Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

_________________

Scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie presenti nel sito.



16 giugno 2011

La satira é politica

“La satira politica è una forma di comunicazione tipica della modernità, cresciuta con la società di massa e con la libertà di stampa tra gli estremi dell’ironia e dell’aggressività, verbale e figurata.”
Un diluvio di giornali è il naturale sbocco della certosina opera di catalogazione messa in atto dal centro APICE dell’Università degli Studi di Milano: migliaia di immagini, dodicimila per la precisione, selezionate tra quelle pubblicate dalle più importanti riviste illustrate di tutta europa. Il fine ultimo del progetto è operare una prima comparazione di livello accademico tra testate satiriche italiane francesi e tedesche, dando luogo ad un confronto tra modi, caratteri e stili del disegno satirico europeo. In un arco di tempo breve per la storia ma molto prolifico per il giornalismo satirico, circa sessant’anni, il libro pone i contrasti tra vedute politiche e sociali come base fondante della comparazione, partendo dalle contrapposizioni figlie della Repubblica Romana di Mazzini e arrivando all’affermazione prima iconografica che politica avuta dal fascismo, passando per i temi forti della modernità e della lotta capitale-lavoro e per la prima guerra mondiale, con il fenomeno delle testate edite dai soldati in trincea.
Paradossalmente lo scenario italiano pare più immutabile, il Don Pirlone, giornale edito nel 1848 e 1849 pro-Repubblica Romana non è altri che l’antenato dell’Asino, periodico satirico di matrice socialista, mentre Il Mulo, periodico reazionario e grande nemico dell’Asino, discende dal periodico curiosamente intitolato “Grande Riunione tenuta nella sala dell’Ex Circolo Popolare in Roma”.
Il contrasto è chiaramente politico, l’universo simbolico a cui fanno riferimento attinge ad immagini stereotipate, come il Capitalista grasso e schiavista dei fogli operaisti, il leader socialista che usa i soldi del partito per abbuffarsi e bere champagne delle testate conservatrici, ma si nota come i grandi protagonisti della politica dell’epoca siano conosciuti ed il loro aspetto risaputo al pubblico: appaiono Mazzini, Garibaldi e altri personaggi storici sotto forma di caricatura. È chiaro come sia ancora lontano l’avvento del politically correct, non esiste fair play, i nemici di partito vengono accusati di qualsiasi nefandezza, anche nei lunghi articoli, vere e proprie invettive, che si alternano alle immagini. Il massimo dello scontro è sul tema religioso: Don Pirlone e l’Asino sono su posizioni fortemente anti-clericali, con le prime accuse di pedofilia rivolte ai componenti del clero.
Le riviste straniere L’Assiette au Beurre (francese) e Simplicissimus (tedesca), mostrano più cura dell’immagine, denotano un salto di qualità anche nella produzione artistica, ma soprattutto danno molto più spazio all’immagine, la quale domina sui testi. Entrambe si muovono all’interno dei conflitti del primo novecento: lo scontro capitale – lavoro, visto in chiave proletaria, l’utilizzo dello stereotipo del capitalista sfruttatore sulle masse lavoratrici per L’Assiette, il tema della modernità, dell’avanzata inarrestabile dell’industria visto in ottica quasi positivista da parte del Simplicissimus. Da queste diverge Le Mot, francese, l’ultimo periodico satirico straniero preso in esame, dalla vita breve ma dal notevole impatto, poiché nasce durante un avvenimento nuovo e doloroso: la prima guerra mondiale. Come entrambe le riviste straniere, punta forte sull’immagine a discapito del testo, ma soprattutto introduce una nuova forma di comunicazione: satira militante, cioè propagandismo anti-germanico per definizione e contingenza, ma anche denuncia dei piccoli torti subiti dai soldati al fronte. Per far ciò si sceglie l’utilizzo di una serialità dell’immagine, vere e proprie rubriche come le Atrocitès, le quali dipingono scanzonatamente l’orrore ricorrente della guerra.
L’ultima parte è dedicata al sopravvento artistico, prima che politico, che riesce ad ottenere il fascismo. Vengono citati Il Lunedì del Popolo d’Italia, (come recita il sottotitolo, “Supplemento settimanale letterario, umoristico, illustrato”), Il 420 e Il Selvaggio. L’illustrazione fascista è insieme propaganda e denuncia, nei primi anni, il vero colpo di genio è affidarsi ad illustratori conosciuti e stimati in tutto il paese, che però abbiano il presupposto di aderire allo spirito del partito Fascista: il primo esempio è Sironi, il quale col suo stile naif riesce prima ad ottenere le prime pagine del Popolo d’Italia, salvo poi essere scartato e sopravanzato da artisti futuristi, come il Metaldi, animatore del 420, proprio perché non più rispondente ai canoni della dittatura.
In conclusione, due secoli di storia e di politica raccontati dal basso, tramite immagini che vanno dal popolaresco al raffinato, contraddizioni che esplodono nell’illustrazione e nella possibilità di arrivare a qualsiasi tipo di pubblico. Forse un libro poco ricco, ma di sicuro impatto, un introduzione al mondo della satira politica per immagini.
Matteo Melis

Centro APICE (Archivi della parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale), Un diluvio di giornali. Modelli di satira politica in Europa tra ’48 e Novecento a cura di Antonello Negri e Marta Sironi, Milano,Skira Editore, 2007, 112 pp.

*link al sito del Centro APICE  di Milano.
____

Nessun commento:

Archivio blog

Copyright

Questo blog non può considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Chi desidera riprodurre i testi qui pubblicati dovrà ricordarsi di segnalare la fonte con un link, nel pieno rispetto delle norme sul copyright.