Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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24 ottobre 2023

In libreria


Demetrio Volcic
A cavallo del muro. I miei giorni nell’Europa dell’Est
Sellerio, Palermo, 2023, 192 pp.

Descrizione
«Alcune regioni del mondo producono storia più delle altre. Una di queste è l’Europa centro-orientale». E allora come raccontare una realtà così complessa come quella oltrecortina? Nell’introduzione, Demetrio Volcic fa un divertentissimo elenco dei mancati scoop della sua vita professionale: notizie rivoluzionarie bucate perché in casa non c’era un telefono, messaggi transcontinentali di superpotenze il cui prezioso sottinteso non veniva afferrato. La stessa ironia, lo stesso understatement unito però alla presenza «sul pezzo», adorna queste cronache degli anni da inviato nell’Est europeo prima e subito dopo la fine della cortina di ferro. L’angolo di inquadratura è sempre sommesso: ai giardinetti, dove la fine del regime l’ha relegato, il segretario del capo supremo dell’Ungheria comunista ricorda il «terribile ’56» e i retroscena; un Dubček dalla triste figura guida la rassegna dei fantasmi e delle ombre del passato in una Praga malinconica; la Guerra Fredda e gli ultimi scampoli nei dilemmi dei leader, dal generale polacco Jaruzelski a Gorbačëv; «l’eleganza» della censura nell’Europa dell’Est; e le tre grandi giornaliste sue vittime mettono a fuoco il ritratto di Putin prima dell’Ucraina.
Formano il diario di viaggio di un disincantato osservatore nel continente della grande storia geopolitica, solo che ciò che ne profila le tappe è prima di tutto l’aneddoto, il paradosso, spesso il grottesco: la scenografia che dà il tono a volte al colpo di scena del potente, a volte alle sue stanze di vita quotidiana, è sempre in primo piano. Ed è sorprendente come lo stesso effetto autorevole, bonario, sorridente di se stesso prima che degli altri, che Demetrio Volcic trasmetteva dallo schermo televisivo, lo restituisca in queste pagine di prosa suadentissima, poco appariscente, intrise di un umorismo che realizza nel minimo il massimo di iconicità e di eleganza.
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24 giugno 2022

In libreria

Fiamma Lussana
Italia in bianco e nero. Politica, società, tendenze di consumo 
nel cinegiornale “La Settimana INCOM” (1946-1956)
Carocci, Roma, 2022, pp. 280
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Descrizione
Dall’immediato secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Sessanta, “La Settimana INCOM” ha anticipato l’inizio di ogni spettacolo cinematografico raccontando l’Italia in bianco e nero. Il volume ne ripercorre la storia nel decennio compreso tra il 1946 e il 1956, un arco di tempo in cui, prima che si imponesse la televisione, il cinegiornale documentava la coraggiosa ripartenza del nostro paese dopo le ferite della guerra. Le cineprese ritraggono una nazione che faticosamente cresce e si modernizza sotto la doppia tutela dell’apparato di controllo governativo e della superpotenza americana. Sul grande schermo appare un paese più bianco che nero: ci sono le industrie del Nord, le case assegnate ai poveri, i nuovi comfort offerti da autovetture ed elettrodomestici, i sogni che finalmente si realizzano. C’è anche il Sud che si rialza dalla fame e dal degrado. Pochi, invece, i cenni ai disordini, agli scioperi, alle lotte per il lavoro. “La Settimana INCOM” ha illustrato l’Italia “come era davvero” e quella che la classe dirigente di allora voleva che fosse. Oscurando scosse e traumi, come in un film a lieto fine, ha mostrato la corsa irresistibile del paese verso il “miracolo”.

Indice
Premessa
Sigle e abbreviazioni
Archivi e fondi consultati
1. Il sogno americano
Dalla “Hollywood sul Tevere” alla INCOM/Fiction e non fiction sul grande schermo /Un ottimista in America: Sandro Pallavicini /Gli USA alla conquista del cinema e la nascita del primo newsreel italiano /“La Settimana INCOM” sulle ceneri della “Luce Nuova”
2. Un cinegiornale per tutti
Archiviare “materiale per la storia”: Debenedetti e gli altri uomini della INCOM/L’Italia, gli italiani, la Repubblica /Fotogrammi della ricostruzione: il concorso “Aurora della rinascita”
3. L’amico americano
Dalla Conferenza di Parigi al trattato di pace / “Inquieto dopoguerra” / Guerra fredda e guerra ideologica: verso il 18 aprile /La rottura democratica e l’attentato a Togliatti
4. Nazionale e popolare
Sognare si può: come si costruisce l’Italian Dream /Aiuti al Sud, oche e tralicci in Valpadana/Cronache del Bel Paese: dalla gioia della rinascita alla tragedia di Superga/Il “partito italiano” controlla il cinema / Il Servizio informazioni e il Centro di documentazione della presidenza del Consiglio /Colpi d’obiettivo sul mondo
5. Visioni dell’Italia che cambia
La corsa verso il “miracolo”/ Una casa per tutti: dall’avvio del Piano Fanfani alla fine del centrismo degasperiano / Famiglie degli anni Cinquanta / L’Italia del loisir
Appendice
I personaggi della “Settimana INCOM”
Indice dei nomi
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28 aprile 2021

In libreria

Michele Santoro
Nient'altro che la verità
Marsilio, Venezia, 2021, pp. 400.

Descrizione

Maurizio Avola non è famoso come Tommaso Buscetta e non è un capo come Totò Riina. Ma non è un killer qualsiasi: è il killer perfetto, obbediente, preciso, silenzioso, e proprio per questo indispensabile nei momenti decisivi. Forse sottovalutato dai suoi capi e dagli inquirenti che ne hanno vagliato le testimonianze, ha archiviati nella memoria particolari, voci, volti che coprono tre decenni di storia italiana. Ad accendere l’interesse di Santoro è il fatto che Avola abbia conosciuto Matteo Messina Denaro e abbia compiuto con «l’ultimo padrino» diverse azioni. Scoprirà però che è solo una parte, e non la più rilevante, di quanto Avola può svelare, andando incontro a quella che è probabilmente l’inchiesta più importante della sua vita. Addentrandosi nel labirinto dei ricordi, il giornalista si trasformerà man mano da interlocutore reticente in sodale a cui Avola affida le tessere del puzzle e le sconvolgenti rivelazioni che emergono. Mafia e antimafia, politica e potere, informazione e depistaggi, vicende personali e derive sociali si intrecciano in un racconto che si muove tra passato e presente, dalla Sicilia degli anni settanta al paese che siamo diventati.
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16 ottobre 2019

In libreria

Fabio Bolzetta - Angelo Romeo, 
Il giornalismo tra televisione e web 
Franco Angeli, Milano, 2019, pp. 132.
Descrizione
Il volume approfondisce alcuni temi che sono diventati cruciali nel dibattito sul giornalismo contemporaneo con l'avvento del web. L'utilizzo sempre più pervasivo della rete, e soprattutto la diffusione di dispositivi che consentono a tutti di filmare e poi riportare in tempo reale fatti un tempo trattati esclusivamente dai giornalisti, rende necessario riflettere tanto sugli eventi, quanto sui mutamenti mediali che si stanno verificando. Affrontando sia il versante teorico, che si fonda sull'attuale letteratura in sociologia dei media, sia il coté relativo alla realtà della professione e agli strumenti del mestiere, il volume propone l'analisi di chi il giornalismo lo studia teoricamente e lo vive quotidianamente sul campo.

Indice
Pier Cesare Rivoltella, Prefazione
Fabio Bolzetta, Angelo Romeo, Premessa
Parte I - Giornalismo e mutamenti mediali
Sociologia e newsmaking: la notizia e l'avvento delle fake news / Le fonti ai tempi del citizen journalism / L'agenda setting: teorie tradizionali a confronto e il web / L'informazione a portata di smartphone
Parte II - Dalla teoria al campo d'azione: il giornalista fra tradizione e trasformazioni culturali
Giornalismo e nuove tecnologie / Il decalogo della pre-produzione / I telegiornali digitali / Giornalismo digitale e social media policy
Bibliografia

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09 settembre 2019

in libreria

Amedeo Ricucci
Cronache dal fronte. Parole e immagini
Prefazione di Ennio Remondino
Castelvecchi, Roma, 2019, pp. 144.
Descrizione
In genere i libri degli inviati di guerra sono epici e trasudano coraggio. Questo no. Qui si raccontano solo storie, ma con onestà e nel rispetto dei fatti, in modo da avvicinarsi il più possibile alla verità del momento, l’unica a cui un cronista che consuma la suola delle sue scarpe può avere accesso. Queste storie sono raccontate sia con parole sia per immagini: due linguaggi diversi, da mettere a confronto, per poterne evidenziare in controluce i rispettivi punti di forza e di debolezza. L'autore Amedeo Ricucci, giornalista Rai, inviato speciale del Tg1 ha raccontato i principali conflitti e le crisi internazionali degli ultimi venticinque anni, 
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05 febbraio 2019

"F" di Fusilado!


Cronache infedeli è un libro scritto da Flavio Fusi, collocabile nella serie narrativa. Un libro composto da nove capitoli, tutti avvincenti e con diversi punti in comune descritti nella presente recensione.  
L’autore. La qualità è garantita quando un professionista di elevata caratura come Flavio Fusi mette per iscritto le vicissitudini che un mestiere vocazionale come quello del giornalista inviato. Non i soliti improvvisati reporter, o neofiti privi di esperienza. Flavio Fusi è un professionista di lungo corso. Pochi come lui possono vantare un bagaglio esperienziale e culturale. Le prove di ciò emergono dai racconti fatti attraverso uno stile di scrittura fluente ma preciso e dettagliato che non va mai a discapito di nulla. Il libro in questione descrive le vicende che lo hanno riguardato nel corso della sua lunga carriera giornalistica da inviato. Terre sparse per il mondo, molte delle quali dimenticate da Dio. Descrive dettagliatamente ambientazioni, eventi, personaggi, ma soprattutto contesti sociali ed economici di mondi in crisi ove regna una realtà atipica per noi occidentali. Una realtà in cui si chiede pace e cibo ma si ottiene guerra e miseria.  Fusi mette da subito le cose in chiaro e avvisa il lettore dei viaggi intrisi di cruente realtà incontrate nel corso degli anni e soprattutto nel corso degli eventi. Questo nei primi capitoli è descritto in maniera precisa e dettagliata tanto che pensando alla miseria kosovara, serba, russa, viene da fermarsi nella lettura e meditare sulla fortuna dell’odierno vivere di noi occidentali.
Il titolo. Contrariamente da quanto possa far pensare il titolo, in tutti i capitoli si viaggia a fianco di un narratore che va a braccetto con la cronaca fedele, tipica di chi il mestiere lo conosce bene ma conscio di dover fare i conti con la memoria. E già, perché Fusi sostiene che la memoria sia quell’elemento che ci distingue dagli animali e che al tempo stesso ci induce in errore lasciando le cose piacevoli e sbiadendo quelle meno. Proprio da questo ragionamento muove la scelta del titolo che sa di ossimoro bello e buono e che nei lettori farà sorgere da subito la voglia di scoprirne il dilemma. Per quanto si voglia, esse non potranno mai dichiararsi fedeli in quanto il tempo ha implacabilmente svolto uno dei suoi compiti più complessi e inspiegabili: cancellare le cose brutte.  Ciò nonostante il libro appare tutt’altro che infedele. Viene quindi da chiedersi quali altre cose più cruente avrebbe riportato il Fusi se solo la memoria non fosse stata a sua volta vittima...ma del tempo; e non si comprende quindi la scelta del titolo così criptico e leggermente fuorviante rispetto al testo.
Tratti caratteristici. I capitoli sono splendenti, scritti nel Sole, si potrebbe dire. Non vi è pagina infatti in cui non compaiano parole luminose come quella di Sole e quella di Luce. Come un’auto che per andar dritta ha bisogno di un buon guidatore, così questo libro ha avuto bisogno di parole strategiche che non lasciano cadere il lettore in un grigiore ambientalistico. D'altronde, trattandosi di guerra e fame, il rischio è elevato. Scelta giusta.
Operazione immedesimazione. Il libro fa immedesimare e leggendolo si ha la sensazione di essere al fianco del cronista; di far parte storia dopo storia di un componente del suo gruppo, cameramen, fonista e altri.  Dispiace la perdita di un loro componente che racconta di aver conosciuto in vita e che muore durante le ardite riprese di una guerriglia tra le tante dei posti raggiunti. La tragedia è descritta bene e incute addirittura rabbia per l’incoscienza dell’operatore. Doveva ripiegare e scappare senza telecamera piuttosto che portare a termine il servizio e la sua vita.  Questo è quello che vien da pensare dopo aver letto le pagine che narrano il nefasto evento. Il magone è in gola, un motivo ci sarà. In altro scenario e contesto Flavio Fusi ci racconta di quando è stato fermato da un poliziotto. “...Fusi suena como fucilado...” così gli dice durante il fermo per la perquisizione. Il modo in cui descrive gli scenari e i contesti rendono meglio il senso di come una semplice recensione riuscirebbe a fare. Operazione immedesimazione riuscita!
E’ davvero interessante per coloro a cui piace il giornalismo di inchiesta e di guerra, fatto in un chiave inedita, quasi intima, giacché egli stesso lo consideri un diario. Una veste singolare che fa dimenticare in più momenti di avere tra le mani un libro. Una capacità espositiva semplice e diretta che spiega bene la voglia e il coraggio di vivere degli autoctoni intervistati e che ci porta a conoscere le inquietudini vissute da persone meno fortunate di noi. Persone che al mattino zappano la terra e alla sera difendono i propri territori con in braccio fucili e fionde. Difficile quindi tenere su la tesi dell’infedeltà. 
Il viaggio dell'eroe. Il buon senso vuole che i cronisti di guerra raggiungano il fronte e che dalle retrovie registrino qualche immagine, intervistino qualcuno e abbandonino il posto quanto prima. Ma ci sono anche professionisti - come il nostro Flavio Fusi - che decidono di affiancare i disperati per più giorni al fine di riportare realtà certe e articoli non asettici . Come già detto, Fusi riporta esattamente la disperazione dei fortunati - si fa per dire - messicani. Loro sono al confine e possono sperare nella benevolenza della vicina America del nord che talvolta  concede loro opportunità di lavoro. Ma questo in pochi lo sanno. Il problema reale proviene dai paesi limitrofi al Messico. Il libro ne parla ampiamente.
Cronache infedeli è un diario dal tratto particolare ove spesso l’autore descrive i luoghi visitati in passato e verso cui fa ritorno a distanza di anni. Un viaggio dell’eroe in loop, che non finisce mai, e in cui il protagonista si dimostra tenace al punto di andare alla continua conferma o smentita che il presente sia come il passato.
La riprova. Pochi sono gli avventurieri che si porterebbero presso un’area geografica locale interposta tra la Russia e la Turchia come quella caucasica. Pochi lo farebbero sia per la propria incolumità e sia perchè di luoghi come il Nagorno Karaback importa poco o nulla. L’autore stupisce e delude. Si addentra e raggiunge questo luogo di contesa tra nazioni che sono una più povera dell’altra: l’Armenia e l’Azerbagian. Ma delude poichè in effetti qui è infedeltà: una volta tanto che a parlare dell’Armenia non è un armeno, il risultato è stato un pò scarno. Cronaca di storia - questa -  che non trova pace e giustizia neanche nel suddetto libro. E’ davvero un Peccato.
Nobiltà d'animo. Non stupisce che un giornalista come lui voglia trasmettere segreti anche ai lettori che sognano un giorno di fare lo stesso mestiere. Fornisce un consiglio che può salvare la vita, proprio come accaduto a lui stesso durante il soggiorno a Nairobi:  
“...nella notte i ragazzi dell’ EBU hanno asciato l’ hotel. E quando si muovo l’Ebu puoi scommetterci, qualcosa succede, sempre. si mettono in movimento significa che presto qualcosa sta per accadere e che pertanto è meglio tagliare la corda quanto prima. La prima regola del giornalista in missione: mai perdere di vista quelle canaglie dell’European Broadcastinng Union...” 
Informazione che per gli addetti alle prime armi può tornare utile. Quindi, generosità e altruismo professionale.
Deformazione professionale. Si da luogo al personale vezzo di osservare e cercare di giustificare anche le scelte grafiche della copertina e si fa notare la presenza del soggetto ivi raffigurato: un soldato con la testa china. Che questo sia in corsa è intuibile dalla posizione delle gambe e ancor di più da quella della testa. Domande: è un soldato qualsiasi quello raffigurato? È in fuga da chi? o forse sarebbe meglio dire: da cosa? Una foto che la maggior parte di noi conosce già. Una foto archètipa e che ha preso posto in ognuno di noi. Taluni la ricorderanno immediatamente, altri dovranno scavare un attimo nei ricordi; e se il collegamento tarda ad arrivare poco importa; basta giungere alla lettura del capitolo dedicato al nefasto evento tedesco perchè il vago ricordo ritorni in mente. Il giornalismo d’inchiesta che racconta e fotografa i disertori alla ricerca di libertà. Quella foto è presente nei libri di storia elementare e media; solitamente è buttata lì nelle ultime pagine, dove la storia contemporanea perde d’importanza, di valore, e viene snobbata...perchè tanto si è a fine anno. Magari, un’altra immagine più esclusiva e leggera poteva rendere di più sia per empatia che per strategia di marketing; ma è pur vero che quando si parla di certi argomenti ci sia poco da tergiversare. Una scelta grafica coerente ma non avvincente. Alcuni diranno che un libro non si giudica dalla copertina. Beh, è vero in parte.
Conclusioni. Per conoscere altri posti visitati da questo grande giornalista basta leggere il suo libro composto così egregiamente e attento ai particolari che a suo modesto avviso “...sono meno di quelli che la mente gli ha concesso di ricordare... 
Durante il corso della presente recensione ci si è più volte posto il quesito se il titolo fosse o meno appropriato e si è lasciato il dubbio che questo non lo fosse. Ciò non per ammonimento ma per riconoscenza di merito di un professionista che ricorda un pò il primo della classe, quello che dice di non aver studiato ma che poi prende 10. La sostanza è tutta dentro e le prove sono tra le pagine, piene di particolari che mai affaticano il lettore neanche quando parla di tribù e avvicendamenti al potere di paesi del sud-Africa e del sud-America. Il giornalista accetta la sfida di descrivere anche i nomi delle tribù locali. Una scelta audace, che sicuramente rallenta la lettura ma che dimostra una lealtà intellettuale che chiede e ottiene fiducia.
Insomma un libro davvero ben fatto e che riempie di emozioni sin dalla premessa che lo apre. Si legge tutto d’un fiato e fa giungere al termine con una maggiore consapevolezza. La consapevolezza che l’essere umano è egoista, cattivo e irrazionale come nessun altro, materializzandoli in morte, fame e miseria generale. Magari fossero infedeli queste cronache.
Joannes Timurian

Flavio Fusi 
Cronache Infedeli 
Voland, Roma, 2017, pp. 288.
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26 gennaio 2019

In libreria

Daniela Attilini
Quelli di via Teulada
Graphofeel, Roma, 2018, pp. 126.

Descrizione
"[...]  via Teulada non è un posto segnalato da guide turistiche, non è un noto monumento e nemmeno un'opera d'arte; ma ognuno di noi può trovarvi un pizzico della propria storia. Ognuno di noi deve qualcosa a quel cancello, a quel cortile ben curato con l'aiuola centrale fiorita. Ognuno di noi, se alza il viso per leggere da lì la storica scritta "Rai-Radiotelevisione Italiana", sa che quella Rai - quei programmi realizzati lì dentro, tra le mura di quegli studi - è entrata tra le mura di
casa nostra. E lo ha fatto prima di tutti. Quando la si chiamava, tanti
tanti anni fa, Mamma Rai forse l'appellativo non era poi tanto sbagliato.
Prefazione di Tito Stagno

17 settembre 2018

In libreria

Paolo Schianchi
Visual Journalism
Franco Angeli, Milano, 2018, pp. 156.

Descrizione
In tempi di pervasività della cultura visiva il visual journalist non è più colui che semplicemente completa una notizia, ma la crea visivamente. Questo libro esplora i principi base su cui si fonda il visual journalism, definendone la grammatica, spaziando dagli immaginari alle immagini figurative, narrate e in movimento, dalle immagini parassita alle immaginarie, fino a giungere alle fake images e all'etica che ogni figurazione deve possedere. Il tutto per apprendere, attraverso risposte tecnico-operative, come scrivere visivamente un articolo in epoca post-web, nonché come funziona e si realizza un'immagine che è la notizia stessa. Un testo utile non solo ai giornalisti, ma a tutti i comunicatori, in quanto ognuno di noi diffonde informazioni e lo fa attraverso delle raffigurazioni, le stesse che pubblichiamo in quella rete che ci raggiunge ovunque. Il visual journalism cerca di comprendere, immagine dopo immagine, il cambiamento visivo in atto nel mondo della comunicazione. Si tratta di creare e decodificare una nuova grammatica visiva. Infatti, ognuno di noi si informa sempre più solo guardando, e questo libro spiega come farlo correttamente.
Indice del libro
Umberto Fontana, Prefazione
Introduzione
Un tuffo nel mondo del visual journalism
(Per un visual journalist l'immagine è il contenuto)
Visual journalism, introduzione agli immaginari
(L'evoluzione degli immaginari; Verso gli immaginari post-web; L'immaginario post-web approda al visual journalism; Il fotografo come giornalista del terzo millennio: Ken Schluchtmann)
Cosa raccontano le immagini
(I nuovi ordini delle raffigurazioni cambiano la percezione; Il tempo dell'attenzione: immagini figurative, narrate e in movimento; Le immagini parassita; Le immagini immaginarie; L'etica dell'immagine e del visual journalism: Mariagrazia Villa)
Creativita non e il contrario di notizia
(Le fake images; Visual journalism e social network; Verso un visual journalism autenticamente post-web; Il visual journalism sbarca nei blog: Christiane Bürklein)
Sei principi che un visual journalist deve saper maneggiare
(Dalla storia dell'arte alla visual culture; La tecnica di restituzione delle immagini; Distingui le tipologie di immagini e come funzionano; Muoviti nel web senza essere autoreferenziale; Interessati a quanto vedi; Esplora la tua creatività)
Bibliografia.
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11 gennaio 2018

Storia di una professione "in onda"

Nella storia e nel racconto professionale del giornalista Roberto Amen analizziamo tutte le sfaccettature, tutte le mansioni, i diversi incarichi con cui un giornalista deve fare i conti ogni giorno.
L’aspetto più interessante a mio avviso sono proprio i racconti iniziali con cui si apre questo testo, ovvero i racconti di come si affronta la prima diretta televisiva, dei sentimenti che si mescolano poco prima di andare in onda, le più svariate sensazioni che ti passano nella mente; imparare a gestire il bello e il brutto della diretta, gli imprevisti dei collegamenti, riempire gli eventuali vuoti, commentare al meglio i servizi e le immagini.
In questa prima parte possiamo capire quindi come la sequenza in cui si danno le notizie al telegiornale non è casuale, bensì è frutto di un’analisi accurata, un omicidio o un fatto di cronaca nera sono raccontati sempre per primi per indicare che sono avvenuti quello stesso giorno, o perché ci sono nuovi sviluppi recenti su quel caso, ma le notizie drammatiche devono proseguire con qualcosa di positivo, un messaggio speranzoso come ad esempio un miglioramento nel settore lavorativo, o una storia a lieto fine.
Alla fine di questo insieme di notizie l’ascoltatore per lo più è distratto, ha distolto la mente dai proprio problemi e si è concentrato sugli avvenimenti successi, oppure è concentrato nei messaggi di speranza appena sentiti.
La tv diventa quindi uno svago, è motivo si stacco dalla propria vita.
Questo appena descritto non è però l’unico compito e l’unico lavoro del giornalista, è forse solo quello più conosciuto, ma cosa c’è dietro a tutto questo che vediamo?
Roberto Amen ci fa entrare nelle redazioni dove ha lavorato, il primo lavoro con cui un buon praticante giornalista deve cimentarsi è quello della stesura di un articolo, se possibile per renderlo più veritiero è sempre consigliato fare anche delle foto della situazione in questione, o ad esempio portare foto e video dell’intervistato. In questo caso è, oltre al giornalista, anche la troupe a entrare nei momenti quotidiani delle persone coinvolte, rispettando i tempi e i modi dell’intervistato.
Tutto ciò che il giornalista deve riportare è pura notizia, è il fatto veritiero senza commenti né pregiudizi, la notizia, gli eventi formano negli ascoltatori un’idea, un loro giudizio critico, le responsabilità del giornalista sono quelle di fornire le basi perché ognuno maturi una propria idea.
Questo vale anche per la politica, infatti ogni trasmissione è tenuta a dedicare lo stesso tempo per ogni fazione politica.
Roberto Amen precisa anche che le scorrettezze esistono lo stesso in questo settore, infatti una testata giornalistica può parteggiare per un partito montando dei servizi migliori per il partito in questione, più piacevoli, e brillanti, e servizi invece confusi e poco chiari per il partito opposto.
Una grande parte di questo libro è dedicata al maestro di Roberto Amen, Gigi Bertoccini, colui dal quale, tra le altre, ha appreso le nuove tecniche di linguaggio giornalistico; questa è sicuramente la parte più attuale. Il linguaggio giornalistico si è adattato ai nuovi mezzi di comunicazione come twitter, dove per lanciare un messaggio coinciso che venga appreso dai giovani nel  migliore dei modi bisogna usare frasi corte, secche, in questa nuova tecnica rientrano anche le pubblicità televisive che con pochi secondi a disposizione riescono a vendere qualsiasi tipo di prodotto.
Amen ci regala direi tante nozioni di base del giornalismo, di come farlo al meglio con profonda umiltà, attento e sensibile alle vicende umane, a trattarle con rispetto, senza cadere nell’esagerazione pur di fare qualche ascolto in più.
Questo è stato sicuramente l’aspetto che mi ha colpita di più, illuminante in questo senso è stato il racconto di come il giornalista Roberto Amen ha affrontato la storia delicata e agghiacciante del tentativo di salvataggio, non andato a buon fine, di Alfredino.
In conclusione questo libro è ricco di aneddoti, di infiniti dettagli, ho cercato di catturare gli aspetti salienti del lavoro di giornalista, con i pregi e difetti.
Elisa Cosini

Roberto Amen
In onda. Visioni e storie di ordinaria tv
Egea, Milano, 2016, 185 pp.
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05 dicembre 2017

In libreria

Flavio Fusi
Cronache infedeli
Voland, Roma, 2017, pp. 288.
Descrizione
Un diario di viaggio. Un viaggio di trent’anni attraverso i cambiamenti di un mondo in tumulto. Nuove geografie e frontiere, fragili paesi che nascono, antiche nazioni che si spengono come stelle fredde, intere comunità costrette all’esilio. Da Sarajevo assediata a Berlino liberata dal Muro, da New York inginocchiata davanti alle rovine delle Twin Towers a Mosca che maledice il proprio passato, il cronista raccoglie e racconta, cercando di mettere ordine nel caos che lo circonda. Il cronista è un testimone incantato: di notte vengono a trovarlo in sogno gli spettri benevoli dei compagni che ha incontrato lungo i sentieri dell’Africa, nei villaggi massacrati dell’America Latina e dei Balcani, nelle province dell’Impero sovietico in agonia. Il cronista non è un giudice, ma sempre e soltanto un complice. Un libro di memorie, sogni e ricordi. Una storia vera, autentica e infedele: una storia, in fondo, sommamente bugiarda.
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17 marzo 2017

In libreria

Tilde Capomazza
TiVù, passione mia
Harpo Editore, Roma, 2016, 244 pp.

Descrizione
Tilde Capomazza, dopo aver lavorato ai programmi culturali di Rai1, nel 1977 ha realizzato e diretto per Rai2 Si dice donna, il primo programma al femminile della Rai del dopo riforma. “Essere donna e intervistare una donna non è cosa semplice. Ricordo il rapporto di fiducia che si stabiliva nel corso dell’intervista: io ponevo domande che riguardavano la vita intima della donna che mi stava di fronte. Lei mi guardava negli occhi e dal mio ascolto attento traeva sempre più coraggio ad aprirsi: ne venivano fuori le viscere e i sentimenti”.
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27 settembre 2016

In libreria

Roberto Amen
In onda. Visioni e storie di ordinaria tv
Egea, Milano, 2016, 185 pp.
disponibile anche in formato ebook
Descrizione

Il giornalismo televisivo ha caratteristiche particolari. Soprattutto quando si va in diretta, senza rete, con l'attesa, le ansie, l'eccitazione, gli imprevisti e i tempi strettissimi. Storie, curiosità, aneddoti: dal dramma di Vermicino all'attentato a Giovanni Paolo II. Seguire le cronache di Roberto Amen porta a scoprire la bellezza (e le magagne) del giornalismo televisivo. Un volto noto della Tv ci racconta il dietro le quinte di una lunga carriera. Il bello e il brutto della diretta, raccontato in prima persona.
Roberto Amen si è laureato nel 1978 in Lettere moderne all'Università degli Studi di Genova. Dal 1983 è iscritto all'albo dei giornalisti professionisti e dal 1980 lavora per la Rai, ricoprendo incarichi come di rilievo, quali conduttore di "TG2 Oretredici", l'edizione del TG2 di maggiore ascolto e caporedattore della sede RAI per la Liguria. Nel 2002 è stato nominato dal Consiglio di amministrazione alla vice direzione della Testata per l'informazione politica della Rai, l'attuale Rai Parlamento.

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06 febbraio 2016

In libreria

Gian Piero Galeazzi
L’inviato non nasce per caso
Rai-Eri, Roma, 2016, 280 pp.
Descrizione
L’inviato non nasce per caso è il  principio ispiratore che ha animato tutta la carriera giornalistica di Gian Piero Galeazzi e che dà il titolo a questo libro. È il suo personale grido di battaglia che lo ha accompagnato nella lunga carriera iniziata negli anni '70 al Giornale Radio, al seguito dei grandi maestri come Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Guglielmo Moretti, e proseguita in Tv nel Tg1 di Emilio Rossi e nella redazione sportiva di Tito
Stagno, al fianco di Beppe Viola. Sempre con l’obiettivo di portare a casa il “pezzo” ad ogni costo per raccontare il grande sport italiano einternazionale: dai Mondiali di calcio ai più importanti incontri di tennis degli Internazionali di Roma e della Coppa Davis, dal grande calcio italiano alle appassionanti imprese del canottaggio azzurro che hanno entusiasmato gli italiani e che la sua voce ha reso indimenticabili. È un racconto autobiografico che mostra, attraverso le luci dell’anima, le stagioni più intense della sua vita, un viaggio appassionante che porta un giovane cronista a diventare un inviato di razza sempre pronto ad esaltare i primati
dello sport mondiale.
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16 ottobre 2015

In libreria

Monica Maggioni
Terrore mediatico
Laterza, Roma-Bari, 2015, 192 pp.
Descrizione
[...] Il terrore mediatico è parte integrante della strategia dell’Isis: i video dell’orrore diffusi attraverso la Rete ne sono l’espressione più eclatante. Ma come possiamo reagire di fronte a questa offensiva? Dobbiamo difendere la libertà di informazione e di espressione ad ogni costo o dobbiamo porci dei limiti proprio per tutelare questa nostra libertà? A partire dal racconto dei giorni dell’attentato a “Charlie Hebdo”, il direttore di RaiNews24 intreccia la riflessione sul ruolo dei social network e della satira alla descrizione di come operano giornali e televisione. Utilizzando la sua esperienza sul campo – da Parigi a New York, dalla Siria all’Iraq all’Afghanistan – Monica Maggioni ci porta in presa diretta e in prima persona dentro i conflitti drammatici del nostro tempo per provare a capire come siamo arrivati a questo punto. Una riflessione sulle conseguenze del ‘jihadismo globale’. E sulla sofisticata strategia comunicativa di cui siamo tutti bersaglio.
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07 dicembre 2014

Genova in libreria

Maria Paola Comolli
Qui Viazzi ... a voi studio
Genova, Erga, 2014, 120 pp.

Descrizione
Cinquant’anni di storia dell’informazione italiana scritta e parlata: dal periodo d’oro della radio alla sperimentazione della terza rete televisiva RAI, dalle esperienze dell’inviato speciale alla riorganizzazione di alcune sedi regionale dell’Azienda secondo le esigenze della comunicazione moderna. Varie svolte significative del giornalismo radiotelevisivo sono state vissute nell’arco dell’attività professionale di Cesare Viazzi, un signore con il microfono, che ha poi trasmesso la sua esperienza ai giovani nei primi corsi universitari di giornalismo.  Nel libro ci sono varie testimonianze di coloro che furono accanto a Viazzi in quegli anni o lo videro all’opera, da giornalisti quali Giorgio Bubba, Emanuele Dotto, Mario Rigoni e Moreno Cerquetelli a personaggi pubblici come Mario Sossi, Giuliano Montaldo, Tullio Solenghi e Vito Molinari.
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14 ottobre 2014

Genova in libreria

Marco Fantasia
Una storia sorridente
La RAI di Genova raccontata dalle origini

Chiavari, Internòs edizioni, 2014, 112 pp.
Descrizione
Fu l'annunciatrice Lea Landi a coniare l'espressione "una storia sorridente" per descrivere la sua esperienza a Radio Genova, quella che sarebbe poi diventata la sede regionale Rai per la Liguria.  Furono sorrisi soprattutto all'inizio, quando l'aspetto pionieristico dominava su qualunque difficoltà. E parliamo di difficoltà non da poco, nella Genova che usciva dalla guerra e che proprio attraverso le frequenze della "sua" radio apprese dell'avvenuta liberazione, grazie agli impianti sottratti alla guerra dall'eroico Franco Tommasino.  Una storia che finalmente viene alla luce (certamente incompleta, certamente da arricchire ancora) grazie ai ricordi e ai documenti di Cesare Viazzi, che per tanti anni cruciali fu giornalista, caporedattore e infine direttore della sede.  Dalle prime trasmissioni solo radiofoniche all'avvento della tv, da Marzari a Provenzali, dal teatro radiofonico ai telegiornali di oggi, il libro prova a raccontare, senza pretese di esaustività, piccole e grandi storie dei tanti personaggi che hanno fuso la loro vita con quella della sede.
 Marco Fantasia è nato a Genova. Dopo una solida formazione nell'emittenza locale genovese, mette piede per la prima volta alla Rai di Genova con un contratto di due mesi ed arriva all'assunzione definitiva dopo undici anni di precariato. È stato conduttore del tg regionale e dell'edizione ligure di Buongiorno Regione. Dal 2012 lavora nella redazione di Milano di RaiSport, prevalentemente come telecronista e conduttore dei notiziari.

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06 luglio 2014

La bisaccia del giornalista

Fausto Pellegrini è un giornalista della RAI,  per molti versi è un idealista ,un visionario leggermente rivoluzionario, con il suo “libretto”, La bisaccia del giornalista, propone una visione del giornalista romantica, legata al giornalismo della  vecchia scuola. Per l’autore l’aspetto etico  morale è inscindibile, in questo libro  è preponderante la rivendicazione del giornalista al servizio della comunità, del giornalista al servizio   dei cittadini, del giornalista al servizio del popolo, del giornalista al servizio   di coloro che non possono difendersi, del giornalista al servizio   dei più deboli.
L’autore è un vero fautore dell’articolo 21 della Costituzione repubblicana, la libera manifestazione del pensiero. Tutti ricordano i tragici fatti del G8 di Genova, probabilmente ai più il nome di Fausto pellegrino non dirà niente, questo giornalista, con RAI News, ha partecipato alla divulgazione degli eventi di quel caldo luglio 2001, mentre il “potere del palazzo” forniva la “sua” versione dei fatti, contemporaneamente RAI News smentiva, sbugiardava senza tema di smentita, la “storia ufficiale degli avvenimenti”. Fotografie e video, provenienti da molti giornalisti professionisti e da molti “citizen journalist”, hanno contribuito a riscrivere la storia, una storia fatta di immagini emblematiche, crude e violente, immagini che hanno mostrato l’aspetto più becero dell’animalità degli esseri umani. Immagini di persone, uomini e donne, ragazzi e  ragazze, bambini minorenni,  inermi e isolati, picchiati selvaggiamente da  quattro, cinque, sei “individui”,  con la “divisa” e/o in “borghese”, con il manganello, con gli “anfibi”, “individui” che dovevano proteggere i cittadini, “individui” che hanno infangato la divisa. Grazie a tutti quei contributi à stato possibile ricostruire i fatti nella loro drammatica essenziale brutalità, dall’omicidio di Carlo Giuliani alla “macelleria messicana”, degna del peggiore governo dittatoriale cileno, della scuola Diaz.
Sicuramente non è un testo semplice, però è un libro che permette di squarciare il velo di alcuni fatti avvenuti nel corso di questi ultimi trent’anni; sono presenti molti riferimenti alla famosa loggia massonica Propaganda 2 del “venerabile” Licio Gelli, con alcuni retroscena della “Agenda” del “Maestro” muratore. Leggendo il libro traspare sicuramente l’aspetto “complottistico” dell’autore, anche se corroborato da informazioni reali e verificabili. Per esemplificare l’autore ricorda che molti degli avvenimenti italiani degli ultimi vent’anni, sembrano seguire quanto scritto nell’agenda di Licio Gelli, inclusa la flessibilità lavorativa, inquadrata da Pellegrini come eufemismo della meno attrattiva precarietà lavorativa, del lavoro in generale e del lavoro giornalistico in particolare, è un libro che denuncia, è un vero e proprio “J’ACCUSE” verso un sistema che sta smembrando i diritti dei cittadini, un sistema che sta svendendo i diritti dei giornalisti, troppo spesso  malpagati, spesso pagati “in nero”, talvolta “suicidi a 41 anni  per non riuscire più a vivere con 6 miseri euro al pezzo, quando pubblicato”.
È un libro forte, controcorrente, è un libro scritto da un “Giornalista” per i futuri “Giornalisti”, è un libro che apre la visuale su di un mondo che, ai non addetti ai lavori, è oscuro e indecifrabile. Non è solo un libro, è un supporto e, contemporaneamente, un monito ai giornalisti di domani, è un manuale di pronto utilizzo, è una cassetta degli attrezzi utile per sopravvivere nella “jungla”, pericolosa e disseminata di ostacoli, di chi vuol fare il Giornalista impegnato, per il Giornalista che vuole dare voce ai più deboli, per il Giornalista che preferisce una lenta e dissestata strada di campagna alla veloce autostrada, è un manuale pratico per il Giornalista che preferisce “godersi” il viaggio, il tragitto dal punto di partenza al punto di arrivo, con il ghiaccio e con la neve invernali, con la pioggia primaverile e autunnale, con il caldo sole estivo: insomma, per dirla brevemente, è un libro per chi vuole fare la differenza, per chi sceglie di fare davvero il “Giornalista”.
Jon Harald Bjornsen




Fausto Pellegrini
La bisaccia del giornalista
Viareggio, editore Dissensi, 2012, 150 pp.


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27 luglio 2012

1961 - Telegiornale - 2012


Telegiornale 1961
Stando nel cerchio d'ombra
come selvaggi intorno al fuoco
bonariamente entra in famiglia
qualche immagine di sterminio.
Così ogni sera si teorizza
la violenza della storia.
Nelo Risi

24 luglio 2012

In libreria

Alma Grandin
«www.viraccontoiltg1.rai.it»
Roma, Edizioni Eri, 2012 , 210 pp.
Descrizione
Alma Grandin racconta di come il primo telegiornale italiano abbia sentito l’esigenza di continuare a tenere informati i suoi utenti, in tempo reale, grazie al web. Una scelta importante quella del Tg1 e un’evoluzione nell’informazione del primo canale Rai che crea un flusso continuo di notizie: dalla Tv a internet e viceversa. L’informazione offerta dal sito tg1.rai.it ha un linguaggio dedicato, grazie alla creazione di una redazione online, che dialoga con i telespettatori nel momento in cui diventano “lettori-spettatori-attori” della notizia. Il libro porta poi una sfida: mette a confronto il sito del Tg1 con i maggiori esponenti della Web communication 2.0, del giornalismo nazionale e internazionale. Un passaggio epocale, questo dell’informazione: dal broadcasting televisivo alla fruizione attraverso gli strumenti tipici della Rete, vissuto da tutte le redazioni del Tg1 e reso possibile tramite tg1.rai.it. Scriveva Enzo Biagi: «Mestiere e curiosità mi hanno portato in tanti luoghi lontani, e sempre tra la gente: così, la piccola avventura di un giornalista si è intrecciata con gli eventi che, in questi ultimi trent’anni, hanno cambiato le sorti del mondo». Noi crediamo che internet sia uno di questi.
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Lorenzo Terranera
L'Italia di Ballarò

Prefazione di Giovanni Floris
Roma, Edizioni Eri, 2012, 204 pp. 
Descrizione
Dieci anni di Ballarò nelle illustrazioni di Lorenzo Terranera commentate dalle più grandi firme del giornalismo italiano.

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14 novembre 2011

In libreria

Sandro Petrone
Il linguaggio delle news. Strumenti e regole del giornalismo televisivo
Milano, Rizzoli Etas, 2011, 364 pp.
Descrizione
L'informazione televisiva nel nostro Paese sembra non riuscire ad affrancarsi, anche nel linguaggio, da una forte influenza della cultura della carta stampata (la prima pagina, l'editoriale...), lontano dai modelli che all'estero soprattutto nel mondo anglosassone valorizzano correttamente le modalità espressive tipiche del mezzo: immagini e suoni. Un limite che ha influito negativamente sul giornalismo italiano alla svolta della rivoluzione digitale, con l'affermarsi anche nelle agenzie di stampa e nei giornali della nuova figura di reporter multimediale e multiruolo munito di telecamera. In questo contesto, a partire da un quadro teorico solido, aggiornato e attento al panorama internazionale, e forte dell'esperienza diretta dell'autore conduttore e inviato del Tg2 -, il libro analizza i principi fondamentali e le tecniche del linguaggio audiovisivo applicato all'informazione, quel "linguaggio da video" che in un tempo contenuto deve raccontare e coinvolgere, far comprendere e memorizzare, servendosi di tutti gli strumenti a disposizione di un giornalismo corretto ed efficace: dal reperimento delle fonti alla stesura della notizia, dall'uso delle inquadrature al suono, dal montaggio del pezzo alla struttura complessiva dei servizi. Un manuale operativo per tutti gli aspiranti videogiornalisti e per chiunque debba produrre informazioni audiovisive.
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