Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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28 settembre 2021

In libreria

Lilli Gruber
La guerra dentro. Martha Gellhorn e il dovere della verità
Rizzoli, Milano, 2021, pp. 288.

Descrizione
"A Martha Gellhorn", recita la dedica della prima edizione di Per chi suona la campana, il capolavoro di Ernest Hemingway. Tutto qui, un nome e un cognome: quelli della più grande corrispondente di guerra del Novecento. La donna che con Hemingway ha mosso i primi passi da giornalista sul campo, nel 1937, a Madrid sotto le bombe. Che presto è diventata più brava di lui nel mestiere di raccontare i fatti. Che lo ha amato, sposato, lasciato, in un’appassionata storia d’amore tinta di rivalità. E che per tutta la vita ha avuto una sola missione: «Andare a vedere». I reportage rigorosi e avvincenti di Gellhorn coprono i fronti più caldi del secolo breve: è stata sul confine della Finlandia durante l’invasione russa (trovando il tempo per una cena con Montanelli) e accanto alle truppe alleate a Montecassino; è stata la prima reporter donna a sbarcare sulle spiagge della Normandia e poi a entrare a Dachau liberata dagli americani. È andata in Vietnam, decisa a smascherare le menzogne della propaganda ufficiale Usa. Una carriera attraversata dalla gloria e dalla tragedia, segnata dalla solitudine delle donne indipendenti e controcorrente. Oggi le guerre sono cambiate, l’ingiustizia ha preso altre forme, ma nessuno dei problemi contro cui Martha ha passato la vita a battersi è stato risolto. Sono sempre i più poveri, a cui lei ha saputo dar voce, a pagare i conflitti militari ed economici. Sono ancora le donne, come è successo a lei, a dover faticare di più per farsi strada, in guerra come in pace. In queste pagine, che illuminano gli anni più folgoranti di Gellhorn, la sua voce si intreccia con quella di Lilli Gruber, che interpella anche altri grandi corrispondenti. Raccontando, di battaglia in battaglia, la bellezza e la responsabilità del giornalismo in un tempo che ha più che mai bisogno di verità.

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02 marzo 2021

Ezio Bartalini, combattente per la pace


Il libro di Isa Bartalini prende slancio proprio da Genova dove il padre dell'autrice, Ezio Bartalini,  fondò il giornale "La Pace" (1903-1915), lasciando un segno indelebile per la storia del movimento antimilitarista e pacifista in Italia.  Bartalini (1884-1962) fu un vero "combattente" della pace per tutta la vita, quasi interamente trascorsa in esilio attraverso l'Europa intera fino a Istanbul, mantenendo sempre un solido contatto epistolare con amici e familiari, che costituisce l'ossatura del libro della figlia Isa. Nel dopoguerra rientrò finalmente in Italia, determinato a prendere la parola contro il pericolo della guerra atomica attraverso un nuovo foglio che ancora una volta si titolò "La Pace" (1950-1962). 
Sfogliando molte pagine del libro autobiografico di Isa Bartalini si ritrova la Genova viva dei primi anni del secolo xx, caratterizzata dalla vivace contrapposizione tra le numerose testate diffuse in città e la presenza di figure che meriterebbero di essere meglio ricordate, poco note come quella Fanny dal Ry (1877-1961), firma di tutto rilievo de "La Pace" e di altre testte di impronta socialista, impegnata anche nello studio delle problematiche scoiali della scuola.

Isa Bartalini 
I fatti veri. Vicende di una famiglia toscana,  
Edizioni scientifiche Italiane, Napoli, 1997, pp. 422.
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10 gennaio 2020

In libreria

Gillo Pontecorvo
Il sole sorge ancora
Tra politica, giornalismo e cinema
Mimesis, Sesto San Giovanni, 2019, pp. 174.
Descrizione
Noto come regista cinematografico dalla grande inventiva, ma dalla scarsa prolificità – nel giro di un trentennio di attività diresse solo cinque film, la maggior parte oggi considerati leggendari, un mediometraggio e un pugno di documentari –, Gillo Pontecorvo intraprese all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale la carriera di giornalista, dapprima inviando corrispondenze da Parigi, dov'era tornato a vivere, e successivamente assumendo la carica di direttore di “Pattuglia”, la più popolare delle riviste giovanili del Partito Comunista. Quest’antologia raccoglie di quest’ultima sua esperienza gli editoriali, gli articoli e le interviste redatti tra il 1947 e il 1950 sia come collaboratore e, successivamente, come direttore. In appendice quattro interviste a Pablo Picasso, Marlene Dietrich, René Clair e Jean Frédéric Joliot-Curie, pubblicate nel 1947 da Pontecorvo su “Omnibus”, “Milano- Sera” e “La Repubblica”. 
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23 ottobre 2019

In libreria

Antonio Gnoli, Francesco Merlo
Grand Hotel Scalfari. Confessioni libertine su un secolo di carta
Marsilio, Venezia, 2019, pp. 304.

Descrizione
Mai Eugenio Scalfari si era aperto a considerazioni così intime. Sono le confessioni di un novantacinquenne divertito e attratto da questa lunga epoca di transizione. Attraverso le voci di Antonio Gnoli e Francesco Merlo, egli rivive il suo «secolo di carta», negli anni del trionfo e in quelli recenti del declino. Interrogandosi su cosa potrà riservarci il futuro. Se c’è un modo di essere autenticamente se stessi, queste pagine lo rivelano attraverso gli episodi meno noti o addirittura sconosciuti della sua vita. Ecco allora scorrere, come in un romanzo, l’infanzia cattolica e i genitori in crisi, le profonde amicizie e le contese giovanili, il fascista e l’antifascista, gli amori saldi e le avventure rapsodiche, le malattie e la forza per affrontarle, le professioni svolte e la politica vissuta giorno per giorno. Niente resta occultato in questa sorprendente storia.

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18 ottobre 2019

In libreria

Francesco Durante
Camillo & and son. Vita e morte di due grandi giornalisti tra Italia e America
Carabba editore, Lanciano, 2019.

Descrizione
Il racconto, basato su una imponente documentazione d’archivio, delle vite di Camillo e Camille Maximilian Cianfarra, padre e figlio, giornalisti tra Italia e America. Due storie personali che incrociano la grande Storia con tutti i suoi protagonisti, unite da una comune passione e da un tragico destino. Nel nome della libertà. Si chiamavano entrambi Camillo Cianfarra ed erano padre e figlio.


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02 agosto 2019

In libreria

Claudia Fusani 
"Il tuo nome sarà Irene". Il romanzo della vita di Irene Brin
 All Around,  Roma, 2019, pp. 384.
Descrizione
Irene Brin, (1911-1969), maestra di stile e di bon ton, come giornalista adottò vari pseudonimi: Marlene, Oriane, Mariù, Maria Del Corso, Geraldina Tron, Clara Radjanny von Schewitch e, soprattutto, Contessa Clara e Irene Brin. Con la sua scrittura brillante e inconfondibile rivoluzionò il linguaggio paludato e depressivo delle testate italiane dell'epoca, prima interprete del cosiddetto "giornalismo di costume". Ruolo che le rimase sempre stretto. Per fare l'inviata di guerra e Esteri dovette assumere vari pseudonimi dribblando la censura del fascismo. Dopo un paio di generazioni, la sua lezione aprì la strada al lavori di Lietta Tornabuoni, Camilla Cederna, Natalia Aspesi e Oriana Fallaci. Con il marito Gaspero Del Corso fece della galleria L'Obelisco a Roma il  luogo dei debutti dei più rivoluzionari artisti a cavallo degli anni 40 e 50, da Vespignani a Burri, da Calder a Rauschenberg. Maestra di stile e di bon ton, aprì la strada alla moda italiana nel mondo.

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06 dicembre 2018

In libreria

Giancarlo Tartaglia 
"Il giornale è il mio amore". 
Alberto Bergamini, inventore del giornalismo moderno. 

Edizioni All-Around, Roma, 2018, pp. 288.
Descrizione

Alberto Bergamini, (1871-1962), giornalista e politico del ’900 è stato l’inventore del giornalismo moderno. Fondatore e direttore de «Il Giornale d’Italia», il quotidiano più diffuso per decenni nel centro e nel Mezzogiorno, ha inventato la terza pagina, ha introdotto l’uso delle illustrazioni e delle fotografie, ha messo al centro del giornalismo la ricerca e l’inseguimento costante delle notizie, arrivando a pubblicare sino a sette edizioni al giorno del suo giornale. Senatore del Regno, è stato, insieme ad Albertini e Frassati, l’artefice e l’interprete di una stagione irripetibile della storia politico-giornalistica del nostre Paese.
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03 dicembre 2018

In libreria

Nicola Attadio
Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly
Bompiani, Milano, 2018, pp. 204.
Descrizione
Settembre 1887: una ragazza bussa alla porta di John Cockerill, direttore del ''New York World'' di Joseph Pulitzer. Chiede di essere assunta come reporter. Nessuna donna aveva mai osato tanto. Il suo nome è Elizabeth Cochran, ha ventitré anni, ma già da tre scrive per un quotidiano di Pittsburgh firmandosi Nellie Bly. Una donna reporter non si è mai vista, ma la sua idea di un'inchiesta sotto copertura a Blackwell Island, manicomio femminile di New York, convince Cockerill e Pulitzer ad accettare la sfida. Ne nasce un reportage che farà la storia del giornalismo. Da qui, in un crescendo di popolarità e sotto mille travestimenti, Nellie racconterà l'America agli americani. Diventerà l'incubo di politici e benpensanti, viaggerà in tutto il mondo, vivrà amori e fallimenti. Mentre i grattacieli, i treni, il telegrafo e poi la guerra trasformano la realtà, Nellie Bly si trova a essere pioniera di una figura mai esistita prima: la donna indipendente, artefice del proprio destino, la giornalista intrepida armata solo del proprio sguardo libero e della propria voce.

07 febbraio 2018

Pulitzer, genio del giornalismo


La storia del giornalismo è stata segnata nel corso dei secoli, da eventi e persone eccezionali. Fu un uomo di umili origini a cambiare per sempre il modo di creare ediffondere, notizie. Il suo nome era Joseph Pulitzer. 
Nacque a Makó, in Ungheria, e nel 1847, all’età di diciassette anni dopo aver tentato di arruolarsi prima nell’esercito austriaco e poi in quello napoleonico, arrivò negli Stati Uniti dove entrò a far parte dell’esercito nordista tra le cui fila combatté la guerra di secessione.

Tre anni più tardi, rinunciò ai suoi legami con L’impero austroungarico e divenne cittadino americano. La sua carriera giornalistica ebbe inizio nell’anno 1868, nella città di Saint Louis, dove venne assunto dal "Westliche Post", una testata in lingua tedesca. Grazie alle sue brillanti capacità riuscì, in giovane età, a diventare proprietario di due giornali e a fonderli in un'unica impresa. La sua scalata editoriale era solamente all’inizio.
Nel 1883 acquistò il "New York World" salvandolo dal fallimento e trasformandolo in pochi anni in un quotidiano venduto in oltre 300 mila copie. A causa della sua dedizione maniacale per il lavoro, e ad alcune battaglie legali che lo coinvolsero in prima persona, la sua salute venne compromessa gravemente. Pulitzer perse la vista e per via di disturbi nervosi, fu costretto a ritirarsi dal lavoro ed a passare gran parte dell’anno a bordo del suo yacht o nelle sue residenze. Nonostante la lontananza fisica non smise mai di seguire la vita del suo giornale grazie al lavoro certosino dei suoi segretari particolari, che lo tenevano informato su tutto quello che accadeva, proteggendolo però dai rumori del mondo.
Fu proprio uno dei suoi ultimi assistenti a descrivere in un saggio, gli ultimi otto mesi di vita di quell’uomo sempre alla ricerca di uno stimolo per la sua mente famelica ed in costante movimento. Sin dalle prime pagine della narrazione , grazie all’incredibile capacità descrittiva dell’autore, si può evincere che il signor Pulitzer non fu una persona qualsiasi.
Fra le strade di Amburgo, deliziosamente profumate di autunno, incominciò l’avventura di Alleyne Ireland, che mai si sarebbe aspettato di diventare segretario di uno dei più grandi magnati dell’informazione di quel secolo. Fu un semplice annuncio sul “Times” ad attirare la sua attenzione. Da quel momento, la sua vita cambiò per sempre. Si ritrovò al cospetto di un uomo energico nonostante la malattia invalidante. Il signor Pulitzer fu da subito molto esigente con il nuovo arrivato, cercò di scovare ogni suo punto debole e, mise spesso alla prova la sua pazienza. Dopo le prime difficoltà, Ireland, immerso nel lusso e nel benessere adattò la sua vita per tenere il passo con la fame di cultura, incolmabile del tycoon. In quanto assistente, il suo compito era quello di tenerlo aggiornato grazie all’aiuto innumerevoli articoli di giornale di differente argomentazione, che era solito leggergli durante i pasti o le loro passeggiate. Alle sue dipendenze fece numerosissime di esprimere ed imparò a conoscerlo, oltre il suo carattere particolare e le frequenti crisi di depressione.
Fra i due nacque un rapporto amichevole che contribuì , insieme alla grande quantità di ore che passavano in compagnia, e alla stima reciproca, a rendere quei momenti indelebili nella mente del narratore. A causa della debolezza di Pulitzer, durante la permanenza con la famiglia nella residenza di Bar Harbor, furono costretti a partire per una breve crociera a bordo del Liberty, il panfilo di loro proprietà. Le sue condizioni di salute peggiorarono quasi improvvisamente e, nel pomeriggio del 29 ottobre del 1911, il genio del giornalismo, si spense. 
Un anno più tardi, la Colombia University utilizzò il lascito di J.P per creare la Scuola di studi avanzati di giornalismo. Nel 1917 seguendo le istruzioni date, nacque il Premio Pulitzer per il giornalismo e la lettura. Oggi è ancora il massimo riconoscimento della categoria tanto amata dall’uomo che aveva rivoluzionato il mondo della carta stampata.
Andrea Buffa

Alleyne Ireland
 Joseph Pulitzer. L'uomo che ha cambiato il giornalismo
ADD editore, Torino, 2017,  pp.192.

30 gennaio 2018

In libreria

Javier Azpeitia
Lo stampatore di Venezia
Guanda, Parma, 2018, pp. 368.
Descrizione
Nel 1530 un giovane si reca in una villa nella campagna modenese per incontrare la vedova di Aldo Manuzio, il famoso stampatore veneziano, e mostrarle la biografia che ha scritto su di lui. Non sa che la storia vera è molto diversa dai toni epici del suo racconto. Da quando era approdato a Venezia nel 1489 con il proposito di realizzare raffinati volumi dei tesori della letteratura greca, Manuzio aveva dovuto affrontare difficoltà impensabili, come il furto dei manoscritti, le imposizioni commerciali del cinico Andrea Torresani – suocero nonché proprietario della stamperia – e la censura dei potenti. Le edizioni con testo originale a fronte, il corsivo, il libro tascabile, innovazioni per le quali Manuzio sarebbe stato ricordato per sempre, erano frutto di compromessi, trucchi, debiti, e lui per realizzarle si era dovuto difendere da attacchi e boicottaggi. Lo stampatore di Venezia racconta gli aspetti più passionali e intimi di Aldo Manuzio, la sua devozione per la cultura classica e il suo cerebrale epicureismo. E racconta gli esordi dell’editoria all’epoca dei Medici, di Savonarola, Tiziano, Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam: un momento storico di crisi e cambiamento nel quale sono riconoscibili le sfide che ancora oggi l’editoria moderna si trova a fronteggiare.
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10 agosto 2017

In libreria

Alleyne Ireland
 Joseph Pulitzer. L'uomo che ha cambiato il giornalismo
ADD editore, Torino, 2017, 192 pp.
Descrizione
Pubblicato nel 1914, il libro di Alleyne Ireland è una vera riscoperta che arriva per la prima volta in Italia e che, nell’anno del centenario dell’assegnazione del primo Premio Pulitzer, permette di conoscere da vicino il genio visionario dell’uomo che ha cambiato il giornalismo. Il Premio nasce grazie al lascito di Joseph Pulitzer, uno dei più influenti editori e giornalisti di tutti i tempi, immigrato ungherese che, nel 1864, approdò negli Stati Uniti con pochi soldi e molta intraprendenza.
Uomo di straordinario talento, esigente con se stesso e con i suoi giornalisti, Pulitzer occupò la scena pubblica americana per anni, ingaggiando battaglie e polemiche dalle colonne del suo giornale, il «World» che acquistò nel 1883. Il suo modo di intendere il giornalismo era rivoluzionario, così come la sua costante ricerca dei migliori cronisti che sottraeva ai giornali concorrenti. Anni di lavoro indefesso lasciarono però su di lui i segni della fatica e Pulitzer, ancora giovane, perse la vista e venne colpito da una grave malattia nervosa. Nei suoi ultimi otto mesi di vita, passati lontano dal mondo, ma sempre con l’assoluto controllo del giornale, fa la sua comparsa l’autore di questo libro, Alleyne Ireland, viaggiatore e «uomo di mondo» inglese, il quale entra a far parte della schiera assai selezionata dei segretari di Joseph Pulitzer. Sono mesi in cui Ireland scopre la grandezza di quest’uomo, ne subisce il fascino e le vessazioni, lo asseconda nei capricci avendone in cambio un immenso appagamento intellettuale. Il libro mette insieme ammirazione e sorpresa di fronte alla grandezza: un ritratto potente e raffinato di un uomo che ha segnato la storia.
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29 febbraio 2016

In libreria

Salvatore Merlo
Fummo giovani soltanto allora.

La vita spericolata del giovane Montanelli
Mondadori, Milano, 2016, 225 pp.

Descrizione
Romanzo di formazione, cinematografico, movimentato, in cui il protagonista, imbevuto di letture e fantasie risorgimentali, si muove all'interno della Grande Storia, ci sbatte dentro, con incoscienza e ironia, con coraggio e infantilismo, a volte con iattanza, ma con un romantico gusto ottocentesco per l'avventura. Dall'esperienza coloniale (come volontario) in Africa Orientale alle corrispondenze di guerra per il «Corriere della Sera», dalle amicizie, non prive di scintille e contrasti, con Dino Buzzati, Curzio Malaparte, Galeazzo Ciano, ma soprattutto Leo Longanesi, fino al progressivo e tormentato distacco da Mussolini e dal regime, la prigionia a San Vittore e la fuga rocambolesca in Svizzera, Indro Montanelli ha condotto il suo lungo viaggio attraverso il fascismo (e la giovinezza) dimenandosi con la violenza e la voluttà di chi ce l'ha nel sangue di rompere e scuotere via ogni ceppo e catena. Il papà mazziniano lo voleva diplomatico, la mamma cattolica lo esortava all'autocontrollo, mentre il Regime e lo Stato volevano scandirgli l'esistenza e la giornata. Ma per lui la vita era una camera delle meraviglie, un teatro verso il quale bastava allungare un braccio per cogliere un'occasione. Fummo giovani soltanto allora ripercorre i tanti e avventurosi episodi che hanno costellato la giovinezza di Montanelli, così immersa nell'atmosfera culturale e politica della sua epoca da tramutarsi nell'affresco di un'intera generazione: quella dei tanti giovani italiani che il fascismo lo trovarono già nato e cresciuto, che vissero le contraddizioni di un secolo, il Novecento, ribollente e drammatico, contrassegnato da tensioni ideali violente e smodate, ma anche da furbo opportunismo e cinica realpolitik. Ma come ci ricorda l'autore in una delle tante pagine felici di questo libro, il Montanelli degli anni Trenta e Quaranta non è ancora il Montanelli stecca nel coro unanime del dopoguerra, «non è ancora l'italiano che si sente sempre altrove, sempre contro, sempre fuori, e che afferma il suo impegno civile sotto la specie di un affetto ombroso e sarcastico per l'Italia alle vongole. Indro viveva ancora, malgrado l'altalena degli umori, di passioni faziose, da italiano appunto». Nel tornare con il ricordo ai tempi della sua giovinezza, il vecchio giornalista era solito abbondonare la zavorra, ormai pesante e inutile, della spiegazione autoindulgente per mettersi in ascolto di se stesso e rispondere: «Sono i mie vent'anni, i miei stupidi e bellissimi vent'anni. E non li posso rinnegare».
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18 dicembre 2015

In libreria

 Giulia Maria Crespi
Il mio filo rosso. Il «Corriere» e altre storie della mia vita
Einaudi, Torino, 2015, 454 pp.

Descrizione
Questo è il racconto autobiografico di una protagonista del Novecento italiano. Giulia Maria Crespi appartiene a un'importante famiglia lombarda, di cui ha proseguito la tradizione filantropica e di impegno civile. Racconta qui le molte avventurose storie della sua vita. Centrali nel libro sono le vicende del "Corriere della Sera", di grande importanza per la storia del nostro Paese. Giulia Maria Crespi, che in modo crescente partecipa alla gestione del giornale, si adopera in una battaglia per l'ammodernamento del "Corriere", in consonanza con la parte più progressista dell'opinione pubblica. Una svolta coraggiosa ma irta di difficoltà, che nel 1974 la costringeranno a lasciare la gestione del giornale. Si occupa sempre più della Fondazione Crespi Morbio per Famiglie Numerose e di Italia Nostra. Nel 1975 assieme a Renato Bazzoni fonda il FAI (Fondo Ambiente Italiano) per la tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale. Da 40 anni lotta strenuamente per difendere l'agricoltura in Italia, in particolare quella organica.
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03 agosto 2015

In libreria

Giancarlo Mazzuzza
Indro Montanelli. Uno straniero in patria
Cairo editore, Milano, 2015, 156 pp.

Descrizione
 
Il vocione profondo, gli occhi azzurri brillanti come se avessero, dentro, una luce propria, le mani che roteavano nell’aria, quasi a catturare l’attenzione dei presenti: sono trascorsi tanti anni dalla sua scomparsa, ma Indro Montanelli è vivo nei miei ricordi e nei miei pensieri. «Sono il peggiore dei direttori, eccettuati tutti gli altri» diceva di se stesso, o anche «Sono un direttore di bandiera: la mattina mi issano sul pennone e sventolo», ma per noi, che lo abbiamo avuto direttore al Giornale prima, e alla Voce poi, è stato davvero unico. Quasi un padre spirituale, sebbene non avesse mai voluto avere figli, perché diceva con quell’aria che era solo sua, tra il cinico e lo scherzoso, «non sai mai chi ti metti in casa». Giorno dopo giorno, fin quando sulla Voce calò il silenzio, proprio vent’anni fa, Indro ci ha ammaliato con i racconti, a volte anche romanzati, della sua vita di grande inviato, di testimone di un’epoca che è già ieri, ma che resta oggi grazie ai suoi scritti. I protagonisti del Novecento, affrescati da lui, ci venivano incontro, di nuovo vivi e pulsanti, grandiosi o miseri nella svelata umanità. Ho voluto, così, raccogliere quegli aneddoti che Montanelli ci regalava in redazione, forse per combattere la banalità della cronaca quotidiana quando diventa routine, o in quelle felici serate in certi ristoranti toscani, dove mangiavamo pappa al pomodoro condita con fantastiche storie. È il mio tardivo omaggio a un uomo indimenticabile che ha, comunque, cambiato le nostre vite. Spero solo che da lassù, nel paradiso dei giornalisti dove sicuramente si trova, non mi fulmini con un: «Oh, bischero, cosa hai scritto?». G.M.
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27 luglio 2015

In libreria


Francesco Giubilei
Leo Longanesi. Il borghese conservatore
Odoya, Bologna, 2015, 197 pp.

Descrizione
Scrittore, editore, illustratore, grafico... Sintetizzare la figura di Leo Longanesi in un'unica definizione risulta impossibile. Sicuramente fu una delle più geniali e irriverenti figure del panorama culturale italiano del Novecento, un intellettuale difficilmente incasellabile in una categoria precisa. Pungente umorista, coniò frasi e aforismi destinati a rimanere nell'immaginario collettivo. Inventore del rotocalco, scopritore di alcuni dei più importanti narratori italiani (tra cui Buzzati e Flaiano), pubblicò per la prima volta in Italia autori stranieri alla stregua di Hemingway e nel dopoguerra riuscì a coniugare il principio di editoria di progetto con le richieste del mercato. Negli ultimi anni sembra essere calata sulla sua figura una coltre di silenzio, ad eccezione di sporadiche iniziative: tipico destino riservato ai personaggi scomodi. Perché Longanesi fu severo fustigatore dei vizi italiani e per tutta la vita non scese a compromessi rifiutando la via più semplice. Fu frondista durante il fascismo assumendo posizioni di critica - tanto che la sua rivista Omnibus fu chiusa - e alla caduta del regime, quando sarebbe stato più comodo rinnegare il proprio passato come fecero tanti intellettuali, assunse posizioni nostalgiche. In realtà la sua era una nostalgia più per la giovinezza passata che per il regime, ma nel suo sentire fascismo e gioventù coincidevano come un periodo felice, ricco di avventure.
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30 giugno 2014

Irene Brin. Una giornalista, tante firme

Il libro di Claudia Fusani, giornalista de l’Unità, è a tutti gli effetti una biografia. Una biografia su una figura del giornalismo italiano ancora poco nota: Irene Brin.Si inizia a leggere così Mille Mariù, con questa consapevolezza, per poi arrendersi all’idea di trovarsi davanti a qualcosa di diverso, a quello che Concita di Gregorio, nella prefazione al libro, definisce romanzo di una vita. Romanzo di una vita o forse di più vite, nelle quali Maria Vittoria Rossi, nome di battesimo, si scompone attraverso i moltissimi pseudonimi che usa per firmare i propri pezzi.
E così troviamo proprio l’Irene Brin del titolo, nome consigliatole da Leo Longanesi al tempo della sua collaborazione con Omnibus, la Marlene dei primi articoli de Il Lavoro di Genova, o la puntuale Contessa Clara che sulla Settimana Incom dà consigli di raffinatezza e buone maniere.
La narrazione cronologica dei fatti non annoia ma, al contrario, aiuta nel seguire tutti gli avvenimenti, i traslochi, gli incontri della giornalista nata nel 1911. Claudia Fusani parte dall’infanzia di Irene nella nativa Sasso di Bordighera, che le ha recentemente dedicato un museo, per poi seguirla nel suo peregrinare in Italia al seguito del bell’ufficiale Gaspero Del Corso, sposato nel 1937. Ma poichè, come ricorda la stessa Fusani «Gli indizi per ricostruire la biografia di Irene Brin sono da ricercare nelle opere», il libro presenta lunghi estratti di articoli, lettere, racconti che fanno emergere la poliedricità di questa giornalista.
L’attenzione dell’autrice si concentra proprio su tutte queste sfaccettature che sono il riflesso di una donna incessantemente curiosa e versatile. Una donna che scrive di abiti, divi del cinema o della danza, opere d’arte con la consapevolezza che attraverso una piega, una manica a sbuffo si possa raccontare molto di una società. Le riflessioni sulla moda e il costume diventano approfondimenti e testimonianze di trent’anni di storia italiana assai travagliati. In controluce si vede il rapporto tra stampa e regime fascista e la situazione del paese nel delicato periodo postbellico.
A rendere interessante il volume contribuisce l’apparato iconografico posto nel centro del libro. Per la maggior parte si tratta di foto di Irene Brin nel corso della vita, anche in momenti privati; altre sono riproduzioni di articoli corredate da disegni e bozzetti della stessa giornalista Un libro ben scritto e che, soprattutto, accende i riflettori su una figura della storia del giornalismo davvero troppo trascurata.
Chiara Bozzo


Claudia Fusani
Mille Mariù. Vita di Irene Brin
Roma, Castelvecchi (LIT Edizioni) 2012, 278 pp.



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31 gennaio 2014

In libreria

Gaia Servadio
"Raccogliamo le vele". Una traversata lungo/a una vita
Milano, Feltrinelli, 2014, 448 pp.

Descrizione
Raccogliamo le vele dispiega, secondo una deliberata struttura virgiliana, i fatti che sono parte della ricchissima biografia di Gaia Servadio, donna segnata dal destino felice di stare nel mondo con la scioltezza della ragazza che è sempre stata. Figlia del chimico Luxardo Servadio, conosce da bambina le restrizioni e i travagli delle leggi antisemite italiane. Da poco trasferita a Padova, la famiglia deve riparare a Falconara e poi a Osimo, sempre più clandestina e sempre più priva di mezzi. Nel dopoguerra la vita ricomincia, e ricomincia alla grande. Nessun vittimismo. Gaia si muove fra Londra e l’Italia, inquieta, curiosa, ottimista, determinata. A Parma conosce Attilio Bertolucci, partecipa alla vita culturale della città. A Londra conosce e sposa lo storico dell’arte William Mostyn-Owen e si trasferisce definitivamente in Inghilterra. Apprezzata pittrice, Gaia entra nel mondo del giornalismo, inglese e italiano. Dapprima si occupa di costume, poi ottiene servizi via via più impegnativi, dalla mafia (visita da sola i boss confinati a Linosa) alla Guerra dei sei giorni. Entusiasta melomane, segue tutte le avventure del teatro lirico contemporaneo e del teatro tout court. Frequenta Irwin Shaw, Philip Roth, Mary McCarthy, Nancy Mitford e Federico Zeri. Ogni sodalizio apre orizzonti nuovi – nell’arte, nella politica, nella vita culturale. Con una scrittura impetuosa, vitale, brillante, Servadio percorre il suo cammino biografico come una traversata per mare. Con lei abbiamo la sensazione di essere sempre nei luoghi e con le persone che fanno accadere qualcosa. Personaggi, matrimoni, amori, castelli, bizze di primedonne e sogni di giovani talentuosi sembrano manifestarsi dentro un solo lussureggiante teatro. Gaia Servadio porta nelle sue avventure e nella sua scrittura un’aura dolcemente selvaggia, un incanto, una curiosità senza barriere che fanno della sua vita un’esperienza unica, un modello.


*Link a testi di approfondimento sull'autrice e sul libro.


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06 dicembre 2012

In libreria


Miriam Mafai
Una vita, quasi due
a cura di Sara Scalia
Milano, Rizzoli, 2012, 270 pp.
Descrizione
“Sono nata sotto il segno felice del disordine.” È l’incipit di una vita, quella di Miriam Mafai, che avrebbe conosciuto molti colpi di scena, in decenni tormentati della storia europea: le persecuzioni razziali, la guerra mondiale, la Resistenza, la parabola grandiosa e tragica del comunismo fino allo sgretolarsi di quella potente illusione. Miriam era nata in una famiglia di artisti: pittore il padre, Mario Mafai, pittrice e scultrice la madre, Antonietta Raphaël, ebrea fuggita dai pogrom della Lituania e giunta in Italia dall’Inghilterra. Visse gli anni terribili dei bombardamenti a Genova e dell’occupazione nazista a Roma, durante la quale assieme alla sorella distribuiva clandestinamente “l’Unità”. Nel dopoguerra la passione fortissima – prima civile e solo in un secondo tempo politica – che ispirò molti della sua generazione la portò a proseguire la militanza come funzionaria del Pci in Abruzzo e assessore comunale a Pescara. Poi gli eventi del 1956, le rivelazioni del XX Congresso del Pcus, l’invasione dell’Ungheria, e il suo trasferimento a Parigi, per cominciare una nuova pagina della sua esistenza. Purtroppo, questo appassionante racconto di una donna e di un secolo si interrompe qui. L’autobiografia che per anni Miriam si era rifiutata di scrivere, e a cui aveva messo mano solo negli ultimi tempi, con impegno crescente e incalzata dalla malattia, non sarà mai terminata. La morte le ha impedito di narrarci la sua seconda vita, quella da giornalista. Ma il libro che leggiamo oggi, a cura della figlia Sara Scalia, ci restituisce lo sguardo penetrante di una bambina, poi di una ragazza e infine di una donna non comune, ostinata e coraggiosa, sul dipanarsi della storia: il lascito più prezioso ed emozionante di un’autrice amatissima.
*il libro è disponibile anche in formato e-book.
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20 febbraio 2011

Giornaliste del Risorgimento




Ricordare i 150 anni di un’Italia unita non vuol dire solo festeggiare perché possiamo chiamarci italiani, ma deve essere soprattutto un momento per arricchire di approfondimenti le vicende storiche e conoscere i personaggi a cui le ricerche non danno l’attenzione adeguata.
Per l’occasione viene riscoperto il pensiero e il lavoro giornalistico della coraggiosa sostenitrice delle vicende nazionali di metà ‘800, tanto da essere chiamata dai suoi contemporanei “la prima donna d’Italia”: Cristina Trivulzio di Belgiojoso.
Il volume «La prima donna d’Italia» Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo, a cura di Mariachiara Fugazza e Karoline Rörig raccoglie l’approfondimento del pensiero politico e della vita professionale della principessa lombarda, frutto del materiale concentrato nella giornata di studio organizzata a Milano nel 2008, per celebrare il bicentenario della nascita di uno dei personaggi centrali delle vicende che hanno portato agli avvenimenti nazionali nel 1861.
Cristina Belgiojoso è conosciuta maggiormente per le nobili origini e per aver viaggiato a lungo distinguendosi dalle donne del suo tempo; la sua vita è stata minuziosamente indagata in circa 16 biografie, oltre alla presenza in internet di un sito a lei unicamente dedicato (cristinabelgiojoso.it); le ricerche invece inerenti le numerose pubblicazioni, ma soprattutto la sua concezione della politica e della storia sono molto scarse, anche per la mancanza di reperti scritti consultabili.
Omettendo volontariamente una digressione sulla romanzesca vita della nobildonna e le vicende per cui è passata alla storia, gli studiosi, che compongono 9 capitoli, indagano nell’aspetto meno documentato, al quale la Belgiojoso si dedicò instancabilmente fino alla vecchiaia: lo studio della storia e della critica sociale come fondamento della politica. Questo aspetto fondamentale della personalità e la radicata fede cristiana segnarono in maniera indelebile il proficuo percorso professionale della principessa e, di conseguenza, motivando la partecipazione all’unificazione d’Italia. Nonostante il perenne contrasto tra la sua condizione di donna del tempo e le passioni riservate al genere maschile quali, la storia e la politica, che coltiva fin da giovane età, la Belgiojoso diventa ben presto un’importante e stimata interlocutrice tra letterati e pensatori d’Europa, a dispetto del ruolo sociale che avrebbe dovuto svolgere.
Prima di essere definita «un’assetata di verità», la Belgiojoso aveva già un’idea precisa di cosa volesse dire fare giornalismo, un’idea estremamente attuale come viene rappresentata dai capitoli inerenti le sue collaborazioni: la principessa scrive come fanno in America e in Inghilterra, i suoi sono racconti sulla contemporaneità, sulla vita quotidiana, una rappresentazione delle società che ha possibilità di studiare durante i suoi lunghi viaggi, in Oriente, per esempio. Il passaggio “dai salotti alle redazioni” avviene in conseguenza alla sua presenza nella scena politica e sociale e alla scoperta di cosa significasse avere giornali a propria disposizione per la propaganda politica.
Sia la storia del Paese sia la complessa personalità di Cristina Belgiojoso, sono raccontate dalle numerose collaborazioni dell’eclettica scrittrice e dalla sue stesse iniziative in campo editoriale, di fatti la giornalista, scrittrice ed editore non ha mai riassunto la sua concezione politica, probabilmente perché sapeva di aver già detto tutto nelle sue imprese fisiche ed editoriali. L’ultima parte del libro dedicata agli scritti che Cristina Trivulzio compone dopo una vita di studio, irrequietezza e stravaganza permettono una rivalutazione del personaggio e lasciano aperti degli interrogativi sui repentini cambiamenti, come per esempio la valutazione delle donne che lavorano.
I capitoli riservati all’esperienza come scrittrice e direttore di giornali seguono una parte fondamentale, meno pratica, dedicata alle influenze filosofiche, politiche e religiose sul pensiero della Belgiojoso; questo contributo come del resto tutto il volume, non rimane strettamente legato al personaggio, risultando noioso e pedante, ma riscopre uno scenario storico ben preciso nel quale si muovono, oltre alla protagonista, i maggiori intellettuali e politici del tempo e si ha così l’impressione di trovarsi nei dibatti pubblici di tutta l’Europa, nel clima di fermento anticipatore dell’unità d’Italia.
«La prima donna d’Italia» Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo descrive anche ciò che non è previsto, con un racconto storico, politico e biografico di un periodo storico che ha formato la coscienza di una donna che ha modificato la storia.
Gloria Sormani


Mariachiara Fugazza, Karoline Rörig (a cura di)
La prima donna d'Italia. Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo

Milano, Franco Angeli, 2010, 256 p. (prima ristampa nel 2011).
*link all'Indice del libro sul sito dell'editore.
Il libro è disponibile anche in formato e-book.

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10 febbraio 2011

In libreria

Mariachiara Fugazza, Karoline Rorig (a cura di)
La prima donna d'Italia.
Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo

Milano, Franco Angeli, 2010, 256 p. (prima ristampa nel 2011).
Scheda
La personalità poliedrica e la vita movimentata hanno fatto di Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871) una delle figure più suggestive dell'età risorgimentale. Di lei si ricordano le importanti relazioni intrattenute nel famoso salotto parigino, gli esperimenti sociali a Locate, l'impegno nel 1848-1849, il soggiorno in Turchia, il rientro in Europa e gli ultimi anni nell'Italia unita. Ma la principessa non è solo la protagonista delle vicende evocate nelle numerose biografie. Altrettanto significativa è la sua passione per la scrittura, che si tradusse in un'ampia produzione giornalistica e saggistica. Nell'intento di approfondirne i contenuti il volume ripercorre, dopo un inquadramento generale, alcuni temi chiave dell'opera dell'aristocratica lombarda: il nesso tra storiografia e politica, gli studi sul dogma cattolico e su Vico, le principali esperienze giornalistiche e il capitolo poco noto dei rapporti con la "Rivista europea". Al centro dell'attenzione anche i lavori sulle condizioni dei contadini della Bassa Lombardia, quelli legati agli avvenimenti quarantotteschi, i saggi della vecchiaia e le memorie e le immagini della Belgiojoso conservate al castello di Masino.
*link all'Indice del libro sul sito dell'editore.
Il libro è disponibile anche in formato e-book.
 
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