottolineato un punto molto importante: quello che accade su internet è solo un riflesso, amplificato fino a distorcerlo, di ciò che in realtà avveniva già prima della nascita della rete.
I cosiddetti “bias cognitivi”, i pregiudizi che condizionano la nostra vita, accompagnano da sempre l'uomo, tutti i giorni, anche nelle scelte più banali.
Il nostro mondo attuale, fortemente iperconnesso, non fa altro che mettere in luce le debolezze e le potenzialità di un nuovo modo di accedere alle informazioni, un ambiente ricco di incendi digitali alimentati da un altro grave problema: l'analfabetismo funzionale.
Anche questo termine non è nuovo all'interno del “mondo web”: L'Espresso a tal proposito ha dedicato un articolo a questo dramma (non solo italiano) spiegando che “Gli analfabeti funzionali sono sì capaci di leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana. (...) Sono gli analfabeti funzionali, quegli italiani che non sono in grado di capire il libretto di istruzioni di un cellulare o che non sanno risalire a un numero di telefono contenuto in una pagina web se esso si trova in corrispondenza del link “Contattaci”
Molto interessante anche un altro tema che si collega ai bias, una naturale tendenza dell'uomo all'apparire e dare senso alle cose in base a come ci vedono gli altri.
I social network non solo danno spazio alla disinformazione, ma anche a derive narcisistiche e a una continua promozione personale, in cui la celebrità è alla portata di tutti e si ha l'illusione di una democrazia.
Un documento del 2013 della University of Michigan evidenzia che gli utenti sceglierebbero i media in base alle proprie esigenze narcisistiche: piacere, autopromozione, escamotage gratificanti sembrano guidare le stesse dinamiche della produzione e condivisione di informazioni attraverso i social network, spesso a scapito dei contenuti e dei fatti.
La smania di prendere posizione e commentare sul web non risparmia nemmeno i politici, che strumentalizzano i fatti per un ritorno personale, per avere sempre maggior consenso, disinteressati dalle implicazioni etiche e scientifiche che comportano, argomenti che inoltre con la politica c'entrano ben poco.
In un contesto come questo, in cui chiunque può veicolare informazioni, corrette o non corrette (non necessariamente in malafede), in cui tutti possono affermarsi e sfiduciare la figura dell'esperto: con l'avvento dei social la figura del giornalista entra in competizione con i blogger, gli opinion leader, gli youtuber, contendendosi l'attenzione degli utenti.
Il 51° rapporto CENSIS, sulla situazione sociale del paese nel 2017, rivela che gli italiani che leggono quotidianamente giornali cartacei per informarsi durante la settimana sono il 14,7%, mentre si informano su Facebook il 35%.
Non si può fare finta di niente, il mondo dell'informazione è cambiato. Nelle testate giornalistiche online funzionano i titoli “acchiappa click”. I profili ufficiali su Facebook e Twitter competono con alcune fanpage per avere l'interesse degli utenti, inseguendo i loro gusti.
Note testate di moda, benessere, cucina, nei loro spazi web lasciano ampio spazio a prodotti amatoriali o di citizen journalism, accanto al lavoro degli stessi giornalisti.
Questo modello di marketing ormai è parte dell'informazione, con notizie rapide, immediate e facilmente comprensibili. Catturata l'attenzione dell'utente, si passa alla condivisione e la diffusione dei contenuti in maniera quasi automatica, con la conseguenza di rendere virale un argomento, vero o falso che sia.
La lettura di questo saggio può darci un'idea abbastanza pessimistica dell'uso di internet e della dilagante disinformazione. Sembra di essere arrivati a un punto di non ritorno nella gestione delle fake news.
Al di là delle decisioni prese da Emmanuel Macron nel 2018 per creare una nuova legge per ostacolare la diffusione di false notizie su internet, o ancora una soluzione offerta da Mark Zuckerberg per arginare la questione e combattere una battaglia contro “forze oscure che si muovono attraverso la rete”, il lavoro di debunking, di ricerca, di studio, andrebbe attuato anche dal basso.
Sicuramente sarebbe utile per molti affrontare letture come questo saggio per chiarirsi le idee, e ognuno nel suo piccolo cercare di gestire al meglio la marea di informazioni che si incontra ogni giorno sui social.
In questo mondo di ignoranza, bisognerebbe portare avanti a testa alta la conoscenza e la “buona informazione”, anche se con un linguaggio diverso e più adatto al mezzo a cui ci appoggiamo.
Francesca Guglielmero



Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini
Liberi di crederci. Informazione, Internet e postverità

Codice Edizioni, Torino, 2018, 142 pp. 
____

22 maggio 2019

L'informazione tra reale e percepito


Nell'era digitale e dell'esplosione delle telecomunicazioni, anche le informazioni sbagliate o false viaggiano alla stessa velocità delle notizie vere e verificate. Questo è uno dei problemi principali che sta alla base della disinformazione contemporanea, e col termine “disinformazione” ci si riferisce alla “falsificazione intenzionale di dati e notizie al fine di manipolare le percezioni di un bersaglio, influenzarne le decisioni”. In questa definizione emerge subito la caratteristica che rende l'attività manipolatoria negativa e pericolosa: l'intenzione dietro all'azione. Dietro ad ogni azione che ha lo scopo di disinformare si nasconde la volontà di qualcuno (industriali, politici, poteri occulti come quello mafioso), che è la volontà di disinformare per i propri scopi personali. In quest'ottica la consapevolezza della presenza di campagne di disinformazione è fondamentale per distinguere fonti, giornali e notizie autorevoli da emittenti che trasmettono notizie false o fallaci. 
Le notizie, per disinformare, non devono essere necessariamente false. Anche notizie vere possono essere deformate o amplificate per modificare la percezione della realtà delle cose; e l'accumulo di notizie simili, non false ma neanche del tutto veritiere, può aggravare la percezione dei lettori creando un clima di sfiducia e di paura. Per evitare questo è importante la conoscenza di certi meccanismi mistificatori; solo con la comprensione di quanto sia facile fare disinformazione è possibile armarsi per contrastarla. 
Cosimo Angelini

Disinformazione e manipolazione delle percezioni. 
Una nuova minaccia al Sistema-paese 
a cura di Luigi Sergio Germani
Eurilink, Roma, 2017, pp. 154.


_____




04 febbraio 2019

Tra infobesità e fake news


Paolo Pagliaro, giornalista e voce nota della tv - dal 2008 cura l’editoriale Il Punto di Paolo Pagliaro nella trasmissione Otto e mezzo in onda su La7 -dallo stile riconoscibilissimo per freschezza e lucidità.
Questo libro prende le mosse dalle riflessioni del giornalista sul declino dell’informazione. Con uno sguardo partecipe e analitico Pagliaro pone di fronte al lettore una serie di problematicità che sembrano ormai un tutt’uno con l’informazione stessa: il sensazionalismo a tutti i costi, la manomissione delle parole, l’infobesità e, soprattutto, le fake news nell’epoca della post-verità (dove “post” sta per dopo, ma anche oltre).
“In un periodo d’inflazione di informazioni” - scrive Pagliaro - “per catturare l’attenzione non serve approfondire, verificare, filtrare, sistematizzare. Spesso basta proporre un pensiero semplificato, non importa se labile o bugiardo”. Così torna in essere un abuso che sembrava scomparso da tempo, quello della credibilità popolare, perché, seppur paradossale che sia, “sappiamo sempre di più, ma capiamo sempre di meno”. I dati della classifica OCSE sull’analfabetismo funzionale parlano tristemente chiaro in questo senso: 8 italiani su 10 hanno difficoltà a utilizzare quello che ricavano da un testo scritto, 7 su 10 hanno difficoltà abbastanza gravi nella comprensione e 5 milioni di persone hanno completa incapacità di lettura;preoccupanti anche i dati sulla circolazione delle bufale, dato che il fatto di non capire cosa si stia leggendo non implica che venga evitato di condividerlo sui social.
Gli Stati Uniti d’America meritano una digressione particolare sul versante delle fake news, dato che “la madre di tutte le bufale” è nata proprio negli USA: il fatto che il regime iracheno di Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa, semplicemente, non era vero, ma fu un fondamento necessario per l’invasione e la distruzione dell’Iraq. È interessante notare, come fa Pagliaro, anche il fenomeno Donald Trump per la quantità di false notizie che sono circolate in rete durante la campagna elettorale del 2016, la quantità di bugie dette dal candidato stesso e l’incapacità della stampa americana di capire e prevedere il cambiamento politico in atto nel paese. Per questa analisi è fondamentale la decisione dell’Huffington Post di trattare la candidatura di Trump nella sezione intrattenimento e non in quella politica. Questa scelta, esaminata sul sito dell’European Journalism Observatory, è stata vista come specchio dell’omogeneità dei lavoratori di spicco dei media statunitensi: uomini bianchi, liberali e tendenzialmente benestanti, che vivono in quelle parti di paese in cui l’avversario politico di Trump, Hillary Clinton, ha preso percentuali che vanno dal 70% al 98%, persone che vivono e lavorano in una bolla evidentemente distante dalla realtà.
Come nella celebre opera del 1968 di Mario Merz riecheggia, stavolta non in una pentola vuota, ma in quel mare magnum che è Internet la domanda “Che fare?”. Innanzi tutto investire nell’informazione di qualità, andare a ingrossare le file dei debunkers, la più funzionale difesa contro le fake news, puntare sulle breaking news e sulle inchieste; ma i singoli giornalisti cosa possono fare? Due parole: autoregolamentazione volontaria. Idee esposte dal giurista Cass R. Sunstein già più di quindici anni fa, teorizzando un accordo tra produttori per impedire che i notiziari siano una continuazione delle fiction, il prevalere di sensazionalismo e di opinioni rispetto a notizie e fatti. In assenza di questa autoregolamentazione secondo Sunstein è doveroso l’intervento della legge.
Secondo Pagliaro i giornalisti dovrebbero attenersi alle regole d’oro del mestiere: controllare i fatti, essere onesti e avere passione.
Tutto qui?
Sì, tutto qui: questo è il Punto.
 Flavia Dell’Ertole

Paolo Pagliaro
Punto. Fermiamo il declino dell’informazione
Il Mulino, Bologna, 2017, pp. 128.
____

24 ottobre 2018

In libreria

Daniele Giglioli
All'ordine del giorno è il terrore. I cattivi pensieri della democrazia
Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 269 (prima ed. 2007)
Descrizione
Dacci oggi il terrore quotidiano. Il terrore che è il rovescio della democrazia, il suo doppio segreto e insostituibile, il suo miglior nemico. Perché nulla come il terrore genera assetti politici, suscita desideri, costruisce identità e immaginario. Guerriglieri, folli isolati e fanatici religiosi; regimi autoritari che praticano la violenza di Stato e regimi democratici che ordinano bombardamenti o torture; aerei dirottati, camion dirottati, spari all’impazzata nei luoghi pubblici: sono il metronomo del presente, la mitologia giornaliera di una specie che si nutre di simboli come quella umana. Eppure nessuno si definisce terrorista: il terrorismo è sempre la violenza dell’altro. Eppure nessuna definizione permette di carpire la natura del terrore, perché non bastano la morte o la paura a distinguerlo da altre forme di violenza, e non basta il suo intento prettamente comunicativo, se è vero che in ogni violenza politica la vittima è il messaggio. Al centro del terrore c’è un vuoto, pronto a ricevere da noi impotenza e paura, violenza e desiderio, per restituire immaginario, identità e fantasmi. In una parola: mito. La letteratura cala i personaggi in quel vuoto. Non spiega cos’è o come funziona: ci mostra cosa succede ad abitarlo. Non chiarisce com’è fatto il terrore ma ci permette di profanare la sua sacralità, di farne esperienza lasciandoci indossare i panni del mostro. È quello che fanno gli autori attorno a cui si snoda All’ordine del giorno è il terrore, da Artaud a Ballard, da Dostoevskij a Updike, da Sade a Ellroy. Attraverso i loro testi, Daniele Giglioli decostruisce la più potente macchina narrativa contemporanea, mostrando come tra i suoi fumi sulfurei si celi l’impotenza del soggetto moderno, la fragilità dei nessi sociali, l’estromissione dell’individuo dalla sfera pubblica. Il terrorista è uno di noi: uno spettatore, un escluso. Questo sembra dirci il killer per caso, l’emarginato Oswald in Libra di Don DeLillo, finalmente inquadrato dalla telecamera nel momento della morte: «Requisito nel cielo senza atmosfera della gloria mediatica, il suo quarto d’ora di celebrità durerà in eterno».
___

23 aprile 2018

In libreria

Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini
Liberi di crederci. Informazione, Internet e postverità
Codice Edizioni, Torino, 2018, 142 pp.

Descrizione
L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato la pretesa che questa porta d’ingresso conducesse alla conoscenza. La rete però pare stia tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. A colpi di paradossi e cortocircuiti, il World Economic Forum nel 2013 ha inserito la disinformazione come minaccia globale, e oggi molte di quelle minacce (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano aver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, post-truth è la parola del 2016.
____

14 marzo 2018

In libreria

Marcello Foa 
Gli stregoni della notizia. Atto II 

Come si fabbrica informazione al servizio dei governi 
Guerini &associati, Milano, 2018, pp. 296.
Descrizione
I politici sono davvero succubi dei media in una società ossessionata dallo strapotere dell’informazione? In realtà i governi hanno imparato a usare a proprio vantaggio l’apparente supremazia della stampa grazie agli spin doctor, i moderni «stregoni della notizia». In questo appassionante saggio, Marcello Foa aggiorna e amplia il testo del 2006, divenuto ormai un classico della comunicazione. L’autore spiega come e perché sia possibile orientare e all’occorrenza manipolare l’informazione, spesso all’insaputa degli stessi giornalisti. Ricco di aneddoti e retroscena sui grandi fatti recenti – dalla guerra in Irak a quella in Siria, da Renzi a Macron fino alle fake news – svela con chiarezza le logiche, le tecniche, i trucchi usati dai grandi persuasori al servizio delle istituzioni. Il libro ribalta con onestà intellettuale molti luoghi comuni sul Quarto Potere. Un testo indispensabile per chi vuol capire il ruolo e i misteri del mondo dell’informazione.
____

05 marzo 2018

In libreria

Niall Ferguson
La piazza e la torre. Le reti, le gerarchie e le lotte per il potere.
Una storia globale
Mondadori, Milano, 2018, pp. 600.

Descrizione
Ispirata dalla plastica contrapposizione fra la Torre del Mangia e la Piazza del Campo a Siena, potente metafora urbanistica delle due forme antitetiche in cui si è incarnato il potere nella società umana – quella verticale e centralistica delle strutture gerarchiche e quella orizzontale e distribuita delle reti -, la rilettura dell’età moderna e contemporanea proposta da Niall Ferguson è intesa a restituire al modello organizzativo «reticolare» quel valore di forza propulsiva del cambiamento che gli storici hanno a lungo misconosciuto o, comunque, sottovalutato. Pur prendendo nettamente le distanze dai teorici della cospirazione, che attribuiscono a élite e sette segrete (i massoni, gli Illuminati, i banchieri ebrei) il ruolo di effettivi manovratori delle leve del potere, Ferguson mostra come la storia umana sia caratterizzata dall’alternarsi di lunghe epoche segnate dal predominio delle gerarchie e di periodi più brevi, ma straordinariamente intensi e dinamici, di egemonia delle reti, favorite anche da radicali innovazioni tecnologiche. Guardando poi all’epoca moderna, l’autore considera più da vicino le due grandi «ere delle reti»: i tre secoli che dall’invenzione della stampa, dalle importanti scoperte geografiche e dalla Riforma sono culminati nel crollo dell’ancien régime a fine Settecento, e gli ultimi cinquant’anni che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, hanno visto l’impetuosa espansione della tecnologia digitale e la rapida diffusione delle reti sociali odierne, che hanno letteralmente rivoluzionato la vita di gran parte dell’umanità. Ma al riconoscimento e alla rivalutazione del ruolo delle reti nella storia Ferguson associa, contestualmente, una sferzante critica dell’utopia libertaria di «netizen» liberi e uguali nell’ultrademocratico e paritario regime del web, che gli appare caratterizzato piuttosto dagli eccessi di violenza sui social e dall’estrema vulnerabilità a ogni tipo di propaganda, compresa quella terroristica, e a ogni forma di «fake news». Al punto che, per lui, solo il modello gerarchico può garantire un qualche principio di stabilità geopolitica perché «la lezione della storia è che affidarsi alle reti per governare il mondo è una ricetta perfetta per l’anarchia».
___

18 giugno 2017

In libreria

Vittorio Meloni
Il crepuscolo dei media
Informazione, tecnologia e mercato

Laterza, Roma-Bari, 2017, pp. 144.

Descrizione
Trasformazioni rapide e radicali stanno rivoluzionando il mondo dei media. Nuovi protagonisti digitali assumono la leadership dell’informazione, della comunicazione, della pubblicità, influenzando profondamente le nostre scelte in fatto di consumi, valori, consenso. In un breve saggio, documentato e lucido, le tendenze in atto nel mercato dei media, lo stato di salute dell’editoria, il prevedibile futuro dell’industria dell’informazione.
Link all'Indice
____

01 giugno 2017

In libreria

Disinformazione e manipolazione delle percezioni. 
Una nuova minaccia al sistema-paese
a cura di L. S. Germani
Eurilink, Roma, 2017, pp. 154.

Descrizione
Questo volume approfondisce il fenomeno della disinformazione come arma di lotta politica, militare e/o economica adoperata da Stati e attori nonstatuali, dedicando particolare attenzione all’uso delle nuove tecnologie informatiche e dei nuovi media nelle azioni disinformative. Nell’era del cyber-power, infatti, aumenta la vulnerabilità di governi, aziende, gruppi sociali e individui nei confronti della disinformazione: un’arma adoperata da Stati e attori non-statuali, spesso in maniera occulta, per raggiungere i propri scopi influenzando e sfruttando uno o più settori della società. La disinformazione mira a creare nel bersaglio una percezione falsa o distorta della realtà allo scopo di indurlo a prendere determinate decisioni che favoriscano gli interessi del “disinformatore”. Essa può anche essere finalizzata a indebolire le capacità cognitive e decisionali del bersaglio diffondendo notizie che generano in esso confusione e incertezza. Oggi la disinformazione non è più un’arma in esclusiva dotazione degli Stati e dei loro servizi d’intelligence: essa è ormai uno strumento alla portata di attori non-statuali sia leciti (partiti politici, aziende e società finanziarie, gruppi di interesse, organizzazioni non-governative) che illeciti (gruppi terroristici ed eversivi, organizzazioni criminali, “poteri occulti”, sette religiose estremiste). Questo è il primo libro pubblicato nel nostro Paese che analizza la disinformazione come minaccia alla sicurezza e alla competitività del sistema-Italia. Esso nasce dal convegno “Disinformazione e manipolazione delle percezioni: una nuova minaccia al sistema-Paese”, promosso nel 2015 dalla Link Campus University e dall’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici. Il volume contiene, inoltre, un contributo del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio.

 
____

03 aprile 2017

Il valore della scelta


In assenza di altri dibattiti, quello sull’informazione è sempre attuale. Così si evince dalla riflessione di Juan Carlos De Martin, illustre docente del Politecnico di Torino e dell’Harvard University, nell’articolo Democrazia e Verità, pubblicato il 6 gennaio 2017 su Repubblica.
Il racconto dei fatti si intreccia con la democrazia e la verità. Che a volte si completano. Molto più spesso si scontrano. Ed è subito guerra. Ignorare la battaglia in atto tra i media tradizionali e la Rete è pura ipocrisia. Come sempre accade, non vincerà nessuno. Non ci saranno palinsesti esenti dalla contaminazione del ricatto dell’audience. Così come non ci saranno quotidiani immuni da poteri politici. E nemmeno Reti completamente libere.
Soprattutto, l’informazione sarà sempre frutto dell’interpretazione del singolo o di un gruppo. Difficile, quindi, pensare di conoscere la verità assoluta dei fatti. Anche la più imparziale ricostruzione di un evento avrà il senso che qualcuno avrà ritenuto dovergli dare.
La verità, poi, ognuno se la costruisce come vuole. In base alle proprie convinzioni e aspirazioni. L’informazione al più stimola una riflessione, espone un ventaglio di opinioni, blandisce l’enunciazione di una teoria. L’informazione non pretende la verità. Spesso non la cerca nemmeno perché, trovandola, alienerebbe sé stessa. Cosa ne sarebbe dei telegiornali o dei quotidiani se fossero in grado di apparecchiaree sparecchiare ogni particolare dei fatti. Quale curiosità potremmo ancora avere nel conoscere ogni accadimento, ogni notizia, ogni sapere.
Sarebbe come vedere una fotografia: dopo che l’hai vista non puoi più immaginarla o descriverla senza mescolarla con una certa emozione, con quel poco di passione che in te ha resuscitato.Quella fotografia non sarà mai più la stessa. Sarà la tua interpretazione, il tuo sentimento. Di tutto meno che la realtà.
Informare non significa enunciare dei fatti. O delle false notizie, come spesso accade per attirare audience per la televisione, lettori per la stampa, navigatori per internet. Informare non è un fatto di mercato.Piuttosto è cercare di aiutare a comprendere, di esaminare ogni risvolto di quella situazione o di quel accadimento, di approfondire e ascoltare le opinioni di tutti per dare voce e pari opportunità ad ognuno. Essere completamente obiettivi e imparziali è difficile se non impossibile. Ma avvicinarsi ad esserlo, nel rispetto delle idee degli altri, è auspicabile.
Le notizie esistono di per sè. Non hanno bisogno di essere riferite. Necessitano di essere interpretate, capite, assimilate, rielaborate.Il fatto in sé non incuriosisce, non stupisce, non emoziona, non enfatizza nulla. È li. Giace immobile e austero. Si racconta da solo. Perfetto nella sua nudità. Non lo si può spiegare senza aggiungerci qualcosa. Senza darle un verso. Che, a volte, diventa quasi un ghigno. Non lo si può pubblicare senza incollarle un vezzo, magari un bel titolo,indossato come un vestito elegante.
L’obiettività e la serietà dell’informazione sono priorità inseguite da molti. Ma il traguardo si allontana ogni volta che lo si crede raggiunto. Un po' per dispetto, un po' per convenienza.
Sapere molto del mondo che ci circonda di certo aiuta, contestualizza la visione dei fatti. Però, non sempre arricchisce il nostro patrimonio culturale.E nemmeno le nostre opinioni. Troppa informazione equivale a nessuna informazione. Troppe verità annullano la realtà. Troppa democrazia nasconde il suo contrario.
L’equilibrio sta nel mezzo. Nell’onestà del comunicare senza pretendere di dire tutto, ma qualcosa di importante. Nella ricerca di uno stile adeguato piuttosto che nella rincorsa ad essere i primi a urlare una notizia. Nell’accettare un dialogo con molti e per molti.Soprattutto è necessario imparare a distinguere. Fondamentale è insegnare a scegliere.
Che sia informazione di tipo tradizionale o di tipo virtuale, l’importante è saperla riconoscere, smistare, dirigere. Per questo occorrerebbe una certa “educazione” all’informazione. Insegnare già in età scolare come leggere un quotidiano o come scegliere un sito di news o come ascoltare un telegiornale. Ci vorrebbe la volontà di accrescere la capacità di analisi, critica e risposta del pubblico. Comprese le fasce sociali più deboli. Compreso il diritto di espressione per tutti. 
Per migliorare la qualità della nostra vita è prioritario migliorare la qualità dei nostri pensieri. Sono i pensieri che gestiscono le azioni e non il contrario. Quindi, bisogna capire i fatti e tra essi saper scegliere e ricordare quelli che potranno esserci più utili. Approfondire le opinioni di tutti e saper scegliere quelle la cui memoria ci renderà uomini più consapevoli.
La scelta dei valori a cui credere e la loro democratica applicazione sono una verità che fatica a farsi strada. Specie nell’informazione. Cosìper informare ed essere informati bisogna prima saper scegliere. Non conoscere tutto, ma quello che ci serve. Non navigare in spazi infiniti, ma imparare ad orientarci nel nostro. Non cercare di plasmare le opinioni altrui, ma vedere di farcene una nostra.
Oggi, più che mai, è avere la possibilità di“scegliere” il vero valore. Che l’informazione ci aiuti.
                                                                                                          
                                                                                                                                  Anna Scavuzzo




06 luglio 2016

Informazione senza filtro


Il nuovo libro di Alessandro Gazoia, scrittore e saggista, con uno stile molto scorrevole e appassionante mostra il problema del controllo dell’informazione che mai come ora è complicato da gestire con i nuovi mezzi di comunicazione a disposizione di tutti. Oggi qualsiasi persona con un semplice smartphone può documentare un evento tramite video e foto diffondendolo immediatamente nella rete ovviamente un evento imprevisto. Un rischio che si corre perché non è una fonte ufficiale che da la notizia ma una persona qualunque. Si vede anche nella prima parte del libro come i terroristi, ieri come oggi, possono controllare l’informazione creando controinformazione a loro vantaggio e quindi come sia facile manipolarla a proprio piacimento.
Non manca una discussione sulla convergenza dei media, ora sempre più spesso i giornali cartacei hanno anche il sito internet aggiornato 24 ore su 24 su cui sono postati articoli con elementi multimediali (es. video, foto). Questo anche perché le persone ormai acquistano un giornale per approfondimento poiché le notizie si apprendono già in tempo reale sia sui canali ufficiali sia tramite i social network (questa fonte non è sempre affidabile). Proprio per questo il nuovo giornalista deve essere in grado di utilizzare diversi mezzi e come si dice deve essere multitasking.
Un altro aspetto diffuso trattato dall’autore nel libro è quello della concentrazione dei media, un esempio è la fusione di Repubblica con La Stampa e Il Secolo XIX. Può essere percepita come una cosa negativa se la vediamo come un rischio per la libertà dei singoli media che si vedono concentrati in un'unica linea editoriale ma se guardiamo all’esperienza straniera, vediamo come non è cosi. La frammentazione è un altro fenomeno di cui si parla nel libro, ora come ora un lettore può leggere quello che più gli interessa e dove vuole e lo stesso vale per la televisione con la nascita dei canali tematici. Per fare un esempio, mi interessa un particolare tema ed ecco che ho il social network dedicato oppure il canale che trasmette programmi su quella tematica. Lo possiamo riscontrare tutti i giorni semplicemente facendo una ricerca sul web di un qualsiasi prodotto notiamo come internet filtra i nostri interessi e ci crei delle pubblicità ad hoc.
“Qualcosa che la gente vuole leggere”: questo è quello che il quarto capitolo ci introduce, quindi l'uso delle colonne di destra per notizie di gossip e attirare l’attenzione dei lettori o almeno di una certa tipologia, nei siti dei quotidiani. Es. Repubblica e il Daily Mail che ha una sua storia da tabloid e come dice Clarke, responsabile del Mail online, loro danno le notizie che la gente vuole leggere anche prendendole da altri siti e modificandole.
Proseguendo nella lettura, si parla della fine dei lettori come tali e che potevano esprimere le proprie opinioni o far sentire la propria voce solo intervenendo in qualche trasmissione oppure inviando una lettera ai quotidiani. Ora con la nascita dei social network e dei blog, si ha la possibilità di esprimere opinioni e pareri in piena libertà o meglio cosi sembra. Infatti, i social sono come testate e vi sono regole, certe cose non possono essere scritte ed entrando nel sistema si diventa anche parte del mercato, della competizione tra colossi. Si ritorna come vediamo nella logica del filtro. Si nota come una volta entrati in un social è difficile staccarsene anzi si rischia di non distinguere più la realtà materiale da quella virtuale diventando un po’ un tutt’uno.Il blog diventa anche un modo per far sentire la propria voce quando non si riesce con i mezzi tradizionali. Es. la madre di Federico Aldrovandi che ha fatto sentire le proprie ragioni tramite il suo blog perché non considerata dai media. Ovviamente i blogger non devono essere considerati giornalisti come fa ben notare Gazoia in quanto non iscritti all’Ordine.
Si parla molto di media digitali in questo testo e come abbattono i costi di produzione e notiamo anche un altro aspetto interessante, infatti, l’autore cita due siti in particolare uno è Dagospia di Roberto d’Agostino e l’altro l’Huffington Post, il re dei siti di aggregazione d’informazione. Mostrando come l’Huffington Post abbia blogger che lavorano per il sito non retribuiti ma solo con la possibilità di ottenere visibilità ma anche lavora aggregando notizie da varie fonti.
Interessante è anche la discussione su quelle rubriche che si trovano giornalmente nei quotidiani e scritte da grandi firme e che cercano di attirare il lettore con la loro carica emotiva e famigliare.Es. il Buongiorno di Gramellini su La Stampa, che io spesso leggo. L’autore ci spiega che l’obiettivo del giornalista è di scrivere quello che i lettori vogliono sentirsi dire e che c’è tutto un lavoro di redazione per creare queste poche righe che aprono il giornale, quindi è un commento ponderato.Non dimentica di sottolineare la correlazione del nostro giornalismo con la politica e come loro stessi fanno informazione con un semplice tweet o un post su facebook e viene considerato dall’autore come un giornalismo dal basso. Cita anche a tal proposito il blog di Grillo.
Al termine di questo affascinante viaggio, sono d’accordo con l’autore che la rete non è controllata abbastanza, non vi sono filtri e passano le cose positive come facilmente agiscono i malintenzionati senza che vi sia una protezione. Purtroppo aiuta anche la rete dei terroristi a farsi propaganda e fare sempre più proseliti. Un libro che consiglio per riflettere sulla società attuale sempre più iper connessa e su come funziona questo tipo d'informazione ma anche per pensare a eventuali soluzioni agli abusi. Un libro adatto a tutti proprio per il suo stile scorrevole e accattivante.
Elisabetta Corsi

Alessandro Gazoia 
Senza FiltroChi controlla l’informazione
Minimum Fax, Roma, 2016, 404 pp..




28 aprile 2016

Donne e informazione


Corso di Laurea magistrale in Informazione ed Editoria
DAFIST – DIRAAS - DISPO
Giovedì 28 aprile 2016, ore 10 - Aula Mazzini , Via Balbi 5, Genova - III piano

Il Global Media Monitoring Project.
Report 2015: Donne e informazione

Con la partecipazione di Monia Azzalini (Osservatorio di Pavia) e di Filippo Paganini (Presidente dell’Ordine regionale dei Giornalisti).

L’incontro si svolge nell’ambito delle attività seminariali per la formazione continua dei giornalisti.
____

13 febbraio 2016

In libreria

Alessandro Gazoia
Senza filtro. Chi controlla l'informazione
Minimum Fax, Roma, 2016, 404 pp.
Descrizione
Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come "inconscio" e "mercato" si miscelino in combinazioni diverse. Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. Alessandro Gazoia si inserisce nel dibattito internazionale, interrogando insieme il lettore sulla sua capacità di creare una coscienza critica individuale che vada a formare una nuova opinione pubblica.

11 novembre 2014

In libreria


Roberto Baldassari
Giornalismo, informazione e comunicazione
Venezia, Marsilio, 2014, 192 pp.
Descrizione
Società frenetiche, dinamiche, assassine del tempo, tecnologicamente avanzate, si presentano al consumatore mediale del XXI secolo. Nuove forme di produzione di informazione originano nuove forme di percezione, accesso e consumo dei testi e delle informazioni. Incastrato in questo scenario in continua mutagenesi il giornalista cerca di riposizionarsi rincorrendo e anticipando il ritmo incessante dei New Media. Giornalista e utente compiono così azioni di produzione e consumo mediale interconnessi al sistema di informazione, al contesto sociale e ai nuovi strumenti tecnologici concorrendo a generare un inedito ciclo della notizia e di contenuti: il Newswebing User Model.
___

30 settembre 2014

Informazione violenta


Lo spunto è l’articolo di Sergio Romano I terroristi che sono tra noi, pubblicato su "Corriere della sera"  di sabato 27 settembre 2014, dove si illustrano le due differenti battaglie da combattere nella guerra contro lo Stato islamico: una militare e l’altra culturale. Credo ne esista una terza, molto meno evidente, quella dell’informazione di tipo sensazionalistico.
La violenza appare un corollario secondario. L’indignazione uno spiacevole intralcio piuttosto che una necessità. Così lo spettacolo della morte entra nelle nostre case con i tg della sera, tra un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino, senza creare grossi imbarazzi o problemi di digestione. Lo stesso scenario si ripropone la mattina successiva con i titoli-slogan delle prime pagine dei quotidiani, tra il profumo rassicurante della brioche e del cappuccino.
La guerra con il suo orrore si mescola alle nostre faccende quotidiane senza alcuna sensazione di rigetto. Dai tg, dal web, da ogni forma di stampa emerge il dramma delle violenze perpetuate contro innocenti. Panorami che sembrano lontani. Ma vicina è la stessa violenza, più subdola e silenziosa, che pervade la nostra vita, costretta ad interagire con scenari cosparsi di paure, sospetti, vigliaccherie, nemici immaginari. E poiché l’uomo si abitua a tutto, finisce col diventare assuefatto e indifferente anche quando non dovrebbe. Anche davanti alla decapitazione, allo stupro, al genocidio. Pare un ossimoro pensare che la nostra giornata sia scandita dal fiato pesante della morte. Le nostre attività “da vivi” scorrono tra il sangue delle macellazioni dell’Isis, nella tranquilla indifferenza di chi pensa che tanto si tratta di una guerra  che non ci tocca. Ma come può l’orrore, sbattuto nelle case all’ora dei pasti, prevalere sull’indignazione umana? Come ci si può abituare a certe notizie? E come può l’informazione soccombere al diktat dell’audience o delle vendite?
Anche l’informazione è un’arma, molto potente e pericolosa, che ferisce attraverso la visione dei bombardamenti o il frame del video di una decapitazione. Un’arma che può rivelarsi inconsciamente letale mentre i nostri bambini assistono indifesi al rito del naufragio di centinaia di “nemici clandestini” o ai morti ammazzati dalla mafia.
Un video o un titolo di giornale che bruciano il pensiero critico di milioni di persone, che manipolano scelte e volontà di un pubblico incapace di rifiutarne la visione o la lettura.
A questo è ridotta oggi l’informazione?
Il problema non è solo etico e sociale ma comunicativo. Da una parte è doveroso informare, mentre dall’altra è auspicabile maggiore attenzione, tatto e sensibilità da parte dei media nel proporre certe notizie. Tra il prigioniero di guerra che viene decapitato e il giovane che guarda e riguarda, con curiosità morbosa, il video della decapitazione sul web che differenza c’è? Nessuna: entrambi sono morti. Uno fisicamente e l’altro emotivamente. Perché non si può e non si deve accettare di vivere accompagnati dal fantasma della morte e della violenza come se fosse una cosa “normale”. 
Forse, in tale contesto, una giusta informazione può trovare una buona occasione per curare la patologia del sensazionalismo, del titolo spot, facendo in modo che la morte passi attraverso la vita e non il contrario.  

Anna Scavuzzo   

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.