Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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30 luglio 2016

Genova in libreria

Fabrizio Loreto
Il sindacato nella città ferita.
Storia della Camera del lavoro di Genova negli anni sessanta e settanta
Ediesse, Roma, 2016, 400 pp.
Descrizione
Il libro ricostruisce la storia della Camera del lavoro di Genova dal 30 giugno 1960, giorno dello sciopero generale cittadino proclamato contro l’imminente congresso nazionale del Msi, al 24 gennaio 1979, giorno del barbaro assassinio di Guido Rossa, delegato della Fiom-Cgil nella fabbrica Italsider di Cornigliano, da parte delle Brigate rosse. Gli anni sessanta e settanta hanno rappresentato un ventennio cruciale per le sorti del capoluogo ligure. Attraverso una mole notevole di fonti a stampa e documenti inediti, provenienti per lo più dai fondi della Camera del lavoro e della Fiom di Genova, custoditi presso l’Archivio storico del Comune, il volume ripercorre le complesse vicende della Cgil locale, dalla ripresa operaia degli anni sessanta alla parabola decrescente degli anni settanta, passando attraverso lo straordinario ciclo di conflittualità sociale del 1968-1973. Gli avvenimenti sindacali vengono intrecciati alle diverse fasi economiche (il boom, la successiva congiuntura negativa, la deindustrializzazione e terziarizzazione del sistema produttivo) e alle differenti stagioni politiche (la crisi del centrismo, la parabola del centrosinistra, l’affermazione delle «giunte rosse»), con molteplici riferimenti anche ai mutamenti sociali e culturali che rendono particolarmente interessante il contesto genovese: un «caso di studio» certamente segnato dalle gravi difficoltà connesse al declino dell’industria pubblica, ma anche, o forse proprio per questo, capace di anticipare molti fenomeni italiani, e di spiegarli.
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07 luglio 2016

Genova in libreria

Vivere d'immagini
Fotografi e fotografia a Genova 1839-1926
a cura di Elisabetta Papone e Sergio Rebora 
Scalpendi, Milano, 2016, 336 pp.
Descrizione
Sostenuto da un articolato saggio di Elisabetta Papone, che identifica e mette a fuoco alcuni momenti salienti della storia della fotografia a Genova, il volume comprende un repertorio di oltre 600 nominativi di fotografi e venditori di fotografie, apparecchiature e materiali fotografici attivi in città e nelle località poi entrate a far parte del suo territorio comunale: le singole voci biografiche sono frutto di una ricerca filologica condotta quasi interamente su fonti di prima mano, a cominciare dalle interessanti e vivaci testimonianze fornite dalla stampa dell'epoca e dai preziosi documenti conservati presso gli archivi dello Stato Civile e della Camera di Commercio. Accompagna il volume un ricco corredo di immagini, scelte tra i materiali appartenenti alle principali istituzioni culturali genovesi e tra quelli messi generosamente a disposizione da raccolte private, in prevalenza inedite.
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06 luglio 2016

Informazione senza filtro


Il nuovo libro di Alessandro Gazoia, scrittore e saggista, con uno stile molto scorrevole e appassionante mostra il problema del controllo dell’informazione che mai come ora è complicato da gestire con i nuovi mezzi di comunicazione a disposizione di tutti. Oggi qualsiasi persona con un semplice smartphone può documentare un evento tramite video e foto diffondendolo immediatamente nella rete ovviamente un evento imprevisto. Un rischio che si corre perché non è una fonte ufficiale che da la notizia ma una persona qualunque. Si vede anche nella prima parte del libro come i terroristi, ieri come oggi, possono controllare l’informazione creando controinformazione a loro vantaggio e quindi come sia facile manipolarla a proprio piacimento.
Non manca una discussione sulla convergenza dei media, ora sempre più spesso i giornali cartacei hanno anche il sito internet aggiornato 24 ore su 24 su cui sono postati articoli con elementi multimediali (es. video, foto). Questo anche perché le persone ormai acquistano un giornale per approfondimento poiché le notizie si apprendono già in tempo reale sia sui canali ufficiali sia tramite i social network (questa fonte non è sempre affidabile). Proprio per questo il nuovo giornalista deve essere in grado di utilizzare diversi mezzi e come si dice deve essere multitasking.
Un altro aspetto diffuso trattato dall’autore nel libro è quello della concentrazione dei media, un esempio è la fusione di Repubblica con La Stampa e Il Secolo XIX. Può essere percepita come una cosa negativa se la vediamo come un rischio per la libertà dei singoli media che si vedono concentrati in un'unica linea editoriale ma se guardiamo all’esperienza straniera, vediamo come non è cosi. La frammentazione è un altro fenomeno di cui si parla nel libro, ora come ora un lettore può leggere quello che più gli interessa e dove vuole e lo stesso vale per la televisione con la nascita dei canali tematici. Per fare un esempio, mi interessa un particolare tema ed ecco che ho il social network dedicato oppure il canale che trasmette programmi su quella tematica. Lo possiamo riscontrare tutti i giorni semplicemente facendo una ricerca sul web di un qualsiasi prodotto notiamo come internet filtra i nostri interessi e ci crei delle pubblicità ad hoc.
“Qualcosa che la gente vuole leggere”: questo è quello che il quarto capitolo ci introduce, quindi l'uso delle colonne di destra per notizie di gossip e attirare l’attenzione dei lettori o almeno di una certa tipologia, nei siti dei quotidiani. Es. Repubblica e il Daily Mail che ha una sua storia da tabloid e come dice Clarke, responsabile del Mail online, loro danno le notizie che la gente vuole leggere anche prendendole da altri siti e modificandole.
Proseguendo nella lettura, si parla della fine dei lettori come tali e che potevano esprimere le proprie opinioni o far sentire la propria voce solo intervenendo in qualche trasmissione oppure inviando una lettera ai quotidiani. Ora con la nascita dei social network e dei blog, si ha la possibilità di esprimere opinioni e pareri in piena libertà o meglio cosi sembra. Infatti, i social sono come testate e vi sono regole, certe cose non possono essere scritte ed entrando nel sistema si diventa anche parte del mercato, della competizione tra colossi. Si ritorna come vediamo nella logica del filtro. Si nota come una volta entrati in un social è difficile staccarsene anzi si rischia di non distinguere più la realtà materiale da quella virtuale diventando un po’ un tutt’uno.Il blog diventa anche un modo per far sentire la propria voce quando non si riesce con i mezzi tradizionali. Es. la madre di Federico Aldrovandi che ha fatto sentire le proprie ragioni tramite il suo blog perché non considerata dai media. Ovviamente i blogger non devono essere considerati giornalisti come fa ben notare Gazoia in quanto non iscritti all’Ordine.
Si parla molto di media digitali in questo testo e come abbattono i costi di produzione e notiamo anche un altro aspetto interessante, infatti, l’autore cita due siti in particolare uno è Dagospia di Roberto d’Agostino e l’altro l’Huffington Post, il re dei siti di aggregazione d’informazione. Mostrando come l’Huffington Post abbia blogger che lavorano per il sito non retribuiti ma solo con la possibilità di ottenere visibilità ma anche lavora aggregando notizie da varie fonti.
Interessante è anche la discussione su quelle rubriche che si trovano giornalmente nei quotidiani e scritte da grandi firme e che cercano di attirare il lettore con la loro carica emotiva e famigliare.Es. il Buongiorno di Gramellini su La Stampa, che io spesso leggo. L’autore ci spiega che l’obiettivo del giornalista è di scrivere quello che i lettori vogliono sentirsi dire e che c’è tutto un lavoro di redazione per creare queste poche righe che aprono il giornale, quindi è un commento ponderato.Non dimentica di sottolineare la correlazione del nostro giornalismo con la politica e come loro stessi fanno informazione con un semplice tweet o un post su facebook e viene considerato dall’autore come un giornalismo dal basso. Cita anche a tal proposito il blog di Grillo.
Al termine di questo affascinante viaggio, sono d’accordo con l’autore che la rete non è controllata abbastanza, non vi sono filtri e passano le cose positive come facilmente agiscono i malintenzionati senza che vi sia una protezione. Purtroppo aiuta anche la rete dei terroristi a farsi propaganda e fare sempre più proseliti. Un libro che consiglio per riflettere sulla società attuale sempre più iper connessa e su come funziona questo tipo d'informazione ma anche per pensare a eventuali soluzioni agli abusi. Un libro adatto a tutti proprio per il suo stile scorrevole e accattivante.
Elisabetta Corsi

Alessandro Gazoia 
Senza FiltroChi controlla l’informazione
Minimum Fax, Roma, 2016, 404 pp..




01 luglio 2016

In libreria

Vincenzo Pezzella
Toghe, banchieri e rotative. Una storia italiana degli ultimi cinquant'anni
Guida, Napoli, 2016, 496 pp.

Descrizione

Il libro racconta le difficoltà per un giovane, 30 anni fa come oggi, di praticare la professione giornalistica. Ce ne spiega,dal di dentro, le modalità, teoriche e reali, di accesso. Ci racconta le esperienze giovanili, nella Napoli dei vicerè Di Donato-De Lorenzo-Pomicino, da "Il Gazzettino Campano" a "Il lavoro nel Sud", da "Napolinotte" a "Napoli Guide", ai primi timidi approcci ai quotidiani nazionali, da "IlSole24ore" a "la Repubblica". Mostra, poi, le scuole per la preparazione al concorso in magistratura e i segreti dell'esame, il tirocinio e il lavoro quotidiano di un giudice. Affronta, infine, anche temi scomodi e cerca di offrire delle risposte. Quanto contano le correnti in magistratura? Esistono davvero le toghe rosse? Quanto guadagna davvero un magistrato? E un funzionario della Banca d'Italia? Davvero i giudici lavorano poco? Perché è finita Mani Pulite? Perché, alla fine, Eurodisney non fu più costruita ad Afragola?
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