Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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10 aprile 2021

In libreria

Luca Barra e Giuliana C. Galvagno (a cura di) 
Media-storie. Lezioni indimenticate di Peppino Ortoleva
Viella, Roma,  2020, pp. 104.

Descrizione
Questa raccolta sottolinea la ricchezza degli interessi accademici e intellettuali di Peppino Ortoleva, la molteplicità dei suoi punti di vista, la profondità e originalità delle sue analisi, la generosità nell’aprire campi inesplorati o percorrere traiettorie meno battute. E, insieme, testimonia con forza quanto il suo modo di studiare la storia contemporanea, e la storia dei media in particolare, sia stato fecondo. Ogni capitolo riprende un intervento, un seminario, una relazione in un convegno, un’introduzione, uno scritto d’occasione, un momento di insegnamento o di divulgazione tra i molti che non hanno trovato spazio altrove. Queste “lezioni indimenticate” sono qui trascritte o parafrasate, in forma completa o per ampi stralci, così da consentire un accesso diretto a queste riflessioni, da metterne in luce varietà e ricchezza, da fissarle e da lasciarle a disposizione. Ogni contributo funziona inoltre da innesco a una riflessione e un inquadramento generale. Per riprendere Marshall McLuhan, questo libro è un medium “freddo”, che offre una conoscenza frammentaria, ma al tempo stesso obbliga il lettore a unire i puntini, a inserirsi in prima persona e farsi parte di un percorso intellettuale

*link all' Indice del libro.

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30 ottobre 2019

In libreria

Jussi Parikka
Archeologia dei media. Nuove prospettive per la storia e la teoria della comunicazione
Carocci, Roma, 2019, pp. 284.
Descrizione
Da alcuni anni la storia dei media è al centro di profondi rivolgimenti. Scavando sotto l’apparenza di un paesaggio lineare ed evolutivo, gli studiosi hanno iniziato a scoprire congegni straordinari mai sviluppati, invenzioni bizzarre che tornano inaspettatamente a distanza di anni, dispositivi immaginari che preannunciano con grande anticipo quelli reali. L’archeologia dei media indaga con strumenti innovativi la logica non lineare di tale sviluppo. Jussi Parikka, uno dei protagonisti di questo nuovo corso di studi, propone un’introduzione completa e approfondita alla disciplina. L’archeologia dei media, all’incrocio tra l’archeologia del sapere di Michel Foucault e la storia materiale dei media di Friedrich Kittler, attrae e fa dialogare non solo la storia e la filosofia dei media, ma anche le pratiche artistiche che tematizzano le identità dei mezzi di comunicazione. Ne deriva un libro fondamentale per comprendere che cosa sono oggi i media, che cosa non sono più e che cosa stanno diventando.

*Link all'Indice del libro

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20 febbraio 2019

In libreria

Eric McLuhan - Marshall McLuhan
Le tetradi perdute di Marshall McLuhan
Il Saggiatore, Milano, 2019, pp. 281.

Descrizione
Le tetradi perdute – secondo alcuni il vero capolavoro di Marshall McLuhan – nasce come continuazione di Gli strumenti del comunicare e di La legge dei media. Nel corso del loro lavoro di aggiornamento e revisione, Marshall McLuhan e suo figlio Eric trovano uno strumento teorico completamente nuovo, che si manifesta in una forma assolutamente inusitata e che si applica tanto ai prodotti materiali (come gli occhiali) quanto a quelli astratti (come la repubblica) dell’evoluzione. Le nuove leggi scoperte dai McLuhan sono un metodo valido e rivoluzionario per la comprensione di ogni fenomeno umano. Sono le tetradi. Una tetrade raggruppa le quattro leggi che governano tutte le innovazioni umane: ogni innovazione amplifica, rende obsoleto, recupera e capovolge qualcosa. Questi processi hanno luogo in tutti i casi, senza eccezioni, ogni volta che un’innovazione si sviluppa e si diffonde nella cultura e nella società; perciò sono stati chiamati leggi. Sono le leggi dei media nella loro forma definitiva. Per esempio, il refrigeratore amplifica la gamma dei cibi disponibili, rende obsoleti il cibo fresco e il cibo essiccato, recupera il tempo libero di chi provvede alla cucina e si capovolge nell’omogeneità di sapore e consistenza. Oppure: l’orologio amplifica il lavoro, rende obsoleto l’ozio, recupera la storia come forma d’arte e si capovolge in un eterno presente. O ancora: la macchina fotografica amplifica l’aggressione privata, rende obsoleta la privacy, recupera il passato come presente e si capovolge nel dominio pubblico. Le tetradi perdute di Marshall McLuhan è l’opera che offre la cornice teorica conclusiva per l’analisi di ogni nuovo medium. E lo fa in una forma che trascende la forma tradizionale del discorso, la forma saggio, la forma comune di una comunicazione umanistica: una tetrade è una poesia, una strofe di quattro versi, presentata con un suo peculiare codice visivo. Qui accompagnata dalle spiegazioni di Eric McLuhan, che ci consentono di seguire il processo di invenzione e sviluppo delle tetradi nel suo farsi: ci consentono di assistere all’ultima rivelazione del grande filosofo dei media.
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24 settembre 2018

In libreria

Vanni Codeluppi
Il tramonto della realtà
 Come i media stanno trasformando le nostre vite

 Carocci, Roma, 2018, pp. 124.

Descrizione
Se ci guardiamo intorno, in qualsiasi città del mondo, ovunque vediamo persone con la testa bassa rivolta allo schermo di uno smartphone. Tuttavia abbiamo una scarsa consapevolezza dei cambiamenti che i media possono indurre nei nostri modi di pensare e di vivere la realtà. I media contemporanei, in particolare, devono gran parte del loro successo alla capacità di confezionare un mondo più piacevole e attraente di quello reale, privo di difetti e problemi. Per quanto tempo la realtà avrà ancora un senso per noi? Avremo ancora la necessità di vivere direttamente le nostre esperienze? Il libro descrive il ruolo sempre più invasivo dei media nella società contemporanea e il processo di progressiva fusione tra media e corpo umano, per farci riflettere sulle conseguenze di tali fenomeni per la nostra vita quotidiana.

Indice
Prologo
 1. I media e il “tramonto della realtà”
2. Entrare nello spettacolo
 3. Dai marziani di Orson Welles alla postverità
 4. Transtelevisione: lo spettatore va in scena
 5. Lo schermo e il tatto: fusione con i media
 6. Verso media biologici
 7. Vedersi nello schermo: fotografie liquide e selfie
 8. Dominare lo spazio: il mito della realtà aumentata
 9. Il tempo sospeso dei media
 10. Verso l’oblio digitale
 11. Vita da social
 12. Un capitale sociale virtuale
 13. Il potere della pubblicità sui media
 14. I media-zombi: fusione con il soprannaturale
 Epilogo
 Opere di riferimento
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15 luglio 2018

Razzismo implicito: non si dice, ma si fa


Quando le parole non bastano, serve la coscienza. Ma se si parla di media, di mezzi di comunicazione, necessari e opportuni  all’informazione comunitaria, il linguaggio deve essere accuratamente ragionato. Il risultato di una mancanza di attenzione nelle parole usate è (ahinoi) gran parte del giornalismo odierno.
Il libro Tracciare i confini edito da FrancoAngeli nel 2016 è un’indagine approfondita, con tabelle, dati e statistiche, sul metodo di divulgazione relativo all’immigrazione in Italia nei principali quotidiani nazionali (La Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale, Avvenire, l’Unità e altri), nei Tg delle emittenti televisive più seguite (Rai, Mediaset) e nel vasto e impreciso mondo virtuale. L’arco temporale è, in generale, l’ultimo trentennio, ma alcuni paragrafi analizzano specifici anni di grande importanza. Nel biennio 2002-2003, per esempio, seppur non ancora immediato, il binomio immigrazione-criminalità appare protagonista di buona parte della cronaca nera finita in prima pagina. Nel 2008 si scatena il dibattito istituzionale sulla tutela della sicurezza dei cittadini e sulle politiche da introdurre per gestire i flussi migratori nella penisola. È infatti quasi sempre la politica italiana a porre all’attenzione il fenomeno dell’immigrazione come “problema” e ciò si riflette sulla stampa. Il 2011, invece, è stato l’anno delle Primavere Arabe, termine giornalistico per definire le guerre civili che hanno posto fine a dittature decennali, ma che sono conosciute in Italia anche per i tanti sbarchi a Lampedusa. A partire da quest’anno, aumenterà l’emergenza e l’invasione nei giornali e si tornerà a parlare violentemente dei troppi arrivi sugli schermi televisivi con un linguaggio spesso impreciso e fraintendibile.
L’informazione italiana, secondo gli autori, ha scelto di “semplificare all’eccesso”, dando titoli scandalistici in cui compare rigorosamente la nazionalità del colpevole quando questa non è italiana.1 Questo fenomeno di etnicizzazione è purtroppo costante e ripetitivo: l’enfasi giornalistica non è tanto sul crimine da condannare quanto sulla descrizione del colpevole, l’attenzione è posta al solo momento di arrivo, senza un’adeguata argomentazione delle cause e delle condizioni di viaggio, per non parlare di macro fenomeni  come conflitti e crisi internazionali o la globalizzazione economica sui quali andrebbero necessariamente fatte approfondite riflessioni. Per lo meno per un’equilibrata informazione.
L’immigrazione incontrollata, la sicurezza nazionale, la gestione del flusso e altri “slogan elettorali” finiscono per descrivere gli stranieri (tutti definiti immigrati o clandestini senza una vera distinzione etimologica) come criminali per antonomasia, la cui integrazione, seppur pretesa, non sarà mai possibile. Quella che gli autori definiscono immigrazione-come-notizia è semplice realtà: negli ultimi anni i media hanno avuto un ruolo centrale nella costruzione di un clima generalizzato di paura, enfatizzando quei crimini sempre più vicini alla nostra quotidianità, e di rappresentazioni tipizzate dell’altro in base all’etnicità. Le ragioni di questa tendenza sono principalmente la forte dipendenza dei media dalle fonti giudiziarie e dalla routine giornalistica e l’effetto della cristallizzazione degli stereotipi. Si aggiunge la terza ipotesi  degli autori: “tradurre in consenso politico-elettorale i crescenti sentimenti d’insicurezza dell’opinione pubblica e di paura nei confronti dell’Altro” identificata con le iniziative dei movimenti populisti italiani ed europei.
Ritengo di non esagerare quando parlo di “razzismo implicito”: quella che una volta veniva chiamata razza ora si chiama cultura, ma il concetto di base cambia poco. Tanto è vero che l’aggettivo tradizionale, con uno slittamento semantico, finisce per coincidere con naturale, quindi inevitabilmente inalterabile.Nel linguaggio, scritto ma soprattutto parlato, esistono termini ed espressioni che, implicitamente, dimostrano (attraverso scelte stilistiche) quanto la nostra società sia ancora alquanto concentrata sulla nazionalità degli individui: il Rom ladro per natura, definire marocchino ogni nordafricano, generalizzazioni etniche, ragionamenti che dovrebbero essere seri e razionali diventati motti privi di argomentazioni valide (“Perché l’accoglienza di venti profughi nel nostro paese sarebbe un problema?” “Perché l’Italia è piena, ora basta!” oppure “E a noi chi ci accoglie?”).
Ancora una volta, è necessario armarsi di buon senso e tolleranza per interpretare quel complesso fenomeno che (implicitamente o no) porta al razzismo e alla sua evoluzione. Solo dopo una reale presa di coscienza si otterrà l’antidoto contro un male che da secoli pervade il nostro mondo.


Valentina Foti




Tracciare i confini. L'immigrazione nei media italiani
a cura di M. Binotto, M. Bruno,  V. Lai
FrancoAngeli, Milano, 2016, pp.

26 marzo 2018

In libreria

Harold Innis
Impero e comunicazioni
a cura di Andrea Miconi
Meltemi, Milano, 2018, pp. 264.

 Descrizione
Il ruolo decisivo dei mezzi di comunicazione nella storia dell’Occidente: questo è il tema di Impero e comunicazioni, testo grandioso e ambizioso come pochi altri a cui si sono rifatti tutti i teorici dei media degli ultimi decenni: McLuhan, Ong, Havelock, Goody, solo per citarne alcuni. Dalla società egizia a quella mesopotamica, dalla Grecia classica a Roma, fino alla dominazione coloniale moderna, Innis dimostra l’inscindibile legame tra media e potere. Considerato il classico per eccellenza della ricerca nordamericana sulla comunicazione, lo studio di Innis continua a illuminarci con la profonda attualità dei suoi risultati.
L'autore Harold Adams Innis (1894-1952), economista e storico canadese, si è occupato dei processi di produzione delle risorse primarie e di come queste hanno condizionato lo sviluppo delle società moderne. Il suo interesse per i mezzi di comunicazione ha portato alla fondazione della Scuola di Toronto e alla nascita di un nuovo modo di studiare i media.
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16 dicembre 2017

Il crepuscolo dei media


Il tramonto della carta stampata, il suo inevitabile declino e superamento in favore di nuovi media, questo l’argomento trattato dal saggio Il crepuscolo dei media di Vittorio Meloni, esperto di comunicazione. L’analisi effettuata risulta impietosa, il quarto potere, così lo definì il politico e scrittore inglese Edmund Burke, dopo una storia ultracentenaria dedicata all’orientamento del grande pubblico sui temi più disparati, sta affrontato un gravissimo periodo di crisi, non destinato ad arrestarsi. I dati del Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, mostrano come i lettori di quotidiani e periodici siano diminuiti del 26,5% nell’arco di tempo che va dal 2007 al 2016, nel medesimo intervallo un significativo declino è toccato anche alle vendite complessive, passate da 5,8 milioni di copie giornaliere a 3 milioni; questo crollo editoriale si è fatto maggiormente evidente in seguito alla grande crisi mondiale cominciata proprio nell’anno 2007, costringendo gli italiani a rinunciare all’acquisto di alcuni beni di consumo, ritenuti superflui, come i giornali.
La situazione editoriale italiana risulta nettamente peggiore rispetto a quella di altri grandi paesi europei, infatti, per via degli scarsi investimenti statali nel settore dell’istruzione, la penisola italiana risulta essere uno dei paesi meno colti, tanto che i cittadini, non possedendo gli strumenti minimi indispensabili per la comprensione degli articoli eccessivamente costellati di termini tecnici, tendono a prendere le distanze dai quotidiani. A causare un preliminare calo editoriale contribuirono la radio, potente mezzo di propaganda a partire dagli anni 20, seguito dalla televisione negli anni 50, dapprima con la Rai, emittente pubblica, e dalle reti private Mediaset dell’imprenditore Silvio Berlusconi successivamente, capaci di accalappiare un vasto pubblico palesemente meno elitario rispetto a quello della carta stampata.
Ai giorni nostri i media sopraccitati, denominati vecchi media, si trovano a dover costituire un fronte compatto nei confronti dei nuovi media, termine che sta ad indicare internet con social network e app, favoriti dai giovani per via dei contenuti maggiormente adatti alla loro cultura e ai loro gusti personali. Attraverso social come Facebook, il più popolare, ogni individuo può partecipare direttamente alla creazione di notizie e opinioni diventando uno scrittore per caso, nonostante nella maggior parte dei casi chi pubblica in rete lo fa con un’insufficiente padronanza della lingua italiana e, cosa ancor peggiore, rischia di alimentare le cosiddette fake-news, notizie inventate, create con il solo scopo di disinformare il lettore.
La pubblicità rappresenta da sempre il maggiore introito finanziario di quotidiani e periodici, fondamentale quindi per la loro sopravvivenza, tuttavia, proprio con l’arrivo di internet, numerosi investitori pubblicitari, attratti dall’immediatezza e dai costi inferiori del nuovo mezzo, hanno deciso di pubblicizzare i propri prodotti attraverso questa innovativa piattaforma, causando pertanto il crollo di numerosi giornali, costretti a chiudere avendo perso ben il 65% di fondi a disposizione.
L’ultimo grande periodo del quotidiano risale agli anni della rivolta studentesca avvenuta nel 1968, durante il quale i giovani nutrivano un grande interesse nei confronti della politica, per questa ragione si poté assistere alla fondazione di numerose testate; nell’epoca attuale questo interesse è quasi totalmente svanito, i ragazzi non consultano gli organi di stampa quanto facevano le generazioni precedenti e la fascia di età di lettori di periodici e quotidiani è quella degli over 65. Per contrastare il dominio del web, la carta stampata è corsa ai ripari dando vita ad una propria versione digitale, si tratta dei quotidiani online, consultabili tramite smartphone e tablet nella maggior parte dei casi gratuitamente, raramente a pagamento come nel caso de “ Il Sole 24 Ore”; quel che li diversifica rispetto alla versione cartacea è l’aggiornamento in tempo reale e l’utilizzo di nuove tecnologie come video e registrazioni, ma nonostante un gran numero di utenti ne venga attirato i ricavi rimangono ugualmente esigui per via di software AdBlock che impediscono all’utente di visionare i banner pubblicitari, non consentendo ai giornali di assicurarsi un guadagno. Anche la televisione ha tentato di arginare il web aumentando i propri incassi con la Pay tv, ma difficilmente si potrà reggere il passo con la televisione del futuro rappresenta da Netflix e Amazon, consultabile direttamente dal proprio computer.
Quel che appare certo è che nei prossimi anni l’informazione subirà una totale mutazione, gli investimenti pubblicitari destinati ai social network aumenteranno ulteriormente, rendendoli sempre più centrali nel loro ruolo informativo, dunque all’industria editoriale non rimane altro che rinnovarsi e sperimentare nuovi sistemi per coinvolgere il lettore.
Giulia Novello

Vittorio Meloni
Il crepuscolo dei media. Informazione, tecnologia e mercato
Laterza, Bari-Roma, 2017, pp. 133.



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18 ottobre 2017

In libreria

Lella Mazzoli
Il patchwork mediale.
Comunicazione e informazione fra media tradizionali e media digitali
FrancoAngeli, Milano, 2017, 128 pp.
Descrizione
Marshall McLuhan non può dirsi superato se ancora oggi dobbiamo ricordare che il medium è il messaggio e se, come amava sottolineare, i media nuovi incalzano quelli precedenti portandoli ad adattarsi a diversi contesti comunicativi. Il sociologo canadese, pur non avendo vissuto Internet, aveva già intuito che sarebbe arrivato un medium che avrebbe prodotto mutamenti e assestamenti nel sistema complessivo della comunicazione. Nel volume ci si chiede proprio quale messaggio, o forse quali messaggi, porti con sé la rete. Messaggi di libertà, di coinvolgimento attivo, di qualità, di partecipazione? Oppure, o insieme, messaggi di riproduzione di vecchie e sempre rinnovate stratificazioni, gerarchie e rapporti di potere? Il testo ripercorre alcune tematiche chiave degli studi sulla comunicazione e sui media, che ancora oggi possono darci suggestioni sul tempo presente. Vista l'attualità dei fenomeni osservati e il loro rapido evolversi, l'intento è fornire alcune risposte pur provvisorie e ri-formulare nuovi quesiti di ricerca a partire da una survey dell'Osservatorio News-Italia sul consumo di informazione degli italiani, capaci di muoversi tra vecchi e nuovi media, con abilità e bisogni differenziati: consumatori tradizionali, onnivori, mobili, partecipativi... E questo sullo sfondo di una consapevolezza: che il rapporto tra comunicazione mainstream e non mainstream, che attraversa i media, sia tuttora una prospettiva di osservazione di grande interesse.
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21 giugno 2017

Salvare i media è possibile

L’industria dei media è intrinsecamente diversa dalle altre aziende: obiettivo primario è la diffusione dell’informazione. Il suo compito è l’offerta di un bene pubblico. Questo, a mio avviso, è il punto di partenza di Julia Cagé e del suo tentativo di rivoluzionare il mondo editoriale.
L’autrice più volte ricorda ai lettori la vera missione del giornalismo, quasi come se lei stessa sentisse il bisogno di farlo, di insistere su questo punto, così spesso dimenticato.
Siamo nell’era delle contraddizioni. Da una parte l’esplosione dei produttori di informazione moltiplica le notizie in modo esponenziale, dall’altra la profonda crisi del settore ne muta profondamente le caratteristiche. L’autrice la chiama age of giants, in riferimento ai grandi colossi che dominano sempre più inevitabilmente la scena mondiale dell’editoria. Ma questi giganti comportano anche un basso livello della produzione finale, in una contrapposizione quasi fisica tra qualità e quantità. L’informazione è sempre più standardizzata, le agenzie di stampa hanno il compito di ridurre i costi di produzione delle notizie. E l’avvento del digitale non ha portato a un adeguato impiego delle nuove possibilità tecnologiche.
Proprio il digitale, che in un primo momento sembrava l’ancora di salvezza di questa nave in tempesta, oggi dimostra la sua inconsistenza e la sua incapacità a risollevare le sorti del giornalismo. I lettori online sono aumentati, si dice. Ma con precise analisi economiche, Cagé dimostra come le entrate derivanti dall’online non siano in grado di compensare le perdite del cartaceo. E, dato ancora più sconvolgente, questi lettori online non sono nemmeno così tanti. Occorre infatti distinguere tra accessi unici e lettori mensili. Per Le Monde i primi sono 8 milioni, che si riducono a 1,5 milioni di accessi al mese. Non va meglio per il New York Times, che passa dai 54 milioni di utenti unici a 7 milioni di lettori mensili. Se confrontati con le vendite dei quotidiani cartacei moltiplicate per i valori di diffusione, i lettori analogici quasi equivalgono quelli digitali. Per non parlare dei tempi di lettura: per un giornale web non si superano i 5 minuti di media.
E tutto questo ha ripercussioni sul valore della pubblicità, che appare sempre meno in grado di tenere in vita i mezzi di informazione.
Julia Cagé sfata un altro mito relativo alla stampa, quello dei sussidi statali. Attraverso dati e comparazioni tra paesi e tra settori dell’economia, l’autrice dimostra l’inadeguatezza degli aiuti statali alla stampa, e, in riferimento alla Francia – ma con suggestioni estendibili ad altri paesi – afferma la necessità di ripensare il sistema di intervento statale, in modo che sia proporzionale al volume d’affari e alla diffusione del giornale e che valga solo per testate politiche o di informazione generale, che producano contenuti originali.
Se l’industria dei media è sul baratro, l’unica soluzione sembra essere l’affidarsi a miliardari che investano milioni di dollari nel settore. Il fondatore di E-bay, il proprietario dei Red Sox, il padre di Amazon, sono solo alcuni dei ricchi donatori che hanno salvato imprese editoriali dal fallimento (e non imprese qualunque, si parla di Boston Globe e Washington Post). Ma questo rende fragile il funzionamento delle nostre democrazie. Se anche le intenzioni di questi facoltosi fossero lodevoli, un giorno verranno sostituiti e nessuno può garantire che i loro successori non utilizzeranno le loro aziende per interessi privati.
Dopo qualsiasi pars destruens che si rispetti, anche in Salvare i media arriva la pars costruens. L’autrice propone un nuovo modello di gestione dei media, una sorta di associazionismo fondato sulla partecipazione al capitale e sulla condivisione del potere. Dopo un’analisi economico-giuridica sulle diverse modalità di gestione, dalla società per azioni alle fondazioni, viene proposto in dettaglio il nuovo, rivoluzionario, modello di associazione non profit per le aziende editoriali. Tale modello ha i vantaggi della fondazione, senza averne i rischi di accentramento del potere. Permette infatti di favorire la dotazione di capitali (attraverso misure fiscali vantaggiose) e di mettere in sicurezza i capitali investiti e, nello stesso tempo, disciplina il potere decisionale, dando nuovo ruolo ad associazioni di lettori e dipendenti. In proporzione, inoltre, varrebbero di più i diritti di voto dei piccoli azionisti.
In conclusione, si può dire che il modello proposto riesca veramente a offrire una luce in fondo al tunnel, grazie alla combinazione di capitalismo (vantaggi economici per chi investe) e democrazia (controllo del potere e divisione dello stesso), rilanciando inoltre un nuovo ruolo, sempre più attivo, per dipendenti e lettori, in un tentativo di riavvicinamento tra il pubblico e la carta stampata, che appare sempre più urgente nella società contemporanea, vittima della crisi che ha colpito il mondo editoriale e di conseguenza il pieno funzionamento della democrazia.
Virginia Carnacina

Julia Cagé
Salvare i media. Capitalismo, crowdfunding e democrazia
Bompiani, Milano, 2016
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18 giugno 2017

In libreria

Vittorio Meloni
Il crepuscolo dei media
Informazione, tecnologia e mercato

Laterza, Roma-Bari, 2017, pp. 144.

Descrizione
Trasformazioni rapide e radicali stanno rivoluzionando il mondo dei media. Nuovi protagonisti digitali assumono la leadership dell’informazione, della comunicazione, della pubblicità, influenzando profondamente le nostre scelte in fatto di consumi, valori, consenso. In un breve saggio, documentato e lucido, le tendenze in atto nel mercato dei media, lo stato di salute dell’editoria, il prevedibile futuro dell’industria dell’informazione.
Link all'Indice
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29 giugno 2016

In libreria

Alice Cati
Gli strumenti del ricordo. I media e la memoria
La Scuola, Brescia, 2016, 188 pp.

Descrizione
Viviamo in un'epoca assetata di ricordi, terrorizzata dall'oblio e dotata di formidabili strumenti di memorizzazione. Eppure la memoria continua a costituire l'oggetto di un dibattito complesso che coinvolge in forma transdisciplinare storici, antropologi, filosofi, semiologi e altre categorie di studiosi. Questo libro costituisce la prima introduzione in italiano ai Memory Studies. A partire dalla riflessione del mondo antico sulla memoria individuale e collettiva, e attraverso un'analisi del dibattito moderno, il volume disegna una mappa aggiornatissima della riflessione contemporanea legata sempre di più ai media e alle forme di esternalizzazione della memoria.
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03 settembre 2015

Strumenti per lo studio dei media



Giuseppe Tipaldo, ricercatore e docente universitario di Sociologia dell’informazione e della comunicazione e di Metodi di analisi del contenuto presso l’Università di Torino, nel volume  L’analisi del contenuto e i mass media si propone di presentare l’influenza che l’analisi del contenuto ha apportato sugli studi delle comunicazioni.
L’analisi del contenuto ha contribuito in maniera determinante alla descrizione dei fenomeni sociali e culturali da un punto di vista pratico piuttosto che teorico e astratto. Il volume presenta una rassegna delle principali tecniche di analisi del contenuto con una particolare attenzione per le potenzialità applicative insite nell’analisi del contenuto che si rilevano estremamente utili per gli studi inerenti i mass media. Il libro è rivolto in particolare agli studenti, ai ricercatori e ai professionisti della comunicazione e della ricerca sociale.
Tipaldo divide il manuale in due parti distinte: la prima dedicata alla discussione dell’analisi del contenuto nell’ambito della ricerca sociale in termini più generici, la seconda incentrata sulla realizzazione concreta dell’analisi del contenuto nel campo dei mass media.
Iniziando la lettura del manuale sorge spontaneo interrogarsi sul significato del termine “analisi del contenuto”. Le pagine del volume mettono in luce quanto sia complesso individuare una definizione univoca del termine. La pluralità di approcci e definizioni sembrano collocare l’analisi del contenuto in una dimensione fortemente multidisciplinare comprendente la sociologia, la psicologia sociale, la linguistica, la semiotica e la statistica. Analisi del contenuto diventa un “termine-ombrello” che tenta di racchiudere un’intricata matassa di pratiche, approcci e tecniche.
Tipaldo riporta in particolare una classificazione delle definizioni dell’analisi del contenuto realizzata da Klaus Krippendorff in base alla posizione assunta dal contenuto dei testi. L’autore distingue le definizioni in tre principali classi: nella prima il contenuto si configura come una componente interna in un testo, nella seconda il contenuto è una proprietà della fonte di un testo, infine l’ultima tipologia considera il contenuto un dato emergente nel processo di analisi di un testo in relazione a uno specifico contesto.
Tra le definizioni riportate da Tipaldo, estremamente chiara ed efficace risulta essere quella fornita da Franco Rositi secondo il quale l’analisi del contenuto è “l’insieme di metodi orientati al controllo di determinate ipotesi su fatti di comunicazione (emittenti, messaggi, destinatari e le loro relazioni) e che a tale scopo utilizzano procedure di scomposizione analitica e di classificazione, normalmente a destinazione statistica di testi e di altri insiemi simbolici” (Livolsi e Rositi 1988, 66). 
L'analisi del contenuto è quindi una tecnica di ricerca capace di descrivere in modo sistematico e quantitativo il contenuto di una comunicazione. Tre sono gli attori che entrano in gioco in tale analisi: emittente-produttore del testo, il suo destinatario-lettore e l’analista. È proprio quest’ultima figura che ha la funzione di individuare i significati da ascrivere al contenuto che sembrerebbero corrispondere alle interazioni tra le intenzioni degli autori della comunicazione e la ricezione effettiva da parte del pubblico. 
Per definire i contorni di questo intricato ambito di studio, l’autore affronta la discussione attorno alle metodologie di analisi, ai requisiti dell’analisi del contenuto dei testi e alla classificazione delle principali tecniche dell’analisi del contenuto. Inoltre l’autore si concentra in modo particolare sull’analisi del contenuto automatica dei testi: introdotta a seguito della recente diffusione dei testi digitali, tale analisi apre la possibilità di catalogare su supporto elettronico documenti dalle dimensioni  sempre più grandi per i quali risulta impraticabile l’analisi del contenuto svolta a mano. 
È da sottolineare come il manuale non si limiti a una mera presentazione degli studi e delle ricerche già elaborati ma proponga nuove metodologie di lavoro spiegandone il funzionamento. 
Il volume fornisce così al lettore formule e metodi finalizzati al lavoro sul testo configurandosi in tal modo come una guida nel complesso svolgimento delle diverse metodologie di analisi del contenuto nelle quali la statistica svolge un ruolo fondamentale.
L’autore riflette poi sull’utilità dell’analisi del contenuto, con uno specifico riguardo per l’ambito dei media. L’analisi del contenuto è di particolare importanza in questo settore in quanto gli individui passano la maggior parte del proprio tempo a contatto con i mass media, davanti a un PC o uno schermo televisivo.
È  proprio la seconda parte del manuale a concentrarsi sull’ambito dei mass media. Innovativa e interessante, soprattutto per coloro che si occupano di comunicazione e media, tale sezione prende in esame l’analisi del contenuto applicata ai mass media. Allo scopo di rendere maggiormente comprensibili le teorie esposte, Tipaldo realizza una raccolta di analisi del contenuto dei mass media tratti da casi di ricerca realmente realizzati.
Tale raccolta è organizzata in tre classi: l’analisi del contenuto dei giornali, della televisione e del web. In tal modo viene ripercorsa la storia dei mezzi di comunicazione di massa partendo proprio dalla stampa. 
L’analisi del contenuto di un giornale diventa uno strumento di ricerca finalizzato alla ricostruzione  delle cornici interpretative di un tema e all’individuazione delle strategie comunicative instaurate fra gli attori della sfera pubblica mediatizzata: mass media, pubblico e sistema politico.
L’articolo di giornale viene pensato come un oggetto complesso ottenuto dall’insieme di due artefatti concettuali: uno su un piano formale-espressivo, l’altro  di contenuto. 
Tipaldo passa poi all’analisi dell’ambito televisivo e del web riportando una serie di studi effettuati da specialisti del settore. L’autore evidenzia la complessità di internet che rappresenta una difficile sfida per l’analisi del contenuto. Per orientarsi in un settore così ampio risulta necessario selezionare un’area specifica e pertanto Tipaldo si concentra sui social network. Tale scelta deriva dal fatto che quest’ambito gioca attualmente un ruolo crescente sull’organizzazione sociale. In particolare il manuale si concentra sullo studio di Twitter, uno dei patrimoni informativi più ricchi  per gli addetti del settore dell’analisi del contenuto.
In ultima istanza viene affrontato il tema riguardante le forti critiche mosse dagli studiosi  in merito all’analisi del contenuto. Tali critiche si concentrano su svariate lacune metodologiche rilevate nella disciplina. L’autore evidenzia come nell’analisi del contenuto sia necessaria la presenza di alcuni criteri quali il criterio dell’attendibilità, ovvero la replicabilità dei risultati di ricerca, e il criterio della validità, ovvero la capacità di riflettere il concetto teorico.
In tutto il manuale l’attenzione di Tipaldo è continuamente rivolta alla funzionalità dell’analisi del contenuto che si rivela un efficace strumento di misurazione di concetti non direttamente osservabili. Concetti astratti vengono collegati a indicatori empirici. Il volume tocca molteplici aspetti  dell’argomento in analisi, accompagnando coloro che voglio approfondire il tema a piccoli passi. Passando dalla carta stampata, alla TV e a Twitter, il manuale risulta essere una moderna e completa guida per le ricerche nel campo dei media. Il volume è pensato per studiosi e addetti al settore trasformandosi in uno strumento attivo per le eventuali ricerche future. Sicuramente è una lettura a fini didattici piuttosto che d’intrattenimento. Pagina dopo pagina emerge la complessità degli argomenti presi in esame. È pertanto necessario un profondo impegno per la sua comprensione. Responsabile di tale difficoltà è sicuramente la complessità del tema trattato.
Con quest’opera Tipaldo quindi oltre a fornire uno strumento attivo per gli studiosi permette anche ai non addetti al settori di potersi avvicinare a una materia così intricata ma al contempo utile, innovativa e interessante.     
Virginia Grozio 
  
Giuseppe Tipaldo
L’analisi del contenuto e i mass media
Il Mulino, Bologna, 2014, pp. 216.

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13 aprile 2015

In libreria

Associazione Carta di Roma
Europa media e diversità. Idee e proposte per lo scenario italiano 
a cura di Anna Meli
Franco Angeli, Milano, 2015, 134 pp.
Descrizione
La diversità nei media in Europa è un'occasione di sviluppo di nuova creatività oltre che una necessità di rispecchiare la società a cui si rivolgono. Pubblici sempre più differenziati per età, genere, ma anche per orientamento sessuale, origine nazionale e condizione di disabilità vengono considerati target interessanti per le emittenti tv e i media europei. Le segmentazioni dei pubblici di riferimento sono trattate come questioni sensibili dal punto di vista economico e per le indagini utili alla raccolta pubblicitaria e al gradimento di programmi e prodotti editoriali. La ricerca mette a confronto la realtà di 15 diversi media europei - pubblici e privati - con quella italiana, dove sono state raccolte informazioni e interviste con i maggiori gruppi editoriali italiani. Oltre al servizio pubblico, sono state realizzate interviste ad esponenti di Mediaset, gruppo RCS e gruppo l'Espresso. Non servono proiezioni demografiche e sguardi rivolti al futuro per comprendere l'ampiezza dei cambiamenti della realtà sociale anche in Italia, visto che molti di questi sono già in atto da tempo o sono strutturali, come nel caso della questione di genere. Attraverso questa indagine abbiamo voluto offrire una varietà di spunti, idee e approcci che possano fungere da stimolo per il contesto nazionale ed essere ripresi ed adattati alla cultura istituzionale dei media italiani. L'Associazione Carta di Roma è nata nel dicembre 2011 per dare piena attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell'immigrazione e dell'asilo siglato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008. L'associazione persegue le sue finalità promuovendo attività di formazione rivolte ai giornalisti e agli operatori dei media, attività di ricerca e di monitoraggio dell'informazione e lo sviluppo della cooperazione tra operatori dell'informazione, istituti universitari, organizzazioni della società civile ed editori al fine di promuovere il rispetto e la garanzia dei diritti dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle minoranze e dei migranti.
Indice
Giovanni Maria Bellu, Presentazione
Tana De Zulueta, La diversità come opportunità.
Prefazione
 Obiettivi e metodologia dell'indagine (Alle origini dell'indagine; I paesi indagati; Metodologia)
 Quale diversità? (Il concetto di diversità nei riferimenti normativi europei e internazionali; Il concetto di diversità nei media)
 Viaggio nella "diversità" dei media europei (Gran Bretagna: diversità come creatività e come specchio rigoroso della realtà sociale; Spagna: dalla Catalogna iniziative individuali e collettive che sfidano la crisi; Svezia: un gigante dai piedi d'argilla; Francia: la diversità come pari opportunità e i media come attori sociali; Uno sguardo all'Olanda e alla Croazia: la diversità trattata dai loro servizi pubblici radio televisivi; L'European Broadcasting Union e il Rapporto Vision 2020: i media di servizio pubblico devono investire in diversità; Gli strumenti per media inclusivi disegnati dal Consiglio d'Europa: il Progetto MEDIANE)
 La diversità nei media italiani: una questione di genere (La diversità in RAI nel groviglio di responsabilità, l'attivismo della Commissione Pari opportunità; Il gruppo RCS: le pari opportunità di genere al centro delle politiche per la diversità; Mediaset: la solidarietà di Mediafriends e l'utilizzo delle diversità nei programmi come richiami mediatici; Il codice etico del Gruppo L'Espresso-la Repubblica e le iniziative editoriali sperimentate; Giornalisti di origine straniera: le battaglie dell'ANSI)
 Osservazioni finali e raccomandazioni per l'Italia (Le azioni possibili in Italia; Raccomandazioni)
 Riferimenti bibliografici.

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14 gennaio 2015

In libreria



Richard Rooke
 European Media in the Digital Age: Analysis and Approaches 
Routledge,  2013, 288 pp.
Descrizione



This introductory textbook for Media and Communication Studies students is designed to encourage observation and evaluation of the European media in the digital age, enabling students to grasp key concepts and gain a broad and clear overview of the area. It also introduces the principal debates, developments (legislative, commercial, political and technological) and issues shaping the European media today, and examines in depth the mass media, digital media, the internet and new media policy. Understanding today’s media scene from print to audiovisual needs a wider view and this book helps make comprehensible the European media within a broader global media landscape.
The text is pedagogically rich and explores a variety of approaches to help the reader gain a better understanding of the European media world. Students are encouraged to start thinking about statistics, relating this to economics, analysing regulations, and combining media theories with theories of European Union integration.  The book also includes the use of case studies, illustrations, summaries, critical reflections and directions to wider reading. The European Media in the Digital Age is recommended for all Media Studies students and is also of key interest to students of Politics and Policy, Business Studies, International Studies and European Studies. 

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10 agosto 2014

In libreria


Le donne nei media arabi.
Tra aspettative tradite e nuove opportunità
a cura di Renata Pepicelli
Roma, Carocci, 2014, 128 pp.
Descrizione
Questo volume racconta – attraverso l’analisi di vecchi e nuovi media – la condizione delle donne in Egitto, Tunisia e Marocco dopo le rivolte che hanno scosso la regione araba tra il 2011 e il 2012. Le autrici dei saggi qui raccolti parlano di promesse tradite ma anche di una nuova libertà di espressione e di inedite opportunità. Mostrano donne in prima fila nell’informazione e le difficoltà che incontrano sia nel fare le giornaliste sia nell’essere oggetto di notizia. Descrivono l’affermarsi di presentatrici velate e di predicatrici religiose sugli schermi televisivi, analizzano i modelli di femminilità e mascolinità veicolati da film e soap opera. Danno voce alle campagne contro la violenza di genere portate avanti tramite vignette, blog e graffiti. Narrano delle tensioni tra visioni islamiste e visioni laiche della società, studiano le politiche mediatiche di vecchi e nuovi governi, scandagliano l’attivismo femminile per l’uguaglianza dei diritti. Grazie a questo studio dei media da una prospettiva di genere emerge quindi una pluralità di immagini di donne che mette in guardia da qualsiasi tentazione riduzionistica, e suggerisce invece di prendere in considerazione la diversità delle esperienze femminili nel mondo arabo.
*link all'Indice del libro.

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26 giugno 2014

Tra globalizzazione e digitalizzazione

L’analisi di Paolo Carelli in Confini mobili parte da una constatazione: la globalizzazione e la digitalizzazione fanno ormai parte del quotidiano. Questi due fenomeni hanno dato vita a un processo inarrestabile di cambiamento che investe la società nella sua interezza, a partire dall’ambito economico e politico fino a quello relazionale e culturale. E si pone un obiettivo: analizzare e ridefinire il ruolo dei media in questo nuovo assetto sociale. La globalizzazione riguarda in particolare il flusso delle persone, delle merci e del denaro, delle idee e delle ideologie, delle immagini, che, se è vero che in qualche misura è sempre esistito, oggi può essere considerato nuovo per diffusione, portata e intensità. La digitalizzazione fa riferimento invece al passaggio dal formato analogico a quello digitale per la trasmissione delle informazioni, che ha dato un forte impulso ai meccanismi di produzione e di consumo dei media. L’autore analizza a fondo questi due complessi fenomeni attingendo a diversi studi di carattere sociologico, antropologico, culturale, politico, economico che si sono svolti nell’ultimo decennio, arrivando a tracciarne un quadro straordinariamente completo, anche se per sua stessa natura ancora in divenire e soffermandosi in particolare su alcuni degli effetti principali di questa trasformazione in atto. L’allentamento delle relazioni di prossimità. La circolazione di immaginari su scala globale. La messa in discussione dello stato-nazione con le sue funzioni, i suoi confini, i suoi legami con la politica, l’economia, la cultura e la comunicazione. I fenomeni migratori di massa. Le nuove strutture politiche e finanziarie sovranazionali. I nuovi mezzi di comunicazione consentono una riorganizzazione spaziale dei rapporti sociali. In questo nuovo contesto qual è il ruolo dei media? La struttura mediatica nazionale è ancora valida ed efficace? È possibile parlare di sistemi mediatici transnazionali o sovranazionali, così come evidenziare percorsi inversi di localizzazione e regionalizzazione dei media? Sono queste le questioni principali a cui si cerca di dare una risposta nel libro, che, oltre ad un’analisi dello stato attuale dei media si propone di trovare nuovi criteri per poter analizzarne al meglio la struttura e le funzioni. Nella seconda parte del libro l’autore ripercorre storicamente, a partire dalla costruzione dello stato moderno fino ad oggi, l’intreccio tra i mezzi di comunicazione di massa e i confini nazionali sociali e culturali in cui si sono sviluppati. La ricerca si concretizza e diviene completa nella parte più interessante del libro, quella conclusiva, caratterizzata dalla comparazione tra due stati europei, che rende manifesta l’utilità e la forte componente innovativa della tipologia di analisi adottata dall’autore. Il confronto è tra l’Italia e la Spagna, scelte perché simili secondo il metodo comparativo. Il confronto parte necessariamente dalla componente storica e prende in esame il grado di internazionalizzazione della proprietà dei media, lo sviluppo delle nuove tecnologie, l’impianto legislativo e normativo e l’unificazione linguistica, fornendo un quadro chiaro ed efficace della struttura mediatica dei due Paesi.
Silvia Cassola








Paolo Carelli
Confini mobili. I sistemi mediatici nazionali
tra globalizzazione e digitalizzazione
Bologna, I libri di Emil, 2013.
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10 giugno 2014

Un manuale per capire i media

Il primo pensiero che attraversa la mente di chi legge il manuale di Giuseppe Tipaldo, L’analisi del contenuto e i mass media, è quello di trovarsi di fronte a una lettura complessa e adatta ai ricercatori.
E, in fin dei conti, non sarebbe un errore pensarlo.
La struttura del testo di Tipaldo è suddivisa in due parti ben distinte che sviscerano l’argomento dell’analisi dei media.
Nella prima, si discute in maniera più generale dell’analisi del contenuto nella ricerca sociale mentre nella seconda, che occupa solamente un quinto dell’intero manuale, Tipaldo si occupa di come fare concretamente un analisi del contenuto sui mass media.
La prima parte si presenta divisa in tre capitoli, come la seconda.
Sin dal principio del manuale, si evince l’attenzione che Tipaldo intende dare alla parte teorica e metodologica sul lavoro dei media e sulla ricerca storico-sociale. L’autore cita Topolski, che viene in suo aiuto per risolvere “la disputa intorno al fatto storico”. I fatti si possono intendere in maniera ontologica, ovvero nella loro concretezza e oggettività: indipendentemente dal soggetto che li apprende, essi esistono; oppure possono essere interpretati in maniera epistemologica, ovvero come una costruzione scientifica. Con Topolski, Tipaldo unisce queste due “visioni storiche” in una sola, che riconosce contemporaneamente l’esistenza della realtà storica come oggetto della ricerca e del ruolo conoscitivo dell’intelletto storico.
Il manuale fornisce anche una tassonomia dei documenti naturali che possono essere analizzati per quanto riguarda i media. Essi sono divisi in “documenti artificiali” e “documenti naturali”. Questi ultimi possono essere testi scritti, iconici, orali, audiovisivi o ipertesti e fanno parte dei processi di comunicazione, mentre i manufatti e le tracce sono processi di significazione e non vengono considerati testi dal sociologo, al contrario del semiologo.
Il manuale non può esimersi dallo spiegare che cosa si intenda per “analisi del contenuto”.
L’autore la definisce citando il lavoro della studiosa Amaturo (2013) come “una tecnica controversa” e distingue tra componenti interne al testo, proprietà della fonte di un testo e dato emergente del processo di analisi. Una delle definizioni date dal manuale su “analisi del contenuto”, che mi pare essere la più interessante, è quella della già citata Amaturo: “L’analisi del contenuto è una tecnica per la scomposizione di qualunque tipo di messaggio –generalmente proveniente dai mezzi di comunicazione di massa- in elementi costitutivi più semplici, di cui è possibile calcolare la ricorrenza per ulteriori elaborazioni e dopo procedimenti di classificazione in categorie” (Amaturo, 1993).
In vista di un’analisi del contenuto e dei metodi per fare ricerca nel campo dei mass media, Tipaldo ci ricorda come, citando Goffman in Cardano (2012), “gli interlocutori si preoccupano innanzitutto di salare la faccia, lasciando a noi il compito di leggere tra le righe”.
Questa citazione ci ricorda che gli attori in scena nei media sono sempre (o almeno, quelli più “allenati” a farlo) inclini a parlare “a favore di camera”: ogni loro discussione, intervista o intervento parte da una conoscenza dei meccanismi della media logic. Sta al ricercatore capire che cosa c’è “tra le righe”.
L’autore porta poi il lettore a interrogarsi su cosa possa servire l’analisi del contenuto. “A cosa serve?” è una domanda assolutamente legittima in tutti i campi ma soprattutto nei media studies. Per rispondere, basterebbe sapere che nei dodici anni della scuola primaria e secondaria, 11.000 ore sono passate dagli adolescenti nelle aule scolastiche, a fronte delle 15.000 ore trascorse guardando la TV e delle 10.500 impiegate nell’ascolto della popular music.
Tipaldo, tuttavia, fornisce ancora altre motivazioni: dalla critica delle fonti alla definizione dei profili sociografici degli individui, dall’analisi delle tecnologie a quelle sugli effetti dei media, con attenzione variabile ore all’emittente, ora al canale, ora al destinatario.
La successiva descrizione dell’analisi del contenuto vera e propria, di come essa è teoricamente intesa, fornisce ampio respiro alle possibili ricerche e ce ne svela la complessità.
Chi pensava di aver di fronte a sé un manuale che parla prettamente di studi già svolti, arrivato a questo punto, capirà di aver sbagliato. Oltre metà del testo, infatti, e già dalla prima parte, propone non soltanto i diversi metodi di ricerca, ma entra nello specifico di ciascuno esponendo formule e modus operandi statistici.
Si spazia dall’analisi del contenuto tradizionale (semantica quantitativa) alle analisi delle corrispondenze lessicali, fino all’analisi proposizionale del discorso. In ogni tipologia di analisi vengono spiegati i metodi e le formule utilizzate, ad esempio, per comprendere la dispersione delle parole chiave (ovvero quanto si somigliano parti di diversi testi), oppure nell’analizzare le proposizioni in ogni loro parte (verbi, congiunzioni, complementi) in modo da comprendere le strutture dei discorsi.
In tutto ciò, è la statistica a fare da collante. In tutto il manuale sono presenti le formule necessarie al lavoro sul testo (o sui manufatti, o sulle tracce).
Tipaldo non risparmia un’occhiata al blog di Beppe Grillo quando cita l’analisi automatica dei testi. Tramite i software che compongono matrici ed elaborano dati, è possibile, anche qui con le adeguate formule, esaminare i temi trattati in maniera grafica ma anche, e soprattutto, analizzare le specificità.
Ciò significa comprendere quali sono le parole che, in un testo, variano rispetto “alla routine” di tutti i giorni diventando parole chiave da tenere sotto controllo.
Nella seconda e ultima parte del manuale, Tipaldo ci presenta alcuni casi di analisi realmente effettuate, in modo da rendere più “reale” l’analisi del contenuto sui media.
Ad esempio, viene riportata una ricerca su 144 articoli di principali quotidiani di Torino e Trento sulle faccende legate alla costruzione di un inceneritore, analizzando quanto spesso fosse presente una story prominence o vi fosse invece una modalità retorica-persuasiva, il tutto facendo attenzione al luogo fisico, all’interno del giornale, dove ciò avviene.
Non mancano gli esempi su TV e web, anche se nel caso di quest’ultimo il manuale sottolinea la complicatezza di eventuali analisi.
Vengono proposti diversi algoritmi di ricerca da utilizzare sui dati audiovisivi della televisione, oltre a sottolineare l’importanza del social media Twitter: tramite gli hastags e i trend, infatti, la ricerca e l’analisi sul contenuto diventa più facile per il ricercatore, anche se, al contempo, vengono fatte notare le difficoltà di accesso allo storehose, ovvero all’insieme di tutti i tweet “cinguettati” in passato.
Il manuale si conclude con un’interessante ricerca sulle elezioni italiane del 2013, dove Tipaldo mostra alcuni diagrammi e coefficienti di associazione al lemma “paura”, possibilità di frequenza che a una certa parola ne segua o ne preceda un’altra, la quantità di parole chiave durante le diverse fasce orarie. Termini importanti per una ricerca seria sono, per Tipaldo, sono l’attendibilità, la validità, la stabilità e la riproducibilità dei risultati.
Alla luce di quanto scritto, sicuramente il manuale di Giuseppe Tipaldo non può essere considerato un “manuale soprammobile”. Esso è infatti un libro che vuole essere una guida per eventuali ricerche nel campo dei media, o per aprire una porta verso i media studies e la media education.
Uno scritto che prevede una sua utilizzazione attiva, sul campo, che promette di essere un ottimo apripista per futuri ricercatori.
Matteo Rinaldi



Giuseppe Tipaldo

L’analisi del contenuto e i mass media
Il Mulino, Bologna, 2014

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