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30 settembre 2025
Format Garlasco
Oramai la vicenda Garlasco e' diventata un format presente su ogni canale pubblico e privato in ogni ora e per ore con un parterre di personaggi fissi, protagonisti, caratteristi, interviste, colpi di scena ripetitivi, conduttori in studio e esperti di rito, poche inquadrature esterne ruotanti attorno alla "villetta" della vittima dove ancora vivono (asserragliati) i genitori in questa quotidianità' dell' ora obbligatoria di Garlasco su Rai1 /Ra2/ Rai3 /Rete4 / Canale5 ecc. /tg1 /tg2...Studioaperto / ecc. Da settembre persino La7 si e' adeguata allo strapotere del format inventando un "Ignoto X" , del preserale in attesa del lancio del tg5 di Mentana.
Garlasco rende, dove lo metti rende, rende, spietato nella ripetitività del copione e delle "svolte decisive", rende e ... deve esserci non importa dove, non importa per quanto tempo...Senza Garlasco i palinsesti perdono, i tg perdono.
Il comune buon senso ha perso da tempo.
mm
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22 febbraio 2022
In libreria
Edmondo Bruti Liberati
Delitti in prima pagina.La giustizia nella società dell'informazione
Delitti in prima pagina.La giustizia nella società dell'informazione
Raffaello Cortina, Milano, 2022, pp. 288.
Descrizione
Alla giustizia chiediamo trasparenza, ma la comunicazione non si improvvisa. Alla stampa chiediamo notizie ma anche rispetto della dignità delle persone e della funzione giudiziaria. Spettacolarizzazione dei processi, magistrati affetti da protagonismo… le insidie non sono poche. Edmondo Bruti Liberati ripercorre qui le regole che andrebbero seguite da entrambe le parti e le prassi che invece sono diffuse, con richiami alle vicende che più hanno appassionato l’opinione pubblica, dalla “nera” di Buzzati al caso Cogne fino alle polemiche sui video della tragedia del Mottarone e delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Nelle odierne società democratiche, percorse da differenti fattori di crisi, la magistratura ha un ruolo fondamentale. È dunque necessario che il “quarto potere” eserciti un controllo critico sul “terzo potere”. Nonostante le possibili deviazioni e strumentalizzazioni, un’informazione non asservita alla logica del profitto o a potentati economici è garanzia di libertà e di giustizia.
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28 aprile 2021
In libreria
Michele Santoro
Nient'altro che la verità
Marsilio, Venezia, 2021, pp. 400.
Descrizione
Maurizio Avola non è famoso come Tommaso Buscetta e non è un capo come Totò Riina. Ma non è un killer qualsiasi: è il killer perfetto, obbediente, preciso, silenzioso, e proprio per questo indispensabile nei momenti decisivi. Forse sottovalutato dai suoi capi e dagli inquirenti che ne hanno vagliato le testimonianze, ha archiviati nella memoria particolari, voci, volti che coprono tre decenni di storia italiana. Ad accendere l’interesse di Santoro è il fatto che Avola abbia conosciuto Matteo Messina Denaro e abbia compiuto con «l’ultimo padrino» diverse azioni. Scoprirà però che è solo una parte, e non la più rilevante, di quanto Avola può svelare, andando incontro a quella che è probabilmente l’inchiesta più importante della sua vita. Addentrandosi nel labirinto dei ricordi, il giornalista si trasformerà man mano da interlocutore reticente in sodale a cui Avola affida le tessere del puzzle e le sconvolgenti rivelazioni che emergono. Mafia e antimafia, politica e potere, informazione e depistaggi, vicende personali e derive sociali si intrecciano in un racconto che si muove tra passato e presente, dalla Sicilia degli anni settanta al paese che siamo diventati.
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Cronaca giudiziaria,
Giornalismo televisivo,
Grandi firme,
Libreria
10 agosto 2019
In libreria
Pieremilio Sammarco
Giustizia e social media
Mulino, Bologna, 2019, pp. 312.
Descrizione
*Link all'Indice del libro.
Giustizia e social media
Mulino, Bologna, 2019, pp. 312.
Descrizione
Il rapporto tra l’attività giurisdizionale e la sua conoscenza da parte del pubblico è storicamente complesso: sono note le interazioni tra informazione e processo giudiziario e le influenze reciproche che possono determinare distorsioni sull’accertamento della verità e sul rispetto dei diritti fondamentali dei soggetti coinvolti. Internet e soprattutto i social media alimentano incessanti flussi informativi che coinvolgono anche il processo giudiziario e i suoi protagonisti (giudici, avvocati e parti) provocando effetti che non si erano mai prodotti precedentemente. Dallo streaming del processo, alle sue rappresentazioni mediatiche, passando per le petizioni online, fino al profluvio di commenti presenti sui social media sui casi giudiziari di maggior interesse pubblico, anche in considerazione della natura della rete telematica che rende oltremodo difficoltoso il controllo circa la legittimità delle informazioni, la tutela e la dignità della persona sono fortemente compromesse e il principio di innocenza costantemente disatteso. Questo volume, nel descrivere l’attuale fenomeno della giustizia mediatica, anche esaminando le esperienze straniere, si interroga sui possibili rimedi.
*Link all'Indice del libro.
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Cronaca giudiziaria,
Deontologia,
Diritto dell'informazione,
Libreria,
Social Media
22 marzo 2019
in libreria
Carlo Raggi
Il linguaggio del giornalismo giudiziario
Pacini Editore, Pisa, 2018, pp. 452.
Descrizione
Il linguaggio del giornalismo giudiziario
Pacini Editore, Pisa, 2018, pp. 452.
Descrizione
È il linguaggio a dar forma ai fatti e il giornalista deve utilizzarlo al meglio. Per la cronaca giudiziaria la necessità di un corretto linguaggio è accresciuta dalla considerazione che essa riguarda una funzione istituzionale fondamentale per uno Stato moderno, la giurisdizione. L'uso del linguaggio appropriato è collegato alla conoscenza di tutti i passaggi dell'attività giudiziaria e così il lavoro parte dalla notizia di reato per giungere ai processi e alle Corti internazionali, includendo anche settori collaterali come le procedure fallimentari e tributarie. Un manuale con esempi e osservazioni critiche su un folto campionario di articoli.
Indice del libro.
Indice del libro.
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27 dicembre 2018
In libreria
Enzo Mignosi
Quelli di via Solferino.
Quelli di via Solferino.
Un cronista, i suoi anni con il Corriere e la guerra di Palermo
Di Girolamo editore, Trapani, 2018, pp. 210.
Descrizione
Una storia di vita e di giornalismo raccontata come un romanzo da un cronista che ha vissuto per 35 anni sulla linea del fuoco nella Sicilia devastata da delitti e stragi di mafia. Reportage rimbalzati sulle pagine del Corriere della Sera, il santuario della carta stampata. Un pezzo di storia d’Italia che torna d’attualità nella narrazione di un testimone di tragici eventi che hanno sconvolto il Paese: i mille morti ammazzati degli anni Ottanta, i primi pentiti, i grandi processi, gli attentati a Falcone e Borsellino, il crollo dell’impero corleonese. Pagine ricche di pathos in cui l’autore lascia sfilare in sequenza una serie di flash che partono da lontano, dai tempi in cui, ancora ragazzo, combatte a mani nude contro una sorte malevola che sembra sbarrargli la via d’accesso alla professione. La tenacia lo premierà con la firma del contratto di praticante al Giornale di Sicilia e subito, a seguire, con l’incarico di corrispondente del Corriere della Sera. L’inizio di un’avventura straordinaria, che apre le porte del mondo fatato di via Solferino, il tempio del giornalismo nazionale.
Di Girolamo editore, Trapani, 2018, pp. 210.
Descrizione
Una storia di vita e di giornalismo raccontata come un romanzo da un cronista che ha vissuto per 35 anni sulla linea del fuoco nella Sicilia devastata da delitti e stragi di mafia. Reportage rimbalzati sulle pagine del Corriere della Sera, il santuario della carta stampata. Un pezzo di storia d’Italia che torna d’attualità nella narrazione di un testimone di tragici eventi che hanno sconvolto il Paese: i mille morti ammazzati degli anni Ottanta, i primi pentiti, i grandi processi, gli attentati a Falcone e Borsellino, il crollo dell’impero corleonese. Pagine ricche di pathos in cui l’autore lascia sfilare in sequenza una serie di flash che partono da lontano, dai tempi in cui, ancora ragazzo, combatte a mani nude contro una sorte malevola che sembra sbarrargli la via d’accesso alla professione. La tenacia lo premierà con la firma del contratto di praticante al Giornale di Sicilia e subito, a seguire, con l’incarico di corrispondente del Corriere della Sera. L’inizio di un’avventura straordinaria, che apre le porte del mondo fatato di via Solferino, il tempio del giornalismo nazionale.
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Cronaca giudiziaria,
Cronaca nera,
Libreria,
Reportage,
Storia italiana
10 aprile 2018
In libreria
Vittorio Roidi e Lorenzo Grighi
Giornalisti o giudici.
Giornalisti o giudici.
Quando la cronaca trova il "colpevole" prima della sentenza
Rai-ERI, 2018, Roma, pp. 156.
Descrizione
Se “il buon giornalismo è la fatica del cercare, del documentarsi, del controllare, senza paraocchi, senza settarismi e in modo indipendente”, che cosa è successo ai professionisti dell’informazione nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, e di Chiara Poggi a Garlasco? I due casi presentano conclusioni opposte, ma anche molte analogie: i due principali indagati, Raffaele Sollecito, nel primo caso, e Alberto Stasi, nel secondo, sono stati subito raffigurati e valutati dai media come “colpevoli”, senza rispettare quel diritto alla presunzione di innocenza che, secondo la legge italiana, deve essere riconosciuto sempre e comunque a ogni imputato. Vittorio Roidi e Lorenzo Grighi – due generazioni di giornalisti a confronto – esaminano le modalità con cui la cronaca nera tratta i suoi protagonisti, sottoponendoli a un processo mediatico prima ancora che giudiziario, in un saggio che è, al contempo, un atto di accusa contro le derive del giornalismo e un manifesto sui principi di un’informazione corretta.”.
Rai-ERI, 2018, Roma, pp. 156.
Descrizione
Se “il buon giornalismo è la fatica del cercare, del documentarsi, del controllare, senza paraocchi, senza settarismi e in modo indipendente”, che cosa è successo ai professionisti dell’informazione nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, e di Chiara Poggi a Garlasco? I due casi presentano conclusioni opposte, ma anche molte analogie: i due principali indagati, Raffaele Sollecito, nel primo caso, e Alberto Stasi, nel secondo, sono stati subito raffigurati e valutati dai media come “colpevoli”, senza rispettare quel diritto alla presunzione di innocenza che, secondo la legge italiana, deve essere riconosciuto sempre e comunque a ogni imputato. Vittorio Roidi e Lorenzo Grighi – due generazioni di giornalisti a confronto – esaminano le modalità con cui la cronaca nera tratta i suoi protagonisti, sottoponendoli a un processo mediatico prima ancora che giudiziario, in un saggio che è, al contempo, un atto di accusa contro le derive del giornalismo e un manifesto sui principi di un’informazione corretta.”.
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19 settembre 2016
Passione per la cronaca nera
"Non è solo la crudeltà del delitto a eccitare la curiosità, ma anche, da sempre, il suo contrappasso, la crudeltà della punizione. La ghigliottina è un grande tema dell'iconografia popolare (e delle canzoni). Il processo è il momento in cui l'evocazione del fatto di sangue e quella della pena sono presenti insieme, ed è proprio partendo dal processo che la cronaca suscita le emozioni popolari. "Processi celebri", che già dal 1825, con l' inizio della Gazette des Tribunaux, possono contare su un giornalismo specializzato, che ispirerà a sua volta tanto i grandi scrittori, da Stendhal a Balzac e a Sue, quanto i romanzieri d' appendice. L'"humour noir" intorno a delitti ed esecuzioni ha una circolazione non solo tra gli spiriti blasé, ma anche nella stampa popolare: nel 1884, si presenta un Giornale degli Assassini, "organo ufficiale degli Accoltellatori Riuniti" ("Abbonamenti: a mezzanotte, agli angoli di strada").
Italo Calvino
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29 ottobre 2009
La "tragica serenità"....
A volte la notizia ti arriva diretta come un pugno in pieno volto, sgomenta e atterrisce. Segna confini invalicabili ma allo stesso tempo sfuoca i contorni.
In una sola parola, se potessi riassumerlo, sarebbe solo terrore quello che ho provato nel leggere la notizia di Repubblica online di oggi, che tra poco sarà solo ieri, sull'esecuzione del pregiudicato 53enne, Mariano Bacioterracino, nel rione Sanità della città partenopea (http://tv.repubblica.it/copertina/cosi-uccide-la-camorra/38501?video).
L'autore di Gomorra, Roberto Saviano, ha riassunto in 2 sole parole che hanno dato il titolo al mio articolo quella sensazione di permeata indifferenza di un popolo ormai abituato a questi eventi.
Non mi trovo completamente d'accordo sul fatto che la scena non si rifaccia al cliché delle esecuzioni viste decine di volte sui grandi teleschermi cinematografici, la mia sensazione è stata ben altra: vivere un déjà vu di decine di scene di esecuzione perfettamente identiche, in cui il killer si mescola tra la gente e senza fare troppo rumore fredda il suo obiettivo. Mi ricorda tanto la scena di Romanzo Criminale nella quale Libano (il personaggio interpretato da Pierfrancesco Favino) viene freddato da un sicario, seppur con modalità diverse; forse più plateali ma pur sempre, terribilmente, simili quelle viste ne Il padrino oppure ancora in un bellissimo film di un paio d'anni di fa di Ridley Scott, American Gangster.
Oggi 29 Ottobre 2009, la notizia mi sconvolge, di per sè stessa, ma ancora di più in un particolare che trovo raccapricciante: il fatto risale all'11 Maggio scorso, ma solo oggi è stato mostrato all'Italia intera perchè si aiuti la giustizia ad individuare gli assassini...
E mi sorge una sola domanda: PERCHè SOLO OGGI?
Chiara Lavezzo
In una sola parola, se potessi riassumerlo, sarebbe solo terrore quello che ho provato nel leggere la notizia di Repubblica online di oggi, che tra poco sarà solo ieri, sull'esecuzione del pregiudicato 53enne, Mariano Bacioterracino, nel rione Sanità della città partenopea (http://tv.repubblica.it/copertina/cosi-uccide-la-camorra/38501?video).
L'autore di Gomorra, Roberto Saviano, ha riassunto in 2 sole parole che hanno dato il titolo al mio articolo quella sensazione di permeata indifferenza di un popolo ormai abituato a questi eventi.
Non mi trovo completamente d'accordo sul fatto che la scena non si rifaccia al cliché delle esecuzioni viste decine di volte sui grandi teleschermi cinematografici, la mia sensazione è stata ben altra: vivere un déjà vu di decine di scene di esecuzione perfettamente identiche, in cui il killer si mescola tra la gente e senza fare troppo rumore fredda il suo obiettivo. Mi ricorda tanto la scena di Romanzo Criminale nella quale Libano (il personaggio interpretato da Pierfrancesco Favino) viene freddato da un sicario, seppur con modalità diverse; forse più plateali ma pur sempre, terribilmente, simili quelle viste ne Il padrino oppure ancora in un bellissimo film di un paio d'anni di fa di Ridley Scott, American Gangster.
Oggi 29 Ottobre 2009, la notizia mi sconvolge, di per sè stessa, ma ancora di più in un particolare che trovo raccapricciante: il fatto risale all'11 Maggio scorso, ma solo oggi è stato mostrato all'Italia intera perchè si aiuti la giustizia ad individuare gli assassini...
E mi sorge una sola domanda: PERCHè SOLO OGGI?
Chiara Lavezzo
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04 luglio 2008
In libreria
Vittorio Pezzuto, Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora, Milano, Sperling & Kupfer, 2008
*Link alla scheda del libro
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