Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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25 febbraio 2022

Studiare i 'Promessi sposi'

In ogni pagina dei Promessi Sposi si ritrova la nostra contemporaneità, che ogni docente o adulto appassionato saprebbe indicare agli studenti con ampi riferimenti a quel che accade in Italia e nel mondo (e che ragazzi e ragazze conoscono). In questo modo Manzoni è un sicuro supporto per ben decodificare il perchè, emozioni, comportamenti e scelte obbligate e libere. Chi ancora non ha ritrovato questa traccia profonda del nostro tempo complesso dovrebbe provare a rileggerlo tutto o alcune parti a caso cercando proprio il collegamento con le nostre vicende umane, quelle che vediamo nei tg, che leggiamo nei giornali, quelle di cui abbiamo esperienza personale.
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22 febbraio 2019

In libreria

Ferdinando Camon
Il mestiere di scrittore. Conversazioni critiche
 Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2019, pp.190.

Descrizione
Moravia, Pratolini, Bassani, Cassola, Pasolini, Volponi, Ottieri, Roversi, Calvino sono i nomi che troviamo in questa serie di conversazioni critiche condotte tra gli anni Sessanta e Settanta da Ferdinando Camon, scrittore militante della letteratura: non secondo la modalità dell’intervista né quella del ritratto, ma più propriamente di una narrazione a due voci da cui emerga lo scrittore, la sua opera ma anche le sue letture, i suoi ricordi, la politica, le idee. Ne nasce di volta in volta una dichiarazione di poetica indotta, e perciò soppesata, meditata, esatta, che non risente a una lettura attuale del tempo trascorso, ma è anzi ancora verificabile nell’eredità letteraria lasciata da ognuno di questi maestri.
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03 febbraio 2018

Grazia Cherchi: matrona della Repubblica delle Lettere

Recensire l’elegante raccolta degli scritti di Grazia Cherchi con lo spirito irrimediabilmente segnato dalle saette, stilisticamente fulgide e sardonicamente impietose, con cui si abbatte sui cattivi recensori dal cuore di servo, significa puntarsi una pistola alla tempia e giocare alla roulette russa a ogni parola vergata. È un rischio che tuttavia deve essere corso, giacché, al prezzo, tutto eventuale, di un solo recensore, magari incosciente, ma di comprovata buona volontà, i lettori appassionati di ieri e di oggi potranno forse scoprire o riscoprire un tesoro da sfogliare e un’amica da consultare. La raccolta, a cura di Roberto Rossi, è una selezione di articoli, recensioni e interviste che percorrono il quindicinale lavoro che la Cherchi (1937-1995), una matrona della Repubblica delle Lettere, scrittrice, giornalista e -soprattutto! - curatrice editoriale, ha svolto per quotidiani, periodici e riviste. Questi sono presentati in primis secondo argomento e quindi cronologicamente. Una breve collezione di J’Accuse contro il mondo editoriale, garbatamente spassosi, deliziosamente crudi, e tragicamente sinceri, apparsi su Panorama e l’Unità tra il 1985 e il 1992, costituiscono la gustosa Ouverture dell’opera; le recensioni competenti, sintetiche e briose, nell’elogio e nella stroncatura, il suo corpo, agile e levigato sino al dettaglio ;  le interviste e i ritratti il drammatico finale, dove numerosi – ma sempre pochissimi, per la Cherchi- tra i migliori autori del dopoguerra (tra gli altri Benni, Fortini, Cederna, Arbosini, oltre al “giovane” Michele Serra), rispondendo a quesiti personali o stimolanti, come se si fossero accordati tra loro, paiono unanimi nel descrivere un paese, l’Italia, dove l’intellettuale è, talvolta felicemente, solo, sono più quelli che scrivono che quelli che leggono, e gli ideali social-comunisti, di cui pure la Cherchi stessa era fiero alfiere, sono naufragati. Sorvolando sulla prima parte, che andrebbe letta da chiunque non abbia timore di sorridere ininterrotto per una buona mezz’ora, sulla dimensione fantozziana dell’editoria nostrana, la Cherchi colpisce per come nelle sue recensioni riesca a combinare un eloquio elevato e un approccio colloquiale, quasi intimistico. In ogni “pezzo” in poche righe alle critiche amalgama citazioni forbite a simpatici aneddoti dal sapore sconsolato a giudizi sferzanti sulla società. Stronca spesso, più spesso e più volentieri presenta autori che “devono” essere letti. I suoi criteri di accettabilità sono vertiginosamente alti, come se i libri consigliati dovessero essere per lettori e lettrici donne e uomini ideali, “per la vita”, belli, buoni, colti, e svegli, e non si potessero tollerare liaison con i midcult, l’equivale delle bionde fascinose e un po' oche, o dei Marcantoni senza cervello. Nelle interviste, l’arguzia, l’intelligenza, la vivacità, della Cherchi, fungono da specchio a quelle dei suoi intervistati, i quali sono quasi tutti, nient’affatto incidentalmente, suoi fraterni sodali, e illuminano di suggestivi chiaroscuri la luce inevitabilmente vintage che permea il libro – si chiede sempre se si scrive a mano, con la macchina di scrivere (!) o col computer. La Cherchi riteneva che una recensione dovesse sempre contenere almeno una citazione del libro in questione, e nell’esprimere ciò cita a sua volta Geno Pampaloni. E, “oltre alle citazioni”, le sembrava “altrettanto indispensabile informare sinteticamente (lo spazio è quello che è) sul contenuto del libro, trama o plot che dir si voglia (la sua assenza dà adito ai più biechi sospetti: il libro è stato veramente letto da cima a fondo?), Cui seguirà, ma già dovrebbe emergere dalla trama inframezzata di citazioni, il giudizio, che sarà, inevitabilmente, impressionistico, dettato dall’intuito, dal gusto e dall’esperienza: cos’altro mai potrebbe essere?
Il lettore attento si sarà accorto che qui si è fatto l’esatto contrario.
Federico Burlando

Grazia Cherchi
Scompartimento per lettori e taciturni
Articoli, ritratti, interviste

Minimum fax, Roma, 2017, pp. 345.
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23 settembre 2017

In libreria

Anthony O. Scott
Elogio della critica
Il Saggiatore, Milano 2017, pp. 255.
Descrizione
Il mondo è il labirinto degli specchi di un enorme luna park, uno spazio abbagliante e policromo in cui è quasi impossibile orientarsi. Siamo accecati dagli schermi degli smartphone, impigliati nella rete, schiavi dei social network, bombardati di luci e parole, colori e suoni dalle fonti più disparate: cinema e pubblicità, serie televisive e videogiochi, e ancora moda, informazione, musica e romanzi. In quest’epoca di perenne sollecitazione, viviamo circondati da una sovrabbondante offerta di esperienze che è insieme eccitante e spaventosa: che cosa dovremmo leggere, guardare, ascoltare, idolatrare e infine acquistare? Che cos’è il bello? Cosa vogliamo davvero? Cosa desideriamo? La sola risposta a questa paralisi per eccesso di stimoli è la critica: non solo come specialità giornalistica o accademica, ma anche come attitudine che ognuno dovrebbe coltivare. Esercitare la critica ha la stessa importanza di ridere, piangere o sognare. A.O. Scott – forte dalla sua esperienza di critico cinematografico per il New York Times – mostra come il pensiero critico dia forma tanto alla creazione artistica quanto all’azione civile o ai rapporti interpersonali. Con humour tagliente, propone esempi eruditi e vivaci aneddoti: riafferma l’imperativo poetico di Rainer Maria Rilke «Devi cambiare la tua vita»; osserva pensoso le code per assistere alle performance di Marina Abramovich; ricorda il tragico destino critico di Keats e Melville; affronta le furibonde reazioni di chi, come Samuel L. Jackson, si ribella alle sue recensioni. Elogio della critica, sfiorando il memoir e il trattatello filosofico, ci regala una piccola guida per sopravvivere al nostro tempo: una celebrazione dell’arte e dell’immaginazione che riflette sul nostro istinto a coltivare il piacere, un manifesto contro la pigrizia e la stupidità e una cartografia per farsi largo tra i dubbi che riguardano la nostra esperienza. Perché criticare significa ascoltare il messaggio di bellezza e libertà che giunge dall’arte, e tentare di farlo proprio nella vita di tutti i giorni.


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06 aprile 2017

In libreria

Grazia Cherchi
Scompartimento per lettori e taciturni
Articoli, ritratti, interviste

Minimum fax, Roma, 2017, pp. 345.

Descrizione
Recensioni e interviste, premi letterari, la vita di tutti i giorni nei libri e i libri dentro la vita di tutti i giorni: Scompartimento per lettori e taciturni è tutto questo. Grazia Cherchi visse per la letteratura incarnando una voce autorevole e libera, cercando di proporre al pubblico e alle case editrici un nuovo filtro critico. Collaboratrice editoriale e scout – tra le sue scoperte, Stefano Benni, Alessandro Baricco e Massimo Carlotto – rifiutò sempre di figurare nelle giurie di premi letterari, verso i quali non nutriva alcuna fiducia, restando invece un’accesa sostenitrice del giudizio dei lettori. Dai suoi articoli emerge la personalità di una grande donna prima che di una grande giornalista, una lettrice militante con un’unica missione: far scoprire il piacere della lettura a tutti senza distinzioni.
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25 marzo 2013

In libreria

Elisabetta Mondello
L'avventura delle riviste. Periodici e giornali letterari del Novecento
Roma, Robin edizioni, 2013, 300 pp.
Descrizione
Raccontare l’avventura delle riviste vuol dire rileggere il 900 attraverso una delle sue strutture culturali fondamentali. I periodici si sono imposti, infatti, come il luogo privilegiato di formazione del pensiero intellettuale, il territorio naturale per dibatti, proposte teoriche, esordi ma anche per conflitti politico-culturali e scontri personali. Sono stati lo specchio della loro epoca. Basta citare una testata per evocare una fase della storia d’Italia: La Voce, Lacerba, Roma futurista, La Difesa della razza. E ancora: Il Politecnico, Nuovi Argomenti, Officina, Quindici, Alfabeta… Il 900 è davvero “il secolo delle riviste”. Il volume ricostruisce la storia delle riviste letterarie fino agli anni ’90, proponendo un’analisi delle testate e del ruolo da loro assolto nella storia culturale del periodo. Si conclude proponendo una riflessione sull’oggi: qual è il ruolo delle riviste negli anni Duemila? Hanno perso la loro funzione, travolte prima dalla crisi degli anni ’80, che ha portato alla chiusura di tutte le testate “storiche”, e poi dalle nuove forme comunicazionali imposte da Internet? Pure sul web prosperano riviste, siti e pagine culturali. Forse i prodotti cartacei sono superati ed il futuro è riservato ai prodotti digitali?

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29 marzo 2012

In libreria

Alberto Cadioli
Le diverse pagine. Il testo letterario tra scrittore, editore, lettore
Milano, Il Saggiatore, 2012, 320 pp.
Descrizione
Un testo non pubblicato non esiste, o esiste solo per chi lo ha scritto. Gli dà vita un editore, che decide le caratteristiche della sua edizione, sceglie il titolo, trova l’illustrazione di copertina, suggerisce nel risvolto una chiave di lettura. È ancora l’editore che consiglia l’autore, che modifica la narrazione, che corregge lo stile, che fissa, nel libro finito, le parole ancora fluide fino alle ultime bozze. Stampato, il testo entra nel tempo, arrivando al lettore: la sua instabilità è risolta, almeno fino a quando non ci sarà una successiva edizione, con nuovi interventi, nuove copertine, nuovi risvolti, nuovi suggerimenti di lettura, nuovi lettori. Le diverse pagine indaga i molteplici passaggi che portano le carte di uno scrittore a essere il libro di un lettore, ponendo domande sul ruolo dell’editore, riflettendo sulle questioni teoriche della trasmissione dei testi, interrogandosi sulle modalità di lettura; nello stesso tempo, in controcanto, delinea la storia di molti titoli del Novecento, figli dei loro autori, ma anche di chi li ha stampati, li ha corretti, li ha vestiti. E quando a discutere le scelte erano Pavese e Vittorini, Calvino e Natalia Ginzburg, Sereni e Sciascia, ogni decisione entrava in un dibattito più grande, e si può studiare come quel dibattito sia uscito dalle stanze degli editori, per entrare nella storia della letteratura e della cultura. Perché le vicende editoriali della Scacchiera davanti allo specchio, di Agostino, di Ragazzi di vita, dell’Isola di Arturo, del Gattopardo, di Eros e Priapo riguardano le case editrici, ma soprattutto appartengono a un percorso di scrittura: spiegarne la storia significa raccontare in che modo un testo è diventato il libro che i lettori hanno conosciuto e amato.
*link al sito del Saggiatore per leggere le prime pagine del libro.
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25 gennaio 2012

Little Italy

Leggere questo libro porta con sé, fin dalla prima pagina, l’idea di addentrarsi in un lungo viaggio racchiuso e suddiviso in piccole matrioske che si aprono, una dopo l’altra, capitolo per capitolo. E’ una storia dell’Italia che percorre luoghi, tempi, spazi e idee attorcigliandosi dentro se stessa come una scala a chiocciola che scende in uno stretto pertugio. E’ una sorta di mini-dizionario e contemporaneamente un’enorme enciclopedia di una Storia dell’informazione letteraria, intesa nel suo significato più esteso, che spazia dalla notizia alla critica ad altre forme, una storia che è anche storia della politica, della società e della cultura, del giornalismo, dell’editoria libraria, della letteratura italiana. E’ un cassetto che racchiude un’essenza della nostra storia e ha sicuramente il merito di rappresentare un primo discorso unitario sui diversi processi finora studiati separatamente o non ancora studiati andando decisamente a colmare un vuoto bibliografico e storico critico.
La scelta di Ferretti e Guerriero è stata quella di dividere e periodizzare quest’opera in sei fasi distinte dal 1925 fino al 2009 sulla base di ragioni storico-politico-culturali generali e critico-informativo-letterarie spesso convergenti tra loro, distribuendo questo viaggio in tante diverse "Little Italy", ognuna da assaporare in tutta la propria fragranza.
E cosi via col primo periodo (1925-1945) che passa attraverso i totalitarismi e la Seconda Guerra Mondiale, dal superamento della crisi Matteotti e all’approvazione della nuova legge di stampa, alla presa totale di controllo dell’informazione, da Galeazzo Ciano agli "insegnamenti" di Goebbels fino ai giornali in camicia nera, la radio ( Uri 24, Eiar 28, Rai44) e i nuovi settimanali; Radio Firenze liberata nel 1944 e un puzzle di antifascisti, fascisti, cattolici, il partito comunista, Gramsci e Togliatti. Il rilancio del romanzo, la Mondadori, Bompiani, passando per Moravia,Vittorini e Buzzati: il bavaglio del Fascismo e la fine del conflitto.
Il secondo periodo spazia dal 1945 al 1956, con la frattura del dopoguerra, le epurazioni fasciste e il progetto democratico, la scissione di Palazzo Barberini del 1947 con l’allontanamento di Saragat dal PSIUP e la fondazione del PSDI; le elezioni del 1948 che portano verso la normalizzazione, e che aprono la lunga serie di governi democristiani centristi. La settorizzazione della produzione verso il capitalismo, la narrativa regina del mercato, l’importanza della terza pagina, Montale, Bo, Pampaloni, Bassani, Sereni, Cajumi e Fortini.
Il ventesimo congresso del PCUS nel 1956 apre il terzo periodo, con Cruscev che denuncia le purghe e le limitazioni alla libertà decise da Stalin, passando per lo sviluppo industriale e il boom economico italiano, la legge-truffa del 53, la nascita nel 1954 della tv, il Giorno di Cino Del Duca nel 1956, la parabola di Mattei fino al 68.
Il quarto periodo, dal 1968-80, si apre con le contestazioni studentesche e operaie con le loro istanze anti istituzionali e anticapitalistiche, precedute e accompagnate dai contraccolpi e dalle suggestioni della guerra del Vietnam: hanno un marcato valore simbolico e una decisiva pregnanza politica, avviando e improntando un periodo di conflitti e trasformazioni per la società italiana con esiti contraddittori, fino al 1980 che rappresenta la caduta di questa tensione e il nascere della rivoluzione dei consumi culturali. La fine del centrosinistra, la strage di Bologna nel 1980, il terrorismo rosso e l’ uccisione di Aldo Moro nel 1978; il boom delle televisioni e delle radio locali nel 1975 fino ai primi passi di Fininvest nel 1978.
Il penultimo periodo (1980-1992) è considerato quello della rivoluzione nei consumi. La morte di Berlinguer 1984, il declino del Pci negli anni del craxismo, il crollo del muro di Berlino il 9 novembre 1989 e il successivo crollo dell’unione sovietica e dello stesso Pci nel1991. Nel 1992 una grave crisi economica , sociale e politica investe l’Italia, la nuova era digitale, l’impero di Berlusconi e la scalata Fininvest, la legge Mammì che regolamenta il sistema televisivo e sancisce il duopolio Rai-fininvest, i fogli trovati a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo a casa di Licio Gelli e lo scandalo P2.
L’ultimo periodo parte dalla crisi del 1992 fino all’attuale crisi dei giorni nostri, passando da tangentopoli alla dissoluzione del vecchio sistema partitico, dagli squilibri del capitalismo al G8 di Genova, all’attentato dell’11 settembre 2011 alle torri gemelle.
La grande innovazione di questo libro risiede nel metodo unitario e sistematico con il quale sono state seguite, selezionate e misurate sia le pagine culturali di quotidiani e periodici d’attualità, sia le riviste letterarie, sia le diverse forme d’informazione letteraria. Ad esse si affiancano, a mano a mano, informazioni estrapolate da radio, tv e internet, dando una prima ricostruzione anche del reticolo di intellettuali che le attraversa tutte e che appare sempre più esteso nel tempo, oltre a notiziari editoriali, bollettini di Club del libro, pubblicità, festival, fiere, convegni, mostre; oltre a trattare le diverse politiche e formule dell’informazione letteraria: recensione, scheda, articolo, intervento, servizio, testo, inedito, necrologio, notizia e alla consultazione di archivi, teche, biblioteche, spogli diretti, parziale o completi di argomenti di cultura primaria quali teatro, cinema, musica, e radiotelevisione.
Storia dell’informazione letteraria è un diario di viaggio di non facile interpretazione, dotato di un orientamento elitario; è un’opera robusta, corposa, complessa, in cui non tutti sono in grado di seguirne la rotta, a causa dell’immensa mole di variegate informazioni che vi sono contenute. Ma allo stesso tempo è un prezioso trolley di conoscenze nonché una bussola affidabile per coloro i quali intendono affrontare un lungo viaggio nel mare sconfinato dell’informazione letteraria.
Stefano Ciccone

Gian Carlo Ferretti - Stefano Guerriero
Storia dell'informazione letteraria in Italia.
Dalla terza pagina a internet (1925-2009)
Milano, Feltrinelli, 2010, 451 pp.

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09 ottobre 2011

Scrittura e lettura: Se una notte d'inverno un viaggiatore

Un lettore, una lettrice e un non lettore. Uno scrittore e un falsario. Questi sono i personaggi di Se una notte d’inverno un viaggiatore, opera di Italo Calvino pubblicata nel 1979.
Non la storia di un lettore qualsiasi, ma è la tua storia: sei un lettore attento, interessato. Una mattina entri in libreria e ti lasci avvolgere dalla curiosità per un titolo ipotetico, Se una notte d’inverno un viaggiatore. Hai voglia di farti trasportare in un'altra dimensione, il titolo ti piace, ti ricorda quei romanzi dell’ottocento che iniziavano tutti in una notte buia e tempestosa. Vai a casa, ti sistemi sulla tua poltrona e inizi a leggere il romanzo. Dopo il primo capitolo, però, ti rendi conto che le pagine a seguire sono bianche e, in preda al desiderio di sapere come andrà a finire, ti rechi in libreria per segnalare il problema. Ecco che, in mezzo ai libri, entra nel tuo campo visivo la Lettrice: anche lei ha comprato lo stesso libro e ha riscontrato lo stesso errore di stampa. Decidete di mettervi insieme sulle tracce del manoscritto, iniziano così le vostre incalzanti avventure che vi porteranno a incominciare dieci libri diversi senza riuscire a portarne a termine nemmeno uno.
È un’opera caratterizzata dal senso d’attesa di suspense tipica dell’incipit: lo scopo di Calvino è, infatti, quello di scrivere un libro di soli inizi, in quanto il momento iniziale della lettura è quello contraddistinto dalla maggiore tensione e curiosità. L’incipit è il momento in cui tutte le speranze del lettore non sono ancora state disattese dallo scorrere della storia, il momento in cui il romanzo che si sta iniziando può prendere la forma di tutti i romanzi possibili.
Queste è l’idea iniziale da cui parte l’autore che, per contestualizzarla, crea una cornice essenziale: la storia del lettore. I personaggi, infatti, sono funzionali a una riflessione sul romanzo considerato da ogni punto di vista. Per quanto riguarda l’atto della lettura, Se una notte d’inverno un viaggiatore offre un campionario di modi di leggere: abbiamo la lettura professione del dottor Cadavegna, un editore, che rimpiange l’epoca della sua infanzia in cui leggere era solo un piacere, la lettura erudita dei professori universitari che mirano solo a trovare conferma di nozioni acquisite. Abbiamo poi la lettura elettronica di Lotaria, sorella della Lettrice, che consiste nell’analisi delle liste di vocaboli del testo disposte, grazie a un software in ordine di frequenza. C’è poi la lettura normale della Lettrice che legge solo per il piacere di leggere e un personaggio, Irnerio, che ha deciso di smettere di leggere: dopo aver disimparato a leggere, processo molto più difficile di quello opposto, usa i libri solo come oggetti da cui ricavare sculture.
È presente, inoltre, una riflessione sulla scrittura, incarnata dallo scrittore Silas Flannery che esprime l’utopia calviniana di poter scrivere tutti i romanzi possibili e, allo stesso tempo, vagheggia una scrittura in cui l’autore è assente dicendo “come scriverei bene se non ci fossi”.
Infine ogni incipit appartiene a generi letterari differenti: si passa dal romanzo psicologico, al thriller, dallo stile del racconto erotico giapponese al romanzo rivoluzionario russo.
Riporto in conclusione, un brano del libro appartenente al diario di Silas Flannery, che si interroga sulla possibilità di una scrittura e di una lettura oggettiva, prescindendo dall’individualità dello scrittore e del lettore, uno dei punti culminanti della riflessione di Calvino contenuta nell’opera.

"Ho letto in un libro che l’oggettività del pensiero si può esprimere usando il verso alla terza persona impersonale: dire non “io penso”, ma “pensa”, come si dice “piove”. C’è del pensiero nell’universo, questa è la constatazione da cui dobbiamo partire ogni volta. […] solo quando mi verrà naturale d’usare il verbo scrivere all’impersonale potrò sperare che attraverso di me s’esprima qualcosa di meno limitato che l’individualità del singolo. E per il verbo leggere? Si potrà dire “oggi legge“ come si dice “oggi piove”? a pensarci bene, la lettura è un atto necessariamente individuale, molto più dello scrivere. Ammesso che la scrittura riesca a superare la limitatezza dell’autore, essa continuerà ad avere senso solo quando verrà letta da una persona singola e attraverserà i suoi circuiti mentali". 

Martina Zavagna

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05 giugno 2011

In libreria

Vittorio Coletti
Romanzo mondo. La letteratura nel villaggio globale
Bologna Il Mulino, 2011, 144 pp.
Descrizione
Nella sua lunga storia il romanzo ha avuto grande circolazione internazionale sempre portando in sé ben radicati i segni delle sue patrie linguistiche e culturali (Francia, Inghilterra, Russia, Germania, Italia). Ma che succede dei luoghi quando le differenze linguistiche e culturali si attenuano e ogni specificità nazionale si riduce? Se si allentano i rapporti tra lingua e patria, in che terra affonda le sue radici lo scrittore? Il libro segue la progressiva de-nazionalizzazione del romanzo, in un percorso che vede i tratti locali prima sconvolti poi sopraffatti da quelli planetari, fino all'epoca attuale in cui il mondo è insieme paese d'origine e di destinazione del più occidentale fra i generi letterari. Nella narrativa contemporanea emerge così una inedita inessenzialità dei luoghi, letterariamente divenuti interscambiabili.
Vittorio Coletti insegna Storia della lingua italiana nell'Università di Genova. Tra i suoi libri: "Da Monteverdi a Puccini" (2003) e "Storia dell'italiano letterario" (1993) pubblicati da Einaudi. E' inoltre autore del "Dizionario della lingua italiana" (con F. Sabatini, Sansoni, 2008).
*segnalato da C. S.
 
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05 dicembre 2010

In libreria


Massimo Onofri
Il secolo plurale
Roma, Avagliano, 2010, 312 p.



Scheda
Se c’è un secolo che è stato davvero plurale – nei valori e nei disvalori, nelle idiosincrasie, nelle opzioni culturali e stilistiche – questo è stato il Novecento. Un secolo tutt’altro che breve e che, culturalmente e ideologicamente, non è mai finito di finire. Un secolo che, se ha celebrato la letteratura nella sua autonomia categoriale, della letteratura ha dovuto constatare invece tutte le compromissioni con le nuove scienze umane, tutte la sua impurità. Un secolo che, nonostante gli infiniti parricidi, continua a proiettare la corrusca luce dei suoi padri fondatori sul nostro presente. Di tutto questo, in una scrittura elegante e nervosa, ellittica e risentita, Massimo Onofri ha fatto appassionato e originale racconto: narrando idee e movimenti come fossero personaggi, e le persone e i personaggi come fossero idee. Racconto che, proprio là dove più pare crescere dentro la sua narrativa fiamma, non rinuncia ai doveri, che restano sempre gli stessi, d’ogni vera e nuova storia letteraria.
*segnalato da C.S.

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14 novembre 2010

Da Pasolini ai blogger, piccoli critici letterari crescono


Poliedricità. Marketing. Eternità. Collettività. Immaterialità. Queste le parole chiave della letteratura – e della critica letteraria - nel XXI secolo.
La terza pagina scompare, relegata a metà o in fondo al quotidiano sotto la dicitura “Cultura e spettacoli”. Gli elzeviri e le firme illustri si eclissano di fronte a interviste, spazi pubblicitari, tamburini e anonime mini-recensioni, in cui cinema, musica, televisione, arte e letteratura sempre più spesso si fondono come parti di un'unica entità.
L'informazione letteraria diventa informazione libraria: l'eredità di letterati socialmente e politicamente impegnati (un nome su tutti, Pier Paolo Pasolini) è raccolta da macinatori di best seller atti a riempire le scalette dei talk show, intervistati talvolta da chi - del loro ultimo libro (per quale altra ragione li si inviterebbe?) - ha letto solo titolo e quarta di copertina.
La Repubblica delle lettere si piega di fronte al mercato dei consumi, controllato dai grandi gruppi editoriali che già possiedono quotidiani, riviste e canali radiotelevisivi (in cui ospitare i loro autori) e si spartiscono la vittoria ai premi letterari. L'intellettualismo perde il suo primato di fronte alla cultura di massa, che a sua volta si parcellizza nell'individualismo dei blogger, nella micro-comunicazione che avviene nello spazio di un tweet.
Poliedricità. Lo scrittore perde il suo status di intellettuale per diventare showman: la recensione del suo libro è delegata a lui stesso nello spazio di un'intervista sul giornale, un'ospitata in tv, una pagina pubblicitaria a spese dell'editore che sottintende un 'Prossimamente sui vostri scaffali''. I libri sono venduti all'autogrill e nei supermercati, disposti in ordine di best seller fra lo scaffale delle bibite e quello dei cosmetici.
Marketing. L'editore da intellettuale diventa imprenditore, la cui 'azienda' mette sotto contratto addetti alle pubbliche relazioni piuttosto che correttori di bozze. L'80% del fatturato deriva non dal talento o dalla qualità, ma dalla novità: un libro ha successo solo se ha un lancio efficace e balza i primi posti delle classifiche di vendita in pochi giorni.
Eternità. A fronte di riviste letterarie che nascono e muoiono nell'arco di poche settimane, pochi mesi, pochi anni, Internet regala l'immortalità alle parole e ai suoi autori. Condisce l'informazione statica e lineare del testo con link, immagini e video, la proietta nel mondo attraverso blog e social network.
Collettività. Lo sviluppo del web 2.0, che ha introdotto la definizione di prosumer (crasi fra producer e consumer, il consumatore che diventa produttore di contenuti), fa sì che ai Pirandello, Moravia, Montale e Malaparte – questi alcuni fra i nomi che hanno caratterizzato la critica letteraria del Novecento – possa sovrapporsi una Marta Traverso qualunque, che in meno di cinque minuti crea il proprio blog e recensisce i libri che ha letto, diventa collaboratrice di uno dei tanti blog collettivi letterari presenti in rete (nel caso specifico, Sul Romanzo), si iscrive ad Anobii e costruisce la propria libreria virtuale. La demarcazione fra il critico 'intellettuale' e il lettore 'da istruire' si tramuta in una rete di nodi paritari, in cui ognuno è al tempo stesso lettore e recensore, critico e spettatore, autore e pubblico.
Immaterialità. Strumenti come Kindle e l'Ipad (seppur non citati nel testo) rendono la letteratura un prodotto etereo, immateriale, misurato in kilobyte prima che in numeri di pagina, fruito su un monitor da 9,7'' che non si può nemmeno sfogliare. Il contenuto diventa nomade, un romanzo si traspone dalla carta al pdf, passando per la fiction tv e il booktrailer caricato su YouTube.
Marta Traverso


Gian Carlo Ferretti, Stefano Guerriero
Storia dell'informazione letteraria in Italia dalla terza pagina a Internet 1925-2009

Milano, Feltrinelli, 2010, 451 pp.

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09 aprile 2010

In libreria

Gian Carlo Ferretti - Stefano Guerriero
Storia dell'informazione letteraria in Italia. Dalla terza pagina a internet (1925-2009)
Milano, Feltrinelli, 2010, 451 pp.
Scheda
La prima storia organica e completa dell’informazione letteraria dal fascismo a oggi, su terze pagine e supplementi, riviste letterarie e mensili librari, fogli politici e settimanali di attualità, rubriche radiotelevisive e siti internet. Un reticolo fittissimo di tendenze critiche e formule informative, che si articola nel vivo dei processi sociali e della spettacolarizzazione mediatica, della produzione e del mercato editoriale, dei dibattiti intellettuali e del lavoro di critici come Cecchi e Montale, Pampaloni e Pasolini, Baldacci e Cherchi, via via fino alle ultime generazioni. Tutto questo attraverso un discorso che armonizzando la rigorosa documentazione di prima mano e il vivace gusto dell’aneddotica, lo studio e l’intervento, il manuale e il racconto, con tante piccole e grandi riscoperte e scoperte, si rivolge sia agli operatori dell’informazione e dell’editoria, sia ai docenti e studenti delle discipline relative, sia al pubblico dei lettori.

*Leggi  tutto
*Link alla Presentazione video degli autori sul sito dell'editore Feltrinelli
* link alla recensione di Paolo Mauri, La terza pagina. Raccontare la cultura da Moravia al blog,  "La Repubblica", 8 aprile 2010.

14 gennaio 2010

Anobii, il grande naso letterario

Non esiste barba di prova che sia stato Gutenberg ad inventare i caratteri mobili né a stampare un libro. Così scrive Guy Bechtel, uno tra i pochi credibili biografi dell’affarista-tipografo magontino, che non fu certo in grado di cogliere la portata dell’invenzione che gli viene, dai più, attribuita.
La proto-tipografia per circa cinquant’anni userà la carta stampata più o meno come accidentale contenitore e la produzione libresca sarà sostanzialmente plagiara del lavoro degli amanuensi, che si andranno estinguendo sotto il piombo dei primi monotipi.
Impigliati nella Rete, la stessa sorte toccherà ai tipografi.
Con Aldo Manuzio nasce l’editoria e quindi si può parlare di diffusione dei saperi e dell’informazione. Il contenitore diverrà finalmente un pragmatico supporto per servire il contenuto e, per la prima volta, si daranno alle stampe stupefacenti progetti culturali.
Il banchetto che poi, produzione e cultura, mercato e media - il Quarto più che il Quinto potere, hanno fatto di questa storia, è sotto gli occhi di tutti.
Se guardiamo con lo specchietto retrovisore, tanto per citare McLuhan (meglio lui di un elettro-profeta), e vogliamo comparare due momenti emozionanti legati a invenzioni della galassia libresca, uno è quello che ci mostra, appunto, l’officina aldina a Venezia, a partire dal 1494; l’altro potrebbe essere aNobii.com di Greg Sung, Hong Kong, 2005 (e nel 2007 a Firenze, la versione “.it ”).
Implacabile con autori illusionisti e autorini illusi e con le loro vacue scatolette letterarie, nasce, diciamo, l’homo aNobii, un critico libero dall’editoria inessenziale, alla quale proprio lui potrebbe, chissà, restituirgli autorevolezza e credibilità, che sia essa di carta o a led.
Le comparsite mediatiche dei Soliti serviranno a poco con la crescente diffusione della Rete. Gli editori managers, cosiddetti, dopo un effimero boom editoriale grazie anche all’edicola (dove oggi, mentre la carta stampata - giornali in testa - è in caduta libera, sale la vendita di raccolte di coltelli, piatti, crocifissi, ecc), raschiano il fondo del barile rimbrottandoci dal pulpito delle loro rotative la nostra riluttanza verso il mercato. Gli riuscirà sempre meno rifilarci, anche solo come gadget, le Filippiche di Cicerone o Il libro delle Vergini di D’Annunzio, rilegati in pelle editoriale (plastica, sic).
aNobii squarcia, annusa, distrugge o degusta per noi la pagina letteraria. Polverizza quella banale e quella furba, premia quella che nutre, quella che ci fa sognare. E’ il naso etico che revocherà l’isolamento critico al lettore, brutalizzato dai troppi autori che vilipendiano la letteratura consapevole e ci ammiccano dalla quarta di copertina o dalla terza dei giornali, come se mostrarci la loro faccia fosse garanzia di qualcosa.
Il 5 novembre 1995 ad Acquasanta (Ge), dentro una vecchia cartiera e sotto gli occhi del lettore (oggi, on demand), fu prodotto Libretto di Edoardo Sanguineti (disegni di Mario Persico) con tecnologia Xeros, non certo adeguatamente sofisticata allora. Probabilmente per la prima volta, fu distribuito on line un libro inedito di un grande protagonista della letteratura italiana del Novecento, che si poteva produrre anche in ambiente domestico con una semplice stampante.
Si è trattato di un progetto di ecologia culturale così come voleva il Manifesto dell’antilibro (G. Dorfles, F. Pirella, M. Persico, E. Sanguineti): stampare cosa serve quando serve.
L’autore poteva consapevolmente diventare editore di sé stesso - “l’autoproduzione rende liberi” - mettendo fine alle lobby delle intermediazioni libresche. Il vero libro non sarebbe stato più quello di carta (documento), ma quello posato nella memoria del pc (oggi, E-book).
I sacrosanti diritti riservati alle opere dell’intelletto, invece, sono divenuti ormai esigibili con i software in circolazione.
Però mancava ancora un cardine: come informare i lettori?
La risposta potrebbe essere proprio aNobii, un passaparola che ci rimanda alla nobiltà dell’uomo libro e forse non lo sa ancora ma potrebbe essere anche un neo-editore, mecenate democratico, disinteressato a cavalcare il web e mutare la cartastampata in cartamoneta, semplicemente perché un social networking non riconosce il sistema produttivo.
E lì, evviva, non c’è barba di mercato che tenga. Per ora.
Francesco Pirella
"FILI d’ARCAL", 1:10

*pubblicato per gentile concessione dell'autore. 





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Francesco Pirella  é il fondatore ed il direttore di ARMUS Archivio Museo della stampa di Genova). Per saperne di più leggi:  Intervista a Francesco Pirella, a cura di Marco Picasso, metaprintart.info, 1° dicembre 2009.


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