Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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24 marzo 2017

In libreria

Mark Thompson
La fine del dibattito pubblico.
Come la retorica sta distruggendo la lingua della democrazia
Feltrinelli, Milano, 2017, 432 pp.
Descrizione
C’è una crisi di fiducia nei confronti della politica che attraversa il mondo occidentale. La rabbia e l’insoddisfazione per i partiti convenzionali e i loro leader aumentano di giorno in giorno. Il populismo e l’antipolitica trionfano sulla democrazia. Perché? Perché il nostro linguaggio è cambiato.
 Mark Thompson ha passato trent’anni alla Bbc, diventandone il direttore generale, per poi essere scelto come amministratore delegato del “New York Times”: è, dunque, uno dei più titolati osservatori a livello mondiale dei media, della politica, della società ma, pur avendo un ruolo di primissimo piano nella sfera pubblica, non aveva mai scritto un libro. Ora ha deciso che è tempo di parlare di un argomento fondamentale per la democrazia occidentale: il cambiamento che ha investito la lingua del dibattito pubblico. In un mondo dell’informazione sempre più sconvolto dalle tecnologie digitali, in cui le notizie si rincorrono incessantemente e hanno una vita sempre più breve, i commenti sono sempre più a caldo e privi di approfondimento, chiunque possieda un cellulare dice la sua sui social network su qualsiasi argomento e la politica sembra incapace di affrontare i veri problemi del mondo, come si fa ad avere un luogo in cui discutere seriamente dei temi importanti, prendere decisioni in modo ponderato e condiviso, formare un’opinione pubblica? Nato da un ciclo di lezioni tenute a Oxford sulla retorica e nutrito di fatti, esperienze e dettagli di una vita passata al vertice assoluto dell’informazione mondiale, La fine del dibattito pubblico rappresenta un contributo di riflessione fondamentale sul mondo di oggi, uno sguardo acuto sull’erosione del linguaggio della sfera pubblica da parte di chi può misurarne le conseguenze. La lingua dei mezzi d’informazione e della politica è ancora in grado di far funzionare la democrazia? L’amministratore delegato del “New York Times”, ed ex direttore generale della Bbc, ha una risposta. Un libro necessario per capire come salvare la nostra società dal populismo e dall’antipolitica.
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13 maggio 2016

Le voci della comunicazione istituzionale





Venerdì 13 maggio 2016, ore 9-14 presso l'Aula 16 dell'Albergo dei Poveri si terrà il seminario "Le voci della comunicazione istituzionale" organizzato da Liguria digitale, l'Ordine regionale dei Giornalisti e il Corso LM in Informazione ed Editoria. Il seminario è inserito nel programma di formazione continua dei giornalisti, pubblicato sulla piattaforma Sigef attivata sul sito dell'Ordine nazionale dei Giornalisti.

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13 maggio 2014

In libreria

Alessandro Papini
Post-comunicazione
Istituzioni, società e immagine pubblica nell’età delle reti

 Milano, Guerini e Associati, 2014, pp. 202.

Descrizione
La post-comunicazione è quell’insieme di superfici comunicative e ambienti di interazione generati dalle nuove tecnologie, che sta oggi diventando il moderno paradigma relazionale verso cui individui e società moderne adeguano comportamenti e stili di vita. Tutti siamo digitali e organizziamo la nostra vita permeati dai nuovi media. Così non è per le istituzioni e gli apparati pubblici che, al contrario, per la natura stessa che assume il potere burocratico, tendono a opporre resistenza al cambiamento. Se la crisi che la comunicazione pubblica sta attraversando è così profonda, è perché essa non mette in questione soltanto la legalità della funzione, ossia il campo delle regole che ne definiscono l’esercizio, ma anche la sua legittimità nel rappresentare l’immagine pubblica del Paese. Finito il tempo dello Stato-nazione come unità di misura dei processi comunicativi, un nuovo ruolo attende oggi la comunicazione pubblica. L’approccio post-comunicativo spoglia di responsabilità l’apparato pubblico per orientarsi al raccordo con una società civile mediatizzata, globale e autonoma nelle auto-rappresentazioni.

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12 marzo 2013

In libreria

Mariaeugenia Parito
Comunicare l'Unione Europea. La costruzione della visibilità sociale di un progetto di divenire
Milano, Franco Angeli, 2012, 208 pp.
Descrizione
L'integrazione europea ha aperto un nuovo spazio economico e regolativo, quotidianamente vissuto dalle persone ma poco conosciuto e ancor meno compreso. Mentre il processo d'istituzionalizzazione - nonostante le innumerevoli difficoltà, contraddizioni, resistenze - appare avviato, è più problematica la costruzione di una società europea, poiché rimangono aperte le questioni della possibilità di formazione di un'identità europea e della condivisione di un sentimento di appartenenza che permetta di accettare decisioni prese a livello sovranazionale, difficili sul piano nazionale. Stenta a diffondersi un'idea di Europa fatta di valori, simboli, significati riconosciuti, una narrazione che contribuisca a costruire il senso dell'esperienza multilivello e altamente interconnessa vissuta dalle persone. Il volume parte dall'assunto che, nell'età globale, il progetto sovranazionale non possa essere messo in discussione ma che, per la sua realizzazione, sia necessario andare oltre gli accordi inter-istituzionali e affrontare i nodi del coinvolgimento dei cittadini, del deficit democratico, della formazione di una sfera pubblica che superi i confini degli Stati. In questa cornice vengono analizzate le politiche, le strategie e le attività d'informazione e comunicazione avviate dalle istituzioni europee, verificando, in particolare, l'efficacia della cosiddetta "svolta" avviata dal 2005 e le problematiche connesse alla costruzione mediale delle tematiche europee, con riferimento ai processi negoziali tra organizzazioni giornalistiche, fonti, pubblici e alle conseguenze della commercializzazione. L'obiettivo è verificare se la comunicazione autoprodotta ed eteroprodotta risponda a queste esigenze da lungo tempo avvertite ma faticosamente perseguite.

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23 luglio 2012

Napoleone il comunicatore

"Le sole conquiste che non lasciano nell’animo
l’amarezza sono quelle si vincono contro l’ignoranza”.
Napoleone

Da poco ho terminato di leggere Napoleone il comunicatore e già la mia mente ha difficoltà a liberarsi dalla “vischiosità” della parola. Ennesima conferma della sua forza. Sul grande Condottiero si è scritto in lungo ed in largo, ovunque si colgono luccichii delle sue capacità tattiche, ma sempre mettendone in risalto l’arte della guerra. Una guerra fatta con la forza dei numeri e delle armi da fuoco che sembravano le sole a poter determinare le sorti delle battaglie. Eppure dietro a sciabole e fucili si celava un’arma che, allora come oggi, ha mantenuto inalterata la sua forza. Un’arma che non subisce il logorio del tempo, che si presenta invincibile anche là dove il possesso di quelle più sofisticate sembrerebbe provare il contrario. Ma di cosa stiamo parlando? Semplicemente della parola. Ebbene Napoleone seppe sfruttarla in modo raffinato e, appunto, invincibile. Seppe precorrere i tempi per quella che, solo oggi però, siamo abituati a definire opinione pubblica. Ne comprese la forza: "L’opinione pubblica è una potenza invisibile, misteriosa, alla quale nulla resiste". E ancora il merchandising, termine di provenienza commerciale ed entrato nell’uso comune, dal quale trasse la giusta forza con l’aquila imperiale e la N che campeggiava ovunque come simbolo di supremazia. Venditore di sogni, con la Legion d’onore, in grado di trasformare la vita dei francesi con la svolta epocale di premiare il merito anziché il ceto. Editore in pectore scriverà al Direttorio: “Di qui partiranno i giornali e gli scritti di ogni genere che infiammeranno l’Italia.” Accompagnato dalla forza della parola scenderà tra la folla, incontrando gli umili, rispondendo con prontezza ed affabilità alle loro domande distinguendosi, sapientemente, dai regnanti del passato. Vinse battaglie epiche e fu ad un passo dal conquistare il Mondo, semplicemente, perché seppe comunicare.
Fabrizio Pronzalino

Roberto Race
Napoleone il comunicatore.
Passare alla storia non solo con le armi
Milano, Egea, 2012, 144 pp.

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23 maggio 2012

Tra comunicazione e propaganda

La propaganda rappresenta per la ricerca scientifica un complesso campo di indagine sul quale si sono cimentati da sempre innumerevoli studiosi, che hanno portato a esaminarla da varie prospettive: storica, socio-politica, ma anche tecnico-comunicativa. Massimo Ragnedda, nel suo libro Comunicazione e propaganda, vuole analizzare questo fenomeno da un punto di vista sociologico e comunicativo mettendone in evidenza le caratteristiche, ma soprattutto ponendolo in relazione con la formazione dell’ opinione pubblica. Tenendo presente la difficoltà di fornire una trattazione esaustiva, lo scrittore ha lo scopo di fornire una visione più ampia possibile del fenomeno, esaminandolo sia da una prospettiva diacronica (ovvero la sua evoluzione storica e i suoi sviluppi), sia la sua prospettiva sincronica (che permette una comparazione tra l’ utilizzo che se ne fa nelle democrazie e nelle dittature, ma ancora in periodo di pace e in periodo di guerra).
Comunicazione e Propaganda si apre mostrandoci come la propaganda fosse presente ben prima che gli studiosi iniziassero ad analizzarla, sottolineando come i Maya e i Romani la utilizzassero per incrementare la loro forza. Gli storici hanno confermato il fatto, anche se ritengo opinabile abbinare le tecniche di questi popoli al complesso e sofisticato studio e per certi versi all’arte di questo fenomeno. In seguito Ragnedda si addentra più nel discorso, classificando le tecniche di produzione e di trasmissione della propaganda, sottolineando la loro importanza nell’ influenzare e indirizzare le persone verso l’obiettivo dei propagandisti. Tecniche utilizzate soprattutto durante i periodi di guerra dove l’autore propone una propria suddivisione, le cosiddette " terzine della propaganda": schema meticoloso e interessante, a mio parere applicabile solo in parte e non in tutte le situazioni analizzate dallo stesso Ragnedda. Mentre molto interessante e accurata la presentazione e le relative differenze tra la propaganda utilizzata dalle grandi dittature del ‘900 e la "nuova" propaganda delle libere democrazie. Nelle dittature è presente una particolare tipologia di propaganda, avvolgente e onnipresente, dove lo Stato organizza e coordina ogni forma di messaggio, attuando un sistema di controllo totale, dall’ educazione all’ informazione e nulla può stonare in quell’ armonica visione che dello Stato si vuole dare. Nelle società moderne non è e non può essere così e la scelta di questo volume e presentarci con maggiore attenzione questa forma di propaganda, che ha la caratteristica di essere invisibile, non percepita nemmeno dai suoi stessi propagandisti, ma perfettamente funzionale all’èlite al governo. Diversamente da ciò che si è comunemente portati a pensare, infatti, le democratiche e libere società contemporanee sono continuamente sottoposte ad operazioni di propaganda politica, culturale, pubblicitaria influenzando il pensiero dell’ opinione pubblica. Uno dei messaggi che vuole dare questo libro è che l’istruzione e la capacità critica di ogni singolo individuo sono molto importanti per la sua formazione e per "difendersi" dalla propaganda e dai mezzi di comunicazione di massa, motivo per cui questo argomento dovrebbe essere affrontato maggiormente non solo dall’ èlite, ma soprattutto dai cittatini e quindi dai riceventi dei messaggi propagandistici.
Infatti la propaganda e i modi per produrla e usarla sono in continuo sviluppo. Un punto essenziale del volume infatti è la "privatizzazione della propaganda". Oggigiorno, consapevoli dell’ importanza e dell’ enorme effetto che può provocare il fenomeno, ci sono delle vere e proprie agenzie di Public Relations che, in cambio di denaro, organizzano e coordinano campagne propagandistiche a favore di chiunque sia disposto a pagare. Veri professionisti della comunicazione che hanno come unico obiettivo quello di manipolare l’informazione con tecniche di sociologia e psicologia facendo sorgere il più vasto consenso possibile intorno al gruppo d’ interesse, senza l’ obbligo di condividerne la causa.
Questa non è altro che la nuova versione della propaganda, non più ispirata a ideologie come quella del passato, ma a un concetto più materiale del termine, improntato sulla pubblicità e sul marketing.
Alberto Morino


Massimo Ragnedda
Comunicazione e propaganda.
Il ruolo dei media nella formazione dell’opinione pubblica
Roma, Aracne, 2011, 224 pp.

19 febbraio 2011

Notizie da Bruxelles

Nel 2010 Alessio Cornia ha pubblicato un libro dedicato alle problematiche della copertura mediale dell’Unione Europea ed, in particolare, alla situazione dei corrispondenti italiani a Bruxelles.

L’autore si sofferma inizialmente sul collegamento tra il deficit democratico delle istituzioni comunitarie e la loro scarsa copertura mediatica. Dopo aver illustrato alcune teorie e modelli giornalistici, Cornia passa all’esposizione della vastissima ricerca che ha condotto immergendosi nella comunità dei corrispondenti italiani da Bruxelles delle diverse testate giornalistiche. Cornia ha infatti analizzato da vicino la composizione delle fonti d’informazione ed ha intervistato i professionisti dei media che operano nella cosiddetta “bolla di Bruxelles”.
L’autore passa in rassegna le fonti d’informazione a livello comunitario e quindi innanzitutto la Commissione. La Commissione riveste il ruolo di principale referente istituzionale dei corrispondenti. Essa si avvale del Servizio del portavoce e di un incontro quotidiano con la stampa: il middaybriefing. A differenza della Commissione, decisa ad avere una comunicazione costante ed omogenea, il Consiglio ed il Parlamento europeo si caratterizzano per una copertura “episodica e conflittuale” il primo e “scarsa e caratterizzata da una molteplicità di voci dissonanti” il secondo. Oltre a queste fonti istituzionali l’autore si sofferma sulla descrizione dei rapporti tra giornalisti ed lobbisti, e tra giornalisti e fonti confidenziali. Proprio da tali rapporti informali infatti i giornalisti traggono le preziose informazioni sommerse sulle pratiche comunitarie. Dall’analisi delle fonti informative, del contesto sociale, delle regole formali che si adottano nel rapporto tra fonti e giornalisti, quali ad esempio il regime di attribuzione, l’autore evidenzia le routine professionali adottate dai corrispondenti. Queste routine sono quindi il frutto di un condizionamento strutturale determinato dalle specificità e dalle logiche di funzionamento del beat istituzionale europeo.
Nella parte finale del testo Cornia espone la peculiare situazione dei corrispondenti italiani a Bruxelles i quali, provenendo da routine professionali tipiche del modello mediterraneo, si trovano nella condizione di alterare la natura degli accadimenti comunitari per renderli maggiormente attrattivi per il pubblico italiano. Essi cercano di “italianizzare Bruxelles” nazionalizzando il contenuto delle issue europee e narrando gli accadimenti di Bruxelles attraverso il frame del conflitto.
Le notizie europee quindi sono il risultato di diversi condizionamenti esercitati dalla natura istituzionale, sociale e mediale tipica della “bolla di Bruxelles” ed il significato che viene attribuito agli eventi è frutto di svariate negoziazioni tra i diversi attori descritti nel volume che definiscono la forma ed il contenuto dell’attualità comunitaria.
In conclusione, la mia opinione personale su questa ricerca è che essa sia sicuramente molto accurata e dettagliata. Grazie alle numerose citazioni delle risposte date a caldo dai giornalisti effettivamente il lettore si immerge, proprio come ha fatto l’autore, nella bolla comunitaria e comprende i complessi meccanismi che guidano i comportamenti dei corrispondenti italiani. Ritengo inoltre utile una ricerca incentrata sulla copertura mediatica dell’Unione Europea poiché, probabilmente, proprio alla scarsa attenzione dei media si può imputare una delle cause del deficit democratico dell’Ue. Capire i meccanismi della comunicazione delle istituzione europee permette di comprendere le cause del suo “deficit di comunicazione” ma, purtroppo non aiuta nello sviluppo di nuove routine professionali che permettano, soprattutto nelle redazione nazionali, di dedicare maggiore spazio agli accadimenti comunitari che continuano ad essere percepiti dai cittadini come fatti compiuti distanti da loro.
Estella Trotta

Alessio Cornia
Notizie da Bruxelles. Logiche e problemi della costruzione giornalistica dell’Unione europea
Milano, Franco Angeli, 2010, 192 p.
*link all'Indice del libro.
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17 novembre 2010

Eterogenesi della comunicazione

Università degli studi di Genova
Facoltà di Scienze Politiche

Eterogenesi della comunicazione
I Media, l’Editore, l’Istituzione
Seminario creditizzato (1 CFU)


18 novembre 2010, h. 15 Enrico Caniglia Docente di Comunicazione politica - Università di Perugia
25 novembre 2010, h. 15 Anna Desimio Funzionario editoriale - Franco Angeli Editore
2 dicembre 2010, h. 15 Barbara Fiorio Portavoce del Presidente della Provincia di Genova
Gli incontri si svolgeranno presso la Facoltà di Scienze Politiche
Via Balbi 5, terzo piano – Aula VI.
Docente responsabile Prof. Andrea Pirni

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21 settembre 2010

In libreria

Alessio Cornia 
Notizie da Bruxelles. Logiche e problemi della costruzione giornalistica dell'Unione Europea
Milano, Franco Angeli, 2010, 192 pp. 

Scheda di presentazione
Nonostante le scelte dell'Unione europea incidano fortemente sulla vita quotidiana dei cittadini italiani, i suoi attori e le sue decisioni ottengono uno spazio marginale nei media del nostro Paese. Questo contribuisce ad allontanare l'Europa dagli europei e a farla apparire come un'entità distante e poco trasparente. Perché l'UE viene considerata come un argomento giornalistico di scarso interesse? Le logiche di funzionamento della "macchina europea" sono inconciliabili con le logiche mediali? Questo studio vuole approfondire i fattori strutturali che condizionano la produzione informativa sull'Unione europea e le problematiche che ostacolano la notiziabilità delle sue istituzioni. Emergerà come i corrispondenti da Bruxelles adottino particolari stratagemmi per rendere l'attualità europea maggiormente attrattiva per il pubblico italiano. Il volume, inoltre, illustrerà come la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo organizzano i rapporti con la stampa e come le loro attività siano oggetto di modalità differenti di rappresentazione mediale. Bruxelles apparirà come un campo in cui diverse fonti istituzionali si attivano per promuovere presso i giornalisti la loro particolare "idea di Europa" e in cui la dimensione nazionale e quella sopranazionale entrano spesso in competizione. A partire da una ricerca sul campo, l'autore ha ricostruito le logiche di funzionamento del microcosmo giornalistico di Bruxelles. Dalla sua analisi emergerà, più in generale, come dietro le notizie attraverso le quali ci informiamo su ciò che accade nel mondo si nasconda un "gioco strategico" fatto di collaborazioni, conflitti, accordi e compromessi: una negoziazione continua che vede coinvolti diversi attori (giornalisti, organizzazioni mediali e fonti) e che condiziona il modo in cui vengono rappresentati gli eventi. Uno studio, dunque, che svela i dietro le quinte del processo di costruzione delle notizie, le quali, ben lontane dall'essere un rispecchiamento fedele del reale, sono il frutto delle strategie d'interazione e delle "mosse" compiute degli attori che concorrono per definirne il significato.
Indice:
Introduzione
Come e perché studiare l'informazione giornalistica sull'Unione europea
(Copertura mediale e legittimità democratica dell'UE; Il newsmaking: chi condiziona il processo di produzione delle notizie?; L'indagine sul campo: uno studioso tra i giornalisti a Bruxelles)
Giornalisti nella "bolla di Bruxelles"
(Il contesto mediale: a chi interessa l'Europa?; Il contesto sociale: la "bolla di Bruxelles"; La Commissione al centro della comunicazione europea; Le regole d'interazione tra fonti e corrispondenti)
Istituzioni europee e corrispondenti italiani: un rapporto difficile
(La Commissione: tante informazioni, poca politica; Il Consiglio: la concorrenza tra fonti; I condizionamenti strutturali sulle notizie UE; La scarsa visibilità mediale del Parlamento europeo; Il ruolo delle lobby; Le fonti confidenziali e i giornalisti: chi usa chi?)
Lontani dalla redazione, sempre insieme ai colleghi: cercare l'Italia a Bruxelles
(Il rapporto con l'Italia: la sindrome dell'abbandono; La collaborazione tra colleghi e gli eccessi della concorrenza; La concorrenza porta alla collaborazione; Fare giornalismo protetti dal "branco"?; Routine giornalistiche per "italianizzare" Bruxelles)
Conclusioni
Riferimenti bibliografici.

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10 giugno 2010

In libreria

Renato Sirigu
Il comunicatore pubblico. Manuale per addetti stampa delle pubbliche amministrazioni
Milano, Franco Angeli, 2010, pp. 208.

Scheda
Questo manuale conduce passo dopo passo nel mondo della comunicazione e dell’informazione pubblica, disciplinate dalla legge 150. Entra sia nei meccanismi della burocrazia italiana che nei processi che governano il newsmaking, la notiziabilità e le opportunità offerte dai molti strumenti informativi qui presentati. Una guida indispensabile per i giornalisti che intendono proporsi come addetti stampa ad una p.a.  [leggi tutto sul sito dell'editore Franco Angeli]
L'autore Renato Sirigu è capo-redattore dell'agenzia di stampa della Provincia di Genova.
*Link all'Indice del libro.
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10 maggio 2010

In libreria

Giancarlo Majorino,  
La dittatura dell'ignoranza,
Milano,Marco  Tropea, 2010, 96 pp.
Scheda
Viviamo in un regime che si sostiene sul vuoto – individuale e collettivo – di conoscenza, giustizia, libertà, felicità. È questa la verità da cui muove Giancarlo Majorino. Quella “dinamica sudditanza diffusa, inalata”, quell’aria nell’aria dove anche la parola e l’immagine, non più riconducibili a una qualche priorità artistica o morale, sembrano espropriate e polverizzate, ridotte a elementi variamente ricomposti dalla logica del marketing e della comunicazione, della dichiarazione pubblica e della menzogna. Sottomesse, come noi, al dominio del Denaro e del Potere, sono oggi più che mai i puntelli di una “mascherata divisione tra chi ha, e quindi è, e chi non ha, e quindi non è”. Ma sono ancora la parola e l’immagine lo strumento di resistenza e di opposizione dell’intellettuale e del poeta. Con l’energia che gli è propria, e la saggezza del tempo, Majorino le convoca in queste pagine, miscelandole sapientemente e alternando una prosa analitica, dolce o vendicativa, a sprazzi di rara potenza evocativa. E le trasforma, entrambe, in testimoni esecutrici di una benefica congiura, mai più necessaria, mai più rivendicata.
*Link al sito dell'editore Tropea per altra documentazione sul libro e sull'autore [leggi tutto].
*segnalato da C.S.

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12 gennaio 2010

In libreria

Gianluca Gardini, Pina Lalli
Per un'etica dell'informazione e della comunicazione. Giornalismo, radiotelevisione, new media, comunicazione pubblica
Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 224.

Descrizione
La "discussione pubblica", nell'accezione ampia del termine, si è trasferita dai luoghi tradizionali di incontro, come le piazze, i caffè e le assemblee, alle arene mediatiche. I media veicolano informazioni, aiutano a interpretare le dinamiche della società contemporanea e, soprattutto, dettano l'agenda dei problemi e orientano le opinioni dei cittadini. Alla conoscenza diretta di ciò che ci circonda si aggiunge una conoscenza mediata degli avvenimenti, difficile da controllare e da verificare.
I mezzi di comunicazione di massa assicurano maggiore visibilità alle procedure decisionali e alle figure pubbliche: ciò aumenta sia il loro potere sia la loro responsabilità nei confronti dei cittadini. La comunicazione e l'informazione rivestono ormai un ruolo tale da coinvolgere la dimensione dell'etica pubblica: al suo centro, infatti, si trova il corretto funzionamento della sfera pubblica, ossia uno spazio di dibattito, il più possibile libero da restrizioni e interessi privati, che serve come luogo di esplorazione delle idee per la formazione di un'opinione pubblica. [leggi tutto...]

*link all' Indice  del libro.

*segnalato da C.S.
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18 novembre 2009

Comunicazione aziendale

Università degli Studi di Genova
Corso di laurea magistrale interfacoltà in Informazione ed Editoria
Facoltà di Lettere e Filosofia - Facoltà di Scienze Politiche

Seminario creditizzato

COMUNICARE CON GLI EVENTI
Dott. Carla Viale

Studio Viale von der Goltz

Mercoledì 18 novembre 2009, h.11-13: Come comunicare l’evento
Mercoledì 25 novembre 2009, h.11-13: Eventi e relazioni pubbliche
Mercoledì 2 dicembre 2009, h. 11-13: Come gestire l’Ufficio stampa

I seminari si terranno nel Laboratorio informatico del Polo didattico
Via delle Fontane, 3° piano, Aula 2 - Genova
Seminario riservato agli studenti iscritti.
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08 ottobre 2009

La professione dei comunicatori pubblici

COM.Lab 2009
Bologna il 14 e 15 ottobre 2009
Sala Maggiore di Piazza Costituzione - Quartiere fieristico

La comunità professionale dei comunicatori pubblici.
Strutture, tecnologie, professioni
Laboratorio di Comunicazione e Tecnologie per l’Innovazione


L'evento è organizzato dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica ed Istituzionale. Esperti e studiosi si confronteranno sulle tematiche relative alla professione, alle nuove tecnologie, alla sanità, alle riforme della pubblica amministrazione, ai diritti dei cittadini e all’Europa.
*segnalato da Laura Orecchia
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23 luglio 2009

In libreria

Derrick De Kerkhove
Dall'alfabeto a internet. L'homme «littéré»: alfabetizzazione, cultura, tecnologia
Milano, Mimesis, 2009, 199 p.


Descrizione
C'è una differenza radicale fra le culture orali e le culture della scrittura? Ci sono differenze specifiche fra i diversi tipi di scrittura? I diversi tipi di scrittura possono favorire l'emergere di specifiche attitudini culturali? Domande di questo tipo, che derivano direttamente dall'elaborazione di McLuhan sul tema della comunicazione e dei media, sono affrontate da Derrick de Kerckhove in questo libro. Sappiamo bene che la comparsa dell'alfabeto fonetico greco-romano ha favorito l'emergere di un nuovo modo di pensare la realtà, la persona e la società. Ma quali passaggi sono stati necessari, attraverso quali modalità queste trasformazioni sono emerse? E, per esempio, come si è evoluto il primo nucleo di autorappresentazione nato nel teatro greco fino a diventare il soggetto moderno? Se l'uomo non ha mai cessato di sperimentare su se stesso, sulla propria psiche, gli effetti di ritorno delle proprie invenzioni, questa sperimentazione ha assunto forme diverse a seconda degli strumenti di comunicazione di volta in volta fondamentali nelle varie civiltà. Dall'alfabeto a Internet, dunque, ci sono continuità e discontinuità. Ma se oggi siamo al tramonto dell'uomo alfabetico e all'emergere di una nuova formazione culturale e antropologica, ciò avviene perché è il linguaggio, lo strumento e l'ambito di mediazione fondamentale tra noi e il mondo, che sta cambiando con l'avvento della società in rete.
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Paola Castellucci
Dall'ipertesto al Web. Storia culturale dell'informatica
Roma-Bari, Laterza, 2009, 226 p.
Descrizione
La parola "ipertesto è oggi associata a uno dei fenomeni più rilevanti della contemporaneità, il Web. Eppure, quando Ted Nelson la coniò negli anni Sessanta, le sue teorie, che prefiguravano un nuovo supporto di scrittura, una nuova pratica di lettura e soprattutto un nuovo rapporto tra autore e lettore, vennero considerate idealistiche e visionarie. Paola Castellucci ripercorre la stona dell'ipertestualità, le cui tappe fondamentali hanno contribuito a definire l'identità stessa dell'informatica in quanto disciplina autonoma rispetto alle altre aree scientifiche.
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09 luglio 2009

In libreria

Mario Portanova
Dichiarazia
Milano. BUR-Rizzoli, 2009, 312 p.

Descrizione

Ogni giorno i politici ci inondano di migliaia di parole in libertà. Promesse, smentite, voltafaccia, bugie, insulti e banalità dilagano nelle agenzie di stampa, nei "pastoni" dei telegiornali, sulle pagine dei giornali. Siamo in piena "dichiarazia", una perversa spirale tra politica e media dove il fumo verbale annebbia i fatti, le inchieste, l'attività politica seria. Qualunque critica diventa la "demonizzazione dell'avversario", ogni accusa è "farneticante", i giornalisti scomodi sono "faziosi". In continue polemiche che montano furiose e sfumano nel nulla, la Casta dichiarante si rinfaccia "menzogne", non accetta "lezioni" e non si fa certo "intimidire". E dietro la cortina delle chiacchiere nega l'evidenza, si contraddice senza pudore, afferma tutto e il contrario di tutto. Ma la rappresentazione che va in scena non ha niente a che vedere con la realtà. Mario Portanova invita a capire trucchi, frasi fatte, voli pindarici e sviolinate, che non hanno colore né schieramentoOgni giorno i politici ci inondano di migliaia di parole in libertà. Promesse, smentite, voltafaccia, bugie, insulti e banalità dilagano nelle agenzie di stampa, nei "pastoni" dei telegiornali, sulle pagine dei giornali. Siamo in piena "dichiarazia", una perversa spirale tra politica e media dove il fumo verbale annebbia i fatti, le inchieste, l'attività politica seria. Qualunque critica diventa la "demonizzazione dell'avversario", ogni accusa è "farneticante", i giornalisti scomodi sono "faziosi". In continue polemiche che montano furiose e sfumano nel nulla, la Casta dichiarante si rinfaccia "menzogne", non accetta "lezioni" e non si fa certo "intimidire". E dietro la cortina delle chiacchiere nega l'evidenza, si contraddice senza pudore, afferma tutto e il contrario di tutto. Ma la rappresentazione che va in scena non ha niente a che vedere con la realtà. Mario Portanova invita a capire trucchi, frasi fatte, voli pindarici e sviolinate, che non hanno colore né schieramento
*link alla recensione pubblicata nel sito di Wuz.

*segnalato da M.B.

17 aprile 2009

Creatività responsabile

Lunedì 20 aprile 2009 ore 10 - 12.30
Università degli Studi di Genova
Facoltà di Architettura
Sal. S. Agostino 37 -Genova
"QUANDO IL DESIGN INCONTRA UNA CREATIVITÀ RESPONSABILE"
L'incontro è la prima tappa del Road Show di Pubblicità Progresso negli Atenei Italiani. E' anche il il primo evento di Think Up! La Creatività Responsabile per un futuro di valore, manifestazione promossa dalla Fondazione Pubblicità Progresso per il 2009: Anno Europeo della Creatività e dell'Innovazione.
La manifestazione intinerante si concluderà il 27 ottobre con la Quinta Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale, presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano.
*Segnalato da Monica Cesana
Per informazioni sul Programma

03 marzo 2009

In libreria

I mestieri della parola. Gli esperti, la ricerca
a cura di M. Cortelazzo M e F. Ursini ,
Padova, Clueup, 2008, 164 p.

Descrizione
Usare come strumento professionale la parola è un’attività che, soprattutto oggi, mostra infinite declinazioni. Mestieri, tecniche oppure arti? La traccia che guida i contributi a questo volumetto è la stessa che ha suggerito gli incontri organizzati nell’ambito dell’insegnamento di Analisi e redazione di testi specifici in italiano per la laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Padova. Si volevano accostare interventi di esperti in diversi settori della comunicazione, già ampiamente affermati o appena agli inizi della loro carriera, a ricerche condotte da giovanissimi laureati del corso padovano. Ne esce un panorama variegato di riflessioni che si completano a vicenda e possono costituire un’utile guida a chi voglia vedere con maggiore chiarezza almeno qualche prospettiva nel complesso panorama del ‘comunicare’.
Il volume contiene i contributi di Claudio Sabelli Fioretti, Gian Antonio Stella, Valentina Ciprian, Massimo Murianni, Chiara Di Benedetto, Marco Tesei, Stefania Macchion, Elena Marchetto, Silvia Santangelo, Alberto Cellotto, Elena Lombardo, Marianna Schiavon.

16 febbraio 2009

In libreria

Antonella Galli, Silvia Nidasio
Fare notizia con il non Profit
Milano, Franco Angeli, 2009

*Link alla scheda dell'editore e all'indice


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Antonio La Spina, Antonino Cangemi
Comunicazione pubblica e burocrazia,
Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 224

*Link alla scheda dell'editore e all'Indice

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