Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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24 giugno 2022

In libreria

Fiamma Lussana
Italia in bianco e nero. Politica, società, tendenze di consumo 
nel cinegiornale “La Settimana INCOM” (1946-1956)
Carocci, Roma, 2022, pp. 280
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Descrizione
Dall’immediato secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Sessanta, “La Settimana INCOM” ha anticipato l’inizio di ogni spettacolo cinematografico raccontando l’Italia in bianco e nero. Il volume ne ripercorre la storia nel decennio compreso tra il 1946 e il 1956, un arco di tempo in cui, prima che si imponesse la televisione, il cinegiornale documentava la coraggiosa ripartenza del nostro paese dopo le ferite della guerra. Le cineprese ritraggono una nazione che faticosamente cresce e si modernizza sotto la doppia tutela dell’apparato di controllo governativo e della superpotenza americana. Sul grande schermo appare un paese più bianco che nero: ci sono le industrie del Nord, le case assegnate ai poveri, i nuovi comfort offerti da autovetture ed elettrodomestici, i sogni che finalmente si realizzano. C’è anche il Sud che si rialza dalla fame e dal degrado. Pochi, invece, i cenni ai disordini, agli scioperi, alle lotte per il lavoro. “La Settimana INCOM” ha illustrato l’Italia “come era davvero” e quella che la classe dirigente di allora voleva che fosse. Oscurando scosse e traumi, come in un film a lieto fine, ha mostrato la corsa irresistibile del paese verso il “miracolo”.

Indice
Premessa
Sigle e abbreviazioni
Archivi e fondi consultati
1. Il sogno americano
Dalla “Hollywood sul Tevere” alla INCOM/Fiction e non fiction sul grande schermo /Un ottimista in America: Sandro Pallavicini /Gli USA alla conquista del cinema e la nascita del primo newsreel italiano /“La Settimana INCOM” sulle ceneri della “Luce Nuova”
2. Un cinegiornale per tutti
Archiviare “materiale per la storia”: Debenedetti e gli altri uomini della INCOM/L’Italia, gli italiani, la Repubblica /Fotogrammi della ricostruzione: il concorso “Aurora della rinascita”
3. L’amico americano
Dalla Conferenza di Parigi al trattato di pace / “Inquieto dopoguerra” / Guerra fredda e guerra ideologica: verso il 18 aprile /La rottura democratica e l’attentato a Togliatti
4. Nazionale e popolare
Sognare si può: come si costruisce l’Italian Dream /Aiuti al Sud, oche e tralicci in Valpadana/Cronache del Bel Paese: dalla gioia della rinascita alla tragedia di Superga/Il “partito italiano” controlla il cinema / Il Servizio informazioni e il Centro di documentazione della presidenza del Consiglio /Colpi d’obiettivo sul mondo
5. Visioni dell’Italia che cambia
La corsa verso il “miracolo”/ Una casa per tutti: dall’avvio del Piano Fanfani alla fine del centrismo degasperiano / Famiglie degli anni Cinquanta / L’Italia del loisir
Appendice
I personaggi della “Settimana INCOM”
Indice dei nomi
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10 aprile 2021

In libreria

Luca Barra e Giuliana C. Galvagno (a cura di) 
Media-storie. Lezioni indimenticate di Peppino Ortoleva
Viella, Roma,  2020, pp. 104.

Descrizione
Questa raccolta sottolinea la ricchezza degli interessi accademici e intellettuali di Peppino Ortoleva, la molteplicità dei suoi punti di vista, la profondità e originalità delle sue analisi, la generosità nell’aprire campi inesplorati o percorrere traiettorie meno battute. E, insieme, testimonia con forza quanto il suo modo di studiare la storia contemporanea, e la storia dei media in particolare, sia stato fecondo. Ogni capitolo riprende un intervento, un seminario, una relazione in un convegno, un’introduzione, uno scritto d’occasione, un momento di insegnamento o di divulgazione tra i molti che non hanno trovato spazio altrove. Queste “lezioni indimenticate” sono qui trascritte o parafrasate, in forma completa o per ampi stralci, così da consentire un accesso diretto a queste riflessioni, da metterne in luce varietà e ricchezza, da fissarle e da lasciarle a disposizione. Ogni contributo funziona inoltre da innesco a una riflessione e un inquadramento generale. Per riprendere Marshall McLuhan, questo libro è un medium “freddo”, che offre una conoscenza frammentaria, ma al tempo stesso obbliga il lettore a unire i puntini, a inserirsi in prima persona e farsi parte di un percorso intellettuale

*link all' Indice del libro.

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11 febbraio 2021

Indici d'ascolto

 "Ma una cultura che si subordina agli indici d'ascolto, quindi al successo di pubblico, è una cultura persa. Si può fare cultura solo in opposizione agli indici d'ascolto o a dispetto di un indice basso. Quando la tanto decantata varietà dell'informazione si sarà definitivamente svelata come varietà propagandistica, allora si ritornerà con desiderio ai libri. Speriamo che prima di allora le biblioteche non siano vuote".
Heirich Böll, 1984.


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04 febbraio 2020

In libreria

Luca Barra
La sitcom. Genere, evoluzione, prospettive
Carocci, Roma, 2020, pp. 168.
Descrizione
Da Lucy ed io a Friends, da Happy Days a The Big Bang Theory, da I Jefferson a The Good Place, da Casa Vianello a Boris: la situation comedy è un genere televisivo importante, che sembra semplice ma non lo è, ha un linguaggio stratificato e una storia piena di svolte. Fa ridere il pubblico con la sua sapiente miscela di innovazione e ripetizione, ha dato vita a un importante modello produttivo e industriale, riempie i palinsesti tra prime visioni e repliche. I suoi personaggi diventano popolari, i suoi racconti proseguono per tante stagioni e circolano pressoché dappertutto. Il volume traccia una definizione della sitcom e ne ricostruisce le principali evoluzioni, negli Stati Uniti come in Italia. Getta poi uno sguardo sul presente e sul futuro di un genere spesso trascurato ma ancora centrale, che nello scenario digitale non solo resiste ma si trasforma, insieme alla tv che cambia.
Indice del libro
Introduzione /1. Per una definizione di sitcom / 2. Una storia della sitcom americana / 3. Percorsi della sitcom americana in Italia / 4. La sitcom “all’italiana” / 5. Traiettorie contemporanee
Bibliografia.

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24 gennaio 2020

In libreria

La bottega delle narrazioni
Letteratura, televisione, cinema, pubblicità
a cura di: Stefano Calabrese, Giorgio Grignaffini
Carocci, Roma, 2020, pp. 168.
Descrizione
In un momento in cui la narratività sembra pervadere tutti gli ambiti sociali, dalla politica al marketing, il libro insegna in forme metodologicamente avanzate, rigorose e non amatoriali, a scrivere una storia. I capitoli sono scritti da esperti dei vari ambiti mediali e forniscono le istruzioni necessarie per organizzare lo storytelling nei settori del cinema, della letteratura, della pubblicità, dei graphic novel, della televisione e della cosiddetta transmedialità. Al termine di ciascun capitolo viene fornito come esempio di narrazione un possibile prequel, sequel o spin-off dell’incontro manzoniano tra don Rodrigo e Lucia.
Indice
Introduzione di Stefano Calabrese e Giorgio Grignaffini
La forma del racconto/Il narratore e la distanza dalla storia narrata/La focalizzazione/Il personaggio/La storia/I sette macrointrecci/Don Rodrigo e Lucia: un prequel, un sequel o uno spin-off
1. Il romanzo di Sandrone Dazieri
Premessa/Cosa raccontare/I personaggi e il punto di vista/Il tempo e la focalizzazione/L’ordine di distribuzione/I dialoghi/La revisione
2. Il graphic novel di Leonardo Valenti
Premessa/I narratori, i personaggi e il plot/La scena e il tempo/La costruzione del testo/La relazione tra sceneggiatore e disegnatore/Un prequel dei Promessi sposi
3. La sceneggiatura cinematografica di Mauro Spinelli
Premessa/Gli step del lavoro/Il dinamismo e la staticità/La sceneggiatura
4. Le serie tv di Luigi Forlai
Premessa/Il tema e i personaggi/Le forme prevalenti di narrazione/Il budget/La serie tv dei Promessi sposi/Una prima opzione di sceneggiatura: il punto di vista di Lucia /Una seconda opzione di sceneggiatura: il punto di vista di don Rodrigo/Conclusioni
5. Lo spot pubblicitario di Riccardo Sabbadini
Premessa/L’obiettivo: essere persuasivi/Dal cliente all’ideazione del tema/La sceneggiatura/Un primo commento/Le rifiniture/Un secondo commento/Conclusioni
6. Il transmedia storytelling di Max Giovagnoli
Premessa/Universi, nebulae, story worlds e untold stories/Creare story worlds transmediali/I punti di vista e i personaggi transmediali/Il sistema comunicativo transmediale/Il transmedia storytelling per La sposa promessa/Conclusioni
Bibliografia

Gli autori

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16 ottobre 2019

In libreria

Fabio Bolzetta - Angelo Romeo, 
Il giornalismo tra televisione e web 
Franco Angeli, Milano, 2019, pp. 132.
Descrizione
Il volume approfondisce alcuni temi che sono diventati cruciali nel dibattito sul giornalismo contemporaneo con l'avvento del web. L'utilizzo sempre più pervasivo della rete, e soprattutto la diffusione di dispositivi che consentono a tutti di filmare e poi riportare in tempo reale fatti un tempo trattati esclusivamente dai giornalisti, rende necessario riflettere tanto sugli eventi, quanto sui mutamenti mediali che si stanno verificando. Affrontando sia il versante teorico, che si fonda sull'attuale letteratura in sociologia dei media, sia il coté relativo alla realtà della professione e agli strumenti del mestiere, il volume propone l'analisi di chi il giornalismo lo studia teoricamente e lo vive quotidianamente sul campo.

Indice
Pier Cesare Rivoltella, Prefazione
Fabio Bolzetta, Angelo Romeo, Premessa
Parte I - Giornalismo e mutamenti mediali
Sociologia e newsmaking: la notizia e l'avvento delle fake news / Le fonti ai tempi del citizen journalism / L'agenda setting: teorie tradizionali a confronto e il web / L'informazione a portata di smartphone
Parte II - Dalla teoria al campo d'azione: il giornalista fra tradizione e trasformazioni culturali
Giornalismo e nuove tecnologie / Il decalogo della pre-produzione / I telegiornali digitali / Giornalismo digitale e social media policy
Bibliografia

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09 settembre 2019

in libreria

Amedeo Ricucci
Cronache dal fronte. Parole e immagini
Prefazione di Ennio Remondino
Castelvecchi, Roma, 2019, pp. 144.
Descrizione
In genere i libri degli inviati di guerra sono epici e trasudano coraggio. Questo no. Qui si raccontano solo storie, ma con onestà e nel rispetto dei fatti, in modo da avvicinarsi il più possibile alla verità del momento, l’unica a cui un cronista che consuma la suola delle sue scarpe può avere accesso. Queste storie sono raccontate sia con parole sia per immagini: due linguaggi diversi, da mettere a confronto, per poterne evidenziare in controluce i rispettivi punti di forza e di debolezza. L'autore Amedeo Ricucci, giornalista Rai, inviato speciale del Tg1 ha raccontato i principali conflitti e le crisi internazionali degli ultimi venticinque anni, 
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07 luglio 2019

La RAI, modello di tv generalista per gli italiani


Enrico Menduni, giornalista e professore universitario, percorre e analizza la storia italiana della televisione, di cui è stato protagonista come consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al 1993, collegando le scelte politiche ed economiche dei governi dagli anni del “centrismo” a oggi alle loro ripercussioni sulla produzione dei programmi e la fruizione degli utenti.
Dalla “veterotelevisione” del monopolio Rai (1954-1974) alla digitalizzazione di oggi, passando per gli anni della nascita delle emittenti “libere” e dello sviluppo della “neotelevisione” generalista degli anni ‘80, un anno fondamentale, nel progressivo passaggio dal rigore dell’obiettività, dell’imparzialità e della completezza dell’informazione verso la manipolazione della realtà per renderla rassicurante, neutra e spettacolare, è il 1972, quando scade la convenzione tra Stato e Rai del 1952 e iniziano i dibattiti che portano alla riforma con la legge 103/1975, con cui si ribadisce il monopolio. L’anacronicità di questa scelta non impedisce lo sviluppo delle reti private, che favoriscono la nascita del cosiddetto “contenitore” e dei talk show, in cui le discussioni non arrivano a un approfondimento o a una conclusione, e alla tv senza opinioni ardite e scienza, ma intrattenimento e spettacolo. Il neoliberismo economico degli anni ’80 spinge alla trasformazione dell’uomo in un consumatore e richiede di non soffermarsi sulle tradizioni e sulle usanze, di non tollerare la routine o di rimandare la gratificazione.
Il libro è utile per approfondire la conoscenza della società italiana dalla seconda metà del Novecento e per comprendere quanto la costruzione televisiva della realtà nasca dalle esigenze del pubblico e quali effetti abbia agevolato.
L’autore segue un doppio canale: uno di stampo più tecnico sulle dinamiche imprenditoriali e sulle soluzioni tecnologiche, uno di carattere sociologico. Nonostante il linguaggio generalmente chiaro, alcuni termini specifici non sono efficacemente spiegati e quindi il lettore non preparato potrebbe rimanere confuso di fronte agli argomenti che rientrano di meno nei suoi interessi o nelle sue conoscenze.
Sicuramente però l’analisi sociologica del fenomeno televisivo coinvolge e fa riflettere. Menduni ricalca la visione di Bauman (Intervista sull’identità, 2003) riconoscendo nella diffusione della televisione in Italia il bisogno di stili di vita nuovi di fronte ai cambiamenti radicali dovuti al boom economico prima, all’era globale poi. Le più facili possibilità di ascesa sociale e la condivisione di beni e di servizi portano a una società in cui si è tutti più uguali, a patto di riuscire a mantenere il passo. La televisione, dunque, esprime il bisogno di essere informati facilmente e rapidamente e di occupare il tempo libero, sentendosi parte di una comunità virtuale e non isolati. Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie non sono la causa della fine delle relazioni tra gli uomini, ma in realtà ne sono la conseguenza, e un loro progredire potrebbe aiutare ad accettare le sfide che il mondo globale, dominato dalla inevitabile dipendenza reciproca, propone. Lo spirito critico di ciascuno può giovarsi dei contenuti liberamente circolanti in rete.
Fabrizio Rosasco

Enrico Menduni
Videostoria. L’Italia e la tv 1975-2015,
Bompiani, Milano, 2018, pp. 314.
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02 marzo 2019

In libreria

Carlo Verdelli
Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la Rai
Feltrinelli, Milano, 2019, pp. 224.
Descrizione
Tutto quello che dovremmo sapere sulla Rai ma non abbiamo mai osato chiedere. O forse non abbiamo mai voluto vedere. Un viaggio senza precedenti nei corridoi di viale Mazzini, dove si sta giocando la partita della nostra democrazia. I cittadini italiani sono azionisti di maggioranza, a loro insaputa, della Rai, una delle più grandi televisioni pubbliche d'Europa: 13 canali televisivi, 10 canali radio, 11 sedi all'estero, per un totale di 13.000 dipendenti. Bene, nel corso degli anni, circa una settantina, questa proprietà è stata gestita senza cura, ha perso colpi sul mercato, non si è rinnovata come i tempi avrebbero richiesto e oggi ha i conti in rosso. Però gli italiani continuano a finanziarla. Dunque il Servizio pubblico è pubblico nel senso che è nostro, ne siamo proprietari. Ma non solo. La Rai resiste anche come una delle principali fonti di informazione del Paese: in anni in cui sembra che ci siano solo internet, social e app, è bene ricordare che il Tg1 delle 20 ha oltre 5 milioni di spettatori. È facile quindi intuire come, per entrambe queste ragioni, la Rai sia legata a doppio filo alla vita democratica del Paese. Carlo Verdelli è stato il primo direttore dell'informazione del Servizio pubblico tra il 26 novembre 2015 e il 3 gennaio 2017. Il progetto era ambizioso: un piano di riforma di 470 pagine suddivise in cinque volumi di analisi, confronti internazionali e proposte per "svecchiare la Rai, disinfestarla dai parassiti della politica e proiettarla nel mondo di oggi". Ma qualcosa non ha funzionato. Quali sono gli interessi che hanno impedito un rinnovamento così indispensabile e urgente? Perché e a chi conviene che le cose non cambino? Verdelli ci guida per la prima volta nelle stanze e nei corridoi di viale Mazzini, e spiega perché riformare il Servizio pubblico e sottrarlo alle sabbie mobili del potere romano è impossibile. La Rai mancata diventa così "un tassello non marginale di un puzzle complesso. Messo insieme ad altri pezzi, forma l'immagine di un tessuto svolazzante. Sinistro, più che di sinistra". E il problema dell'informazione si conferma essere più che mai cruciale per la nostra democrazia.
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26 gennaio 2019

In libreria

Daniela Attilini
Quelli di via Teulada
Graphofeel, Roma, 2018, pp. 126.

Descrizione
"[...]  via Teulada non è un posto segnalato da guide turistiche, non è un noto monumento e nemmeno un'opera d'arte; ma ognuno di noi può trovarvi un pizzico della propria storia. Ognuno di noi deve qualcosa a quel cancello, a quel cortile ben curato con l'aiuola centrale fiorita. Ognuno di noi, se alza il viso per leggere da lì la storica scritta "Rai-Radiotelevisione Italiana", sa che quella Rai - quei programmi realizzati lì dentro, tra le mura di quegli studi - è entrata tra le mura di
casa nostra. E lo ha fatto prima di tutti. Quando la si chiamava, tanti
tanti anni fa, Mamma Rai forse l'appellativo non era poi tanto sbagliato.
Prefazione di Tito Stagno

16 gennaio 2019

In libreria

Daniela Attilini
Quelli di via Teulada
Graphofeel, Roma, 2018, pp. 126.
Descrizione
 "[....] via Teulada non è un posto segnalato da guide turistiche, non è un noto monumento e nemmeno un'opera d'arte; ma ognuno di noi può trovarvi un pizzico della propria storia. Ognuno di noi deve qualcosa a quel cancello, a quel cortile ben curato con l'aiuola centrale fiorita. Ognuno di noi, se alza il viso per leggere da lì la storica scritta "Rai-Radiotelevisione Italiana", sa che quella Rai - quei programmi realizzati lì dentro, tra le mura di quegli studi - è entrata tra le mura di casa nostra. E lo ha fatto prima di tutti. Quando la si chiamava, tanti tanti anni fa, Mamma Rai forse l'appellativo non era poi tanto sbagliato". - Prefazione di Tito Stagno.
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15 ottobre 2018

In libreria

Tito Vagni
Abitare la tv. Teorie, immaginari, reality show
FrancoAngeli, Milano, 2017, pp. 218.
Descrizione
Questo libro è un viaggio originale e sorprendente sul rapporto tra spettatori e televisione; un percorso non strettamente cronologico alla continua ricerca dei "caratteri distintivi" di questo medium. Il ricorrere di concetti come spazio, trasparenza, tv verità porta fino al reality show, linguaggio specifico della televisione generalista e momento originario delle forme comunicative dei social media contemporanei. Attingendo a una bibliografia poco frequentata e integrandola costantemente con opere letterarie e cinematografiche, il testo conduce il lettore verso un'idea di televisione come forma culturale. La TV non è, infatti, intesa solamente come strumento d'informazione o d'intrattenimento, ma come fabbrica d'immaginari, capace di plasmare forme di vita nuove in maniera indiretta. Una televisione come esserci, che conduce lo spettatore oltre la frontiera dello schermo, accendendo le luci della ribalta sulla sua vita ordinaria. Le analisi del tronista, di Fabrizio Corona o dei talent show come Amici o X Factor vanno al cuore della civiltà delle immagini svelando perché apparenza, cinismo, celebrità, relazione sono parole chiave che cristallizzano processi storico-sociali di lungo periodo e, allo stesso tempo, rappresentano alcune delle principali chiavi di lettura del presente.
Indice
Prefazione di Alberto Abruzzese,
Introduzione
La televisione delle origini
(La "scuola italiana" di studi sulla TV; La televisione come messaggero e come esserci; Il coefficiente visivo; Il linguaggio del piccolo schermo; Lo specifico televisivo tra "paleo" e "neo" televisione)
Protostoria dello spazio televisivo
(Spazio, rappresentazione, simulazione; I silents movies di Andy Warhol e il pubblico come protagonista; Il drive-in tra mobilità e distrazione; Il Rumore bianco della TV; La televisione come doppio del mondo: Regno a venire, The Truman Show, Matrix)
Funzionamenti e immaginari della reality TV
(Il reality show come specifico televisivo; Dal cielo alla terra: i divi del cinema e le celebrità televisive; Fenomenologia del tronista; La logica dell'apparenza; Fabrizio Corona e la televisione del suo tempo)
Il reality show si è fatto mondo
(Il reality in una prospettiva archeologica; Del vedere e dell'essere visti; Dalla gloria all'onore; I talent show, la fabbricazione del divo e l'amatore)
Bibliografia.
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24 settembre 2018

In libreria

Vanni Codeluppi
Il tramonto della realtà
 Come i media stanno trasformando le nostre vite

 Carocci, Roma, 2018, pp. 124.

Descrizione
Se ci guardiamo intorno, in qualsiasi città del mondo, ovunque vediamo persone con la testa bassa rivolta allo schermo di uno smartphone. Tuttavia abbiamo una scarsa consapevolezza dei cambiamenti che i media possono indurre nei nostri modi di pensare e di vivere la realtà. I media contemporanei, in particolare, devono gran parte del loro successo alla capacità di confezionare un mondo più piacevole e attraente di quello reale, privo di difetti e problemi. Per quanto tempo la realtà avrà ancora un senso per noi? Avremo ancora la necessità di vivere direttamente le nostre esperienze? Il libro descrive il ruolo sempre più invasivo dei media nella società contemporanea e il processo di progressiva fusione tra media e corpo umano, per farci riflettere sulle conseguenze di tali fenomeni per la nostra vita quotidiana.

Indice
Prologo
 1. I media e il “tramonto della realtà”
2. Entrare nello spettacolo
 3. Dai marziani di Orson Welles alla postverità
 4. Transtelevisione: lo spettatore va in scena
 5. Lo schermo e il tatto: fusione con i media
 6. Verso media biologici
 7. Vedersi nello schermo: fotografie liquide e selfie
 8. Dominare lo spazio: il mito della realtà aumentata
 9. Il tempo sospeso dei media
 10. Verso l’oblio digitale
 11. Vita da social
 12. Un capitale sociale virtuale
 13. Il potere della pubblicità sui media
 14. I media-zombi: fusione con il soprannaturale
 Epilogo
 Opere di riferimento
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20 luglio 2018

In libreria

Enrico Menduni
Videostoria. L'Italia e la tv 1975-2015
Bompiani, Milano, 2018, pp. 314.

Descrizione

Mentre tutti ne parlano, dicendone bene e più spesso male, è diffusa una speciale ignoranza – o forse una colpevole rimozione – sugli ultimi quarant'anni della televisione italiana. Uno strumento indispensabile per chiunque desideri comprendere un presente in continua, rapida trasformazione.

"Televisione e cinema sono oggi strettamente intrecciati: per linguaggi, competenze, professioni. La grande differenza, ormai, è tra la tv generalista e quella on demand. Tanto nazionalpopolare la prima, quanto aperta al mondo e alle nuove tecnologie la seconda. La sfida dell'Italia nei prossimi anni sarà colmare questo gap."

Dal periodo dell'affermazione delle reti commerciali alla confusa contaminazione con la politica e alla coabitazione Rai – Fininvest/Mediaset fino l'arrivo della pay-per-view, del digitale e dei grandi player globali Netflix, Amazon, Apple. Questo volume – la sintesi più completa e aggiornata sull'argomento – affronta il periodo più controverso della tv nel nostro Paese, offrendo al lettore una nitida interpretazione dei fatti e un bilancio sulla presenza della televisione in Italia nei suoi dati strutturali, ma anche attraverso le trasmissioni che ci ha offerto e il rapporto con il costume e con il carattere degli italiani, la storia delle sue istituzioni, l'evoluzione di programmi e linguaggi e il passaggio dal pubblico di massa a un complesso sistema di gusti e preferenze fortemente caratterizzati. Uno strumento indispensabile per chiunque desideri comprendere un presente in continua, rapida trasformazione dal pubblico di massa a un complesso sistema di gusti e preferenze fortemente caratterizzati. Uno strumento indispensabile per chiunque desideri comprendere un presente in continua, rapida trasformazione

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26 maggio 2018

Lo spettacolo della cronaca nera


Nel libro La cronaca nera in Italia. I perché della sua spettacolarizzazione Davide Bagnoli cerca di riflettere sulle origini della spettacolarizzazione mediatica in Italia. L’autore analizza cinque casi eclatanti di cronaca nera: l’incidente di Vermicino del 1981, il caso Cogne del 2002, il rapimento di Tommaso Onofri nel 2006, l’omicidio di Meredith Kercher del 2007 e quello di Avetrana del 2010. Secondo l’autore questi snodi principali rappresentano altrettante tappe di uno sviluppo dell’interesse morboso dell’opinione pubblica verso i casi di cronaca. Parallelamente è aumentato anche l’interesse e la spettacolarizzazione messa in atto dai media per informare – e spesso per intrattenere – i propri utenti su questi avvenimenti. Questi meccanismi vengono favoriti grazie a un’empatia dovuta all’attenzione che gli esseri umani hanno verso le situazioni di pericolo, da cui vogliono sfuggire. Proprio in questo duplice rapporto nasce il paradosso delineato da Bagnoli: il pubblico è portato ad avvicinarsi a questi avvenimenti da cui non vorrebbe essere colpito. Si tratta di una scelta difficile ma resa necessaria dall’esigenza umana di restare al sicuro.

Dal lato del consumatore di notizie gli effetti di tale scelta sono tra i più vari: attrazione e assuefazione all’orrore, semplificazione della realtà con arbitrarie indicazioni dicotomiche (bene o male; colpevole o innocente) e interiorizzazione di fatti macabri. Contemporaneamente i media scoprono la possibilità di manipolare il pubblico tramite le emozioni, finendo – volontariamente o meno – per: favorire l’accanimento dell’opinione pubblica nei confronti delle persone coinvolte nei casi di cronaca nera; acuire sempre di più il fenomeno del turismo nei luoghi in cui questi fatti si sono consumati; rendere le persone pericolosamente abituate alla rappresentazione della violenza.

Il dolore privato assume una dimensione sociale e virale e in alcuni casi si fissa nella memoria collettiva; in altri si perde nell’oceano di informazioni quotidiane. Sebbene il confine tra informazione e spettacolarizzazione sia labile, la seconda ha iniziato a prevalere sulla prima a partire da giovedì 11 giugno 1981, con la trasmissione della voce di Alfredo Rampi nell’edizione delle 13 del Tg2. Da quel momento e in modo graduale il racconto di queste vicende si è trasformato in una prova di forza dei media, capaci di destare un interesse morboso delle persone verso la cronaca nera. Così media e pubblico si sono trovati all’interno di un ciclo focalizzato sulla crescita della spettacolarizzazione a discapito della prassi giudiziaria.

Negli anni il problema si è ulteriormente accentuato. L’emergere delle tecnologie e delle piattaforme digitali hanno moltiplicato il numero delle fonti e attribuito agli utenti una maggiore possibilità di partecipazione. L’immediatezza e la velocità di pubblicazione della notizia sono essenziali per il funzionamento di una redazione giornalistica nel nuovo ambiente online; d’altra parte passano in secondo piano la verifica delle fonti, la precisione e l’accuratezza della notizia. Con Internet i fenomeni analizzati prima producono infinite imprecisioni sui casi di cronaca nera. Il pubblico si trova inserito in questi processi di disinformazione; le redazioni sono costrette al difficile compito di mantenere un equilibrio tra velocità e correttezza dell’informazione. In questi contesti vi è una spettacolarizzazione superiore e aggiuntiva rispetto a quella esistente nei media tradizionali.

Solo abbandonando le logiche della rapidità in favore di quelle sull’approfondimento e sulla riflessione è possibile contrastare gli effetti aggiuntivi della spettacolarizzazione sul web.

Gabriele Altea

Davide Bagnoli

La cronaca nera in Italia.
I perché della sua spettacolarizzazione  
Temperino Rosso Edizioni, Brescia 2016.

04 febbraio 2018

Così andava il giornalismo

Sentivo in me la reazione di chi è stato educato al giornalismo in un certo modo: non si nasconde niente.” Gianni Minà, giornalista da più di cinquant’anni, ha mosso i primi passi all’interno di Tuttosport per approdare poi alla RAI; nel corso della sua carriera ha seguito e documentato otto mondiali di calcio e sette olimpiadi sportive, ha incontrato e intervistato grandi figure artistiche, sportive e politiche della storia contemporanea come Muhammed Ali, Fidel Castro, Chico Buarque, Lula da Silva, il subcomandante Marcos, Hugo Chávez. Ma più di tutto il suo lavoro si è caratterizzato per un grande amore, accompagnato da diversi documentari e libri, per l’America Latina. Ora, insieme all’attivista Giuseppe De Marzo, nella conversazione-intervista lunga 240 pagine dal titolo Così va il mondo. Conversazioni su giornalismo, potere e libertà edita da Edizioni Gruppo Abele per la collana Palafitte, ci fornisce un nuovo punto di vista sul mondo e sulle dinamiche che lo animano. Attraverso le sue esperienze come giornalista e reporter ma soprattutto come uomo, Gianni Minà ci porta all’interno di un universo, quello dei paesi del Centro e Sud America, ricco di storia, di cultura, di ideali politici e rivoluzioni sociali vissute da un popolo pronto a non arrendersi, un universo ancora imprigionato nella gabbia degli interessi del neoliberalismo e di un sistema economico capitalistico ormai antiquato ed anacronistico. Grazie alla musica conosce prima il Brasile all’inizio degli anni Settanta, durante gli anni più duri della dittatura militare, e scopre il dramma dell’ingiustizia sociale in una parte del mondo priva delle logiche occidentali; poi l’Argentina, nel vivo della Operacion Condor e della crudele realtà dei desaparecidos; nel 1987 e nel 1990 incontra e intervista Fidel Castro, protagonista indiscusso del Novecento, artefice della Rivoluzione cubana; nel 1996 riesce ad intervistare il subcomandante Marcos, portavoce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e della resistenza nella regione del Chiapas in Messico. Il racconto però non si dimentica di ricordare come gli Stati Uniti, protagonisti indiscussi del contesto globale dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, abbiano avuto il ruolo di regista negli eventi passati e recenti di una zona del mondo in cui la democrazia ha faticato e tuttora fatica ad affermarsi, in cui le lotte socialiste hanno prodotto risultati ben diversi rispetto all’Occidente e in cui la lotta per il diritto alla vita non si è mai esaurita. Gli stessi Stati Uniti che oggi sembrano essere lo specchio di una crisi che vede l’implosione di un’economia basata sugli interessi delle grandi multinazionali e sul consumismo e la sempre più evidente collisione tra libertà e giustizia sociale, crisi che si personifica nel neoeletto Presidente degli USA, Donald Trump che, come sostiene Minà, “rappresenta perfettamente questo momento di grande mediocrità della civiltà occidentale”. Civiltà occidentale a cui appartiene anche l’Italia che dagli anni Sessanta, con la “strategia della tensione” e l’allarme terrorismo, ad oggi, con le stime più basse di partecipazione politica e governi di sinistra interessati solo a favorire il mercato capitalistico, ha attraversato decenni di decadimento con cui la cittadinanza sembra non aver fatto ancora i conti. Da queste esperienze prendono spunto le critiche di Minà al sistema di informazione (o meglio disinformazione, mancata informazione, informazione manipolata) italiano ed internazionale che ha dimenticato il proprio scopo, servire la cittadinanza e fare servizio sociale. Il giornalismo ha chiuso gli occhi di fronte agli avvenimenti, per convenienza o per obbedienza, per non tradire un modello di civiltà all’apparenza liberale e democratico che non accettava alternative, e questo, secondo gli autori di Così va il mondo, ha creato un clima di paura, menefreghismo, cattiveria, mancanza di giudizio: un clima da cui uscire solo attraverso un radicale cambiamento di rotta. Grazie a questa intervista Minà ci fornisce una nuova chiave interpretativa della storia mondiale e ci aiuta a comprendere i nuovi fenomeni geopolitici, partendo dal terrorismo ideologico e dai flussi migratori verso l’Europa, ma anche, e soprattutto, quale dovrebbe essere il ruolo del giornalismo e dei giornalisti nel nuovo scenario globale economico, politico e sociale. Un’intervista, in definitiva, che ha molto da dire, che riflette e fa riflettere sull’attualità, sul presente e sul futuro del mondo occidentale e non.
Alessia Malcaus

Così va il mondo. Conversazioni su giornalismo, potere e libertà
di Gianni Minà con Giuseppe De Marzo
Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2017, pp. 240.
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27 gennaio 2018

In libreria

Ecosistemi narrativi. Dal fumetto alle serie TV
a cura di Guglielmo Pescatore
Carocci, Roma, 2018, pp. 272.
Descrizione
Che cosa succede quando una narrazione dura anni o decenni? O si espande in una molteplicità di spazi mediali, dando luogo a una pletora di oggetti testuali? Se guardiamo al panorama mediale contemporaneo, ci accorgiamo che queste forme narrative, si tratti di fumetti, giochi di ruolo o serie televisive, sono sempre più presenti e popolari. Le narrazioni estese, spesso innovative come le serie televisive contemporanee – da Buffy al Trono di spade, da Lost a House of Cards – sono difficilmente analizzabili con gli strumenti impiegati per le narrazioni tradizionali. L’estensione nel tempo e nello spazio sembra mettere in crisi le idee di testo, autore, progetto, coerenza, senso, e alla fine l’idea stessa di narrazione. Esposte a vincoli interni e contingenze esterne spesso imprevedibili, le narrazioni estese possono essere trattate come ecosistemi narrativi, prodotti dotati di vita propria, paragonabile a quella biologica. Il volume, a partire da questo approccio innovativo, ne indaga i molteplici aspetti attraverso contributi originali, configurandosi come uno studio ampio e metodologicamente fondato sulle narrazioni seriali contemporanee.
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12 gennaio 2018

Il mainstream è cultura: Il trono di spade



"Ma lo guardano tutti..."
L'altra sera mi sono trovata a cena con degli amici, nonché inaspettatamente immersa in una discussione su una delle serie TV che da anni sta spopolando tra fan di tutte le generazioni: Il trono di spade (Game of Thrones, Ndr). Io e un altro ragazzo abbiamo preso d'assalto un'amica - povera malcapitata - che fa l'insegnante, nel tentativo di convincerla a seguire la serie.
Come avviene sempre, a questa domanda è seguita la risposta "Ma lo guardano tutti...".
Ecco allora una mistica rivelazione.
Che piaccia o no, il fatto che "tutti" guardino qualcosa, o leggano, seguano, giochino a qualcosa, non fa che donargli valore.
Innanzi tutto, ergersi a luminari dell'intrattenimento, troppo colti per apprezzare ciò che è apprezzato dalla massa, pare leggermente eccessivo. Probabilmente nemmeno de Tocqueville avrebbe potuto permettersi tanto.
In seconda istanza, non è proprio forse il successo a determinare cosa è importante e cosa non lo è? Certo, noi potremo avere la cultura, la preparazione e il gusto necessari per apprezzare un'opera inedita, capolavoro della letteratura al pari della Divina Commedia, ma, a livello puramente utilitaristico, non potremo mai fare sfoggio di tale perfezione se saremo gli unici a conoscerla.
È necessario guardare Il trono di spade. Anche se è "mainstream". Soprattutto perché è "mainstream". La cultura di massa è cultura generale ed entrambe sono, sempre e comunque, cultura: una comunità molto allargata che comunica con un codice linguistico fatto di citazioni. Come possiamo approcciarci a essa se alla frase Valar morghulis non sappiamo come rispondere? 
Accanimento anti cultura di massa
Chiunque si rifiuti di adattarsi o anche solo di sforzarsi ad apprendere la cultura mainstream, si sta auto-escludendo da una componente fondamentale della vita sociale e comunitaria.
Questo vale ancora più per tutti i professionisti della comunicazione, che hanno il dovere di inserirsi nelle dinamiche e logiche contemporanee, senza ostentare - o per lo meno senza farlo eccessivamente - culture e glorie passate.
Mi permetto di parlare di questo argomento proprio perché anche io appartenevo, fino a poco tempo fa, a questa categoria di anti-mainstreaminsti accaniti. Nel caso di Game of Thrones, mi trovavo circondata da post sui social network, da citazioni, da discussioni su un mondo che non conoscevo e che mi ero, fino ad allora, rifiutata di conoscere. Quando ho avuto la possibilità di iniziare la serie, l'ho fatto alla maniera in cui uno studente di psicologia accetta di dover dare un esame di statistica; ma indovinate un po’? Mi è piaciuto. Non che avessi capito qualcosa di cosa accade al primo episodio; però sono andata avanti e in tre settimane ho consumato le sette stagioni uscite fino a oggi.
In fondo, come ho detto prima, se un generico qualcosa conquista milioni di fan in tutto il mondo, un motivo ci sarà.
 Il trono di spade
Vi invito allora a procedere con la lettura della saga dello scrittore americano George R. R. Martin, Cronache del ghiaccio e del fuoco, da cui è tratta la serie. Se però la prospettiva di leggervi cinque romanzi senza arrivare a una conclusione non vi alletta troppo, sappiate che è molto più probabile che il procedere della serie televisiva svelerà il finale in anticipo. A quanto pare, infatti, l'autore continua a posticipare una possibile data di pubblicazione del nuovo volume della saga, che sarà intitolato The winds of winter (I venti dell'inverno, Ndr) e non sarà nemmeno l'ultimo; mentre è notizia di pochi giorni fa che la HBO, casa di produzione della serie televisiva britannica, ha previsto la conclusione della serie in una ottava stagione di soli sei episodi... nel 2019.
Veronica Rosazza Prin
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11 gennaio 2018

Storia di una professione "in onda"

Nella storia e nel racconto professionale del giornalista Roberto Amen analizziamo tutte le sfaccettature, tutte le mansioni, i diversi incarichi con cui un giornalista deve fare i conti ogni giorno.
L’aspetto più interessante a mio avviso sono proprio i racconti iniziali con cui si apre questo testo, ovvero i racconti di come si affronta la prima diretta televisiva, dei sentimenti che si mescolano poco prima di andare in onda, le più svariate sensazioni che ti passano nella mente; imparare a gestire il bello e il brutto della diretta, gli imprevisti dei collegamenti, riempire gli eventuali vuoti, commentare al meglio i servizi e le immagini.
In questa prima parte possiamo capire quindi come la sequenza in cui si danno le notizie al telegiornale non è casuale, bensì è frutto di un’analisi accurata, un omicidio o un fatto di cronaca nera sono raccontati sempre per primi per indicare che sono avvenuti quello stesso giorno, o perché ci sono nuovi sviluppi recenti su quel caso, ma le notizie drammatiche devono proseguire con qualcosa di positivo, un messaggio speranzoso come ad esempio un miglioramento nel settore lavorativo, o una storia a lieto fine.
Alla fine di questo insieme di notizie l’ascoltatore per lo più è distratto, ha distolto la mente dai proprio problemi e si è concentrato sugli avvenimenti successi, oppure è concentrato nei messaggi di speranza appena sentiti.
La tv diventa quindi uno svago, è motivo si stacco dalla propria vita.
Questo appena descritto non è però l’unico compito e l’unico lavoro del giornalista, è forse solo quello più conosciuto, ma cosa c’è dietro a tutto questo che vediamo?
Roberto Amen ci fa entrare nelle redazioni dove ha lavorato, il primo lavoro con cui un buon praticante giornalista deve cimentarsi è quello della stesura di un articolo, se possibile per renderlo più veritiero è sempre consigliato fare anche delle foto della situazione in questione, o ad esempio portare foto e video dell’intervistato. In questo caso è, oltre al giornalista, anche la troupe a entrare nei momenti quotidiani delle persone coinvolte, rispettando i tempi e i modi dell’intervistato.
Tutto ciò che il giornalista deve riportare è pura notizia, è il fatto veritiero senza commenti né pregiudizi, la notizia, gli eventi formano negli ascoltatori un’idea, un loro giudizio critico, le responsabilità del giornalista sono quelle di fornire le basi perché ognuno maturi una propria idea.
Questo vale anche per la politica, infatti ogni trasmissione è tenuta a dedicare lo stesso tempo per ogni fazione politica.
Roberto Amen precisa anche che le scorrettezze esistono lo stesso in questo settore, infatti una testata giornalistica può parteggiare per un partito montando dei servizi migliori per il partito in questione, più piacevoli, e brillanti, e servizi invece confusi e poco chiari per il partito opposto.
Una grande parte di questo libro è dedicata al maestro di Roberto Amen, Gigi Bertoccini, colui dal quale, tra le altre, ha appreso le nuove tecniche di linguaggio giornalistico; questa è sicuramente la parte più attuale. Il linguaggio giornalistico si è adattato ai nuovi mezzi di comunicazione come twitter, dove per lanciare un messaggio coinciso che venga appreso dai giovani nel  migliore dei modi bisogna usare frasi corte, secche, in questa nuova tecnica rientrano anche le pubblicità televisive che con pochi secondi a disposizione riescono a vendere qualsiasi tipo di prodotto.
Amen ci regala direi tante nozioni di base del giornalismo, di come farlo al meglio con profonda umiltà, attento e sensibile alle vicende umane, a trattarle con rispetto, senza cadere nell’esagerazione pur di fare qualche ascolto in più.
Questo è stato sicuramente l’aspetto che mi ha colpita di più, illuminante in questo senso è stato il racconto di come il giornalista Roberto Amen ha affrontato la storia delicata e agghiacciante del tentativo di salvataggio, non andato a buon fine, di Alfredino.
In conclusione questo libro è ricco di aneddoti, di infiniti dettagli, ho cercato di catturare gli aspetti salienti del lavoro di giornalista, con i pregi e difetti.
Elisa Cosini

Roberto Amen
In onda. Visioni e storie di ordinaria tv
Egea, Milano, 2016, 185 pp.
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24 novembre 2017

In libreria

Vanni Codeluppi
Il divismo. Cinema, televisione, web
Carocci, 2017, pp. 132.
Descrizione
Nelle società contemporanee, il divismo gode di uno straordinario successo e sembra essere presente ovunque. In Italia sinora è stato poco considerato e questo libro è il primo che cerca di metterlo a fuoco in maniera sistematica. In particolare, l’autore affronta il divismo dal punto di vista della sua evoluzione, analizzando le importanti relazioni che ha avuto con il cinema, la televisione e il web. Esamina inoltre dieci personaggi emblematici delle diverse caratteristiche che il divismo ha assunto negli anni: Rodolfo Valentino, Marilyn Monroe, Elvis Presley, Michael Jordan, Kate Moss, Angelina Jolie, Maurizio Cattelan, Lady Gaga, Carlo Cracco, David Bowie.
Indice
Introduzione
 1. Il divismo nel cinema
 Le origini: Hollywood / I primi divi /Anni Cinquanta: tra James Dean e i paparazzi/I divi della Nuova Hollywood/ Il ritorno del divismo
 2. La televisione cambia il divismo
 Vecchi e nuovi presentatori/ I divi dei reality show/ Musica e divismo/ I divi dello sport/Moda e modelle
 3. Il nuovo divismo del web
 Divi e social media/ Il divo è sempre il divo/ I divi della porta accanto/ Le star del web
 4. Divi esemplari
 Rodolfo Valentino/Marilyn Monroe/Elvis Presley/Michael Jordan/Kate Moss /Angelina Jolie/ Maurizio Cattelan/ Lady Gaga / Carlo Cracco / David Bowie
 5. Le interpretazioni del divismo
 Le prime teorie/ La visione di Edgar Morin/ Jean Baudrillard: divismo e seduzione / Divi e miti/ Il rapporto tra il divo e i fan / La trasformazione dei fan in divi /Il divismo e la politica
 Bibliografia
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