Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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31 dicembre 2008

Consigli ipertestuosi #1

Vi segnalo un link sul quale poter consultare un'interessante rassegna stampa quotidiana curata da Ines Tabusso.

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=89625

Buon Anno a tutti.
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29 dicembre 2008

In libreria

Parmeggiani Paolo; Altin Roberta
L'intervista con la telecamera: giornalismo, documentario e ricerca socio-antropologica
Milano, Lampi di Stampa, 2008


scheda in quarto di copertina
I confini tra la ricerca sociologica e quella antropologica, tra informazione o spettacolarizzazione della realtà possono sembrare, a un comune spettatore, molto labili. Per intervenire attivamente nel dibattito che ruota attorno all’uso corretto o “manipolato” della video-intervista, abbiamo deciso di raccogliere in questo testo gli interventi di Roberta Altin, Sabrina Benussi, Dario Da Re, Patrizia Faccioli, Gabriella Fortuna, Naško Križnar, Manuela Morana e Paolo Parmeggiani che su questo tema hanno svolto dei seminari universitari di formazione e approfondimento. L’iniziativa è stata promossa dall’Università degli studi di Udine, Dipartimento di economia, società e territorio, Facoltà di Scienze della Formazione per le esigenze didattiche del Corso di laurea in Scienze e tecnologie multimediali e del Corso di laurea magistrale in Linguaggi e tecniche dei nuovi media.

28 dicembre 2008

In libreria

Rossella Rega
 "Il Lavoro". Il rotocalco della CGIL (1946-1952)
Roma, Ediesse, 2008, 186 p.


Scheda
Il settimanale «Lavoro» rappresenta un caso editoriale unico e irripetibile della storia sindacale, un rotocalco "popolare" dal taglio moderno ed elegante, perfettamente in grado di competere, per la raffinatezza delle illustrazioni e la qualità della veste grafica, con le riviste di attualità più in voga nell’Italia degli anni cinquanta.
Fondato nel 1948, prodotto esemplare della visione "nazionalpopolare" di Giuseppe Di Vittorio, in pochi anni - con l’arrivo alla direzione di Gianni Toti, straordinaria figura di giornalista e poeta, e grazie a una redazione di giovani giornalisti, alcuni dei quali con un grande futuro - «Lavoro» compirà una piccola rivoluzione nella stampa sindacale, segnalandosi per la modernità dell’iconografia e dei linguaggi e per l’ampiezza dei temi affrontati: non solo sindacato ma anche letteratura, cinema, fotografia, tempo libero.
In questo volume riproponiamo tre numeri originali di «Lavoro», ristampati in copia anastatica e rappresentativi dell’evoluzione del giornale (1951, 1955 e 1956), accompagnati da alcune singole pagine scelte tra le sue copertine più significative, gli esclusivi fotoreportage, le più brillanti inchieste giornalistiche e le centinaia di immagini che sono ormai parte della storia del movimento sindacale.

26 dicembre 2008

La solitidine dello scrittore

Il 24 dicembre è morto Harold Pinter uno dei più grandi scrittori del Novecento, sempre implacabile contro le arroganze del potere. Nel giorno in cui ritirò il Premio Nobel per la letteratura definì il ruolo e la solitudine dello scrittore con parole che ricordano quelle pronunciate da Roberto Saviano proprio nella sede dell'Accademia dei Nobel a Stoccolma e ben segnalate da Teodora Cristalli nel post precedente di questo blog.
"La vita di uno scrittore è un'attività assai vulnerabile, quasi nuda. Non ci si deve piangere sopra. Lo scrittore fa la sua scelta e le rimane fedele. Ma è vero che si è esposti a tutti i venti, alcuni dei quali davvero gelidi. Si finisce da soli, in una posizione pericolosa. Non si trova alcun riparo, alcuna protezione - a meno che non si menta, nel qual caso naturalmente si costruisce la propria protezione e, si potrebbe concludere, si diventa un politico."

Harold Pinter
Stoccolma dic. 2005
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*Harold Pinter (10 ottobre 1930 - 24 dicembre 2008)
Premio Nobel Nobel per la letteratura nel 2005
link al
discorso pronunciato nel giorno della consegna del Nobel (dic. 2005).
link alla versione audio dello stesso discorso.
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25 dicembre 2008

Saviano e Rushdie, scrittori sotto scorta

Qualche domenica fa ho letto questo articolo su Repubblica, scritto da Saviano in occasione dell'invito fattogli dall' Accademia dei Nobel di Stoccolma. Era presente anche lo scrittore Salman Rushdie.
Riporto questo stralcio, perchè mi ha colpito molto e mi sembra un bel modo per augurarci Buon Natale.

"Personalmente, non posso vivere senza la mia arte. Ma non l'ho mai posta al di sopra di ogni cosa. Mi è necessaria, al contrario, perché non si distacca da nessuno dei miei simili e mi permette di vivere, come quello che sono, a livello di tutti. Ai miei occhi l'arte non è qualcosa da celebrare in solitudine. Essa è un mezzo per scuotere il numero più grande di uomini offrendo loro un'immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie comuni. Essa obbliga dunque l'artista a non separarsi. Lo sottomette alla verità più umile e a quella più universale. E spesso colui che ha scelto il suo destino d'artista perché si sentiva diverso apprenderà presto che non nutrirà né la sua arte né la sua differenza, se non ammettendo la sua somiglianza con tutti [?] Nessuno di noi è grande abbastanza per una simile vocazione. Ma in tutte le circostanze della propria vita, che sia oscuro o provvisoriamente celebre, legato dai ferri della tirannia o temporaneamente libero di esprimersi, lo scrittore può ritrovare il sentimento di una comunità vivente che lo giustificherà, alla sola condizione che accetti, come può, i due incarichi che fanno la grandezza del suo mestiere: il servizio della verità e quello della libertà".
Fonte: "La Repubblica", 14 dicembre 2008
Teodora Cristalli

22 dicembre 2008

In libreria

Philip Hammond
Media e Guerra. Visioni postmoderne
Bologna, Odoya, 2008


scheda dell'editore
Perchè la fine della guerra fredda ha portato alla narcisistica ricerca di un significato politico negli interventi umanitari e nella lotta al terrorismo? Media e guerra individua nella morte della politica, nel senso di vulnerabilità e rischio che l’accompagnano, le motivazioni che spingono l’Occidente a riversare verso un nemico esterno la ricerca di una nuova coesione interna e di nuovi o perduti valori.In questa crisi di significato, le azioni militari diventano evento mediatico; la propaganda prende il sopravvento sulla strategia, gli aiuti umanitari si trasformano in uno spot e il cinismo dei media mette a fuoco la capacità dell’uomo di compiere il male.Il libro di Hammond, attraverso una serie di brillanti provocazioni, ci porta a riflettere sulla natura dall'azione politica nelle società occidentali contemporanee.

In libreria

Gillian Doyle
Introduzione all'economia dei media
Milano, Hoepli Editore, 2008, 214 p.


Scheda del libro dalla quarta di copertinaLo studio dei media si è concentrato tradizionalmente sugli aspetti politici, sociali e culturali dell'attività comunicativa. Ma negli anni recenti il settore dei media ha assunto una particolare rilevanza dal punto di vista economico industriale e oggi qualsiasi tipo di formazione universitaria e di attività professionale competente deve tenerne conto. Questo volume offre una chiara e precisa introduzione all'economia dei media a tutti coloro che sono coinvolti nel settore.
L'attenzione è focalizzata in particolare sugli aspetti più rilevanti che riguardano l'attività di produzione e distribuzione delle imprese mediali, la struttura dei mercati e le strategie che hanno caratterizzato negli anni recenti l'attività degli operatori di successo. Sono inoltre affrontati i principali campi dell'attività mediale dalla televisione al cinema, dall'editoria stampata ai nuovi media e alla pubblicità. Infine una sezione specifica è dedicata all'impatto che gli aspetti economici dei media hanno sull'attività di regolazione delle istituzioni pubbliche.
Il testo originale è stato integrato con una parte costituita da quattro sezioni dedicate all'attuale contesto italiano riferite specificatamente al mercato televisivo, cinematografico, della stampa quotidiana e della pubblicità, in modo che il lettore possa analizzare la situazione nazionale e sviluppare utili confronti internazionali. Il volume è adatto agli studenti delle Facoltà di Scienze della Comunicazione, di Scienze politiche e di Economia nonché ai professionisti nel campo dei media.

19 dicembre 2008

Energie rinnovabili ed etica del risparmio

Con il tema del rinnovabile siamo, volenti o nolenti, costretti a fare i conti. E questi conti li dobbiamo fare sia a livello per così dire macro: centrali idroelettriche, sistemi di mino idro, pale eoliche e pannelli solari, sia a livello micro, nella nostra quotidianità, nel nostro reale.
La problematica del cercare soluzioni nuove per produrre energia ha assunto, talvolta giustamente, forme di vero e proprio allarmismo che si è però spesso unito a forme di scarsa conoscenza e largo uso di luoghi comuni (Consiglio a questo proposito il film di Al Gore “Una scomoda verità”); fatto è, comunque, che siamo davvero arrivati al momento in cui queste soluzioni “ alternative” vanno ricercate, e ancor più, devono radicarsi profondamente nella nostra cultura, nelle nostre abitudini e nei nostri schemi mentali.
Punto primo: risparmio. Materialmente parlando si può avere un risparmio economico. Il rinnovabile è un investimento. Prendiamo ad esempio i pannelli solari: porre dei pannelli ha un suo costo (che con l’avanzare della tecnologia è però inevitabilmente destinato a calare), tuttavia questa spesa iniziale viene ammortizzata in un tempo relativamente breve dal fatto che auto- producendosi l’energia necessaria per riscaldare l’ acqua, sempre ad esempio, le bollette avranno necessariamente importi meno elevati e nel breve periodo si andrà a “coprire” la spesa sostenuta per l’ installazione dei pannelli, mentre sul lungo periodo si otterrà un vero e proprio guadagno.
Altro elemento da ricordare a proposito è che le varie Regioni e il Governo hanno stanziato dei fondi per i privati che hanno installato nelle loro abitazioni strutture per garantire maggiore efficienza energetica, a partire dai vetri doppi o tripli alle finestre per mantenere il calore all’interno delle abitazioni. Molteplici sono anche i fondi creati per le aziende che si occupano di energia rinnovabile stanziati dalla Comunità Europea
Secondo punto: etica. Concetto spesso sottovalutato, probabilmente perché vi era la possibilità di “mettere da parte” ciò che era eticamente corretto fare in nome di comodità, risparmio, guadagno, disinformazione. Tutto questo oggi non è più possibile. Abbiamo, tutti noi, il dovere di attivarci in questo settore, perché le fonti da cui abbiamo sempre preso l’energia che ci serviva stanno finendo, è scientificamente ed economicamente (109 dollari al barile l’attuale prezzo del petrolio) provato; la Terra e la natura stessa ci inviano sempre più messaggi chiari, a partire dall’innalzamento del livello dell’ acqua. Tale innalzamento provocherebbe l’ effetto di sommergere città lagunari come Venezia o territori a livello del mare. Tutto questo ha come conseguenza diretta, oltre alla irreparabile perdita di bellezza, il formarsi di zone paludose e in pochi anni potremmo dover ricominciare a parlare di malattie come la malaria.
Purtroppo tali conseguenze non si limitano a ciò ma hanno un effetto diretto o indiretto su tutto il pianeta.
Terzo punto:etica del risparmio. In realtà questo è proprio il punto da cui dovremmo partire: radicare in noi un’etica del risparmio, un modo corretto di concepirlo e affrontarlo modificando quelle che sono le nostre abitudini. Banalmente, oltre a misure che necessitano di investimenti e l’installazione di strutture, il primo obiettivo che ognuno di noi è tenuto, nel suo piccolo, a porsi è quello dei “ rifiuti zero” con la raccolta differenziata e il riciclaggio. Tutto il resto è una conseguenza, un modo più sofisticato di concepire il risparmio energetico, che necessita, per affondare profondamente le sue radici nella nostra cultura, di avere alla base gesti semplici e quotidiani.
Giorgia Notari

Conseguenze della fusione Iride Enia

Alla fine l’accordo è stato concluso e vi è stata la fusione di Iride ed Enia, con l’esclusione all’ultimo momento della bolognese Hera.
Il piano prevede, in primo luogo, “una completa integrazione industriale e societaria di grande valenza strategica, per complementarietà dei business” dei due gruppi e le municipalità coinvolte nel progetto hanno sottolineato, in una nota congiunta, che “i manager delle due società hanno elaborato un progetto industriale e societario che porterà, in primo luogo, all’aggregazione delle due utility, lasciando aperte le porte ad ulteriori partner”. Aprendosi la possibilità per l’ingresso, in un secondo momento, di altri attori non viene assicurata la permanenza della maggioranza pubblica; nello stesso articolo 9 del nuovo statuto si afferma che “Il capitale sociale della società deve essere detenuto in misura rilevante da enti pubblici” senza però specificarne la quota; lo statuto pre- fusione prevedeva che i Comuni di Genova e Torino non potessero detenere meno del 51% del capitale sociale e in tal modo i cittadini avevano assicurata la maggioranza, quindi la loro possibilità di far valere le proprie opinioni. Ovviamente, questa fusione ha l’obiettivo di creare maggior guadagno per gli azionisti. In tutto questo non credo vi sia nulla di sbagliato, sarebbe profondamente utopistico (e ai limiti dello sciocco) rimanere scandalizzati dal fatto che il primo obiettivo che si cerca di perseguire sia il guadagno. Questa fusione però implica grandi cambiamenti soprattutto riguardo la gestione dell’acqua e dei rifiuti.

ACQUA. Vi è indubbiamente la necessità di una corretta gestione del ciclo integrato dell’acqua però questa deve essere una gestione pubblica, sotto il controllo di Enti di Diritto Pubblico, nelle quali siano i cittadini a detenere le quote di maggioranza e che non siano sottoposte alla logica commerciale e del business.
Il caso di Veolia (con l’aumento delle bollette del 300% ) e di Parigi (il 24 novembre 2008 ha votato per una ripubblicizzazione dell’acqua a seguito dell’esperimento di privatizzazione) credo siano precedenti da tenere bene a mente; infatti il primo probabile risultato di questa privatizzazione sarebbe proprio l’aumento dei costi dei servizi, quindi,delle bollette.

RIFIUTI. Con la fusione Iride- Enia si vorrebbe includere anche la gestione dei rifiuti tra le competenze della nuova società (vorrei sottolineare che a Genova, città tra le più coinvolte da questa fusione, la gestione dei rifiuti era al 100% in mano al Comune).
Il presidente di Enia, Andrea Allodi, ha dichiarato che “il 40 % dei rifiuti di Parma (altra città coinvolta nella fusione) finisce in Emilia, il 40% a Reggio Emilia e il resto in altre Regioni”. Per evitare questi costi dal 2012 a Parma sarà attivo un inceneritore che garantirà al Comune una tantum di 900 000 euro sborsati da Enia per la costruzione della struttura sul territorio comunale.
Tutto ciò equivale a dire che 900mila euro una tantum valgono più della salute dei cittadini non solo di Parma ma dell’intera Regione e ben oltre questi confini.
I cosiddetti termovalorizzatori (nelle normative europee e italiane di riferimento sono semplicemente detti inceneritori) attualmente attivi in Italia sono già 50 di cui due senza alcun recupero di energia (uno in Toscana e uno in Sicilia). Nell’ Italia settentrionale sono presenti soprattutto piccoli impianti a scarso livello tecnologico con basso rendimento ed anche impianti ristrutturati e “adeguati” recentemente presentano talvolta livelli di emissioni fuori norma: è il caso, tra i vari, dell’inceneritore di Terni che nel gennaio 2008 è stato posto sotto sequestro perché i gestori (società ASM) avrebbero nascosto emissioni gassose e nelle acque pesantemente fuori norma e sarebbero persino stati bruciati materiali radioattivi di origine ospedaliera; un altro “celebre” caso è quello dell’inceneritore di Brescia, dichiarato il migliore impianto del mondo, che nonostante questa “illustre” qualifica ha violato due direttive europee e subito una condanna da parte dell’Unione Europea.
Il punto centrale è che questa fusione rischia di mutuare una serie di altre azioni (le cosiddette Iniziative di Sviluppo) con effetti devastanti dal punto di vista economico, ambientale e della salute pubblica.

Giorgia Notari

16 dicembre 2008

In libreria

Diana Salzano
Etnografie della rete. Pratiche comunicative tra on line e off line Web e new media
Milano, Franco Angeli, 2008 pp. 224


*Link alla scheda e all'Indice del libro

Notte Bianca 2008





Lunedì 15 dicembre 2008 gli studenti del corso di laurea in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo che sono stati reporter per Città digitale durante la Notte Bianca 2008 sono stati ricevuti a Palazzo Tursi dove hanno ricevuto il ringraziamento del Sindaco ed una targa ricordo.
cfr. "Il Secolo XIX", 16 dicembre 2008 (cliccare sull'immagine per ingrandire il testo)
*link ai video di You Tube realizzati dagli studenti
*link ai post sulla Notte Bianca 2008



03 dicembre 2008

Le regole

"Il problema è dunque quello di recuperare la convinzione dell’osservanza delle regole che disciplinano una società armonica. Recuperare il senso dell’utilità delle regole, al punto che il loro uso, così come avviene per qualsiasi altro strumento che soddisfa i bisogni dell’uomo, sia legato più alla giosità che alla sofferenza, più alla serenità che alla cupezza".
Gherardo Colombo, Il vizio della memoria, Milano, 1996, p. 181.
*dello stesso autore cfr. G. Colombo, Le regole, Milano, Feltrinelli, 2008.

02 dicembre 2008

Le Gazzette

"È cosa detta più volte, che quanto decrescono negli stati le virtù solide, tanto crescono le apparenti. Pare che le lettere sieno soggette allo stesso fato, vedendo come, al tempo nostro più che va mancando, non posso dire l'uso, ma la memoria delle virtù dello stile, più cresce il nitore delle stampe. Nessun libro classico fu stampato in altri tempi con quella eleganza che oggi si stampano le gazzette, e l'altre ciance politiche, fatte per durare un giorno: ma dell'arte dello scrivere non si conosce più né s'intende appena il nome. È credo che ogni uomo da bene, all'aprire o leggere un libro moderno, senta pietà di quelle carte e di quelle forme di caratteri così terse, adoperate a rappresentar parole sì orride, e pensieri la più parte sì scioperati."
Giacomo Leopardi

Quando la cronaca era cantata

dal portale della RTSI
50 anni di canzone ribelle
Il Piemonte ricorda i "Cantacronache"

Nell'inverno a cavallo fra il 1957 e il 1958, su iniziativa di Michele Luciano Straniero, Sergio Liberovici, Fausto Amodei e Gianni Bosio , nacque a Torino il gruppo-movimento dei Cantacronache.
L’intento era quello di rompere il fronte delle canzonette di consumo in stile festival di San Remo, creando una nuova forma di canzone, una canzone che traesse spunto direttamente dalla cronaca per dedicarsi a tematiche - il lavoro in fabbrica, la guerra partigiana, il presunto miracolo economico - da cui la canzone, fino ad allora, s’era quasi sempre tenuta lontana. I riferimenti formali erano gli chansonnier francesi (Brassens, Brel, Ferré), ma anche le canzoni composte per il teatro brechtiano o la grande tradizione di certa canzone popolare italiana (su tutti il recupero della figura del cantastorie, del raccontatore orale, letteralmente annichilito dall'avvento prodigioso dei mass media). Al gruppo aderirono molti musicisti e intellettuali dell'epoca, da Italo Calvino a Franco Fortini, da Giacomo Manzoni a Umberto Eco, passando per Giorgio De Maria, Emilio Jona, o la cantante Margot.
A cinquant'anni dalla nascita dei "padri dei cantautori" si terrà una serata-evento in quel di Rivoli, in provincia di Torino, mercoledì 3 dicembre, a partire dalle 21.00, presso la Maison Musique, in via Rosta 23. La serata prevede dei momenti prettamente musicali che saranno affidati ai vari Fausto Amodei, Gualtiero Bertelli, Cantosociale, Frankie Hi NRG MC, Isa, Alessio Lega, Giovanna Marini, i Mau Mau, Carlo Pestelli, e i Tête de Bois, e dei momenti di riflessione, con interventi di Emilio Jona, Enrico de Angelis e di Giovanni Straniero - figlio di Michele e autore del libro Cantacronache, i 50 anni della canzone ribelle, edito da Zona 2008. [CA]
* segnalato da Daniele Martina

Librovagando....

Librovagando per la rete vi segnalo dal sito http://www.mentelocale.it/ questa presentazione sicuramente piacevole:

"'Non ci sono più nemici' di Silvio Ferrari
02/12/2008
Genova. Martedì 2 dicembre 2008 alle 18.00 presso la libreria del Porto Antico avrà luogo la presentazione del volume Non ci sono più nemici - 15 scritti degli ultimi 4 anni, di Silvio Ferrari. Dialogherà con l'autore Alessandro Cassinis, vicedirettore de Il Secolo XIX.
Note sul volume
Il libro edito da De Ferrari è una raccolta di quindici scritti a tema prevalentemente politico - culturale, esposti pubblicamente o meditati da Silvio Ferrari negli ultimi quattro anni, e qui proposti nell'intento di offrire nuovi spunti critici e di riflessione sull'attualità. Dal Ricordo di Franco Croce a Una replica televisiva di Filumena Marturano, passando per Il ministro Bondi e la bruttezza dell'arte odierna, il volume spazia sui più svariati argomenti.
Note sull'autore
Silvio Ferrari, nato a Zara da padre italiano e madre slava, ma camogliese d'adozione, è stato docente di storia dell'arte nei licei, e di letteratura serba, croata e bosniaca alla facoltà di Lingue dell'Università di Genova, ha pubblicato diversi saggi e romanzi (alcuni dei quali editi da De Ferrari) ed è traduttore di scrittori serbi, croati e bosniaci."
*Silvio Ferrari, Non ci sono più nemici .15 scritti degli ultimi 4 anni, Genova, De Ferrari editore, 2008.
* segnalato da Daniele Martina

Media Ethics

Corso di laurea specialistica in
Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo
Università degli studi di Genova

LECTURES on MEDIA ETHICS
Birgir Guðmundsson
dell'Università di Akureyri

Martedì 2 dicembre 2008
Via Balbi 2- Genova, Aula VI 12-14
Critical journalism in small societies.
Some ethical lessons and a case study from Iceland.


Giovedì 4 dicembre 2008
Via Balbi 2 - Genova, Aula V 11-13
The strife for "ethical journalism".
What present day multicultural Europe can
learn from journalism in small communities.


*segnalato da Mirella Pasini
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