Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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07 febbraio 2011

Gli invisibili

Viviamo in un mondo in cui i media sono le principali fonti d'informazione, sono il legame con un mondo lontano o poco conosciuto. E ci affidiamo a loro. Ma cosa c'è di vero in quello che ci viene raccontato? E cosa invece non ha nessuna possibilità di esprimersi attraverso i mezzi di comunicazione? Ma soprattutto perché? Maria Luisa Busi cerca di rispondere a queste domande e ci trasmette l'idea di non prendere le informazioni date dai media in modo acritico, ma di rielaborale in modo “activo”, così come direbbe la filosofa Hannah Arendt.
Brutte notizie è un libro vivace, scritto con un ritmo veloce e incalzante, con passione e amore che l'autrice mostra di provare per il proprio lavoro attraverso ogni parola. Cerca di dare le notizie veri, quelle che ormai sono sparite. E ci riesce magistralmente. E' un libro di denuncia, ma anche di racconti. Racconti di un'Italia che non si vede in televisione e nemmeno sui giornali. Racconti di persone vere: gli invisibili.
Maria Luisa Busi è stata una giornalista del Tg1 per 21 anni. Uno dei volti più rappresentativi dei telegiornali italiani. Il 21 Maggio 2010 ha consegnato al direttore del Tg di Rai1, Augusto Minzolini, una lettera di dimissioni, giustificando con queste parole la sua decisione: “Considero la linea editoriale che ha voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti di tutti i telespettatori”.
Il libro che la Busi scrive nell'estate del 2010 non è altro che una spiegazione ben articolata ed estesa delle motivazioni delle sue dimissioni. Il primo capitolo Quella mattina e l'ultimo C'era una volta un tg sono emblematici a riguardo. L'autrice infatti racconta come sia cambiato il telegiornale più importante del paese, racconta la sua storia, ma non solo. Sembra scrivere a tratti in modo confuso, ma riesce a trasmettere con molta forza e chiarezza un sentimento: dispiacere. Il dispiacere che prova nel vedere il Tg che lei ha amato e ama così tanto che perde di credibilità.
Perde di credibilità perché ha smesso di svolgere la funzione per cui è nato: informare i telespettatori o i lettori su ciò che accade intorno a loro. E allora la Busi cerca di farlo nel suo libro. Ogni capitolo è una denuncia, un'inchiesta su un mondo che non ci viene raccontato alla televisione o, se viene raccontato, ce ne viene data una visione distorta. E ciò che valorizza il libro è il fatto che la scrittrice dia la parola ai giovani, agli aquilani, ai lavoratori della Fiat, alle donne, agli immigrati, a chi fatica ad arrivare a fine mese. Dà la parola a noi. Dà la parola agli invisibili.
Il capitolo L'Aquila. I due film è dedicato al terremoto che ha scosso l'Abruzzo e alla fase di ricostruzione. Alla tv hanno fatto vedere una realtà: tutto risolto, gli aquilani sono soddisfatti. Non è così: su 70 mila persone solo 12 mila hanno avuto una casa, si tratta del 17 per cento. E nessuno di loro viene ascoltato, nessuno ha voce nei media.
Ma ci sono altre inchieste. Il caso Alitalia, passato dai media come il miracolo italiano. A settembre si fa l'accordo: Cai diventa proprietaria dell'Italia. Bene: ciò che è italiano deve stare agli italiani. Ma qualcuno sa che Cai ha portato cassa integrazione per 3600 persone per 7 anni all'80 per cento dello stipendio, completamente a carico dello Stato? E che il 12 gennaio 2009 Alitalia ha dovuto comunque cedere il 25 per cento delle quote proprio ad Air France? No questo i telegiornali non lo dicono.
E poi ci racconta delle donne. Della mercificazione che viene fatta del corpo femminile in Italia e nella nostra televisione. Ci racconta anche della crisi. La crisi che non c'è secondo i media italiani. Ma una crisi che sta portando al suicidio moltissime persone. Oriano Vidos, Paolo Trivellin e poi ancora un artigiano a Padova, e poi un imprenditore edile di Prato, a Taranto. E ancora. Tutti uomini esasperati dalla pressione e dalla crisi economica che sta percorrendo l'Italia. Ma questo nessuno lo racconta. La crisi non c'è.
Il 26 Febbraio al Tg delle 20.00 viene data una notizia falsa: David Mills, avvocato di Silvio Berlusconi, condannato nel processo di primo e secondo grado per essere stato corrotto dal nostro Presidente del Consiglio, é stato assolto in cassazione. In realtà il reato é caduto in prescrizione. Si scatena un inferno. La redazione, i blog, i telespettatori. E' un momento difficile per il più prestigioso Tg della tv italiana. Un documento passa nella redazione in cui si asserisce: “Al Tg non c'è nessun disagio”. Novantadue persone l'hanno firmato. Sessantatré, no. E la Busi è tra questi. Ha coraggio. E tutto il suo libro racconta la voglia di libertà, di verità e quindi di coraggio che è necessario per chi vuole fare il giornalista, per chi vuole raccontare la realtà.
Per questo è molto significativa la frase di Pericle che apre questo libro: “Riteniamo che il segreto della felicità sia la libertà, e il segreto della libertà sia il coraggio”. Il coraggio e la sete di verità contraddistinguono il lavoro giornalistico di Maria Luisa Busi e questo ottimo libro.
Veronica Ranieri

Maria Luisa Busi,
Brutte notizie. Come l'Italia vera è scomparsa dalla tv
Milano, Rizzoli, 2010, 270 p.
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