Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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17 maggio 2009

Sri Lanka, l'ennesimo conflitto dimenticato

Nell’isola dell’Oceano indiano da circa trent’anni continui scontri tra esercito governativo e le “tigri” Tamil. Questa settimana bombardato un ospedale: 49 morti. Perché sta accadendo e perché nessuno interviene?
Per capire i problemi odierni di questo paese non si può ignorare la sua storia. Ceylon è stata dal 1505 prima colonia portoghese poi olandese e infine inglese; dal 1815 proprio l’Inghilterra qui inizia a coltivare tè e caffè, importando manodopera indiana a nord e est dove si sviluppa la minoranza Tamil, di fede induista, mentre la maggioranza del paese è di fede buddista. I rapporti tra Tamil (dell'India e dello Sri Lanka) e singalesi sono sempre stati complessi, talvolta pacifici, talvolta bellici, con invasioni in entrambe le direzioni e fusioni tra i due popoli.
Nel 1948 Ceylon acquista l’indipendenza diventando una nazione unica, ma con molte minoranze emarginate ed attaccate continuamente. Infatti quando nel 1959 il primo ministro Solomon Bandaranaike manifesta un’apertura verso i Tamil viene ucciso; gli succede la moglie Sirimavo (prima donna al governo al mondo) e così si torna alla chiusura verso le minoranze. Nel 1965 nasce il movimento delle “tigri del Tamil” per liberare l’Elam (che è la patria Tamil) mentre nel ’76 si forma il movimento L.T.T.E. (Liberation Tigers of Tamil Eelam) nel nord-est del paese. Nel 1972 il nome ufficiale del paese cambia da Ceylon in "Repubblica libera, indipendente e sovrana dello Sri Lanka". La crescita di un più sostenuto nazionalismo singalese dopo l’indipendenza ha fomentato la divisione etnica fino alla guerra civile scoppiata negli anni ‘80 tra i Tamil che vogliono autogovernarsi e il governo singalese; i continui scontri tra esercito governativo e l’esercito separatista sono stati senza esclusione di colpi: attacchi aerei, mine su strade, attacchi suicida, battaglie per terra e mare hanno provocato la morte, in soli tre giorni, a Colombo di un migliaio di Tamil, e di migliaia di rifugiati. Nel 1987 l’India ha inviato dei pacificatori nelle aree Tamil ma essi hanno fatto ritorno nel ’90 senza aver risolto le controversie in atto. Infatti nel ’93 il presidente Premasada viene ucciso da una bomba lanciata dalle “tigri”, il cui movimento (L.T.T.E.); anche per questo gesto, è stato riconosciuto come organizzazione terroristica da USA, Regno Unito e in seguito dagli altri 26 paesi dell'UE, Australia, India e Canada; questo movimento è ritenuto inoltre la prima organizzazione terroristica con un proprio modulo terroristico. I Tamil nel nord-est hanno costituito uno stato “de facto” con propri organi di polizia, giustizia e fisco; hanno appena 10.000 combattenti (contro i 250.000 governativi), ma sono finanziati dalla grande diaspora Tamil in America, Canada, Regno Unito ed Australia.
Nel 2002 vi è stato un accordo di “cessate il fuoco” tra governo e ribelli ma, nonostante i mediatori di pace norvegesi, esso è stato violato da entrambe le che avevano però accettato per la prima volta di scambiare prigionieri di guerra; è stato il momento di maggiore vicinanza del paese di sempre ad un accordo di pace duraturo. Tuttavia le “tigri” hanno rotto i negoziati e nonostante la situazione di enorme difficoltà creata dallo tsunami del 2004, gli scontri tra le Tigri Tamil ed i militari non sono cessati, e stanno continuando anche oggi, dopo essere già costati 70.000 vite.
Nel 2005 Mahinda Rajapaksa è diventato presidente, ha escluso l’autonomia per i Tamil nel nord-est e ha promesso di rivedere il processo di pace e così nel 2006 è ripresa la guerra; nel 2009 l’esercito singalese ha conquistato le principali basi tamil e il maggiore ospedale nel territorio dei ribelli è stato colpito dalle bombe-grappolo (cluster bombs) causando la morte di 52 civili, in violazione delle leggi umanitarie, anche perché avvenuto quando l'esercito aveva comunicato la vicina liberazione di migliaia di persone rimaste intrappolate dalla ripresa dei combattimenti da parte delle Tigri Tamil dopo la fine di una tregua di 48 ore dichiarata dal governo. Governo e ribelli hanno ricevuto molte pressioni per dichiarare una tregua che permetterebbe ai feriti di essere evacuati dalla zona di guerra nel nord est e agli aiuti umanitari di intervenire; tuttavia il governo ha escluso ogni tregua e ha promesso di sconfiggere i ribelli. L’ultimo tragico fatto è il bombardamento di un ospedale la scorsa settimana (maggio 2009), ennesima dimostrazione della guerra senza regole attuata dalle due parti che, peraltro, si sono rimbalzate la responsabilità dell’accaduto accusandosi a vicenda.
Si registrano gravi violazioni dei diritti umani da entrambe le parti del conflitto, regolarmente accusate di evidenti abusi dei diritti umani da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Tuttavia questo non è un conflitto tra due stati con propri governi ufficialmente riconosciuti e quindi vi è un problema di interpretazione del diritto internazionale in quanto non si può parlare in questo caso di occupazione coloniale, ma di un conflitto interno non-internazionale che è quindi disciplinato dal diritto umanitario ma anche dalla tutela internazionale. La situazione è dovuta anche ad un altro grande problema che il diritto internazionale sembra ancora ben lontano dal risolvere, cioè quello legato al concetto di sovranità perché il diritto internazionale è definito come il diritto della comunità internazionale che riconosce la sovranità degli stati; ciò vuol dire che esso interviene solamente laddove la sovranità del singolo stato non riesce a porre rimedio ai propri problemi; da qui l’ovvia difficoltà di applicazione degli standard dei diritti internazionali, perché la comunità internazionale non può, come in questo caso, intervenire in quelle che sono (dato che non si tratta di conflitto internazionale) vicende nazionali interne, ma non può neanche ignorare le migliaia di morti che esse stanno generando. Lo Sri Lanka ha firmato le Convenzioni di Ginevra tuttavia, come molti altri paesi, rispetta le loro disposizioni ma solo volontariamente, non ritenendosi obbligato in alcun modo; ciò rappresenta un “cortocircuito” del sistema del diritto internazionale in quanto se non si è obbligati a rispettare delle regole, le sanzioni derivanti dalla loro non osservanza non hanno alcun valore vincolante, ma solo morale.
Edoardo Buganza

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