Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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16 marzo 2026

“I mostri sono uomini”

 Un certo proprietario di terreni incolti di nome Himmler rendeva a un tal Himmler, capo della polizia, il servizio di liberarlo definitivamente dai suoi nemici. In cambio, l’Himmler capo della polizia forniva, a tempo indefinito, all’Himmler proprietario dei bei dividendi sotto forma di bestiame umano, per sostituire quello che lui consumava a ritmo accelerato. Che meraviglioso utilizzo di terreni incolti e paludosi per un capitalista: dove non cresce niente basta installare un campo di concentramento ed ecco una vera e propria miniera d’oro!

Germaine Tillion

G. Tillion, Ravensbrück , Fazi Editore, 2012 (cap. “I mostri sono uomini”).

cfr. Mario Porro, Antropologa, deportata, attivista politica. Ritratto di Germaine Tillion, Doppiozero.it , 18.4.2016.


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11 gennaio 2026

Sotto gli occhi del'Occidente




La cieca ferocia della regola autocratica che, respingendo ogni legalità, di fatto si fonda sull’assoluta anarchia morale, provoca la risposta altrettanto cieca e atroce di una concezione rivoluzionaria puramente utopica, votata alla distruzione ricorrendo ai primi mezzi a portata di mano”.
Joseph Conrad, 1911

Joseph Conrad, Sotto gli occhi dell'Occidente, 1911 (prima edizione italiana 1928, seguita da altre edizioni più recenti pubblicate da vari editori).
*Nel 1911 il romanzo di Conrad affrontava i fermenti della Russia zarista negli anni precedenti la Rioluzione del 1917. Non si può non notare che la citazione è adattabile a vicende e contesti del nostro tempo.

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28 novembre 2025

Il senso della Storia

 "Abbiamo disperso l’essere convenzionali dei nostri genitori e dobbiamo recuperare il senso della Storia nelle nostre società. Se un uomo perde la memoria perde l’identità, lo stesso vale per la società. Sono nato dopo la Seconda guerra mondiale però quando ero giovane c’erano il rock e la marijuana: incredibile come una generazione possa girarsi dall’altra parte rispetto alla Storia".

Ian McEvan 

*La Stampa, 20.11.2025 (intervista di Francesco Rigatelli a proposito del romanzo "Quello che possiamo sapere" (Einaudi, Torino, 2025).

18 maggio 2025

La lezione della Storia

 "Siamo sulla strada sbagliata se crediamo che l’umanità debba necessariamente avere una potenza egemone a capo, e che ci sia solo da sperare che sia la meno cattiva, quella che ci calpesti meno, quella il cui giogo sia meno gravoso. Nessuna potenza merita di occupare una posizione così schiacciante: né la Cina, né l’America, né la Russia, né l’India, né l’Inghilterra, né la Germania, né la Francia, né tantomeno l’Europa unita. Tutte, senza eccezione, diventerebbero arroganti, pretenziose, tiranniche e odiose se si ritrovassero onnipotenti, anche se fossero portatrici dei più nobili principi. Questa è la grande lezione che la Storia ci insegna e forse, al di là delle tragedie di ieri e di oggi, sta in questo l’inizio di una soluzione".

Amin Maalouf

*Amin Maalouf, "Il labirinto degli smarriti. L'Occidente e i sui avversari, La Nave di Teseo, 2024.
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18 febbraio 2025

Le parole, i social e la Storia

"Una parola, decisamente, domina e illumina i nostri studi: comprendere".

Marc Bloch, Apologia della Storia, Einaudi, Torino, 1950 (prima edizione).

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"La logica dei social spinge verso il riduzionismo, verso la semplificazione massima attorno a un uso valutativo (giusto/sbagliato, buono/cattivo) delle parole. Occorre lasciare ad esse, invece, la complessità storica che rappresentano e significano: una complessità che si può riuscire a spiegare in modo chiaro e comprendere in modo semplice, senza ridurle, però, alla logica dei like".
Marcello Flores, Le parole e la Storia, "Il Mulino", 13.2.2018.

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15 novembre 2024

L'insegnamento della Storia

 "La storia interessa perché è attuale, non perché è il passato. Il compito degli storici è quello di riattualizzare costantemente il passato, di rinnovare il contenuto della gerla che deve essere portata di generazione in generazione, perché quel passato, che non insegna niente a nessuno, è però fondamentale per sapere chi siamo. Non per avere un insegnamento, ma per sapere chi siamo".

Alberto De Bernardi

*A. De Bernardi, L'insegnameno della Storia, Storicamente.it, 2024/ 20.


20 agosto 2023

La Storia non si fa con le date

"La storia è stata spesso costruita attorno a date: la data in cui fu firmato un trattato, fu proclamato un impero, un re morì e uno fu incoronato, uno scandalo, una battaglia, una congiura, una rivolta, un’elezione, un assassinio, una rivoluzione. [...] Celebriamo la data, ma non ricordiamo un altro momento storico: il momento nel quale si decide che una data è “storica”. Il vero potere consiste nel decidere quale data scegliere. Le date storiche vengono decise non dagli storici, ma dai politici. E questi, spesso controllano anche la storia. Uno dei doveri degli storici è quello di correggerli."
Donald Sassoon

*"La Stampa", 17.8.2023.

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15 gennaio 2021

La Storia illumina la contemporaneità



"La mia opinione personale è che conoscere i sistemi politici del passato (non solo quello fascista) ci permette di individuare e concettualizzare elementi del presente che altrimenti ignoreremmo, e di pensare in modo più ampio alle possibilità future. A ottobre del 2020 mi è sembrato evidente che il comportamento di Trump lasciava presagire un tentativo di colpo di stato, e l’ho scritto. La mia previsione non nasceva tanto dalla convinzione che il presente ripeta il passato, ma dall’idea che il passato illumini il presente. Come i leader dei regimi fascisti, anche Trump si è presentato ai cittadini dicendo di essere l’unica fonte della verità.Il modo in cui parla di fake news ricorda un’espressione usata dai nazisti: "Lügenpresse", stampa bugiarda. Come i nazisti, anche Trump ha definito i giornalisti “nemici del popolo”. Come Adolf Hitler, anche lui ha conquistato il potere in un momento in cui i giornali erano in crisi.
Timothy Snyder


*Timothy Snyder ("New York Times), Abisso americano, Internazionale, 14.1.2021.

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18 novembre 2019

In libreria

Stig Dagerman
Autunno tedesco
Iperborea, Milano, 2018, pp. 160.
Descrizione
Nel 1946 furono molti i cronisti che accorsero in Germania per raccontare quel che restava del Reich finalmente sconfitto, ma dal coro di voci si distinse quella di uno scrittore svedese di ventitré anni, intellettuale anarchico e narratore dotato di una sensibilità fuori dal comune, inviato dall’Expressen per realizzare una serie di reportage poi raccolti in un libro che è considerato ancora oggi una lezione di giornalismo letterario. Mentre le testate di tutto il mondo offrono il ritratto preconfezionato di un Paese distrutto, che paga a caro prezzo gli orrori che ha seminato e dal quale si esige un’abiura convinta, Dagerman, libero da ogni pregiudizio ideologico e rifiutando ogni generalizzazione o astrazione dai fatti concreti e tangibili, si muove fra le macerie di Amburgo, Berlino, Colonia, su treni stipati di senzatetto e in cantine allagate dove ora vivono masse di affamati e disperati, cercando di capire nel profondo la sofferenza dei vinti. Ne emerge un quadro molto più complesso di quello che è comodo figurarsi. Mentre ci si accanisce a cercare nostalgici nazisti, Dagerman si chiede come può un padre che vede morire il figlio di stenti dichiarare che ora sta meglio di prima; mentre le potenze occupanti pensano a punire e ad allestire processi, Dagerman descrive la «messinscena» di una denazificazione di facciata e la morte spirituale di un Paese che è troppo impegnato a lottare ogni giorno con la morte per riflettere sui propri errori, perché «la fame è una pessima maestra» per educare i colpevoli. Con il suo acume analitico e la sua empatia capillare, Dagerman scava nelle contraddizioni della Germania postbellica offrendoci un manifesto di accusa contro tutte le guerre, e una riflessione amaramente attuale sul potere, la giustizia e lo Stato.

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09 novembre 2019

In libreria

Sfogliare il passato. La storia nei giornali italiani
a cura di Barbara Bracco
Viella edizioni, Roma, 2019, pp. 132.
Descrizione
Già un secolo fa, in un’Italia alle prese con la prova della Grande guerra, lo storico Gioacchino Volpe, autore anche di articoli per i quotidiani milanesi, si chiedeva quale funzione politico-culturale potessero svolgere il passato e la sua narrazione nel turbinio del presente, e quale potesse essere il ruolo sociale dei giornalisti/storici e degli storici professionisti. Quello tra storia e giornalismo è infatti un rapporto che non è mai stato facile. Oggi quella relazione si è ulteriormente complicata; ma sembra che la storia, ormai onnipresente, abbia trionfato. Scuola di complessità o semplice intrattenimento, adesso la storia si offre come un ingrediente essenziale della comunicazione pubblica. E dalle pagine culturali alle cronache politiche, dall’istituzione di un canale Rai interamente dedicato alla musa Clio alle molte società che si occupano della costruzione di eventi di sapore storico, almeno in apparenza il passato sembra dominare l’orizzonte culturale degli italiani. Ma è davvero così?
*link all' Indice del libro.


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29 giugno 2019

La Storia è complessità



"Tendiamo a semplificare anche la storia; ma non sempre lo schema entro cui si ordinano i fatti è individuabile in modo univoco, e può dunque accadere che storici diversi comprendano e costruiscano la storia in modi fra loro incompatibili; tuttavia, è talmente forte in noi, forse per ragioni che risalgono alle nostre origini di animali sociali, l'esigenza di dividere il campo fra "noi" e "loro", che questo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri".
 Primo Levi

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08 marzo 2019

In libreria

Tiziana Plebani
Le scritture delle donne in Europa
Pratiche quotidiane e ambizioni letterarie (secoli XIII-XX)

Carocci, Roma, 2019, pp. 368
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Descrizione
Fu la possibilità di scrivere nella propria lingua madre ad aprire la strada alle scritture femminili. Da quel momento, le donne iniziarono ad appuntare
note, inviare lettere, consegnare volontà ai testamenti e più vivo si fece in alcune il desiderio di sperimentare registri letterari ed esprimere le proprie propensioni spirituali e politiche. Quante più donne accedevano all'istruzione, per lo più ostacolata ma sempre da loro rivendicata e ricercata anche attraverso percorsi di autoapprendimento, tanto più numerose diventavano quelle che ambivano a utilizzare la scrittura anche al di fuori delle pratiche quotidiane. Una scarsa padronanza della penna e della grammatica non fu di eccessivo ingombro e la confidenza maturò nel tempo
un'originale relazione con la propria intimità. Ma le donne scrissero di tutto, dai pamphlet ai romanzi, dalle petizioni ai trattati, dalle poesie ai libri di cucina; scegliendo il mezzo di comunicazione più efficace e più in voga, intervenendo in ogni momento di rinnovamento sociale e partecipando al confronto tra i sessi attorno all'eterna interrogazione sulla differenza dei generi: una delle grandi narrazioni dell'umanità.
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05 marzo 2018

In libreria

Niall Ferguson
La piazza e la torre. Le reti, le gerarchie e le lotte per il potere.
Una storia globale
Mondadori, Milano, 2018, pp. 600.

Descrizione
Ispirata dalla plastica contrapposizione fra la Torre del Mangia e la Piazza del Campo a Siena, potente metafora urbanistica delle due forme antitetiche in cui si è incarnato il potere nella società umana – quella verticale e centralistica delle strutture gerarchiche e quella orizzontale e distribuita delle reti -, la rilettura dell’età moderna e contemporanea proposta da Niall Ferguson è intesa a restituire al modello organizzativo «reticolare» quel valore di forza propulsiva del cambiamento che gli storici hanno a lungo misconosciuto o, comunque, sottovalutato. Pur prendendo nettamente le distanze dai teorici della cospirazione, che attribuiscono a élite e sette segrete (i massoni, gli Illuminati, i banchieri ebrei) il ruolo di effettivi manovratori delle leve del potere, Ferguson mostra come la storia umana sia caratterizzata dall’alternarsi di lunghe epoche segnate dal predominio delle gerarchie e di periodi più brevi, ma straordinariamente intensi e dinamici, di egemonia delle reti, favorite anche da radicali innovazioni tecnologiche. Guardando poi all’epoca moderna, l’autore considera più da vicino le due grandi «ere delle reti»: i tre secoli che dall’invenzione della stampa, dalle importanti scoperte geografiche e dalla Riforma sono culminati nel crollo dell’ancien régime a fine Settecento, e gli ultimi cinquant’anni che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, hanno visto l’impetuosa espansione della tecnologia digitale e la rapida diffusione delle reti sociali odierne, che hanno letteralmente rivoluzionato la vita di gran parte dell’umanità. Ma al riconoscimento e alla rivalutazione del ruolo delle reti nella storia Ferguson associa, contestualmente, una sferzante critica dell’utopia libertaria di «netizen» liberi e uguali nell’ultrademocratico e paritario regime del web, che gli appare caratterizzato piuttosto dagli eccessi di violenza sui social e dall’estrema vulnerabilità a ogni tipo di propaganda, compresa quella terroristica, e a ogni forma di «fake news». Al punto che, per lui, solo il modello gerarchico può garantire un qualche principio di stabilità geopolitica perché «la lezione della storia è che affidarsi alle reti per governare il mondo è una ricetta perfetta per l’anarchia».
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24 luglio 2017

Non capisco più il mondo...

Ulrich Beck
La metamorfosi del mondo
Laterza, Roma-Bari, 2017, pp. 248.
Descrizione
«Non capisco più il mondo»: è l’affermazione su cui si troverebbe d’accordo la maggioranza delle persone di ogni parte del globo. E con ragione. Il nostro mondo è attraversato da un vero e proprio processo di metamorfosi: non è cambiamento sociale, non è trasformazione, non è evoluzione, non è rivoluzione, non è crisi. La metamorfosi è una modalità di cambiamento della natura dell’esistenza umana. Chiama in causa il nostro modo di essere nel mondo. È innegabile che viviamo in un mondo sempre più difficile da decodificare. Non sta semplicemente cambiando: è in metamorfosi. Ciò che prima veniva escluso a priori, perché totalmente inconcepibile, accade. Sono eventi globali che passano generalmente inosservati e si affermano, al di là della sfera della politica e della democrazia, come effetti secondari di una radicale modernizzazione tecnica ed economica. Basta pensare alla serie di avvenimenti accaduti negli ultimi decenni: la caduta del Muro di Berlino, gli attentati dell’11 settembre, il catastrofico mutamento climatico in tutto il mondo, il disastro del reattore di Fukushima, fino alle crisi della finanza e dell’euro e alle minacce alla libertà create, come ci ha rivelato Edward Snowden, dalla sorveglianza totalitaria nell’era della comunicazione digitale. Ulrich Beck, in questo libro, ci parla dello stato di choc in cui viviamo. Perché la metamorfosi del mondo produce un’esplosione che manda all’aria le certezze su cui si fonda la società contemporanea, quelle che finora sono state le costanti antropologiche della nostra vita e della nostra concezione del vivere comune.
*link all'Indice del libro
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12 settembre 2015

In libreria

Rolando Minuti (a cura di) 
Il Web e gli studi storici. Guida critica all’uso della rete
Carocci, Roma, 2015, pp. 328.
Descrizione 
I profondi mutamenti determinati dallo sviluppo del web nella realtà culturale contemporanea hanno avuto molteplici e rilevanti implicazioni anche sul versante degli studi storici. Da ciò deriva una crescente esigenza di aggiornamento in merito all’informazione disponibile e alle possibilità offerte dalla rete, ma anche la necessità di una selezione e di un adeguato controllo, funzionali agli obiettivi della ricerca e della didattica storica. I contributi del volume – opera di autori che si sono distinti per la particolare attenzione dedicata al rapporto tra internet e ricerca storica sin dai primi tempi di affermazione del web sullo scenario culturale nazionale e internazionale – presentano un quadro ampio e approfondito di questa problematica, dalle biblioteche e gli archivi alle riviste elettroniche, ai vari ambiti cronologici che caratterizzano l’attuale partizione disciplinare degli studi storici, con l’intento di offrire una guida utile a un uso consapevole e accorto degli strumenti attualmente disponibili sul web
Indice
Introduzione di Rolando Minuti
1. Biblioteche e bibliografie online di Riccardo Ridi
Le biblioteche e Internet/Repertori di biblioteche e di cataloghi/Cataloghi e metacataloghi/Biblioteche, libri e periodici digitali/Open archive e open access/Bibliografie e indici di citazioni/La ricerca bibliografica online/Assistenza umana/Note
2. La ricerca archivistica sul web di Stefano Vitali
Una premessa metodologica/Mediazioni vecchie e nuove/I sistemi informativi archivistici/Dal sistema archivistico all’inventario/Consultare documenti in rete/Note
3. Le riviste digitali e la ricerca storica di Carlo Spagnolo
Cosa sono le riviste digitali e in cosa differiscono da quelle cartacee/Caratteristiche delle riviste digitali e loro modalità di citazione/Le riviste come strumenti per la ricerca digitale/Strumenti di raccolta e aggiornamento/Prospettive/Note
4. Il mondo antico di Alessandro Cristofori
Gli strumenti di orientamento e di consultazione/Le fonti/La bibliografia moderna/Note
5. Gli studi medievistici di Andrea Zorzi
Avviare la ricerca/Accedere alla documentazione/Accedere alle edizioni di fonti/Accedere agli studi/Accedere agli strumenti di consultazione/Note
6. Le risorse online per la storia moderna di Guido Abbattista
Le fonti primarie/Scritture della storia e disseminazione nella rete: il panorama delle fonti secondarie/Conclusioni/Note
7. Storia contemporanea digitale di Serge Noiret
Storia digitale e Storia con il digitale/Big data e “datificazione”: il web come fonte nell’era digitale/È possibile cercare la storia nella rete?/Note
Bibliografia 

20 novembre 2014

In libreria

Marc Bloch
La guerra e le false notizie.
Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921)
Roma, Donzelli, 2014, 105 pp.
(disponibile anche in formato ebook)
Descrizione
Nel 1914 Marc Bloch va in guerra. Sergente di fanteria, dopo quattro anni memorabili e tremendi, ne uscirà col petto arricchito di cicatrici e di decorazioni, ma anche con una più piena consapevolezza del proprio mestiere di storico. Nei Ricordi di guerra 1914-1915 è proprio lo storico a impugnare la penna: in pagine che echeggiano Tolstoj, il caos delle battaglie viene evocato attraverso i particolari: gli sciami di pallottole delle mitragliatrici, le 'melodie funebri' delle granate, la morte anonima e vicina dei compagni, la stanchezza dei sopravvissuti e il 'segreto piacere' di chi ammira il proprio cappotto forato dai proiettili. Come il Fabrizio della Certosa di Parma di Stendhal a Waterloo, così Bloch nella battaglia della Marna si ritrova protagonista di un evento grandissimo, di cui non riesce a vedere e dominare che un microscopico frammento. Ma la sua testimonianza può diventare generale proprio perché l'autore ha scelto di non dire niente che non abbia personalmente visto e vissuto. L'esperienza individuale della guerra viene ripensata da Bloch nelle Riflessioni sulle false notizie della guerra (1921), all'interno di un ragionamento sulla critica delle testimonianze e sulla vecchia opposizione tra verità ed errore. La guerra è stata un 'esperimento immenso di psicologia sociale' e lo storico deve imparare a studiarla come tale. Il 'rinnovarsi prodigioso della tradizione orale, madre antica delle leggende e dei miti', ha creato un ambiente favorevole alla fabbricazione e diffusione delle 'false notizie' che hanno circolato nelle trincee. Bloch ne svela i percorsi, individuando nei grandi stati d'animo collettivi il sostrato che consente ai pregiudizi di trasformare una cattiva percezione in leggenda: una strada feconda, che lo porterà più tardi a concepire il grande affresco storico dei "Re taumaturghi".
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09 febbraio 2014

Napoleone, stratega della comunicazione


A quasi 200 anni dalla sua scomparsa, la figura di Napoleone Bonaparte continua ad affascinare e a far parlare di sé. Sull'epopea del corso sono state scritte innumerevoli opere, dedicate a quello che fu certamente un grande generale, un impareggiabile stratega militare e politico, ma anche un tiranno senza scrupoli, disposto a tutto pur di mantenere il potere. Eppure per Roberto Race, giornalista e consulente in comunicazione e public affairs, Napoleone è stato molto di più: un eccezionale comunicatore, uno stratega del marketing di se stesso, in grado di promuovere come nessun altro la propria immagine all'interno e all'esterno della Francia. Un uomo capace di uscire dall'oblio in cui era stato rilegato dalle potenze avversarie e di imprimere il proprio marchio indelebile nella storia, attraverso quel capolavoro comunicativo rappresentato dal Memoriale di Sant'Elena, uno dei più grandi successi editoriali del XIX secolo, l'ultima grande vittoria dell'Imperatore.
Nel suo Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi, l'autore ripercorre le tappe principali della vita del francese, dalla prima campagna d'Italia del 1796, all'incoronazione a imperatore alla presenza di papa Pio VII, fino alla sconfitta di Waterloo e al successivo esilio a Sant'Elena, ma lo fa da una prospettiva completamente nuova, mostrando come nell'ascesa (e caduta) del corso la comunicazione abbia rivestito un ruolo fondamentale. Race accompagna il lettore alla scoperta di un Napoleone inedito, consapevole, fin da subito, che la chiave per mantenere il potere è il consenso. Quello che conta è ergersi a modello, mostrarsi come l'unico in grado di guidare un esercito o una nazione. L'Empereur non spartisce il potere con nessuno, è il dominus unico, e tuttavia quello che il popolo o le truppe si trovano davanti non è un despota, un sovrano nel senso letterale del termine. Per raggiungere un simile risultato il francese si serve della stampa, dell'arte, dei Bollettini di Guerra, ma anche di tecniche più sofisticate e innovative, come il merchandising e la propaganda.
Dalle pagine del libro emerge la figura di un leader politico scaltro, che ha capito prima di tutti l'importanza dell'opinione pubblica. Napoleone inventa la figura del moderno capo di Stato, ma se la situazione lo richiede è in grado di agire da "populista": parla alla pancia delle persone, dice loro quello che vogliono sentirsi dire, riesce a presentarsi come l'eroe della rivoluzione nello stesso momento in cui, con il colpo di stato del 18 brumaio, vi pone definitivamente fine, imponendo una svolta autoritaria alla Francia e preparandosi a porre l'Europa intera sotto il proprio dominio per un quindicennio.
La straordinaria lungimiranza del corso porta l'autore a scorgere, in una misura apparentemente restrittiva come quella del Blocco Continentale del 1806, l'embrione della futura Unione Europea. Una considerazione ardita, ma certamente affascinante, specialmente se si rileggono le parole profetiche dello stesso Napoleone: l'Europa «troverà equilibrio solo nella riunione e nella confederazione dei grandi popoli».
Nel complesso, il libro risulta interessante e piacevole alla lettura. Race adotta uno stile semplice e appassionante, inducendo il lettore a soffermarsi anche sui più piccoli dettagli che hanno caratterizzato l'agire di un uomo sì del passato, ma ancora oggi incredibilmente moderno.
Giacomo Tasso

Roberto Race
Napoleone il comunicatore.
Passare alla storia non solo con le armi,
Milano, Egea, 2012, 141 pp.


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29 gennaio 2012

La giornata della memoria

Alla fine del mese scorso ho ricevuto un invito alla presentazione di un libro, il cui tema: per non dimenticare l’Olocausto, alcuni giovani artisti hanno esposto le loro opere, allestite per, ed in ricordo dello sterminio nazista contro gli ebrei, vi è compreso un Workshop di progettazione: La stanza delle memorie: giovani artisti e Shoah. Si finirà con la pubblicazione di un libro che racchiuderà l’intero lavoro espositivo e testo letterario.
E’ un momento un pò caotico ed intenso per me, ma quasi sicuramente parteciperò; l’argomento mi rattrista ed avvilisce ma è bene non dimenticare ed è opportuno che alcuni si facciano carico di ricordarcelo ed ancora oggi ci si domanda, ma com’è che è potuto accadere tutto ciò? La società civile ed illuminata del tempo dove era?
Si ricordano fatti tragici e non degni dell’agire umano. Ha significato ancora oggi tentare di ripercorrere tali inaudite sofferenze e morti?
Al telegiornale nel frattempo riportano un passaggio del presidente iraniano, che proclama una futura guerra santa contro Israele, ed afferma che l’olocausto non è mai avvenuto... Ripenso al quesito sulla società civile e decido senza più alcun dubbio che parteciperò all’evento.
Per rispettare la memoria di quanto è accaduto in Europa prima del 1945 ed in ricordo degli olocausti odierni e passati (Ruanda, Congo, Asia, Armenia, Cile ecc.), io, quale membro di una società civile, ho il dovere di partecipare.
Sono tornata a casa con il mio nuovo libro: “La stanza delle memorie”. Sono triste perchè ho partecipato ad un lutto collettivo, ma sono stranamente appagata ed arricchita, posseggo un bel libro in più e ho preso le distanze da quella società dei miei progenitori che non hanno potuto o saputo opporsi affinchè non accadesse lo sterminio.
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da La stanza delle memorie. Giovani artisti e Shoa,  a cura di Renato Carpi, Genova, Libero di scrivere, 2010.
"Memoria storica: è quella componente delle memorie collettive e della memoria sociale che viene riconosciuta e codificata come “storia”.
Memoria individuale: capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo ed agli eventi futuri.La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio; o peggio ancora come avviene oggi in alcune parti del mondo, la negazione dell’accaduto, la manipolazione degli eventi storici attraverso la distorsione, per far sì che possa essere giustificato l’agire e l’aggressione di oggi o in preparazione di un attacco futuro.
La memoria non è semplice conoscenza del passato sedimentata nella nostra mente, è anche capacità di sentire il proprio e l’altrui passato come qualcosa che continua a vivere dentro di noi, che segna i nostri comportamenti, le nostre scelte, che genera i nostri sentimenti, i nostri stati d’animo, che determina la qualità delle nostre relazioni sociali, che segna profondamente il nostro presente e prefigura il nostro futuro.
La memoria è un atto creativo".
                                                                                                            Marialuisa Paciello
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01 novembre 2010

In libreria

Mario Perniola
Miracoli e traumi della comunicazione
Torino, Einaudi, 2010, pp.153.
Scheda di presentazione
Come raccontare il periodo che va dalla fine degli anni Sessanta a oggi? Per comprendere quanto è avvenuto, le categorie tradizionali della cultura e della politica sembrano inadeguate. Ci si è trovati dinanzi a eventi, come il Maggio francese del '68, la Rivoluzione iraniana del 1979, la caduta del muro di Berlino del 1989 e l'attacco alle Torri gemelle di New York dell'11 settembre 2001, nei confronti dei quali tutti hanno esclamato: «Impossibile, eppure reale!» Questi fatti hanno avuto grandissime conseguenze su tutti gli aspetti della vita individuale e collettiva, destabilizzando radicalmente le istituzioni, i costumi sessuali e il modo di sentire di intere generazioni. È nato un nuovo regime di storicità, caratterizzato dall'esperienza di fenomeni che sono vissuti ora come miracoli e ora come traumi, perché sembrano inaccessibili a una spiegazione razionale e a una narrazione coerente. L'autore, che ha vissuto con partecipazione emozionale e con vigilanza intellettuale le vicende di questo periodo storico, prestando una continua attenzione ai mutamenti e interrogandosi sul loro significato, propone criteri di intelligibilità che aiutino a cogliere la sostanziale unità di questo quarantennio, nel quale la possibilità di una vera azione politica, sessuale e letteraria è venuta meno: in tutti questi ambiti il posto dell'azione è stato preso dalla comunicazione, con effetti insieme devastanti e comici.

*link all'Introduzione del libro sul sito dell'editore Einaudi [leggi tutto]

* segnalato da C.S. 
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27 dicembre 2009

In libreria

Maurizio Ferraris
Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce
Roma-Bari, Laterza, 2009, pp. XV-430.

Scheda del libro
Tutto è per sempre. Oggi tutto è scritto, tutto si può ritrovare. L’esplosione della scrittura svela l’essenza del legame sociale, la documentalità. Perché è necessario lasciar tracce: altrimenti non ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai. Questo libro parla di oggetti come i soldi e le opere d’arte, i matrimoni, i divorzi e gli affidi congiunti, gli anni di galera e i mutui, il costo del petrolio e i codici fiscali, il Tribunale di Norimberga e le crisi finanziarie. Sono gli oggetti sociali, cioè le iscrizioni che affollano il nostro mondo decidendo se saremo felici o infelici. Queste scartoffie le detestiamo eppure facciamo la fila per averle, e si accumulano nelle nostre tasche, nei portafogli, nei cassetti, nei telefonini, nei computer e negli archivi di ogni sorta che ci circondano, nel mondo reale e in quello virtuale. Ecco il motivo per cui questa teoria del mondo sociale si intitola Documentalità: la società della comunicazione è in realtà una società della registrazione e della iscrizione. Lo è sempre stata, ma lo è a maggior ragione oggi, con l’esplosione della scrittura e degli strumenti di registrazione, che svela come meglio non si potrebbe l’essenza del mondo sociale. Un mondo in cui persino i media, quelli che dovrebbero darti la vita in diretta, sono i massimi produttori di spettralità. Un mondo in cui la profezia di Warhol secondo cui un giorno ognuno di noi avrà i suoi quindici minuti di notorietà significa anzitutto: ognuno di noi sarà uno spettro per almeno quindici minuti, su YouTube o da qualche altra parte. [leggi tutto]

*link all' Indice  e ad altra documentazione sul libro disponibile sul sito dell'editore Laterza.

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