Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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18 giugno 2012

Il portale per la libertà di stampa e il diritto all’Informazione

LSDI – Libertà di Stampa, Diritto all’Informazione è “un gruppo di lavoro nato dall’iniziativa di alcuni amici impegnati nel mondo dell’informazione e, in parte, nella Federazione Nazionale della Stampa”, nato con l'obiettivo di :
 “far confluire in un unico spazio varie esperienze di riflessione, analisi e dibattito sui temi dell’informazione onde costituire un laboratorio di senso della professione giornalistica nel mondo contemporaneo e cercare di dare corpo all’utopia dl buon giornalismo.” .

LSDI è dunque il portale ideale per venire a conoscenza dei tanto decantati “giornalismi possibili” attraverso la discussione aperta dei pregi e dei difetti del “vetro”. Sondaggi, riflessioni, statistiche, appuntamenti ed eventi sono solo alcuni degli spunti offerti dal sito, il quale punta moltissimo sulle realtà giornalistiche extra italiane e sui modelli d’oltreoceano, ben diversi dal “nostro” modo di fare informazione e legati a paradigmi giornalistici aperti e ben disponibili alla novità e al cambiamento. Al di là delle diffuse preoccupazioni sulle possibilità di sopravvivenza del classico metodo di fare informazione e delle grandi testate internazionali sull’orlo del collasso economico-finanziario, notevole importanza viene attribuita al citizen journalism e ai fautori del modello partecipativo, al rapporto con le fonti nell’era digitale, alla multimedialità del prodotto informativo, alla qualità dello stesso e all’evoluzione della professione del giornalista nell’epoca di Facebook e Twitter (network sociali divenuti non solo veicoli quasi primari dell’informazione - comunicazione, ma persino fonti per la costruzione, l’assemblaggio e la presentazione della notizia).
All’interno di un “calderone” in cui si scontrano senza sosta antico e moderno, professionale e amatoriale, ufficialità e self-making, crisi editoriale e sviluppo tecnologico – interattivo, flussi unidirezionali e feedback sempre più dotati di poteri decisionali, LSDI  confronta il futuro e il passato dell’informazione, promuovendo altresì discussioni a raggio allargato presso eventi, convegni, conferenze, tavole rotonde, dibattiti e festivals (uno fra tutti, il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia). Ancora, il portale presenta interessanti prospetti sulla libertà di stampa nelle varie zone del globo e sulle nuove legislazioni in merito.
Fra i vari articoli di LSDI  spiccano i report di alcuni sondaggi promossi da enti, associazioni, centri di ricerca, centri sperimentali e dipartimenti accademici, risultati che peraltro confermano la definitiva crisi dello stampato (e della fiducia riposta dalla cittadinanza dei lettori) a scapito della multimedialità web, l’aumento di blog e piattaforme virtuali personalizzate e personalizzabili, il declino del giornalisti con “penna e blocchetto” e delle grandi aziende editoriali, uno fra tutti, Rupert Murdoch, travolto congiuntamente dai drastici cali delle vendite nella madrepatria australiana (The Sun On Sunday) e dagli spinosi contenziosi giudiziari nel Regno Unito. Non per ultima, una valutazione fatta dal sito Career Cast.com che ha piazzato il cronista al 196° posto nella classifica dei lavori, appena prima dei contadini e dei soldati, completa un quadro non proprio soddisfacente della tradizionale professione giornalistica.
Accanto alle (spesso) funeste previsioni di questi sondaggi, Lsdi ha proposto anche vivaci riflessioni sulla contemporaneità dell’essere “gatekeeper” e “newsmaker” (gli scenari intravisti dal Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, la tesi di una studentessa della “Sapienza” di Roma su “passioni, vita e dolori del giornalista da precario” ...), i già citati nuovi modelli di giornalismo online tramite le piattaforme 2.0 (blog, social media...), alcuni consigli e “vademecum” per l’apprendista redattore “multitasker” alle prese con le sfaccettature della multimedialità (addirittura un manuale per diventare giornalista hacker scritto dal professor Giovanni Ziccardi e intitolato Il giornalista hacker. Piccola guida per un uso sicuro e consapevole della tecnologia), la filosofia della condivisione e dell’interazione dei network sociali, la nascita di nuovi progetti web non-profit (ad esempio la piattaforma di video giornalismo investigativo promossa dall’americana CIR – Center for Investigative Reporting) e l’impegno sociale dei “big” della virtualità contro il terrorismo e i crimini perpetrati in Rete.
Paolo Giorcelli

*link al sito di LSDI
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17 giugno 2012

Il Mediamondo di Quomedia

 
La rivista online "Quomedia. La convergenza della comunicazione" allarga il suo campo di riflessione all’intera categoria della comunicazione, proponendo brevi news anche sugli sviluppi più recenti della tecnologia (nuove versioni dei supporti elettronici, tablet, personal computer, cellulari), sulla situazione di mercato e sul business delle aziende più promettenti a livello globale e sugli attuali trend multimediali e sociali. Tali argomenti sono suddivisi in quattro settori: business e mercato, editoria e tlc, video e tv e internet e stampa.
Molto simili a lanci di agenzia, le notizie fornite dal sito interessano tutto il mondo della convergenza mediale, spaziando dal cartaceo alla televisione e a internet e soffermandosi perlopiù sulle possibilità di “unione” di queste diverse realtà tecnologiche per mezzo di programmi e contenuti distribuibili per più canali. Ed è così che il gossip si sposta dai classici rotocalchi ai social network (ad esempio, il confronto fra la quantità followers su Twitter di una e dell’altra celebrità), la cronaca si sofferma sulla pericolosità di hacker, pirati e criminali informatici, le nuove realtà editoriali prediligono immediatamente il web e i reality show puntano sempre di più sui feedback, sulle risposte immediate dei “surfers” virtuali nei confronti di un concorrente o della decisione della casa produttrice.
 Quomedia riserva particolare attenzione ai casi internazionali, puntando sulle singole vicende o sui singoli personaggi e analizzando il trend delle principali imprese editoriali globali, il corretto o errato sfruttamento della maggior parte dei media disponibili e il veicolamento delle news e delle views attraverso quest’ultimi, il valore commerciale dei più famosi brand tecnologico-informatici e le loro scelte di business, il rapporto fra politica e multimedialità, lo sviluppo del digital marketing, la programmazione delle emittenti televisive studiata in relazione alla multicanalità in Rete, l’approdo in Borsa dei social network, la rapida ascesa dell’e-book e la nascita di nuovi volti dello spettacolo grazie al web e alla condivisione virtuale.
Numerose sono stati gli articoli scelti dal sottoscritto, il quale ha ravvisato la semplicità e l’immediatezza di lettura e comprensione delle notizie riportate dal sito. Vorrei citare, ad esempio, alcune stime sulla diffusione del giornalismo online nei paesi in via di sviluppo (Africa in primis) e dei social network nell’ “invalicabile” Cina della censura e della repressione, le responsabilità penali di YouTube in territorio tedesco, la quotazione a Wall Street di Facebook (sull’indice Nasdaq e con il simbolo Fb), la classifica sulla fruizione dei browser (segnalando in particolar modo la rimonta di Internet Explorer su Firefox e Google Chrome) e alcuni dati sul tempo adoperato dagli utenti dei social network. Segnalo, infine, due casi eclatanti di licenziamento e arresto causati dal “cinguettio” di Twitter (appunto, il “tweet”), rispettivamente al giornalista sportivo francese Pierre Salviac, reo di aver ingiuriato la premiere dame Valerie Trierweiler, compagna del neo eletto presidente François Hollande, e a Nabeel Rajab, manifestante e direttore del Centro per i diritti umani. Queste ultime due vicende sono state evidenziate da Quomedia come esempi dell’ormai enorme potenziale del web partecipativo in quanto co-costruttore dell’opinione pubblica, strumento di condivisione di idee e pensieri nella flessibilità e nell’immediatezza spazio-temporale e artefice di un nuovo modo di “fare” politica che presto potrebbe addirittura surclassare i tradizionali e forse un po’ superati paradigmi della leadership e della massa informe e indistinta, segno di una democrazia che, grazie alla straordinarietà dei new media, può sognare una vera e propria utopia globalizzata.
Paolo Giorcelli

*link al sito di Quomedia

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05 febbraio 2010

Architetti di giornali

Il 3 febbraio il principale quotidiano di Genova "Il Secolo XIX" si é presentato in edicola con una nuova veste grafica rinnovando il formato e l'impaginazione. Ancora una volta la nuova testata é stata ridisegnata da Mario Garcia,  grafico di fama mondiale, il cui blog merita una navigazione lenta per capire le problematiche relative alla progettazione di una testata. I post più recenti sono dedicati alla nuova formula del quotidiano genovese: Genoa’s Il Secolo XIX in new format, new look (3.2.2010); Il Secolo XIX: three days after relaunch (5.2.2010).

*link al sito di Mario Garcia Garcia Media.
*link alla presentazione del nuovo "Secolo XIX" nel sito del quotidiano. 
*link al sito del "Secolo XIX".
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14 gennaio 2010

Anobii, il grande naso letterario

Non esiste barba di prova che sia stato Gutenberg ad inventare i caratteri mobili né a stampare un libro. Così scrive Guy Bechtel, uno tra i pochi credibili biografi dell’affarista-tipografo magontino, che non fu certo in grado di cogliere la portata dell’invenzione che gli viene, dai più, attribuita.
La proto-tipografia per circa cinquant’anni userà la carta stampata più o meno come accidentale contenitore e la produzione libresca sarà sostanzialmente plagiara del lavoro degli amanuensi, che si andranno estinguendo sotto il piombo dei primi monotipi.
Impigliati nella Rete, la stessa sorte toccherà ai tipografi.
Con Aldo Manuzio nasce l’editoria e quindi si può parlare di diffusione dei saperi e dell’informazione. Il contenitore diverrà finalmente un pragmatico supporto per servire il contenuto e, per la prima volta, si daranno alle stampe stupefacenti progetti culturali.
Il banchetto che poi, produzione e cultura, mercato e media - il Quarto più che il Quinto potere, hanno fatto di questa storia, è sotto gli occhi di tutti.
Se guardiamo con lo specchietto retrovisore, tanto per citare McLuhan (meglio lui di un elettro-profeta), e vogliamo comparare due momenti emozionanti legati a invenzioni della galassia libresca, uno è quello che ci mostra, appunto, l’officina aldina a Venezia, a partire dal 1494; l’altro potrebbe essere aNobii.com di Greg Sung, Hong Kong, 2005 (e nel 2007 a Firenze, la versione “.it ”).
Implacabile con autori illusionisti e autorini illusi e con le loro vacue scatolette letterarie, nasce, diciamo, l’homo aNobii, un critico libero dall’editoria inessenziale, alla quale proprio lui potrebbe, chissà, restituirgli autorevolezza e credibilità, che sia essa di carta o a led.
Le comparsite mediatiche dei Soliti serviranno a poco con la crescente diffusione della Rete. Gli editori managers, cosiddetti, dopo un effimero boom editoriale grazie anche all’edicola (dove oggi, mentre la carta stampata - giornali in testa - è in caduta libera, sale la vendita di raccolte di coltelli, piatti, crocifissi, ecc), raschiano il fondo del barile rimbrottandoci dal pulpito delle loro rotative la nostra riluttanza verso il mercato. Gli riuscirà sempre meno rifilarci, anche solo come gadget, le Filippiche di Cicerone o Il libro delle Vergini di D’Annunzio, rilegati in pelle editoriale (plastica, sic).
aNobii squarcia, annusa, distrugge o degusta per noi la pagina letteraria. Polverizza quella banale e quella furba, premia quella che nutre, quella che ci fa sognare. E’ il naso etico che revocherà l’isolamento critico al lettore, brutalizzato dai troppi autori che vilipendiano la letteratura consapevole e ci ammiccano dalla quarta di copertina o dalla terza dei giornali, come se mostrarci la loro faccia fosse garanzia di qualcosa.
Il 5 novembre 1995 ad Acquasanta (Ge), dentro una vecchia cartiera e sotto gli occhi del lettore (oggi, on demand), fu prodotto Libretto di Edoardo Sanguineti (disegni di Mario Persico) con tecnologia Xeros, non certo adeguatamente sofisticata allora. Probabilmente per la prima volta, fu distribuito on line un libro inedito di un grande protagonista della letteratura italiana del Novecento, che si poteva produrre anche in ambiente domestico con una semplice stampante.
Si è trattato di un progetto di ecologia culturale così come voleva il Manifesto dell’antilibro (G. Dorfles, F. Pirella, M. Persico, E. Sanguineti): stampare cosa serve quando serve.
L’autore poteva consapevolmente diventare editore di sé stesso - “l’autoproduzione rende liberi” - mettendo fine alle lobby delle intermediazioni libresche. Il vero libro non sarebbe stato più quello di carta (documento), ma quello posato nella memoria del pc (oggi, E-book).
I sacrosanti diritti riservati alle opere dell’intelletto, invece, sono divenuti ormai esigibili con i software in circolazione.
Però mancava ancora un cardine: come informare i lettori?
La risposta potrebbe essere proprio aNobii, un passaparola che ci rimanda alla nobiltà dell’uomo libro e forse non lo sa ancora ma potrebbe essere anche un neo-editore, mecenate democratico, disinteressato a cavalcare il web e mutare la cartastampata in cartamoneta, semplicemente perché un social networking non riconosce il sistema produttivo.
E lì, evviva, non c’è barba di mercato che tenga. Per ora.
Francesco Pirella
"FILI d’ARCAL", 1:10

*pubblicato per gentile concessione dell'autore. 





*link al sito aNobii.com
*link all'edizione italiana aNobii.it



Francesco Pirella  é il fondatore ed il direttore di ARMUS Archivio Museo della stampa di Genova). Per saperne di più leggi:  Intervista a Francesco Pirella, a cura di Marco Picasso, metaprintart.info, 1° dicembre 2009.


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09 gennaio 2010

Giornalismo riflessivo

"[...] Però non è più possibile sopportare tutto questo. Io lavoro, punto. Tutti, qui lavoriamo. E non vogliamo altro. Ci sta bene pure dormire in queste condizioni, non importa, l'importante è lavorare onestamente e spedire i soldi a casa. Ma non possiamo essere sparati, come è successo al mio amico Babou, e non reagire. Non abbiamo più niente da perdere. La gente deve capire un concetto semplice: io sono sbarcato a Lampedusa, ho rischiato di morire in mare, per venire qui. Credevo di trovare il paradiso e ho trovato l'inferno. Ho rischiato di morire già una volta, non mi fa paura rischiare di morire adesso, perché so di essere nel giusto. [...]".
Ahmed, immigrato di Rosarno, "Il Fatto", 9 gen. 2010
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"[...] Non hai più la forza di pensare e sognare una vita migliore di questa, sei solo incazzato con te stesso per esserti infilato, senza sapere come, in un inferno senza vie d’uscita. [...] Cerchi di farti sentire. Vuoi far sapere a tutti che non sei più disponibile a fare quella vita; che, anche se hai accettato un lavoro da schiavo, se non sai che cos’è un contratto di lavoro, se non sai che esiste il sindacato, se non pretendi di essere tutelato da uno Stato di diritto che in una parte del suo territorio accetta che esista la schiavitù, hai comunque una dignità e una vita da difendere. Vuoi affermare che non puoi essere scambiato per un tiro a segno, che la tua carne brucia non solo per il freddo che accumuli durante le troppe ore di lavoro, ma perché da troppo tempo il tuo cuore non riesce ad essere riscaldato dai suoni, dagli odori e dagli affetti della tua terra e quindi pompa in circolo solo sangue avvelenato. Rosarno brucia. Il resto dell’Italia è lontana, irraggiungibile [...]
Mimmo Calopresti, "Il Fatto", 9 gen.2010

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[...] Credere di fermare l’immigrazione clandestina combattendo gli immigrati è una pia illusione ed è un atto vile. Non è l’immigrato che sollecita la malavita, è la malavita che incrementa e orienta l’immigrazione clandestina ed è interessata a creare condizioni esasperate, anche attraverso la guerra fra poveri, per potere vendere a maggior prezzo e con più alto profitto la povera carne umana su cui riesce a mettere le mani. E che dire degli imprenditori schiavisti? [....]
Moni Ovadia, "L'Unità", 9 gennaio 2010

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Percorsi di lettura per capire:
-A. Leogrande, Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Milano, Mondadori, 2008.
-V. Polchi, Blacks out Un giorno senza immigrati,  Roma-Bari, Laterza, 2009.
- M. Rovelli, Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro, Milano, Feltrinelli, 2009.
- G.A. Stella, Negri, Froci, Giudei. L’eterna guerra contro l’altro, Milano, Rizzoli 2009
* link a Terrelibere.org

13 dicembre 2009

Convegno "Cultura senza barriere"




"Cultura senza barriere"
Università degli studi di Padova, 18 - 20 febbraio 2010

Convegno inaugurale moderato da Emil Abirascid, giornalista, direttore di Innov’azione e collaboratore di Nova – Il Sole 24 Ore e Wired Italia.

3 giorni di seminari gratuiti su diversi temi: accessibilità del web, usabilità, architettura dell’informazione, editoria digitale, biblioteche digitali, mondi virtuali, social network, web design, politica online, sociologia della rete, open source e tecnologie innovative.

In particolare chi si occupa di informazione potra' apprezzare il seminario di Gianpiero Lotito "Emigranti digitali. La generazione che ha guidato la trasformazione del mondo" e di Mariuccia Teroni "Tecnologia, tecnica e contenuti: come pubblicare sulla Rete in modo efficace".

*link utili
Cultura senza barriere
Cose che liberano
Innov’azione

Silvia Dini

18 ottobre 2009

Giovani talenti genovesi: Annalisa Papagna

Mi sembra doveroso far conoscere i lavori di questa giovane illustratrice, innanzitutto perché è una nostra concittadina, in secondo luogo perché si tratta di illustrazioni e disegni che lasciano senza parole.
Annalisa, 24 anni, dopo il diploma al Liceo Artistico Barabino, ha lasciato Genova per l'Istituto Europeo di Design di Torino.
Oltre a occuparsi di illustrazioni di libri per bambini (presto usciranno ben due libri illustrati da lei), Annalisa ha un blog dove unisce la sua passione per la fotografia a quella dei dolci. Assolutamente delizioso!


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Questo è il sito personale di Annalisa Papagna
La sua pagina di Flicr
Infine il suo blog, Peracotta


*Beatrice D'Oria

25 agosto 2009

Oltre il giornale

Quando il Web libera parole e sentimenti delle comunità, anche quelle più piccole
Osservando i progetti editoriali delle varie comunità emigrate in Italia, è possibile notare il proliferare di produzione cartacea, dettato dalla necessità di informare la propria comunità sul vari aspetti della vita nella nuova situazione in terra straniera. Certo, questo è possibile e utile quando sono chiamate in causa etnie il cui destino ha portato un buon numero di persone a spostarsi alla ricerca di un futuro migliore, ma in un mondo sempre più cosmopolita, impariamo ogni giorno che abbiamo la fortuna di ospitare e di confrontarci con persone che arrivano nel nostro paese da ogni angolo del pianeta. Un esempio di ciò sono i diversi giapponesi che, da diversi anni, arrivano in Italia per i casi più disparati: si parte da soggiorni di studio per passare a motivi di lavoro, senza dimenticare le questioni sentimentali. Cause ben differenti da quelle che normalmente portano a tentare la fortuna nel Bel Paese, come ben diverso si dimostra il modo di far sentire la propria “voce”.
Sarebbe logicamente impensabile aspettarsi che una presenza tanto esigua avesse potuto dare vita a produzioni editoriali di livello nazionale, riducendo di fatto a zero l'aspettativa di giornali o simili progetti. Quel che però ci hanno insegnato secoli di storia del giornalismo, è che quando una persona ha qualche cosa da dire e vuole veramente dirla, trova sempre il modo per farlo. Certo, fortunatamente non siamo più calati in un contesto dove censura e controllo della parola sono vigenti (qualcuno, con ironia non troppo fuori luogo, potrebbe chiedersi ancora per quanto), tanto più che le innovazioni tecnologiche hanno ampliato a dismisura le possibilità d'espressione di milioni di persone. Se il torchio di Gutenberg diede il via alla stampa e alla sua diffusione su scala mondiale, stiamo vivendo da diversi anni l'impulso quasi incontrollabile che internet ha saputo dare a tutti coloro che sentivano e ancora sentono il bisogno di esprimere i propri pensieri e le proprie idee.
Analizzando la grande rete, è infatti abbastanza facile imbattersi in siti o blog creati da giapponesi trapiantati nel nostro paese, in quella che si rivela come una situazione ottimale e privilegiata per chi non ha la sicurezza di poter contare su un ampio numero di lettori e sostenitori.
Una prima domanda che si può porre, è il motivo che possa spingere queste persone a prendere in mano “penna e calamaio”. Possiamo senza indugio eliminare fattori legati al mantenere compatti i rapporti con i propri conterranei, vista la scarsità della presenza di giapponesi in Italia. Compaiono dunque diversi fenomeni che andremo ad osservare attraverso una analisi diretta delle stesse produzioni presenti in rete.
Una delle casistiche più frequenti, è quella in cui ci troviamo davanti a individui intenti nel raccontare il proprio impatto con la nuova realtà. Estremamente interessante il fatto che, ad essere i primi destinatari dello sforzo compositivo, siamo proprio noi italiani: anche a costo di esibire una padronanza non completa della lingua, è chiaro l'intento di cercare il popolo ospitante come proprio interlocutore.
Per iniziare, ritengo sia estremamente interessante osservare il blog Questo piccolo grandeBanzai.
Emblematico è l'occhiello che ci dà il “benvenuto” prima della lettura: “Siamo due ragazze giapponesi che vivono in Italia da una decina di anni. Abbiamo deciso di diffondere la cultura giapponese per chiarire molte delle idee confuse che ancora ci sono”. Parte da qui una serie di interventi estremamente schietti e naturali, a cavallo tra lo stupore per alcune nostre abitudini estremamente bislacche agli occhi di un orientale e usanze nipponiche che spesso per noi risultano misteriose. Le due giovani mostrano di volersi districare senza troppi problemi tra argomenti di ogni tipo. Non è raro leggere post riguardanti cenni storici sul Giappone e subito dopo trovarsi a scoprire i gusti musicali e letterari delle autrici. Sfondo di tutto rimane, in ogni caso, lo spirito di apertura per favorire l'incontro tra le due culture. Inutile dire che, tra un argomento e l'altro, non mancano piccole lezioni di giapponese, estremamente apprezzate dei lettori più affezionati. Ecco alcuni esempi interessanti:
Torii Mototada, un vassallo fedele

Ryuta Naruse (nihon.blog.kataweb.it) è invece un ex redattore di un giornale sportivo giapponese. Dopo un viaggio di piacere in Italia si è appassionato a dismisura alla nostra cultura, decidendo così di “mollare” tutto e tentare la vita a Bologna. Decisione impensabile in una società rigida come quella giapponese, ma Ryuta ha davvero presentato la lettera di licenziamento, fatto fagotto e iniziato una nuova vita. Nasce così un interessante incontro/scontro tra due culture, dove il nostro improvvisato cicerone con gli occhi a mandorla non manca di far notare le profonde differenze e talune eguaglianze tra i diversi modi di vivere. Rapporti sociali, presenza delle istituzioni e modi di vivere la fanno da padrone, sino ad una quasi naturale evoluzione del tutto, che è sfociata nella autoproduzione di un libro, dove tra serio e faceto si racconta la sua esperienza, non priva di “traumi” ma colma di soddisfazioni. Siamo naturalmente curiosi se il nostro “amico” potrà trasformare questo progetto in un vero lavoro o continuerà a dare lezioni di giapponese per cercare di tenere vivo il suo sogno di vivere in Italia. A seguire alcuni suoi interventi:
Introduzione
Io e le mie bici
Si o No
Di tutt'altro carattere è l'informazione presente su Wa-sabi. Il sito nasce come impresa economica, creata dalla mente di una coppia formata da una ragazza nipponica e un italiano. Come la storia ci insegna, moltissime produzioni editoriali sono venute alla luce perché spinte da motivi commerciali, e questa sembra ricalcare le orme di un meccanismo abbastanza naturale: portare all'estero i prodotti della propria terra e cercare di mostrare al possibile pubblico la bellezza e le usanze che ne fanno da contorno. Così, a margine delle pagine votate all'e-commerce, assistiamo ad una sezione dedicata alla storia e alle curiosità legate ai vari prodotti. Riferimenti profondi o leggende popolari, il tutto condito da una discreta presenza di note e bibliografie. Gli stessi beni in vendita hanno schede complete e ricche di informazioni, senza scordare una sezione dedicata agli eventi d'incontro tra Giappone e Italia. Insomma, qualcuno potrebbe dire che, per entrare nel cuore degli italiani, si debba passare dallo stomaco. L'importante è farlo con garbo e stimolando l'interesse per quanto offerto, senza dimenticare la qualità. Ecco un paio di articoli estremamente completi e ben scritti:
Il sake dimenticato
La cerimonia del te

Di notevole interesse risulta essere anche Youkoso Italia. Dall'idea di una coppia formata da Gianluca e Kanako (coppia mista italo-giapponese) è nato un web-ring, un “ritrovo” virtuale per altre coppie formate da giapponesi e italiani. Tutto gravita sulla possibilità di passare quasi immediatamente da un sito all'altro, potendo così vedere le differenti idee e impostazioni dei vari nuclei famigliari. Il progetto ha avuto un discreto successo, e si è già superata la decina di famiglie partecipanti. Gli argomenti trattati sono principalmente di natura quotidiana. Tra il faceto e consigli di cucina, non mancano però momenti e spunti per riflessioni più profonde. Presenti, ad esempio, le commemorazioni per eventi come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, o l'indignazione per articoli di giornali italiani che non sempre apprezzano le culture estere. Sicuramente quel che più attira è vedere gli esempi di nuclei famigliari misti che hanno saputo coniugare due culture tanto diverse con ottimi risultati.
A voi due articoli tratti dai contenuti del sito:
Analizzati i vari esempi riportati (ma è possibile scovarne in rete molti altri), non si fa fatica a capire quanto si riveli ancora una volta utile (se non indispensabile) il web per dare voce anche a chi non può contare sulla forza dei grandi numeri. Dobbiamo però notare che, a differenza degli organi di stampa curati da altre comunità, non stato affatto facile scovare argomenti di sfondo politico con chiari schieramenti da parte degli interessati. Pochi accenni, spesso segnati da una filosofia di ferreo rispetto delle istituzioni, anche quando al lettore italiano sembra di vedere il pericolo di soprusi o simili rischi. Forse, per superare alcune differenze, è ancora troppo presto, ma la strada tracciata non può che farci essere ottimisti anche riguardo agli scogli che paiono più insormontabili.
Fabio Fundoni


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01 luglio 2009

Arabiyya



Arabiyya è uno dei siti più importanti
per conoscere il variegato contesto del
mondo arabo.






*link segnalato da Cinzia Pompetti
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Archivio blog

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