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01 marzo 2025
Giuseppe Palermo
Nei giorni scorsi è morto Giuseppe Palermo, il giornalista del Secolo XIX che fu tutor del nostro Diploma Universitario in Giornalismo nelle stanzette di Largo Zecca con 4 computer e un collegamento a internet, sempre pronto a consegnare a tutti competenza, impegno e umanità. Personalmente ricordo con gratitudine quel giorno in cui uno degli allievi gli mostrò un suo articolo e Palermo lo invitò a riscriverlo e a riscriverlo 2/3 volte precisando "Io so che tu lo sai scrivere bene, tu ancora non lo sai"!
Per questo questa sera trascrivo in questo spazio quel che mi scrisse nel gennaio 2002.
"Come Lei sa bene, non ho mai "insegnato" qualcosa ai nostri ragazzi: abbiamo solo lavorato insieme con grande gioia (spero reciproca) e nulla di più. Che altro potrei dire? Il rischio è quello di un puro esercizio narcisistico che spero di evitare sempre. La ringrazio per le notizie sui "nostri" ragazzi. Fa piacere sapere del successo dei ragazzi che frequentarono le tre stanze del Dug credendo, insieme a noi, in un sogno".
mmilan
____
03 giugno 2023
E' stata una straordinaria avventura
Quanta professionalità, quanta umanità, quanta 'burberà' ironia Mario Bottaro ha consegnato fin dal 1992 a tutti gli allievi dei suoi corsi di Teorie e techiche del linguaggio giornalistico che aveva praticato in tutte le sue forme tra carta stampata, radio-tv e web. Ha insegnato a guardare il mondo con sguardo critico, senza pregiudizio, anche da giornalisti. E quanto ho imparato da lui del mondo complesso dell'informazione. Soprattutto, lo ricorderò sempre con gratitudine per l'attenzione che dedicava anche al futuro di ogni giovane, inventando sempre le giuste opportunità di professionali.
mm
___
10 febbraio 2015
Studiare il giornalismo
Il saggio Studiare
giornalismo di Carlo Sorrentino ed Enrico Bianda è un tentativo di analisi
del mondo giornalistico come campo di negoziazione all'interno del quale si
muovono vari attori.
Il volume (edito da
Carocci, Roma, 2013) si apre con una riflessione sulla comunicazione: sono analizzati
i vari fattori presenti nell'atto comunicativo, e si conferma che la selezione
è caratteristica ineliminabile di ogni atto comunicativo. Qualsiasi atto
comunicativo infatti, anche quello più banale, è frutto di una selezione:
scegliamo l'argomento da trattare, l'interlocutore e il contesto. E' proprio
questa la base per fare giornalismo. E nel giornalismo, più che in ogni altro
ambito comunicativo, dalla descrizione della realtà ne scaturisce per forza una
ricostruzione: la notizia non è mai il fatto, non è quanto avvenuto, bensì il
suo resoconto. I media infatti selezionano, gerarchizzano e presentano i fatti
che accadono. Gli autori precisano più volte nel corso della prima parte che il
giornalismo non rispecchia la realtà, bensì la seleziona e la riproduce,
attraverso varie modalità di ricostruzione. Sorrentino arriva quindi a
introdurre il concetto di negoziazione giornalistica, illustrando quali sono i
soggetti che ne fanno parte (media, pubblico e fonti) e quali sono i loro
ruoli.
Gli autori analizzano poi
le origini della nozione di sfera pubblica e gli sviluppi della nozione stessa,
con particolare riferimento al contributo del sociologo britannico Thompson e
del filosofo tedesco Habermas, e si arriva all'affermazione dell'importanza del
giornalismo in una società così complessa come la nostra. E' vero, sì, che il
giornalismo è una di quelle cause principali di affollamento di fatti e idee
che complessificano il mondo sociale, ma è altrettanto vero che il lavoro di
ricostruzione dei fatti prevede una messa in ordine di una realtà che si fa
sempre più densa e affollata.
Ma un mondo così vasto
come quello giornalistico si può spiegare solo attraverso il concetto di campo?
Non rischia in qualche modo di essere appiattito/banalizzato? Sorrentino e
Bianda tentano allora di spiegare il giornalismo attraverso il concetto di
ecosistema superando quello di campo. All'interno di un ecosistema, dal punto
di vista scientifico, i soggetti sono tra loro in relazioni interdipendenti: nello
stesso modo sono i componenti dei processi comunicativi. Essi operano
all'interno di una struttura complessa, estesa, dinamica: le relazioni tra loro
sono continue, così come possibili sono le relazioni tra loro e qualsiasi altro
ambiente esterno. Grazie a questo punto di vista l'approccio ci permette di
superare il discorso di campo come spazio circoscritto all'interno del quale
gli attori agiscono solo in un quadro di relazioni pre impostato, e di
accogliere la tecnologia come dimensione estremamente incidente sulla
negoziazione giornalistica.
L'attenzione si sposta poi sul tema italiano, proponendoci una riflessione sulla nostra
storia: a causa della tardiva alfabetizzazione e del lentissimo sviluppo del
mercato pubblicitario, in Italia non si è sviluppata come negli altri paesi la
caratteristica distinzione manichea tra stampa popolare e stampa di qualità,
bensì un modello unico elitario, che progressivamente grazie
all'alfabetizzazione del paese e la crescita economica ha finito per costituire
un modello unico elitari in cui sono confluite le caratteristiche di entrambi i
tipi di stampa: si spazia infatti dalla vera stampa di qualità, con commenti e
opinioni espressi attraverso gli editoriali, alla così detta soft news, ovvero
quelle notizie leggere pubblicate per suscitare la curiosità popolare piuttosto
che per la sua effettiva rilevanza.
Gli autori poi delineano
in modo chiaro e conciso quella che è stata la storia del giornalismo italiano:
la storia di un mestiere che fa fatica a stare allineato con i modelli di
giornalismo che si affermano nelle altre nazioni europee a causa di una
popolazione che è in ritardo e con il fiato corto. L'alfabetizzazione tardiva e
l'industrializzazione lenta non permettono all'Italia di svilupparsi come vorrebbe,
sino all'avvento del fascismo, che, volente o nolente, accentua il profilo
pedagogico ma soprattutto politico di un giornalismo ancora acerbo.
Sorrentino e Bianda sono
molto esaustivi nel "raccontarci" la ricerca dell'avvenimento e i
compiti di colui che la cura sino a farla diventare notizia (gatekeeper), la
redazione di un articolo (dall'abc nelle fasi preparatorie alla messa in pagina
dell'articolo finito) e l'organizzazione del lavoro all'interno delle redazioni
italiane. Essi analizzano, infatti, la rilevazione di nuove logiche nel
processo produttivo, e trattano della nascita di nuove figure all'interno delle
redazioni: il cronista, l'inviato, la figura del deskista. Oltre al
professionista vi sono anche altri soggetti, ovvero le fonti e il pubblico.
Secondo gli autori, tuttavia, da qualche anno a questa parte possiamo parlare
anche di quarto soggetto: l'apparato tecnologico, sempre più presente
all'interno di redazioni, e sempre più utile al fine di ri-mediare le notizie.
Gli autori
non dimenticano di elencare i criteri di notiziabilità mettendo in luce
soprattutto quelli legati al mezzo, al prodotto, alla concorrenza e al target
di riferimento.
L'ultima parte del volume
analizza i principali ambiti del giornalismo: la cronaca (distinguendo
attentamente quella bianca da quella nera, arrivando a quella rosa); lo sport,
come principale esempio di giornalismo popolare altamente portato per le
logiche giornalistiche in quanto comprende insieme il carattere della
programmabilità dell'evento ma anche quello dell'imprevedibilità del risultato;
la cultura, il nostro merito per la terza pagina da quel lontano 10/12/1901
fino ad arrivare agli approfondimenti odierni di costume e società; e la
politica, da sempre gioia e dolore del giornalismo italiano.
Con continuo riferimento
alla tecnologia, vista come un aiuto piuttosto che come una sostituzione, il
manuale pone l'accento su un mondo veloce, in continuo aggiornamento, così come
lo sono le notizie, che cambiano giorno dopo giorno. Un volume a quattro mani
minuzioso ma non stucchevole, chiaro ma non banale, sicuramente utile a chi
vuole fare del giornalismo un mestiere senza convinzioni obsolete.
Giorgia Russo
Carlo Sorrentino - Enrico Bianda
Studiare giornalismo
Carocci, Roma, 2013.
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09 aprile 2013
I danni dell'analfabetismo di ritorno
Sembrerebbe seriamente assurdo pensare che in un’ epoca in cui la
comunicazione scritta (articoli, slogan, SMS, e-mail, chat, post, hashtag)
prevale su quella orale, vi siano persone incapaci di comprendere tali messaggi,
e la situazione andrà peggiorando sempre più in quanto le innovazioni
tecnologiche non sembrano voler pazientare per dar tempo a tutti di stare al
passo. D’altro canto non si può neanche negare a coloro i quali si nutrono di
tecnologia, di sperimentare e provare tecniche di comunicazione sempre più
immediate, sempre più accurate. Il problema maggiore nasce quando a non essere
compresi non sono solo i moderni modi di fare comunicazione scritta, ma la
comunicazione in senso stretto, la “commuico” latina: mettere in
comune, far partecipe. Dall’articolo emerge benissimo la gravità della
questione, emerge quanto sia pericoloso vivere in una società dove a causa dell’analfabetismo galoppante, l’opinione pubblica è impedita nel formarsi la sua
“opinione”. Ecco quindi che non solo si avrà una società non formata, ma ancor
peggio una società non informata.
Trovare la soluzione al problema non è semplice in quanto la piaga dell’analfabetismo riguarda un panorama eterogeneo, di conseguenza andrebbero
adottati metodi differenziati. Uno però potrebbe essere il metodo per
eccellenza: invertire il classico paradigma del genitore che ha qualcosa da
insegnare al figlio, e prendere coscienza che la “i-generation” ha molto da
insegnare, ma cha a sua volta ha l’obbligo di maneggiare con cautela gli
strumenti informativi che ha a disposizione, facendone un uso produttivo ed
intelligente.
Ilaria Vitiello
02 gennaio 2013
I saperi del buon giornalista
"Un buon giornalista deve essere sempre pronto a dire come la pensa sulle quistioni di politica estera che presuppongono la conoscenza della storia universale, della storia rispettiva dei popoli e dei secreti di tutte le cancellerie; esso deve abbordare con sicurezza tutto ciò che interessa il perfezionamento della marina, la tecnica e la strategia; criticare l’amministrazione della giustizia, e preparare la riforma delle leggi; fornire la istantanea soluzione di tutti i problemi penitenziari, igienici, ospedalieri, statistici: trattare di morale, di metafisica, di religione, e risolvere en passant i problemi sociali; avere un’opinione sul modo di allevare la gioventù e sull’impulso da darsi alle arti, alla letteratura e al gusto del pubblico; affrontare con la stessa tranquillità il lato tecnico o economico delle ferrovie, delle miniere e dei canali; sorvegliare il funzionamento delle poste e dei telegrafi; nulla ignorare di ciò che ha relazione con l’agricoltura, con l’industria e il commercio; conoscere a fondo le istituzioni fiscali e tenersi all’altezza di tutti i progressi della scienza."
Nicola Bernardini, 1890
*cit. in M. Milan, "La sfida della formazione al giornalismo" in La Facoltà di Scienze Politiche compie 40 anni. Atti del Convegno "Le Scienze Politiche nel mondo contemporaneo", Genova, 19 maggio 2010, a cura di M.A. Falchi, Genova, GUP, 2012, pp. 127-139.
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Storia del giornalismo,
Università
13 novembre 2012
Se noi siamo choosy ....
In questo paese la confusione regna sovrana. Ieri leggendo sul "Manifesto" l'intervento di Alessandro Robecchi ho pensato a qualche hanno fa, quando venni in Italia e iniziai a cercare un lavoretto per pagarmi gli studi. Diversamente da altri miei coetanei, non scartai a priori l'idea di fare le pulizie. Avevo dei sogni e sebbene mi rendessi conto che lavorare per un'impresa di pulizie non sarebbe bastato a realizzarli, era pur sempre un inizio. Inviai il curriculum. Al colloquio la prima e unica domanda che mi posero fu: Ha qualche esperienza di pulizie? Noi cerchiamo gente con esperienza nel pulire le scale di un piccolo condominio.
Risposi che nel condominio in cui vivevo le pulizie si facevano a rotazione tra i condomini e che quindi una piccola esperienza l'avevo. Non bastò a convincerli.
Lasciai la casa dei miei genitori a 20 anni col desiderio di rendermi indipendente. Non sono stata né una bambocciona, né choosy (non che ci sia nulla di male) I sogni però sono cambiati, si sono ridimensionati.
E' vero che molti giovani e anche meno giovani non vogliono più "abbassarsi" a svolgere mansioni definite umili, ma è anche vero che quando capita che un giovane decida di fare il carpentiere gli si sbatte la porta in faccia per quella strana idea che un giovane italiano andrebbe pagato di più rispetto a un giovane marocchino o che un italiano potrebbe avere il "ghiribizzo" di chiedere un contratto in regola, mentre uno straniero no.
Si parla tanto dei giovani e del loro futuro, ma sembra che per lo stato studenti, laureati o diplomati siano solo un bambino petulante e che l'unica soluzione possibile sia quella di porre fine al capriccio infantile con un secco "NO" e un castigo. E non sapendo come giustificare la situazione si ripiega sui sensi di colpa, non i "loro", bensì i nostri.
Dobbiamo sentirci in colpa per aver sognato, desiderato, sperato? Sembrerebbe proprio di sì. Perchè se vogliamo un lavoro dobbiamo studiare. E dopo? Dopo lo studio bisogna accumulare esperienza. E qui si apre il baratro che inghiotte indiscriminatamente chiunque provi a farsi questa benedetta esperienza. E alla fine dei conti se non riusciamo ad arrivare alla fine del mese è solo colpa nostra e delle nostre scelte sbagliate.
E quindi cosa resta? Restiamo noi con i nostri sogni. Grandi o piccoli non importa, con un pò di coraggio diventeranno un sasso da scagliare contro Golia.
Tendiamo al negativo, questo è vero, ma se decidiamo di proseguire gli studi, nonostante l'ambiente che ci circonda sia sfavorevole, evidentemente una piccola parte dentro di noi sogna ancora ed è convinta non sia tempo perso.
Risposi che nel condominio in cui vivevo le pulizie si facevano a rotazione tra i condomini e che quindi una piccola esperienza l'avevo. Non bastò a convincerli.
Lasciai la casa dei miei genitori a 20 anni col desiderio di rendermi indipendente. Non sono stata né una bambocciona, né choosy (non che ci sia nulla di male) I sogni però sono cambiati, si sono ridimensionati.
E' vero che molti giovani e anche meno giovani non vogliono più "abbassarsi" a svolgere mansioni definite umili, ma è anche vero che quando capita che un giovane decida di fare il carpentiere gli si sbatte la porta in faccia per quella strana idea che un giovane italiano andrebbe pagato di più rispetto a un giovane marocchino o che un italiano potrebbe avere il "ghiribizzo" di chiedere un contratto in regola, mentre uno straniero no.
Si parla tanto dei giovani e del loro futuro, ma sembra che per lo stato studenti, laureati o diplomati siano solo un bambino petulante e che l'unica soluzione possibile sia quella di porre fine al capriccio infantile con un secco "NO" e un castigo. E non sapendo come giustificare la situazione si ripiega sui sensi di colpa, non i "loro", bensì i nostri.
Dobbiamo sentirci in colpa per aver sognato, desiderato, sperato? Sembrerebbe proprio di sì. Perchè se vogliamo un lavoro dobbiamo studiare. E dopo? Dopo lo studio bisogna accumulare esperienza. E qui si apre il baratro che inghiotte indiscriminatamente chiunque provi a farsi questa benedetta esperienza. E alla fine dei conti se non riusciamo ad arrivare alla fine del mese è solo colpa nostra e delle nostre scelte sbagliate.
E quindi cosa resta? Restiamo noi con i nostri sogni. Grandi o piccoli non importa, con un pò di coraggio diventeranno un sasso da scagliare contro Golia.
Tendiamo al negativo, questo è vero, ma se decidiamo di proseguire gli studi, nonostante l'ambiente che ci circonda sia sfavorevole, evidentemente una piccola parte dentro di noi sogna ancora ed è convinta non sia tempo perso.
Vania Imbrogiano
* a proposito di Alessandro Robecchi, Laureati al capolinea, "il Manifesto", 12 nov. 2012 (rubrica Voi siete qui).
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Politica italiana,
Università
26 aprile 2012
Scuole di giornalismo in India
L'Indian institute of journalism and new media è stato fondato nel 2001 dalla BS&G Foundation, un'organizzazione non-profit che si impegna per promuovere i valori e le istituzioni democratiche in India. La BS&G foundation si basa sulla partnership tra l’organizzazione Adi Chunchanagiri Maha Samsthana e la The George Foundation.
In India, grazie allo sviluppo economico e tecnologico, le opportunità di impiego nel mondo dei media stanno crescendo, e il giornalismo sta diventando una scelta preferibile di carriera. L’IIJNM, essendo un ente indipendente e quindi non affiliato a nessuna testata giornalistica o organizzazione mediatica, è in grado di mantenere larghi contatti con vari e diversi editori. Gli studenti laureati in questo istituto hanno perciò la possibilità di accedere a quasi tutte le organizzazioni mediatiche per cercare un impiego.
IIJNM offre un curriculum associato con la Columbia University Graduate School of Journalism, New York. I corsi sono vari e diversificati: stampa, televisione, radio e giornalismo online o multimediale. L’istituto è considerato dalla maggior parte della comunità mediatiche come uno dei migliori corsi di giornalismo in tutta l’Asia del Sud.
La missione dell’IIJNM è di dotare i propri studenti di un’ampia gamma di capacità e concetti, come per esempio la raccolta delle fonti, l’editing e la presentazione della notizia, e di prepararli alla carriera giornalistica. Oltre a un’educazione prettamente “giornalistica” gli studenti ricevono una formazione di base, o più che altro ne ricevono un ampliamento e un rafforzamento, che li renda capaci di affrontare in modo intelligente gli argomenti fondamentali del giorno.
La speranza è che i giornalisti dell’IIJNM non solo saranno in grado di raggiungere gli standard giornalistici attuali, ma anzi saranno abili nel superarli e nel migliorare potenzialmente la qualità del giornalismo nel subcontinente indiano.
L’IIJNM possiede inoltre una specie di testata online, dove gli studenti pubblicano articoli parlando dei temi centrali nel mondo dell’informazione. Questo strumento credo ci possa essere molto utile per capire quali sono i temi più discussi in un paese dallo sviluppo giornalistico piuttosto recente come appunto è l’India.
Gli studenti pubblicano infatti le notizie secondo loro più interessanti su tre portali: The Softcopy, The Observer e The Beat.
Giulia Torreggiani
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08 febbraio 2011
Master biennale di giornalismo
Il Master biennale di giornalismo promosso dall’Università degli Studi di Torino, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e il Corep (consorzio per la ricerca e la formazione) dal 2005 il master prepara con un rigoroso corso di studi e molte attività di pratica giornalistica 20 giovani studenti alla professione.
Le scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine nazionale sostituiscono il praticantato e sono nate per garantire una formazione adeguata, di livello universitario, a chi vuole diventare un professionista dell’informazione, dalla carta stampata alla tv, da Internet agli uffici stampa pubblici e privati (legge 150).
Due sono gli strumenti editoriali rivolti all’esterno il periodico cartaceo Futura e il sito http://www.futura.unito.it/, giornale on line con aggiornamento quotidiano. Vi è inoltre un supporto degli studenti all’attività della redazione radiofonica con la web radio di ateneo
Luca Rolandi
08 dicembre 2010
Nella lingua universale della musica
Ieri sera il direttore d'orchestra Daniel Barenboim - maestro scaligero - ha inaugurato la tradizionale stagione del Teatro La Scala di Milano ricordando l'art. 9 della Costituzione italiana:
«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
L'evento è ricco di significati. Daniel Baremboin da sempre, in ogni ambito, ricorda che la musica è la "lingua" dell'intera umanità, senza distinzioni di razza, di religione, di ideologie. Ieri nel luogo più solenne della storia della musica ci ha ricordato che la cultura è nutrimento, diritto tutelato dalla Nostra Costituzione. La cultura è Civiltà e la tutela dell'istruzione e della ricerca ne garantiscono il cammino, di generazione in generazione.
06 marzo 2010
In libreria
Alberto Papuzzi
Professione giornalista. Le tecniche, i media, le regole
Roma, Donzelli, 2010, 358 pp.
scheda
Professione giornalista. Le tecniche, i media, le regole
Roma, Donzelli, 2010, 358 pp.
scheda
Come si diventa giornalisti nell’epoca del progresso tecnologico e dei nuovi media, dell’espansione del giornalismo e dei fenomeni della globalizzazione? Le chiavi del successo sono la capacità di rispondere alle nuove esigenze di conoscenza e di informazione e la consapevolezza delle nuove tecniche e regole che oggi caratterizzano il «mestiere più bello del mondo». Con tali trasformazioni e tali interrogativi, cui corrispondono inedite figure professionali e impreviste responsabilità per i giornalisti, fa i conti la nuova edizione di Professione giornalista, manuale sui fondamenti teorici e tecnici, dalla stampa alla radio, alla televisione, all’online. Del pianeta dell’informazione, italiano e internazionale, inquadrato in una prospettiva storica, esplorato con esempi dal vivo, si mettono a nudo i meccanismi e le procedure che fanno sì che un avvenimento diventi una notizia, grazie al ruolo specifico del giornalista, testimone privilegiato. Questa quinta edizione, oltre agli aggiornamenti e agli accrescimenti dell’edizione precedente, contiene due capitoli inediti: il primo analizza la nuova figura del giornalista che opera attraverso il web, e si sofferma sugli strumenti multimediali e ipertestuali, con particolare attenzione alla realtà americana: forum, sondaggi, link, archivi, blog. Il secondo affronta gli aspetti specifici del giornalismo italiano in fatto di informazione politica. La pervasività di quest’ultima, spiega Papuzzi, ha indotto la nascita di un modello di giornalismo basato sul commento e sull’opinione, con una capacità a leggere e a interpretare in chiave politica anche i fatti che appartengono alle notizie e alle cronache quotidiane, dalla nera agli spettacoli, dalla cultura all’intrattenimento. Come dire che dal vecchio motto: «I fatti separati dalle opinioni» si passa al nuovo: «I fatti al servizio delle opinioni».
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22 dicembre 2009
Il documentario in libreria
Mario Balsamo - Gianfranco Pannone
L'officina del reale. Fare un documentario dalla progettazione al film
Roma, Cdg - Centro di documentazione giornalistica, 2009
Scheda del libro
L'officina del reale. Fare un documentario dalla progettazione al film
Roma, Cdg - Centro di documentazione giornalistica, 2009
Scheda del libro
Quello che avete tra le mani è un manuale pratico e indispensabile per realizzare, passo dopo passo, un documentario: dalla scelta della storia al suo sviluppo, dalla scrittura alle riprese e quindi al montaggio. Ma questo è anche un libro 'filosofico' che pone delle domande e offre delle risposte su cosa significhi raccontare delle storie del reale, in un dialogo costante tra noi, autori e docenti, e voi lettori, trasformati in classe virtuale. E con voi ci muoveremo tra istanze narrative e assunti etici, tra testimoni e conflitti drammaturgici, tra film e trame d'attualità.
*link al blog di Gianfranco Pannone, documentarista di professione; insegna Regia del documentario presso Act-Multimedia di Roma.
*Link a documentario.it. Portale italano del cinema documentario , particolarmente utile per la ricchezza delle fonti e delle pubblicazioni disponibili online.
*link a Doc/It - Associazione Documentaristi Italiani con sede a Bologna.
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