Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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05 maggio 2026

Lietamente accettarono

"Dieci anni dopo la conquista dell’Italia, Napoleone [...] tramutò, con poche eccezioni, tutti gli uomini di lettere in professori d’Università, in membri del suo Senato e del suo Istituto Reale - quali esaltatori e poeti delle sue nobili gesta, quali direttori e censori de’ suoi giornali [...] E allora molti scrittori LIETAMENTE accettarono il giogo della schiavitù, per volgere l’apostasia, a proprio profitto e a rovina dei loro rivali.”
Ugo Foscolo

Ugo Foscolo, "La letteratura periodica in Italia", "European Review", sett./ott. 1824.
* Meritevole di attenzione quel "lietamente", che più di moltI commenti, ben rappresenta il contesto dell'avventura napoleonica in Italia

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27 dicembre 2025

27 dicembre 1947

  27.12.1947 Approvazione definitiva della Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948.

Si dovrebbe dedicare tempo e attenzione alla lettura del qualificato e appassionato dibattito dell'Assemblea Costituente su ogni articolo della Nostra Costituzione, sul significato significante di ogni parola, aggettivo o verbo, di ogni virgola o punto e virgola per capirne davvero l'essenza altamente democratica.
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10 novembre 2025

Una manifestazione di piazza

In questi giorni il Gen. Roberto Vannacci, rappresentante delle Istituzioni italiane e europee, ha declassato la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 a "manifestazione di piazza", eufemismo che merita una puntualizzazione. Per questo si segnala la lettura attenta del libro di Emilio Lussu "La Marcia su Roma e dintorni" (Einaudi) che racconta il biennio 1922-1924, giorni e mesi di violenza inaudita che non potevano certo preludere ad un "fascismo buono". Emilio Lussu è un pugno nello stomaco, soprattutto le pagine dedicate allo "sbarco" dei fascisti in Sardegna dove per "fascistizzare" la popolazione, del tutto distante da quelle idee, operarono sul territorio con una violenza estrema, uccidendo, torturando, umiliando, ricattando, di notte e di giorno e in pochi mesi, senza sconti per nessuno. Per questo ancora oggi la testimonianza di Lussu resta uno dei documenti più "sconvolgenti" tra tutti quelli che conosciamo. E anche sarebbe bene ricordare che nel 1922 la responsabilità di quella strategia di violenza era tutta dei fascisti, non condivisibile con i nazisti ancora assenti sulla scena della Storia europea.
Quella "manifestazione di piazza" del 28 ottobre 1922 è durata oltre 20 anni, con leggi inique, soppressione di diritti, abusi di ogni tipo, processi politici, condanne al carcere e al confino, una alleanza malefica, le leggi razziali del 1938 e una guerra catastrofica ... appunto tutto a partire da una "manifestazione di piazza" .
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16 dicembre 2024

Il degrado della lingua

 " [...] La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile. Le conseguenze sono disastrose: da una parte si finisce per ridurre qualunque dibattito a uno scontro fra slogan contrapposti, dall’altra si favorisce la trasformazione di contrasti d’opinione in alterchi, nei quali le passioni, o i preconcetti, annullano il confronto delle idee".

Cesare Segre, Il degrado della lingua, Corriere della sera, 13.1.2010.
*Cesare Segre, Diario civile, a cura di Paolo Di Stefano, Il Saggiatore, Milano, 2024.

13 novembre 2024

Sulla Storia del giornalismo italiano

  - A proposito della storia del giornalismo italiano -

"Fra vent'anni, lo scrivere la storia del giornalismo italiano riuscirà impossibile forse, o di tale difficoltà da spaventare i più coraggiosi. Gli avvenimenti scorrono rapidissimi, la vita giornalistica muta ad ogni tratto, le collezioni di giornali sono rarissime, e i libri che hanno più lunga vita dei diari, poco si curano - o lo fanno solo in modo assai incompleto - di dare un'idea della parte avuta dal giornalismo nei nostri rivolgimenti. Perché non tentarlo adesso? Molti ignorano che i nostri più illustri uomini di governo cominciarono la loro carriera nel giornalismo. Molti altri dimenticano che in Italia il giornalismo ebbe il merito di provocare la rivoluzione, invece di esserne l'effetto. Perché non dovremmo ricordarlo noi, con giusta alterezza, e farlo ricordare?"

Strenna Album 1881 della Associazione della Stampa Periodica in Italia, Roma, 1881, pp. 296-297.

* il volume (disponibile nel Web) contiene numerose infografiche meritevoli di attenzione.


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30 ottobre 2024

In libreria

 

Giuseppe Ferraro
Giornali prigionieri
La stampa di prigionia durante la Grande guerra
Donzelli, Roma, 2024, pp. 224. 
Descrizione
Durante la prima guerra mondiale circa seicentomila soldati italiani furono destinati ai campi di prigionia dell’Impero austro-ungarico e tedesco. Per mitigare la durezza delle condizioni di vita e per spezzare la monotonia di una quotidianità fatta di appelli, pasti in comune e rare uscite nei villaggi limitrofi, i prigionieri si dedicarono a iniziative che potessero ricreare nei campi le attività proprie della vita libera: dallo sport ai giochi da tavolo, dall’artigianato alla musica e al teatro, fino lo studio delle lingue, alla lettura e al giornalismo. Proprio i giornali di prigionia costituiscono uno strumento privilegiato per indagare dall’interno la vita dei prigionieri italiani, facendone affiorare gli aspetti storici, culturali, sociali, psicologici e intimamente umani. A differenza dei giornali di trincea, che raccontavano il conflitto seguendo gli schemi della propaganda bellica e della mobilitazione patriottica, quelli redatti nei campi di prigionia narrano in presa diretta le conseguenze della guerra e le sue atrocità, facendosi portavoce del desiderio di pace dei soldati, della nostalgia per le famiglie e per la patria lontana, delle afflizioni derivanti prima dalla vita al fronte e poi nei campi dei nemici. Compilati a mano, illustrati, poligrafati, ciclostilati o stampati, questi fogli rappresentano un originalissimo laboratorio umano e culturale, che in questo libro viene analizzato nel dettaglio anche grazie a un inedito apparato iconografico. I «giornali prigionieri» finirono per diventare una sorprendente via di fuga psicologica per i soldati italiani caduti in mano nemica, un modo per sopravvivere all’inferno e al tedio dei campi di prigionia.

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01 novembre 2023

In libreria

 Protagoniste alle origini della Repubblica. Scrittrici, editrici, giornaliste e sceneggiatrici italianea cura di Laura Di Nicola, Carocci, 2021, pp. 260.

Descrizione
I saggi raccolti nel volume presentano prospettive nuove e declinazioni diverse del protagonismo delle intellettuali italiane nella costruzione di una nuova cultura democratica. Un’indagine che attraversa il partecipato impegno di tredici autrici (Aleramo, Banti, Bellonci, Cialente, de Céspedes, Ginzburg, Manzini, Masino, Morante, Ortese, Romano, Viganò, Zangrandi) dalla fase in cui ha origine la progettazione della Repubblica (1943) ai suoi primi dieci anni di vita (1956). Le protagoniste sono figlie dei silenzi inquieti e contraddittori della storia e madri della nuova letteratura resistenziale e repubblicana. Vivono la gestazione della Resistenza come un’attesa; la nascita della Costituzione con un gesto civile, il suffragio universale che spezza la catena del doloroso silenzio politico con una particolare e sottile forma di libertà emotiva e storica; la crescita della nuova Repubblica attraverso un intenso sguardo politico della letteratura. Trasversali fra politica, letteratura, giornalismo, editoria e cinema, tutte affidano alle scritture, private e pubbliche, le trame di un’esistenza intima e collettiva che le dispone al centro della storia e ci interroga, oggi, sul senso della nostra stessa storia.

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20 aprile 2023

Antifascista

Il termine "Antifascista" nasce nei primi anni del fascismo, in opposizione chiara e evidente alle caratteristiche totalitarie insite nel fascismo, anche prima della presa del potere. Per questo segnalo sempre la lettura illuminante del libro di Emilio Lussu, "La Marcia su Roma e dintorni" (Einaudi), una testimonianza che smentisce ogni tesi secondo cui il fascismo ha fatto anche cose buone. Nei giorni del 25 Aprile la parola ANTIFASCISTA merita di essere compresa e divulgata nella pienezza del suo più alto significato.
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08 gennaio 2023

Il teorema del "fascismo buono"



Chi continua ad insistere sul teorema del "fascismo buono" non ha mai letto il libro di Emilio Lussu La Marcia su Roma e dintorni (Einaudi) che racconta il biennio 1922-1924, giorni e mesi di violenza inaudita che non potevano certo preludere ad un "fascismo buono". Emilio Lussu è un pugno nello stomaco, soprattutto le pagine dedicate allo "sbarco" dei fascisti in Sardegna dove per "fascistizzare" la popolazione, del tutto distante da quelle idee, operarono sul territorio con una violenza estrema, uccidendo, torturando, umiliando, ricattando, di notte e di giorno e in pochi mesi, senza sconti per nessuno. Per questo ancora oggi la testimonianza di Emilio Lussu resta uno dei documenti più "sconvolgenti" tra tutti quelli che conosciamo. E anche sarebbe bene ricordare che nel 1922 la responsabilità di quella strategia di violenza era tutta dei fascisti, non condivisibile con i nazisti ancora assenti sulla scena della Storia.

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06 dicembre 2022

Scaffale amico

 Edoardo Milan
La storia attraverso il Lunêri di Smémbar
novembre 2022, 48 pp. (formato kindle).
Descrizione
Il Lunêri di Smémbar è stato una presenza costante nelle case dei romagnoli e lo è tuttora in quelle di molti, anche se oggi, indubbiamente, non ha più l’importanza che aveva in passato, quando costituiva uno dei pochi mezzi di informazione di massa, in particolare nelle campagne. Il Lunêri mi accompagna fin dall’ infanzia, poiché in casa era una presenza costante, che si ripeteva anno dopo anno.

*link alla scheda di presentazione e all'estratto.

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01 dicembre 2022

Governare con decoro e sobrietà

"[...] Nel 1945, al ritorno dall'esilio svizzero per assumere la carica di governatore della Banca d'Italia Luigi Einaudi aveva 71 anni. Mio padre diceva che il nonno «era affamato» di rimettersi al lavoro. A quante persone è dato avere l'opportunità di mettere in pratica le conoscenze e le teorie di tutta una vita? Ma la situazione era tutt'altro che facile. La guerra aveva peggiorato le condizioni economiche, e creato un vuoto istituzionale. E nel 1948 ricevette il massimo incarico dello Stato, il primo a essere scelto dalle Camere come Presidente della nuova Repubblica italiana. Non era una carica che aveva cercato. Anzi, avendo votato per la monarchia nel referendum del 1946, si potrebbe dire che era una carica contro la quale aveva votato. E adesso era lui a rimpiazzare il Re. Il protocollo repubblicano era tutto da inventare. Non c'erano precedenti. Il personale del Quirinale era composto in molti casi da chi aveva servito il Re. Ricordo persino un autista che aveva fatto l'autista per Mussolini. E poi l'Italia era divisa. La retorica si riferiva alle bellezze del trionfo della democrazia e della Repubblica. Ma la realtà era che c'erano vincitori e vinti. E, come al solito in Italia, molte correnti. In Inghilterra la monarchia dava un senso di unità nazionale al di sopra delle liti politiche. In Italia la monarchia era stata bocciata, ma la Repubblica era da costruire. Il nonno temeva che sarebbero sorti momenti di crisi che avrebbero potuto precipitare senza una figura di riferimento nazionale al di sopra delle parti.
La prima e forse la più importante lezione imparata in questo ambiente era che «bisogna dare il buon esempio» . Sottolineo il buon esempio, perché chi occupa la massima carica dello Stato non può soltanto dare un buon esempio. Anzi, ha la responsabilità di individuare le prassi migliori da trasmettere ai concittadini e ai propri successori. Dunque deve sempre dare il buon esempio. E darlo in tutto, anche nei dettagli meno importanti. Questo abito mentale diventò una parte essenziale della nostra vita quotidiana. Non presumere mai.
La seconda lezione, «fare le cose bene anche se non sarai ringraziato» , era sempre stata una delle sue regole. Il primo sistema italiano di previdenza sociale, la Cassa nazionale di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai (Cnas), era un'assicurazione volontaria. Ben prima della guerra del 1914, il nonno pagò il suo contributo come datore di lavoro, aggiungendo anche il contributo che spettava alla donna di casa, Maria Granda. Non fu mai ringraziato; il commento lapidario della domestica riferitomi anni dopo fu infatti: «Se lo fa il professore, vuol dire che qualcosa ci guadagna».
La terza lezione è stata capire che «per trovare una soluzione bisogna accettare che la politica può talvolta interferire con una logica tecnica - e viceversa» . Una lezione maturata nelle discussioni di Trieste e delle frontiere dell'Italia con la Francia. I conflitti di territorio non si possono risolvere come fecero le potenze coloniali in Africa, tracciando linee geometriche senza riguardo per gli abitanti e le culture o persino la geografia. I maggiori esiti della mia vita diplomatica sono tutti dovuti a questa lezione.
Una quarta lezione è stata: «Presta attenzione alla tua base» . In sette anni come Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi non ha mai lasciato l'Italia, nemmeno per andare in un vicino paese europeo. Aveva viaggiato molto prima di assumere la Presidenza della Repubblica e fatto quasi due anni di esilio in Svizzera. Quando gli chiesi perché non viaggiò mai all'estero da Presidente, mi disse semplicemente che il suo dovere era di essere in Italia.
Una quinta ed essenziale lezione era «non scordare mai l'uomo comune» . L'intellettuale e l'uomo politico non hanno diritto di decidere cosa va bene per il contadino o l'operaio. «L'unica persona che sa se le scarpe gli vanno è chi le porta». Questa frase tagliente fece parte di molte nostre discussioni. Riflette una profondissima convinzione del valore individuale della persona e il rispetto che gli è dovuto al di là della condizione sociale, e senza settarismi politici. Per Luigi Einaudi l'Italia non poteva essere concepita solo in base a classi sociali, etichette politiche o titoli formali.
La lezione numero sei: «Anche noi sappiamo contare» . Un giorno a cena in famiglia al Quirinale Luigi Einaudi era soddisfattissimo. Quel giorno aveva visto Barbara Ward, scrittrice ed economista inglese diventata più tardi Lady Jackson. La Ward da poco aveva scritto un articolo che conteneva qualche calcolo sbagliato. Einaudi le aveva spiegato l'errore, la Ward lo aveva accettato. Dopo averci raccontato lo scambio disse, sereno, «anche noi sappiamo contare».
La lezione numero sette: «Le cose non sono sempre come appaiono» . Era comune durante gli anni del fascismo vedere un ritratto di Mussolini in case di contadini. Molte volte era appeso vicino alla porta di casa. Quando passavano le autorità fasciste tutto sembrava in ordine. Ma il contadino aveva messo il ritratto vicino alla porta così che, vedendolo mentre stava varcando la soglia di casa, poteva sputargli contro senza che lo sputo finisse in casa. Fra le note per il testamento, riferendosi all'azienda agricola: «Se c'è un reddito un anno, non credere che si ripeterà l'anno venturo».
Una simile ma ottava lezione sarebbe: «Evita le prime impressioni» . Un giorno gli ho portato un libro appena pubblicato che avevo letto nel corso dei miei studi a Harvard ma che lui non aveva. Non mi ricordo se glielo avevo offerto come regalo o come prova di un argomento. Credevo di avere capito che per lui i libri fossero la massima espressione della civiltà e che, circondato dai libri come era, lo avrebbe apprezzato. Lo rifiutò. Come mai? chiesi sconcertato. «Prima di comperare un libro bisogna sapere se vale o no. Io, se posso, non compro mai un libro se non 40 anni dopo la sua pubblicazione. Solo allora si saprà se vale qualcosa o no». Immaginate la mia reazione. Non avevo ancora 20 anni!
Molto difficile da mettere in pratica la nona lezione: «Non dire mai oggi qualcosa della quale ti vergognerai domani o fra dieci anni o anche vent'anni dopo d'averlo detto» . Non so come o dove avesse imparato questa lezione. Forse da giornalista. Nel 1960 mi scrisse una massima un po' diversa: «Se si scrive qualcosa, lasciarlo stare a riposo per 15 giorni o un mese, e poi rileggerlo». In ogni modo cercare di parlare e scrivere sempre sub specie aeternitatis è molto difficile. Se nella mia vita diplomatica mi sono ostinato nel cercare di seguire questa regola essenziale, lo devo al nonno.
La decima lezione è una lezione di limiti . Da Caprarola, il 23 agosto 1953, il nonno rispose così a una serie di esiti miei dei quali mi ero molto vantato con lui: «Il desiderare sempre il meglio è una delle ragioni di vivere. [...] Ed adesso ti dico di una mia fissazione. La gioia per i risultati ottenuti deve essere sempre accompagnata da una tacita riserva mentale. Quel che so, che ho imparato, è niente in confronto a quel che non so. [...]. Quel che occorre è imparare il metodo di distinguere il vero dal meno vero; il metodo di ragionare. Ed a questo fine servono in primissimo luogo la matematica, per porre bene i problemi, ed il latino per esprimersi bene. Con il quale latino - for ever - ti bacia ed abbraccia il tuo nonno».
Luigi Roberto Einaudi

*Luigi Roberto Einaudi, Dieci cose che mi ha insegnato mio nonno Luigi Einaudi, "La Stampa", 30 ott. 2011


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12 agosto 2022

Conoscere i fatti per capire

 "Il non conoscere certi fatti, il trasandarne taluni, o il non li collegare insieme, il fondare sopra cotesto imperfetto e caduco edifizio troppo grandi speranze, apparecchia disinganni gravi; dai quali poi l'inscienza stessa o la negligenza de' fatti ci toglie poter dedurre utili insegnamenti per il tempo avvenire. Acciocchè dunque le recenti vicende ci fruttino, importa collegare tra loro certi fatti dispersi, accennare come meglio si può a certi altri o ignorati da molti o non voluti avvertire; i vuoti che lascia anco la storia coetanea, riempierli colle induzioni che porge l'esperienza, e la conoscenza sicura di certe particolarità quanto più minute o intime, tanto più rilevanti. La cronaca del giorno d'ieri ha anch'essa la sua critica come le indagini dell'antichità più remota: e il giudizio intero d'avvenimenti recentissimi, bisogna talvolta saperlo comporre al modo che si ricompongono i mastodonti".

Niccolò Tommaseo, 1860.

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06 novembre 2021

In libreria

Sandro Gerbi 
La voce d'oro di Mussolini. 
Storia di Lisa Sergio, la donna che visse tre volte
Neri Pozza, Milano, 2021, pp. 224.
Descrizione
Chi era l'elegante figurina che la sera del 9 maggio 1936, dai gradini più alti del Vittoriano, trasmetteva in inglese il famoso discorso di Mussolini sulla conquista dell'Impero? Si chiamava Lisa Sergio (1905-1989) e stava vivendo la sua prima incarnazione: quella della «fervente fascista», nota all'estero come la «voce d'oro» di Roma. Giornalista fiorentina plurilingue, di madre americana e padre napoletano, nel 1937 fu licenziata dal ministero della Propaganda forse perchè sospettata di mormorare contro il regime o più probabilmente perché ritenuta troppo loquace circa una sua breve relazione con il genero del duce Galeazzo Ciano. Protetta da Guglielmo Marconi, approdò negli Stati Uniti nel 1937 e ricominciò una brillante carriera radiofonica all'insegna della democrazia americana: ecco la sua seconda vita. Dopo la guerra però, ottenuta la nazionalità statunitense, fu accusata dall'FBI di simpatie per il comunismo, allontanata dalla radio e inserita in alcune «liste nere» da seguaci del
maccartismo. Alla fine decise di trasferirsi a Washington, dove si reinventò come conferenziera. Questo libro, frutto di un trentennale scavo in archivi pubblici e privati, racconta la sua triplice, avventurosa esistenza. E cerca allo stesso tempo di ripristinare alcune verità, che lo scorrere del tempo, la concretezza dei documenti e l'ostinazione propria dei ricercatori lasciano impudentemente affiorare.
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09 agosto 2021

Storia migrante

“[...] è stato tutto troppo veloce per capirci qualcosa e noi abbiamo dovuto essere vecchi e nuovi".
Marco Balzano
Quelli di Marco Balzano sono romanzi che sfiorano l'inchiesta giornalistica, utili per comprendere il fenomeno migratorio puntando la lente su storie singole di pochi personaggi, come nel caso de Il figlio del figlio. Il romanzo è una storia migrante tutta italiana, che mette in gioco il nonno (analfabeta, ricco della saggezza dei contadini del meridione), il padre (diplomato e pronto ad appropriarsi dei benefici del boom economico) e il figlio (laureato in Lettere e precario in attesa del posto di ruolo nella scuola pubblica). Ma è proprio il nipote "milanese" che ripercorre la fatica dell'emigrante dal mare della Puglia a Milano nell'intreccio di tre generazioni, la perdita lenta delle radici e la ricerca faticosa di un nuovo radicamento da consegnare ai figli che nasceranno al nord, senza più conoscere il dialetto e i profumi del sud. Non a caso nel suo ultimo romanzo Balzano sposta lo sguardo verso le nuove storie complesse dei migranti, dall'est europeo all'Italia (cfr. Quando tornerò. Einaudi, 2021)
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Marco Balzano
Il figlio del figlio
Sellerio, Palermo, 2016, pp. 200.

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25 aprile 2021

25 Aprile

 - 1934 -25 Aprile 1945 -

"Né sembri assurdo il dire che noi siamo sin da ora, nel fatto, i vincitori (non vendiamo per questo pelli d'orso), comunque volgano gli eventi, a fortuna o sventura. Mussolini non può vincere, (imprigionare sì, e disperdere taluno di noi) perché gli è impossibile capire l'esigenza storica che rappresentiamo, e in alcun modo, egli stesso, esaurirla. [...] Vive e cresce in Italia una generazione di giovani, non legati al passato, che hanno già vinto il fascismo, e che sanno di poter creare lo stato di domani."
Carlo Levi


*C.Levi, Due mondi in "Quaderni di giustizia e libertà", 1934, 10 poi in C. Levi Scritti politici, Einaudi, 2001, pp. 117-119.

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08 marzo 2021

In libreria



Irene Piazzoni
Il Novecento dei libri. Una storia dell'editoria in Italia
Carocci, Roma., 2021, pp. 512.

Descrizione

I libri progettati e messi in commercio come diapason della vita culturale di una comunità nazionale: seguendo questa suggestione, il volume ripercorre, fra tornanti politici, guerre, passioni ideologiche, stagioni filosofiche, orientamenti del gusto, tradizione, modernità e “postmodernità”, la storia dell’editoria italiana nel Novecento. Un secolo in cui essa è stata agone e canale di espressione strategici per intellettuali, riviste, partiti, gruppi d’opinione; in cui ha percorso la rotta dall’apogeo alla crisi della sua funzione “demiurgica”, dall’artigianato all’industria, dalla struttura famigliare alle concentrazioni fino alla progressiva globalizzazione; in cui si è misurata con le sfide poste dall’evoluzione del pubblico e con la presenza di una sempre più gremita e competitiva arena mediatica. La parabola tracciata porta alla luce nodi ancora attuali e solleva interrogativi sull’identità, sul ruolo e sulla responsabilità dell’editoria al dischiudersi del nuovo millennio.

*link all' Indice  del libro.

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09 giugno 2020

Politica, propaganda e media


La Fabbrica delle verità di Fabio Martini (Venezia, Marsilio Editori, 2017) racconta la storia dell’uso dei mezzi di informazione da parte della politica italiana, a partire da Mussolini fino all'avvento di Grillo. I mezzi di comunicazione si sono evoluti, la tecnologia ha invaso le nostre vite, eppure, dalla carta stampata fino al web (passando da radio e televisione), la capacità di sfruttare i media da sempre rappresenta il mezzo di fare propaganda e di ottenere il consenso.
Martini, firma di tutto rilievo del quotidiano "La Stampa", ripercorre l’alternarsi delle forze politiche nel panorama italiano e ci fornisce per ciascuna di esse (siano di maggioranza o di opposizione) una chiave di lettura sulle leve utilizzate ciclicamente dai leaders per influenzare e manipolare l’opinione pubblica: ottimismo e autopromozione, vilipendio del nemico, paura. 
Il saggio inquadra, per ciascuna fase storica, contesto, fatti, sentiments, mezzi di comunicazione e personaggi chiave, consentendo al lettore di mantenere il filo grazie all'utilizzo accurato di fonti, citazioni ed eventi con cui Martini dispiega il suo racconto. Lo stile è semplice e scorrevole, anche quando il contesto da descrivere risulta particolarmente complesso: il risultato è che anche gli avvenimenti più lontani da chi legge sembrano recenti, come se fosse successo tutto pochi anni fa’. Riesce a suscitare un’attenta riflessione sullo spirito del tempo nel quale viviamo e su quanto la propaganda continui a pervadere l’immaginario collettivo: oggi, rispetto al passato, la pluralità dei mezzi di informazione (da manipolare) e il fattore tempo di una società frenetica come quella contemporanea la fanno da padrone e possono determinare il successo (o l’insuccesso) di un leader politico. 
Non si tratta solo di una cronistoria puntuale: l’autore arricchisce la lettura con una serie di retroscena che suscitano nel lettore l’idea di leggere un romanzo di spie e trame occulte, di burattinai che muovono i fili dell’immaginario collettivo sempre alla costante ricerca di mantenere o ottenere il consenso. E di cui Martini fa nomi e cognomi: da Mussolini a De Gasperi, dal Vaticano a Bernabei, fino a Berlusconi, alla Lega e al Movimento 5 stelle. Ma oggi viviamo nel tempo del “post-truth” (post-verità, parola chiave decretata come parola dell’anno 2016 da Oxford Dictionaries), inclinazione particolarmente viva in Italia ma con esempi eclatanti negli Usa e in GB: il rapporto dell’opinione pubblica con le bugie dei politici indica che i fatti oggettivi esercitano una influenza minore rispetto ai convincimenti e ai sentimenti degli individui. La censura serpeggia comunque, in maniera più o meno esplicita, a volte si trasforma in autocensura perché frutto di una manipolazione più sapiente da parte dei poteri forti.
Elena Pastorino

Fabio Martini
La Fabbrica delle verità. 
L’Italia immaginaria della propaganda da Mussolini a Grillo 
Venezia, Marsilio Editori, 2017

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25 aprile 2020

La Liberazione plurale


"Il male stava nel passato, nei fascisti e nei nazisti che si ostinavano a perpetuarlo; il bene stava nel futuro che tutti insieme, per una volta compiutamente italiani, si voleva costruire."  Giovanni De Luna, La Resistenza perfetta, Feltrinelli, Milano, 2015, p. 13.

La Resistenza è stata plurale ed intergenerazionale, gli antifascisti del ventennio accanto a coloro che aderivano ai partiti che si erano ricostituiti a partire dal marzo 1943, comunisti e cattolici, socialisti e azionisti, monarchici e repubblicani, tutti uniti dallo stesso obiettivo, sindacalisti, operai e imprenditori, credenti di ogni religione e atei, militari e civili, uomini e donne, adolescenti di ogni classe sociale, persone tradite da un regime al quale avevano consegnato consenso e catapultate in una guerra atroce. Persone che nei giorni della Liberazione confluirono nelle piazze di ogni città per lo stesso motivo, a festeggiare insieme una 'immensa felicità', come ha ben evidenziato lo storico De Luna.


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02 aprile 2020

Genova 1939

[Genova, 24 giugno 1939]
"Il fascismo era potente, ed era ovunque, ma la gente proseguiva per la sua strada contro il vento, si arrangiava e tirava avanti, aspettando tempi migliori ... La gente parlava con gli occhi, a mezzi gesti."
Alan Furst


*A.Furst, Il corrispondente dall'estero. Romanzo, Giano, Vicenza, 2008, p. 262.


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18 febbraio 2020

In libreria


Emanuela Morganti
Gabriele Galantara. Satira, editoria e grafica (1892-1937)
Pacini editore, Pisa, 2019, pp.248.

Descrizione
Negli ultimi due decenni le ricerche nel campo dell’illustrazione si sono moltiplicate in Italia con rapida accelerazione, rimediando in parte alla disattenzione denunciata da Ernst Gombrich negli anni Settanta. Il volume si inserisce in questo filone di studi e indaga la caleidoscopica attività di Gabriele Galantara (1865-1937) tra il 1892 e il 1937, affrancando definitivamente il personaggio dalla lettura che a lungo lo ha identificato esclusivamente con il settimanale «l’Asino». Emerge il profilo di un artista poliedrico, la cui sterminata produzione figurativa spazia dall’illustrazione alla caricatura, dalla grafica propagandistico-pubblicitaria all’editoria. L’autrice, sulla scorta di una vasta documentazione d’archivio, ricostruisce questa attività e ne analizza i complessi raccordi iconografici e stilistici. Il volume è arricchito da un cospicuo numero di immagini a stampa, disegni e bozzetti originali, alcuni dei quali vengono qui proposti per la prima volta.

*link all' Indice del libro.

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Archivio blog

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