Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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25 ottobre 2018

In libreria

Riccardo Cucchi
Radiogol. Trentacinque anni di calcio minuto per minuto
Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 272.
Descrizione
La voce di Riccardo Cucchi è stata il cuore di ogni domenica per circa trent’anni. Dalla sua postazione appartata, isolata in mezzo alla folla formicolante sulle tribune, ha riempito i nostri pomeriggi di emozioni narrando da testimone diretto decine di campionati, centinaia di partite, migliaia di minuti di calcio. In una notte d’estate ha gridato per quattro volte «Campioni del mondo», ed è iniziata la festa di tutti, da Berlino alle piazze di paesi e città dell’Italia intera. Attraverso il suo microfono ha accompagnato vittorie impossibili da dimenticare: la Champions League dell’Inter, lo scudetto travolgente della Roma, quello del riscatto bianconero nel 2012. Il segreto della sua voce è un paradosso: l’equilibrio perfetto tra passione ed eleganza, entusiasmo e riservatezza. Ecco perché Riccardo Cucchi ha confessato di essere un tifoso biancoceleste soltanto al termine dell’ultima radiocronaca, quando è stato abbracciato dal pubblico di San Siro come si fa con i grandi campioni e i grandi amici. Ed ecco perché diciassette anni prima, mentre annunciava lo scudetto della sua squadra, lo ha tradito una vibrazione sottile, una palpitazione che in pochi hanno saputo percepire fra le pieghe del suo annuncio: «Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio 2000, la Lazio è campione d’Italia!». Oggi la voce che ha trasformato quegli attimi in racconto radiofonico, dando vita a una piccola epica dell’istante, abbandona il microfono e si riversa in un libro, ancora entusiasmante, ancora più intimo. Un libro che ci mostra come, a televisione spenta, la radio sappia trasformare lo sport in parola, ritmo, narrazione: perché la radio è il mondo, come lo immaginiamo noi. Radiogol è un memoir in cui scorrono trentacinque anni di calcio perduto e ritrovato e un autentico atto d’amore per la radio e i suoi protagonisti, da Enrico Ameri a Sandro Ciotti. Attraverso le sfide a cui ha assistito in prima persona, i ricordi di un’infanzia trasognata e gli incontri con fuoriclasse come Carlo Ancelotti, i fratelli Abbagnale e Diego Armando Maradona, Riccardo Cucchi ci sintonizza su un’epoca e un calcio che sono parte di noi. Minuto per minuto.
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05 febbraio 2018

Calcio e letteratura


Siamo abituati al giorno d’oggi ad associare la parola calcio non solo all’evento sportivo, ma a tutto quello che ruota attorno ad esso: soldi, marketing, visibilità, social network e soprattutto violenza.

Il calcio è visto ormai come uno sport deviante, senza principi etici, solo un’accozzaglia di giocatori che guardano prima al loro portafoglio che all’amore per il gioco.

Sergio Giuntini con questo libro vuole invece raccontare come il calcio sia, volente o nolente, lo Sport in Italia con la “s” maiuscola e quanto la comunicazione sportiva abbia influenzato il modo di vederlo.

Un’analisi profonda, lunga più di un secolo, che si trasforma in un memento per le persone che oggi banalizzano il calcio in una sola manifestazione sportiva.

Sfogliando le pagine di questo libro si ha la percezione di come il calcio si sia amalgamato nelle pieghe della società, come l’abbia accompagnata nel suo sviluppo e di come sia stato veicolo per manifestare una superiorità politica, come accadde durante il regime fascista.

Un libro nuovo quello di Giuntini. Mai nessuno aveva raccolto il meglio e il peggio della letteratura calcistica italiana in un solo libro, riuscendo a raccontare i fatti senza cadere, come spesso succede nella narrazione sportiva, in retorica inutile.

Un viaggio di un secolo che ha raccolto non solo la prorompente analisi di Gianni Brera, ma ha anche fatto scoprire analisi calcistiche di autori particolari che hanno aggiunto una visione diversa del calcio.

Nonostante il calcio sia lo sport predominante nella penisola italiana, Giuntini inizia l’excursus sulla comunicazione sportiva ovviamente dall’estero, citando giornali illustri come il Times che sempre più inseriva contenuti sportivi nelle sue pagine.

In Italia alla fine dell’800 il calcio era considerato uno sport di nicchia, come si legge nelle pagine del libro di Giuntini, dato che sulle pagine dei quotidiani sportivi il ciclismo era quello che dominava la scena.

Quello che rende unico questo libro è il modo minuzioso di far entrare il calcio all’interno della narrazione, anche analizzando il cambiamento del lessico che negli anni ha avuto un distacco importante dal mondo anglofono, precursore tra tutti Luigi Bosisio che modificò il titolo della rubrica sulla Gazzetta dello Sport da “Foot-Ball” a “Calcio”.

Non solo giornalismo sportivo, ma anche ogni singolo aspetto che ha riguardato la comunicazione sportiva italiana, come la nascita delle riviste e il ruolo istituzionale che si voleva ritagliare a questo sport. I “comunicati ufficiali” e i “regolamenti e gli statuti” Giuntini li inserisce nella letteratura del calcio proprio perché verranno inseriti nelle riviste quali il "Guerin Sportivo" per esempio, proprio per sottolineare come la comunicazione sportiva non si limitasse al mero racconto, ma anche ad un ruolo istituzionale ed educativo che si voleva ritagliare in modo sempre più importante.

Una caratteristica di questo libro è l’inserimento all’inizio di ogni “capitolo” di frasi di personaggi illustri. Ce n’è una su tutte che risalta a mio parere e che descrive in modo perfetto quanto la politica abbia influenzato il racconto del calcio e il modo di insegnare a guardarlo e forse lo sport in generale. La frase emblematica è stata pronunciata da Jorge Valdano, ripresa da un concetto del suo mister Menotti, c.t dell’Argentina di Maradona, che rimarca il dualismo tra sinistra e destra: un calcio ricreativo e d’avanguardia il primo, un calcio conservatore e duro il secondo; una frase che non descrive direttamente quello che avverrà durante il regime fascista, anche perché fu pronunciata quasi 50 anni dopo, ma aiuta a identificare quanto la destra e il suo pragmatismo abbiano aiutato in un certo modo allo sviluppo della letteratura calcistica.

Sezione importante infatti del libro è quella dedicata al modo in cui è stato usato il calcio per strumentalizzare anche la sfera politica. L’immagine è stata la grande rivoluzione: nascono infatti i primi settimanali illustrati come La Domenica Sportiva.

Una cosa che Giuntini è riuscito a fare per rendere questo libro un gioiello è la continua contrapposizione tra i vari autori citati: la sezione dedicata alla vera e propria letteratura calcistica di regime mette a confronto per esempio autori antitetici l’uno all’altro come Gabriele D’Annunzio, il primo a raccontare lo sport in modo differente e in poesia e Filippo Tommaso Marinetti anch’esso narratore di uno sport visto come culto e azione per il progresso della società.

La narrativa fascista è sconfinata e nel libro la parte dedicate a questa è davvero consistente, anche se la principale attività della comunicazione fascista fu utilizzata a fini propagandistici.

La narrazione sportiva ha coinvolto anche giornalisti che non propriamente nascevano in quell’ambito e il ricordo del Grande Torino in questo libro avviene tramite le penne di Dino Buzzati e Indro Montanelli per il Corriere della Sera con due articoli-gioiello, due affreschi per celebrare la squadra italiana più forte di sempre.

La Storia della narrazione sportiva però solo ad uno può essere attribuita, di certo il più grande di sempre: Gianni Brera. La grandezza del personaggio, quello che ha dato allo sport, la sua critica graffiante, il suo linguaggio e i suoi neologismi che accompagnano ancora oggi tutti noi traspaiono perfettamente in questo libro. Un’istantanea perfetta per godere di quello che è stato il modello per chiunque voglia fare il giornalista sportivo.

La cosa che mi ha colpito in modo positivo di questo libro è la sorpresa che mi ha suscitato nel vedere citati autori che ignoravo fossero compatibili con il mondo calcistico. Uno di questi è Pasolini, che grazie alla penna di Giuntini ho scoperto essere un amante viscerale del calcio. Non solo poesia per lui, ma un vero e proprio coinvolgimento personale, giocatore prima, tifosissimo del Bologna e successivamente poeta del calcio. Considerava il calcio un “fenomeno di costume importante” e il capocannoniere di un campionato di calcio come “il miglior poeta dell’anno”. Spunti interessantissimi, che hanno fatto crescere in me la voglia di scoprire questo lato di Pasolini a me oscuro.

Dalla letteratura alta di Brera e Pasolini, nella parte finale del libro Giuntini si concentra sul cambiamento. Non per forza un cambiamento deve essere proiettato in positivo ed è quello che si percepisce nelle pagine che si occupano del fenomeno Biscardi: la voglia di calcio negli anni ’80 era ormai spropositata, lontana anni luce dall’inizio del secolo e l’autore racconta della involuzione della narrazione calcistica.

Il “salotto” di Biscardi con Il processo del lunedì aveva portato ad una comunicazione bassa, sgrammaticata, spesso scimmiottata da ospiti che con il mondo dello sport non avevano propriamente a che fare. È diventato un simbolo, ha segnato una linea di demarcazione netta e precisa tra quello che è stata prima e quello che è venuto dopo.

La goliardia e il chiasso sono l’emblema di quel tipo di comunicazione sportiva che ancora oggi aleggia sopra di noi, anche se come sottolinea Giuntini, la letteratura del calcio deve marginare questa situazione che in un certo senso ha portato alla rappresentazione della  goliardia del calcio anche nel cinema con i celeberrimi Lino Banfi e Diego Abatantuono nei loro film più celebri.

Un libro che mi ha stupito in tutto, sia nel modo di raccontare snello e veloce nonostante sia pieno di nozioni e di cenni storici, sia nell’efficacia nel mandare messaggi importanti alla società odierna raccontando quanto sia stata importante la cultura sportiva nello sviluppo del nostro paese. 

Simone Massari

 

Sergio Giuntini
Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)
Biblion, Milano, 2017.
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10 gennaio 2018

I grandi Derby firmati da Gianni Brera


DERBY! edito nel 2015, è la raccolta di tutti gli articoli del giornalista sportivo Gianni Brera pubblicati in occasione del derby di Milano, la partita tra l’A.C. Milan e la F.C Internazionale Milano.
L’opera è stata pubblicata dopo la morte dell’autore per volontà di Paolo Brera, terzogenito  del giornalista Gianni Brera e anch'egli scrittore come il padre.
Il volume comprende la cronaca delle partite di calcio disputate tra il 1956 e il 1992, ed è inoltre una preziosa testimonianza dei cambiamenti che sono avvenuti in una città come Milano. La narrazione inizia dal boom economico avvenuto alla fine del secondo conflitto bellico e termina nel 1992, periodo in cui le due società sportive sono di proprietà degli imprenditori milanesi Ernesto Pellegrini e Silvio Berlusconi mentre Milano, è ormai una metropoli affermata e famosa in tutto il mondo.
La scelta di concentrare l’attenzione dell’opera sulla stracittadina è interessante: Il derby è una partita molto diversa da tutte le altre che si giocano durante la stagione; lo stadio è colmo di tifosi provenienti dalla stessa città, la distanza territoriale è quindi nulla, i posti a sedere sono tutti esauriti; durante la partita entrambe le squadre vengono sospinte e incitate dai propri tifosi per tutti i novanta minuti. Il cantante Adriano Celentano cantava “Eravamo in 100.000” per indicare il numero di tifosi presenti allo stadio in occasione del derby, un evento che quasi scandisce il tempo della città.
La rivalità tra le due formazioni, nata nel 1909 a causa della creazione dell’Internazionale Milano da parte di alcuni dissidenti dell’A.C. Milan, con il passare degli anni assunse anche caratteri politico e sociali.
Per la prima metà del XX secolo la tifoseria milanese era per la maggior parte divisa a seconda dell’estrazione sociale di provenienza: il tifoso interista proveniva dalla classe borghese mentre il tifoso milanista dalla classe operaia e popolare, in un periodo storico in cui la lotta di classe era particolarmente sentita. I soprannomi con le quali le due tifoserie si apostrofavano dipendono  da questa differenza di classe. I tifosi milanisti, per esempio, venivano chiamati “casciavit” (cacciavite) o “tramvèe”(tramvai), per la appartenenza alla classe operaia, mentre i tifosi nerazzuri erano scherniti con epiteti come “bauscia”(sbruffoni) o “muturèta” (perché potevano permettersi il privilegio di poter andare allo stadio in moto); questo dualismo ancora oggi sopravvive ma ha perso molto della natura socio politica che l’aveva contraddistinta nel corso degli anni.
In occasione del derby, gli abitanti della città sono stipati sugli spalti dello stadio: mentre sostengono e incitano la propria squadra i rapporti di parentela e di amicizia passano in secondo piano per quell’ora e mezza di gioco, come è stato per Franco e Beppe Baresi, non a caso scelti per la copertina per rappresentare in un’immagine il concetto di derby milanese. I due fratelli incarnano in pieno lo spirito del derby milanese; fratelli che si ritrovano in campo come avversari in una sfida senza alcuna esclusione di colpi, nel pieno rispetto dell’avversario per fare in modo che la propria squadra prevalga sull’altra.
Le sfide fra le due rivali milanesi sono raccontate ed analizzate da Gianni Brera con uno stile ed un linguaggio giornalistico che, fino ad allora, non si erano mai visti nella comunicazione italiana.
La seconda meta del XX secolo vede Gianni Brera nei panni del protagonista principale della cronaca sportiva, dato che egli riesce a dare vita a uno stile giornalistico innovativo e moderno, basato sulla vena letteraria e narrativa.
La prosa si sposa e si intreccia con la cronaca sportiva; il frutto è un cocktail frizzante di piacevole lettura.
Il lettore si ritrova immerso in una lettura scorrevole e difficile da abbandonare. La cronaca sportiva è rifinita preziosamente dal giornalista lombardo con termini e neologismi, utilizzati ancora oggi, e divenuti iconici per questo sport.
Di particolare importanza è il lessico di Gianni Brera; il giornalista è solito utilizzare spesso termini propri del dialetto in maniera particolare quello milanese, avvicinandosi così con il lettore medio.
La scelta dell’utilizzo del dialetto è molto importante dal punto di vista storico: l’Italia è ancora una nazione giovane, nata da nemmeno un secolo i tassi di analfabetismo sono ancora elevati e la maggior parte degli popolazione italiana parla solamente il proprio dialetto regionale. Il giornalista di San Zenone Po attraverso le sue opere vuole tentare di elevare le forme dialettali dal momento che queste sono vere e proprie forme linguistiche.
“Io non penso in italiano, penso in dialetto perché sono un popolano”. Con questa frase si può facilmente riassumere tutto il pensiero e l’opera di Gianni Brera.
L’intento del giornalista milanese è quello di portare modi di dire, pensieri e termini regionali all’interno di una lingua italiana universale e comprensibile in tutta la penisola.
Brera vede come il dialetto, unica lingua conosciuta per la maggior parte della popolazione, come un mezzo per accompagnare milioni di italiani nel processo di alfabetizzazione dal dialetto all’italiano. Questo processo tuttavia deve tenere conto delle peculiarità dei singoli dialetti salvando  e valorizzando ciò che si può portare in italiano.
Per molto tempo il giornalismo sportivo era stato considerato come una forma di giornalismo di secondo piano. Il giornalista di San Zenone Po invece, per tutta la sua carriera, è un fermo sostenitore della cronaca sportiva. Lo sport è una di quelle forme che unisce le masse sotto un’unica bandiera spingendole a tifare per essa, uno di quei rari momenti in cui è possibile vedere un’intera nazione unita.
La pagina sportiva è da sempre la pagina più letta e amata dai lettori, la pagina che colpisce l’immaginario collettivo e che permette ai lettori di fantasticare sulle imprese dei propri beniamini.
Dato che lo sport gode di questa posizione privilegiata, chi si occupa di cronaca sportiva deve agire di conseguenza; la prosa deve coinvolgere e trattenere l’attenzione del lettore e la cronaca deve avere una funzione pedagogica e istruttiva; avvicinare gli analfabeti a un utilizzo corretto dell’italiano e combattere anche l’analfabetismo di ritorno, che oggigiorno è una vera e propria piaga.
Lo stile di Gianni Brera è quindi un misto di narrativa e riferimenti alla cultura classica; al giornalista  milanese si deve l’introduzione di molti termini calcistici tuttora utilizzati.
Questi termini hanno tra le origini più svariate; tra i termini proposti da Brera ricordiamo intramontabile che deriva dalla letteratura classica greca; con questo termine si indica un giocatore che nonostante l’età avanzata non ha perso lo smalto. Il termine melina invece deriva dal dialetto bolognese e viene utilizzato per indicare quella fase del gioco nella quale una squadra cerca di controllare la palla per più tempo possibile. Il termine goleador deriva dalla spagnolo toreador della corrida. All’estro di Gianni Brera si deve anche l’introduzione del termine incornare con cui si fa riferimento a quando un giocatore riesce a trovare la rete grazie a un colpo di testa e superare i propri marcatori. Questa immagine  legata al mondo della corrida spagnola e l’attaccante viene paragonato a un toro.
Alla penna e alla vena artistica di Gianni Brera si deve anche l’adozione di alcuni nomignoli per alcuni giocatori, questi soprannomi creati dal giornalista sono rimasti legati in maniera indissolubile all’immagine dei singoli giocatori e che pronunciati ancora oggi evocano ricordi nell’immaginario dei tifosi.
Gianni Brera per indicare il difensore Franco Baresi, coniò il termine “piscinin” che nel dialetto milanese significa piccolino; questo appellativo faceva riferimento sia al fatto che Franco non era di statura molto elevata per giocare nel ruolo di difensore, ruolo che tuttavia ricopriva in maniera maestosa e che inoltre era il fratello minore di Beppe Baresi anch'egli giocatore e rivale in campo.
Un altro soprannome creato dal giornalista milanese é “bonimba”, per indicare l’attaccante Roberto Boninsegna. Il termine nasce dall’unione del cognome del giocatore con la parola “bagonghi” con cui si indicavano i nani da circo. Questo soprannome nasce dall’aspetto fisico dell’attaccante che, nonostante la bassa statura, riusciva facilmente a superare i difensori avversari e a sgusciare tra essi quasi come un nano da circo.
Giovanni Lodetti viene soprannominato “blasetta”, che nel dialetto milanese indica il mento pronunciato, caratteristica fisica che lo contraddistingueva.
Il mediano Gabriele Oriali viene ribattezzato come “piper” perché questo giocatore correva rapido per il terreno di gioco e rimbalza da una parte all’altra del campo quasi come la pallina di un flipper, questa sua caratteristica lo rese un idolo per i suoi tifosi.
Mario Corso viene apostrofato come participio passato del verbo correre, vista la sua poco dinamicità.
Gli eterni rivali Sandro Mazzola e Gianni Rivera sono soprannominati mazzandro e abatino.
Grazie a queste espressioni Brera riesce ad avvicinare i lettori ai propri idoli sportivi, che diventano quasi dei familiari per i tifosi. I lettori si trovano immersi nella lettura degli articoli sportivi e lo affrontano come un romanzo in cui vengono raccontate le gesta dei loro beniamini.
Il lettore si trova così costretto a leggere tutto l’articolo per scoprire il finale e scoprire come il proprio idolo sportivo è riuscito a superare l’avversario.
Lo stile di scrittura di Gianni Brera può ricordare lo stile dell’epica classica; la nazione italiana era nata da nemmeno un secolo, si sentiva il bisogno di eroi comuni a tutta la nazione che potessero unire tutti i tifosi e gli amanti dello sport sotto un’unica bandiera, quella italiana; attraverso i suoi articoli di cronaca riuscì a dare agli amanti dello sport quegli idoli e quegli eroi che, superavano gli avversari e compivano imprese come gli eroi dei poemi omerici.
In questi quasi 40 anni di cronaca sportiva Gianni Brera ha accompagnato milioni di tifosi delle formazioni milanesi attraverso grandi vittorie, traguardi ma anche attraverso sconfitte e delusioni.
Brera ha accompagnato più di una generazione di lettori sportivi, facendo da modello per molti che si sono avvicinati a questo settore. Negli anni in cui il cartaceo era la principale forma di informazione per gli italiani, per la maggior parte analfabeti, egli grazie alla sua penna e all’utilizzo si semplici parole riusciva a creare immagini forti, molte vicine alla realtà  con un leggero contorno poetico, epico e oggi anche  un po’ nostalgico.  Avvicinò milioni di italiani alla lettura di un prodotto giornalistico degno di questo nome elevando anche lo sport a una funzione pedagogica e istruttiva, cosa forse oggi dimenticata o passata in secondo piano.
Gianni Brera in molti dei suoi articoli, anche grazie ai riferimenti alla cultura classica, riesce a portare i lettori sportivi italiani a conoscere quelle figure iconiche dell’epica, che non avrebbero avuto altro modo di conoscere.
Francesco Vallerga

Gianni Brera
DERBY!,
BookTime, Milano, 2015.
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09 giugno 2017

Inno alla cultura sportiva




Roma 1881. La creazione della Rivista degli sports nazionali sdogana e rende di uso comune la parola “sport”.
Sempre a Roma, centotrentacinque anni dopo, la disciplina e la stampa sportiva sono celebrate con la pubblicazione del libro di Mario Arceri Giornalismo e Comunicazione dello Sport.
In quest’opera, l’autore, giornalista che ha assistito a sette Olimpiadi, cinque Mondiali, diciannove Europei e quasi tutte le finali delle Coppe Europee, traccia la storia dell’attività atletica, ponendo particolare attenzione al suo valore sociale e alla sua influenza sulla carta stampata.
Come i poeti classici, cantori delle gesta degli atleti di Olimpia e creatori di miti, il cronista sportivo d’oggi narra imprese sportive e dà vita a nuovi eroi.
Proprio nel mito del campione, figura da imitare per requisiti tecnici, atletici e (a volte) anche morali, Arceri individua uno degli ideali positivi che lo sport genera. Non solo. Il merito più grande da attribuire alla pratica sportiva è, senz’altro, la sua capacità di favorire la coesione sociale. Lo scrittore ne scorge un esempio pratico nelle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici, dove gli atleti di tutto il mondo si riuniscono in una sola folla, infrangendo barriere ideologiche, religiose, politiche.
Dalla specificazione dei valori dello sport come elementi positivi per la comunicazione, il giornalista passa poi alla narrazione della storia della stampa sportiva italiana e dei suoi tre quotidiani: La Gazzetta dello Sport, Il Corriere Dello Sport – Stadio e Tuttosport.
Testate che, con il loro lessico immediato, hanno influenzato il linguaggio comune.
Grazie al contributo di Mario Arceri, lo sport, spesso considerato un settore superficiale, acquista dignità e valore. La sua opera, un manuale da 386 pagine, diviene un inno alla cultura sportiva, intesa come approfondimento storico, sociale e geopolitico. Una conoscenza approfondita che merita di essere coltivata continuamente, specie per chi la storia dello sport desidera raccontarla, ponendosi come mediatore nei confronti del lettore.
“Il giornalismo non può prescindere dalla cultura - scrive Arceri, precisando che - non è solo la conoscenza e il rispetto della grammatica e della sintassi nei pezzi o negli interventi in voce, ma studio e approfondimento di quanto si è chiamati a raccontare”.
Il suo libro diventa così un inno alla cultura, non solo sportiva.
Passando dal particolare al generale, il giornalismo è profondamente indagato nella sua interezza.Con grande meticolosità viene analizzata la continua metamorfosi del giornalismo e del modo di fare informazione causata dalla multimedialità, in perenne sviluppo.
Con la scrittura scorrevole del cronista, Mario Arceri ci guida nell’esplorazione del suo libro, come in un viaggio, le cui tappe sono: giornalismo, sport, comunicazione, media e marketing.
L’appendice ci offre degli esempi pratici di scrittura e di impaginazione e specifica le funzioni dell’ufficio stampa. L’ultima “fermata”, di impronta giuridica, propone il Testo Unico dei Doveri del Giornalista, il Codice Media e Sport e il Decalogo del Giornalismo Sportivo.
Terminato questo viaggio percorso su pagine, il lettore si sentirà arricchito e desideroso di proseguire l’acculturamento personale. Una volontà fondamentale e necessaria per diventare giornalisti competenti e appassionati.

Chiara Gianni

 

 
Mario Arceri
Giornalismo e Comunicazione dello Sport
UniversItalia, Roma 2016, 386 pp.
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06 febbraio 2017

Viaggio alla scoperta del giornalismo


Un manuale. È questa la più immediata definizione per Giornalismo e Comunicazione dello Sport di Mario Arceri. Un manuale consigliabile a tutti coloro che vogliono seguire la strada del giornalismo e hanno il sogno di diventare professionisti di questo mestiere. Arceri non si limita infatti a trattare temi sportivi, ma li inserisce nel più ampio contesto giornalistico generale evidenziandone le evoluzioni sempre con una solida base contestualizzante, creata con il racconto della storia e degli avvenimenti che l’hanno segnata. Leggendo il titolo e vedendo l’immagine posta in copertina molti, come me d’altronde, penseranno a un testo dedicato interamente al fenomeno sociale dello sport, ma in realtà così non è. Il libro analizza infatti compiutamente i cambiamenti che si sono verificati nel corso degli anni e che hanno fatto la storia della carta stampata. Da Gutenberg ai social network, passando per il Fascismo e le due Guerre mondiali.
La seconda definizione con cui si può tranquillamente descrivere questo libro è: un viaggio. Un viaggio che, come scrive lo stesso Arceri nella prefazione, possono fare coloro che: «intendono impegnarsi nella sfida avvincente di essere protagonisti del mondo della comunicazione». Un percorso dal quale si esce certamente migliorati e più pronti per intraprendere la strada del giornalismo, perché il tempo della lettura è paragonabile a quello di una lezione che interessa l’alunno. Arceri da giornalista di esperienza qual è veste i panni del professore, cosa che fa regolarmente presso l’Università di Roma, e chi legge in realtà ascolta la ricca lezione di uno dei decani di questo mondo. L’autore non è di quelli che regalano false speranze anzi presenta nel suo libro la cruda realtà di un settore in crisi qual è quello della carta stampata e dell’editoria in generale, che offre poche chance ai giovani ma che mantiene nonostante ciò un fascino diverso da tutte le altre professioni. La cosa che colpisce di Giornalismo e Comunicazione dello Sport è la semplicità di scrittura, il testo così come la disposizione dei vari capitoli è chiaro e segue un filo logico preciso. Anche chi non ha mai sentito parlare di giornalismo e delle sue varie forme può tranquillamente leggere e comprendere quest’opera. I temi toccati, come detto, sono davvero moltissimi a partire dalla professione di giornalista, per trattare poi la comunicazione nelle sue varie forme e lo sport nei suoi aspetti più salienti per il giornalismo fino ad arrivare alla storia vera e propria e alle nuove tecnologie che tanto stanno cambiando questo mondo. Un plauso particolare va poi riservato all’appendice del libro. Quest’ultima si può considerare una sorta di lezione pratica dopo la teoria della prima parte, che analizza con esempi pertinenti le varie forme di articoli del giornalismo sportivo e che offre anche un quadro dell’ufficio stampa e delle sue mansioni oltre che la riproposizione, in maniera integrale, dei documenti fondamentali che servono per esercitare la professione di giornalista. Arceri crea appunto un bel mix di teoria e pratica così come di sogno e realtà. Da un lato il racconto delle emozioni che si provano a seguire un’Olimpiade e dall’altro le difficoltà che tutti i gruppi editoriali stanno provando ormai da anni sulla propria pelle con cali vertiginosi di copie vendute e di conseguenza di personale. I nuovi media sono anche in questo testo inevitabilmente una parte importante, ma la visione che ne offre Arceri, e che personalmente sento di condividere, è un qualcosa di nuovo. Con lo sviluppo delle tecnologie contemporanee il giornalista non perde di importanza, come molti pensano, ma anzi al contrario assume un ruolo ancora più incisivo e fondamentale perché è lui che attraverso la cultura posseduta deve saper domare i nuovi mezzi per offrire un’informazione comunque di alto livello e sicura per chi legge, deve insomma diventare faro dei lettori nel mare magnum di internet e dei suoi figli. Il lavoro di Arceri è il frutto più maturo di un’esperienza quarantennale al Corriere dello Sport, 40 anni di cambiamenti vissuti e analizzati per poi proporli a chi si affaccia ora nel fascinoso quanto ostile mondo del giornalismo.
Lorenzo Bonsignorio

Mario Arceri
Giornalismo e Comunicazione dello Sport
Universitalia, Roma, 2016.

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23 novembre 2016

Seminari di pratica giornalistica


In prosecuzione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti e i laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria l'incontro del 23.11.2016 sarà dedicato al tema "Cronista a bordo campo” con la partecipazione de giornalista Riccardo Re (Sky Sport ).
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7 (h.14-16).


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13 ottobre 2016

In libreria

Gianni Brera 
L'arcimatto (1960-1966)
Book Time, Milano, 2016, 339 pp.
Descrizione
L'Arcimatto era, nella sua essenza, un diario. In quella rubrica, uscita sul "Guerin Sportivo" per una quindicina d'anni, Gianni Brera raccoglieva gli spunti da cui ogni settimana si involava per le più diverse destinazioni. Scriveva di storia e letteratura, indagava il carattere nazionale nostro e altrui, e raccontava un'infinità di aneddoti di costume, sempre partendo dallo sport. L'Arcimatto contiene dunque alcuni dei brani più tipici e più belli di Gianni Brera, quando creando liberamente partiva da un evento, un giudizio o un personaggio dell'attualità sportiva per approdare dappertutto. Brilla ancora e sorprende L'Arcimatto per l'originalità delle invenzioni, l'acutezza delle interpretazioni e il profumo di verità che si sprigiona da tutti gli accenni breriani alla storia, alla poesia, al romanzo, alla caccia, alla pesca, all'arte, allo sport, ai pregi e difetti di francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi, americani, russi ecc.; per la maestria dei paragoni tra le varie facce della realtà; per il fascino dei personaggi, eroi o antieroi del costume moderno, e il loro coraggio espressi sempre senza retorica né ipocrisia.
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Gianni Brera,  
Derby!, Book Time, Milano, 2016, 356 pp.
Descrizione
"Gli articoli che ho raccolto in questo volume hanno una cosa in comune: riguardano in ciascun caso partite disputate fra l'Inter e il Milan. La scelta del derby milanese come filo conduttore per una raccolta di cronache e critiche breriane è facile da giustificare. Fra tutti gli incontri, proprio il derby, lo scontro fra le due squadre di una medesima città, è quello che scatena i più grandi entusiasmi. Nel derby gli stadi sono pieni di tifosi: a differenza delle altre partite, non c'è la distanza geografica che preclude a molti sostenitori della squadra ospite la partecipazione al rito: sugli spalti i due campi avversi sono pertanto in equilibrio ben maggiore dell'ordinario, il che ha pure la sua importanza nel creare un clima di esaltazione collettiva. Se dunque l'oggetto genera grandi trasporti emotivi, anche la prosa che lo descrive avrà una qualità particolare. Nell'immensa produzione di articoli di Brera, mi è parso giusto usare questo come criterio di scelta, per offrire al lettore uno spaccato significativo di ciò che scriveva quando scriveva di calcio." (dalla postfazione di Paolo Brera).
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15 giugno 2016

In libreria

Mario Arceri
Giornalismo e comunicazione dello sport
Universitalia, Roma, 2016, 388 pp.

Descrizione

Il giornalismo è profondamente cambiato. Già radio e televisione, ottanta e sessanta anni fa, avevano modificato sensibilmente il modo di fare informazione e non solo sotto il profilo delle tecnologie utilizzabili. L'avvento di internet e la conseguente globalizzazione della comunicazione con il superamento delle barriere di tempo e di spazio - che continuano a caratterizzare i tre mezzi tradizionali - con la possibilità di informare in tempo reale, oltre ad accentuarne la crisi, ha determinato la nascita di una diversa professionalità modificando ruolo, funzione e specificità del giornalista che resta comunque il testimone più attento e insostituibile degli eventi che scandiscono la nostra vita. Ma ne ha aumentato, per le caratteristiche dei nuovi media, le responsabilità, richiedendo quindi un grado di cultura ancora più elevato, aggiornamento continuo, studio costante, attenta partecipazione nella percezione dell'eccezionale capacità penetrativa che il web consente.

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06 febbraio 2016

In libreria

Gian Piero Galeazzi
L’inviato non nasce per caso
Rai-Eri, Roma, 2016, 280 pp.
Descrizione
L’inviato non nasce per caso è il  principio ispiratore che ha animato tutta la carriera giornalistica di Gian Piero Galeazzi e che dà il titolo a questo libro. È il suo personale grido di battaglia che lo ha accompagnato nella lunga carriera iniziata negli anni '70 al Giornale Radio, al seguito dei grandi maestri come Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Guglielmo Moretti, e proseguita in Tv nel Tg1 di Emilio Rossi e nella redazione sportiva di Tito
Stagno, al fianco di Beppe Viola. Sempre con l’obiettivo di portare a casa il “pezzo” ad ogni costo per raccontare il grande sport italiano einternazionale: dai Mondiali di calcio ai più importanti incontri di tennis degli Internazionali di Roma e della Coppa Davis, dal grande calcio italiano alle appassionanti imprese del canottaggio azzurro che hanno entusiasmato gli italiani e che la sua voce ha reso indimenticabili. È un racconto autobiografico che mostra, attraverso le luci dell’anima, le stagioni più intense della sua vita, un viaggio appassionante che porta un giovane cronista a diventare un inviato di razza sempre pronto ad esaltare i primati
dello sport mondiale.
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11 ottobre 2013

In libreria

Gianfranco Colasante
Miti e storie del giornalismo sportivo.
La stampa sportiva italiana dall'ottocento al fascismo
Roma, Garage Group, 2013 (in brossura)

Descrizione
Le origini del giornalismo sportivo italiano, dai primi coraggiosi ebdomadari, fino al successo dei periodici e dei quotidiani di sport, narrate attraverso le vicende professionali e umane di quanti, in quel giornalismo di frontiera, hanno creduto e operato con entusiasmo. Ma anche una occasione per riscoprire le oltre 400 testate del settore apparse in Italia tra il 1859 e il 1919: un contributo culturale e un omaggio al prezioso sostegno che i giornalisti hanno offerto alla nascita e allo sviluppo dello sport nel nostro Paese. L'autore Gianfranco Colasante è direttore del giornale online SportOlimpico.it, specializzato nella storia dello sport olimpico.

*link al giornale SportOlimpico.it

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21 maggio 2013

Gianni Mura e il giornalismo 2.0

«Spero di non sapere mai cos'è il live tweeting»: è questo l'esordio di Gianni Mura all'incontro Giornali maiali”tenuto al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia lo scorso 25 aprile. Il celebre giornalista sportivo, che ha lavorato per La Repubblica, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere di Informazione, Epoca e L'Occhio, ha esposto il suo punto di vista sullo stato attuale del giornalismo in uno scambio di battute con l'attuale condirettore di repubblica.it, Giuseppe Smorto. Quello che ne è derivato è stato lo specchio di due generazioni e due modi contrapposti di concepire il quinto potere. Smorto parla di social network e di fact-checking, ma Mura sfoglia il programma del festival e scuote la testa: «Mentre io ero distratto, nel giornalismo è capitato di tutto». Il suo tono è critico, ma anche fortemente ironico. Il pubblico è divertito. Lo stesso Smorto a stento riesce a trattenere le lacrime e decide di passare ad un argomento su cui Mura possa ritenersi ferrato: la rubrica Giornali maiali, tenuta dallo stesso Mura per trent'anni e in cui si esponeva la tendenza dell'opinione pubblica a colpevolizzare la stampa. Alla domanda se i giornali possano essere considerati parte della casta, segue una risposta secca: Gianni Mura si considera diffidente “da quando c'è l'informazione online”. «Non sono d'accordo, ma vai», lo incalza Smorto. E Mura prosegue: «Siamo accomunati alla casta perché l'abbiamo sorretta, pubblicizzata, tenuta in piedi anche quando cadeva da sola. La nostra colpa maggiore è quella di aver abbandonato le strade, le piazze. Ci siamo chiusi nelle redazioni sempre più desolate. […] Adesso quando metto piede in una redazione penso di aver sbagliato indirizzo». Di seguito, si passa a parlare di come sono cambiati i giornali e del ruolo attribuito ai grafici: «Hanno assunto il potere». Torna nuovamente l'umorismo e alla provocazione di Smorto su un Leopardi contemporaneo che si fosse trovato a scrivere l'Infinito per un giornale, Mura risponde che si sarebbe sentito dire: «Taglia “E il naufragar m'è dolce in questo mare”, che non ci sta [col grafico]”». Mura è ben consapevole di costituire “un vaso estrusco esposto al museo aerospaziale di Denver”, riconosce l'importanza della fotografia, della grafica e il fatto che “i new media vinceranno sempre”, ma il suo rifiuto della tecnologia è deciso. Smorto prova in tutti i modi a mostrare l'effettivo apporto positivo del progresso e di internet per il giornalismo, come la possibilità di avere a disposizione un'informazione aggiornata 24/7, ma si tratta dell'ennesimo fallimento: «La voglia di essere informati 24/7 la trovo compulsiva. Per un secolo la gente è andata a dormire alle sette con l'ultimo tg. Ora c'è davvero chi si collega alle tre del mattino per sapere cosa ha detto Mourinho? E se sì, di che gente si tratta?». Subito si crea un parallelo con l'apertura dei supermercati la domenica. «Io lo trovo giusto», controbatte Smorto. «Perché non lavori al supermercato», chiude Mura. Gianni Mura appartiene alla vecchia scuola di giornalismo ed è conscio dei cambiamenti in atto. Tuttavia, li rifiuta, sempre ben conscio di poterselo in un certo qual modo permettere: «Io non ho nessuna intenzione di misurarmi. Avendo 68 anni, posso benissimo farne a meno». Ciononostante, proprio la sua appartenenza ad un mondo di professionisti ormai quasi totalmente dimenticato può portarci a riflettere se in questo mondo in perpetuo mutamento, in cui la velocità regna sovrana, non abbiamo “perso di vista i nostri diritti, oltre che i nostri doveri”, come sottolinea lo stesso Mura.
Enrica Orru

*Link:
Festival Internazionale del Giornalismo
Gianni Mura, biografia

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22 ottobre 2012

In libreria

Paolo Facchinetti
Un secolo di Guerino. La storia leggendaria del piu' antico periodico sportivo del mondo
Bologna, Minerva Edizioni, 2012, 276 pp.

Descrizione
Il Guerin Sportivo festeggia il suo 100° anno di vita. Al mondo non esiste altro periodico più antico, settimanale o mensile, sportivo. Nato a Torino nel gennaio del 1912, ha fatto la storia dello sport e del giornalismo: qui sono nati i "marchietti" delle squadre, qui ha cominciato a scrivere Gianni Brera. Lo hanno guidato uomini e giornalisti straordinari come il conte Alberto Rognoni, Italo Cucci o Marino Bartoletti. Qui hanno scritto di sport Alberto Bevilacqua, Dario Fo e la Gialappa's Band. Da qui sono partiti i più virtuosi disegnatori e vignettisti del '900, come "Carlin" e "Marino". Il libro che ripercorre le vicende del giornale lungo un secolo di storia e ne mette in risalto le figure e gli eventi che lo hanno reso popolare. Questo libro, scritto da Paolo Facchinetti che del Guerino è stato direttore oltre che appassionato studioso,  ripercorre le vicende del giornale lungo un secolo di storia e ne mette in risalto le figure e gli eventi che lo hanno reso popolare.

07 giugno 2012

Canottiere muore in allenamento, tutto tace

Nessuna edizione straordinaria di un qualche telegiornale. Nessun servizio con musica straziante di sottofondo. Nessun articolo degno di nota. Il nulla più totale se non per qualche raro trafiletto, apparso qua e la sul web.
Così l'Italia ricorda per l'ultima volta il canottiere 24enne Nemanja Nesic, morto il 6 giugno, durante un allenamento in preparazione della Coppa del Mondo di Monaco, ultima tappa di avvicinamento alle Olimpiadi di Londra 2012, alle quali il giovane atleta avrebbe partecipato sul quattro senza pesi leggeri, delle nazionale croata.
Che l'Italia sia ormai una Nazione "schiava" del calcio, è più che mai appurato. Che i media non riescano a trovare neanche lo spazio per un giovane atleta, morto facendo ciò che più amava, appare però ancor più sconfortante.
La domanda che sorge spontanea, è che cosa occorra quindi per essere degni di attenzione.
Forse non bastano i 13 allenamenti massacranti la settimana, le 8/9 ore quotidiane, i 40/50 km percorsi ogni giorno senza mai lamentarsi, la sveglia puntata ogni giorno alle 5.30, o il doversi pagare una palestra per allenarsi e per prepararsi alle Olimpiadi.
È invece giusto premiare quotidianamente gli strapagati e viziati calciatori. È giusto premiare persone che in periodi difficili come quelli attuali, truccano le partite per guadagnare ancor più soldi.
Questo è il triste destino di tutti gli sport meno diffusi, meno praticati o perchè no, soltanto meno conosciuti al grande pubblico. Questo è il destino di quegli sport che ingiustamente vengono definiti "minori", ma che minori sono solo nei budget.
Occorre ridefinire il concetto di sport, ormai sinonimo di calcio. Occorre segnalare e premiare i numerosi volontari e dopolavoristi, che in Italia ogni giorno, si allenano e allenano, portando avanti piccole società, veri e propri centri di aggregazione giovanile.
Occorre finirla di accorgersi di questi ragazzi una volta ogni quattro anni, solo se sul gradino più alto del podio olimpico, o solo se coinvolti in notizie di gossip da giornale estivo.
Ciò che però è essenziale, è un cambiamento del nostro atteggiamento, di tutti i lettori, spettatori e amanti dello sport, con la speranza che in futuro, non vi siano più morti di serie a e di serie b.
Francesco Malerba

30 aprile 2012

In libreria

Massimo Lo Jacono
 Il giornalismo sportivo. La professione nelle redazioni dei giornali
Roma, Gremese Editore, 2012, 125 pp.
Descrizione
Chi non ricorda, anche soltanto per averlo sentito raccontare, il mitico “quasi gol” di Niccolò Carosio? È una delle curiosità ricordate da Massimo Lo Jacono in questo volume che si pone a metà tra il manuale e uno zibaldone di esperienze professionali rievocate con sagacia e umorismo. Al suo interno, i lettori troveranno non solo molti buoni consigli pratici, ma anche un’illuminante panoramica del mutamento che si è prodotto nel mondo dei giornali di settore e delle pagine dello sport, dalle grandi cronache del passato ai commenti di oggi, alle interviste, alle inchieste. Sullo sfondo, campeggia una squadra di “grandi” giornalisti del passato e del presente (Brera, Ghirelli, Mura, Recanatesi, Tosatti, solo per citarne alcuni) dei quali si ripercorrono carriere e qualità giornalistiche, oltre ai molti aneddoti che li hanno visti protagonisti e che comunicano le “atmosfere” di questo mestiere più di mille parole. Massimo Lo Jacono si ritaglia il classico ruolo di “preparatore”: a chi voglia cimentarsi nella professione offre una conoscenza enciclopedica dell’argomento e una chiara traccia di quanto fare e di quanto NON fare. I requisiti di base? Possedere una buona cultura, innanzitutto. Poi, come insegnava Montanelli, cominciare l’articolo con un forte incipit, per invogliare il lettore a proseguire, e chiuderlo alla grande, perché sia interessato a leggere il prossimo. Il libro riesce nell’intento.
Massimo Lo Jacono si è sempre occupato di sport. Ha iniziato al Corriere dello Sport sotto la direzione di Antonio Ghirelli e ha seguito estesamente la Roma di Helenio Herrera. È stato poi a Tuttosport e ha diretto la rivista del CONI Totocalcio. Come giornalista non ha scritto solo di sport: ha collaborato con moltissime testate - Il Messaggero, La Repubblica e Il Tempo, solo per citare i più famosi quotidiani, ma anche il settimanale Il Mondo -, intervistando personaggi famosi come Oriana Fallaci, Ennio Flaiano, il cosmonauta Titov, Sergio Leone. Appassionato di fantascienza, ha diretto la prestigiosa rivista Futuro ed è l’autore di alcuni racconti pubblicati in Italia, Francia e Spagna.
*link all'Introduzione del libro.
*link alla collana Media Manuali dell'editore Gremese, Roma.

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02 maggio 2011

In libreria

Arceri Mario
Giornalismo sportivo. Teoria e tecnica: principi generali
Roma, Universitalia, 2011, 252 p.
Descrizione
Per lungo tempo la stampa sportiva era aborrita dagli insegnanti quanto se non più dei fumetti, allo stesso modo in cui la pratica di attività sportive veniva considerata dagli educatori una perdita di tempo a danno e ad erosione delle ore da dedicare allo studio. Del resto, la stessa educazione fisica nelle scuole era accettata come un peso, purtroppo inevitabile perchè inserita nei programmi didattici ministeriali. La situazione è però cambiata, di pari passo con l’evolversi del costume e la trasformazione rapida della società. L’imporsi dello sport come attività di tempo libero sempre più gradita fino a diventare ormai insostituibile, ha contribuito anche a riconsiderare il ruolo dell’informazione sportiva che ha tratto indubbio giovamento, considerata nel suo complesso, dalla mutazione dello sport stesso - in particolare il calcio e gli eventi di rilievo globale - in show-business, in spettacolo al quale si intrecciano in maniera sempre più stretta forti interessi economici. Il concetto di giornalismo è legato in qualche modo all avventura, ai viaggi, ed anche al maggior benessere economico che sembra garantire rispetto ad altre professioni o ad altri mestieri. Possiede indubbiamente un fascino: garantire ai pochi, assai bravi o molto fortunati (ma in genere i due aspetti coincidono), che arrivano a conquistarsi un ruolo di inviati, di partecipare in prima persona alla storia negli stessi luogo e tempo in cui viene scritta. Comincia così questo viaggio nel mondo del giornalismo sportivo, professionalmente affascinante come lo è in generale il mondo dell informazione. Inevitabilmente rapido e un po superficiale, dovendosi contenere in poche pagine, è scritto per gli studenti di scienze motorie che con questo mondo si troveranno a confrontarsi, conducendoli, attraverso l analisi dell evoluzione della comunicazione, dello sport e dei media, ad approfondire il linguaggio dei giornali, in particolare sportivi, a conoscerne un po di storia e a comprendere le esigenze e le leggi che regolano le attività editoriali, trasformate dalla rivoluzione tecnoclogica. Il volume è chiuso da un appendice sulla scrittura, nelle diverse tipologie di servizi, e sugli uffici stampa, dei quali si mette in evidenza l'importanza del ruolo, le finalità, l'organizzazione.
*segnalato da C.S.

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29 maggio 2010

In libreria

Pino Frisoli - Massimo De Luca.
Sport in Tv. storia e storie dalle origini a oggi
Roma - Torino, RAI-ERI, 2010, 190 pp.
Scheda
Lo sport è per la Tv di vitale importanza, è il motore della tecnologia e dei consumi: non a caso l'introduzione sul mercato di qualsiasi innovazione, dalla diretta al colore, dai canali tematici alla pay-per-view, tuttora viene lanciata poco prima di eventi sportivi di grande rilevanza. In questo libro si dà una chiave di lettura dei meccanismi che hanno guidato fino ad oggi la concorrenza - alle volte spietata - in materia sportiva tra i canali privati e quelli di servizio pubblico, ma si racconta anche, con stile vivace e dovizia di particolari, gli eventi e le trasmissioni che hanno fatto la storia della televisione in Italia: dalla prima partita trasmessa in Tv, Juventus-Milan (5 febbraio 1950) alla prima diretta del Giro d'Italia (12 maggio 1953); dal primo Gran Premio di Formula Uno trasmesso (Monza, 13 settembre 1953) alla nascita di trasmissioni storiche come "La Domenica Sportiva" - il programma più longevo della nostra televisione -, passando per "90° minuto", "Eurogol", "Il processo del lunedì", "Mai dire gol"; i programmi sportivi delle Tv della Svizzera italiana, di Capodistria e di Montecarlo; e poi i primi eventi sportivi trasmessi da Canale 5; la nascita della Tv a pagamento e della pay-per-view. Gli autori ricostruiscono in modo capillare i grandi exploit dell'Italia: dalla finale di Coppa Davis Cile-Italia del 1976 alla finale Italia-Germania Ovest dei Mondiali di Spagna del 1982, da Nicolò Carosio alla Gialappa's Band.

*segnalato da C.S.
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26 marzo 2009

In libreria

Massimo Tecca
Il giornalismo sportivo in Tv. Requisiti, segreti del mestiere, sbocchi professionali
Roma, Gremese Editore, 2009, 156 p.

scheda del libro a cura dell'editore
Il giornalismo sportivo in tv è materia che si evolve in continuazione: cresce, cambia sostanza, si modifica a seconda degli strumenti e di chi li maneggia. Devi corrergli dietro, altrimenti rischi di essere superato e di non raggiungere più quel treno che ti sfugge. Questo manuale non ha la pretesa di insegnare: serve semmai da “buca del suggeritore” per chiunque – giovane e meno giovane – voglia avvicinarsi a un mestiere che, nonostante una certa inflazione e la conseguente qualità al ribasso, non ha ancora perso il suo fascino. Nella successione dei vari capitoli si è cercato di rispondere alle domande più frequenti di chi voglia conoscere meglio i vari aspetti della professione: il funzionamento di una tv sportiva; come ci si pone davanti a un microfono e all’obbiettivo di una telecamera; come funziona il montaggio televisivo; cos’è una regia; come si affronta una diretta; i segreti di una telecronaca; come si scrive un “pezzo” televisivo; cosa si nasconde dietro un telegiornale sportivo. Ma non solo, perché alle parole dell’Autore si accompagnano i contributi di alcuni indiscussi esperti del settore, che la tv la fanno sul campo o la commentano da anni: consigli, opinioni, spunti e strategie a disposizione di chi sta cominciando oggi, e di chi oggi sta già svolgendo la professione.
*Link all'Indice e all' Introduzione del libro.
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