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19 maggio 2022
Arcipelago Russia
15 marzo 2022
L'inferno terribile di Sebastopoli 1855
"[...] Vedrete spettacoli tremendi, che lacerano l’anima; vedrete la guerra, non nel suo ordinamento regolare, bello, brillante, con la musica e il rullo dei tamburi, con le bandiere spiegate e i generali caracollanti, ma vedrete la guerra nel suo vero aspetto, – nel sangue, nelle sofferenze, nella morte... [...] Procedendo innanzi per la via e scendendo per un lieve pendio, notate che intorno a voi non ci sono più case, ma strani mucchi di rovine, di pietre, di tavole, di travi, di terra; davanti a voi, sull’altura scoscesa, vedete uno spazio nero, fangoso, solcato da fossi [...].
E sempre con la stessa premura dalle varie parti del mondo folle di uomini di diverse nazionalità e ancor più diversi desideri si fissano su questo luogo fatale. Ma la questione che i diplomatici non hanno risolta non si risolve ancora con la polvere e col sangue. (Cap. I)
[...]
Dov’è l’espressione del male che bisogna fuggire? Dove l’espressione del bene che bisogna imitare in questa novella? Qual’è l’assassino, qual’è l’eroe? Tutti son buoni e tutti cattivi".(cap. XVI)
Lev Tolstoj, "I racconti di Sebastopoli" (prima edizione 1855).
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mmilan
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09 agosto 2021
Storia migrante
“[...] è stato tutto troppo veloce per capirci qualcosa e noi abbiamo dovuto essere vecchi e nuovi".
Marco Balzano
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18 marzo 2021
La letteratura
*David Grossman, "Sparare a una colomba. Saggi e discorsi, Mondadori, Milano, 2021, pp. 119-121.
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07 giugno 2019
In libreria
22 febbraio 2019
In libreria
Il mestiere di scrittore. Conversazioni critiche
Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2019, pp.190.
Moravia, Pratolini, Bassani, Cassola, Pasolini, Volponi, Ottieri, Roversi, Calvino sono i nomi che troviamo in questa serie di conversazioni critiche condotte tra gli anni Sessanta e Settanta da Ferdinando Camon, scrittore militante della letteratura: non secondo la modalità dell’intervista né quella del ritratto, ma più propriamente di una narrazione a due voci da cui emerga lo scrittore, la sua opera ma anche le sue letture, i suoi ricordi, la politica, le idee. Ne nasce di volta in volta una dichiarazione di poetica indotta, e perciò soppesata, meditata, esatta, che non risente a una lettura attuale del tempo trascorso, ma è anzi ancora verificabile nell’eredità letteraria lasciata da ognuno di questi maestri.
19 settembre 2018
Giornalisti letterati
La Favola dei fatti. Il giornalismo nello spazio creativo
Ares - Faretra, Milano, 2010, pp. 312.
05 febbraio 2018
Calcio e letteratura
Biblion, Milano, 2017.
07 settembre 2015
Oltre le barriere della censura
Proprio sulla questione delle pubblicazioni clandestine si basa il libro del russo Jurij Mal'cev, pubblicato nel 1976, anno in cui il samizdat era ancora largamente diffuso in Unione Sovietica. Il suo lavoro costituisce il primo studio sistematico della letteratura non ufficiale, che, dal Dottor Živago in poi, decide di manifestarsi oltre i canali ufficiali e libera dalle lame taglienti della censura sovietica. Mal'cev segue tutti gli sviluppi di quella che lui definisce "l'altra letteratura"; dal capolavoro di Boris Pasternak - che più che un libro rappresentò un "evento storico", un segno di vita dopo anni di silenzio della letteratura russa - a scrittori a lui contemporanei, come Georgij Vladimov, autore de Il fedele Ruslan.
La sua analisi è volta, soprattutto, a individuare le componenti estetiche e ideali di questa letteratura: l'influsso che ebbe il romanzo occidentale contemporaneo (Orwell, Sartre, Proust, Joyce, Kafka), il sentimento comune di indignazione e la ricerca della verità, causa principale della maggior parte delle pubblicazioni, prime tra tutte quelle di Solzenicyn. Capitolo dopo capitolo, Mal'cev si sofferma sulle opere dei singoli autori, alcuni dei quali conobbe di persona; accanto a nomi famosi in Occidente, come Solženicyn, Sinjavskij e Maksimov, l'autore accosta le storie di personaggi meno noti, come Grossman, Maramzin e moltissimi altri.
Artisti e personalità diverse unite dallo stesso desiderio di spezzare le catene, di liberarsi da un regime che logora nel profondo, che costringe a chiudere in un cassetto i manoscritti, così come gli ideali. Uomini arrestati, uccisi o creduti pazzi, uomini imprigionati in manicomi o in campi di concentramento. Uomini con la sola colpa di aver manifestato il proprio ideale. Ma non è forse questo il crimine più grande? Togliere a un uomo il proprio pensiero?
Chiara Tasso
Jurij Mal'cev
L'altra letteratura (1957-1976).
La letteratura del samizdat da Pasternak a Solženicyn
Cooperativa editoriale "La Casa di Matriona", Milano, 1976, pp. 436.
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27 marzo 2015
In libreria
24 novembre 2013
In libreria
Autodafé dello spirito
Roma, Castelvecchi editore, 2013, 128 pp.
Descrizione
16 luglio 2013
In libreria
a cura di Monica Venturini
Perugia, Morlacchi, 2013
Descrizione
*link all'Indice e alla Prefazione
20 settembre 2012
In libreria
Scrittori e giornalisti. Istantanee tra letteratura cronaca e storia
Cagliari, Cuec, 2012, 240 pp.
In qual misura scrittori e giornalisti sono riusciti ad affrontare le problematiche del loro e del nostro tempo, i grandi temi universali della cultura e dell’umanità, attraverso la narrazione storica, l’invenzione letteraria, l’informazione giornalistica? È il quesito al quale cerca di trovare risposte l’autrice di questo libro, che parla del racconto dei grandi eventi del Novecento quale si ritrova in Andrea Camilleri, Antonio Gramsci, Irène Némirovsky, Emilio Lussu, Giuseppe Dessì, Joyce Lussu, Albert Camus ed altri ancora: autori che hanno alimentato la loro opera rielaborando eventi vissuti, spunti autobiografici, fatti di cronaca, avvenimenti dell’età contemporanea e raggiunto traguardi esemplari di impegno intellettuale e civile.
17 maggio 2012
L'incontro tra Letteratura e Arte
05 giugno 2011
In libreria
Romanzo mondo. La letteratura nel villaggio globale
Bologna Il Mulino, 2011, 144 pp.
Descrizione
03 marzo 2011
In libreria
Cosa avvicina uno scrittore al giornalismo? È solo una questione economica? Cosa porta sul giornale lo scrittore in più (o in meno) rispetto al giornalista? Come riesce a conciliare a livello di scrittura la libertà della creazione con la misura del pezzo? Che differenza di lettura di un luogo, di un viaggio, di un avvenimento può esistere tra un giornalista e un letterato? Che tipo di rapporto intrattiene un letterato con il potere? Con i vertici di un giornale? Con la velocità della comunicazione? Con il pubblico non avvezzo ai linguaggi della cultura cosiddetta “alta”? E questi rapporti come sono cambiati nel corso del secolo? E gli articoli degli scrittori... sono letteratura? O sono solamente una produzione di serie minore? O addirittura il giornalismo può essere a sua volta considerato un genere letterario? Attraverso lo studio delle collaborazioni giornalistiche di trentasette tra i maggiori scrittori del Novecento, il volume intende fornire uno strumento di studio storico-critico su quello che è stato nel XX secolo il rapporto tra scrittore e giornalismo realizzato direttamente sul campo, ossia sugli articoli, secondo un disegno che mira ad evidenziare come il giornalismo culturale si sia trasformato nell'arco del secolo dal famoso “bello scrivere” a luogo di lettura e comprensione della società in cui viviamo.
15 settembre 2010
La storia del mondo guardata dal buco della serratura
Eduardo Galeano
Specchi. Una storia quasi universale
Milano, Sperling & Kupfer. 2008, 384 pp.
12 settembre 2010
Le cose che non ho detto
Tredici anni fa ha lasciato l'Iran dove insegnava letteratura per trasferirsi definitivamente a Washington. Il pregio di questo rmanzo e' quello di far conoscere dall'interno, e a un ampio pubblico, una nazione controversa dove, dall'inizio del XX secolo, le donne iraniane lottano per la libertà e, sottolinea la Nafisi,la repressione ha l'effetto di unirle a prescindere da età e ceto sociale. Un tema più che mai attuale dopo la mobilitazione internazionale per Sakineh Ashtiani, condannata per lapidazione.
Solo da adulta Azar riuscirà a guardare i genitori con il necessario distacco, impossibile in età infantile e nell'adolescenza. E proprio i genitori sono i primi ad essere presentati al lettore dalla scrittrice.
La madre, insoddisfatta e dispotica, vive nel ricordo del primo marito, morto dopo solo due anni di matrimonio. Il secondo marito, il padre di Azar, e' sempre criticato e mal giudicato dalla moglie. Tra madre e figlia,inizialmente, non vi è complicità e sono sempre in contrapposizione. Il rapporto con il padre invece e' buono e le ha trasmesso l'amore per la letteratura e per la tradizione culturale persiana.
La figura del fratello è solo accennata. L'evento centrale del romanzo è la crisi tra i genitori, i loro litigi, i tradimenti del padre.
Azar ha molti problemi derivati in parte dalle molestie subite e mai raccontate per il senso di vergogna e di colpa provato. Si reca a studiare all'estero, in Inghilterra. Dopo le difficoltà iniziali, arriva il sostegno della madre, conosce nuove amiche e il suo inserimento e' cosa fatta. Quando torna a Teheran, il padre è sindaco della città e l' Iran sta vivendo forti cambiamenti:un processo di modernizzazione, l'avvicinarsi a grandi passi del concetto di laicità dello Stato. Cambiamenti non accolti bene dagli ambienti religiosi con cui però il padre continua a mantenere cordiali rapporti, cosa che gli costerà il carcere, ma che in seguito lo salverà da una sorte peggiore.
La madre è eletta al parlamento pochi mesi prima dell'arresto del marito e quello sarà per lei il periodo migliore.
Un primo matrimonio con la persona sbagliata che si concluderà con un divorzio. Dopo lunghi mesi di carcere, subito per false accuse, il padre, a cui Azar è sempre stata vicina, viene scarcerato e assolto. Siamo arrivati ai primi anni Settanta, il malcontento nei confronti dello scià aumenta, in patria e all'estero e gli studenti iraniani che studiano fuori dell'Iran si organizzano per operare forme di contestazione incisive. Nasce un amore vero che sfocia in un secondo matrimonio basato sulle affinità e sul sentimento. La contestazione allo scià, da sinistra, viene però pian piano sostituita da quella religiosa:un piano di Khomeini per realizzare lo stato islamico a cui aveva sempre teso. Inizialmente anche la famiglia di Azar appoggia Khomeini, ma per poco.
La guerra contro l'Iraq è un diversivo utile al nuovo regime. E' l'insegnamento universitario che tiene la scrittrice al di fuori di tutto ciò che la circonda. Nel 1981 le università però vengono chiuse e il regime si fa più durissimo. La nascita di due figli, il divorzio dei genitori. Nell'87 riprende a insegnare e quel momento rappresenta un avvicinamento alla madre. Tra Stati Uniti e Iran passano così molti anni.Pian piano l'idea di trasferirsi definitivamente negli Usa prende sempre più piede,anche se tra i molti ripensamenti e sensi di colpa per lasciare da sola la madre e per abbandonare il proprio Paese in un momento particolare.
La morte della madre è vissuta con grandissima sofferenza, con la sensazione di non averla mai né capita né aiutata a vivere. Il libro si chiude con la morte del padre molto amato, affrontata però con quella serenità che attenua il dolore.
Azar Nafisi
Le cose che non ho detto
Milano, Adelphi, 2010, 342 pp.
10 settembre 2010
Paura & Delirio a Genova
Paura & Delirio a Genova
Euro: 10.00
25 febbraio 2010
Letteratura araba
* link al sito della casa editrice Argo di Lecce.
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