Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



Visualizzazione post con etichetta Opinione pubblica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Opinione pubblica. Mostra tutti i post

04 maggio 2026

La fine delle certezze

 "[...] Nell’ultimo decennio abbiamo davvero cercato di erigere nuove forme di «contenimento passivo» dei pericoli – dagli attacchi terroristici all’immigrazione di massa, fino alle identità percepite come minacciose per le nostre, qualunque esse siano. Ma il nostro smarrimento è cresciuto di fronte a un’amara consapevolezza: i muri a cui affidiamo la nostra sicurezza non funzionano. Anzi, possono trasformarsi essi stessi in una minaccia. L’unico modo per evitare all’«altro» di superarli è di vivere in uno stato di allerta permanente, mentre quelle barriere ci impediscono di vedere ciò che accade dall’altra parte. Un muro che dovrebbe proteggerci finisce così per renderci volutamente ciechi e, al tempo stesso, più vulnerabili. [...]."
Gabriele Segre

G. Segre, La fine della fine della storia. Abitare la scomodità del mondo, Bollati Boringhieri, Milano, 2026.

___

03 settembre 2024

In libreria

 Francesco Filippi, 500 anni di rabbia. Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol HillBollati Boringhieri, 2024, 244 pp.

"Perché è chi domina il racconto pubblico che può orientare, attraverso un processo di legittimazione, la misura del proprio potere". (p. 11).

[...] A volte però, ad esempio quando il progresso tecnico porta un’innovazione nel mondo degli strumenti di comunicazione, può accadere che vi sia un lasso di tempo più o meno ampio tra la propagazione del mezzo e la sua presa di controllo da parte degli «spacciatori ufficiali» del racconto pubblico. Che succede nel momento in cui chi domina non ha più il controllo dei mezzi di narrazione? Può accadere che la produzione del racconto sfugga allo stretto controllo dei detentori del monopolio e si formi una sorta di narrazione «non certificata», che si propaga tra il pubblico senza che possa essere controllata sul breve periodo. Una sorta di «fuga di notizie» sul presente o sul passato che si avvale di strumenti e tecniche non ancora addomesticati da chi domina la società. Racconti altri, liberi di trasmettere valori non conformi o addirittura divergenti rispetto al solito. (pp. 16-17).


16 agosto 2020

Emozione pubblica

 "[...] la politica, come sospesa in un eterno presente, senza più passato né futuro. Nel vuoto, al posto dell'opinione pubblica regna l'emozione pubblica, che però dura al massimo due giorni. Un tweet altisonante non si nega a nessuno ... poi si passa ad altra emozione. Chi s'indigna, si tranquillizza, le classiche due fatiche, dal bonus al 
male per ordinario percorso."
Filippo Ceccarelli

*La Repubblica, 15.8.2020.

____

21 dicembre 2018

In libreria

Gabriele Giacomini
Potere Digitale.
Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia
Meltemi, Milano, 2018, pp. 352.
Descrizione
Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia? Per rispondere abbiamo intervistato autorevoli esperti dalle cui parole emergono posizioni ricche e plurali. Attraverso un’analisi dei recenti cambiamenti sociali, questo volume intende affrontare problemi come la crisi dei partiti e dei media tradizionali, l’affacciarsi di nuovi intermediari (come le piattaforme social), la frammentazione e la polarizzazione della sfera pubblica, la sfida della partecipazione online fra limiti e opportunità, l’ipotesi della democrazia digitale. Il web è il luogo dell’informazione libera e autonoma o le informazioni si stanno organizzando attorno a inediti centri di potere? Internet promuove un pluralismo dialogico o rischia di nutrire una crescente polarizzazione? La democrazia rappresentativa è da superare oppure rimane la soluzione migliore per governare? La democrazia è certamente un sistema aperto (quindi sempre imperfetto e in evoluzione), ma è anche responsabilizzante: è compito dei cittadini e delle classi dirigenti gestire al meglio gli esiti dell’innovazione tecnologica.
____

29 agosto 2018

La politica tra propaganda e consenso


La lettura del saggio La Fabbrica delle Verità offre una chiave di lettura fondamentale per comprendere la storia della società italiana tramite il suo “riflesso” più importante, i media.  Nel libro di Fabio Martini, inviato de La Stampa,  ritroviamo un’ampia visione storica del panorama de “L’Italia immaginaria della propaganda da Mussolini a Grillo” coprendo per tanto quasi un secolo di avvenimenti. L’obbiettivo del conseguimento del conseguimento e del mantenimento del potere in Italia è stato raggiunto in diversi modi.
Ogni volta che una delle forze raggiunge e consolida a lungo il proprio potere si pone il problema di come indirizzare la popolazione verso gli obbiettivi che si vogliono raggiungere, giustificare i tagli e le decisioni negative, mostrare un’immagine più compiacente della realtà alla società e in generale creare una unità di intenti tra il popolo e la classe dirigente. Strumento fondamentale per permettere questo passaggio è quello di padroneggiare (se non monopolizzare) i media e ancor di più comprendere le potenzialità dei nuovi media che di volta in volta si presentano e coglierne subito i vantaggi. Allo stesso tempo il racconto dimostra come, inevitabilmente, il consenso sia momentaneo e di come ogni input avvii il rigetto del modello della classe dominante e la conquista del potere da parte di nuove forze.
Analizzando l’evoluzione storica della propaganda e del consenso il libro prende come punto di partenza il regime di Benito Mussolini. Giornalista (politico) tra i più affermati prima e durante la Grande Guerra, il Duce una volta al potere pose subito la carta stampata sotto il suo controllo diretto imponendo le “veline” ai giornali (modelli e direttive se non articoli già preparati inviati a tutti i periodici). Si creò così un’immagine del paese finta, ogni notizia di cronaca nera, avvenimenti e persino bollettini atmosferici venivano nascosti al pubblico, presentando una immagine ottimistica dell’Italia. Fondamentali per unire le masse all’unisono col loro “condottiero” anche gli altri media vennero asserviti alla causa della propaganda. Il teatro, la radio e il cinema furono monopolizzati e usati per affermare l’immagine del paese. Ma il disincanto della guerra abbattè il fascismo. Disfattismo e paura ora aleggiavano nella società, una sfida che i partiti antifascisti dovettero affrontare ma a cui solo la Democrazia Cristiana saprà gestire.
La nuova classe dirigente non ricercava un ottimismo a tutti i costi ma puntava all’alimentazione della paura (specie verso i comunisti e l’Unione Sovietica) vilipendio del nemico e critica alla decadenza dei costumi, una narcosi della rappresentazione di tutto ciò che era troppo pessimistico o veritiero. Davanti alla voglia iniziale di evasione dopo il crollo del regime e di metabolizzare la realtà povera e vitale della nazione immortalata da grandi registi, la DC riuscì ad imporre i suoi valori e modellare la società, anche grazie alla monopolizzazione di un nuovo efficace strumento, la televisione. Proprio la televisione fu fondamentale per colmare il bisogno di evasione e distrazione degli italiani ma mantenendola entro i rigidi limiti della cultura democristiana.
In seguito le grandi trasformazioni mondiali, dal disgelo ai moti di protesta, dagli Anni di Piombo alla domanda di maggiore pluralismo nell’informazione intaccarono il sistema. I politici della “prima repubblica” cominciarono ad entrare sullo schermo, ma spesso apparendo goffi. La stessa televisione, anzitutto servizio pubblico, era chiusa in rigidi schemi comportamentali e sociali che non permettevano grandi libertà di espressione. Una sfida che le televisioni private sono state pronte ad accogliere e soprattutto il protagonista per antonomasia del panorama politico e comunicativo dell’Italia a cavallo del millennio, Silvio Berlusconi.
“Ottimismo Milanese” contro “Disfattismo Comunista”, in estrema sintesi la “seconda repubblica” è stata caratterizzata dallo scontro tra il presidente Fininvest-Mediaset e gli avversari, in uno scontro aperto a colpi di share su vari canali, tg e talk show, con protagonisti nuovi giornalisti-conduttori d’inchiesta. Ma l’invasione della politica su tutti canali ha generato in seguito un rigetto che ha portato infine all’arrivo di leader “freddi” quali Monti e Letta. Tuttavia ancora una volta il bisogno di cambiamento e il rigetto ha stravolto le carte, aprendo così da un lato la strada a Matteo Renzi col suo ottimismo e orgoglio nazionale e dall’altra all’imporsi di movimenti di protesta e “populismo”, fomentati grazie al nuovo media, il web, abilmente maneggiato da Beppe Grillo e il suo movimento.
Alla fine di questa esposizione è chiaro che la propaganda - nella prospettiva  dall’autore - può avere differenti modalità. La propaganda non è solo quella delle grandi parate, dei grandi eventi, delle grandi sceneggiature o delle urla verso il nemico, ma è anche quella più insidiosa e sottile della manipolazione della vita quotidiana, direttamente a livello dell’inconscio.
Personalmente ho trovato molto utile questo libro che mi ha aiutato ulteriormente a comprendere la realtà del nostro paese e soprattutto quella che ho vissuto nel nuovo Millennio, aiutandomi a comprendere che ciò che ho visto è frutto di una lunga evoluzione e che comunque è il popolo, facendosi condurre di volta in volta, a consegnare il potere a chi avrà saputo meglio raccogliere la sfida, creare una storia e cavalcare il consenso, sino al primo errore che inevitabilmente e ciclicamente colpisce ogni leader. Il libro è esposto in modo chiaro e scorrevole, facilmente comprensibile e molto dettagliato senza risultare troppo pomposo.
Alessandro Vinai

Fabio Martini
La Fabbrica della Verità.
L’Italia immaginaria della propaganda da Mussolini a Grillo
Marsilio. Venezia, 2017.
____

09 marzo 2018

In libreria

Enzo Risso - Maurizio Pessato (a cura di)
In modo diverso 1997-2017
Come è cambiata l’opinione pubblica italiana
Guerini & associati, Milano, 2018, pp. 256.

Descrizione
L’Italia è nel bel mezzo di un interregno, tra ieri e domani, tra non più e non ancora. È nel cuore di un meticciamento di valori e di opinioni, in cui convivono pulsioni differenti e antitetiche. Un amalgama scivoloso in cui gli elementi del passato si sovrappongono, senza affermarsi nettamente, ma mescolandosi o meglio impastandosi, con le nuove spinte trasformative della contemporaneità. Nuovo e vecchio non si colorano, però, lungo le vie usuali, in cui il nuovo è rappresentato dalle spinte innovative e di apertura e il vecchio da quelle conservative e tradizionali: siamo di fronte a un’ibridazione dalle polarità molteplici e fluide, in cui il nuovo assume anche i contorni di inversioni di rotta, di chiusure protezionistiche e il vecchio, specie nell’ambito dei diritti sociali, appare più avanti e aperturista rispetto alle dinamiche retrocessive degli ultimi anni.
Come è cambiato il nostro paese dal 1997 al 2017? Venti anni di mutamenti e trasfigurazioni. Venti anni della nostra storia e della nostra società letti attraverso la lente attenta e approfondita dell’Osservatorio sui mutamenti valoriali e sociali di SWG.

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.